Powered By Blogger

lunedì 8 giugno 2020

ITALIA '90 TRENT'ANNI DOPO: EMOZIONI E AMAREZZE DEL NOSTRO MONDIALE "SOTTO CASA"

                   Un'immagine della splendida cerimonia d'apertura al Meazza (foto Guerin Sportivo)

Trent'anni dopo, un turbinio di sensazioni e non saper da dove iniziare per descrivere l'estate più magica, emozionante, dolceamara della mia vita. Esagerazioni, si dirà: in fondo, erano solo partite di calcio. Beh, no, le cose non stanno proprio così. Italia '90 non fu soltanto un mero susseguirsi di sfide al vertice del football internazionale. Arrivo a dire che non fu semplicemente una Coppa del Mondo come le tante che la precedettero e la seguirono. Almeno non per me, adolescente italiano che da pochi anni, per l'esattezza dal Mundial precedente, Mexico '86, aveva scoperto la passione per il pallone e ne era stato travolto. Ecco, immaginate cosa potesse significare, per un ragazzino di sedici anni che viveva di pane e calcio, poter avere, praticamente, un Mondiale sotto casa. Respirare da vicino l'atmosfera dell'evento sportivo e sociale più importante del pianeta assieme alle Olimpiadi, un evento che, ogni quattro anni, invade le pagine di cronaca per poi passare direttamente nei libri di storia e, a volte, nella leggenda. 
IL MONDIALE SOTTO CASA - E sì: era inebriante, l'aria che si respirava in quell'estate italiana. La canzone - inno della kermesse, "Un'estate italiana", per l'appunto, le notti magiche cantate a squarciagola da Gianna Nannini ed Edoardo Bennato, rende solo in parte il clima che vivemmo, noi che abbiamo avuto la fortuna di esserci. Si creò il mix perfetto, ideale, probabilmente irripetibile: la spensieratezza della gioventù e l'amore per questo sport, sul piano personale, e in generale la massima competizione planetaria ospitata dal Paese che in quel momento era davvero la patria del calcio. Vi si giocava una Serie A di altissimo livello tecnico, zeppa di campionissimi di ogni latitudine, e i nostri club si facevano onore nelle coppe europee: quella stagione 1989/90 si era conclusa col secondo trionfo consecutivo del Milan in Coppa Campioni, con il primo alloro internazionale della Samp in Coppa Coppe, con lo scontro fratricida fra Juve e Fiorentina nella finale Uefa, scontro vinto dai bianconeri. E per completezza storica, ritengo giusto aggiungere anche il Bari, che si aggiudicò la Mitropa Cup superando il Genoa in finale. Senza dimenticare che, allo spirare dell'89, sempre il Milan aveva conquistato Supercoppa europea e Coppa Intercontinentale. 
La Scala del calcio non era solo San Siro, era tutta la Penisola. E, importante sottolinearlo in questa sventurata epoca di bassa esterofilia, il merito non era solo dei fuoriclasse d'oltrefrontiera. Il vivaio nostrano scoppiava di salute, al punto che, nel periodo 1986-1990, sarebbe stato possibile schierare due differenti Nazionali maggiori con simile competitività; andatevi a rileggere la rosa della nostra selezione olimpica che partecipò a Seul '88, per dire: un gruppo che avrebbe fatto la sua degnissima figura in tanti Mondiali ed Europei recenti. 
AZZURRI, GENERAZIONE DI FENOMENI - C'era, soprattutto, una generazione di calciatori italiani ricca di classe e personalità, la generazione cresciuta da Azeglio Vicini nella sua Under 21 1984-1986, che mancò il titolo continentale di categoria per un soffio ma che incantò osservatori italiani e stranieri, grazie al suo gioco propositivo e spettacolare e ai piedi buoni  di quasi tutti i suoi elementi. Diventato CT della Selezione A dopo l'addio di Bearzot in seguito al fiasco del Mundial messicano, il buon Azeglio vi trapiantò gradualmente i suoi "pulcini". Era la nidiata di Zenga, Riccardo Ferri, Donadoni, De Napoli, Giannini, Vialli, Mancini. Altri ragazzi di assoluto valore si aggiunsero col passare del tempo: fra gli altri il poco più che ventenne Maldini, che aveva già le stimmate del fuoriclasse, il travolgente Nick Berti, il già fenomenale Roby Baggio non ancora Divin Codino, e dulcis in fundo Schillaci, approdato alla Serie A dopo una lunghissima gavetta e diventato subito protagonista e trascinatore della Juventus di Zoff, con gol e prestazioni a cui Vicini non poteva restare insensibile. Su questi e su altri validissimi giocatori, a far da chioccia, vegliava il carisma di Kaiser Franz Baresi, Pallone d'argento 1989. 
Ecco, Italia '90 è rimasto nell'immaginario di noi giovani di allora anche perché a difendere i colori azzurri c'era una squadra come quella appena descritta: talento, freschezza, spigliatezza, spirito offensivo. Una squadra che era l'immagine ideale del momento storico perfetto del pallone italiano, ossia gli anni a cavallo fra la decade degli Ottanta e quella dei Novanta: anni in cui il nostro movimento calcistico scoprì il gusto dell'attacco senza dimenticare la propria arte difensiva. L'Azzurra di Vicini ne era l'esempio plastico: giocava per vincere, spingeva, creava, ma dietro era quasi impenetrabile. "Quasi", purtroppo: il primo gol subìto in quel Mondiale, dall'argentino Caniggia nella semifinale di Napoli, le costò in pratica il titolo iridato. Ma di questo magari parleremo più dettagliatamente un'altra volta, perché il senso del mio post è un altro: e, anzi, tengo a sottolineare che oggi, a trent'anni di distanza, l'amarezza per il mancato quarto alloro mondiale è nettamente surclassata dalla dolcezza del ricordo di quelle settimane meravigliose, indimenticabili. 
IL RUOLO DEL GUERINO - Fu un crescendo di attesa e di emozioni, fin dai lunghi mesi della vigilia, e lo fu anche, devo sottolinearlo, grazie al Guerin Sportivo, quello che amo definire "il giornale della mia vita". Il Guerino seguì il Mondiale italiano in maniera esemplare: servizi, approfondimenti, commenti, foto meravigliose, inserti, iniziative speciali, e questo già da molti mesi prima che iniziasse la kermesse; ovviamente non lesinò nemmeno le critiche, perché l'organizzazione ebbe anche lati negativi, addirittura tragici, con la morte di alcuni operai nei cantieri di ristrutturazione degli stadi, aspetto che non va mai dimenticato. Probabilmente, Italia '90 non avrebbe lasciato in me un ricordo tanto indelebile se non ci fosse stato il mitico "Guerriero" ad accompagnarmi in quei mesi. Lo aspettai, lo aspettammo spasmodicamente quel torneo, e per quanto mi riguarda, alla prova del campo, mi soddisfò. Non fu così per tutti, quantomeno per tanti esperti, che ancora oggi considerano Italia '90 uno dei Mondiali storicamente più deludenti, sul piano tecnico e spettacolare. 
COM'ERA IL CALCIO DEL 1990 - Sono convinto che, per valutare appieno e correttamente la caratura di un evento sportivo lungo, articolato e complesso come un campionato del mondo, sia doveroso anche tenere conto del contesto storico calcistico in cui si disputò: quel torneo iridato cadde in un momento particolarmente complesso, direi problematico, per l'evoluzione del football. Era un periodo in cui il tatticismo esasperato stava prendendo piede un po' ovunque: il debordante Milan di Sacchi rappresentava un'eccezione, in campo internazionale, mentre, val la pena ricordarlo, le finali delle coppe europee erano sempre più un inno alla prudenza e al difensivismo: basti pensare a Steaua - Barcellona dell'86 e a Benfica - PSV Eindhoven dell'88, entrambe finali di Coppacampioni, come esempi più eclatanti. Non è un caso che, di lì a qualche anno, sarebbero state introdotte importanti novità regolamentari tese a facilitare la corsa al gol. Era un calcio in generale più equilibrato, più attento alla copertura, rispetto a quello di oggi: di fronte a questo trend generalizzato, aspettarsi un Mondiale scoppiettante, ricco di reti e di sarabande offensive, era ingenuo e fuori luogo. 
IL MEGLIO E IL PEGGIO DELLE KERMESSE - Si segnò poco, ma i momenti di buon calcio e le belle partite non mancarono. Non sempre i tanti gol sono sinonimo di spettacolo: ricordo gare come Italia - Austria, Brasile - Argentina, Germania Ovest - Cecoslovacchia, tutte terminate con una sola segnatura eppure piacevoli, palpitanti, ben giocate. Nella valutazione storica del tenore qualitativo di Italia '90 pesa eccessivamente, purtroppo, la brutta finale fra tedeschi e argentini, ma prima ci fu modo di vedere delle sfide godibilissime. La Germania interista di Brehme, Matthaus e Klinsmann vinse tutto sommato con merito, anche se chiuse in calando e, in un atto conclusivo con gli azzurri, si sarebbe trovata in notevoli ambasce; l'Argentina ebbe una fortuna sfacciata, a partire dall'incredibile ottavo di Torino col Brasile in cui venne bersagliata di tiri da ogni parte, salvata ripetutamente dai legni per poi vincere con una singola giocata d'alta scuola Maradona - Caniggia; Inghilterra e Camerun furono fra le compagini che più onorarono la rassegna, abbinando piacevolezza estetica e concretezza; Cecoslovacchia e Jugoslavia, che avevano mancato l'appuntamento con Mexico '86, si ripresentarono su ottimi livelli di rendimento, ma per loro la storia, e non parlo solo di quella calcistica, sarebbe cambiata radicalmente di lì a poco. 
Ancora: la Spagna di Luisito Suarez cittì e dello scatenato Michel ben figurò, uscendo per mano di due prodezze di Dragan Stojkovic proprio quando pareva in crescita di fiducia e di condizione; la Seleçao, nella versione più "europea" e prudente di sempre, addirittura con un libero (Mauro Galvao), non offrì le consuete luminarie, però creò moltissime palle gol ma con una bassa percentuale realizzativa, e ciò le costò la qualificazione nel citato derby con il team di Bilardo campione in carica; deluse profondamente l'Olanda, detentrice del titolo europeo, pur con una rosa straordinariamente competitiva ma penalizzata da una situazione incerta nella stanza dei bottoni (Leo Beenhakker fu nominato Commissario Tecnico poche settimane prima dell'inizio delle ostilità); e dulcis in fundo l'Italia, che disputò un grandissimo torneo pagando un prezzo esorbitante per l'unico calo di tensione, l'unico errore difensivo in sette partite giocate: una punizione abnorme, che Vicini e i suoi ragazzi non meritavano. 
INSEGNAMENTI PREZIOSI - Ecco, Italia '90 fu importante anche sotto questo aspetto, un aspetto educativo. In una estate in cui tutto sembrava perfetto, e in cui ad ognuno di noi italiani, ad un certo punto, parve quasi inevitabile che la sera dell'8 luglio sarebbe toccato a capitan Bergomi alzare la Coppa FIFA, capimmo invece che lo sport e la vita sono costellati anche di battute d'arresto improvvise, di sconfitte impreviste e per questo ancor più dolorose. Capimmo in maniera definitiva che non bisogna mai dar nulla per scontato, che spesso la realtà non è bella come nei nostri sogni. Diciamo che quella sconfitta calcistica un po' mi temprò, mi rese più preparato ai ko facendomi godere più pienamente i successi che nel percorso terreno di ciascuno di noi, in fondo, non sono poi tanti. Ebbene sì, Italia '90, col suo finale dolceamaro, fu persino una lezione di vita. Anche per questo, è stato finora il mio Mondiale più bello e più sentito. 
La Pagina Fans Facebook del Guerin Sportivo darà vita, fino all'8 luglio, a "ITALIA '90 REWIND": racconteremo giorno per giorno il Mondiale italiano con resoconti sull'andamento del torneo e foto d'epoca.

Nessun commento:

Posta un commento