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venerdì 24 marzo 2023

CLUB ITALIA: IL 2022 SPERIMENTALE HA PARTORITO IL TOPOLINO. DOVE SONO FINITI I NUOVI? L'INGHILTERRA NON ERA INSUPERABILE

 Ultimamente non riesco più a comprenderti, caro Mancio. Poi, possiamo riempire paginate sulla crisi  profonda del nostro calcio, un calcio campione d'Europa in carica ed estromesso dai Mondiali anche in virtù di una concatenazione forse irripetibile di circostanze negative. Ma tanto è inutile, perché se ne parla più o meno dai tempi di Sudafrica 2010 e non si è trovato uno straccio di soluzione veramente efficace (né ci si è tanto sbattuti per trovarla). E allora, forse, bisognerebbe parlare un po' di più della gestione della squadra dalla panchina, perché dal post Euro 2020 troppe cose non tornano. 

LE INDICAZIONI CONCRETE DELLA FASE DI "SETACCIO" - La Nazionale che, ieri sera, è stata infilata e battuta da un'Inghilterra non irresistibile, è una Nazionale senza fondamento tecnico e storico. Soprattutto alla luce di ciò che è accaduto negli ultimi dodici mesi, dopo la nefasta sconfitta con la Macedonia del Nord. Un 2022 segnato da uno sperimentalismo spinto, estremo, a volte persino di difficile interpretazione, penso alle chiamate estemporanee di Zerbin o Cancellieri, o a quella di Esposito, primi nomi che mi vengono in mente. Un censimento delle forze disponibili condotto in stile "bernardiniano", per chi ricorda le convocazioni fiume dell'anziano cittì (Fulvio Bernardini, appunto) all'indomani del fiasco alla Coppa del Mondo del 1974. Necessario, certo, perché dopo le battute d'arresto epocali è sempre opportuno fare il punto per capire da chi e con chi ripartire. E va detto che, nel mucchio sovrabbondante di azzurrabili, qualche indicazione concreta era pur emersa, soprattutto nelle gare di Nations League, tanto da ottenere una qualificazione alla Final Four in un gruppo in cui i sedicenti esperti ci consideravano la Cenerentola, inferiore anche all'Ungheria. E su quelle indicazioni ci si doveva basare per iniziare la difesa del titolo conquistato a Wembley. 

IL TRIO CENTRALE AFFONDA - Invece, al Maradona abbiamo visto un'Azzurra già vecchia, sorpassata, dal presente grigio e senza futuro. Era, in larga parte, la squadra che ci ha fatto sognare due estati fa. Una squadra che, dopo tanti esperimenti, è tornata ad affidarsi al trio centrale Verratti-Jorginho-Barella, e che in difesa, con Bonucci acciaccato, ha puntato sui vecchi draghi Acerbi e Toloi, oltre al ripescaggio di Spinazzola, questo sì benemerito. E in avanti Berardi, che ha esaurito la sua girandola con le buone prestazioni che gli hanno dato la titolarità fino alle prime gare dell'ultimo Europeo, per poi cedere giustamente il proscenio a Chiesa. Antiche certezze, che certezze non sono più. E' una Selezione che ha già ampiamente mostrato la corda dal settembre 2021 in poi, che non è più affidabile. I tre della zona nevralgica, califfi e trascinatori nella prima fase della gestione Mancini, nel primo tempo di ieri hanno toccato il fondo: nulli in impostazione, nulli in contenimento, hanno esposto alle facili folate inglesi una terza linea già di per sé non formata da fulmini di guerra. 

A CHE E' SERVITO SPERIMENTARE? - Perché? Perché continuare a insistere? Non c'è neanche la giustificazione classica utilizzata dagli allenatori in questi casi: siamo a inizio stagione, meglio andare sul sicuro senza azzardi. Invece, no, siamo nel pieno dell'annata calcistica, alle soglie delle fasi decisive del campionato e delle coppe, gerarchie cristallizzate e valori ben delineati. Ma non è nemmeno questo il punto. La sperimentazione, dicevamo. Sacrosanta, giustissima: e dunque? Possibile che in questa Nazionale gente come Scalvini, Tonali, Gnonto, Politano non abbia ancora accumulato i giusti titoli per partire titolare? Un discorso che prescinde volontariamente da altri elementi, giovani e meno giovani, che il campionato ha indicato come in ottima forma e meritevoli di una chance, da Casale a Udogie, da Fagioli a Zaccagni fino ad Orsolini, perché qui siamo nel campo delle valutazioni del cittì legate al momento, sindacabili e discutibili, molto discutibili a parer mio, e purtuttavia plausibili. Ma sono le valutazioni di lungo periodo, quelle scaturite, ripeto, da un anno di sperimentazione, a destare perplessità. 

ERA UN'INGHILTERRA ALLA PORTATA - Un'Italia impostata sui suddetti nomi più o meno nuovi forse avrebbe perso ugualmente, ma almeno avrebbe messo in cassaforte novanta minuti di preziosa esperienza, laddove ormai i vecchi draghi non hanno più nulla da imparare. E se non si svecchia ora, quando? Siamo nella condizione ideale, un girone eliminatorio con un'avversaria terribile ma che mette in palio due posti per Germania 2024: i margini di manovra sono ampi. Ma poi, chi dice che avremmo perso comunque? Il team di Southgate, nel primo tempo di Napoli, è stato ingigantito dai nostri colossali limiti di circostanza, ma ormai sappiamo quanto vale, se non diverranno veramente decisivi fuoriclasse o presunti tali come Bellingham, Saka, Foden e il "tutto fumo e niente arrosto" Grealish. E' la compagine che abbiamo battuto nella finale continentale con pieno merito, "ai punti", ben prima della lotteria dei rigori, la rappresentativa a cui abbiamo tolto quattro punti su sei nell'ultima Nations League, costringendola alla retrocessione; la squadra che, in Qatar, è volata fino ai quarti grazie a un tabellone benevolo per poi cedere di fronte al primo ostacolo vero, quello francese. Nella ripresa, è bastato alzare un attimo i ritmi, migliorare la rapidità e la precisione in fase di costruzione, mettere in campo la rabbia dei campioni in carica, per costringere i nostri rivali ad acute sofferenze. Segno che, con gli uomini giusti fin dall'inizio, con gli elementi più in forma e più motivati, questa Italia, pur con i suoi difetti, ha i mezzi per mostrare più degli imbarazzanti primi 45 minuti dell'ex San Paolo. 

ASSENZE CONTINGENTI E LACUNE DI SETTORE - Poi, chiaro, in molti settori gli uomini sono contati e allora è giusto dire, senza passare per piagnucoloni, che se ci mancano Dimarco e Raspadori, le maggiori nuove certezze emerse dalle prove effettuate da Mancini nel 2022, si parte già ad handicap. Così come mancavano all'appello Bastoni e Frattesi, altri emergenti che, al di là dei momentanei scadimenti di forma, saranno presenze fisse nelle convocazioni future. Quello dell'attacco è un discorso a parte. La carenza di elementi di statura internazionale non è frutto di un semplice vuoto generazionale come tanti ne abbiamo avuti in passato, ad esempio prima dell'incredibile fioritura dei vari Vieri, Filippo Inzaghi, Del Piero, Montella e compagnia. Si è equivocato su certi modelli tattici vincenti che hanno cambiato la concezione del gioco d'attacco, portando alla costruzione di atleti polivalenti chiamati a svolgere molteplici funzioni dalla cintola in su, ma con pochi calciatori che vivono esclusivamente per il gol. Il problema è quasi mondiale, da noi è ovviamente più acuto perché va a innestarsi su una sofferenza dei vivai dovuta alla miopia di chi gestisce i club, dirigenti e allenatori. 

LA GESTIONE DEI CASI RETEGUI E PAFUNDI - Dopodiché, avessimo avuto a disposizione il citato Raspadori, il vecchio Immobile, Chiesa in piena forma (ma la ritroverà, la piena forma?), la musica sarebbe stata diversa. Per cui, inutile scandalizzarsi per la chiamata di Retegui: non è il primo oriundo, non sarà l'ultimo, e questi pedatori di fuorivia sono comunque una risorsa legittima alla quale è lecito ricorrere, tanto più in epoca di vacche magre. Casomai, lascia perplessi, anche in questo caso, il modo in cui la convocazione è stata gestita. Un ragazzo a digiuno di calcio italiano ed europeo, sconosciuto anche ai suoi compagni, gettato nella mischia da titolare dopo appena tre allenamenti col gruppo. Un azzardo autentico, che ha pagato con un gol inutile ma che ha anche prodotto l'inevitabile, ossia una prestazione per larghi tratti impalpabile e non per limiti di talento del singolo, ma, è parso evidente, per mancanza di affiatamento e non perfetto inserimento nei meccanismi. Però ci sembra il caso di insistere, a questo punto. Hai visto mai che ci si ritrovi fra le mani il jolly quasi senza accorgersene?

Ancor più perplessi lascia la gestione della situazione Pafundi, e posso permettermi di dirlo perché pochi, più di me, nell'ultimo decennio hanno spinto per la necessità di dare fiducia alle nuove leve, casomai forzando la mano ai tecnici di club e chiamando chi non gioca titolare, come aveva iniziato a fare Prandelli e come sta ora facendo il Mancio. Con il giovanissimo udinese però si sta esagerando: minutaggio scarsissimo, quasi inesistente, in Serie A, il salto dalle selezioni giovanili alla maggiore senza meriti evidenti se non agli esperti di settore, e una pressione mediatica quasi opprimente, con la frase del commissario tecnico "prima Pafundi e poi tutti gli altri". Termini che si utilizzano solo di fronte a fenomeni in pectore: ma io non voglio, né mi aspetto il novello Messi, vorrei solo che il ragazzino crescesse senza aspettative abnormi, e vorrei soprattutto vederlo all'opera in qualche partita intera o parzialmente intera, perché qui stiamo andando letteralmente sulla fiducia, il vero salto nel buio, ben più di quello già notevole compiuto con Retegui. 

NUOVI PROTAGONISTI NEI CLUB - Dunque, ritengo doveroso concentrarsi sulle lacune di una conduzione tecnica che ultimamente sta suscitando più di una perplessità. Ripeto: urlare alla luna per lo scempio dei nostri vivai serve a poco. Io lo faccio grosso modo dal 2012, e mi sono decisamente stufato, anche perché non vedo risposte. Oltretutto, questa è forse la stagione meno indicata per farlo, visto che è aumentato il numero di italiani titolari, o spesso in campo, schierati dalle grandi (l'Inter e le romane soprattutto), e visto che si stanno mettendo in evidenza molti nomi nuovi: non Pafundi, che non gioca e che spero di vedere presto, ma i citati Casale e Udogie, così come Parisi, Vicario, Baldanzi, Carnesecchi, Ruggeri, o meno giovani come Baschirotto, e perfino Kean sta dando un buon contributo alla Juve (mettesse la testa a posto...). 

Teniamo conto di queste forze in sboccio,  degli "esaminati" nel 2022, e salviamo il salvabile fra i totem, perché ad esempio, l'avevo accennato in apertura, il ritorno in auge di Spinazzola è una buonissima notizia, anche se il laterale non ha ancora la continuità e l'efficacia nell'appoggio alla prima linea che ne avevano fatto uno dei punti di forza dell'Italia 2021. Avremo così poche, ma notevoli certezze: da queste ripartiamo, innanzitutto per imporre la nostra superiorità agli altri rivali del girone, e poi per cercare di riavvicinarci a un'Inghilterra avvicinabilissima. Questa è l'unica lezione che deve giungere da una serata napoletana ricca di cose da dimenticare, da quel terribile primo tempo dei nostri all'inno di D'Alessio e Clementino. 

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