Qualche giorno fa, in un post dedicato ai malinconici Wind Music Awards 2012, ho sottolineato come le tendenze musicali estive siano recentemente cambiate (in peggio): i classici tormentoni di un tempo scarseggiano, le rassegne canore della bella stagione sono pressoché scomparse, e la crisi della discografia impedisce il lancio massiccio di dischi e canzonette che, fino agli anni Novanta, avveniva proprio tramite queste kermesse vacanziere. Una parabola discendente che è, purtroppo, caratteristica peculiare degli anni Duemila, con poche, isolate e lodevoli eccezioni.
Ebbene sì, questo primo scorcio di secolo ci ha portato estati perlopiù desolanti, sul piano canzonettistico. Pochi brani degni di nota a far da colonna sonora ai mesi caldi, e ancor meno quelli che sono rimasti nella memoria. Ma c'è stata una piacevole parentesi: l'estate del 2001, a parer mio la migliore, musicalmente parlando, di questo terzo millennio ai suoi primi passi. Motivi leggeri e scanzonati, altri più elaborati, tutti comunque ben confezionati, qualche tormentone e qualche rivelazione degna di nota: un'estate, quella di undici anni fa, che per ricchezza e qualità di proposte potrebbe tranquillamente competere con quelle degli anni Ottanta e Novanta, senza andare troppo indietro nel tempo. Proviamo, dunque, a offrire una parziale panoramica delle hits "balneari" di quel 2001.
I SUPER BIG - Fu l'ennesima estate da protagonista per Vasco Rossi, che con "Siamo soli" e "Ti prendo e ti porto via", dall'album "Stupido hotel", vinse anche il Festivalbar di quell'anno. Dopo un periodo vissuto nell'ombra, si ripresentò alla grande Raf, con uno stile più intimista e meno aggressivo di cui "Infinito" rimane ancora oggi l'esempio migliore; altro graditissimo ritorno fu quello del veterano Edoardo Bennato ("Afferrare una stella").
Nella categoria "giovani ma già affermati", in primo piano Irene Grandi con "Per fare l'amore", mentre Alex Britti, che a Sanremo in quegli anni si proponeva in vesti fin troppo romantiche e seriose (da "Oggi sono io" a "Sono contento"), da giugno in poi cambiava pelle e si dava a un efficace disimpegno musicale: il 2001 lo affrontò con "Io con la ragazza mia, tu con la ragazza tua", non all'altezza di precedenti tormentoni ma pur sempre gradevole.
VOLTI NUOVI - C'era grosso fermento, nel panorama musicale nostrano. Volti e voci nuovi e freschi, magari non sempre portatori di proposte originalissime ma che parevano comunque in grado di lasciare un qualche segno nella storia della nostra canzone leggera. Così fu, per parte di essi: ad esempio per i Velvet, che dopo essersi timidamente affacciati alla ribalta di Sanremo 2001 lanciarono un autentico tormentone, brano leggero ma anche finemente ironico, come "Boy band". I Gazosa invece Sanremo lo avevano appena vinto, fra le Nuove Proposte, e per l'estate si affidarono alla semplice "www.mipiacitu", il cui ritornello semplice semplice entrò, volenti o nolenti, nelle teste di tutti.
In tema di tormentoni, spopolò Valeria Rossi con "Tre parole", quasi una filastrocca. Brano orecchiabilissimo che fece forse sopravvalutare le potenzialità dell'artista, la quale in effetti, dopo altri tentativi, tornò nell'anonimato. Stesso destino per le Lollipop, prodotto di uno dei primi talent show televisivi, con "Down down down".
Di ben altra consistenza la proposta di Neffa, già da anni nel giro e alle prese con una difficoltosa gavetta, ma che con la raffinata "Io e la mia signorina" trovò finalmente le chiavi per fare breccia nei cuori del grande pubblico. Ma, soprattutto, fu l'estate dell'exploit di Tiziano Ferro, la cui "Xdono" rimane ancora oggi uno dei suoi pezzi più efficaci. Di rilievo anche la prestazione dei Delta V, band talentuosa che avrebbe meritato miglior sorte: la loro versione di "Un'estate fa" rimane uno dei pochi casi di cover all'altezza dell'originale.
DALL'ESTERO - Le "grandi figure" dell'estate 2001 furono essenzialmente Janet Jackson ("All for you", forse la sua miglior produzione) e l'ex Spice Geri Halliwell, con "It's raining men" e "Scream if you wanna go faster". In più, la fragorosa ricomparsa dagli anni Ottanta, per l'avvio di una splendida seconda fase di carriera, di Kylie Minogue con "Can't get you out of my head".
Poi, una marea di efficacissime proposte da parte di cantanti e gruppi magari non ancora popolarissimi dalle nostre parti, ma capaci subito di piazzare l'acuto vincente. L'elenco è lungo: il cadenzato "Clint Eastwood" dei Gorillaz, in seguito martellante jingle pubblicitario agganciato agli spot di una nota banca, la delicata "Mad about you" degli Hooverphonic, la scatenata "Candela" della giovane Noelia, e ancora "I'm like a bird" di Nelly Furtado e, dulcis in fundo, la dolce "Para toda la vida" di Marcela Morelo, in testa alla mia personalissima "Summer hit" di quell'anno. Come si evince dai nomi appena fatti, il fenomeno "latino", di cui era stato apripista Ricky Martin poco oltre la metà dei Novanta, era ancora in fase di pieno boom.
Insomma, un'estate musicalmente ricca, allegra e spensierata. L'ultima di sempre, almeno in tali proporzioni. Gli anni Duemila hanno poi proposto altre hit balneari di spessore, qualche altro tormentone rimasto nel tempo, ma non così tanti concentrati in un'unica stagione estiva. Mi permetto una digressione extra musicale forse superficiale, forse fuori luogo, ma nella quale credo ci sia almeno un pizzico di verità: quella del 2001 fu l'estate del tragico G8 genovese, e si concluse con l'attacco alle Torri Gemelle. Due eventi la cui portata epocale è persino inutile sottolineare qui, tanto è evidente. Da allora, nulla è stato più come prima, per il mondo intero, sul piano politico, economico, sociale. Più povertà, più conflittualità, orizzonti meno chiari e più lividi. In quell'estate è finito un mondo e ne è iniziato un altro, decisamente meno bello e meno vivibile. Il fatto che da allora la musica pop, soprattutto quella della stagione calda, abbia perso freschezza, efficacia, forza d'impatto, lo inquadro, forse arbitrariamente, in questo sconvolgimento, questo totale cambiamento di prospettive per le vite di tutti noi: come una conseguenza certamente secondaria e marginale, eppure dolorosa, di quella tragica svolta storica. Fu, diciamo, la fine dell'età dell'innocenza, e quindi di tutte le cose belle che accompagnano quell'età: fra le quali, frivole fino a un certo punto, le canzoni pop che ti alleggeriscono e rallegrano i pomeriggi e le sere più afose.
Nella categoria "giovani ma già affermati", in primo piano Irene Grandi con "Per fare l'amore", mentre Alex Britti, che a Sanremo in quegli anni si proponeva in vesti fin troppo romantiche e seriose (da "Oggi sono io" a "Sono contento"), da giugno in poi cambiava pelle e si dava a un efficace disimpegno musicale: il 2001 lo affrontò con "Io con la ragazza mia, tu con la ragazza tua", non all'altezza di precedenti tormentoni ma pur sempre gradevole.
VOLTI NUOVI - C'era grosso fermento, nel panorama musicale nostrano. Volti e voci nuovi e freschi, magari non sempre portatori di proposte originalissime ma che parevano comunque in grado di lasciare un qualche segno nella storia della nostra canzone leggera. Così fu, per parte di essi: ad esempio per i Velvet, che dopo essersi timidamente affacciati alla ribalta di Sanremo 2001 lanciarono un autentico tormentone, brano leggero ma anche finemente ironico, come "Boy band". I Gazosa invece Sanremo lo avevano appena vinto, fra le Nuove Proposte, e per l'estate si affidarono alla semplice "www.mipiacitu", il cui ritornello semplice semplice entrò, volenti o nolenti, nelle teste di tutti.
In tema di tormentoni, spopolò Valeria Rossi con "Tre parole", quasi una filastrocca. Brano orecchiabilissimo che fece forse sopravvalutare le potenzialità dell'artista, la quale in effetti, dopo altri tentativi, tornò nell'anonimato. Stesso destino per le Lollipop, prodotto di uno dei primi talent show televisivi, con "Down down down".
Di ben altra consistenza la proposta di Neffa, già da anni nel giro e alle prese con una difficoltosa gavetta, ma che con la raffinata "Io e la mia signorina" trovò finalmente le chiavi per fare breccia nei cuori del grande pubblico. Ma, soprattutto, fu l'estate dell'exploit di Tiziano Ferro, la cui "Xdono" rimane ancora oggi uno dei suoi pezzi più efficaci. Di rilievo anche la prestazione dei Delta V, band talentuosa che avrebbe meritato miglior sorte: la loro versione di "Un'estate fa" rimane uno dei pochi casi di cover all'altezza dell'originale.
DALL'ESTERO - Le "grandi figure" dell'estate 2001 furono essenzialmente Janet Jackson ("All for you", forse la sua miglior produzione) e l'ex Spice Geri Halliwell, con "It's raining men" e "Scream if you wanna go faster". In più, la fragorosa ricomparsa dagli anni Ottanta, per l'avvio di una splendida seconda fase di carriera, di Kylie Minogue con "Can't get you out of my head".
Poi, una marea di efficacissime proposte da parte di cantanti e gruppi magari non ancora popolarissimi dalle nostre parti, ma capaci subito di piazzare l'acuto vincente. L'elenco è lungo: il cadenzato "Clint Eastwood" dei Gorillaz, in seguito martellante jingle pubblicitario agganciato agli spot di una nota banca, la delicata "Mad about you" degli Hooverphonic, la scatenata "Candela" della giovane Noelia, e ancora "I'm like a bird" di Nelly Furtado e, dulcis in fundo, la dolce "Para toda la vida" di Marcela Morelo, in testa alla mia personalissima "Summer hit" di quell'anno. Come si evince dai nomi appena fatti, il fenomeno "latino", di cui era stato apripista Ricky Martin poco oltre la metà dei Novanta, era ancora in fase di pieno boom.
Insomma, un'estate musicalmente ricca, allegra e spensierata. L'ultima di sempre, almeno in tali proporzioni. Gli anni Duemila hanno poi proposto altre hit balneari di spessore, qualche altro tormentone rimasto nel tempo, ma non così tanti concentrati in un'unica stagione estiva. Mi permetto una digressione extra musicale forse superficiale, forse fuori luogo, ma nella quale credo ci sia almeno un pizzico di verità: quella del 2001 fu l'estate del tragico G8 genovese, e si concluse con l'attacco alle Torri Gemelle. Due eventi la cui portata epocale è persino inutile sottolineare qui, tanto è evidente. Da allora, nulla è stato più come prima, per il mondo intero, sul piano politico, economico, sociale. Più povertà, più conflittualità, orizzonti meno chiari e più lividi. In quell'estate è finito un mondo e ne è iniziato un altro, decisamente meno bello e meno vivibile. Il fatto che da allora la musica pop, soprattutto quella della stagione calda, abbia perso freschezza, efficacia, forza d'impatto, lo inquadro, forse arbitrariamente, in questo sconvolgimento, questo totale cambiamento di prospettive per le vite di tutti noi: come una conseguenza certamente secondaria e marginale, eppure dolorosa, di quella tragica svolta storica. Fu, diciamo, la fine dell'età dell'innocenza, e quindi di tutte le cose belle che accompagnano quell'età: fra le quali, frivole fino a un certo punto, le canzoni pop che ti alleggeriscono e rallegrano i pomeriggi e le sere più afose.
