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domenica 22 marzo 2015

RECENSIONI LETTERARIE: "REVOLUTION '90" DI GIANNI GARDON. I FERMENTI DELLA MUSICA ITALIANA ANNI NOVANTA, MA NON SOLO...


Mi hanno sempre fatto sorridere le dispute e le polemiche, talvolta fin troppo calde, sul differente livello qualitativo delle varie fasi storiche della musica leggera. "Era meglio il pop degli anni Ottanta", "vuoi mettere le canzoni dei Sessanta?", "la discomusic dei Settanta è inarrivabile", e via filosofeggiando. Accapigliarsi su certi argomenti è sterile: in ogni epoca c'è del buono, pur con inevitabili oscillazioni indotte da diversi fattori. Prendete gli anni Novanta, limitandoci alla produzione italiana: una decade musicale sulla quale, per troppo tempo, non si sono concentrate le attenzioni di critici ed esperti. Sminuita, a volte considerata semplicemente "di transizione", di certo sfavorita dall'esser giunta dopo tre epoche di fortissimo impatto: gli anni Sessanta con la modernizzazione dei generi più commerciali e l'apertura del nostro mercato alle tendenze internazionali, i Settanta con la crescita del cantautorato più impegnato eppure "da classifica", il disimpegno eighties con l'exploit della nuova dance che esportammo in tutto il mondo...
ALMANACCO MUSICALE - Eppure, anche i Novanta sono stati anni ricchi di fermenti e di innovazioni. E il panorama tricolore, addirittura, era un vulcano in ebollizione, un crogiolo di idee, sperimentazione e ricerca di nuovi canoni espressivi, di sguardi lanciati al futuro ma anche di riscoperta di sonorità tradizionali. Dieci anni stracolmi di musica genuina, coraggiosa, godibile, che rivivono attraverso le pagine di "Revolution '90", l'ultima fatica letteraria dell'amico Gianni Gardon (casa editrice Nulla Die), giornalista e scrittore, esperto autentico del mondo delle sette note.
"Revolution '90" è un saggio sui vorticosi e movimentati Nineties della scena canora nostrana. Più che saggio, però, io preferisco definirlo "almanacco", termine molto "calcistico" e che quindi ritengo non dispiacerà all'autore, visto che il football è un'altra sua grande passione. Almanacco perché contiene una mole impressionante di dati storici e note biografiche, perché è un volume non necessariamente da sfogliare rigorosamente dalla prima all'ultima pagina come un romanzo, ma consultabile "a random", quando si ha la voglia o l'esigenza di approfondire le vicende di questo o quell'artista, di questa o quella band.
DIECI ANNI FRIZZANTI E QUALITATIVI - E sì, perché il libro è fondamentalmente imperniato su 101 schede dedicate ad altrettanti protagonisti della musica del decennio. "Revolution '90" offre una panoramica estremamente ampia, viaggia alla larga da elitarismi e puzze sotto il naso: ci sono gli artisti pop sbanca - classifiche, ci sono gli eredi della citata generazione cantautoriale settantiana, c'è tanto rock, ci sono il funky, il rap, il brit pop declinato in salsa... peninsulare, e c'è soprattutto quel popolatissimo universo di band che, per periodi più o meno lunghi, riuscirono a emergere dai circuiti locali per guadagnare gloria nazionale.
Sfogli questa... carica dei 101, e "scopri" di aver vissuto in prima persona un'epoca musicalmente viva, frizzante, ricca di stimoli compositivi, aperta alle influenze estere e in grado di rielaborarle con gusto tutto nazionale. Il fatto è che, vivendo quegli anni in presa diretta, giorno dopo giorno, non c'era la completa percezione di tale ben di Dio creativo: accade spesso, sul momento non sempre si riesce a cogliere l'eccezionalità, la portata epocale di un'opera d'arte, di un disco, di un film: si tende a sminuire. Ma rivedere tutto ciò a posteriori è impressionante, restituisce appieno il peso storico e culturale dello scenario musicale novantiano, e in un certo senso riempie di orgoglio, perché ti fa dire: "Ebbene sì, c'ero anch'io, per quel poco che conta". 
GIOVANI, BAND, SPERIMENTALISMO - Novanta: gli anni degli exploit di tanti giovani, quando la discografia riusciva ancora a investire massicciamente sui talentini in sboccio. Da Grignani a Silvestri, da Carmen Consoli a Irene Grandi, da Di Cataldo a Gazzè e Fabi, fino a fenomeni autentici come Giorgia e la Pausini, o ad altri rimasti sotto traccia come Daniele Groff, il più british dei nostri. Gli anni del folk d'autore in stile Modena City Ramblers e Agricantus, gli anni dei veterani che ritornano più pimpanti che mai in vetta alle chart, da Baglioni a Zero, da Vasco a Zucchero.
Gli anni, soprattutto, di band all'avanguardia che fanno breccia, svecchiano il panorama sonoro nostrano, lo rendono meno mainstream e più variegato, più ricco di sfumature e di audacia stilistica, e qui i nomi si sprecano: chi è riuscito a raggiungere le grandi masse come i Subsonica e gli Articolo 31, chi ha ballato per poche estati ma ha comunque lasciato il segno, nomi come Prozac + e Mao, Soon (passione giovanile che mi accomuna all'autore) e Casinò Royale, e poi autentici gruppi - pilastro della generazione in esame, in primis i C.S.I. (di cui ricordavo la clamorosa incursione nelle hit parade "generaliste"con "Tabula rasa elettrificata", anno 1997: ne parlarono persino i telegiornali!), i Verdena e i Marlene Kuntz. Impossibile citarli tutti: per ognuno di loro Gardon sintetizza il percorso artistico, dalla gavetta all'affermazione (o al tramonto) e concentra l'attenzione sull'album da lui ritenuto più riuscito o comunque più significativo, raccontandone i contenuti con un linguaggio che media fra la giusta dose di tecnicismo e il fattore emozionale, senza mai scadere nel nozionismo ma con quella "discorsività" che è suo preciso marchio di fabbrica. 
LA MUSICA, LA VITA, IL MONDO ATTORNO - Una ambivalenza linguistica fondamentale, quest'ultima, perché "Revolution '90" è sì saggio, è più compiutamente almanacco, ma non solo. Dentro c'è molto anche del mondo interiore dell'autore, del suo vissuto. Del resto, i Novanta sono stati gli anni decisivi per il suo percorso umano; gli anni del liceo e dell'Università, con tutto ciò che questo comporta: la crescita, la maturazione, le solide amicizie, i primi amori, ma anche la formazione culturale e la coltivazione delle proprie passioni, la musica in primis. Tutto ciò che è vita, insomma, e che Gianni tratteggia per brevi pennellate, con diversi excursus personali a inframezzare gli approfondimenti su dischi e cantanti.
Ma non solo: oltre alle sette note, oltre ai cenni alle vicende private, vergati con leggerezza e con una nostalgia che però mai sconfina nel vuoto rimpianto, ci sono anche brevi finestre sui fatti epocali che hanno attraversato la decade, in primis quelli politici e tecnologici, ovviamente visti attraverso la chiave di lettura dell'autore. Ed ecco allora spiegato il significato del titolo: "Revolution '90" perché quei dieci anni furono rivoluzionari per la musica italiana, rivoluzionari per il mondo e rivoluzionari... per Gardon, in quanto gravidi di novità, di cambiamenti, un continuo marciare avanti con sempre maggior consapevolezza. Verrebbe da dire "Evolution", più che "Revolution", ma cambia poco. Anni, sempre e comunque, attraversati dalla musica, vissuta quotidianamente, da ascoltatore prima e anche da esperto poi.
DEBITORI DEI NINETIES - Torniamo alla parte più "tecnica", il cuore dell'opera. 101 schede e  il piacevole stupore di vedere finalmente catalogato il meglio di un'epoca colpevolmente sottovalutata, alla quale il mondo canoro nostrano d'oggidì deve tantissimo. Quei Novanta sono stati una palestra di sperimentazioni di cui si raccolgono i frutti ancora oggi, una fucina di fuoriclasse autentici che, fra le mille difficoltà legate alla crisi dell'industria discografica, sono riusciti a giungere fino ai giorni nostri mantenendosi su dignitosissime espressioni creative. E fa male pensare a quanti altri, di quella decade, sono rimasti al palo pur avendo talento cristallino, un patrimonio che chi di dovere non ha saputo né valorizzare né conservare. Altro che fase di passaggio...

domenica 29 dicembre 2013

DAL 2013 AL 2014: NOTE D'AZZURRO, L'AVVENTURA CONTINUA



Un altro anno è passato, e per "Note d'azzurro" è stato l'anno migliore della sua finora breve vita. Inutile girarci troppo attorno: quando si approntano questi consuntivi, a cavallo fra Natale e Capodanno, è doveroso mettere sui due piatti della bilancia i traguardi raggiunti e quelli mancati, con assoluta onestà. Dodici mesi fa, come i lettori più affezionati ricorderanno, il post di fine 2012 fu di natura prettamente personale: i rischi legati alla mia salute che mi avevano frenato nei mesi precedenti, l'incubo di una grave malattia e la successiva uscita dal tunnel meritarono un'ampia trattazione, non certo per la presunzione che i miei guai interessassero a una marea di persone, ma soltanto per un insopprimibile bisogno di sfogarsi, dopo settimane di sofferenza soprattutto psicologica; una sofferenza che fra l'altro, me ne sto accorgendo giorno dopo giorno, mi ha comunque segnato e mi è rimasta dentro: il catetere, l'intervento chirurgico e l'ansia del "verdetto" dell'istologico sono pensieri ricorrenti, mi visitano spesso, ma comunque tutto ciò appartiene al passato e allora via, cerchiamo di lasciarci alle spalle i ricordi più spiacevoli e di dedicare invece questo bilancio 2013 al percorso compiuto col mio blog. Un bilancio più tecnico e meno passionale, un tirar le somme di natura "editoriale", come fanno i giornali e i giornalisti veri...
CRESCITA - Sono entusiasta, ebbene sì, perché questa mia creatura è cresciuta più di quanto osassi sperare. Intendiamoci, qualcuno potrà sorridere di fronte a certi numeri che restano comunque di livello "amatoriale", ma ribadisco quanto scritto un anno fa di questi tempi: sopravvivere nel mare magnum di Internet non è facile per un blog fatto solo di passione, fuori dal giro delle grandi piattaforme blogosferiche, costretto quindi a guadagnarsi visibilità quotidianamente, con una oculata scelta degli argomenti e con una loro trattazione il più possibile competente e originale, nonché cercando di fare amicizia con altri blogger. A fine dicembre 2012 eravamo arrivati a 11mila pagine viste, totale dalla nascita di NdA, ossia da fine estate 2011; oggi siamo a oltre 37mila. Significa che in soli dodici mesi il blog ha totalizzato più del doppio di quanto aveva raccolto nei primi sedici mesi di esistenza. Dite che mi accontento di poco? Forse, ma per me è una soddisfazione enorme, perché, è persino inutile ribadirlo, si scrive anche per il piacere di essere letti, altrimenti tanto vale tenere un diario personale, di quelli che si chiudono col lucchetto (esistono ancora?) e si appoggiano sul comodino.
LE TENDENZE DEL BLOG - Sanremo uber alles! I post dedicati al Festivalone sono stati quasi sempre confortati da un pienone di visite: unica eccezione, e non me la spiego, uno degli ultimi, quello che avevo dedicato all'analisi del cast dell'edizione prossima ventura, un post che ha faticato moltissimo a decollare. Stranezze della rete... Benissimo anche gli approfondimenti sul mondo della tv; gli articoli sul cinema danno alterne soddisfazioni, così come quelli sul calcio, che però ultimamente hanno fatto registrare una discreta crescita di interesse. Genoa e Nazionale azzurra, da sempre temi "caldi" di questo blog, sono seguitissimi, soprattutto l'Italia di Prandelli, comprensibile se si pensa che quello che sta per iniziare sarà l'anno del Mundial brasiliano, evento che cercherò di "coprire" con lo stesso scrupolo dedicato a Euro 2012 e alla Confederations Cup, tempo permettendo.
CREAMY, ANNI70 E... - Tante visite anche per i pezzi sul teatro, le recensioni letterarie hanno rappresentato un esperimento che mi riprometto di ripetere nel corso del nuovo anno, il post su Creamy è stato un atto d'amore per il mondo dei cartoni giapponesi, indelebile ricordo di infanzia e parte importante della mia crescita morale e culturale: non dovrebbe rimanere un episodio isolato, qualcosa ho già in mente, vedremo che si riuscirà a fare. Discorso a parte per il "caso Pagine 70": la scomparsa del celeberrimo sito vintage, da me portata sotto le luci della ribalta già nel 2012, ha continuato a convogliare su questo blog centinaia di visitatori, e da quella massiccia attenzione è nato il progetto di creare un nuovo spazio web dedicato al mitico decennio, che riprendesse in parte la filosofia di quello... inghiottito dai gorghi del web. E' nato così "Anni70.net": un pizzico, solo un pizzico di merito per questo blog che ha sposato in toto l'iniziativa, ideata, costruita e portata avanti dalle decine di reduci seventies rimasti orfani di P70.
RINGRAZIAMENTI - A loro va il mio grazie per aver popolato e animato questo sito; grazie a tutti quelli che leggono e commentano, e un ringraziamento affettuoso e specialissimo a tre persone in particolare: l'indomito Gianni, che nonostante un anno difficile sul piano personale è stato sempre presente, e col quale è bello confrontare le nostre opinioni sui temi a noi cari (calcio, musica, Sanremo) e discutere senza remore delle nostre vicissitudini quotidiane. Grazie a Chiara, la dolce "Impronte" dalla sconfinata inventiva e dalla grande competenza musicale, conosciuta anni fa su un forum dedicato allo scambio di figurine e con la quale il legame di amicizia virtuale sta resistendo al tempo, e ne sono felicissimo; e grazie ad Alessandro, giovane appassionato di calcio di cui mi ha colpito la straordinaria competenza in fatto di tecnica e tattica, e la buonissima capacità di scrittura. Gianni, Chiara e Alessandro: i loro tre blog sono linkati in home page, sulla destra: se vi va dateci un'occhiata, e scusatemi per la pubblicità, ma ogni tanto ci vuole!
SOGNI - Cosa chiedo al 2014? Sul piano personale, salute a parte, un lavoro, e aziende che paghino ai collaboratori ciò che devono, invece di far trascorrere un anno senza farti sapere nulla, per poi farsi inseguire telefonicamente. La figura barbina ce la fanno loro, non certo io che chiedo solo ciò che mi spetta... Per il blog, sarei già contento di difendere con successo le posizioni faticosamente conquistate. Riguardo ai temi trainanti di "Note d'azzurro", beh, cosa vorrei dal calcio italiano l'ho già scritto talmente tante volte che troverei sgradevole ripetermi: chi mi legge sa cosa penso delle brutture del nostro football e cosa vorrei che cambiasse. Idem per la Nazionale azzurra, i cui problemi ho ripetutamente segnalato su queste pagine nell'anno solare. Vorrei un Genoa meno schizofrenico nei movimenti di mercato (e le ultime due campagne acquisti hanno segnato una parziale  inversione di tendenza in questo senso) e soprattutto sul campo (e qui ancora non ci siamo: dopo aver trovato un apparente equilibrio di squadra, di gioco e di risultati col ritorno di Gasperini, nelle ultime settimane si è rivisto il Grifone inaffidabile e poco cattivo delle recenti stagioni. Sveglia!).
Al Festival di Sanremo chiederei un ritorno totale alla centralità della musica:  negli ultimi anni, grazie al duo Fazio - Pagani e soprattutto a Gianmarco Mazzi, si son fatti grossi passi avanti, ma ancora siamo lontani dal rigore artistico che caratterizzò la kermesse fino a metà anni Novanta, prima che la televisione la cannibalizzasse. Già, la tv: questo è il terreno più minato. L'è tutto sbagliato, l'è tutto da rifare, avrebbe detto Gino Bartali. Il piccolo schermo dovrebbe ritrovare il gusto del bello, e il buon gusto tout court: l'uno e l'altro si sono smarriti nei gorghi di trasmissioni di bassa qualità, concepite male e scritte peggio, e animate da personaggi di dubbio talento (discorso che vale, elevato al quadrato, per le fiction di produzione nostrana). Vorrei meno talk show politici, che sono il trionfo del baccano, della retorica, del "predico bene e razzolo male", passerella per politici che passano più tempo davanti alle telecamere che sul loro posto di lavoro (con alcuni di loro ti addormenti la sera e ti risvegli la mattina: che trascorrano le notti negli studi televisivi?). Vorrei una tv che sapesse, per almeno un mese, fare a meno di Al Bano, ma quest'ultimo pare proprio un desiderio irrealizzabile... Buon 2014 a tutti!

giovedì 19 settembre 2013

RECENSIONI LETTERARIE: "VERRA' IL TEMPO PER NOI", ROMANZO D'ESORDIO DI GIANNI GARDON



In "Verrà il tempo per noi" c'è tutto il mondo di Gianni Gardon. L'amore per il calcio e quello per la musica (in particolare la musica degli adorati "Nineties"), entrambi fortificati e sostenuti da una profondissima conoscenza delle materie, e poi il forte impegno sociale: chi, come me, ha avuto l'opportunità di conoscere l'autore, sa che si tratta di elementi fondanti della vita del giornalista e scrittore veneto, che queste passioni le ha riversate con grande intensità emotiva nel suo romanzo d'esordio. "Verrà il tempo per noi" è un inno alla speranza di realizzazione umana e professionale, nutrita da giovani vissuti in un'epoca a noi vicinissima; è un affresco variegato e tutt'altro che banale di una delle fasi più delicate, movimentate, formative dell'esistenza di ciascuno di noi: gli anni che vanno dall'Università all'ingresso nel... mondo reale, quello in cui ai libri e al "cazzeggio" tra amici si sostituiscono le scelte e i problemi legati al lavoro, alla famiglia, in parole povere alla sopravvivenza quotidiana. 
I SOGNI DEI GIOVANI - Le esperienze di un gruppo di ragazzi della periferia senese si intrecciano profondamente, fino a diventare fra loro interdipendenti. Ad accomunare i loro cammini è l'anticonvenzionalità delle rispettive aspirazioni: lungi dal concepire la possibilità di approdare a una vita adulta "classica", fondata su mestieri "normali", tutti sognano un avvenire fuori dagli schemi: c'è chi... studia da calciatore, chi desidera un futuro da popstar, chi progetta l'apertura di un music - pub in puro stile Irish. A pensarci bene, si tratta, in linea di massima, dei "sogni proibiti" di una larga percentuale dei giovani di quella fascia di età, con le ovvie varianti legate ai diversi contesti storici.
Nella fattispecie, la vicende qui narrate sono collocate fra la seconda metà degli anni Novanta e i primi Duemila. Il dettaglio temporale è importante soprattutto per ciò che concerne il taglio musicale del romanzo: i protagonisti sono quasi tutti appassionati consumatori ed esperti del pop rock dei loro tempi, ed ecco quindi che le pagine del libro paiono a tratti quasi un'enciclopedia delle sette note: innumerevoli le citazioni di band del periodo, commerciali e di nicchia, popolari per lungo tempo o durate lo spazio di pochi anni, ma tutte in qualche modo destinate ad esercitare una suggestione e un fascino (non sempre positivi) su questo gruppo di giovani.
RAGAZZI DEL DUEMILA - Musica, dunque, in primo piano quasi quanto i personaggi in carne e ossa delle vicende narrate. La musica del tempo a far da sfondo e sottofondo al crogiolo di speranze, illusioni, sogni e ambizioni di Johnny e Ricky, di Michele e di Claudio, di Ketty e di Valeria, giovani  già proiettati nel ventunesimo secolo perché con una visione del mondo e del loro futuro dagli orizzonti decisamente ampi, a volte internazionali, per i quali la provincia italiana in cui vivono risulta decisamente stretta. Ma "Verrà il tempo per noi" non è solo il racconto della "tensione positiva" verso il domani di ragazzi dal vivace e ricco mondo interiore: è anche un  percorso di crescita con tutti i crismi, accidentato e irto di ostacoli, ispido, costellato di esperienze amare, complesse, di aspri conflitti familiari e persino di eventi autenticamente tragici. E' "vita", insomma, nel senso più pieno del termine, perché vita vuol dire guardare all'avvenire con mentalità propositiva e con voglia di vincere sfide affascinanti, ma significa anche sfogliare un libro fatto di pagine dure, che possono lasciare ferite eterne eppure fortificare.
SENSIBILITA' SOCIALE - In quest'ultimo aspetto meno giocoso dell'opera viene fuori la sensibilità sociale dell'autore, che tratta con estrema delicatezza temi quali la violenza sessuale, il disagio minorile, i disturbi psichici, l'elaborazione del lutto e la rinascita dopo essere stati a un passo dalla morte: una sensibilità che tuttavia non va a discapito dell'esauriente trattazione di questi aspetti, realizzata senza attingere a un repertorio di dettagli troppo crudi che sarebbero parsi fuori luogo in un romanzo come questo, romanzo che pur nelle sue ambizioni di analisi "socio - generazionale" rimane comunque ancorato a una certa leggerezza di fondo nella narrazione, leggerezza che non è, però, sinonimo di vacuità.
PICCOLI DIFETTI - Gli elementi positivi di questa opera prima superano dunque ampiamente quelli negativi, che possono ridursi essenzialmente ai seguenti: 1) I dialoghi fra i ragazzi protagonisti paiono a volte un po' artificiosi: questi giovani imberbi parlano spesso come dei veri e propri "libri stampati": un linguaggio un po' più naturale e spontaneo, diciamo "imperfetto", vicino alle modalità espressive della gioventù, avrebbe ulteriormente accresciuto il realismo dei fatti narrati. 2) Si diceva che le vicende dei ragazzi sono tutte profondamente connesse fra di loro, un intreccio indubbiamente funzionale allo sviluppo dei temi proposti: tuttavia, in un caso si sono forse... stretti un po' troppo questi legami narrativi. Nel finale, un momento già di per sé altamente drammatico come l'incidente di Claudio va ad incrociare un altro evento tragico che, sinceramente, mi è parso abbastanza forzato, andando oltretutto a colpire duramente due personaggi che già avevano subito fin troppe offese dal destino.
Ecco, adempiuto anche al mio dovere di... critico inflessibile, posso però dire con onestà che questi piccoli difetti non intaccano la sostanziale bontà dell'esordio letterario dell'amico Gianni, abile a trasferire su carta i chiaroscuri di una fase della vita a cui tutti noi, in fondo, resteremo per sempre legati, ma anche un'epoca storica, quei benedetti - maledetti anni Novanta, che ha segnato interiormente sia lui che me. Bravo Gianni, dunque, e ora sotto col secondo romanzo! 

lunedì 31 dicembre 2012

BILANCI DI FINE ANNO: LA MIA SALUTE E... UNDICIMILA (O QUASI) RINGRAZIAMENTI


Si chiude un anno difficile, per me, ed è dunque quantomai necessario riservare qualche riga a un bilancio personale. Sì, lo so, era mia intenzione originaria, e lo avevo già spiegato, dare pochissimo spazio sul blog a digressioni di natura strettamente privata, ma in questo caso l'eccezione è doverosa.
Chi ha avuto la bontà di leggere questo post, o comunque di seguirmi su Facebook, sa che ho avuto problemi di salute a partire da quest'estate, tali da costringermi per qualche tempo a sospendere l'attività qui su "Note d'azzurro". Fra sintomi inquietanti e primi esami ancor più inquietanti, che portarono alla luce linfonodi notevolmente ingrossati a livello toracico, per alcuni mesi la mia vita è stata letteralmente sconvolta. La mia e quella dei miei cari. Mi si parlava apertamente, mettendomelo anche per iscritto (sulla cartella clinica), di "sospetto linfoma", qualcuno già si rivolgeva a me come paziente "sospetto oncologico", già si parlava di chemioterapia e probabilmente a questo scopo si era provveduto a farmi impiantare nel petto un CVC, un catetere venoso centrale che si sarebbe dovuto utilizzare principalmente per le infusioni di farmaci... 
ANGOSCIA E SOLLIEVO - Insomma, mi avevano quasi persuaso: stavo già cercando di entrare nell'ordine delle idee di essere un malato serio, e di preparare psicologicamente in tal senso i miei genitori. Rassegnato, a inizio novembre sono entrato in ospedale per un breve ricovero, necessario per l'effettuazione della "mediastinoscopia", intervento chirurgico per l'asportazione di alcuni dei linfonodi sospetti che nel mio caso, per l'appunto, si trovavano nel mediastino, una cavità al centro del torace. L'operazione, in anestesia totale, è filata via abbastanza liscia, a parte gli ovvi dolori dei giorni successivi nella zona "tagliuzzata". A quel punto non mi restava che aspettare l'esito dell'esame istologico sui linfonodi. Visto come si erano sbilanciati i medici che mi seguivano, nutrivo ormai scarse speranze che fosse qualcosa di diverso da un tumore, e invece.... Sorpresa! "Buone notizie, signor Calabrò!", mi telefonano dall'ospedale: non ci sono cellule maligne, niente linfoma, ma solo una malattia benigna, ancora da accertare del tutto (sto concludendo l'iter diagnostico), ma nulla di terribile. 
MESI DIFFICILI - Eccomi dunque riemergere, all'improvviso, da tre mesi d'inferno, e lo dico senza alcuna esagerazione. Fra i più brutti della mia vita, senza ombra di dubbio. Soprattutto le prime settimane sono state terribili: non tanto per i sintomi (un po' di tosse, un po' di febbre, poco altro), tutto sommato sopportabili, ma per la terribile angoscia, l'incertezza derivante da una diagnosi non ancora definitiva eppure sbandieratami davanti senza tanti giri di parole, il terrore di dover affrontare qualcosa di tanto più grande di me. La paura per il mio futuro, ma soprattutto l'inaccettabile sensazione di rabbia di fronte all'evenienza che i miei genitori, anziani e acciaccati, dopo una vita non certo semplice dovessero sopportare anche questo ulteriore affronto del destino ed inventarsi assistenti per me, andando incontro a ulteriore logorio psico - fisico. 
Notti insonni, all'inizio, poi il sonno è in parte tornato (giocoforza, altrimenti mi sarei ridotto a uno straccio), c'è stato il faticoso tentativo di riprendere una parvenza di vita normale, ma alla fine di ogni giornata ricompariva sempre quell'ombra nera, l'ombra della malattia, e sentivo salire dentro me una sensazione di malinconia infinita, una voglia di piangere che da tempo non provavo. 
Ero tornato a scrivere sul blog, per reazione a tutto questo, pochi giorni prima del mio ingresso in ospedale. E dopo un'attesa snervante di altri venti giorni, la citata "buona nuova", che però, può sembrare assurdo e sciocco ma è così, lì per lì non son riuscito a godermi appieno, con la gioia dovuta: mi sentivo svuotato da settimane vissute sotto la cappa di uno stress assurdo, e anche un po' disorientato perché, come detto, l'animo era già predisposto a una "sentenza" medica tutt'altro che benevola. 
Bene, ora tutto è passato, o quasi, perché, come detto, gli esami non sono ancora finiti, e in più mi ritrovo sempre in corpo quel fastidioso catetere, a cui spero di dire addio con l'anno nuovo. Non finirò mai di ringraziare le persone che, "dal vivo" o anche solo virtualmente, mi sono state vicine in queste durissime settimane con telefonate, sms, messaggi. Non lo dimenticherò, mai. Ora la vita sta lentamente riprendendo: una piccola collaborazione giornalistica, e il piacevole impegno del blog.
NOTE D'AZZURRO: BILANCIO - Già, il blog. Nel precedente post "personale" mi ero rammaricato di come la mia forzata assenza e la conseguente mancanza di aggiornamenti avessero, probabilmente, fatto perdere quota a questa mia creatura,  facendo fuggire visitatori che ad un certo punto potevano anche essersi stancati di passare di qua trovando tutto fermo. Ebbene, posso dire con un pizzico di soddisfazione che l'handicap è stato in parte superato: gli internauti sono tornati gradualmente ad affluire da queste parti, probabilmente qualcuno si è perso per strada ma qualcun altro si è anche aggiunto al mio piccolo circolo di aficionados.
Non siamo in tanti, certo, i blog campioni del web sono altri, distanti anni luce e irraggiungibili, ma poche settimane fa ho superato le 10mila visite e ora stiamo marciando insieme, a grandi passi, verso le 11mila. Sono numeri piccoli, me ne rendo conto: si può e si deve migliorare, ma in poco più di un anno di attività credo sia un risultato comunque accettabile: perché il mio è un blog amatoriale, oltretutto un blog spesso difficile da... digerire perché, come ho precisato in home page, è fatto con stile "cartaceo", ossia con commenti e approfondimenti piuttosto lunghi, in netta controtendenza con le usanze della rete, che richiedono articoli brevi per non far fuggire il lettore a gambe levate. Ma io... nacqui giornalista da carta stampata, e poi mi piace sviluppare ogni tematica nella maniera più dettagliata possibile.
DIFFICOLTA' E SODDISFAZIONI - Ma le difficoltà per emergere sono tante altre: questo è un blog che  non fa parte di nessuna piattaforma professionale di settore, tipo Blogosfere per intenderci, che deve guadagnarsi visibilità e credito giorno per giorno, post dopo post, con la qualità della scrittura, l'appeal degli argomenti affrontati e, diciamolo pure, un buon lavoro di pubbliche relazioni, ossia essenzialmente frequentando e commentando su altri blog. Ed è terribilmente difficile, non si può mai mollare la presa e spesso vien da chiedersi se ne valga davvero la pena.
Bene, accertato che un blog, soprattutto un blog come questo, non dà né darà mai guadagni né popolarità, la risposta è che sì, al momento ne vale la pena. Perché mi piace scrivere, perché c'è gente che mi segue e a cui va tutta la mia gratitudine (un attestato di stima e di affetto particolari, non me ne vogliano tutti gli altri, lo merita l'amico Gianni Gardon del blog "PELLEeCALAMAIO", che mi segue con assoluta costanza fin dall'inizio e che mi ha riservato bellissime parole anche nel corso della sua trasmissione "Out of time" sulla web emittente radiofonica "Yastaradio"). Ne vale la pena, last but not least, perché la crescita di Note d'azzurro, nato a fine estate 2011 e vissuto per alcuni mesi in una sorta di... semiclandestinità (tradotto: non se lo filava nessuno, o quasi), è stata una delle poche cose belle capitatemi in un 2012 da dimenticare, fra perdita di lavoro e salute messa a repentaglio. Una mia piccolissima creatura di cui vado orgoglioso, ebbene sì. E finché avrò tempo ed energia da dedicarle, non la mollerò. Sereno 2013 a tutti voi.