Powered By Blogger

lunedì 6 settembre 2021

MONDIALI 2022: L'ITALIA ZOPPICA ANCORA E RISCHIA GROSSO. MANOVRA AD ALTO TASSO DI IMPRECISIONE, LUCIDITA' ZERO, CONDIZIONE DEFICITARIA: URGE CAMBIO DI ROTTA

E' stato un brodino, come si dice in gergo pallonaro. Ma uno di quei brodini che lasciano in bocca un retrogusto oltremodo sgradevole. Certo, di base un pareggio in casa della rivale più accreditata nella corsa al Qatar non è affatto da buttare, anzi; ma inquieta e irrita il modo in cui è arrivato. E irrita a maggior ragione dopo aver sentito le dichiarazioni post partita di Mancini e di Chiellini, che hanno straparlato di grande prestazione, superiore anche a quella di Euro 2020 a Roma contro i medesimi avversari: mi sono sentito preso in giro, senza offesa per nessuno, e non c'era bisogno di questo ulteriore boccone amaro per rendermi indigesta una serata già di per sé avvilente. 

LA PEGGIOR CRISI DEL TRIENNIO - Diciamolo: è il momento più difficile dell'eccellente era Bobby Gol. Non ci trovavamo in così evidenti ambasce tecniche dalla zoppicante Nations League 2018, ma all'epoca le giustificazioni erano solide: la squadra era un cantiere, un abbozzo, un'idea ancora di là dal diventare una realtà stabile e credibile. Oggi tutto ciò non esiste. Il fatto che questa fase di crisi si stia manifestando subito dopo il trionfo europeo è di una gravità inaudita. Nessuno ci toglierà mai quella coppa dall'albo d'oro, nessuno ci toglierà i giorni di gioia sportiva che abbiamo vissuto: ma certi titoli, importantissimi, epocali, vanno anche onorati. E onorati da subito; andate a vedervi, per esempio, il rendimento immediato della Spagna di Del Bosque dopo i suoi molteplici trionfi euromondiali: tantissime vittorie, qualche pareggio qua e là. Non si esprimeva sempre al massimo delle sue enormi potenzialità, incontrava qualche difficoltà anche contro formazioni modeste, ma in un modo o nell'altro la sfangava e portava a casa le partite. Perché le grandi squadre devono saper fare soprattutto questo: trarre il massimo anche nelle giornate di scarsa vena, anche nei momenti in cui la brillantezza latita. A maggior ragione se sono in palio punti pesantissimi, come quelli per una qualificazione mondiale. 

IL "SETTEMBRE MOSCIO" E IL CALENDARIO DA RIVEDERE - Oltretutto, questa storia della maledizione settembrina comincia francamente a stufare. Nel caso specifico forse non si poteva fare granché, per via dello slittamento di un anno dell'Euro 2020 che ha portato a un affollamento del calendario internazionale difficile da gestire con equilibrio. Ma questa défaillance di fine estate che colpisce la rappresentativa azzurra è una problematica nota da tempo: riuscirà prima o poi, la nostra federazione, a porre mano al programma calcistico interno per apportarvi le opportune modifiche? Non si chiede tanto: giusto un inizio di Serie A anticipato di sette giorni con in più l'aggiunta di un turno infrasettimanale, in modo da arrivare alla prima sosta per le nazionali con almeno quattro giornate di campionato nelle gambe e nella testa. Con i calendari che torneranno ai normali regimi pre Covid non dovrebbe essere difficile farlo, se davvero si tiene al Club Italia: a queste ultime, fondamentali e in certa misura sciagurate partite, hanno preso parte giocatori che ancora non erano scesi in campo coi rispettivi club, come Berardi, o che avevano disputato solo uno spezzone di incontro, come Chiellini. Ed errori clamorosi come quello compiuto dall'esterno del Sassuolo davanti a Sommer si spiegano anche con i muscoli imbastiti, la mancanza di abitudine all'impegno agonistico, l'assenza di lucidità e di freddezza che invece diventano bagaglio abituale per atleti rodati. 

SI PUO' VINCERE ANCHE IN QUESTO MESE - Rimango convinto che questa falsa partenza sia in larga parte dovuta al grave deficit di condizione atletica che ci affligge in questo periodo dell'anno ma, ripeto, ciò rappresenta una giustificazione solo parziale. Come avevo detto in apertura del commento a Italia-Bulgaria, in passato ci è capitato di vincere sfide importantissime in questo mese, nella identica situazione di fragilità psico-fisica. Proprio contro i bulgari, ad esempio, la Selezione di Prandelli si aggiudicò una sofferta e brutta partita nel settembre 2013, facendo il bis pochi giorni dopo con la Repubblica Ceca (e in quell'occasione offrì anche una prestazione di tutto rispetto) e conquistando in anticipo il pass per Brasile 2014; persino la mediocre Italia di Conte fece il pieno nel settembre 2015 con Malta e, ancora una volta, Bulgaria, senza incantare ma ponendo una seria ipoteca sulla qualificazione all'Europeo francese. 

TROPPI ERRORI A FRENARE LA MANOVRA - Anche la storia e la tradizione, dunque, dicono che si poteva e doveva fare meglio. Tanto più, e non mi stancherò mai di ribadirlo, da freschi campioni continentali. Nel dettaglio del match, non voglio e non posso lasciarmi incantare dalla dichiarazioni semi-trionfali del cittì e di Chiellini, di cui ho detto in apertura. Sostenere che la nostra prova di Basilea sia stata sullo stesso livello di quella del 16 giugno a Roma è un insulto alla logica e all'intelligenza. Gli azzurri hanno espresso un buon tasso di agonismo, rispondendo colpo su colpo al furore degli elvetici, ma sul piano tecnico il bilancio è in rosso. La consueta manovra avvolgente si è vista, ma stavolta è stata ostacolata da tanti, troppi errori di misura nei lanci, nei passaggi, nel controllo di palla: e se il nostro team smarrisce precisione millimetrica e rapidità di esecuzione nella fascia di mezzo, perde gran parte della propria pericolosità. Essendo, quella azzurra, una formazione dal tasso di classe piuttosto elevato, è fin troppo chiaro che tali lacune non siano fisiologiche ma dovute a fattori contingenti. 

JORGINHO: MAI COSI'  "DOWN" - Fra questi fattori, detto e stradetto della preparazione fisica quasi inesistente, non mi sento ancora di inserire l'appagamento post trionfo, perché un gruppo giovane come il nostro non può essere appagato, soprattutto se ha davanti l'obiettivo di un Mondiale da raggiungere e giocare, e perché comunque non ho visto in campo, né a Firenze né ieri sera, segnali di sufficienza o di scarsa umiltà, ma solo fiacchezza e poco sprint di gambe e di cervello. Non si può spiegare in altra maniera un Jorginho così timido, così rintanato nelle retrovie, così parsimonioso nel dispensare idee di gioco plausibili, così "sulle sue". Il rigore orrendamente calciato non è stato che l'inevitabile approdo di una prestazione gravemente insufficiente. A proposito del penalty: perché non farlo calciare ad Immobile, che dopo un primo tempo, al solito, con più ombre che luci, aveva bisogno di una iniezione di fiducia, e che i tiri dal dischetto li sa eseguire quasi sempre con maestria? Poteva essere la svolta positiva dell'incontro, per noi e per lui. Dettagli, sì, ma dettagli che in quadri tattici così equilibrati come quello di Basilea possono fare la differenza. 

PASSI INDIETRO RISPETTO A FIRENZE - Sarò una mosca bianca a pensarlo, ma secondo me, sul piano della fluidità di manovra, della precisione nella costruzione del gioco, della capacità di andare dentro e calciare pericolosamente in porta, si sono fatti grossi passi indietro rispetto a giovedì scorso. Certo, l'avversario era di consistenza diversa, giocava in casa e non è detto abbia tratto svantaggio dall'assenza di veterani come Shaqiri e Xhaka che hanno probabilmente già dato il meglio, ma, in questo triennio, i nostri avevano sofferto così tanto solo una volta, ossia nella semifinale di Wembley contro la Spagna. Potevamo vincerla comunque, certo, perché le occasioni grosse non sono mancate: nel primo tempo Ciro ha mancato l'ennesimo gol pesante del suo percorso azzurro sparando alle stelle su splendido assist di Berardi, il quale poi, lanciato da Locatelli in contropiede, ha calciato su Sommer, quindi Insigne, dopo bella combinazione con Locatelli e Immobile, ci ha provato con un tiro a giro dei suoi, purtroppo non ben calibrato come quello che a Monaco spezzò la resistenza del Belgio. Nella ripresa, detto del penalty, ci sono state altre due buone, ma non clamorose, opportunità per Insigne, la seconda ben rintuzzata da un Sommer che è più che mai, al momento, l'uomo simbolo del nuovo corso elvetico targato Yakin. 

POCHE OCCASIONI, SCARSO APPORTO DEL CENTROCAMPO - Non è molto, come si può evincere dalla cronaca: l'ItalMancio è abituata a creare molto di più, in fase di tiro. Con una produzione offensiva così modesta, sul piano qualitativo e quantitativo, già di per sé è difficile vincere, e diventa impossibile se si gettano alle ortiche le due uniche palle-gol veramente nette e limpide, che sono state due reti sbagliate, più che due prodezze del guardiano di casa. Una produzione modesta soprattutto a causa del modesto lavoro del reparto di mezzo, dove il solo Locatelli ha offerto buone illuminazioni con lanci e intuizioni di pregio, mentre della latitanza di Jorginho abbiamo detto e Barella non è mai riuscito a entrare nel vivo dell'opera di impostazione, limitandosi a un piccolo cabotaggio assolutamente inutile nella circostanza. 

BERARDI FA IL SUO, DI LORENZO SUFFICIENTE, BONUCCI NO - Insigne, come a Firenze, si è sbattuto ma non ha trovato la precisione sotto porta che un campione d'Europa "deve" avere, mentre ci penserei due volte prima di bocciare Berardi: era sì e no al 30 per cento della preparazione, ha sbagliato un gol ma ha anche messo lo zampino in quasi tutte le poche azioni pericolose dei nostri, procurandosi oltretutto il rigore causato da Ricardo Rodriguez. Certo peggio di lui ha fatto Chiesa, che probabilmente ben altro contributo avrebbe offerto giocando dall'inizio e che nel finale ha saputo solo conquistare un fallo prima di entrare in area con un insistito assolo tutto sommato fine a se stesso. Zaniolo ha toccato molti palloni, è stato presente dalla trequarti in su, ha combinato poco ma ha lasciato intravedere buone potenzialità per sviluppi nuovi e interessanti della nostra manovra d'attacco, che ne ha decisamente bisogno. Dietro, infine, a parte un paio di incertezze Di Lorenzo non ha demeritato: sicuramente un  passo avanti enorme rispetto al.... Florenzi fiorentino (ma non ci voleva molto), ma con la riserva dello scarsissimo apporto in fase di spinta, mentre ha profondamente deluso Bonucci, che ha commesso molti errori sia in copertura sia al momento di rilanciare. 

PROSPETTIVE, NUOVI TITOLARI, IL PERCORSO DA COMPIERE - Insomma, per quanto mi riguarda il quadro è questo, al di là delle surreali interviste post partita. Di eventuali correttivi sostanziali, cioè non dettati dall'ovvio turn over, cominceremo a parlare dopo Italia-Lituania, ossia dopo una vittoria obbligata, perché qualsiasi altro esito prefigurerebbe cataclismi a cui non voglio neanche pensare. I nomi, del resto, sono lì sotto gli occhi di tutti, e il bacino da cui pescare non è mai stato così ricco, negli ultimi dieci anni: dietro Lazzari, Calabria, Bastoni, Mancini, nel mezzo Pessina, Castrovilli, oltre a Locatelli ormai titolare aggiunto, dalla trequarti in su Pellegrini, Zaniolo, Kean, Raspadori: le strade per innovare e rinvigorire la squadra senza perdere competitività ci sono... 

Il tabellino di marcia che avevo abbozzato dopo Italia-Bulgaria resta valido: dieci punti da fare, di cui tre con la Svizzera, e la qualificazione è sicura. Il primo punto è stato fatto, e non è da buttare, ma era preferibile farne subito tre contro gli incompleti rossocrociati, perché vivere con l'obbligo di doverle vincere tutte non è semplice, e perché un ulteriore motivo di pressione potrebbe essere rappresentato da una Svizzera che si presenterebbe a Roma in vantaggio in classifica, e quindi con la possibilità di giostrare al meglio sul piano tattico, e abbiamo visto che, quanto a malizia e a intelligenza strategica, Seferovic e compagni sono messi piuttosto bene. Una pressione che potrebbe diminuire se, nel frattempo, i nostri rivali perdessero qualche punto per strada, ma dover cominciare già a settembre a guardare i risultati degli altri rappresenta l'ennesimo elemento di disonore di questo balordo post Europeo. 

Nessun commento:

Posta un commento