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lunedì 8 luglio 2019

MONDIALI CALCIO DONNE 2019, BILANCIO FINALE. CONFERMA DEGLI USA, EXPLOIT AZZURRO, BOOM GENERALE DI INTERESSE ANCHE IN ITALIA. AVANTI COSÌ


È stata una domenica dolceamara per il calcio stars and stripes. Se la Nazionale maschile ha perso in casa la Gold Cup, il torneo continentale Concacaf (la confederazione del Nord America, del Centro America e dei Caraibi) contro un Messico che ha ribadito una volta di più la sua superiorità sui concorrenti di zona, dall'Europa sono invece giunte ottime notizie. Le ragazze del soccer in trionfo a Lione, campionesse del mondo per la seconda volta consecutiva, quarta in assoluto. Ma questo successo è forse il più significativo di sempre, perché giunto al termine di un Mondiale che resterà probabilmente nella storia come uno spartiacque nell'evoluzione del football femminile. Un torneo che ha evidenziato i macroscopici progressi tecnici di molte nazioni (con l'Italia in primo piano, possiamo dirlo?), e che ha catalizzato l'attenzione di una quantità di spettatori (in loco e davanti al video) impensabile alla vigilia. 
INTERESSE A LIVELLI ALTISSIMI - Ribadisco la mia convinzione: non è stato solo un successo artificioso, pompato da una massiccia campagna mediatica. Trucchetti del genere possono reggere per poco tempo e generare comunque un seguito cospicuo ma non eccezionale, mentre per la kermesse francese l'audience è stata enorme e soprattutto accompagnata da una partecipazione e da una passione sintomatiche di un interesse genuino e non teleguidato. Sul campo, è alfine emerso il verdetto più giusto, che racchiude in sé anche il più grosso limite attuale del calciodonne a livello planetario: ancora troppo ampio è il divario qualitativo fra gli States e il resto del mondo. Nell'atto conclusivo, le olandesi hanno opposto una generosa difesa, contro avversarie arrembanti e note per la facilità nel trovare sbocchi offensivi vincenti. Oddio, nella prima mezz'ora il match non è stato granché, con eccessiva frenesia di manovra da parte della favorite e, più in generale, una troppo elevata percentuale di errori tecnici anche banali, al punto da far pensare che le nostre azzurre, pur destinate alla sconfitta contro le americane, non avrebbero sfigurato al posto delle loro giustiziere arancioni. 
DOMINIO AMERICANO - Alla lunga, la gara ha preso quota, per esclusivo merito delle campionesse uscenti (e immediatamente... rientranti), che già prima dell'intervallo avrebbero potuto essere avanti nel punteggio: il portiere Van Veenendaal si superava tre volte, prima respingendo una botta di Lavelle, poi neutralizzando una deviazione ravvicinata di Morgan su cross di Rapinoe (con la collaborazione del palo destro) e infine deviando in corner un sinistro  della stessa Morgan, la più pericolosa (al suo attivo anche una "spizzata" di testa nell'area piccola, finita di poco fuori bersaglio); segnali inequivocabili di una superiorità che si concretizzava nella ripresa. Tutto si decideva in dieci minuti, fra il 60' e il 70': prima il leader carismatico Rapinoe trasformava un rigore concesso per fallo di Van der Gragt sulla scatenata Morgan, quindi raddoppiava Lavelle con un bel sinistro dal limite al culmine di una discesa iniziata a centrocampo, che le "tulipane" non riuscivano a contrastare. Le europee si sbilanciavano in avanti nel tentativo di riaprire la sfida ma la loro veemenza produceva ben pochi pericoli per la retroguardia avversaria, mentre si aprivano invitanti spazi al contropiede delle statunitensi, che però non ne approfittavano per arrotondare il punteggio. 
AZZURRE SUGLI SCUDI - Finiva 2-0 ed era un verdetto scontato, come detto. Ma non è il trionfo delle ragazze del cittì Ellis l'eredità più importante lasciata da questo Mondial francese. Ciò vale soprattutto per il nostro Paese: le azzurre meritano l'elogio pieno per aver centrato un traguardo che alla vigilia in pochi avevano pronosticato. Linari e Bonansea si sono dimostrate giocatrici di statura internazionale, le varie Gama, Giuliani, Giugliano, Galli e Girelli hanno offerto un rendimento elevatissimo, ma tutte in generale hanno buttato il cuore oltre l'ostacolo. Diamo merito a Milena Bertolini di aver allestito una squadra ben organizzata, capace di soffrire in trincea e di sganciarsi in micidiali affondo, pugnace in retroguardia e al centro e spesso rapida e mortifera in avanti. Essere fra le prime otto al mondo è un premio meritato e uno stimolo a continuare la scalata, perché ormai non ci si può più nascondere.
SFONDATO IL MURO DELL'INDIFFERENZA - La svolta c'è stata anche fuori dal campo. Che qualcosa sia cambiato, nel modo del pubblico italiano di approcciarsi al football in rosa, lo dimostra in fondo anche il dato di ascolto della finalissima: c'è chi ha parlato di flop, ricordando le stupefacenti cifre messe in fila dalla Nazionale italiana pochi giorni fa, ma posso assicurare che quasi due milioni di telespettatori (un milione e mezzo circa su Rai 2 e poco meno di mezzo milione su Sky) in una domenica pomeriggio di inizio luglio, per una partita di calciodonne fra due squadre straniere, è qualcosa di più di un miracolo, altro che storie. Questo sport fino ad oggi negletto ha fatto breccia, ma i problemi iniziano adesso: occorrerà quantomeno conservare questo zoccolo duro, perché la passione e l'entusiasmo vanno alimentati. Nella fattispecie, ci vuole un lavoro massiccio sia da parte dei media che delle istituzioni calcistiche: i primi devono assicurare una copertura dignitosa anche durante l'anno, lontano dai big events come i Mondiali, le seconde dovranno investire, migliorare le strutture e l'organizzazione, lavorare per approdare al professionismo. 
ANCORA TRACCE DI DISCRIMINAZIONE - Riguardo all'atteggiamento di chi osserva da fuori, se passi avanti sono stati indubbiamente fatti, è anche vero che ci sono ancora grosse lacune culturali: sui social come sui mezzi d'informazione tradizionali, emerge talora un atteggiamento altezzoso e sprezzante verso questa disciplina e verso chi la pratica. Concentrare l'attenzione sulle tendenze sessuali delle praticanti è piuttosto triste (ma poi, cosa interessa a uno spettatore se la tal giocatrice è etero o lesbica? E soprattutto, cosa cambierebbe in un caso o nell'altro nella valutazione della persona e dell'atleta?), il paragone insistito col calcio maschile è del tutto fuori luogo e fuorviante: chiaro che ci siano differenze, che rimangono comunque limitate soprattutto all'aspetto della preparazione fisica, mentre sul piano tattico, del trattamento della palla e dell'approccio mentale agli incontri, i progressi negli ultimi anni sono stati lampanti. Se poi non li si vuole vedere è un altro discorso: io, in questi Mondiali, ho visto giocare un buon calcio, meno frenetico e atleticamente "rampante" rispetto a quello degli uomini, ma comunque gradevole e nient'affatto privo di pathos. Ma i luoghi comuni in stile "il calcio non è gioco da femminucce" hanno fatto danni profondi, e sono del resto il retaggio di una discriminazione fra sessi altrettanto radicata in tutti i settori della nostra società, lavorativi e non. 

mercoledì 26 giugno 2019

MONDIALI CALCIO DONNE: È UN'ITALIA DA RECORD. QUARTI DI FINALE RAGGIUNTI DOPO 28 ANNI!

                                   Aurora Galli: ha segnato il 2-0 (foto Guerin Sportivo)

Le azzurre del calcio fra le prime otto nazionali del pianeta.  Miglior risultato di sempre eguagliato, accadde l'unica volta nel 1991, una vita fa. Ma oggi vale di più, molto di più: perché all'epoca, e sia detto senza offesa alcuna ma come mera constatazione, il football femminile italiano era un mondo distante anni luce da ciò che è diventato quasi trent'anni dopo. Era un'impresa portata coraggiosamente avanti da un drappello di volenterose appassionate, quasi senza alcuna copertura mediatica, fra diffidenze e sarcasmi che, in parte, sono tuttora duri a morire; un continuo remare controcorrente alla ricerca di un progresso, di un salto di qualità che non arrivava mai. Nel 2019 il "pallone in rosa" non è improvvisamente diventato un fenomeno colossale, ovunque radicato, per il quale Paesi interi si fermano. Ma è cresciuto, l'ho già scritto qualche giorno fa: si è sviluppato tatticamente e tecnicamente, e proprio grazie a questa crescita ha guadagnato appeal e conquistato una visibilità che sembrava impossibile da raggiungere appena qualche mese addietro. 
CON LA CINA RISCHI PIU' TEORICI CHE REALI - Per tutto questo, i quarti di finale centrati nel "Mondial" in corso in Francia hanno un peso specifico enorme, come risultato immediato e in prospettiva, se il movimento del calciodonne nazionale saprà adeguatamente valorizzare tale traguardo. Sul campo, l'ostacolo Cina è stato superato con qualche difficoltà. Più teorica che reale, perché le asiatiche non hanno certo collezionato palle gol in serie, anzi. La sofferenza ha avuto origine, in parte, dall'atteggiamento delle nostre, già palesatosi in precedenti gare ma molto più evidente in quella di ieri a Montpellier: ossia una certa tendenza alla passività, all'attesa delle mosse avversarie. Il tanto vituperato ma sempre efficace "calcio all'italiana", che però  ha anche le sue controindicazioni, perché se si concede troppo margine di manovra a chi ti sta di fronte, si finisce poi col cedere l'iniziativa e faticare terribilmente a riprenderla. Un gioco che aveva funzionato egregiamente al debutto con l'Australia, fra chiusure puntuali e ripartenze rapide e ficcanti, ed era servito a limitare i danni contro il forte Brasile. Al cospetto delle cinesi, complice anche un calo fisico di Sara Gama e compagne, la saggia prudenza si è trasformata troppo spesso in difesa affannosa, con la squadra schiacciata davanti alla propria area. 
AZZURRE SULLA DIFENSIVA - Per carità, va bene tutto e il risultato raggiunto è tutto grasso che cola: io stesso avrei messo la firma su un quarto di finale. Ma, visto che il calciodonne è diventato adulto, è giusto che... cominci ad essere sottoposto a critiche simili a quelle che noi incontentabili riversiamo sugli illustri colleghi maschietti. Lo dico perché l'Italia di Milena Bertolini ha dimostrato un certo camaleontismo di schemi, ossia la capacità di mutare atteggiamento tattico sia nei novanta minuti sia da un match all'altro. Ad esempio, contro la Giamaica, cioè quando c'era la necessità di aggredire per rimpinguare la differenza reti, le nostre lo hanno fatto, trovando con una certa disinvoltura la via del gol, per quanto, anche in quella gara, nelle battute iniziali della ripresa e già sul 3-0, sia riemersa la natura "italianista" del complesso, con il pallino ceduto alle peraltro innocue centroamericane. Gianni Brera ai suoi tempi avrebbe parlato di "squadra femmina", senza sapere che un giorno tali concetti si sarebbero potuti applicare proprio al football in rosa...
GLI EPISODI SALIENTI - Probabilmente, lo ripeto, hanno recitato un ruolo decisivo il caldo e la tensione per la partita più importante (finora) della carriera di queste ragazze, che oltretutto stanno dando il 101 per cento e ci sta quindi che tirino un attimo il fiato. Dopodiché, come accennato, i pericoli sono stati pochi, e tutti concentrati nel primo tempo: un tiro di Yan dal limite alzato sopra la traversa da Giuliani, un palo colpito di testa da Ying e un tentativo in diagonale della stessa Ying smorzato in corner da Bartoli. A quel punto, peraltro, le azzurre avevano già sbloccato il risultato: fuga di Giacinti sulla destra dopo aver recuperato palla e preciso passaggio per Bonansea che tentava il lancio per Bartoli, su cui usciva il portiere; la palla schizzava verso la stessa Giacinti, che aveva seguito l'azione portandosi dentro l'area e che di sinistro trovava lo spiraglio giusto per l'1-0. Prima dell'intervallo Bergamaschi sfiorava anche il raddoppio in contropiede, ma il suo destro era respinto da Shimeng. La ripresa si apriva con la rete del 2-0 che chiudeva il conto, un'invenzione di Galli che, da fuori area, lasciava partire un tiro non fortissimo ma estremamente preciso, che si insaccava nell'angolino basso. 
LINARI SUPER - Poi, come detto, il forcing continuo, monotono, privo di idee delle cinesi, che un'Italia atleticamente più in palla avrebbe eluso con agilità portando altre minacce negli spazi lasciati liberi dalle rosse. In trincea, emergeva una colossale Linari, che si è presa sulle spalle il grosso del lavoro difensivo, con anticipi e chiusure innumerevoli e impeccabili. Molto bene Bartoli nelle due fasi, tanto da aver messo lo zampino anche nell'azione della prima rete, mentre Giuliani ha brillantemente superato gli impacci iniziali coi piedi, dando sicurezza alle compagne con uno stile magari non ineccepibile ma funzionale al raggiungimento dello scopo. 
BONANSEA E GIRELLI IN PANNE, GIACINTI SUGLI SCUDI - Si è poi vista, nel mezzo, la solita Giugliano generosissima e dinamica, mentre Girelli ha questa volta girato a vuoto e la stessa Bonansea non ha saputo estrarre dal cilindro le alzate d'ingegno e le accelerazioni spesso decisive nelle precedenti uscite. E' in compenso salita in cattedra Giacinti, che ha impostato e concluso l'azione dell'1-0 e sfiorato un'altra segnatura nel recupero, con un rasoterra deviato in angolo dal portiere. Va bene così, va più che bene. Perché, lo ripeto in chiusura, qui non siamo di fronte a un semplice superamento del turno: queste ragazze stanno realizzando un'impresa che potrebbe avere valenza epocale per il futuro del calcio femminile in Italia. E seguirle con trepidazione alla tv, impararne a memoria nomi, fattezze e caratteristiche tecniche, fa parte in fondo di questo balzo in avanti di cui, probabilmente, solo fra molti anni apprezzeremo appieno la portata. 

mercoledì 19 giugno 2019

MONDIALI CALCIO DONNE, PER L'ITALIA PRIMO TURNO SUPERATO E PRIMA SERATA SU RAI UNO. UN EXPLOIT EPOCALE

                                           Barbara Bonansea (foto Guerin Sportivo)

Comunque vada, sarà un successo: era il tormentone inventato da Piero Chiambretti per un Festival di Sanremo di parecchi anni fa. Una massima che, oggi, possiamo tranquillamente applicare alle azzurre del pallone. A prescindere da come finirà il Mondiale francese, infatti, in pochi giorni il nostro movimento calcistico femminile ha compiuto un balzo in avanti enorme, sul piano della visibilità e della credibilità interna e internazionale, e tutto questo grazie al cittì Milena Bertolini e alle sue ragazze. E' diventato adulto, è maturato tutto d'un colpo: con i pro e anche i contro che uno sviluppo così rapido comporta, certo, ma intanto può dire di aver finalmente fatto la voce grossa, dopo anni sottotraccia a inseguire progressi che tardavano a venire. 
NON E' UNA BOLLA DI SAPONE - Sgombriamo subito il campo dagli equivoci: non si tratta, almeno a mio parere, di un boom artefatto, di una montatura pubblicitaria. La crescita del calciodonne italico è vera e genuina, perché nasce con delle basi, ossia dalla passione di praticanti e semplici appassionati, da una evidente evoluzione tattica e tecnica e, conseguentemente, da risultati pratici che sono sotto gli occhi di tutti, mostrati al mondo intero da una Nazionale che ha superato il primo turno con una partita di anticipo, vincendo il proprio girone davanti ad avversarie più reputate come Australia e Brasile. Serata storica, quella di ieri, non solo per l'obiettivo sportivo centrato: con il duello fra l'Italia e la Seleçao, il calcio femminile è approdato per la prima volta alla prima serata sulla rete ammiraglia Rai, ed è stato un approdo trionfale, con oltre sei milioni e cinquecentomila spettatori, una cifra pazzesca, incredibile. Chi avrebbe mai potuto immaginarlo, fino a pochissimi anni fa?
SERATA TV TUTTA ROSA - Ma anche questa oceanica attenzione del pubblico, le nostre prodi fanciulle se la sono guadagnate e sudate, senza alcuna spintarella, senza campagne di stampa compiacenti. Lo hanno fatto dimostrando il loro valore sul campo, che alla fine è la sola cosa che conti, nello sport. Così, abbiamo assistito a una serata tutta in rosa: Tiziana Alla, Patrizia Panico e Giorgia Cardinaletti per cronaca e interviste allo stadio di Valenciennes, in studio Monica Matano e Cristiana Capotondi, che è vicepresidente della Lega Pro e che sta prendendo molto sul serio questo incarico così insolito per un'attrice professionista. Unici maschietti intrusi, Tiziano Pieri per l'inevitabile moviola e, soprattutto, Pablito Rossi, ossia un mostro sacro del calcio mondiale, scelto probabilmente non a caso, proprio per rendere appieno l'idea dell'importanza dell'evento. Chiaro, è solo un punto di partenza, tanto è ancora il terreno da recuperare nei confronti delle grandi potenze del football in rosa, ma certi traguardi non si raggiungono per caso. 
CRESCITA TECNICA E TATTICA - Dicevo del livello tecnico: il progresso rispetto agli anni Novanta, epoca in cui per lavoro mi capitò spesso di assistere a partite di calciodonne, è stato esponenziale. Il Mondiale francese ci sta mostrando una squadra italiana organizzata, con un'idea di gioco ben visibile, a tratti persino camaleontica nella strategia di gara, un team formato da giocatrici capaci di trattare il pallone con proprietà, e financo dotate di una discreta tenuta atletica. Una squadra matura perché ha sostanzialmente superato tre test molto diversi: contro l'Australia si è esaltata in un gioco molto scarno e semplice, all'italiana vecchia maniera, basato su una salda tenuta delle posizioni difensive per poi scattare in rapidi affondo; contro la Giamaica, l'avversaria più abbordabile, si è trovata invece a dover fare la partita dando un occhio alla differenza reti, e ci è riuscita appieno, concedendo giusto qualche minuto di innocuo sfogo alle rivali dopo il 3-0 per poi mettere a segno altri due gol. Infine, contro il Brasile, nel match che ha acceso i grandi riflettori televisivi sulle nostre rappresentanti, l'interpretazione tatticamente più sottile e difficile: gestire un risultato che ci dava il primo posto nel raggruppamento senza però abbandonarsi alla spinta offensiva delle sudamericane, ma cercando comunque di alzare il baricentro ogni volta che se ne presentava l'occasione e di tenere sul chi vive la terza linea verdeoro. Missione compiuta, tutto sommato: le nostre sono andate in sofferenza autentica unicamente in due periodi, grosso modo nelle fasi centrali dei due tempi, ma senza ammassarsi nella loro area, senza chiudersi a riccio; sono state infilate su un rigore molto dubbio, per un contrasto spalla contro spalla, mentre nel primo tempo, dopo una parata d'istinto di Giuliani sulla fuoriclasse Marta, avevano sfiorato il vantaggio con una bella volée di Bonansea su cross di Guagni al culmine di una elegante trama sulla destra, senza dubbio la più bella azione dell'incontro.  
BONANSEA E LE ALTRE - Già che ci siamo, facciamo un po' di nomi: la difesa azzurra è chiusa con autorità da Gama, Linari e Bartoli, col portiere Giuliani che sa anche compiere interventi prodigiosi come in occasione del tacco di Marta nella prima frazione; a centrocampo c'è lo scricciolo Giugliano che è il classico mastino, e che ieri è cresciuta dopo un avvio un po' incerto; Bonansea è un incursore di classe, continuo e decisivo, Girelli una punta opportunista, efficace e generosa. Sono valori di assoluto rispetto che, onestamente, non so dove possano portarci, ma un quarto di finale credo sia alla portata, tanto per cominciare, e rappresenterebbe un volano promozionale ancora più efficace per il nostro calciodonne, che di questo soprattutto continua ad aver bisogno, per abbattere quanto resta del muro di perplessità eretto da chi, evidentemente non guardando le partite, continua a sostenere che il football non sia sport da donne. Ai maschietti, le ragazze cedono qualcosa dal punto di vista del tono fisico e del dinamismo, ma si assiste così a un gioco meno veloce, meno frenetico di quello a cui ci siamo abituati in questi ultimi lustri. Un calcio forse un po' "agé" sul piano stilistico, ma non per questo brutto a vedersi e in ogni caso, lo ripeto, con una precisa dignità tecnico - tattica. E allora, che l'avventura in terra di Francia continui.