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martedì 4 febbraio 2020

SANREMO 2020 AL VIA, FRA LO SCANDALO DEI SUPER (?) OSPITI ITALIANI E UN CAST DI BIG CHE OFFRE MILLE SPUNTI DI INTERESSE


Da stasera finalmente tocca all'Ariston, ai cantanti, ai presentatori, agli ospiti. Sanremo 70 è ai blocchi di partenza, il che purtroppo non ci garantisce che le polemiche vadano a spegnersi, ma perlomeno, è nei voti, si potrà iniziare a discutere della solidità e della credibilità delle canzoni in gara e dello show, dopo settimane gonfie di astio, di attacchi gratuiti, di odio social. Ora tocca a chi il Festival lo fa e a chi, come noi, lo ama: il che non ci impedirà di tirare scudisciate critiche, se ce ne sarà la necessità.  
CARTELLONE SOVRABBONDANTE - Parliamo dunque dell'evento, del Festivalone più atteso, perché celebra il suo compleanno finora più significativo. E' stata allestita una kermesse all'altezza della ricorrenza? Se il parametro di valutazione fosse la quantità, la risposta sarebbe affermativa, perché il cartellone è decisamente affollato (e tuttavia, attenzione, assolutamente nella media delle ultime edizioni). Ma il giudizio va dato sulla qualità delle presenze, e in questo caso il discorso cambia o, per meglio dire, mostra varie sfaccettature. Riguardo alla competizione, sulla carta direi che la strada intrapresa sia quella giusta. E' vero, ogni anno si dice che "la musica sarà al centro", e qualcuno (tipo Luciana Littizzetto nell'ultima puntata di "Che tempo che fa") ha anche avuto modo di ironizzare su questo ormai inflazionato leit motiv, ma con ventiquattro Campioni e otto Nuove proposte si canterà, si canterà molto, giocoforza. E si canterà in maniera diversa, variegata, soprattutto contemporanea: fra i tanti portabandiera del "Io non guardo Sanremo" ci sono gli eterni nostalgici, quelli che vorrebbero un cast pieno di grandi nomi magari onusti di gloria ma del tutto fuori dal mercato, assenti dalle classifiche da lustri. Loro, e i loro beniamini, ne sarebbero contenti, ma a piangere sarebbero il mercato discografico, la Rai e tutti quei fruitori del prodotto che, nonostante tutto, cercano di mantenersi al passo coi tempi canzonettistici.
BIG DEGLI ANNI VENTI - Non si può dire che Sanremo 2020 sia lo specchio ultrafedele della canzone leggera italiana d'oggidì, ma ne rappresenta comunque un ampio spettro di generi, sonorità, proposte: se c'è chi non conosce Rancore e i Pinguini, Elodie e Levante, Anastasio e Diodato, dovrebbe magari tornare ad accendere la radio dopo tanto tempo, o farsi un giro sul web, su You Tube, su Spotify, o più semplicemente rimettere piede in un negozio di dischi (qualcuno c'è ancora, ebbene sì): se non è totalmente chiuso alle novità, rimarrà piacevolmente sorpreso scoprendo che anche oggi ci sono giovani artisti talentuosi in grado di produrre opere di buona qualità. Per questo, credo che Amadeus abbia fatto scelte oculate e inserite nel tempo che stiamo vivendo, checché né dicano certi irriducibili censori prigionieri di un passato che non può tornare. Il direttore artistico ha seguito il solco di Conti e Baglioni, laddove in molti si sarebbero forse aspettati un ritorno almeno parziale al nazionalpopolare, sotto la guida di uno dei volti più rassicuranti dell'ammiraglia Rai.
Ma Amadeus è stato un disk jockey, ha fatto il Festivalbar, conosce il mondo del pop, sa annusare il vento, intercettare i gusti mutevoli del pubblico, e le sue scelte in fin dei conti lo dimostrano. Mentre sui social ci si accapigliava discutendo di banali scivoloni verbali e invocando censure, chi capisce davvero di musica, i critici musicali di giornali generalisti e siti specializzati, in sede di pre-ascolto dei brani in gara hanno tracciato un quadro sostanzialmente positivo della produzione dei Big. Poi è chiaro che la parola dovrà passare al pubblico, ma al momento la sensazione è che il conduttore de "I soliti ignoti" non abbia propriamente combinato un disastro. 
SPUNTI DI INTERESSE A NON FINIRE - Del resto, anche solo basandoci sui nomi, gli spunti di interesse offerti dal cast dei concorrenti sono innumerevoli. C'è attesa per la possibile, definitiva consacrazione di Diodato, Levante ed Elodie, per il ritorno di Irene Grandi e di Gabbani, per il trentennale di Masini, per la prima volta di Pelù, per le conferme di Achille Lauro e di Rancore, per le opere sicuramente di classe di Tosca e Gualazzi, persino per un'Elettra Lamborghini che, "fisicità" a parte, ci riporta ai tempi del Sanremo della sovrabbondanza, anni Ottanta e in parte Novanta, quando in cartelloni ipertrofici trovavano spazio anche cantanti un po' sui generis, ma che portavano colore, allegria e bizzarria. E potremmo andare avanti fino a citare tutti i ventiquattro eletti, per ognuno dei quali c'è almeno un motivo di interesse che spinge ad attenderne con curiosità la performance. Così come estremamente attraente si preannuncia la ripristinata serata - cover, non tanto per gli evergreen che ascolteremo (scelti, dobbiamo dirlo, con non grande fantasia), ma perché chiamerà a duettare volti noti e meno noti, mainstream e di nicchia, di assoluto valore, molti dei quali sarebbe interessante vedere (o rivedere)  in gara in futuro: da Simona Molinari a Dardust, da Ana Mena a Francesca Michielin, da Arisa che potrà riscattare la défaillance vocale della finale 2019 al gruppo Rappresentante di Lista. In questo "elenco aggiuntivo" molte donne, per compensarne la latitanza fra i concorrenti. 
OSPITI ITALIANI, LA NOTA DOLENTE - Se passiamo invece al versante ospiti, il discorso cambia radicalmente, anche se rischia di essere ripetitivo rispetto a quanto, su questo blog, è stato più volte scritto negli anni passati. Ora, già la categoria dei "superospiti" italiani è di per sé inaccettabile, per la differenza di trattamento che si viene a creare fra chi rischia con la gara e chi va in Riviera a fare passerella promozionale senza rischi. Se proprio devono esserci, ritengo più per esigenze discografiche che di spettacolo, allora si provi almeno a cercare qualche nome insolito, meno sfruttato televisivamente, e qualcuno che quel titolo, "superospite", lo meriti davvero. Invece, eccoci all'ennesima riproposizione di Gianna Nannini, Biagio Antonacci, Zucchero, fino a Ranieri e all'inflazionatissimo due Al Bano - Romina Power, oltretutto con una canzone inedita. Non se ne può più ed è ingiusto, profondamente ingiusto. Assurda poi la partecipazione di Ghali, uno che, come si dice a Genova, "ne deve ancora mangiare di panetti" prima di assurgere al ruolo di vedette fuori concorso... 
I VERI SUPERBIG: DORELLI E RICCHI E POVERI - Di pregio assoluto, invece, la clamorosa réunion dei Ricchi e Poveri nella formazione degli esordi e la presenza di Johnny Dorelli. Ecco, finché è gente così a venire a Sanremo fuori concorso, mi può star bene: mostri sacri che hanno illustrato la storia della canzone nostrana e della rassegna ligure, e la speranza, ad esempio, è che presto tocchi a personaggi come Peppino Di Capri e Gigliola Cinquetti, altri due da accogliere con tutti gli onori, al contrario di big non ancora o non più super, facce viste e straviste che, perlomeno, potrebbero "sporcarsi le mani" cimentandosi con la gara, come fece la Mannoia tre anni fa e come farà Pelù durante questa settimana. 
STRANIERI, DOVE SIETE? - Si vagheggiava un Festival che segnasse il ritorno delle star internazionali, invece al momento siamo fermi a Lewis Capaldi, ai Gente de Zona, al prezzemolino Mika e a Dua Lipa. Mancano i grandi nomi del passato (esempio, il Cat Stevens del 2014) e i freschi protagonisti delle chart, gente che un tempo arrivava a Sanremo con facilità irrisoria e in quantità industriale. Problemi di costi eccessivi? Probabilmente sì, e allora è perfettamente inutile anche invocare direttori artistici di polso maggiore, in grado di dire no agli italiani e di pretendere con forza gli stranieri. Amadeus non ha colpe e, anzi, di polso ne ha secondo me dimostrato fin troppo, resistendo alle pressioni anti -Junior Cally giunte anche dagli alti vertici Rai, prese di posizione di fronte alle quali un direttore debole sarebbe crollato. 
AMADEUS SARA' ALL'ALTEZZA? - Già, il padrone di casa: al netto di polemiche, peccati veniali, scelte discusse, sarà all'altezza del ruolo? Il dubbio è quantomeno bizzarro: perché nessuno è infallibile, e in passato, ad esempio, si è puntato su un totem come Raffaella Carrà credendo di andare sul sicuro per poi ritrovarsi una conduzione di Sanremo (nel 2001) fiacca e insicura. Amadeus merita fiducia perché ha fatto la gavetta, è sulla breccia da anni ed è uno stakanovista del video: negli ultimi tempi sta seguendo le orme di Baudo e di Conti, che nei loro periodi di maggior fulgore passavano più ore davanti alle telecamere che a casa. Un'azienda come la Rai non affiderebbe tanto spazio e tante trasmissioni - chiave (compresa la più importante, quella che inizia stasera) a un dipendente nel quale non ha fiducia; questo anche per eccepire sulle voci che hanno indicato il presentatore come ultima scelta per la direzione artistica; ci sta che prima si siano vagliate altre piste, puntando anche a bersagli grossi (si era parlato di Mina la scorsa estate, ricordate?), ma se si desiderava altro bastava attendere qualche settimana in più e cercare di forzare altre trattative. 
L'ASSO FIORELLO - Dell'Amadeus uomo di palco si è già più volte detto in questa sede: volto rassicurante ma con quel pizzico di indispensabile brillantezza, fedele al copione ma con qualche contenuta digressione. Non un mattatore, dunque, ma uno che sa condurre in porto spettacoli lunghi e faticosi, con mestiere, senza stupire ma anche senza annoiare. Per il fattore imprevedibilità, del resto, ci sarà Fiorello, che in questi giorni di vigilia si sta mostrando in notevole forma e che ha fatto un regalo grandissimo al suo amico e collega: quella co - presentazione sognata da tanti anfitrioni sanremesi degli ultimi vent'anni, che avrebbero fatto carte false per avere l'entertainer siciliano al loro fianco per cinque serate. Se "Ama" avrà qualche fase di appannamento, interverrà "Fiore" a portare scompiglio e a sciogliere la tensione, senza dimenticare le "dieci ragazze per loro", dieci donne che, per usare il tormentone di queste settimane, non staranno un passo indietro perché professioniste di spessore nei rispettivi campi o, comunque, dotate di personalità svettanti. Immaginarsi una Emma D'Aquino, una Clerici o una Venier come semplici "vallette" (vocabolo che dovrebbe  essere bandito dal mondo dello spettacolo) è follia pura. E ora, che comincino le danze. 

2 commenti:

  1. ciao amico, sempre interessante leggere le tue riflessioni.. io non parto prevenuto nei confronti di Amadeus ma da appassionato, fruitore e, in piccola misura, addetto ai lavori, sono uno di quelli che sono stati ampiamente ripagati dalle edizioni di Baglioni, che mi aveva convinto sia come "padrone di casa", sia per scelte di co-conduttori, ospiti e, in primis, artisti in gara. Sulla tipologia del cast selezionato, posso concordare che si ricalca un po' la strada dei predecessori, compreso quindi anche il periodo di Conti, vedremo se le proposte saranno all'altezza. Sono abituato, e lo sai, a valutare la resa, la performance, in sostanza la canzone... non tutti i nomi mi fanno impazzire ma carne al fuoco ce n'è e, a occhio e croce, non vi è un vero favorito, o favorita (le donne, benchè poche, sono di pregio e proprio da loro potrebbe arrivare l'affermazione sanremese... vedo bene in tal senso Giordana, pur insediata dall'ex compagno dei banchi di scuola di Amici Alberto Urso, che si muove sulle medesime coordinate de Il Volo, con un po' più di sano appeal)... Personalmente sono curioso di ascoltare il vecchio rocker Pelù, certo non è più in stato di grazia da tempo, nemmeno dopo la reunion con i Litfiba ma la sua presenza non potrà certo passare inosservata... Mi auguro che Diodato si faccia valere ma sono abbastanza sicuro che sarà così (la canzone Che vita meravigliosa, nei titoli di coda del film La Dea Fortuna, è più di una promessa di qualità), che i vecchi leoni Masini, Grandi e Zarrillo mi facciano emozionare come un tempo, specie il primo... poi nutro speranze in Gabbani che porta il brano scritto con Pacifico, molto diverso dai suoi tormentoni.. Di Anastasio ne parlano benissimo, ma è cambiato molto dai tempi di X Factor, non porterò un brano rap, a differenza di Rancore e Cally.. Achille Lauro prosegue sul solco di Rolls Royce senza più però l'effetto novità... Poi ci sarà anche Jannacci, il duo Morgan-Bugo... in effetti come dici tu nella serata dei duetti parteciperanno nomi veramente interessanti come Rondelli, La Rappresentante di Lista e tanti altri... da stasera, serata che perderò per altri impegni, parlerò per fortuna solo la musica... buon Festival amico... mi fa un certo effetto rivedere dai filmati in tv quel magico teatro, le strade adiacenti, il mare, i viali di questa splendida città.. io ci tornerò a ottobre ma non ti nascondo che mi piacerebbe un giorno non troppo lontano seguire da vicino, in sala stampa, la kermesse.. che delirio! Gianni

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    1. E sì, gli spunti di discussione non mancheranno. Anche per me musica e gara al centro come sempre, ma quest'anno un occhio di riguardo in più lo riserverò ad Amadeus: avendolo proposto già in tempi non sospetti come direttore artistico qui sul blog, osservandolo in tv quasi quotidianamente ("I soliti ignoti" è trasmissione molto amata in famiglia...) sono curioso di vederlo alla prese col palco più importante. Ah, prima o poi anch'io dovrò arrivare in quella sala stampa, anche se la vedo dura...

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