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giovedì 9 febbraio 2023

SANREMO 2023, LA SECONDA SERATA: FRA GRANDI RITORNI E TURPILOQUIO, SVETTANO MADAME E COLAPESCE-DIMARTINO. EMOZIONE PER ARTICOLO 31, MODA', PAOLA E CHIARA

 


E' stata la serata dei grandi ritorni. Ritorni di eroi pop amatissimi dal pubblico anni Novanta e inizio secolo, ritorno di ospiti stranieri, dopo il vuoto delle ultime edizioni del Festival. Ritorni unici, veri e attesi, laddove quelli di Al Bano e Ranieri, pur nella versione inedita in trio con Morandi, sono stati sono l'ennesima ricomparsa per ricantare sempre i soliti, graditissimi successi. Ma è stata anche la serata del turpiloquio, presente in abbondanza nei testi delle canzoni in gara e fuori gara così come nell'appendice comica, nel segno di uno sdoganamento fisiologico ma forse eccessivo, perché l'evoluzione della lingua italiana non implica libertà assoluta di attingere al fondo del barile dei vocaboli. 

EMOZIONE ARTICOLO 31, GIOIA DI VIVERE PER LE SORELLE - Il discorso sui ritorni ci porta immediatamente nel cuore della gara, che ieri si è ripresa quasi totalmente la ribalta, dopo i troppi extra del vernissage di martedì. Si è confermata una linea di tendenza, quella di una generale orecchiabilità, senza imbarcarsi in percorsi sonori troppo complessi e ricercati. Il blocco dei primi 14 Big si era presentato però più omogeneo, riguardo al livello qualitativo delle proposte, laddove ieri si sono avuti picchi notevoli ma anche parziali delusioni. Ma partiamo dai ritorni di cui si diceva: due sospirate reunion, questi sì eventi del tutto inediti, col debutto sanremese degli Articolo 31 che mi hanno quasi commosso, grazie a un brano che si consegna senza remore alla nostalgia e al racconto di un rapporto di amicizia tormentato oltre ogni limite. Invece Paola e Chiara, che mancavano dalla competizione dal 2005, non hanno concesso nulla alla malinconia, riappropriandosi felicemente delle misure dance che ne avevano decretato il successo discografico da Vamos a Bailar in poi, ritrovando il loro stile e contaminandolo leggermente con qualche vaga sonorità in salsa disco settantiana. Una rentrée tutt'altro che in tono minore, peccato per il profluvio abnorme di brillantini che ha quasi azzerato la grazia ancora intatta dei loro lineamenti. 

SANREMO AUTOBIOGRAFICO - Ricomparsa all'altezza delle aspettative anche quella dei Modà, all'insegna della continuità più assoluta con lo stile dei loro tempi migliori e con un'interpretazione ancor più accorata da parte di Kekko Silvestre, che in questa "Lasciami" ha riversato un vissuto recente piuttosto doloroso. Il che è una delle caratteristiche salienti del pacchetto-canzoni di questo Sanremo 2023: profondo lirismo autobiografico, dai citati Modà e Articolo 31 al Grignani di ieri, e a Levante, che fugge dal lacrimevole e canta il suo difficile percorso post parto con un ritmato ed energico inno alla positività. 

GIORGIA NON IMMEDIATA - Il ritorno più significativo, quantomeno in relazione alla storia e all'albo d'oro del Festival, era probabilmente quello di Giorgia, bellissima come e più di sempre, con una "Parole dette male" che ci immerge totalmente nelle atmosfere della melodia anni Ottanta e Novanta. Una canzone d'amore classica, raffinata, ben congegnata ma non da primo ascolto, e questo spiega la posizione penalizzante nella classifica della sala stampa. Classifica che era peraltro in larga parte prevedibile, per chi avesse avuto la pazienza di leggersi, nelle settimane scorse, le recensioni pubblicate su giornali e siti web dopo l'ascolto dei pezzi in anteprima offerto dalla Rai ai media: recensioni che non si esprimevano in termini totalmente lusinghieri nei confronti della stessa Giorgia, dei Modà e di Ultimo. Tre artisti che, ne sono sicuro, prenderanno quota nelle ultime tre sere grazie ai voti popolari, anche se non credo che ciò consentirà loro di lottare per la medaglia d'oro. 

MADAME E COLAPESCE-DIMARTINO, LIVELLI D'ECCELLENZA - A tal proposito, mi riconosco al 99 per cento nella Top five espressa dalla prima giuria. Perché insomma, che il brano di Mengoni abbia una marcia in più è evidente a tutti, mente le proposte di Madame e Colapesce-Dimartino sono state indubbiamente le migliori fra quelle ascoltate ieri. Madame è ulteriormente cresciuta sul piano compositivo e ora le sue parole giungono chiare al pubblico, pur senza rinunciare a quel particolare modo di cantare un po' "strascicato" che però non tocca gli abissi di giovanilismo di tanti suoi colleghi esordienti; e in più, "Il bene nel male" offre anche una spruzzata di sound in stile Daft Punk, che accresce l'appeal del pezzo, così come il refrain martellante. Colapesce e Dimartino forse si sono addirittura superati, rispetto a "Musica leggerissima", e mi riferisco nello specifico al processo creativo di costruzione dell'opera: quella era una composizione geniale ma anche furbetta nel suo strizzare l'occhio ad atmosfere retrò, e del resto i tormentoni si costruiscono anche così, mentre questa "Splash" è persino rigorosa, senza trovatine accalappia-pubblico, eppure di grande efficacia testuale, ricchezza musicale e con un ritornello che funziona. Anche se, probabilmente, la resa in termini commerciali sarà decisamente inferiore. 

LAZZA DA CHART - Non mi aspettavo invece il mini exploit di Tananai, che credevo fedele alla scia scanzonata che ne ha decretato il successo 2022, fra Sanremo ed estate. La mia sensazione è che in questa versione "istituzionalizzata" perda un po' in freschezza e capacità d'impatto, senza nulla togliere al brano che è festivaliero fino al midollo e non privo di una certa eleganza; ma sono metamorfosi che mi lasciano perplesso. Così come mi hanno lasciato perplesso alcuni dei giovani ascoltati ieri: da risentire Shari e Will, leggerino LDA, più originale e brioso Sethu. Su tutti Lazza, che ci ha fatto capire perché sia campione assoluto di vendite e, secondo una mentalità fortunatamente superata, "non avrebbe avuto bisogno di Sanremo": "Cenere" è la canzone probabilmente più contemporanea fra le 28 in concorso, con un arrangiamento straniante e ipnotico. Sopra le righe ma divertente e gioioso Rosa Chemical, con un ballabile stile anni Trenta innaffiato da un pizzico di charleston. Non male. 

LE STILETTATE DI FEDEZ E LO STRANO RIBELLISMO DI DURO - E il resto della serata? Detto dello spazio "Migliori anni" col trio prezzemolino Morandi-Al Bano-Ranieri, sullo stesso versante si è fatta preferire l'accoppiata Renga-Nek, che si scambiano i loro successi e che magari l'anno prossimo troveremo in concorso, dove è giusto che stiano. Lì per lì è passata quasi inosservata la performance in nave di Fedez, che invece ha picchiato duro contro il viceministro Bignami, contro le interrogazioni parlamentari assurde su Rosa Chemical (ne avevo fatto cenno nel mio pezzo di presentazione del Festival) e, a buon peso, contro il Codacons, assumendosi poi in toto la responsabilità di quanto aveva rappato. Di certo un intervento più puntuto di quello del comico Angelo Duro. Strano, però, il pubblico dell'Ariston: si scandalizza, giustamente, per la furia devastatrice di Blanco (di cui però ieri credo di aver spiegato bene i retroscena) e poi non si scandalizza per la volgarità del siciliano. Non si scandalizza e però ride anche poco, va detto, anzi, si limita a sorridere. Poi va bene tutto, la comicità è anche questa, soprattutto in tempi di stand up comedy (ma i fuoriclasse del genere sono altri, una soprattutto; Michela Giraud), però c'è anche la conferma della schizofrenia del Festival, che si inserisce nella sacrosanta battaglia contro la violenza sulle donne, contro le discriminazioni e per la parità di genere, e poi lascia che si monologhi sul tradire il partner andando a prostitute come salvezza per il matrimonio; un festival che si batte contro il bullismo e poi lascia che si bollino come falliti i laureati costretti a lavorare la terra. Bah. Una cosa sola ho condiviso di quanto detto a notte fonda dal comico emergente: i veri ribelli, oggi, sono quelli che non "indossano" tatuaggi. Sulla qualità complessiva dello sketch, dai contenuti piuttosto banali, lascio giudicare gli esperti. 

BLACK EYED PEAS SUGLI SCUDI - Meglio tornare, e chiudere, con la musica, e col ripristino della parentesi internazionale che era un must dei Sanremo d'antan. I Black Eyed Peas hanno onorato la loro partecipazione con un lungo minishow, fra passato e presente, e con la capacità di coinvolgere la platea. Quando parlo della necessità di tornare a investire sull'estero, a questo mi riferisco: non le ammucchiate di ospiti stranieri degli anni Ottanta, ma pochi nomi selezionati che possano offrire uno spettacolo nello spettacolo, non limitandosi alla bieca promozione del singolo in uscita. 

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