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giovedì 16 febbraio 2012

FESTIVAL DI SANREMO: I GIOIELLI NASCOSTI DEGLI ANNI DUEMILA - I GIOVANI

Terza puntata del nostro amarcord sanremese dedicato ai "gioielli" musicali nascosti o dimenticati dei festival targati Duemila. Questa volta ci dedichiamo ai giovani, a quelle Nuove Proposte che rappresentano da anni la categoria più bistrattata in una kermesse che,  già di per sé, sempre più sacrifica la musica, e che i debuttanti spesso li penalizza relegandone le esibizioni ad orari impossibili. Meritano più attenzione, e noi nel nostro "ultrapiccolissimo" cerchiamo di dargliela, anche a... posteriori. 
Partiamo dunque dal Duemila, annata sanremese contraddistinta da un livello qualitativo piuttosto alto e dalla presenza di composizioni non banali e non tutte di facile presa, sia fra i Big che fra i Giovani. In quest'ultima categoria, che mai più sarebbe stata così affollata (ben diciotto in concorso), emerge una Marjorie Biondo che pare avanti di un decennio rispetto tanta produzione italiana del'epoca. Sonorità underground, testo originalissimo, echi di Alanis Morissette. Artisti così andrebbero salvaguardati, e invece... 



Sempre nel primo festival del secolo, ecco la proposta di Alessio Bonomo, una delle più insolite nella storia della manifestazione. Un brano spiazzante, straniante, crudo nel sound e nel testo, impossibile da non notare. 






Saltiamo al 2002: la citazione è d'obbligo per Valentina Giovagnini, un talento autentico, una potenziale fuoriclasse della canzone italiana. "Il passo silenzioso della neve" è fatto di atmosfere soffuse e avvolgenti, celtiche, e sviluppa una vera e propria ricerca sonora in corso d'opera. La voce, morbida eppure potente a suo modo, fa il resto. La ragazza verrà incredibilmente privata della vittoria di categoria, a beneficio di Anna Tatangelo, tenterà ancora di tornare a Sanremo ma senza fortuna, e a inizio 2009 scomparirà tragicamente in un incidente stradale. 




Nella stessa edizione, in mezzo a tante proposte sottotono o standardizzate si distinguono i Botero con "Siamo treni", brano non convenzionale a metà strada fra tradizione e modernità, con arrangiamento variegato e buon impasto vocale. 







Anche nel 2003 la categoria dei debuttanti lascia a desiderare: ancora poche idee e scopiazzature di artisti affermati. Tuttavia qualcosa di dignitoso emerge: come Patrizia Laquidara, con un pop sofisticato, elaborato nella struttura musicale e nella vocalità, con vaghe reminiscenze folk ed etniche. 






Molto più di facile presa "Chiaraluna" di Daniele Stefani, un brano tuttavia orecchiabile e ben scritto. Stefani era stato una delle rivelazioni del 2002, ma esibirsi in un Festival non premiato dagli ascolti non lo aiutò di certo a spiccare il volo. 




Saltiamo al 2006, altro anno non felicissimo per il Sanremone. Eppure, il gruppo dei Giovani vede emergere figure di assoluto talento e destinate a lasciare un segno nel panorama pop italiano. C'è Simone Cristicchi, e c'è L'Aura, esplosa l'anno precedente con "Radio star" e capace di ben figurare anche all'Ariston, con una "Irraggiungibile" non facilissima, ricca di virtuosismi vocali e di modalità sonore non convenzionali. Due anni più tardi, L'Aura sarà tra i Big con la meno complessa "Basta!", un buon pezzo. Dispiace non sia ancora riuscita ad affermarsi del tutto, anche se l'inverno scorso le ha portato buona popolarità grazie al duetto con Nek nella cover di "Total Eclypse of the heart". 




Sempre nel 2006 ecco Ivan Segreto, musicista a tutto tondo e ispirato, portatore di un genere forse troppo "alto" e complesso per fare breccia immediata nel pubblico. 



Nel 2007 rimangono subito al palo i Grandi Animali Marini, che pure propongono un pezzo originale, moderno e di respiro internazionale. 





Stesso anno, dietro all'asso pigliatutto Fabrizio Moro si piazza Stefano Centomo, con una canzone melodica tradizionale ben costruita e interpretata con trasporto. 



2008, ultimo anno dell'era Baudo, e le giurie hanno il torto di lasciare al palo la ligure, già pluridecorata in vari concorsi musicali, Maria Pierantoni Giua, con un talento che sarebbe stato in grado di rinverdire un scuola cantautoriale sempre ispirata e mai scontata. Stile scarno e testo originale. Giua continua a cantare, ma ad oggi la sua popolarità non supera i confini della sua regione, purtroppo. 





Fermiamoci al 2009, anno particolarmente propizio per i debuttanti festivalieri. Esplodono Arisa, Malika Ayane, Simona Molinari e Irene Fornaciari, scusate se è poco. In tale abbondanza, rimangono confinate in un cono d'ombra due proposte interessantissime. La prima è quella di Karima, una "Amica di Maria De Filippi" il cui talento non ha ancora trovato piena valorizzazione. Voce avvolgente e, come si suol dire, piena di feeling, canzone straordinariamente elegante e raffinata. Pazzesco il duetto con Mario Biondi, per non parlare di Burt Bacharach al piano. 






Per chiudere, la figlia d'arte Chiara Canzian. Anche per lei, una voce convincente e un brano orecchiabile ma che, con lo zampino di Sangiorgi dei Negramaro, era strutturato in maniera assolutamente insolita soprattutto nella parte testuale, in particolare con quei versi finali giocati sul nome di battesimo della cantante. 




giovedì 5 gennaio 2012

VERSO SANREMO 2012: IL PUNTO

Riprendo a scrivere sul blog, dopo un mese in cui sono stato (finalmente...) assorbito dal lavoro in maniera pressoché totale. Bene, riparto dal Festival di Sanremo, visto che tra pochi giorni verrà reso noto il cast dei cantanti in gara: secondo le ultime news, la data fatidica è stata spostata dal 10 al 15 gennaio. In forte ritardo rispetto agli ultimi anni, ma lo slittamento della firma della Convenzione fra la Rai e il Comune rivierasco ha causato un notevole rallentamento dei lavori, a partire dalla pubblicazione del regolamento.
Partiamo proprio da qui, dal regolamento. Discutibile in molti punti. In primis, il numero degli artisti ammessi alla competizione: solo 14 Big e 8 Giovani, esattamente come l'anno scorso. Poiché, al contrario di quelle che erano le abitudini di altri grandi patron del passato come Gianni Ravera o Pippo Baudo, il Direttore artistico Mazzi pare essere allergico all'aumento in extremis del numero degli ammessi, è palese come non siano stati ascoltati gli appelli di chi invocava più spazio per i concorrenti, soprattutto alla luce di quanto avvenuto nell'ultima edizione, con interminabili momenti di "vuoto spettacolare" (in particolar modo nel corso della finalissima) riempiti con ospiti costosi, improbabili e inutili, anzi dannosi ai fini della buona riuscita dello show. Eppure, in un momento di crisi sempre più acuta per la discografia italiana, sarebbe quantomai importante aumentare gli spazi di visibilità per gli artisti nostrani, tanto più se, come pare, anche quest'anno le domande di partecipazione sono giunte in numero elevatissimo.
Già, chi potrebbe esserci in gara? Proviamo a tracciare un quadro della situazione: i nomi più gettonati, da settimane, sono quelli di Francesco Renga, Nek, Samuele Bersani, Nina Zilli, L'Aura, Emma, Pacifico in coppia con Manuel Agnelli degli Afterhours, Annalisa Scarrone, Marco Mengoni, Morgan, Noemi, Eugenio Finardi, Pierdavide Carone (con un pezzo di Lucio Dalla, che potrebbe accompagnare sul palco il giovane ex Amici) e perfino i Marlene Kuntz. Hanno presentato canzoni Arisa, Syria, Fabio Concato, Fausto Leali, mentre Povia ha affermato di avere un brano pronto ma di voler essere invitato (l'avranno poi fatto? In ogni caso penso che il nostro non avrà mancato di far pervenire la sua produzione alla direzione del Festival). Ci provano, ma secondo noi con pochissime speranze, il cantautore siciliano fortemente impegnato nel sociale Rino Martinez (in gara a Sanremo '82 con "Biancaneve") e il giovane, anch'egli siculo, Aldo D'Agostino, che tramite i suoi fans ha il supporto di un possente battage promozionale sul web (a tratti, devo dirlo, financo fastidioso) ma che sinceramente non mi pare abbia i requisiti per poter essere iscritto alla categoria regina.
Altre voci, fattesi via via meno insistenti ma comunque degne di attenzione, parlano di due vincitori recenti come Marco Carta e Valerio Scanu, della rilanciatissima Simona Molinari, di un trio - nostalgia formato da Al Bano (aridaje...), Toto Cutugno e Umberto Tozzi, dei tre giovani tenori di "Ti lascio una canzone", della Vanoni (con un pezzo di Lavezzi?), e del duo Vasco Rossi - Gaetano Curreri che avrebbe approntato una nuova canzone super e sperava di affidarla a Patty Pravo (aridaje numero due...), la quale però ha declinato l'invito, evento per il quale non ci stracciamo le vesti. Stranamente non si è fatto cenno alcuno a Raphael Gualazzi, trionfatore l'anno scorso fra i Giovani, quasi trionfatore all'Eurofestival: un posto fra i Big gli spetterebbe di diritto. Ci sono infine quelli di cui non si parla, ma che sarebbe bello vedere di nuovo sul palco dell'Ariston: penso a gente come Carmen Consoli (magari!) o Marina Rei, a Niccolò Fabi, a Silvia Salemi, agli Zero Assoluto, a Karima e anche, perché no, a Massimo Di Cataldo. Ma queste ultime sono solo considerazioni personali.
C'è poi il capitolo delle "Nuove proposte" (mi piace ancora chiamarle così, fa molto eighties...), e qui le note cominciano a farsi stonate. Mi spiego: l'invenzione di Sanremosocial, ossia la scelta dei giovani da portare in gara che viene effettuata, detto in estrema sintesi, attraverso Facebook. C'è già la decisione, arbitraria e profondamente ingiusta, di abbassare il limite di età per la partecipazione a 28 anni, un non senso. E poi, appunto, le votazioni attraverso il social network, dalle quali verrano fuori 30 dei 60 artisti che dovranno poi sottoporsi all'ultima pre-selezione. E dunque, insomma, si sa come vanno queste votazioni tramite web, ossia in maniera non molto diversa da quelle via sms: si scatenano parenti e amici, fans sfegatati, ultras, mentre la valutazione oggettiva delle qualità artistiche e della bontà del prodotto presentato vanno a farsi benedire, nove su dieci. Non solo: abbiamo assistito coi nostri occhi, negli ultimi giorni, alla discesa in campo di quotidiani locali per "sponsorizzare" il nome dei beniamini di casa, di ragazzi e di ragazze del paese, all'insegna del motto: "Votate per Tizia, portiamo un rappresentante della nostra città al Festival!". Cose veramente tristi, di un provincialismo che speravo morto e sepolto. Non è certo questo il modo di setacciare il panorama musicale italiano alla ricerca delle migliori espressioni giovanili. Rimpiango le "primarie" di baudiana memoria, e meno male che comunque anche quest'anno una parte dei debuttanti verrà scelta direttamente da un gruppo di esperti. Eternamente contestate, queste commissioni selezionatrici, eppure infinitamente più affidabili di una scelta basata su simpatie, amicizie e altre affinità.
Infine, il "contorno" alla gara, ossia ciò che negli ultimi anni attira maggiormente l'attenzione dei media, a scapito dei concorrenti. Si era insistito, da queste pagine, sulla necessità di puntare, in tempi di crisi e di austerity, su pochi ospiti e di qualità. Bene, se uno di questi fosse Madonna, come si dice in giro, sarebbe un colpaccio. Colpaccio lo è di certo Adriano Celentano, uno in grado di portare un valore aggiunto di audience paragonabile, in questa fase storica, solo a quelli che possono ottenere Fiorello e Benigni. E il fatto che  gli siano stati garantiti ampi spazi e notevole libertà di manovra farà della sua partecipazione a Sanremo uno degli eventi televisivi dell'anno, potete starne certi. Altre presenze possibili destano perplessità, come il ritorno sul palco, in veste di presenze "one shot", dei mattatori dell'anno passato, Luca e Paolo, Belen, Canalis, spia di idee che latitano, o come il ricorso a bellone d'oltrefrontiera le cui qualità artistiche e la cui utilità sono tutte da verificare. Vedremo.