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domenica 13 dicembre 2015

SANREMO 2016: UN CAST DI BIG SU MISURA PER IL MERCATO. E NON C'E' UN VINCITORE ANNUNCIATO...

                                          Enrico Ruggeri torna in gara a Sanremo

"Un Festival giovane e per i giovani", disse Maria Giovanna Elmi introducendo la rassegna sanremese del lontano 1978. Altri tempi, tempi più grami di quelli attuali per il Festivalone, senza ombra di dubbio. Eppure, quello slogan si adatta perfettamente al cast di Big reso noto poche ora fa dal "patron" Carlo Conti, durante l'ormai rituale appuntamento all'Arena di Massimo Giletti. Il listone dei venti "vip" si presta, come raramente è avvenuto nel passato recente, a un'infinità di considerazioni e riflessioni che coinvolgono l'essenza stessa dell'evento Sanremo.
SANREMO SUL MERCATO - Festival giovane e per i giovani, quello del 2016, proprio così: al passo coi tempi, senza se e senza ma. E' forse uno dei cast maggiormente allineati alle tendenze di mercato dell'intera storia della kermesse, sicuramente il più appiattito sulle esigenze dell'industria musicale da quando lo show è stato preso in gestione diretta dalla Rai tv. Tanti reduci dai talent, anche se penso sia doveroso distinguere fra chi da quei vivai è venuto fuori tempo fa e nel frattempo si è costruito un percorso indipendente (Annalisa, Noemi) e chi invece è ancora troppo "fresco" di nascita artistica per non venire istintivamente accostato ai vari "Amici" e "X Factor" (Fragola, Dear Jack, Bernabei). 
Poi, ragazzi un po' cresciutelli ma che fanno musica assolutamente moderna, come Neffa, ben due rappresentanti di quell'universo rap che non sembra conoscere ridimensionamenti (Clementino, uno degli esclusi dell'anno passato, e Rocco Hunt), un paio di veterani ancora a pieno regime (fra dischi e concerti) e nel cuore di molti appassionati, ossia Stadio e Ruggeri, e un solo "mostro sacro", quella Patty Pravo che è ormai più che altro un'icona di glorie passate (anche i suoi ultimi passaggi sanremesi, ben tre dopo l'exploit di "E dimmi che non vuoi morire", non hanno lasciato traccia) ma che è giusto, in fondo, possa celebrare i suoi cinquant'anni di carriera sul palco più importante della canzone nostrana. 
IL FESTIVAL E L'INDUSTRIA - Due le obiezioni già orecchiate qua e là: "cast imposto dalla discografia" e "la tv schiaccia la musica". Troppi commentatori sembrano cadere dal pero: Sanremo è sempre stato un formidabile strumento promozionale, una vetrina per sostenere l'industria di settore, perché proporre buone canzoni, scoprire giovani in gamba, rivitalizzare artisti col fiato corto e confermarne altri già in rampa di lancio, significa contribuire a migliorare lo stato di salute di tutto quel fragile apparato che è la musica leggera italiana (col suo indotto). La discografia serve a Sanremo (tanto è vero che la rassegna ha conosciuto i suoi anni peggiori quando gli industriali si sono defilati), ma Sanremo serve moltissimo alla discografia, che non a caso dopo i fremiti di ribellione del 2003 - 2004 è tornata ad appoggiare massicciamente l'evento. E con il cast 2016 l'unità di intenti raggiunge il suo apice: a prescindere dalle partner femminili di Conti, i cui nomi sono ancora avvolti nel mistero, e dal prestigio degli ospiti italiani e stranieri che faranno da cornice, con cantanti come quelli selezionati dall'anchorman toscano sarà pressoché impossibile fallire il duplice obiettivo di una buona audience e di una felice resa commerciale dei cd, a meno di non trovarsi di fronte a composizioni inesorabilmente brutte, e allora... 
I NUOVI VIVAI - Insomma, quelli che vedremo all'Ariston dal 9 febbraio prossimo sono una piccola ma qualificata rappresentanza degli artisti sulla cresta dell'onda, ovviamente con diverse gradazioni di popolarità. Solo un direttore artistico folle vi avrebbe potuto rinunciare. "Prodotti televisivi"? Forse, ma non è colpa loro se, in tempi recenti, le migliori produzioni pop leggere sono arrivate dai famigerati talent, che sono oggi ciò che era un tempo Castrocaro. Riguardo al serbatoio di Sanremo Giovani, è notorio che ultimamente abbia segnato il passo (sul piano dei risultati concreti di vendita, non del valore di molti esordienti visti in gara), e anzi va dato atto a Conti di aver comunque inserito fra i Big un Giovanni Caccamo che non ha sfondato nei negozi, piuttosto che dare per l'ennesima volta via libera all'ultimo vincitore di X Factor. 
IL SANREMO RADIOFONICO - Per anni si è rimproverato al Festivalone di essere troppo retrò e poco "radiofonico": ora che, da qualche anno, la radiofonicità è in larga parte assicurata, c'è chi richiede un ritorno a un passato in cui Sanremo aveva smarrito la rotta, proponeva musica spesso senza futuro e artisti ormai senza nulla da dire. Assurdo. Nel dettaglio, Annalisa e soprattutto Lorenzo Fragola sono stati fra gli emergenti più gettonati del 2015, Arisa torna due anni dopo la vittoria con credenziali ancora robuste, Noemi e Dolcenera sono sempre sulla cresta dell'onda, anche se stranamente l'ultimo album della cantante pugliese ha avuto per il momento riscontri inferiori alle aspettative: eppure si tratta di una performer eccellente, e propone un sound contemporaneo, non banale, coraggioso. Forse sarebbe stato opportuno sceglierne uno solo fra i Dear Jack e il loro ex frontman Alessio Bernabei, ma ritorniamo al discorso fatto precedentemente sul "peso" commerciale e sull'impatto mediatico di alcuni volti, fermo restando che la "conditio sine qua non" dev'essere comunque una canzone di buona presa: cioè, fra due composizioni ugualmente belle, la sensazione è che venga selezionata quella proposta dal personaggio più à la page. Crudele, e non necessariamente condivisibile: ma comprensibile. Sanremo ha attraversato quasi settant'anni di mari in tempesta, ed è rimasto indenne anche perché ha saputo giocare, di volta in volta, le carte necessarie per restare a galla. 
I RITORNI DI SCANU E ZERO ASSOLUTO - Arriva la grande occasione per Deborah Iurato (in coppia con Caccamo) e per una Michielin che avevamo inserito fra le più papabili, grazie al boom fatto registrare dai suoi duetti con Fedez. Sentire Neffa fa sempre piacere e, anzi, dovrebbe offrirsi con maggiore prodigalità, mentre non desta scandalo nemmeno il ripescaggio di Valerio Scanu e degli Zero Assoluto: per qualcuno si tratta di "giovani già vecchi", in realtà sono nel momento ideale per tentare di reinserirsi con successo nel giro degli artisti da classifica. Il discusso trionfatore di Sanremo 2010 ha vissuto un importante ritorno di visibilità con l'affermazione a Tale e Quale Show; il duo Maffucci - De Gasperi negli ultimi anni non è stato con le mani in mano, ha continuato a produrre musica e a esibirsi dal vivo, si è messo alla prova in altri campi (hanno fatto gli scrittori e i conduttori radiofonici e televisivi) e possiede le potenzialità per ritornare in primo piano nel circuito mainstream. 
I VETERANI E IRENE - Detto del gradito ritorno di Ruggeri (fuori gara nel 2015) e degli Stadio, sperando che la deliziosa vena compositiva di Curreri e compagnia sia intatta, i colpi di genio e di follia sono rappresentati da Morgan coi ritrovati Bluvertigo e da Elio e Le Storie Tese, che già meriterebbero l'Oscar a prescindere per il titolo del brano, "Vincere l'odio"... Unica scelta davvero imprevedibile, quella di Irene Fornaciari: nulla contro di lei, che anzi non mi è mai dispiaciuta nelle sue precedenti uscite rivierasche, ma è un'artista la cui carriera non è mai decollata pienamente; non certo una big a tutto tondo, insomma. Occhio però: non è mai troppo tardi. 
CHI MANCA - Questo è quanto. In attesa che qualche grande escluso faccia sentire la propria voce (ma Syria e Umberto Napolitano hanno, giustamente, preso la non ammissione con grande filosofia), c'è da rimarcare l'amarezza per l'assenza di alcuni superbig che hanno deciso di anticipare di poche settimane, rispetto al Festival, l'uscita dei loro nuovi lavori. Perché ad esempio Alessandra Amoroso, eterna chimera sanremese, ha ritenuto di non poter aspettare un mesetto scarso, facendo a meno della formidabile vetrina dell'Ariston? Lo stesso dicasi per Emma e per i Modà, che han dato alle stampe i loro album da pochissime settimane. 
Per il resto, ognuno ha il suo criterio personale di scelta, il suo cast perfetto, e guai a chi lo critica: io, ad esempio, avrei cercato di ritagliare qualche spazio per un paio di reduci degli anni Novanta e per almeno altrettanti giovani"alternativi", uno Zibba o una Levante, o anche una Erica Mou, per intenderci. Ma il livello è comunque decorosissimo, e oltretutto non c'è nessuno che possa vantare titoli autenticamente superiori agli altri. L'equilibrio regna sovrano, per la prima volta dopo tante edizioni anche solo tentare un pronostico è pressoché impossibile. Dovessi azzardare un pokerissimo, direi Dolcenera, Noemi, Arisa, Annalisa ed Elio, ma ci vorrebbe davvero la sfera di cristallo. 

domenica 29 novembre 2015

VERSO SANREMO 2016: CHI ENTRERA' NEL CAST DEI BIG? PRONOSTICI, PREVISIONI, DESIDERI


L'ora X scatterà nel pomeriggio del 13 dicembre. Il palcoscenico sarà quello, ormai tradizionale, della domenicale "Arena" di Massimo Giletti, nel corso della quale Carlo Conti annuncerà il cast dei Big di Sanremo 2016, che, come avevo facilmente previsto poche settimane fa in questo post, sarà formato da venti partecipanti, in luogo dei diciotto inizialmente previsti. Terminata la faticosa selezione delle Nuove Proposte (oltre 650 i provini giunti alla commissione), il direttore artistico è ora alle prese col passaggio più delicato nell'allestimento della kermesse. Perché il leit motiv è sempre lo stesso: puoi tirar fuori dal cilindro tre o quattro giovani di buon livello (e la trasmissione di ieri sera, l'ho già scritto nell'articolo dedicato, dovrebbe aver raggiunto l'obiettivo), puoi impreziosire lo show con ospitate di prestigio, ma se non azzecchi il roster dei "campioni" la manifestazione è destinata a trapanare l'acqua. 
TORNARE DOPO UN SOLO ANNO - Anche quest'anno, come dodici mesi fa, le indiscrezioni latitano. Poco male: ancora una volta mi affido all'intuito e a criteri metodologici piuttosto solidi. Ho sempre sostenuto, ad esempio, che è assai importante, per indovinare almeno qualche nome, guardare ai cast delle più recenti edizioni. Ultimamente è accaduto che pochi cantanti abbiano deciso di tornare immediatamente in corsa: di solito ci si concede almeno un anno di pausa... festivaliera, per riordinare le idee, trovare nuove soluzioni artistiche o tentare altre vie promozionali. Per il 2016, però, qualche eccezione potrebbe esserci: è insistente la voce di un ritorno all'Ariston per Annalisa, gratificata di un ottimo piazzamento all'ultimo Festival (quarto posto) e di una buona resa commerciale del suo album "Splende", che anche qui su Note d'azzurro ho positivamente recensito. Potrebbe ricomparire Bianca Atzei, che a Sanremo 2015 non entusiasmò sul piano della performance, ma che ha vissuto un anno assai intenso, fra problemi di salute (fortunatamente superati), sostanziosa attività live e collaborazioni di rilievo (l'ultima con J-.Ax), e che, insomma, deve battere il ferro finché è caldo, per continuare la marcia verso la consacrazione. Personalmente, non mi sorprenderebbe nemmeno una sollecita ricomparsa di Lorenzo Fragola, che ha ben figurato nelle charts con la sua opera prima "1995" e che con un'altra partecipazione azzeccata completerebbe in tempi record la sua ascesa verso i vertici della canzone italiana. Spazio anche per i Dear Jack orfani del loro frontman Alessio Bernabei, il quale a sua volta avrebbe tutto sommato le carte in regola per presentare domanda da solista. 
ARISA, GIUSY, NOEMI E... - A proposito dei più recenti virgulti prodotti dai talent, è evidente che i The Kolors, vero fenomeno dell'anno che sta per chiudersi, si troverebbero la strada spianata se decidessero di convertirsi, anche una tantum, al canto in lingua italiana, mentre buone chances avrebbe sicuramente Briga, altro "Amico di Maria" già popolarissimo e reduce da una felice partecipazione al Coca Cola Summer Festival. Facile prevedere anche un tentativo da parte di Deborah Iurato e di Francesca Michielin, con quest'ultima che può ora inserire in curriculum i riusciti duetti con Fedez (soprattutto "Magnifico").
Tornando invece a gettare lo sguardo sugli ultimi Sanremo, dopo l'intermezzo da presentatrice potrebbe ricomparire Arisa, vincitrice nel 2014; più difficile, ma non impossibile, rivedere in lizza Francesco Renga, che proprio nel 2014 mancò in extremis una vittoria che molti (me compreso) davano per certa, ma che si rifece poi ampiamente con le vendite, tanto che ancora oggi sta godendo dei frutti dello strepitoso album pubblicato dopo quell'edizione, "Tempo reale"; le perplessità sulla sua candidatura riguardano proprio questa super esposizione recente, che potrebbe portare anche a un effetto saturazione, per scongiurare il quale l'ex Timoria dovrebbe trovarsi fra le mani un pezzo epocale. Si approssima una nuova incisione per la rossa Noemi, e allora quale vetrina migliore del Festivalone rivierasco per lanciarla in grande stile? E dovrebbe rivedersi anche Giusy Ferreri, che dopo anni sottotraccia può finalmente presentarsi in una posizione forte, da autentica vedette, grazie al travolgente successo canicolare di "Roma - Bangkok", in coppia con Baby K. Da non escludere neanche una nuova sortita di Francesco Sarcina.

                                Giusy Ferreri: la regina dell'estate non dovrebbe mancare

SPERANZE PER EMMA E CARBONI? - Sarebbe stato l'anno giusto per il ritorno in gara di Emma e dei Modà (separatamente), ma entrambi hanno appena pubblicato i loro nuovi album, che difficilmente faranno flop e non necessiteranno quindi di "rinforzini" promozionali: possibile tuttavia che almeno la grintosa cantante si sia riservata qualche brano extra da sottoporre al giudizio di Carlo Conti. E a proposito di cd freschi di stampa, peccato anche per Luca Carboni, che l'anchorman toscano avrebbe desiderato vedere in corsa all'Ariston, come ebbe a dichiarare in un'intervista rilasciata a Sorrisi e Canzoni TV l'estate scorsa. Senza farsi illusioni, per il cantautore del nuovo tormentone "Luca lo stesso" potrebbe valere lo stesso discorso accennato poc'anzi per Emma, ossia qualche composizione messa da parte al fine di utilizzarla in occasioni speciali... 
POKER DA SOGNO - E visto che parliamo di superbig, buttiamo là un poker di nomi che farebbero la fortuna del Festival: Giorgia sarebbe un colpaccio autentico, occasione per una trionfale rentrée dopo una prolungata pausa produttiva, ma anche per Alessandra Amoroso il momento non potrebbe essere più propizio, dopo che già l'anno scorso la sua partecipazione era stata data per probabilissima; e chissà che non si celebri finalmente il matrimonio fra Sanremo e Mario Biondi, ogni anno annunciato e mai consumato: l'onda lunga di "Love is a temple" andrebbe adeguatamente sfruttata. Infine, un trio che in tempi recenti ha incontrato vastissimi consensi di pubblico e critica: Niccolò Fabi - Max Gazzè - Daniele Silvestri. Perché no? Max è ora nei negozi con un cd nuovo di zecca, ma... 
GIOVANI RAMPANTI, DA ZIBBA A BENJI & FEDE - Da Sanremo 2013 potrebbero riemergere Simone Cristicchi (che però ultimamente pare più che altro preso dai suoi impegni teatrali) e Simona Molinari, oltre a quell'Antonio Maggio che vinse fra le Nuove Proposte per poi confermarsi con alcuni brani di buona presa ("Stanco" su tutti), ma che stranamente non è più riuscito a rimettere piede in Riviera. E parlando di giovani in rampa di lancio, c'è l'ottimo Zibba che ben figurò due anni fa, c'è Renzo Rubino che vanta già un'esperienza (forse prematura) fra i big, proprio nel 2014, quando lottò fino all'ultimo per la vittoria, c'è Erica Mou che dopo il debutto festivaliero del 2012 ha intrapreso una intensa attività artistica ma alla quale manca ancora l'affermazione ad altissimo livello. Senza dimenticare una Levante dalla modernissima vena creativa e i nuovi fenomeni delle hit parade, Benji & Fede. Discorso delicato per Giovanni Caccamo, che dopo l'affermazione sanremese non ha sfondato, ma è comunque un'opzione da considerare.

                                    Arisa: probabile ritorno due anni dopo "Controvento"

CHI RITORNA: DOLCENERA, NEFFA... - Nonostante un album sofferto e di lunga gestazione uscito da pochi mesi ("Le stelle non tremano"), non mi stupirei di trovare nel listone definitivo la bravissima Dolcenera, e chissà che non venga fuori con qualcosa di nuovo anche Gigi d'Alessio, che non calca il palcoscenico ligure dal 2012 e che sarebbe di certo uno dei nomi di richiamo della manifestazione. Ritorni graditi dopo un'assenza un po' troppo prolungata potrebbero essere quelli di Fabrizio Moro, che ha recentemente intrapreso un percorso un po' impegnato ma che si è detto non contrario aprioristicamente alla partecipazione a Sanremo (che del resto gli ha dato tantissimo, indirizzando verso il successo una carriera che ha avuto un decollo laborioso), degli Zero Assoluto (visti di recente in un bel live su Italia Uno), del sottovalutato Neffa, fra i più ascoltati nella stagione calda con "Sigarette", nonché di Samuele Bersani, dei Negrita e dei Subsonica, gli ultimi quattro tutti fra i "desiderata" di Carlo Conti secondo l'intervista prima citata, nella quale parlò anche di Fabri Fibra. Fra i nomi meno à la page ma di gran spessore, non sarebbe male vedere in lizza Niccolò Agliardi, che ha avuto mesi fa un notevole exploit "mainstream" con la sigla di "Braccialetti rossi". 
MONDO RAP - A proposito dell'universo rap, che in questi anni di boom non può mancare all'Ariston, nomi papabili potrebbero essere quelli di Emis Killa, per rinverdire i fasti del tormentone 2014 "Maracanà", di Marrakash e di Guè Pequeno, mentre Rocco Hunt ha appena pubblicato il nuovo disco, ma anche in questo caso mai dire mai. Magari ci riproverà Clementino, dopo la delusione del 2015. Ancora talent: ringalluzzito dal buon esito del singolo "Ho scelto di no", che lo ha proposto in veste più matura, avrebbe buone chances Marco Carta, ed è lecito attendersi qualche sorpresa anche da Valerio Scanu, trionfatore a "Tale e quale show".
GRANDI NOMI DEL PASSATO - Capitolo veterani: Carlo Conti ha avuto, l'anno scorso, il merito di volgere lo sguardo verso i big anni Ottanta e Novanta, troppo spesso lasciati da parte in passato a vantaggio di  reduci dei decenni precedenti che avevano ormai ben poco da dire. Massimo Di Cataldo, Paolo Vallesi, Mietta, Mariella Nava e Alexia sono nomi sempre plausibili, come quelli di Marina Rei, Amedeo Minghi, Syria, Enrico Ruggeri, Stadio, Luca Barbarossa e Paola Turci; andando sul.. difficile si potrebbe invece pensare a personaggi fuori dal giro commerciale come Eduardo De Crescenzo, Alberto Fortis e Alice, e chissà che non decida di scendere di nuovo in pista Michele Zarrillo, dopo essersi lasciato alle spalle il dramma dell'infarto. Si è parlato insistentemente anche di Cristina D'Avena: non pare affatto una boutade, e di certo si tratta di una cantante che avrebbe tutti i titoli per calcare il palco più impegnativo della musica italiana da protagonista, per doti artistiche, riscontri di mercato e una popolarità che non conosce cedimenti, nonostante sia in pista fin dai tempi della "Canzone dei Puffi", e parliamo del tardo 1982!
Andando più indietro nel tempo, c'è l'ennesimo tentativo di Don Backy, e ci prova anche Umberto Napolitano, fedelissimo sanremese negli anni bui (tre partecipazioni fra il '77 e l'81) e deciso a tornare alla ribalta con l'entusiasmo di un ragazzino: sarà durissima, ma merita tutto l'appoggio possibile. Un significativo coup de théatre sarebbe rappresentato dal nome di Fiorella Mannoia.
GLI STRANIERI - Infine: ci sarà anche nel 2016 una casella libera per gli stranieri? Dopo l'esperienza di Lara Fabian dodici mesi fa, si andrebbe sul sicuro puntando su un Tony Hadley o su un Michael Bolton, o anche su Anggun o, perché no, gli Jarabe de palo; ma se si volesse far saltare il banco perché non provarci con Anastacia, di recente esibitasi in Italia?  Di certo c'è che, sulla base di tutti questi nomi, potrebbe venir fuori un cast molto al femminile, ma è una di quelle previsioni destinate a procurare solenni brutte figure a chi le formula. Anche perché, va sempre ricordato, alla fine della selezione spunta sempre fuori qualche personaggio che le indiscrezioni avevano totalmente ignorato. In campana! 

venerdì 31 luglio 2015

BILANCIO DEL COCA-COLA SUMMER FESTIVAL 2015: UN... CONTENITORE DI TORMENTONI DEGNO DEL VECCHIO FESTIVALBAR


Quattro settimane di Coca-Cola Summer Festival hanno restituito all'estate la sua dimensione di "stagione della musica leggera", i tre mesi in cui il pop easy listening deflagra e invade piacevolmente le nostre vite, diventandone colonna sonora più che in altri periodi dell'anno. Lo avevo già scritto dodici mesi fa: c'era bisogno di una manifestazione così. E ora lo si può ribadire senza timore: la festa romana è andata definitivamente a colmare il vuoto lasciato dal Festivalbar. C'è ancora chi considera "blasfemo" l'accostamento fra i due eventi, e sinceramente non riesco a comprenderne appieno i motivi. 
UN DEGNO EREDE - Intendiamoci, personalmente posso ritenermi un "nostalgico", in questo senso: mi manca la kermesse di Salvetti, per com'era strutturata, per gli evergreen che ha sfornato (ma erano altri tempi, per la discografia) e per quello che ha rappresentato per più di una generazione di appassionati di canzonette. Però non si può rimanere prigionieri del passato a oltranza, e trovo che il "Coca-Cola" stia dimostrando, anno dopo anno, di poter essere considerato a pieno titolo l'erede della cara, vecchia rassegna veronese del juke box. Perché se lo si analizza nei dettagli tecnici, la riproduce quasi fedelmente, migliorandone addirittura alcuni aspetti. 
C'è davvero il clou della produzione pop del periodo, impreziosita dalle ospitate di alcune eccellenze cantautoriali e di superbig; ci sono giovani che solitamente non trovano molto spazio a livello televisivo; rispetto al Festivalbar, il Summer Festival si fa preferire per il ricorso generalizzato al live (che Andrea Salvetti riuscì a introdurre solo negli ultimi anni di vita della creatura di papà Vittorio), per una formula più marcatamente competitiva (c'è concorso sia per i "vip" sia per gli emergenti, mentre da metà anni Novanta in poi il concetto di gara, al Festivalbar, risultò assai annacquato), e per una presenza meno invadente di artisti di fuorivia, cosicché le luci della ribalta privilegiano, giustamente, la produzione di casa nostra. 
DAI TALENT RAGAZZI CHE VALGONO - E allora, qual è il problema? Se si stratta della massiccia partecipazione di giovanotti usciti dai talent show, beh, sarebbe anche l'ora di smetterla con questa eterna aria di sufficienza e di snobismo: ho spesso scritto su questo blog che non sono affatto entusiasta della "sceneggiatura", del format che caratterizza trasmissioni come "Amici" o "X Factor", ma negare che da esse siano usciti cantanti di valore vorrebbe dire negare la realtà; così come non si può restare indifferenti di fronte ai formidabili esiti commerciali che i dischi di questi virgulti ottengono quasi sistematicamente. Fuochi di paglia? Sarà il tempo a dirlo, ma i successi "one shot" esistevano anche nei Sessanta, Settanta, Ottanta... 
Se invece la nostalgia per il bel tempo che fu è dovuta alla differenza di qualità della proposta musicale, beh, il discorso diventerebbe troppo lungo e complesso. Fermo restando che peserebbe massicciamente il gusto personale, e che comunque il ricordo delle canzoni della nostra giovinezza ci rende tutti scarsamente raziocinanti nella valutazioni, mi pare di poter dire che gli ultimi due anni abbiano sancito un deciso ritorno al pop di facile presa, alle canzoni immediate, ai ritornelli orecchiabili che sono decisivi, piaccia o no, per la ripartenza di un mercato discografico sempre boccheggiante. 
CONTENITORE DI SUCCESSI - In questo quadro di riscoperta della semplicità, risultava fondamentale il recupero di una rassegna canzonettistica modellata sul vecchio Festivalbar: perché, ne sono convinto, la sola produzione musicale non basta, ma deve essere "inquadrata" in un contenitore che la veicoli sapientemente, che dia forma a una colonna sonora dell'estate, che crei un "pacchetto" all'interno del quale, poi, ogni appassionato possa pescare il personaggio, il brano, il genere che più gli aggrada. Anche a questo servono i Festival, e il Coca Cola ha adempiuto al meglio tale funzione. 
Ha vinto, come era ampiamente prevedibile, Alvaro Soler, purtroppo assente alla premiazione per pregressi impegni (questo è un punto sul quale l'organizzazione, in futuro, non dovrà transigere: il trionfatore "deve" chiudere l'evento, consegnare il trofeo al suo discografico è abbastanza triste): "El mismo sol" ha in effetti tutti i crismi dei classici tormentoni canicolari di una volta, come anche "Everytime" dei The Kolors, anch'essi mattatori al pari dello spagnolo, avendo vinto due puntate su quattro. E' gente che monopolizza le classifiche di vendita e di gradimento, in questo senso il Summer Festival registra fedelmente i gusti dei consumatori mainstream. 
NEFFA, DOLCENERA E LA "PRIMA VOLTA" DI VENDITTI - Ma da Roma sono giunte altre note piacevoli: Neffa è tornato in versione convincente con la cadenzata "Sigarette", Dolcenera prosegue con efficacia nella sua ricerca di un easy listening contemporaneo, elaborato e non convenzionale, che trova adeguata espressione nella variegata "Fantastica", un azzeccato mix di melodia e atmosfere dance; e proprio alla dance si è imprevedibilmente convertito Antonello Venditti con la trascinante "Ti amo inutilmente", che in ogni caso passerà alla storia perché, vado a memoria, ha segnato la prima partecipazione del cantautore a una gara musicale. Di Annalisa e della sua "Vincerò" avevo già tessuto le lodi quando recensii il suo album ("Convincente nella strofa, di fortissimo impatto nel ritornello"). 
Piacevoli e di sapore estivo i singoli di Lorenzo Fragola, ("#Fuori c'è il sole") e della strana coppia Baby K. - Giusy Ferreri ("Roma - Bangkok"), buona prova di Nesli ("Quello che non si vede") e degli irriverenti J-Ax e Il Cile ("Maria Salvador"), mentre più spazio avrebbero meritato emergenti rampanti come Paolo Simoni e Levante. Significativo, ancorché personalmente non mi entusiasmi, il trionfo di alcune cover, su tutte "Se telefonando", che completa il rilancio di Nek già sancito prepotentemente dal Festival di Sanremo (e comunque ben vangano queste operazioni, se servono a far scoprire ai ragazzini di oggi capolavori musicali di svariati decenni fa). 
Ma citare tutte le canzoni di buon livello emerse dalle quattro serate romane sarebbe impossibile. Da segnalare la massiccia presenza di "reduci" sanremesi, ulteriore dimostrazione dell'eccellente lavoro svolto nell'inverno scorso da Carlo Conti, il giusto tributo alla galassia rap - hip hop che, volenti o nolenti, sta monopolizzando il mercato di questi anni, e una competizione fra nuove proposte che ha incoronato l'istrionico Matthew Lee e il suo "E' tempo d'altri tempi", coraggioso tentativo di recupero in chiave moderna di sonorità rock 'n roll. 
COSE DA CAMBIARE - Cosa manca, allora, al Coca-Cola Summer Festival per diventare definitivamente adulto? Butto lì un paio di cose: un sistema di votazione più chiaro nelle cifre (dati numerici non ne sono stati forniti, durante le trasmissioni televisive) e che coinvolga un maggior numero di appassionati, magari tramite referendum popolare: ai tempi del Festivalbar si votava con le schede pubblicate da Sorrisi e Canzoni, ora si potrebbe trasferire tale metodo sul web. In seconda battuta, sarebbe opportuno che la kermesse non si esaurisse entro luglio ma che, magari, celebrasse la sua conclusione a fine agosto o a inizio settembre, in modo da incoronare davvero la canzone regina dell'estate, quella più "gettonata" (termine da... Festivalbar) durante tutta la stagione calda. Al di là dei ritocchi alla formula, una base da cui ripartire dovrebbe in ogni caso essere la diretta tv: ricordiamo che questo festival si è tenuto a fine giugno, e la differita ne annacqua inevitabilmente il pathos, oltre a esporlo a rischi di spoiler in rete. 

venerdì 27 marzo 2015

LE MIE RECENSIONI - "SPLENDE", IL NUOVO ALBUM DI ANNALISA: EASY LISTENING DI QUALITA'


Semplicità, immediatezza e orecchiabilità stanno riguadagnando terreno, nel panorama nostrano del pop "mainstream". E' un po' che lo sottolineo, la proposta complessiva del Sanremo ultimo scorso lo ha in larga misura confermato. E non c'è di che dolersi della tendenza, ché anzi si avvertiva il bisogno di un certo ritorno alle melodie di facile presa. Proprio l'Ariston, poche settimane fa, ha portato alla ribalta una Annalisa sempre più convincente, nel cavalcare l'onda easy listening. Il 2015 si presentava per lei come un anno cruciale: attesa al banco di prova del secondo Festival rivierasco, dopo il positivo esordio datato 2013 (con l'originale e ballabile "Scintille"), non ha deluso le attese. "Una finestra tra le stelle", fermatasi a un passo dal podio, ha fatto da apripista ad un album, "Splende", che ha il raro dono di non concedersi pause, di non scadere in episodi autenticamente non riusciti. E' un album che "tiene", sostanzialmente, dal primo all'undicesimo brano della track list. 
RADIOFONICITA' - E' chiaro: stiamo parlando, lo si accennava all'inizio, di musica ad uso e consumo "radiofonico", come si dice oggi. Sperimentazioni stilistiche e ricerca sonora non ce ne sono che in minima parte, in questo disco, e forse è un peccato, perché l'artista ligure ha i mezzi, sia vocali sia compositivi, per poter osare un tantino di più. Però, per il momento, va bene così: la canzone nostrana necessita di un rinnovamento qualitativo del suo repertorio "fischiettabile", e allora ben vengano le Annalisa e tutte le ugole che sanno restituirci la gioia della cantabilità, dei ritornelli che si fissano subito in testa e non ne escono più. "Splende" ha questo di bello, e non è poco: è immediato e orecchiabile dall'inizio alla fine. Ma non si tratta di melodie dozzinali, "buttate lì": ci sono arrangiamenti ben congegnati, c'è quel modo di costruire i pezzi "all'italiana" declinato però in chiave contemporanea, che sta rinverdendo i fasti della nostra tradizione leggera; c'è anche un'apprezzabile varietà nella strutturazione dei pezzi.
VARIETA' DI STILI - L'album è potenzialmente un serbatoio di singoli, a parte il pezzo sanremese e i due che hanno anticipato, l'anno passato, l'uscita dell'opera, ossia "Sento solo il presente" e "L'ultimo addio". La partenza è  lanciata, con "Vincerò": è un inno all'ottimismo e alla positività, ma è soprattutto un brano senza cedimenti, convincente nella strofa, di fortissimo impatto nel ritornello, esempio ben confezionato di quel pop nostrano in salsa Duemila di cui si è appena detto. Poi la canzone che dà il titolo a tutto il lavoro: "Splende" offre una variazione sul tema, insegue un certo brio e indossa una veste vagamente dance, strizzando l'occhio a certi stilemi ritmici dei tardi anni Novanta.
KEKKO - Non annoia, la giovin savonese: con la terza traccia, "Un bacio prima di morire", cambia ancora rotta, e questa volta si affida a una costruzione quantomai classicheggiante, con pianoforte in bella evidenza, sapiente uso di cori, e grande apertura melodica sul refrain, per poi... affondare i colpi con "L'ultimo addio", ballatona old style. Di "Sento solo il presente", i fans conoscono tutto: è stata una delle canzoni più gettonate del 2014. L'impronta di Kekko Silvestre, autore "re Mida" di questi ultimi anni, si avverte chiarissima, nella poetica a tratti audace e nell'impostazione complessiva dell'opera, dal tono incalzante e a tratti solenne, con un possente sostegno orchestrale.
"Questo amore" è forse il passaggio meno convincente dell'album, anche se la sufficienza la strappa in pieno: anche qui siamo sul pop all'acqua di rose, senza rischi, ma appare più efficace la strofa che non il ritornello, tutto sommato abbastanza dimenticabile. Ci si riprende con "Una finestra tra le stelle", di cui non diremo, avendone già ampiamente tessuto le lodi in occasione del recente Festivalone, così come superfluo è soffermarsi su "Ti sento", una cover ben interpretata ma pur sempre una cover (genere verso il quale provo da sempre scarso entusiasmo): coraggiosa, comunque, l'idea di "spogliarla" di quegli arrangiamenti ultratecnologici che erano marchio di fabbrica dei Matia Bazar anni Ottanta.
ROCK E IMPRONTA CANTAUTORIALE - Di notevole spessore le restanti tre canzoni: "Niente tranne noi" sprigiona un certo vigore, forte di echi morbidamente rock, "Se potessi" è forse la più originale del lotto per tessitura e complessità sonora, con impronta quasi cantautoriale, sapiente uso di chitarre e percussioni e un buon impasto vocale nel duetto con Rapahel Nkereuwem, "Posizione fetale" ha un testo discretamente ispirato, è la più "orchestrata", al pari di "Sento solo il presente", ed esalta più di altre la consistenza e le sfumature della voce di Annalisa, che si sprigiona restando a metà strada fra accenti adolescenziali e piena maturità. Il giudizio finale, lo si è detto, è nel complesso positivo. Cosa manca, allora, per il definitivo salto di qualità? L'easy listening va benissimo, se portato avanti con perizia tecnica come fanno la Scarrone e il suo staff; magari, ecco, un po' di voglia di osare in più nella ricerca di strade compositive diverse e meno "commerciali", senza tuttavia snaturarsi. E azzardare di più nei testi, ancora acerbi in qualche passaggio. Ma le basi sono già ottime.

sabato 14 marzo 2015

FESTIVAL DI SANREMO, UN MESE DOPO: PERCHE' UN "CONTI BIS" E' POSSIBILE


Sanremo 2015, un mese dopo. Il 14 febbraio scorso calava il sipario sull'edizione più riuscita dell'ultimo decennio. Non è ancora tempo di parlare dei riscontri commerciali dei brani in gara: per tracciare un bilancio attendibile mi prendo ancora qualche settimana, in modo da poter lavorare su un arco di tempo più ampio. I dischi stanno andando abbastanza bene, questo si può dire: la presenza nelle classifiche (il dato più importante) è confortante, le ospitate televisive numerose, e la nuova moda - marketing dei "firmacopie" presso gli store sta beneficiando di notevoli adunate di fans (ho partecipato in prima persona, da "osservatore", a quello di Annalisa, alla Feltrinelli di Genova). 
IL FUTURO - Ma, ripeto, ne parleremo meglio più avanti. L'argomento "caldo" in questo momento è un altro: cosa farà Carlo Conti? Il vero trionfatore dell'ultimo Festival, dopo un breve periodo di riposo, è tornato alla guida del pre - serale "L'eredità", come d'accordo con la dirigenza Rai, in linea con la sua volontà di restare un volto televisivo "di famiglia", da incontrare nella quotidianità, e non invece un personaggio da spendere solo per grandi eventi e super produzioni. Riguardo al suo futuro... festivaliero, ha nel frattempo mantenuto la posizione di scetticismo espressa a caldo, a conclusione della kermesse. L'ultima dichiarazione pubblica sul tema è in un'intervista rilasciata a Sorrisi & Canzoni, due settimane fa: " Rifare Sanremo? Per ora non ci penso proprio. Ho bisogno di almeno un mese di tempo per metabolizzare il tutto. Ne riparleremo quando sarà il momento e farò le mie riflessioni. Ma un risultato del genere è irripetibile e potrei fare solo peggio...". 
RISCHI AUDITEL? - Dunque nicchia, il buon Conti. La preoccupazione per eventuali crolli Auditel è comprensibile, anche alla luce del fresco precedente di Fabio Fazio: trionfo nel 2013 (con pompaggio eccessivo di una critica che aveva finalmente trovato il Festival "per palati fini" da tanto tempo auspicato) e brusco ridimensionamento dodici mesi dopo. Credo però che non esistano meccanismi fissi e inevitabili, riguardo alle oscillazioni dell'audience (da un anno all'altro, poi...), e che si debba analizzare caso per caso. Fazio e Littizzetto, nel 2014, fallirono perché riproposero lo stesso schema di spettacolo dell'anno prima, ma ulteriormente appesantito da insopportabili elementi seriosi e retorici, che nulla avevano a che fare con l'amenità e la gioiosità che dovrebbero dominare una rassegna canora. 
IL VORTICE DEI PADRONI DI CASA - Ecco, in questi ultimi anni si è parlato fin troppo, a proposito della manifestazione ligure, di "progetto artistico da costruire attorno al team di presentatori". Si è sempre data per scontata, cioè, la necessità di proporre ogni volta una forma di presentazione nuova, con elementi originali e brillanti, possibilmente con un continuo ricambio di volti; i padroni di casa come "spettacolo nello spettacolo", elemento trainante, quasi primario, per la buona riuscita dell'evento. Deriva inevitabile, nel momento in cui si è data per assodata la trasformazione di Sanremo da gara musicale tout court a show televisivo. Ma, forse nemmeno Conti se ne è accorto, con l'edizione di quest'anno si è compiuto un salto qualitativo storico e fondamentale, che potrebbe mandare a carte quarantotto ogni considerazione legata al "rischio Auditel": l'anchorman toscano ha infatti messo a punto una "formula Festival" che potrebbe risultare buona per tutte le stagioni, o quantomeno per molte delle stagioni a venire. 

                                  Pippo Baudo: Conti può esserne l'erede "sanremese"? 
                                           
LA NUOVA FORMULA SANREMO - Nulla di particolarmente rivoluzionario, quanto piuttosto un ritorno nel solco della tradizione, con gli opportuni aggiornamenti richiesti dall'evoluzione del mezzo catodico. Così, il Sanremo 2015 è risultato un Festival asciutto, snello, ritmato nella conduzione, incentrato sui cantanti in gara: giovani di nuovo in primo piano, ribalta degna di questo nome per i Big, competizione avvincente in entrambe le categorie, buon livello dei pezzi. Questo è il ritratto perfetto del Festival di Sanremo, nel formato in cui si è affermato e ha avuto successo lungo i decenni; nessuna alchimia, nessun meccanismo astruso, nessun coup de théatre (Benigni, Celentano, Madonna...) per assicurarsi i riflettori mediatici: solo tanta musica e pochi tempi morti, pur se con l'inevitabile "tassa" da pagare alle esigenze di rete, leggasi passerelle dei personaggi Rai in promozione di future trasmissioni. E' una struttura spettacolare estremamente funzionale, che non può essere "pensionata" dopo una sola edizione per avventurarsi lungo strade nuove, ma che può reggere a lungo, e Conti è la persona più adatta a mantenerla a regime. Basta, semplicemente, ripetere una buona selezione di brani, come quest'anno, e conservare il medesimo gusto pop nella scelta degli ospiti (con tocco più felice per i comici, questo sì...). 
Perché non pensare a lui come al Pippo Baudo del Duemila? E' vero, i tempi sono cambiati; ed è innegabile che anche il Pippo nazionale abbia conosciuto, nel nuovo secolo, qualche... rovescio sanremese; però nel suo periodo d'oro, dal '92 al '95, inanellò quattro edizioni con riscontri di ascolto sempre positivi, pur fra qualche oscillazione. L'Auditel non deve essere vissuto come una spada di Damocle, e sinceramente non credo che un eventuale bis immediato, se costruito sui presupposti prima elencati, possa portare crolli disastrosi; anche una piccola flessione di spettatori non sarebbe un dramma, visto che comunque conta soprattutto ciò che Sanremo può restituire all'industria discografica in termini di esiti di mercato (lo stesso Conti l'ha ripetuto più volte: "Ho sempre detto che la mia soddisfazione più grande sarebbe stata ascoltare i brani in radio... Li ho scelti bene, stanno passando tutti"). 
CONTINUITA' - Dal mio insignificante pulpito, invito Carlo e la dirigenza di Rai Uno a riflettere su tutto questo, soprattutto sul cambiamento "silenzioso" ma significativo avvenuto nel tessuto del Festivalone: finito il tempo delle rivoluzioni continue, della ricerca affannosa del nuovo ad ogni costo, oggi si può lavorare sulla continuità e sulla stabilità. Sarebbe comunque lecito, è ovvio, prendersi uno o più anni "sabbatici", per poi tornare all'Ariston fresco e riposato, e con qualche idea in più: come Paolo Bonolis, insomma, che ha fatto due Sanremi "super" nel 2005 e nel 2009 (in entrambi i casi da "salvatore della patria" di un evento a rischio di chiusura, o quantomeno di ridimensionamento), o come lo stesso Fazio, tornato dopo ben tredici anni sul... luogo del delitto. Nel caso, però, la scelta del successore sarà dura: il vivaio di viale Mazzini si è prosciugato, non ha più sfornato giovani anchorman di qualità, e magari sarebbe il caso di inventare un talent ad hoc, piuttosto che The Voice (fotocopia sbiadita di X Factor) o l'inconsistente "Forte forte forte". 
I SUCCESSORI - Dietro Conti, chi c'è? Negli anni scorsi ho proposto più volte Milly Carlucci, che era diventata un volto di punta delle prime serate Rai ma che si sta avvitando nella banale routine di trasmissioni in crisi di popolarità. C'è Insinna che però, nell'ultimo evento leggero presentato, il gala di fine anno, non è parso proprio brillantissimo, e che comunque si è legato mani e piedi all'irritante "Affari tuoi". C'è un ritorno di fiamma per Frizzi, al quale Sanremo è stato negato nel periodo d'oro della sua carriera, gli anni Novanta, prima per l'onnipresenza di Baudo e poi per scelte strategiche discutibili, che affidarono la manifestazione a volti Mediaset (Bongiorno e Vianello): oggi Fabrizio sembra anche più maturo, sereno e "sciolto", ma sarebbe comunque un grosso rischio, per uno da troppo tempo a digiuno di conduzioni "pesanti". Fra i giovani, Nicola Savino e Federico Russo sono due opzioni da non trascurare, ma paiono ancora acerbi. Da casa Berlusconi torna il nome di Bonolis, mentre di assoluta affidabilità sarebbe la candidatura Gerry Scotti, ma credo che l'ente tv di Stato voglia giustamente indirizzarsi su lavoratori interni. Un bel rebus. E dunque, Conti? 

domenica 15 febbraio 2015

SANREMO 2015, CRONACA DI UN TRIONFO ANNUNCIATO: VINCE IL VOLO IN UN FESTIVAL IN SALSA ANNI OTTANTA


Sanremo 2015 è stato un Festival in versione anni Ottanta, lo si è detto più volte. E' stato tale nello spirito, nella linea musicale, nello stile di conduzione. Quasi inevitabile, dunque, che lo fosse anche nella assoluta prevedibilità del verdetto finale. Già: proprio come in quella decade controversa, punteggiata da trionfi annunciatissimi sul palco dell'Ariston (dal Fogli dell'82 al trio Morandi - Ruggeri - Tozzi dell'87, per citare i due esempi più eclatanti), ieri sera il rituale della proclamazione dei vincitori ha alfine snocciolato il nome di gran lunga più gettonato, quello del Volo, la cui rincorsa verso la medaglia d'oro, partita già un minuto dopo l'annuncio del cast in dicembre, ha preso via via consistenza e incontrato strada facendo la crescente benevolenza di pubblico e critica, soprattutto dei media generalisti che hanno tirato la volata ai tre ex bambini prodigio sposandone la causa, a partire dalle celebrazioni della loro performance al concerto natalizio in Senato, davanti all'allora Presidente della Repubblica Napolitano. 
NEK A UN PASSO - Non che il pathos sia mancato, giusto in extremis. Il Volo ha prevalso col 39 per cento delle preferenze staccando Nek di soli quattro punti: decisivo, e anche questo era ampiamente in preventivo, l'incidenza del televoto, che ha spinto le tre creaturine di Antonella Clerici con un poderoso 56 per cento. E' un successo che non desta soverchie emozioni, ma che nemmeno fa scandalo, visto che "Grande amore" è pezzo assolutamente inserito nel solco della più pura tradizione rivierasca, ma con un arrangiamento comunque al passo coi tempi, di sicura presa, e sostenuto da una interpretazione oggettivamente mostruosa di questi ragazzi che del resto, se mietono successi intercontinentali, qualcosa varranno, a meno che all'estero non siano tutti rintronati e gli unici veri intenditori di musica leggera risiedano entro i confini del Bel (?) Paese; tutto ciò, al netto delle giuste considerazioni sul marchio "retrò" che si portano dietro, da non interpretare necessariamente in chiave negativa. Ma è tutta la classifica finale ad aver un suo senso compiuto, tale da non prestare il fianco a recriminazioni di sorta: qualche organo di stampa d'alto prestigio si è inventato, ieri sera, un Nek favorito, considerando quindi la sua medaglia d'argento una parziale delusione. Ovviamente le cose non stavano così, il buon Filippo è entrato nel novero dei papabili solo negli ultimi giorni, ma le sue reali quotazioni mai hanno avvicinato quelle del Volo: il secondo posto è anzi un risultato eccezionale, perché solitamente i pezzi a fortissimo impatto radiofonico ottengono fortuna e riconoscimenti quando il sipario del Festivalone si è già chiuso da giorni. 
CLASSIFICA LOGICA - Tutto o quasi, dicevamo, nella graduatoria conclusiva trova una sua logica: il terzo posto di Malika, partita lenta con un brano non immediato ma che si è lasciato scoprire, nella sua intima bellezza, passo dopo passo. Il quarto di Annalisa, che continua nel suo percorso di crescita e che ha servito con trasporto, intensità e professionalità la convincente composizione romantico - pop di Kekko Silvestre. E poi Masini sesto (poteva puntare al podio, ma la concorrenza era nutrita), Grignani che si è arrampicato fino all'ottavo, riuscendo a dare dignità a un pezzo che al debutto non aveva saputo valorizzare, complice una vocalità non all'altezza; ma anche il nono di Nina Zilli, con uno di quei magnifici virtuosismi musicali che da sempre, a Sanremo, rimangono intruppati nelle posizioni di centroclassifica. 
QUEI BRAVI RAGAZZI DEI NOVANTA - E' stato, tutto sommato, il Festival della riscossa di quella che io amo chiamare la "generazione di mezzo" della nostra canzone, i ragazzi nati e affermatisi negli anni Novanta. I nuovi veterani che hanno, si spera definitivamente, preso il posto di quelli spompatissimi dei Sessanta, già in larga parte fuori tempo vent'anni fa eppure tenuti artisticamente in vita, contro ogni logica discografica, fino ai Festival dell'altro ieri (Al Bano e Patty Pravo erano ancora in gara nel 2011, per dire). I Britti e i Grignani, i Raf e le Grandi, per tacere di Nek, si sono infine ripresi una ribalta che spettava loro di diritto, e, pur con diverse sfumature, l'hanno comunque onorata: chi rimanendo ostinatamente fedele a se stesso (su tutti Alex e Filippo), chi azzardando la svolta soft (Irene, che infatti ha faticato a far breccia), chi, come Raf, puntando su un classicone dolce e "sanvalentinesco" che non è giunto in tempo al cuore degli ascoltatori, ma che ha in fondo un suo perché, proseguendo il discorso intrapreso a inizio secolo con la più consistente "Infinito", e che non mancherà di far commuovere ed emozionare i suoi fans e, soprattutto, le sue fans. 
CANZONI DA FISCHIETTARE, MA ANCHE DA ASCOLTARE - Questo Sanremo numero 65 ha mostrato, a conti fatti, una proposta musicale di discreto pregio. Nulla davvero che faccia gridare al miracolo, ma un soddisfacente quantitativo di opere che hanno le potenzialità per farsi ricordare, quantomeno a medio termine. Sanremo della medietà, ma non in senso di... mediocritas: una rassegna da sette pieno, senza eccellenze ma anche senza obbrobri. L'orecchiabilità assoluta, quella da primo ascolto che è impresa difficilissima da mettere a segno, l'hanno centrata forse i soli Giovanni Caccamo e Nek, altri pezzi hanno avuto bisogno di ascolti più numerosi ma alla fine si sono imposti. Purtroppo, a Sanremo e dintorni domina da sempre il tormentone, un po' ottuso, della canzone che si deve per forza canticchiare il giorno dopo, sotto la doccia o facendosi la barba, per definirsi riuscita. Ma una canzone pop non è solo questo: è bello e giusto che ci siano brani "à la carte", pronti da fischiettare, ma c'è anche l'assoluta dignità di quelle composizioni che magari nessuno di noi canterebbe, e che però si fanno ascoltare volentieri. Al primo gruppo appartengono i già citati Caccamo e Nek, ma anche Masini, Annalisa, Moreno e il Volo; al secondo la Ayane, la Grandi e la Zilli: quando i pezzi di queste tre "prime donne" passeranno in radio, sarà sempre un piacere fermarsi qualche minuto a gustarli e ad apprezzarli.

                                                Annalisa: a un passo dal podio

GALA VINTAGE - Finalissima dal sapore vintage, come da linea editoriale impressa da Conti e dal suo staff di autori. Forse non è stato ricordato troppe volte in questi giorni, ma Sanremo 2015 è stato davvero il Festival del ritorno in primo piano della musica: già ampiamente esaltati nelle settimane scorse l'aumento del numero dei Big in lizza e la collocazione dei giovani in prime time, aggiungiamo qui che negli ultimi anni ci eravamo purtroppo abituati a serate conclusive spesso ridotte all'osso, quanto a numero di concorrenti. Se con Fazio si erano già fatti passi avanti (quattordici campioni in finale), dal 2009 al 2012 la gara del sabato aveva visto darsi battaglia appena dieci cantanti, con conseguenti salti mortali per riempire artificiosamente un gala che deve comunque occupare quattro ore di palinsesto.
ITALIANI IN GARA! - Ieri gli extra non sono comunque mancati: tanti ospiti come nei Festival più luccicanti. Di Sanremo 2015 si può dire che sia stata azzeccata la selezione delle vedettes internazionali, canore e non: Ed Sheeran è uno dei protagonisti della hit parade d'oggidì, e Will Smith (ieri con Margot Robbie) è un volto di Hollywood mai banale e sempre disponibile a fare spettacolo, al di là della mera promozione del film in uscita. I dubbi, casomai, sono aumentati sul versante degli italiani fuori concorso: se Ruggeri ha portato un poetico omaggio a Jannacci, Faletti e Gaber, scevro di retorica e malinconia, la performance di Gianni Nannini è stata obiettivamente di una mediocrità disarmante, con errori tecnici inconcepibili per una professionista di tale spessore: avesse sbagliato certi attacchi uno qualsiasi degli artisti in gara, sai i frizzi e i lazzi? Per quanto mi riguarda, il tormentone continua e continuerà, più martellante che mai: basta coi superospiti italiani, se vogliono venire, che vengano in gara, come ha fatto il buon Raf, uno che ha venduto milioni di dischi in giro per il mondo. 
RAI - MEDIASET, ZELIG UBER ALLES - Sanremo 2015 ha scritto un altro capitolo della pax televisiva Rai - Mediaset. Concorrenza berlusconiana quasi assente, come ormai da anni, e del resto conviene a tutti: perché ormai il cast dei cantanti rivieraschi è sempre più pieno di ragazzi di Amici (quest'anno la bravissima Annalisa, i Dear Jack, ma anche Nigiotti e Amara), ma non solo. Conti ha infatti attinto a piene mani da Zelig: i frizzanti Boilers ospiti fissi, e ieri, sorpresa in extremis a tarda ora, Marta e Gianluca, quelli dello "Speed date", protagonisti di uno sketch piacevolissimo, ben più di quello, tutto sommato banale, di Giorgio Panariello. Assieme a Virginia Raffaele e Luca & Paolo, hanno salvato il versante comico di un Sanremo che, per il resto, i sorrisi li ha strappati in altra maniera, ad esempio attraverso le estemporanee uscite della svampita Arisa. Ciò non significa che sia stato un Sanremo triste: le cupezze della ditta Fazio & Gramellini sono lontane, per fortuna. E' stato, semplicemente, un Festival centrato sulla musica, con poche variazioni sul tema. 
FESTIVAL IMMORTALE, VETRINA TV - Già, ma perché il Festival, verosimilmente, non morirà mai? Semplicemente, perché è vitale per la Rai tv. Lo si era già capito negli ultimi anni, ma chi in queste sere ha avuto la pazienza di guardare "tutto", non cambiando canale nemmeno durante gli intervalli, si sarà fatto un'idea ben chiara: il Sanremone è una fondamentale vetrina promozionale per una fetta consistente e importante del palinsesto dell'ente di Stato. Serve per promuovere fiction nuove di zecca ("Braccialetti rossi 2", "L'Oriana". "La freccia del sud" su Mennea), i nuovi spettacoli  ("Notti sul ghiaccio" e "The Voice"), persino film in prima visione ("Il principe abusivo", la settimana dopo l'ospitata all'Ariston di Siani), o a rilanciare prodotti interni un po' svalutati da una falsa partenza (l'improbabile "Forte forte forte").
Spot mandati a ripetizione per cinque sere, e passaggi anche all'interno del Festival stesso: quale trasmissione potrebbe mai sostituire una simile potenza di fuoco pubblicitario? Per tacere degli inserzionisti, che pagano felicemente fior di euro. Chiaro che il merito di questo colossale giro d'affari sia della manifestazione stessa, più in salute che mai, un caso da studiare: da 65 anni, pur fra alti e bassi, è sempre in testa alle preferenze del pubblico, non solo italiano. Mentre, televisivamente parlando, attorno a lei tutto muore o cambia, la rassegna ligure a volte si rinnova, più frequentemente ritrova le radici, a volte deborda verso lo show e altre ritrova la sua essenza canora, ma continua a tenere incollati davanti allo schermo milioni di telespettatori. Chi ne auspica la sparizione o il ridimensionamento vive, almeno per il momento, fuori dal mondo. 

venerdì 13 febbraio 2015

FESTIVAL DI SANREMO 2015, LA TERZA SERATA: NOIA COVER, STRAFALCIONI DI CONTI E LA VERA SATIRA DI LUCA & PAOLO

                                             Spandau Ballet: ritorno emozionante         

E' stata la serata di Sanremo più "contiana", quella andata in onda ieri. A metà strada fra "I migliori anni" e "Tale e quale show", ossia evergreen della canzone italiana rilette da artisti di oggi. Inevitabile che facesse breccia, e alla grande, presso il pubblico ultra - tradizionalista di Rai Uno, stabilendo un nuovo boom di ascolti che, a questo punto, sancisce definitivamente il successo di questo Festivalone targa 65. Per quanto mi riguarda, quello delle cover è un genere che proprio non riesce ad emozionarmi: preferisco da sempre le versioni originali, i rifacimenti di pezzi storici che davvero mi hanno entusiasmato, da quando seguo la musica, si possono contare sulle dita di una mano (ne cito uno a caso: "Un'estate fa" dei Delta V, correva l'anno 2001). 
NIENTE DUETTI PER LE COVER - La serata "intervallo" della rassegna ligure è da sempre la più pericolosa: si rischiano brutti cali di tensione, da parte dei protagonisti, che conseguenti intoppi nel corretto svolgimento del gala, e ieri qualcosa è accaduto, in questo senso, lo vedremo tra poco. E' una serata nata da quando la kermesse ha parzialmente modificato il suo DNA, passando da gara canora tout court a spettacolo per il piccolo schermo: prima, fino agli anni Novanta, non sarebbe stata neppure concepibile, perché il concorso fra canzoni inedite doveva giustamente essere sempre e comunque al centro dell'attenzione. 
E' una serata, anche, che dal mio punto di vista può assumere autentico appeal solo se strutturata in una certa maniera: cioè con l'esecuzione delle cover, sì, ma ancor meglio delle canzoni in gara in versione riveduta e corretta, da parte dei concorrenti accompagnati sul palco da artisti ospiti. In passato è accaduto spesso, era la cosiddetta "serata dei duetti", che solitamente raccoglieva consensi anche in occasione dei Festival meno felici sul piano dell'audience. Quest'anno le ospitate erano espressamente previste dal regolamento, ma, in pratica, l'unica ad avvalersene è stata Malika Ayane, con la presenza discreta del suo autore Pacifico. Un peccato, perché sarebbe venuta fuori una puntata - evento con potenzialità esplosive. 
OTTIMI NEK, MASINI E FABIAN - Così, ci si è dovuti accontentare di ricercare, fra le varie "riletture" dei classici, quella meglio riuscita o più innovativa. Di certo originalissimo è stato Moreno, con "Una carezza in un pugno" in salsa reggae ed ovvie venature rap. Accanto a lui, hanno ben figurato Nek, giustamente premiato in chiusura, che ha interpretato con energia "Se telefonando", Marco Masini che ha omaggiato con intensità ed emozione il buon Francesco Nuti e la sua bella "Sarà per te", la voce possente di Annalisa in "Ti sento" e quella piena di feeling di Lara Fabian in "Sto male". 
IRENE ROCK, DI MICHELE - PLATINETTE RIDANCIANI - Su buoni livelli anche Irene Grandi, che ha ritrovato il suo spirito finemente rock ravvivando "Se perdo te", e una eterea Chiara in "Il volto della vita". Abbastanza fedeli alla linea originale dei pezzi scelti i Dear Jack ( "Io che amo solo te"), Il Volo ("Ancora"), la Tatangelo ("Dio, come ti amo") e Malika ("Vivere"), tutti apprezzabili, mentre Biggio e Mandelli hanno reso in versione più seriosa, vagamente swing, la scanzonata "E' la vita la vita". I più simpatici? Di Michele e Platinette, che han quasi fatto di "Alghero" uno sketch a tutto tondo, certo più divertente di quello messo in piedi ventiquattr'ore prima da Angelo Pintus... Tutto questo, mentre il povero Luigi Tenco non ha trovato degna celebrazione nel generoso ma modestissimo tentativo di Bianca Atzei in "Ciao amore, ciao" (Grignani, con "Vedrai vedrai", è parso se non altro più in forma vocalmente). 
CACCAMO - BRANCALE, SCONTRO FRA TITANI - Il pathos? Decisamente assente, a meno che chi segue da appassionato il Festival  non fosse davvero interessato a sapere chi si sarebbe imposto in questa artificiosa competizione fra cover. Le emozioni autenticamente sanremesi sono rimaste così confinate nella prima mezz'ora di trasmissione, con gli ultimi due quarti di finale della gara fra le Nuove proposte. Qui si è consumata la prima ingiustizia, figlia di un abbinamento infelice: mettere contro Giovanni Caccamo e Serena Brancale è stato un delitto, un po' come quel Real Madrid - Napoli (il Napoli d Maradona) al primo turno della Coppa Campioni 1987... Due potenziali vincitori di categoria costretti a "scannarsi" in anticipo: non era possibile lasciar fuori il siciliano, portatore di uno dei brani più freschi e di impatto dell'intera manifestazione, pezzi dei Big compresi, ma Serena è un'artista jazz già matura, e sono convinto di non espormi a brutte figure se le pronostico un avvenire radioso, quantomeno nella nicchia musicale che predilige. Più "povero" il confronto fra Amara e Rakele: ha vinto la cantante toscana con "Credo", la proposta più tradizionale fra le otto in gara, composizione che continua a non convincermi del tutto. Qui Carlo Conti ha sfiorato la figuraccia epocale, alzando il braccio di Amara ma proclamando vincitrice la giovanissima napoletana. 
LE GAFFE DI CONTI - E' stato bravo a rimediare con una simpatica arrampicata sugli specchi ("Visto che la sfida è stata equilibrata, ho voluto dare soddisfazione a entrambe", o qualcosa del genere), ma certo la gaffe c'è stata, simile a un celebre scivolone di Milly Carlucci in una passata edizione di Miss Italia.  E non è stato l'unico inciampo di serata del "bravo presentatore", che, ad esempio, non ha saputo districarsi con un minimo di inglese nell'intervista coi Saint Motel (fra l'altro penalizzati da un microfono mal funzionante), e non ha colto il riferimento degli Spandau Ballet al loro lutto per la morte di Steve Strange. Lo avevo già accennato ieri: se un difetto va trovato, nello stile di conduzione dell'anchorman toscano, è il fatto di andare avanti come un mulo mostrandosi talvolta poco ricettivo alle battute e ai tentativi di coinvolgimento da parte degli ospiti sul palco. 
Commovente ritrovare, ospite a sorpresa, un più maturo e rockeggiante Federico Paciotti, a inizio secolo ragazzino imberbe nelle file dei teneri e gradevoli Gazosa. L'eccelsa Samantha Cristoforetti, come scritto tre giorni fa, era già stata televisivamente "prosciugata" da Fazio, e non ha aggiunto nulla di particolarmente originale: così, risulta solo una medaglia appuntata sul petto del Festival, una presenza che non poteva mancare nel massimo evento mediatico nostrano, ma è stata un'intervista molto istituzionale, senza squilli. E' migliorata Emma, piaciuta soprattutto per le "faccette buffe" dopo certe sue battutine sovente autocritiche (però avrei aspettato a dire "Preferivo essere qui in gara  e non come presentatrice", frase che infatti il suo collega ha accolto con freddezza), mentre Arisa, infortunata a una gamba e sotto analgesico, è parsa vagamente groggy, e ne ha guadagnato in simpatia e autoironia... 
LA GIUSTA ASPREZZA DI LUCA E PAOLO - Ieri sera il "Corriere della sera" online ha titolato "finalmente si ride". Non ho letto però l'articolo, spero che il riferimento non fosse alla passerella di Massimo Ferrero. Cosa ci sia di divertente nel suo clownesco modo di porsi non riesco a capirlo, per tacere dei suoi pregressi personali a cui già ho fatto cenno nei giorni scorsi: non voglio dedicare troppo spazio al personaggio (che si credeva Armstrong nel '68, visto che non ne voleva sapere di abbandonare la scena, solo che lui non aveva alcun buon pezzo jazz da proporci...). Rimane una considerazione amarissima: da "Grande show di Ferrero" a "Ferrero sfonda anche al Festival", fino a "Ferrero mai banale", i media sportivi sono tutti incantati da questa persona, come ipnotizzati collettivamente: del resto sia l'uno che gli altri sono specchi fedeli dell'irreversibile declino di credibilità del nostro football. Ma non sono tanto convinto che tutti i tifosi sampdoriani siano contenti di essere rappresentati pubblicamente in questa maniera. 
Comicità, ecco: all'Ariston l'hanno finalmente portata Luca e Paolo. Comicità dura, satira pungente e a tratti cattiva (secondo i canoni italiani, ovviamente: all'estero, Stati Uniti in primis, si fa ben di "peggio", senza stare a scomodare il francese Charlie Hebdo): la canzone sugli artisti scomparsi non era offensiva verso questi ultimi, ma un feroce attacco ai media generalisti (e a chi li segue) ormai in larga parte dediti alla spettacolarizzazione della morte e del dolore, nonché al vizio di fare figli e figliastri anche davanti ai decessi (in tale ottica va letta la battuta, per quanto perfida, su "quel cantante grasso del Banco del Mutuo Soccorso", ovviamente il compianto Francesco Di Giacomo, mancato quasi nel disinteresse generale). Puntuta anche la scenetta "politically incorrect" sui matrimoni gay. Poche storie: il duo genovese ha confermato uno stato di grazia che dura ormai da almeno un lustro, fra creatività di scrittura e assoluta padronanza della scena. 

mercoledì 11 febbraio 2015

SANREMO 2015, LA PRIMA SERATA: NEL FESTIVAL "DEGLI ENIGMI" BRILLANO NEK, BRITTI, ANNALISA, FABIAN E... CONTI

                                              Nek: fra i migliori della prima serata

E' il Sanremo del "preferisco non rischiare"? O forse il Sanremo della "mediocritas" non troppo aurea? Per quanto mi riguarda, al momento è soprattutto un Festival enigmatico. Difficile trarre giudizi sul livello della proposta musicale (e ci mancherebbe, dopo un solo ascolto e con ancora dieci canzoni "segrete"), arduo anche decifrare appieno la linea editoriale studiata per lo show nel suo complesso. 
SHOW SCHIZOFRENICO - Partiamo proprio da quest'ultimo punto. L'architettura dello spettacolo non ha ancora raggiunto una sua stabilità di navigazione, e ha anzi mostrato una certa qual schizofrenia: possiamo tranquillamente parlare di falsa partenza, per via di un'anteprima davvero troppo lunga (oltreché inattesa, o comunque male annunciata: non si era appena detto che, dopo il capolavoro 2014 di Pif, fare meglio fosse impossibile e quindi si preferiva evitare ogni preambolo?): l'idea in sé non era male, mostrare un po' di dietro le quinte e lasciare briglia sciolta ai pensieri in libertà dei cantanti. Uno stile vicino a quello delle nuove tv tematiche digitali, ma che andava opportunamente incanalato e compattato per non risultare indigesto: si è sfiorata la mezz'ora di durata, davvero uno sproposito. In compenso, la prima parte del Festival vero e proprio è stata snella, agile, dai tempi serratissimi: subito quattro Big a tamburo battente. 
CONTI PROMOSSO - Tutto ciò fino alla performance del primo superospite, Tiziano Ferro; dopo, si è registrato un notevole rallentamento, con tempi lunghi e artisti in gara diluiti fino a tarda serata, e solo in dirittura d'arrivo ci si è rimessi in carreggiata, col recupero di un ritmo più accettabile. Il Festival che preferiamo, televisivamente parlando,  è quello andato in scena dalle 21 e 15 alle 22 circa, essenziale e senza parentesi inutili. Ad ogni modo, non è il caso di drammatizzare: si tratta di dettagli che possono essere tranquillamente messi a punto a stretto giro di posta, anche perché a governare il carrozzone c'è Carlo Conti, in fondo il vero (l'unico?) vincitore della serata. 
Avete capito cosa significa fare una lunga gavetta e dedicare anni a servire umilmente l'ente tv di Stato? Significa aver accumulato un'esperienza tale che, quando ti chiamano per la prima volta a condurre l'evento mediatico più importante e delicato, te la cavi come se l'avessi sempre fatto, fino al giorno prima. Il toscano è stato un'impeccabile padrone di casa, sereno e dalla mano ferma, il vero erede di Pippo Baudo, ma meno nazionalpopolare e più asciutto nel muovere i fili del gala. Ha nettamente oscurato le sue tre collaboratrici, ma non per quella tendenza a debordare che era invece tipica dell'anchorman di Militello: più semplicemente, la sensazione è che potesse tranquillamente fare tutto da solo. Arisa ed Emma sono vallette improvvisate, al momento è di una evidenza crudele; quanto a Rocio Munoz Morales, è parsa abbastanza sciolta ma tutto sommato superflua: il giochetto dei proverbi spagnoli può reggere un paio di serate, poi forse bisognerà inventarsi qualcos'altro...
NESSUNO SI PRENDE RISCHI - Riguardo alle canzoni in concorso, avventarsi in giudizi sul livello complessivo dopo averne ascoltato solo metà e solo una volta sarebbe ingiusto, ingeneroso, scorretto. Ci sono alcuni dati di fatto, questo sì: "Preferisco non rischiare", si è detto all'inizio. E' evidente che si sia andati sul sicuro, che si sia scelto di tornare nel solco della più pura tradizione sanremese: del resto la linea artistica tracciata da Conti e dal suo gruppo di lavoro era nota fin dai tempi della selezione autunnale, perché sorprendersi? Così come è chiaro che nessuno degli artisti "convocati" si sia avventato in sperimentazioni troppo audaci: ma, diciamocelo, chi mai potrebbe attendersi svolte stilistiche radicali da un Britti, un Grignani o un Nek, all'età in cui sono giunti? 
NEK E BRITTI, BEI RITORNI - Non c'è il pezzo "che spacca", che lascia il segno subito, questo sì. Le certezze sono che Sanremo 2015 ci ha restituito un Nek e un Britti su buonissimi livelli: il primo ha sfornato una sostanziosa "Fatti avanti amore", energico brano dance di notevole impatto, mentre Alex ha fatto... Alex, ma lo ha fatto assai bene, pure con qualche slancio in più rispetto alle ultime uscite e con una gradevolissima base rock. Annalisa, che all'esordio rivierasco del 2013 aveva colpito con una "Scintille" non propriamente convenzionale, stavolta ha sposato una linea più ordinaria e rassicurante, facendosi "portavoce" di Kekko Silvestre, ma il leader dei Modà è uno degli autori più in forma del panorama pop attuale e lo conferma con una composizione di buona immediatezza, ottimamente resa sul palco dalla brava interprete savonese. 
GRIGNANI, BRUTTA PERFORMANCE - Non mi è dispiaciuta Lara Fabian, con una "Voce" classicheggiante ma dal ritmo coinvolgente. Assolutamente da riascoltare l'ermetica "Adesso è qui" di Malika Ayane e un Grignani enormemente penalizzato da una vocalità non all'altezza: evidentemente le "lezioni di canto per il fiato" che asserisce di aver preso non hanno ancora sortito l'effetto sperato. Di metabolizzazione non subitanea il sentito racconto di vita del duo Coruzzi - Di Michele, mentre "Straordinario" di Chiara sarebbe anche un'opera di pregevole fattura, ma sa troppo di già sentito. I Dear Jack non mi entusiasmano, ma fanno ciò che il pubblico chiede loro, e sicuramente centreranno il bersaglio anche con questa "Il mondo esplode (tranne noi)", dal ritornello facile anche se non originalissimo. Quanto a Nesli, sospeso il giudizio sul brano, va detto che, ecco, se una svolta stilistica c'è stata, fra i partecipanti, è stata la sua, ma c'era davvero bisogno di un altro artista che andasse a ingrossare il già nutrito drappello di cantanti pop melodici, lasciando la spiaggia sicura dell'hip hop? 

                                          Al Bano e Romina: preferiamo ricordarli così

BENE FERRO, MALE GLI ANANIA - Capitolo ospiti: la palma di migliori va agli impeccabili Imagine Dragons, alla sorpresa Boilers (gli improbabili giornalisti in platea che abbiamo conosciuto a Zelig), e soprattutto a Tiziano Ferro (il Cristiano Ronaldo de noantri, si può dire?). La sua "Incanto", composizione alla Branduardi, è stata forse la canzone nuova migliore fra quelle ascoltate nella prima serata del Festival: e allora, torna il discorso di sempre, mio personale tormentone da anni: perché non presentarla in gara? Possibile, certo, che Conti non glielo abbia nemmeno chiesto, possibile che lui, a domanda, avrebbe comunque risposto di no, eppure i rischi per questi grossi calibri sono di fatto inesistenti: se non vincono, il loro patrimonio di pubblico non viene comunque intaccato; se vincono, tanto di guadagnato. 
Tristezza assoluta per Al Bano e Romina Power, mito tenuto in vita artificiosamente dalle tv generaliste (con Romina andata completamente fuori tempo nell'esecuzione di "Cara terra mia": meno male che doveva essere un Festival tranquillo, per lei che ha sempre sofferto la competizione...). Inqualificabile lo "show" della numerosa famiglia Anania: l'idea dell'ospitata poteva essere anche carina, ma è stata rovinata da quei continui, sfiancanti riferimenti alla Provvidenza che... provvede a tutto. Pochi giorni fa, Papa Francesco ha detto: "Essere cattolici non significa fare figli come conigli"; ecco, speriamo che almeno la sua autorevole voce venga ascoltata in futuro, da chi ha in testa certe idee... Oltretutto, è stato anche molto inelegante partecipare all'iniziativa "Tutti cantano Sanremo" intonando un pezzo che a Sanremo non ha partecipato ("Gli occhi verdi dell'amore" dei Profeti). 
SIANI HA SBAGLIATO - L'altra caduta di stile della serata è stata purtroppo opera di Alessandro Siani, un bravo comico che però è incappato in una battuta assolutamente infelice sulla pinguedine di un ragazzino seduto in platea. Siani ha sbagliato e, come tutte le persone responsabili, se ne è reso conto immediatamente, a sketch finito, facendosi fotografare in camerino con la sua "vittima": tensione, emozione, superficialità, avventatezza più che lacune culturali, mi permetto di dire, ma la colpa resta, e il fatto che forse il tutto era stato studiato a tavolino con l'assenso del bimbo cambia poco le cose, perché scherzare sui difetti fisici non è proprio il massimo della vita. Certo ci sarebbe piaciuto sentire le stesse grida di indignazione dodici mesi fa, quando Elio e le Storie Tese si "ingrassarono" artificialmente per l'esibizione nella finalissima, ma allora no, non valeva, erano dei geni assoluti, era ironia raffinata...
Alessandro forse pagherà qualcosa, in termini di popolarità e simpatia, per questo infortunio, dopodiché non è il caso di farne un mostro (e non solo perché ha devoluto il suo cachet al Gaslini di Genova): se è vero che i personaggi pubblici devono dare il buon esempio, non è certo colpa delle sue battute sciocche o dei film di Banfi e Alvaro Vitali se, a scuola, i bambini parlano di "froci" e "recchioni" riferendosi agli omosessuali, se usano termini come "spastico" o "Mongoloide" a mo' di insulto o, appunto, definiscono sprezzantemente "obesi" quelli un po' sovrappeso: le responsabilità vanno ricercate nelle agenzie educative primarie, famiglie in primis, ma è un discorso che ci porterebbe troppo lontano... Di ben altro spessore l'apparizione del dottor Pulvirenti, che ha raccontato con realismo ma senza enfasi la sua esperienza di volontario di Emergency guarito dall'Ebola. Peccato per il confinamento in chiusura di serata del duo "Doppia coppia" (Michael Bublè e il suo traduttore, direttamente da "Made in Sud") e del corrosivo Rocco Tanica. Stasera, altri dieci Big e i primi quattro giovani, in prime time. 

lunedì 15 dicembre 2014

FESTIVAL DI SANREMO 2015, ECCO I BIG: I RITORNI DI RAF E NEK E I "NON CANTANTI" DI CUI SI POTEVA FARE A MENO

                                             Raf: ritorno all'Ariston dopo 24 anni

Neanche il tempo di tirare un sospiro di sollievo alla notizia che Suor Cristina (pardon, Sister Cristina, non sia mai...) non aveva presentato alcuna richiesta di partecipazione al Festival di Sanremo, ed ecco una serie di brividi freddi percorrere la schiena, dopo aver udito i nomi di Platinette  e dei Soliti Idioti fra i convocati da Carlo Conti per la kermesse di febbraio. Si è così concretizzato il rischio che avevo paventato pochi giorni fa, ossia che l'allargamento del cast fosse anche un modo per aprire le porte a proposte di scarso spessore musicale ma di consistente appeal televisivo (e "social").
 Sopravviveremo, e del resto la forzatissima presenza del Coruzzi, che in passato aveva già tentato la carta rivierasca, dovrebbe beneficiare del tocco di classe di Grazia Di Michele, un ritorno inatteso e gradito sul palco dell'Ariston a ventidue anni (ebbene sì) dall'ultima partecipazione, quella del sensuale e fascinoso duetto con Rossana Casale in "Gli amori diversi"; e bisognerà poi vedere se il nostro si presenterà effettivamente nella sua più celebre versione en travesti o piuttosto "al naturale". Vada come vada, anche questi corpi estranei, in fondo, si inseriscono nel solco del ritorno alla tradizione che le prime mosse del direttore artistico avevano già reso evidente: i "non cantanti" in gara furono per alcuni anni un classico del Festivalone, anche se poche volte tali incursioni beneficiarono di effettivo successo: le partecipazioni di Sabani, Laurito, o ancor prima di Beruschi, rappresentarono più che altro simpatici diversivi acchiappa - audience e nulla più: il solo Francesco Salvi azzeccò un filone che per un po' di tempo gli diede non poche soddisfazioni, tanto che ad un certo punto si era messo a sfornare LP come un vero professionista della canzone.
FINALMENTE RAF E NEK - Per il resto, è un cast senza grossi sconvolgimenti, rispetto a ciò che avevo anticipato col mio post sui "papabili" pubblicato a fine novembre. Blindatissima da mesi la partecipazione dei Dear Jack, boyband fenomeno del momento che non mancherà di convogliare davanti alla tv e per le strade di Sanremo migliaia di giovanissime fans, non era difficile da prevedere il ritorno, dopo due anni, di Annalisa, Chiara e Malika Ayane, e dopo tre di Nina Zilli. I nomi di Irene Grandi, Anna Tatangelo e Marco Masini erano gettonatissimi, la rentrée  di Nek sulla bocca di molti, casomai posso "vantarmi" di aver preconizzato, forse unico in Italia, la presenza di Raf, decisosi a rompere un silenzio festivaliero di ventiquattro anni, mentre non sono certamente spiazzanti i ripescaggi di Alex Britti e Gianluca Grignani, che hanno assoluto bisogno di dare una riverniciata a una fama ultimamente un po' scolorita. E non poteva mancare il piccolo drappello rap: la commissione ha premiato Nesli, che rimase scottato dalla bocciatura di un paio di anni fa, e Moreno, altro nome più che mai à la page, per quanto discutibile nel modo di porsi e nei contenuti di certi suoi pezzi: basterebbero forse il solo genovese e i citati Dear Jack per assicurare a Sanremo 2015 il trionfo assoluto presso il pubblico in più verde età. 
FRAGOLA, SCELTA A RISCHIO - Qualche nome a sorpresa c'è, ma non tale da far gridare al miracolo: casomai si possono avanzare leciti dubbi sulla qualifica di Big attribuita a  Bianca Atzei (esclusa dodici mesi fa, quando si presentò in coppia con Britti), la quale non può vantare nemmeno un curriculum prettamente sanremese come altri ragazzi emergenti inseriti in passato nel gruppo dei "campioni" (pensiamo a Renzo Rubino l'anno scorso), mentre per Lorenzo Fragola rischierei di ripetere un discorso già fatto più volte: passare direttamente dalla vittoria a X Factor alla categoria regina del Festival continua a non convincermi. E' stata una mossa che ha funzionato davvero, nel senso più pieno della parola (popolarità duratura, dischi venduti, concerti sold out), solo con Marco Mengoni,, non a  caso il talento più puro espresso nell'ultimo lustro dal panorama talent nostrano; per Nathalie, il salto si rivelò troppo grande, al punto di risultare insostenibile, mentre Chiara Galiazzo è artista ancora in fase di crescita; rimango convinto che l'ingresso tra i veri big debba avvenire, in linea di massima, in maniera più graduale. 
LARA, STRANIERA "IN SOLITARIA" - Il "reclutamento" dei ragazzini del Volo è un tributo alla platea sanremese più tradizionale, anche se va tenuto nel debito conto il successo di pubblico che questo ensemble riesce a registrare da diversi anni in tutto il mondo. C'era infine il punto interrogativo legato ai nomi stranieri: alla fine ne è stato scelto solo uno, quella Lara Fabian nota in Italia (ma nemmeno tanto) più che altro per una lontana collaborazione con Gigi D'Alessio; è comunque una novità di peso, perché da tempo immemore, forse dal Luis Miguel del 1985, un artista di fuorivia non prendeva parte al Sanremo in solitaria: nel nuovo secolo i vari Morris Albert, Noa, Youssou N'Dour e Lola Ponce erano sempre stati in concorso in coppia  o in trio con colleghi nostrani.  

                                       Con Lara Fabian tornano gli stranieri in gara

VETERANI PIU'... FRESCHI - E' un cast ecumenico ma non troppo, e in questo senso non del tutto "baudiano": si è preferito, cioè, andare sul sicuro, sullo strettamente commerciale, piuttosto che ampliare al massimo lo spettro delle tendenze musicali. Intendiamoci, i nomi per soddisfare diverse fasce di pubblico non mancano: ci sono, l'abbiam visto, i figli dei talent che nel frattempo hanno imparato a camminar da soli, pur con diverse gradazioni di successo; ci sono invece i ragazzini "sfornati di fresco" dalle medesime trasmissioni, e la cui celebrità alle stelle, effimera o meno che sia, va cavalcata senza remore; c'è il rap e ci sono i "classici". Ecco, per quest'ultima categoria va fatta una riflessione: il salto generazionale può dirsi ormai completo, il tempo dei reduci dei Sessanta e dei Settanta pare definitivamente trascorso (segnali incoraggianti, in questo senso, erano già arrivati nelle ultime tre edizioni): i nomi di Patty Pravo e Loredana Bertè, circolati massicciamente nei giorni scorsi, sono fortunatamente rimasti lettera morta, e Fausto Leali ha avuto modo di adontarsi per il rifiuto oppostogli da Carlo Conti: lui e le altre se ne faranno una ragione, così come me la son fatta io. Si è puntato invece su veterani più... freschi, su Masini e su Grignani, sulla Grandi, su Raf e sulla Di Michele: questi ultimi due sono i più "anziani" artisticamente del cast, e fa un po' effetto rimarcarlo, a me che in pratica ne ho visto nascere il successo. 
VIVAIO TRASCURATO - Però, come detto, c'è qualche vuoto. Stona fortemente la scarsa considerazione nei confronti dei più recenti prodotti del vivaio sanremese, il cui vessillo è tenuto alto solo da Malika e Nina Zilli; ad esempio Antonio Maggio, vincitore due anni fa, non ha più avuto una chance. Il serbatoio locale meriterebbe una maggior valorizzazione, anche perché, non mi stancherò mai di ripeterlo, il futuro di Sanremo e della musica italiana passa anche da lì, non solo dai talent. Altra lacuna: gli indipendenti rampanti sono rimasti al palo, è stata riempita da altri la casella occupata nelle ultime edizioni dai vari Perturbazione, Riccardo Sinigallia, Marta sui Tubi. Peccato.
 FESTIVAL MAINSTREAM ED EQUILIBRATO - Ancora: è mancato il coraggio di pescare fra gli artisti un po' più di nicchia, per quanto comunque di fama: io avevo parlato di Teresa De Sio ed Eduardo De Crescenzo, oppure di Alice, ma poteva starci anche un Cammariere, il cui nome era stato esplicitamente fatto da qualcuno. Insomma, un Sanremo molto "mainstream", deciso a puntare a una occupazione finalmente massiccia e prolungata delle classifiche di vendita e di download. Di certo è un cast che promette una battaglia equilibrata: a meno che Raf non tiri fuori il pezzone epocale, o che i Dear Jack non sbaraglino il campo forti di un sostegno popolare oceanico, dire chi possa giungere primo al traguardo è impresa assai ardua, ed è senz'altro un punto  a vantaggio della godibilità dello show.
SANREMO "TIRA" ANCORA - Infine, una considerazione di carattere generale: le canzoni presentate al vaglio della commissione sono state 186 (parliamo sempre della categoria Big, per i giovani la quantità sale esponenzialmente). Tante, decisamente: il Festival è denigrato, osteggiato, ferocemente criticato da più parti, persino dall'interno dell'ambiente musicale. Eppure, serve come il pane a centinaia di artisti: giovani all'inseguimento della consacrazione, personaggi sulla cresta dell'onda in cerca di ulteriori conferme, onesti professionisti di classe media che necessitano di visibilità, "anziani" bramosi di un rilancio. Non comprenderne l'utilità è grave; ancor più grave sarebbe perderlo, visto che ogni anno spunta fuori chi ne chiede l'abolizione: la musica di casa nostra, già in crisi e privata di una così formidabile vetrina, andrebbe definitivamente incontro a un declino inarrestabile. 

sabato 29 novembre 2014

VERSO SANREMO 2015, LA CORSA A UN POSTO FRA I BIG: I PAPABILI, I POSSIBILI, GLI AUSPICABILI



Verso Sanremo 2015 a ritmo blando, che più blando non si può. Le informazioni trapelano col contagocce, anche da parte di quelle testate solitamente prodighe di anticipazioni più o meno succose e più o meno attendibili; i nomi dei big papabili sono sempre gli stessi (molto pochi) da diverse settimane a questa parte; nella rosa delle possibili co-presentatrici gravitano personaggi di notevole appeal ma piuttosto prevedibili (Cuccarini, Ambra, Incontrada), mentre Carlo Conti smentisce, depista e dice: "Vi stupirò" (starà forse pensando alla poliedrica, fresca vincitrice di "Tale e quale", Serena Rossi?); buio assoluto sul fronte ospiti, al di là del tormentone Al Bano & Romina e di qualche desiderata del direttore artistico (Pink Floyd? Beh, se Fazio può permettersi gli U2 per "Che tempo che fa", perché non sognare in grande?). Riguardo al "totocast", per chi non è strettamente "addetto ai lavori" risulta oltremodo difficile reperire indiscrezioni: gli stessi cantanti, che fanno tanto sfoggio di mentalità 2.0 con una presenza massiccia sui social network, se interrogati in merito ignorano semplicemente le domande, manco custodissero un segreto di Stato... 
RITORNI - Pazienza: faccio da me, cercando di orientarmi tra i pochissimi rumors e formulando ipotesi costruite su ragionamenti che ritengo sufficientemente lineari. Partiamo dalle poche certezze: i Dear Jack sembrano proprio cosa fatta, del resto il loro nome è stato il primo a venire fuori, addirittura l'estate scorsa, così come quelli di Alessandra Amoroso, sulla cui presenza si sono però addensati diversi dubbi (ma questo potrebbe essere davvero l'anno buono, per lei), e di Dolcenera, la cui candidatura rimane invece ben solida. Per il resto, un criterio credibile da seguire è quello di guardare alle ultime edizioni del Festival. Difficile rivedere in gara qualche big presente nel 2014, forse l'unico a poter trarre vantaggio da una nuova presenza sarebbe il solo Renzo Rubino, per completare un percorso triennale di maturazione e consolidare i buoni risultati ottenuti nelle prime due partecipazioni, mentre Rocco Hunt alla fine potrebbe essere della partita, dopo aver manifestato iniziale scetticismo su un suo ritorno a stretto giro di posta. 
Andando a ritroso, è plausibile che chi è sceso in campo negli anni immediatamente precedenti decida di presentare domanda, per rinfrescare la propria visibilità o per lanciare con più forza progetti discografici prossimi alla pubblicazione: ecco quindi che dal 2013 potrebbero riemergere Annalisa Scarrone, Malika Ayane, Chiara Galiazzo (magari con un repackaging del recente album) e Simona Molinari, oltre ad Antonio Maggio, che quell'anno vinse fra i Giovani e che nel 2014 si è confermato su buonissimi livelli (sua la sigla del "Processo del Lunedì" di Rai Sport, suo il gradevole brano estivo "Stanco"). 
Dopo l'esperienza del 2012, i tempi sono nuovamente maturi per Nina Zilli, oltreché per Irene Fornaciari e Pierdavide Carone; mancano dal 2011 Luca Barbarossa e Anna Tatangelo, nomi fatti in questi giorni come quelli di Irene Grandi ed Enrico Ruggeri, la cui ultima partecipazione risale invece al 2010. Rrouge avrebbe proposto un brano assai ispirato, dedicato ad alcuni artisti scomparsi (Gaber, Jannacci, Faletti). Altro nome piuttosto gettonato è quello di Marco Masini, sei anni dopo la buona performance del 2009 con la non del tutto compresa "L'Italia", e di quella edizione targata Bonolis (che segnò il rilancio della manifestazione dopo la profonda crisi del 2008) potremmo ritrovare in gara anche Sal Da Vinci. 
ANNI NOVANTA - Secondo news raccolte in rete, sarebbero in lizza diversi esponenti della bistrattata generazione anni Novanta, che ho spesso strenuamente difeso su questo blog: da Mietta a Syria fino a Massimo Di Cataldo, riemerso da una dolorosa vicenda giudiziaria (con "mostro" regolarmente sbattuto in prima pagina...) e desideroso di riguadagnare il terreno perduto. Mesi fa, gli Zero Assoluto ebbero parole di stima per la kermesse rivierasca, e quell'endorsement portò molti media a ipotizzare un loro ritorno all'Ariston: non so se la cosa abbia un qualche fondamento, ma di certo il duo romano avrebbe bisogno di una grossa ribalta, dopo alcuni anni trascorsi un po' sottotraccia in fatto di presenze sui canali "generalisti". Sicuro è il tentativo di partecipazione di Goran Kuzminac, una sfida difficile da vincere ma che merita tutto il nostro appoggio; meno convincente la coppia Alessandro Safina - Luisa Corna, di cui molto si è scritto.  
REDUCI DALL'ESTATE E GIOVANI RAMPANTI - Ci sarebbe da pescare del buono fra i protagonisti dell'estate canora 2014, contraddistinta da una buona fioritura di canzoni orecchiabili e di facile impatto: da Gianluca Grignani a Nek (il cui ritorno alla kermesse ligure è atteso ormai da ben diciotto anni), da Deborah Iurato all'eccentrico Paolo Simoni, un ragazzo che ha fatto centro con "Che stress" e "15 agosto". A proposito di freschi virgulti della nostra musica leggera, sarebbe interessante rivedere qualcuna delle Nuove Proposte dell'anno passato, come Zibba e quel Diodato che è oggi un volto piuttosto popolare, grazie alle partecipazioni al citato show di Fazio e al recente album di cover anni Sessanta. Andando più indietro, perché non puntare su Erica Mou, voce fra le più interessanti e originali prodotte di recente dal vivaio del Festival, o su Giua, alle prese con la realizzazione di un disco attraverso la strada del crowfunding? Per non parlare degli eternamente bistrattati Jalisse, che una chance prima o poi dovranno pur meritarla... Scommetto qualche spicciolo sul fatto che tenteranno la riscossa recenti vincitori sanremesi amatissimi dal pubblico giovane, come Valerio Scanu (forte delle convincenti performance a "Tale e quale show"), Marco Carta e Alessandro Casillo. 
VETERANI DA SCEGLIERE CON CURA... - Per il resto, detto di un Mario Biondi nuovamente accostato al Festivalone (ove finora non si è mai visto, come concorrente: sarà la volta buona?), ci sono almeno altri tre grandi gruppi in cui pescare: il mondo rap - hip hop, con i vari Moreno e Clementino (ma il vero colpo sarebbe Emis Killa, fresco di tormentone Mundial), i tanti che negli ultimi anni hanno tentato, stando ai giornali, la via dell'Ariston senza fortuna (da Alex Britti ad Alexia, da Paolo Vallesi a Tosca, solo per citarne alcuni), e l'immenso bacino dei veterani, che solitamente presentano domanda in massa: ne fa parte il menzionato Kuzminac, ne fanno parte nomi fin troppo presenti in Riviera nelle più recenti edizioni (su tutti Loredana Bertè, le cui quotazioni vengono date in rialzo). Personalmente, auspico che Conti e la sua commissione artistica si allontanino dal "già visto", dando invece spazio a "grandi vecchi" che, in questo primo scorcio di secolo, di opportunità ne hanno avute ben poche, dai personaggi più nazionalpopolari (Riccardo Fogli, Don Backy) a quelli più "sofisticati" (Eduardo De Crescenzo, Teresa De Sio, Alice...). 
INDIPENDENTI E STRANIERI - Necessaria, inoltre, una maggiore attenzione a quel mondo indipendente che nelle ultime stagioni ha ottenuto riscontri di pubblico non indifferenti: un Brunori Sas o un Dente, ad esempio, porterebbero una bella ventata di freschezza. Mentre, se si vuole cercare il colpaccio, sfumata l'ipotesi Carmen Consoli (con album in uscita a gennaio, ossia poche settimane prima della kermesse, e un singolo rilasciato giusto ieri: peccato davvero), perché non puntare su due grandi rentrée per Negramaro e/o Raf? Personalmente, poi, apprezzerei molto la presenza di Niccolò Fabi e di Neffa, cantautori di valore mai adeguatamente valorizzati dalla rassegna ligure. 
Infine, il discorso stranieri in gara: con sedici posti, ossia sempre pochi, penso che si debba dare la precedenza agli artisti di casa nostra (sarebbe diverso già con sole due caselle in più da riempire), in ogni caso non mi scandalizzerebbe vedere un grande nome internazionale scendere nell'arena: magari uno Stromae, il quale l'anno scorso, ospite all'Ariston, affermò che non si sarebbe tirato indietro di fronte alla possibilità di competere, oppure star onuste di gloria in qualche modo legate all'ex Bel Paese come Anggun, Mick Hucknall, Amii Stewart, o ancora vedettes più o meno sulla cresta dell'onda (Iglesias jr., John Legend...) che accettassero la scommessa di cantare in italiano, cosa che un tempo avveniva con un certa frequenza mentre oggi è rarità assoluta.