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domenica 14 febbraio 2016

SANREMO 2016: IL PAGELLONE DEL FESTIVALONE

                             Dolcenera: sua una delle migliori proposte del Festival 2016

Chiudiamo la settimana sanremese, consueto "momento caldo" nella vita di questo blog, con l'inevitabile e temuto (ma va'...) pagellone dei Campioni. L'ordine è quello della classifica ufficiale del Festival, dal primo posto in giù. Prevale una generosità di fondo nelle valutazioni, anche perché il livello complessivo è stato medio, con qualche picco verso l'alto e nessuna caduta a precipizio. 
STADIO - "Un giorno mi dirai": ballad in perfetto "Stadio style". Gli stilemi compositivi della band sono riconoscibilissimi, in una felice "fusion" fra elementi anni Ottanta e Novanta. Poetica ispirata ed emozionante, musica di notevole impatto. VOTO: 7,5. 
FRANCESCA MICHIELIN - "Nessun grado di separazione": l'ascesa continua, per lo scricciolo veneto, con un brano di taglio moderatamente moderno nel tessuto musicale e più marcatamente nel testo, in grado dunque di piacere ai giovani ma anche ad appassionati un po' più attempati. Dovrebbe percorrere un buon tratto di strada fuori dall'Ariston, nelle radio e sul mercato. VOTO: 7. 
GIOVANNI CACCAMO E DEBORAH IURATO - "Via da qui": duetto perfettamente inserito nel solco della tradizione sanremese, ma con un raffinato tocco autoriale grazie a Giuliano Sangiorgi, la cui mano si avverte, pur se non coraggiosa come altre volte. Eccellente l'interpretazione dei due, ma il ragazzo trasmette ancora poco sul piano emotivo; Deborah in questo senso pare più avanti. VOTO: 6,5. 
ENRICO RUGGERI - "Il primo amore non si scorda mai": un felicissimo ritorno a Sanremo per uno dei più prolifici cantautori nella storia della canzone italiana. Brano assai brioso, con qualche spruzzatina di rock, ma che brilla soprattutto per la riscoperta di sound e arrangiamenti prettamente legati al decennio ottantiano, che caratterizzarono la prima fase della carriera di Rouge. VOTO: 7. 
LORENZO FRAGOLA - "Infinite volte": piazzamento superiore al valore effettivo della proposta. Non ha ripetuto il buon esordio del 2015, presentando un pezzo dalla linea melodica un po' datata. Da lui ci aspettiamo ritmi più vivaci e contemporanei, nel solco di "#Fuori c'è il sole", la discreta hit estiva. VOTO:6--. 
PATTY PRAVO - "Cieli immensi": non si è ripetuta la magia di "E dimmi che non vuoi morire" ed era facile prevederlo. La voce ormai è quella che è, la presenza scenica sempre di gran fascino, la canzone tutto sommato gradevole e ben scritta, con struttura "alla vecchia maniera", costruita cioè attorno a un ritornello particolarmente efficace, che però non so quanto potrà lasciare il segno. Il premio della critica era prevedibilissimo, attribuito da un giornalismo specializzato che da decenni stravede per Patty, anche oltre i suoi innegabili meriti VOTO: 6,5. 
CLEMENTINO - "Quando sono lontano": nulla di eccezionale, un rappino all'acqua di rose, moderatamente retorico, il trionfo dei buoni sentimenti; comunque un prodotto accattivante il giusto, e tutto sommato sincero. Il ragazzo ha una maschera d'attore: potrebbe cimentarsi con successo nel teatro. Si tenga aperta questa strada. VOTO: 6. 
NOEMI - "La borsa di una donna": Marco Masini ha fatto centro con un'ispirata composizione, sommessa e poetica, con le solite intuizioni da acuto osservatore della quotidianità e lettore dell'interiorità umana. E' lo stile delle sue opere meno arrabbiate e più riflessive, quelle in cui da una decina d'anni a questa parte dà il meglio. Il tutto impreziosito dalla calda interpretazione della "rossa". VOTO: 7,5. 
ROCCO HUNT - "Wake up": passi avanti notevoli rispetto al vittorioso esordio di due anni fa. Nella canzone ci sono tante cose: il prorompente giovanilismo, la ribellione a istituzioni percepite come lontane, ma anche discreta ricerca musicale, col rap contaminato da quelle sonorità elaborate da Pino Daniele, Tullio De Piscopo e tutta la rivoluzionaria nouvelle vague napoletana di fine Settanta - primi Ottanta. Ritmo trascinante. VOTO: 6/7. 
ARISA - "Guardando il cielo": melodia gradevole nella struttura complessiva, ritornello non di impatto immediato, testo interessante sulla riscoperta di una dimensione più semplice della nostra esistenza, magari legata alla natura ("Se un giorno un'altra vita arriverà, mi sono già promessa di non viverla in città"). Canzone dolce, a tratti malinconica ma anche inneggiante alla speranza, dai toni morbidissimi, sostenuta dalla solita voce senza cedimenti di Rosalba. VOTO: 6,5. 
ANNALISA - "Il diluvio universale": pezzone d'amore di stampo classicheggiante, con possente sostegno orchestrale, un lento con crescendo ed esplosione nel refrain. Poteva essere l'ideale per Sanremo, e invece.... Però è canzone che verrà fuori alla distanza, magari non radiofonica ma che valorizza ulteriormente le doti interpretative della cantante ligure. VOTO: 6,5. 
ELIO E LE STORIE TESE - "Vincere l'odio": senza cadere nel trito ritornello della genialità, mi ripeto sulla stessa linea dei miei articoli sanremesi scritti in settimana. Divertissement puro e riuscito, dissacrante smontaggio dei canoni della canzone leggera: proprio per questo, giusto che non abbiano vinto, come qualcuno ventilava. A Sanremo devono vincere brani pop, melodici o ritmati, contemporanei o più orientati al passato, ma con un doveroso rigore strutturale. Rimane comunque un altro bel saggio della loro inesauribile creatività. VOTO: 7+. 

                                                     Valerio Scanu: promosso

VALERIO SCANU - "Finalmente piove": per me, promosso a pieni voti. Canzone dalla struttura tradizionale, ma con una buona tessitura sonora, un testo non banale e trovate "furbette" come quel "no, tu non hai, tu non hai, tu non hai capito" che si ficcano in testa senza uscire più. Buon lavoro di Fabrizio Moro, valorizzato da uno Scanu sul pezzo. VOTO: 7. 
ALESSIO BERNABEI - "Noi siamo infinito": dance pura, più ottantiana che novantiana, non particolarmente originale, ma che tutto sommato ha una buona forza penetrativa. Cosetta esile, che nel breve può funzionare, ma il ragazzo deve ancora trovare una propria dimensione artistica. VOTO: 6+. 
DOLCENERA - "Ora o mai più (le cose cambiano)": superba, e assicuro che non mi fa velo il fatto di essere un suo estimatore da tempi non sospetti. Come scritto stamane, pezzo troppo lontano dai canoni festivalieri, persino poco "italiano", per essere apprezzato in questa sede: pop, jazz, blues, musica e testo complessi ed elaborati, ormai Emanuela viaggia lontano dagli schemi della facile presa, e corre il rischio di non essere sempre compresa appieno dal pubblico. Ma sarebbe un peccato che un gioiellino simile non rimanesse nella memoria. VOTO: 8. 
IRENE FORNACIARI - "Blu": un altro episodio rimarchevole, nella carriera di un'artista che sta facendo una fatica terribile ad emergere, pur avendo all'attivo, prima di questa, altre canzoni degne di nota. "Blu" è dolente e intensa, lancia un messaggio importante ma senza attingere troppo alla retorica più scontata. Lei canta bene e la sua voce arriva al cuore. Almeno è stata ripescata. VOTO: 7. 


GLI ELIMINATI

ZERO ASSOLUTO - "Di me e di te": nonostante generali bocciature, ho ritrovato su buoni livelli il duo Thomas - Matteo, coi limiti di sempre (la voce, soprattutto) ma anche con gli stessi pregi, quelli di un easy listening al passo coi tempi, ancora fresco e vivace. VOTO: 6/7. 
NEFFA - "Sogni e nostalgia": anche lui ha raccolto meno di quanto meritasse, con il suo brano dalle atmosfere vagamente retrò, con buoni sperimentalismi strumentali. Il suo marchio di fabbrica è ben presente, poi certo ha fatto di meglio, ma questa composizione non è da buttare. 6+
DEAR JACK - "Mezzo respiro": ballata soft in stile anni Novanta, discreta ma non trascendentale. Tutto sommato positivo il debutto del nuovo cantante Leiner Riflessi, che se non altro dà un'identità vocale ben precisa al gruppo. Ma per la giovane band, come per l'ex Bernabei, c'è da lavorare per individuare un percorso ben preciso sul quale insistere. VOTO: 6-. 
BLUVERTIGO - "Semplicemente": un po' i classici Bluvertigo (ho ritrovato persino qualcosa di "L'assenzio", che presentarono a Sanremo 2001, nella costruzione delle strofe), un po' aperture, nel refrain, alla tradizione melodica più schietta. Una commistione che poteva funzionare, ma la voce di Morgan è rimasta in cantina e non ha fatto decollare una canzone di discreta fattura. VOTO: 6+. 

SANREMO 2016: IL TRIONFO DEGLI STADIO E' UN ATTO DI GIUSTIZIA. VINCONO I VETERANI MA IL FESTIVAL SI E' "SVECCHIATO"


Il trionfo sanremese degli Stadio è la felice conclusione di una lunga e paziente risalita, iniziata dai bassifondi di antiche e polverose classifiche. 1984 e 1986, tanto per rinfrescare la memoria: due ultimi posti all'Ariston decretati dai votanti del Totip, che all'epoca erano giudici supremi della manifestazione; e sì che "Allo stadio" e "Canzoni alla radio" tutto erano fuorché brutte canzoni destinate al dimenticatoio. La dimostrazione che un paio di fiaschi al Festivalone (e ai tempi c'erano i quasi contemporanei casi di Vasco Rossi e Zucchero a dimostrarlo) possono non lasciare il segno: un messaggio importante per i big della nostra musica, che devono imparare a guardare alla kermesse ligure per quello che è, ossia una colossale occasione promozionale, dando invece il giusto valore alla classifica della gara, che conta fino a un certo punto e non deve far paura. 
STADIO, QUALITA' E RAFFINATEZZA - Poi, certo, vincere è bello, e allora diciamo che per la band emiliana il verdetto di questa notte ha il dolce sapore della giustizia, in riferimento sia alle glorie passate del gruppo sia allo stretto presente, perché "Un giorno mi dirai" è composizione ispirata, poetica, di forte impatto emotivo e di grande efficacia all'ascolto. Passato e presente coincidono, per gli Stadio, perché il pezzo che si è imposto a Sanremo 2016 porta in ogni suo passo il loro inconfondibile marchio di fabbrica, la griffe di questo straordinario esempio di artigianato musicale made in Italy che mi piace accostare parzialmente, anche  correndo il rischio di blasfemia, al fenomeno Pooh: in fondo anche Gaetano Curreri e compagni hanno un dono raro, quello di riuscire ad attraversare diverse generazioni, diverse ere canore mantenendo una loro precisa identità, uno stile sempre riconoscibile, certo aggiornandosi ma senza mai arrendersi totalmente all'invasione delle nuove sonorità. 
Cantano da più di trent'anni l'amore e la quotidianità con ballad a volte soffuse, a volte trascinanti: hanno costellato la storia della canzone leggera italiana di hit che forse non sono tenute nella giusta considerazione. Hanno marchiato gli anni Ottanta con "Acqua e sapone", "Grande figlio di puttana", "Chiedi chi erano i Beatles", e nei tanto bistrattati Novanta hanno raggiunto il top, da "Generazione di fenomeni" a "Stabiliamo un contatto", da "Un disperato bisogno d'amore" a "Ballando al buio"; nel nuovo millennio, infine, "Sorprendimi" e "Guardami", fino a quest'ultimo gioiello senz'altro degno di figurare nell'empireo delle loro migliori creazioni. 
NOEMI E DOLCENERA, CLASSIFICA INGIUSTA - L'esito conclusivo del Festivalone numero 66 presta dunque il fianco a ben poche critiche, riguardo alle posizioni di vertice; il discorso va allargato infatti alla splendida Francesca Michielin, che ha raccolto i frutti di una popolarità di recente in crescendo (grazie anche all'eccellente duetto con Fedez in "Tutto è magnifico") e capace di issarsi fino al secondo posto con la moderna e ariosa "Nessun grado di separazione", che verrà premiata anche dalle radio. Più discutibili altre zone della graduatoria, perché ad esempio Noemi meritava qualcosa di più dell'anonimo ottavo posto finale. Riguardo all'undicesimo di Annalisa, in qualche modo si sono avverati i timori che avevo ventilato sommessamente in questi giorni, anche se mi aspettavo un piazzamento decisamente migliore: la rinuncia all'easy listening frizzante e contemporaneo di Kekko Silvestre e l'avvicinamento a un sound più classicheggiante l'hanno un po' penalizzata, ma rimane comunque un'interprete di grana finissima, il cui problema sarà d'ora in poi cercare una rotta artistica abbastanza precisa, E' un po' un colpo al cuore, ma non sorprende la 15esima posizione di Dolcenera: troppo complessa, troppo poco festivaliera e persino pochissimo "italiana", la sua "Ora o mai più", per incontrare il favore di qualsiasi giuria nostrana; già cara grazia che sia riuscita a evitare il rischio eliminazione, concreto dopo la prima esibizione. 
SCANU IN CRESCITA, FLOP ELIO - Nelle zone basse anche Valerio Scanu, che invece ho trovato più convincente quest'anno che non ai tempi della prematura vittoria di "Per tutte le volte che", e debbo dire che "Finalmente piove", onorevole compromesso fra tradizione sanremese e buona ricerca musicale e testuale, sa imprimersi nella memoria e potrebbe incontrare soddisfazioni insperate fuori dall'Ariston. Elio e Le Storie Tese mettono invece in bacheca il loro peggior piazzamento su tre partecipazioni, un dodicesimo posto di molto inferiore alle attese, se pensiamo ai tanti critici che ne avevano scritto note estasiate, dopo il pre - ascolto dei brani riservato agli addetti ai lavori. Per conto mio, ribadisco quanto già espresso nei giorni scorsi: una canzone così, ragionevolmente, non avrebbe potuto figurare nell'albo d'oro del Festivalone. Ci sta l'ironia, ci sta il divertissement, ci sta la dissacrazione, ma in una rassegna pop deve vincere una canzone pop rigorosa, con tutti i crismi. Come quella degli Stadio, o della Michielin.
UNA "SVEGLIA" PER IL PUBBLICO RAI - Che Sanremo 2016 non sia stato un inno all'orecchiabilità come il precedente l'ho detto ieri, e oggi lo confermo: le canzoni "arrivano", alla fine, ma lo fanno con un po' più di fatica. C'è però un altro aspetto importante da sottolineare: nonostante l'affermazione degli Stadio e l'inatteso quarto posto di Ruggeri potrebbero far pensare il contrario, in realtà si è trattato di un Festival che ha lanciato un messaggio ben preciso all'impigrita platea di Rai Uno. Questo ha detto Carlo Conti: la nostalgia va bene, ma ad un certo punto bisogna anche togliersi un po' di polvere di dosso, non rimanere sprofondati sul divano ad ascoltare sempre le stesse vecchie canzoni in un loop ipnotico, intonate dalla stesse vecchie facce e da voci sempre più appannate. La musica italiana sta cambiando, c'è un vorticoso ricambio generazionale in atto, nemmeno l'ammiraglia di viale Mazzini può ignorarlo, e non deve ignorarlo il pubblico più tradizionalista. Ecco perché il cast dei Big è stato imbottito di nuove leve, di freschi virgulti à la page: oggi sono le Michielin, le Noemi, le Annalisa, i Fragola e gli Hunt a fare mercato e cassetta; gli Al Bano e i Fausto Leali, con tutto il rispetto e la deferenza possibili per questi mostri sacri, si possono lasciare un attimo da parte.... Aprite la mente!
I TALENT NON DOMINANO PIU' - Non si può neanche più parlare di dittatura dei talent, che pure sono delle fucine di emergenti impossibili da snobbare, checché ne dicano certi puristi arroccati nelle loro torri d'avorio. Se andiamo a vedere, i Dear Jack non hanno raggiunto la finale, Alessio Bernabei è stato relegato nelle ultime posizioni, segno che le orde di fans adoranti non sono più massicciamente determinanti in sede di votazioni, certo anche grazie a più equilibrati meccanismi di giuria, ma pure, ritengo, per una "normalizzazione" del fenomeno, che sta mantenendo un ruolo significativo nel panorama discografico senza però essere più predominante, dopo aver sparigliato le carte del mercato negli anni del boom (fra il 2009 e il 2012, direi). Poi personaggi come Noemi, Annalisa e Scanu il cordone ombelicale con i vari "Amici" e "X Factor" l'hanno reciso da un bel po', e la stessa Francesca Michielin la sua esperienza in quel contesto l'ha fatta ormai cinque anni fa, e non si può dire che ne abbia beneficiato, visto che la sua ascesa è passata attraverso altre e più complesse strade.

                                        Cristina D'Avena, protagonista della finalissima

LA VERA VIRGINIA, L'EMOZIONANTE CRISTINA - Rimane da parlare di una finale godibile e a tratti persino austera, che ha riservato poco spazio alla comicità tanto da presentare in... abiti civili anche la mattatrice Virginia Raffaele, che nei panni di se stessa pareva una Cenerentola alle prese col sogno della sua vita. Ci sono stati, questo sì, gli antichi "compagni d'arte" di Conti, Giorgio Panariello e Leonardo Pieraccioni, che non hanno deluso, regalando un siparietto tutto sommato gradevole, mettendo simpaticamente in mezzo l'anchorman e offrendo anche una punturina di spillo satirica all'indirizzo del premier Renzi, non scelto dal popolo. Madalina Ghenea e Gabriel Garko sulla stessa linea delle altre sere: inappuntabile, professionale ma tutto sommato freddina la prima, incerto in ogni fase della conduzione il secondo, al quale concediamo l'attenuante del terribile shock pre - Festival (l'incidente in cui se l'è vista veramente brutta, rischiando la vita) ma dal quale ci si poteva comunque attendere qualcosina di più. Cristina D'Avena ha avuto il meritato tributo: si è divertita e si è emozionata, ci ha divertito e ci ha emozionato: cos'altro si può chiedere a un'artista? Qualche sigla in più sarebbe stata gradita, ma fino a poco tempo fa non avrei mai immaginato di poter sentire echeggiare sul palco dell'Ariston i versi della "Canzone dei Puffi" e di "Occhi di gatto". E' successo e anche di questo va dato atto a Carlo Conti: le "canzoni per bambini" hanno una precisa dignità, a maggior ragione se questi brani si sono incisi a chiare lettere nell'immaginario di una generazione, diventando autentici evergreen. 
MARATONA - Nonostante un buon ritmo complessivo, alla fine la durata dello show ha sfiorato le cinque ore. Siamo dunque tornati alle maratone in stile anni Ottanta, o quasi; e, come accadeva all'epoca, gli ospiti stranieri, che non sono mancati a Sanremo 2016, sono parsi una realtà parallela, a sé stante, venivano per cantare la loro hit del momento per poi fuggire rapidamente dal palco, con la sola eccezione di Elton John che però è un monumento e ormai viaggia oltre il mero passaggio promozionale. La gestione Conti, riguardo alla "cornice" della gara, sembra ormai più decisamente orientata verso i superospiti italiani, sui quali il mio pensiero è noto: passi per le celebrazioni di certe vedettes planetarie o delle storiche réunion, ma in linea di massima nulla osterebbe a una loro partecipazione in concorso; l'anteprima del suo nuovo album, Renato Zero non poteva presentarla come brano in gara? Ma so che è una battaglia persa...
Il presentatore e direttore artistico ha avuto modo di omaggiare Pippo Baudo come inventore del Festival di Sanremo nella veste attuale: tributo doveroso, ma affermazione un po' azzardata. Poco dopo, Rocco Tanica ha invece inaspettatamente fatto cenno a Gianni Ravera, storico patron di numerose edizioni della kermesse, che curiosamente in quella sede viene rarissimamente menzionato: è forse lui il vero artefice del Sanremo moderno nei suoi tratti essenziali, poi il Pippo nazionale ci ha lavorato sopra, con modifiche significative ma senza stravolgimenti, ma sarebbe un discorso troppo lungo e articolato. In ogni caso, è giusto non far cadere nel dimenticatoio personaggi senza i quali Sanremo non sarebbe mai diventato il fenomeno musicale, televisivo e sociale che oggi è. 

sabato 29 novembre 2014

VERSO SANREMO 2015, LA CORSA A UN POSTO FRA I BIG: I PAPABILI, I POSSIBILI, GLI AUSPICABILI



Verso Sanremo 2015 a ritmo blando, che più blando non si può. Le informazioni trapelano col contagocce, anche da parte di quelle testate solitamente prodighe di anticipazioni più o meno succose e più o meno attendibili; i nomi dei big papabili sono sempre gli stessi (molto pochi) da diverse settimane a questa parte; nella rosa delle possibili co-presentatrici gravitano personaggi di notevole appeal ma piuttosto prevedibili (Cuccarini, Ambra, Incontrada), mentre Carlo Conti smentisce, depista e dice: "Vi stupirò" (starà forse pensando alla poliedrica, fresca vincitrice di "Tale e quale", Serena Rossi?); buio assoluto sul fronte ospiti, al di là del tormentone Al Bano & Romina e di qualche desiderata del direttore artistico (Pink Floyd? Beh, se Fazio può permettersi gli U2 per "Che tempo che fa", perché non sognare in grande?). Riguardo al "totocast", per chi non è strettamente "addetto ai lavori" risulta oltremodo difficile reperire indiscrezioni: gli stessi cantanti, che fanno tanto sfoggio di mentalità 2.0 con una presenza massiccia sui social network, se interrogati in merito ignorano semplicemente le domande, manco custodissero un segreto di Stato... 
RITORNI - Pazienza: faccio da me, cercando di orientarmi tra i pochissimi rumors e formulando ipotesi costruite su ragionamenti che ritengo sufficientemente lineari. Partiamo dalle poche certezze: i Dear Jack sembrano proprio cosa fatta, del resto il loro nome è stato il primo a venire fuori, addirittura l'estate scorsa, così come quelli di Alessandra Amoroso, sulla cui presenza si sono però addensati diversi dubbi (ma questo potrebbe essere davvero l'anno buono, per lei), e di Dolcenera, la cui candidatura rimane invece ben solida. Per il resto, un criterio credibile da seguire è quello di guardare alle ultime edizioni del Festival. Difficile rivedere in gara qualche big presente nel 2014, forse l'unico a poter trarre vantaggio da una nuova presenza sarebbe il solo Renzo Rubino, per completare un percorso triennale di maturazione e consolidare i buoni risultati ottenuti nelle prime due partecipazioni, mentre Rocco Hunt alla fine potrebbe essere della partita, dopo aver manifestato iniziale scetticismo su un suo ritorno a stretto giro di posta. 
Andando a ritroso, è plausibile che chi è sceso in campo negli anni immediatamente precedenti decida di presentare domanda, per rinfrescare la propria visibilità o per lanciare con più forza progetti discografici prossimi alla pubblicazione: ecco quindi che dal 2013 potrebbero riemergere Annalisa Scarrone, Malika Ayane, Chiara Galiazzo (magari con un repackaging del recente album) e Simona Molinari, oltre ad Antonio Maggio, che quell'anno vinse fra i Giovani e che nel 2014 si è confermato su buonissimi livelli (sua la sigla del "Processo del Lunedì" di Rai Sport, suo il gradevole brano estivo "Stanco"). 
Dopo l'esperienza del 2012, i tempi sono nuovamente maturi per Nina Zilli, oltreché per Irene Fornaciari e Pierdavide Carone; mancano dal 2011 Luca Barbarossa e Anna Tatangelo, nomi fatti in questi giorni come quelli di Irene Grandi ed Enrico Ruggeri, la cui ultima partecipazione risale invece al 2010. Rrouge avrebbe proposto un brano assai ispirato, dedicato ad alcuni artisti scomparsi (Gaber, Jannacci, Faletti). Altro nome piuttosto gettonato è quello di Marco Masini, sei anni dopo la buona performance del 2009 con la non del tutto compresa "L'Italia", e di quella edizione targata Bonolis (che segnò il rilancio della manifestazione dopo la profonda crisi del 2008) potremmo ritrovare in gara anche Sal Da Vinci. 
ANNI NOVANTA - Secondo news raccolte in rete, sarebbero in lizza diversi esponenti della bistrattata generazione anni Novanta, che ho spesso strenuamente difeso su questo blog: da Mietta a Syria fino a Massimo Di Cataldo, riemerso da una dolorosa vicenda giudiziaria (con "mostro" regolarmente sbattuto in prima pagina...) e desideroso di riguadagnare il terreno perduto. Mesi fa, gli Zero Assoluto ebbero parole di stima per la kermesse rivierasca, e quell'endorsement portò molti media a ipotizzare un loro ritorno all'Ariston: non so se la cosa abbia un qualche fondamento, ma di certo il duo romano avrebbe bisogno di una grossa ribalta, dopo alcuni anni trascorsi un po' sottotraccia in fatto di presenze sui canali "generalisti". Sicuro è il tentativo di partecipazione di Goran Kuzminac, una sfida difficile da vincere ma che merita tutto il nostro appoggio; meno convincente la coppia Alessandro Safina - Luisa Corna, di cui molto si è scritto.  
REDUCI DALL'ESTATE E GIOVANI RAMPANTI - Ci sarebbe da pescare del buono fra i protagonisti dell'estate canora 2014, contraddistinta da una buona fioritura di canzoni orecchiabili e di facile impatto: da Gianluca Grignani a Nek (il cui ritorno alla kermesse ligure è atteso ormai da ben diciotto anni), da Deborah Iurato all'eccentrico Paolo Simoni, un ragazzo che ha fatto centro con "Che stress" e "15 agosto". A proposito di freschi virgulti della nostra musica leggera, sarebbe interessante rivedere qualcuna delle Nuove Proposte dell'anno passato, come Zibba e quel Diodato che è oggi un volto piuttosto popolare, grazie alle partecipazioni al citato show di Fazio e al recente album di cover anni Sessanta. Andando più indietro, perché non puntare su Erica Mou, voce fra le più interessanti e originali prodotte di recente dal vivaio del Festival, o su Giua, alle prese con la realizzazione di un disco attraverso la strada del crowfunding? Per non parlare degli eternamente bistrattati Jalisse, che una chance prima o poi dovranno pur meritarla... Scommetto qualche spicciolo sul fatto che tenteranno la riscossa recenti vincitori sanremesi amatissimi dal pubblico giovane, come Valerio Scanu (forte delle convincenti performance a "Tale e quale show"), Marco Carta e Alessandro Casillo. 
VETERANI DA SCEGLIERE CON CURA... - Per il resto, detto di un Mario Biondi nuovamente accostato al Festivalone (ove finora non si è mai visto, come concorrente: sarà la volta buona?), ci sono almeno altri tre grandi gruppi in cui pescare: il mondo rap - hip hop, con i vari Moreno e Clementino (ma il vero colpo sarebbe Emis Killa, fresco di tormentone Mundial), i tanti che negli ultimi anni hanno tentato, stando ai giornali, la via dell'Ariston senza fortuna (da Alex Britti ad Alexia, da Paolo Vallesi a Tosca, solo per citarne alcuni), e l'immenso bacino dei veterani, che solitamente presentano domanda in massa: ne fa parte il menzionato Kuzminac, ne fanno parte nomi fin troppo presenti in Riviera nelle più recenti edizioni (su tutti Loredana Bertè, le cui quotazioni vengono date in rialzo). Personalmente, auspico che Conti e la sua commissione artistica si allontanino dal "già visto", dando invece spazio a "grandi vecchi" che, in questo primo scorcio di secolo, di opportunità ne hanno avute ben poche, dai personaggi più nazionalpopolari (Riccardo Fogli, Don Backy) a quelli più "sofisticati" (Eduardo De Crescenzo, Teresa De Sio, Alice...). 
INDIPENDENTI E STRANIERI - Necessaria, inoltre, una maggiore attenzione a quel mondo indipendente che nelle ultime stagioni ha ottenuto riscontri di pubblico non indifferenti: un Brunori Sas o un Dente, ad esempio, porterebbero una bella ventata di freschezza. Mentre, se si vuole cercare il colpaccio, sfumata l'ipotesi Carmen Consoli (con album in uscita a gennaio, ossia poche settimane prima della kermesse, e un singolo rilasciato giusto ieri: peccato davvero), perché non puntare su due grandi rentrée per Negramaro e/o Raf? Personalmente, poi, apprezzerei molto la presenza di Niccolò Fabi e di Neffa, cantautori di valore mai adeguatamente valorizzati dalla rassegna ligure. 
Infine, il discorso stranieri in gara: con sedici posti, ossia sempre pochi, penso che si debba dare la precedenza agli artisti di casa nostra (sarebbe diverso già con sole due caselle in più da riempire), in ogni caso non mi scandalizzerebbe vedere un grande nome internazionale scendere nell'arena: magari uno Stromae, il quale l'anno scorso, ospite all'Ariston, affermò che non si sarebbe tirato indietro di fronte alla possibilità di competere, oppure star onuste di gloria in qualche modo legate all'ex Bel Paese come Anggun, Mick Hucknall, Amii Stewart, o ancora vedettes più o meno sulla cresta dell'onda (Iglesias jr., John Legend...) che accettassero la scommessa di cantare in italiano, cosa che un tempo avveniva con un certa frequenza mentre oggi è rarità assoluta. 

martedì 21 febbraio 2012

FESTIVAL DI SANREMO: ANALISI DELLA GESTIONE MAZZI (SECONDA PARTE)

Quello esposto nel precedente post (a grandissime linee, perché non basterebbe un voluminoso libro per analizzare il tutto) era il quadro che si presentò davanti a Gianmarco Mazzi, richiamato al capezzale del "grande malato" assieme a Paolo Bonolis per allestire il Sanremo 2009. Il manager veronese, come un perfetto surfista, riuscì a intercettare e a cavalcare tutte le onde che segnalavano, a chi le avesse volute cogliere, la direzione da far prendere alla rivoluzione. Sì, perché il Festival doveva cambiare, e cambiare radicalmente, se non voleva morire. Così fu, passo dopo passo, atto rivoluzionario dopo atto rivoluzionario, nonostante l'iniziale freddezza della grande discografia (che vedeva malissimo soprattutto il mantenimento delle cinque serate). Il nuovo format messo a punto, a conti fatti, è quanto di più lontano dalla liturgia della "messa cantata" sanremese a cui Baudo mai avrebbe rinunciato. 
Quali gli elementi chiave di questo corso veramente nuovo? Vediamo di schematizzare: 1) La gara ritorna veramente tale: basta privilegi per i Big, tutti sono sottoposti a crudeli eliminatorie, con votazioni ed esclusioni praticamente tutte le sere; 2) All'interno dello spettacolo si moltiplicano i momenti extra - canori, con numeri di arte varia: ci sono balletti, l'alta moda, interviste ad attori e personaggi glamour (come la principessa Rania di Giordania, nel 2010), persino pillole di letteratura; 3) Eventi sbanca Auditel: per due volte, nel 2009 e nel 2011, interviene Roberto Benigni, nel 2012 Adriano Celentano; 4) Allestimento di serate a tema in onore della musica italiana: nel 2010 si festeggia il 60esimo compleanno del Festival con un galà a cui partecipano dieci superstar della nostra canzone (dei quali uno "acquisito", Miguel Bosè), l'anno dopo è tempo di celebrare il 150esimo dell'Unità d'Italia, per cui ecco tutti gli artisti in gara fra i Big proporre una loro versione di grandi classici della musica nostrana di questo secolo e mezzo; la settimana scorsa, infine, "Viva l'Italia nel mondo" serata happening in cui grossi calibri del panorama mondiale di oggi e di ieri arrivano all'Ariston per interpretare evergreen del repertorio italico che hanno avuto successo anche all'estero; 5) Introdotta proprio da Mazzi e Bonolis nel 2005 e mantenuta persino da Baudo, si consolida la tradizione della serata dei duetti, in cui i Big in gara si fanno accompagnare sul palco da altri esponenti del mondo musicale (soprattutto italiani, con qualche sporadica incursione fuori confine) per offrire una versione più o meno diversa dei pezzi in concorso; 6) Ci si apre ai due fenomeni musical - televisivi del momento: i talent show, i cui esponenti sbarcano in massa all'Ariston, e il televoto via sms, che finisce col premiare quasi sempre proprio i suddetti ragazzi, i cui fans, lo si è detto prima, hanno parecchia dimestichezza con questo sistema di votazione. 
Da tutto ciò è scaturito un evento decisamente svecchiato e quindi più appetibile per diverse fasce di pubblico televisivo. Perlomeno nelle prime due edizioni, affidate non a caso a presentatori brillanti come il duo Bonolis - Laurenti prima e Antonella Clerici poi, crebbe il ritmo dello show e diminuirono le lungaggini dovute a rallentamenti e tempi morti. E' aumentato l'appeal delle canzoni in gara, che paiono costruite secondo linee di maggiore orecchiabilità e "radiofonicità" (in linea generale), pur non mancando proposte più elaborate e ricercate. E' cambiato anche il metodo di selezione dei brani in gara nella categoria principe: niente più commissione di selezione che sceglie fra le tante proposte avanzate, i Big sono "invitati" secondo criteri  a discrezione della direzione artistica, la quale quindi sostiene a più riprese che non esistano più "esclusi": ciò che aveva fatto Baudo nel '95 e nel '96, più o meno. Il discorso degli inviti è in realtà molto aleatorio: ogni anno c'è sempre e comunque un cospicuo numero di cantanti che invia brani per partecipare (quest'anno, ad esempio, fra gli altri Marcella, Fausto Leali, Syria, Iacchetti) e che vengono "respinti": che siano "esclusi" o "non invitati", la sostanza non cambia poi molto... 
Il ruolo dei giovani cantanti in questo quadriennio sanremese merita una trattazione un po' più approfondita. Sulla categoria "del futuro" si è puntato massicciamente in occasione della prima delle quattro edizioni: in quel 2009, fece discutere il cast dei Big, ancora imbottito di cantanti jurassici senza più mercato, ma per le le "nuove proposte" si fece un lavoro eccellente: quell'annata ha sfornato nomi come Arisa, Malika Ayane, Simona Molinari, Irene Fornaciari, più "farfalle ancora nel bozzolo" ma di indubbio valore come Karima e Chiara Canzian. La gara fra i debuttanti venne valorizzata al massimo anche dal punto di vista televisivo, con l'allestimento di una serata dedicata in cui dieci veterani della musica italiana, da Ornella Vanoni a Pino Daniele, da Gino Paoli e Lucio Dalla e a Lelio Luttazzi, vennero a far da padrini ai dieci concorrenti in erba, esibendosi assieme a loro sia col pezzo in concorso sia con celebri brani del loro repertorio. 
Gli anni successivi sono arrivati Nina Zilli e Raphael Gualazzi, però la gara è stata un po' penalizzata, con la collocazione ad orario troppo tardo per poter garantire adeguata visibilità mediatica a questi volti nuovi. In ogni caso, questo lavoro sul vivaio sanremese, abbinato al ricorso, a volte massiccio e altre meno, ai "figli dei talent", ha portato al tanto sospirato "ricambio generazionale" dei cantanti del Festival. Una prima ondata di gioventù si era avuta nel 2010, con un cast nel quale comparivano Fabrizio Moro, Arisa, Malika, Sonhora, Mengoni, Noemi, Povia, Scanu, la Fornaciari (coi Nomadi); meno marcata la linea verde nel 2011, con la ricomparsa di alcuni jurassici ma la presenza comunque rassicurante di Giusy Ferreri, Nathalie, Modà con Emma; e quest'anno, abbiamo avuto un "listone dei big" coi ritorni di Emma, Arisa, Irene e Noemi, e in più Dolcenera, Carone e Chiara Civello. Sì, finalmente Sanremo si è aperto all'aria nuova della musica italiana, che è molto più profumata e inebriante di quanto qualche "nostalgico a prescindere" voglia credere e far credere: è chiaro che, da questo punto di vista, indietro non si possa più tornare. 
Questo, dunque, è stato il Sanremo made in Mazzi. La successione non si presenta facile, e l'invito alla Rai è di non caricare tutto il peso dell'organizzazione sulle risorse interne, come invece pare si voglia fare. Si vada a pescare un altro manager di esperienza nel settore discografico, e ci si affidi a fuoriclasse autentici della musica, che so, un Dalla, oppure un Mauro Pagani. Non si sa se l'addio del veronese comporterà anche quello di Lucio Presta, negli ultimi anni eminenza grigia del Festival, importante elemento di raccordo, equilibrio e genio. Sui cambiamenti della formula, è chiaro che molto di questi quattro anni andrà conservato: ci sarà casomai da pescare con maggior coraggio selettivo dai talent, guardando cioè a chi può davvero dare di più in prospettiva alla musica italiana e non al divetto usa e getta del momento, ma si tratta di una realtà che non può comunque essere ignorata. Così come non si può rinunciare al televoto, ma andranno adottati sistemi per renderlo meno decisivo nell'esito finale della gara. Occorrerà restituire ancor più centralità alla musica (che però alla fine, celentanate a parte, in quest'ultimo Festival il suo posto al sole se lo è ritagliato eccome) e lavorare ancora sul rapporto col web e coi social network, assolutamente imprescindibile per la musica e quindi per il Festival del futuro: finora si sono fatti solo timidi tentativi, non in altra maniera riuscirei a definire il concorso parallelo online per giovani cantanti del 2009, finito nel dimenticatoio, e anche il Sanremosocial di quest'anno, poiché una selezione di nuovi talenti attraverso le votazioni su Facebook non mi sembra proprio la via migliore per portare alla ribalta ragazzi veramente dotati e promettenti. Ma di Sanremo 2013 (ed oltre) ci sarà modo di riparlare ampiamente.  (2 - FINE). 

giovedì 5 gennaio 2012

VERSO SANREMO 2012: IL PUNTO

Riprendo a scrivere sul blog, dopo un mese in cui sono stato (finalmente...) assorbito dal lavoro in maniera pressoché totale. Bene, riparto dal Festival di Sanremo, visto che tra pochi giorni verrà reso noto il cast dei cantanti in gara: secondo le ultime news, la data fatidica è stata spostata dal 10 al 15 gennaio. In forte ritardo rispetto agli ultimi anni, ma lo slittamento della firma della Convenzione fra la Rai e il Comune rivierasco ha causato un notevole rallentamento dei lavori, a partire dalla pubblicazione del regolamento.
Partiamo proprio da qui, dal regolamento. Discutibile in molti punti. In primis, il numero degli artisti ammessi alla competizione: solo 14 Big e 8 Giovani, esattamente come l'anno scorso. Poiché, al contrario di quelle che erano le abitudini di altri grandi patron del passato come Gianni Ravera o Pippo Baudo, il Direttore artistico Mazzi pare essere allergico all'aumento in extremis del numero degli ammessi, è palese come non siano stati ascoltati gli appelli di chi invocava più spazio per i concorrenti, soprattutto alla luce di quanto avvenuto nell'ultima edizione, con interminabili momenti di "vuoto spettacolare" (in particolar modo nel corso della finalissima) riempiti con ospiti costosi, improbabili e inutili, anzi dannosi ai fini della buona riuscita dello show. Eppure, in un momento di crisi sempre più acuta per la discografia italiana, sarebbe quantomai importante aumentare gli spazi di visibilità per gli artisti nostrani, tanto più se, come pare, anche quest'anno le domande di partecipazione sono giunte in numero elevatissimo.
Già, chi potrebbe esserci in gara? Proviamo a tracciare un quadro della situazione: i nomi più gettonati, da settimane, sono quelli di Francesco Renga, Nek, Samuele Bersani, Nina Zilli, L'Aura, Emma, Pacifico in coppia con Manuel Agnelli degli Afterhours, Annalisa Scarrone, Marco Mengoni, Morgan, Noemi, Eugenio Finardi, Pierdavide Carone (con un pezzo di Lucio Dalla, che potrebbe accompagnare sul palco il giovane ex Amici) e perfino i Marlene Kuntz. Hanno presentato canzoni Arisa, Syria, Fabio Concato, Fausto Leali, mentre Povia ha affermato di avere un brano pronto ma di voler essere invitato (l'avranno poi fatto? In ogni caso penso che il nostro non avrà mancato di far pervenire la sua produzione alla direzione del Festival). Ci provano, ma secondo noi con pochissime speranze, il cantautore siciliano fortemente impegnato nel sociale Rino Martinez (in gara a Sanremo '82 con "Biancaneve") e il giovane, anch'egli siculo, Aldo D'Agostino, che tramite i suoi fans ha il supporto di un possente battage promozionale sul web (a tratti, devo dirlo, financo fastidioso) ma che sinceramente non mi pare abbia i requisiti per poter essere iscritto alla categoria regina.
Altre voci, fattesi via via meno insistenti ma comunque degne di attenzione, parlano di due vincitori recenti come Marco Carta e Valerio Scanu, della rilanciatissima Simona Molinari, di un trio - nostalgia formato da Al Bano (aridaje...), Toto Cutugno e Umberto Tozzi, dei tre giovani tenori di "Ti lascio una canzone", della Vanoni (con un pezzo di Lavezzi?), e del duo Vasco Rossi - Gaetano Curreri che avrebbe approntato una nuova canzone super e sperava di affidarla a Patty Pravo (aridaje numero due...), la quale però ha declinato l'invito, evento per il quale non ci stracciamo le vesti. Stranamente non si è fatto cenno alcuno a Raphael Gualazzi, trionfatore l'anno scorso fra i Giovani, quasi trionfatore all'Eurofestival: un posto fra i Big gli spetterebbe di diritto. Ci sono infine quelli di cui non si parla, ma che sarebbe bello vedere di nuovo sul palco dell'Ariston: penso a gente come Carmen Consoli (magari!) o Marina Rei, a Niccolò Fabi, a Silvia Salemi, agli Zero Assoluto, a Karima e anche, perché no, a Massimo Di Cataldo. Ma queste ultime sono solo considerazioni personali.
C'è poi il capitolo delle "Nuove proposte" (mi piace ancora chiamarle così, fa molto eighties...), e qui le note cominciano a farsi stonate. Mi spiego: l'invenzione di Sanremosocial, ossia la scelta dei giovani da portare in gara che viene effettuata, detto in estrema sintesi, attraverso Facebook. C'è già la decisione, arbitraria e profondamente ingiusta, di abbassare il limite di età per la partecipazione a 28 anni, un non senso. E poi, appunto, le votazioni attraverso il social network, dalle quali verrano fuori 30 dei 60 artisti che dovranno poi sottoporsi all'ultima pre-selezione. E dunque, insomma, si sa come vanno queste votazioni tramite web, ossia in maniera non molto diversa da quelle via sms: si scatenano parenti e amici, fans sfegatati, ultras, mentre la valutazione oggettiva delle qualità artistiche e della bontà del prodotto presentato vanno a farsi benedire, nove su dieci. Non solo: abbiamo assistito coi nostri occhi, negli ultimi giorni, alla discesa in campo di quotidiani locali per "sponsorizzare" il nome dei beniamini di casa, di ragazzi e di ragazze del paese, all'insegna del motto: "Votate per Tizia, portiamo un rappresentante della nostra città al Festival!". Cose veramente tristi, di un provincialismo che speravo morto e sepolto. Non è certo questo il modo di setacciare il panorama musicale italiano alla ricerca delle migliori espressioni giovanili. Rimpiango le "primarie" di baudiana memoria, e meno male che comunque anche quest'anno una parte dei debuttanti verrà scelta direttamente da un gruppo di esperti. Eternamente contestate, queste commissioni selezionatrici, eppure infinitamente più affidabili di una scelta basata su simpatie, amicizie e altre affinità.
Infine, il "contorno" alla gara, ossia ciò che negli ultimi anni attira maggiormente l'attenzione dei media, a scapito dei concorrenti. Si era insistito, da queste pagine, sulla necessità di puntare, in tempi di crisi e di austerity, su pochi ospiti e di qualità. Bene, se uno di questi fosse Madonna, come si dice in giro, sarebbe un colpaccio. Colpaccio lo è di certo Adriano Celentano, uno in grado di portare un valore aggiunto di audience paragonabile, in questa fase storica, solo a quelli che possono ottenere Fiorello e Benigni. E il fatto che  gli siano stati garantiti ampi spazi e notevole libertà di manovra farà della sua partecipazione a Sanremo uno degli eventi televisivi dell'anno, potete starne certi. Altre presenze possibili destano perplessità, come il ritorno sul palco, in veste di presenze "one shot", dei mattatori dell'anno passato, Luca e Paolo, Belen, Canalis, spia di idee che latitano, o come il ricorso a bellone d'oltrefrontiera le cui qualità artistiche e la cui utilità sono tutte da verificare. Vedremo.