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lunedì 29 marzo 2021

BULGARIA - ITALIA 0-2: AZZURRI UN PO' APPANNATI, MA IL GRAN FINALE FA BEN SPERARE

Anche il tabù bulgaro è crollato, eppure, alla fine, resta soprattutto il rimpianto per ciò che poteva essere e non è stato. Fa rabbia rivedere quel magnifico quarto d'ora finale giocato di gran carriera, con occasioni a ripetizione e il terzo gol più volte sfiorato, e ripensare invece a quanto accaduto fino al magnifico raddoppio di Locatelli. Alle corte: l'Italia tornata in campo in queste qualificazioni mondiali non è stata, finora, la stessa ammirata fino all'autunno scorso. Personalmente, il timore di una metamorfosi in negativo l'avevo covato già in occasione della precedente interruzione, quella causata dal drammatico lockdown 2020. Anche all'epoca la ripresa dei nostri dopo la lunga sosta, nell'impegno fiorentino con la Bosnia per la Nations League, fu tutt'altro che brillante, e la cosa, in misura maggiore, si sta ripetendo in questa settimana. 

I PERCHE' DI UN APPANNAMENTO - Fisiologico, forse: per una squadra ancora in formazione, in sboccio, educata a un calcio di offesa e non di attesa, tenere sempre il... fuoco acceso è fondamentale; quando la filosofia è quella di manovrare e far girare palla in velocità e con assoluta precisione tecnica, i sincronismi vanno costantemente allenati, perché la nostra rosa non ha ancora alle spalle anni e anni di esperienza che le possano consentire di giocar sempre a memoria, di riallacciare immediatamente i fili di discorsi troppo a lungo interrotti. Questa può essere una delle chiavi di un appannamento a proposito del quale, tuttavia, mi sento di essere ottimista: il team del Mancio, per quanto ancora giovane e in parte immaturo, non deve già più dimostrare alcunché sul piano della qualità delle espressioni di gioco: sa dare del tu alla palla, sviluppare azioni avvolgenti ed efficaci, creare, concludere; tornare a ritrovarsi e ad allenarsi con continuità non potrà che riavvicinare questi ragazzi alle precedenti misure. Poi, certo, sono tanti altri i fattori che possono portare a certe prestazioni: ci sta la fatica per una stagione in pratica senza soluzione di continuità con la precedente, che si era chiusa ad agosto, non dimentichiamolo; ci sta il periodo negativo, o la semplice giornata no, di elementi sul quale solitamente si punterebbe ad occhi chiusi, tipo Verratti e Barella, ieri sera piuttosto opachi, e stiamo parlando di due dei nostri uomini di maggior spessore internazionale, che proprio per questo difficilmente ci offriranno altre delusioni. 

CATENACCIO SENZA RITEGNO - Dulcis in fundo, ci sono poi gli avversari. L'ho scritto già dopo Parma: quelli toccatici nel raggruppamento iridato, ben lungi dall'essere fenomenali, sono comunque rivali del tipo che il Club Italia ha sempre sofferto: fisicamente tenaci, ben organizzati, e soprattutto chiusi a riccio. La Bulgaria ha fatto per lunghi tratti un vero e proprio catenaccio d'altri tempi: se non si è al top della brillantezza, difficile trovare varchi in una difesa bassissima e serrata, che sa solo chiudere ogni varco, distruggere, senza preoccuparsi di creare. Perché poi, se andiamo a vedere, pur nel grigiore espresso dai nostri per un'ora abbondante, i rischi corsi sono stati pochissimi, mentre da parte azzurra la pressione non è mai mancata, anche se la maggior parte delle occasioni è giunta solo a raddoppio realizzato. 

MENO BELLI, MA SEMPRE PROPOSITIVI - Il bilancio finale parla di un rigore generoso (procurato e trasformato da Belotti) e di un altro piuttosto netto non concesso (per fallo sullo stesso Belotti), di un palo colpito dal torinista (con successiva ribattuta sparata alle stelle), dello splendido 2-0 su tiro a giro di Locatelli dopo bellissima combinazione Insigne-Verratti, e di tre occasioni assai ghiotte mancate dal subentrato Immobile nella parte conclusiva del match, senza tralasciare un altro paio di discrete opportunità capitate nella prima frazione ad Acerbi e Chiesa. Non male, se vogliamo, per una partita che ci ha visti a lungo in difficoltà nella costruzione, di fronte alla muraglia eretta dai locali. La cosa può in fondo essere interpretata come un segnale positivo: la nuova Italia sa vincere anche quando non tocca i suoi massimi livelli di rendimento, sa fare di necessità virtù, sta acquisendo un minimo di concretezza in più, vitale nei periodi di scarsa vena. 

L'OSSESSIONE DELLA DIFFERENZA RETI - Un doppio 2-0 nelle prime due uscite mondiali: pretendere di più era forse azzardato. Non mi è piaciuta la fase di approccio a questa prima trasferta da parte di certa stampa specializzata, cioè la richiesta quasi pressante di segnare caterve di gol per rinsaldare la differenza reti. E' un fattore senz'altro rilevante, ma che non può diventare già adesso un'ossessione: vedremo magari a metà percorso come saremo messi, ma non è affatto detto che questo girone si risolverà sicuramente in base al conteggio delle segnature. I tre punti devono essere sempre e comunque il risultato principale da perseguire: personalmente, per come si stava sviluppando la storia della sfida, a Sofia mi sarebbe andato bene anche l'1-0 maturato nella prima frazione. 

SPINAZZOLA, ACERBI, LOCATELLI E BELOTTI: OK - Tabù crollato, si diceva in apertura: la Bulgaria in casa propria è sempre stata off limits per noi, quindi eviterei di dare per scontata una vittoria che non lo era affatto, nonostante l'attuale situazione di precarietà qualitativa degli eredi di Stoichkov, Penev e compagni. E comunque i novanta minuti di ieri hanno offerto anche spunti positivi: a partire da uno Spinazzola indiavolato sulla sinistra, continuo nella spinta, arma offensiva aggiunta, titolare indiscutibile del ruolo in questo momento, con buona pace di Emerson; Acerbi si è confermato solido puntello al centro della retroguardia e abile negli inserimenti sui calci piazzati, Sensi si è battuto con generosità ma scarsa precisione, però va salvato visti anche gli attuali limiti fisici, Chiesa è un po' cresciuto alla distanza senza però riuscire a dare autentica efficacia alla sua azione sulla destra. Di Verratti si è detto: prova nel complesso deludente, ma con due lampi accecanti, il lancio che ha portato al palo di Belotti e lo zampino decisivo nella rete di Locatelli, il quale col suo ingresso ha fornito un cospicuo contributo di idee e freschezza nel mezzo. Riguardo al gallo torinista, non è al meglio e si vede, eppure ha trovato il modo di lasciare un segno decisivo nel punteggio: al top della condizione, non avrebbe fallito il tap-in dopo il palo, ma è sempre lì, pronto a far sportellate in mezzo all'area. Rimango comunque dell'idea che, nell'attesa di Zaniolo, la nostra produttività in prima linea crescerebbe enormemente con un adeguato impiego del Kean attuale. 

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