Powered By Blogger
Visualizzazione post con etichetta Ambra Angiolini. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Ambra Angiolini. Mostra tutti i post

martedì 30 dicembre 2014

NOTE D'AZZURRO: BILANCIO AGRODOLCE DEL 2014


Meno di ventiquattr'ore a San Silvestro, ed è dunque giunto anche per il blog il momento del consuntivo annuale, che traccerò con la schiettezza di sempre. Del resto, non è mia abitudine vantare successi inesistenti, casomai mi piace gioire dei piccolissimi traguardi raggiunti con tempo, fatica e pazienza, e che in quasi tre anni e mezzo di cammino non sono mancati, tutto sommato. Il mio obiettivo più realista, per questo 2014 che se ne va, era tenere "Note d'azzurro" sugli stessi livelli dei dodici mesi precedenti, e il post che pubblicai nel dicembre scorso me ne è testimone; il sogno, talmente scontato da non dover nemmeno essere sottolineato, era quello di crescere e ampliare il cosiddetto "bacino d'utenza" di questo spazio semi - giornalistico. 
DIFENDERE LE POSIZIONI - Ecco, in tutta franchezza: se il primo traguardo è stato sostanzialmente raggiunto, pur se con una lieve tendenza al ribasso, il sogno di cui sopra è rimasto, per l'appunto, un sogno. Da gennaio ad oggi, il blog ha registrato circa 25mila visite, grosso modo quanto aveva messo insieme nel 2013 (per la verità leggermente meno, ma si tratta comunque di una oscillazione di scarso rilievo). Mi accontento perché di questi tempi è già tanto "tenere il mercato", stabilizzarsi, conservare uno zoccolo duro di aficionados e non rimetterci troppo nella forbice fra nuovi lettori e defezioni: in fondo, e dovrei ripetermelo più spesso, questo è solo uno spazio amatoriale, per quanto curato con scrupolo, amore, attenzione. Gli dedico il tempo che posso, e negli ultimi due mesi sono forse stato un po' meno assiduo, ma quando arriva un po' di lavoro in più (lavoro vero), pur se provvisorio, il tempo che rimane per le passioni cala enormemente, a meno di decidere di non dormire più (e già io a letto ci sto proprio lo stretto indispensabile...). A tal proposito, debbo scusarmi anche con i vari amici blogger ai quali negli ultimi tempi ho riservato meno attenzioni di un tempo, per i medesimi motivi: conto di rifarmi nei prossimi mesi. 
SANREMO E MONDIALI - Le suddette cifre un po' mi hanno stupito, perché una prima analisi aveva rivelato in realtà tendenze assai positive: i post sul Festival di Sanremo son stati gettonatissimi anche quest'anno, e l'evento traino del 2014, il Mondiale di calcio, pareva in effetti aver davvero spinto il blog, registrando un afflusso di lettori quasi commovente, anche grazie all'appoggio datomi dall'amico Ruggero, che mi ha concesso di pubblicare i miei pezzi sulla pagina Facebook del Guerin Sportivo. 
TRE POST IN TOP TEN, MA... - Evidentemente, sono venute meno altre fonti di pubblico: un po' deludenti i risultati delle recensioni cinematografiche, pochi exploit per quelle teatrali, come sempre a corrente alternata il seguito dei post calcistici extra Mondiali, pur se nel complesso discreto. Si è forse un po' esaurita la spinta di pezzi cult come quelli dedicati al defunto sito Pagine 70 (pezzi che però continuano comunque ad attrarre utenti), ma è anche vero che ben tre degli articoli di quest'anno sono entrati nella top ten dei più letti di sempre su NdA: la recensione alla piéce teatrale di Ambra Angiolini, il toto - cast dedicato al prossimo Sanremo e, cosa che non mi aspettavo, la celebrazione del ritorno in A del Palermo. Certo, occorrerebbero analisi più approfondite  dei flussi di visitatori, e decisamente non ho il tempo di farlo; forse, più semplicemente, blog come il mio oltre un certo livello non possono salire, anche se l'ambizione di alzare un po' l'asticella rimane. Del resto io vado avanti solo con le mie idee e le mie opinioni, e con pochissimi mezzi per fare promozione: ma preferisco così piuttosto che riempire la mia home page con gigantografie di ragazze discinte o con link a siti di scommesse online, roba che assicura boom di visite anche a blog e portali caratterizzati dal vuoto spinto, in fatto di contenuti. 
IL SOGNO DI UN RAGAZZINO - Pensiamo agli aspetti positivi. L'evento clou dell'anno, come detto, è stato Brasile 2014. Quando inaugurai il blog, nella lontana estate del 2011, mi posi fra gli obiettivi quello di accompagnare per mano la nostra Nazionale fino alla Coppa del Mondo, e  poi narrare day by day la kermesse iridata, come avevo sempre sognato fin da ragazzo. Beh, il mio sogno era in realtà quello di poterlo fare da giornalista inviato sul posto, e verosimilmente non lo potrò mai realizzare; l'ho fatto da blogger, ed è stato bello comunque, perché nella vita, a 40 anni, bisogna cominciare ad accontentarsi....  
Per un mese un post al giorno, a volte due: analisi di squadre e partite, critiche a volte feroci, soprattutto nei confronti degli spompatissimi azzurri, ma anche i giusti peana a una Germania che avevo intuito grandissima fin dalla gara del debutto; approfondimenti tattici nei limiti, preferendo una visione più nazionalpopolare e meno tecnicistica della manifestazione, linea editoriale che è stata comunque apprezzata. In genere non mi lascio andare ad autocelebrazioni, ma in quelle quattro settimane piene di football penso di aver fatto un buonissimo lavoro, e ne sono orgoglioso: mi inorgoglisce meno l'aver intuito, addirittura fin dall'estate precedente (brutta amichevole persa con l'Argentina) la pessima china che stava prendendo la squadra di Prandelli, senza poi lasciarmi troppo incantare dall'illusorio debutto vincente con l'Inghilterra, ma è inutile riaprire ferite ancora dolorose. 
DAL MONDIALE '34 A... LOCKE - I miei personalissimi pezzi "top" del 2014? Il dossier in due parti sui Mondiali del 1934 resterà a lungo un mio vanto, così come la lettera aperta a Balotelli, la presa di posizione contro l'ascesa dell'impresentabile Tavecchio ai vertici federali, le puntuali analisi delle partite dell'Italia e l'ancor più puntuale registrazione delle varie fasi di declino del nostro movimento calcistico; della sequela di post su Sanremo e World Cup ho già detto. Gli articoli più amari? L'addio a Boskov e Vilanova, scomparsi quasi in contemporanea, e lo sfogo dopo l'alluvione dell'ottobre scorso, doloroso ma necessario. Il gioiello nascosto? La recensione di "Locke" che ha avuto scarso seguito come limitato è stato il successo di quel film, a parer mio un capolavoro che avrebbe meritato molto di più. 
LA TV DEL DOLORE - Mi accorgo che, col passare dei mesi, ho parlato sempre meno di tv, ma che volete che vi dica? Il tubo catodico è stato fonte di continue delusioni: il 60esimo compleanno Rai festeggiato in tono minore, poche novità degne di nota, trasmissioni di livello sempre più basso: ad esempio, nei giorni scorsi avrei voluto scrivere dell'inguardabile "Storie vere" di Uno Mattina, che fornisce una ribalta nazionale a gente che dice di dialogare con gli angeli, e sovente non rinuncia alla dose quotidiana di orrori assortiti, fra omicidi e scomparse: ma ho lasciato perdere, per una volta la rabbia rischiava di prevalere sulla lucidità critica, e poi certi prodotti meritano solo l'oblio. Di certo è un programma di cui la Rai di un tempo avrebbe fatto a meno senza rimpianti 
Più in generale, è una tv sempre più immersa nelle lacrime, sempre più concentrata sulle tragedie, oltre ogni limite sopportabile: fino a pochi anni fa, mia madre si lamentava del fatto che sul piccolo schermo ci fosse troppo calcio. Oggi, per chi non può permettersi Sky e Premium, di pallone ce n'è invece pochissimo, mentre è in atto un'overdose di fatti di sangue, violenze, stupri, cadaveri occultati, bambini massacrati: fatti analizzati andando ben oltre il diritto di cronaca, con la ricerca e l'esposizione al pubblico di particolari truculenti o privatissimi che nulla aggiungono al racconto delle vicende. In sintesi: una tv che merita davvero il minimo di attenzione, ma cercherò comunque di dedicarmici di più nel 2015. 
IL FUTURO - A proposito dell'anno nuovo, dirò il meno possibile: azzardato e controproducente sarebbe far previsioni sul numero di visite. Spero solo di avere sempre un po' di tempo da dedicare a questa mia creatura. Guardando al futuro degli argomenti "forti" del blog, auspico tre cose: un Genoa che mantenga almeno in parte le abbacinanti promesse di questi primi mesi di campionato, perché ce lo meritiamo, noi grifoncini, dopo anni vissuti fra illusioni e puntualissime docce fredde; un calcio italiano che sappia liberarsi del bluff Tavecchio e riesca a trattenere un Conte sempre più scontento, per poi affidarsi a uomini che abbiano davvero il coraggio di far piazza pulita e gettare nuove fondamenta per un carrozzone allo sfascio completo; dulcis in fundo, un Sanremo di nuovo glamour, leggero, più digeribile dell'ultimo, con una spruzzatina di baudesco nazionalpopolare e con una manciata di canzoni che rimangano. Buon anno a tutti da Note d'azzurro. 

mercoledì 22 gennaio 2014

RECENSIONI DAL TEATRO: AMBRA MATTATRICE IN "LA MISTERIOSA SCOMPARSA DI W"


Ambra Angiolini è cresciuta. Lo so, non è una grossa novità per chi, in questi ultimi anni, ha avuto modo di ammirarla in certe sue performance cinematografiche e teatrali (mentre dalla tv pare essersi defilata, almeno per il momento). Ma godere dal vivo, a pochi centimetri di distanza, dei frutti di una maturazione così sorprendente fa tutto un altro effetto. Sì, Ambra è cresciuta, e il testo di Stefano Benni, "La misteriosa scomparsa di W", andato in scena nei giorni scorsi al Teatro dell'Archivolto di Genova, ne ha esaltato i magnifici progressi artistici e di personalità. 
I CONTROVERSI ESORDI - Maturazione sorprendente, si è detto. Beninteso, non per mancanza di fiducia nel talento della ex ragazzina prodigio di "Non è la Rai", quanto perché il passaggio da ciò che Ambra è stata e ciò che è diventata adesso risulta perfino spiazzante, tanta è la distanza fra le due fasi della sua carriera. Ma forse per troppo tempo si è dato peso eccessivo a quel lontano e controverso debutto nel mondo dello spettacolo, al personaggio dell'adolescente frivola e un po' petulante cucitole addosso da Gianni Boncompagni. Per anni si è parlato con sufficienza della subrettina in erba che pilotava il celebre programma pomeridiano "imbeccata" dallo stesso Boncompagni tramite auricolare (pare che andasse veramente così, e ci sono video sul web che lo dimostrerebbero, nonostante Gigi Vesigna, in un suo recente libro sul Festival di Sanremo, abbia sostenuto che fosse tutta una montatura, che Ambra facesse da sola: ma il deludente volume dell'ex direttore di Sorrisi è pieno di strafalcioni, e non mi sorprenderebbe che anche in questo caso abbia preso un granchio clamoroso ...). Già fin dalla spigliata conduzione del Dopofestival 1996, quando seppe tener testa autorevolmente a un Pippo Baudo nervoso oltre il livello di guardia, si capì che, sotto la scorza della fanciulla ilare a uso e consumo della tv commerciale c'era qualcosa di più, del "materiale" su cui lavorare con buone speranze. 
IL TESTO DI BENNI - Così, vent'anni o giù di lì dopo "Non è la Rai", ecco la nuova Angiolini. Classe pura, certo, ma anche applicazione, studio, voglia di migliorarsi, doti che non tutti posseggono e senza le quali è impossibile sfondare, anche se madre natura ti ha fatto dono di tutto il talento di questa terra. "La misteriosa scomparsa di W" è un'opera che, nella sua resa teatrale, guadagna in misura esponenziale dalla performance di Ambra, sola sul palco ma abilissima a "riempire" la scena. "V" è il nome della problematica donna protagonista dello spettacolo: un nome criptico ma neppure tanto, perché "V" è alla ricerca di "W", ossia del suo completamento. Una donna incompiuta, quindi, insoddisfatta e tormentata, che sul palco si racconta, mettendo a nudo una vita variopinta e accidentata, a tratti improbabile e immaginifica, in cui il suo cammino si è sempre fermato a un passo dalla felicità, deragliando costantemente verso la sofferenza. C'è di tutto nel percorso di questa ragazza: il disincanto verso la realtà e gli uomini che la popolano, disincanto che compare già poche ore dopo esser stata messa al mondo, gli psicofarmaci come sostegno e come prigione, amicizie e amori che finiscono in maniera traumatica, ma anche il confronto, fra sarcasmo e paradosso, coi grandi temi sociali, dal razzismo alla guerra. 
MATTATRICE - Un racconto di vita ma anche un viaggio nei più complicati meandri della psiche, tratteggiato con l'arguzia di Benni. Un viaggio che, pur dipanandosi in buon equilibrio fra leggerezza ed elaborata raffinatezza narrativa, a tratti, e soprattutto nel finale, inciampa in una complessità che rende il testo non propriamente alla portata di tutti. Ma ci pensa Ambra a "domarlo", donandogli un surplus di godibilità e intensità; è quasi un one woman show, in cui l'attrice romana mostra di saper frequentare con eguale efficacia tutti i registri: passa con disinvoltura dal comico al drammatico, sa regalare momenti di autentica ilarità, sostenuta da mimica e gestualità convincenti (ma non invasive) ma anche commuovere, con assoluta padronanza dei tempi recitativi. Insomma, "La misteriosa scomparsa di W" è soprattutto lei, la ragazzina "made in Fininvest" oggi artista a tutto tondo, che, ne sono sicuro, "deflagrerebbe" con ancor più energia in un monologo più "nazionalpopolare", regalandoci magari una nuova mattatrice buona per tutti i palchi e tutti gli schermi, grandi e piccoli. 

mercoledì 23 gennaio 2013

LE MIE RECENSIONI: "MAI STATI UNITI"


Alti e bassi della nuova commedia comica all'italiana. Poiché non tutte le ciambelle riescono col buco, dopo "Colpi di fulmine", apprezzabile ancorché non trascendentale, il periodo natalizio da poco trascorso ci ha regalato anche, dello stesso filone, un "Mai stati uniti" che non convince del tutto, e che perde senz'altro il... derby tricolore sotto l'albero col più prestigioso rivale. Non una sconfitta umiliante, intendiamoci: le occasioni per ridere il film di Carlo Vanzina le offre, ma si tratta di una comicità un po' stiracchiata, di certo meno efficace e incisiva. Affidata alle prestazioni individuali più che alla necessaria coralità, che pure avrebbe trovato la strada spianata da una trama tutto sommato ben congegnata, ancorché sviluppata in maniera sostanzialmente piatta e convenzionale: cinque persone che scoprono di essere fratelli soltanto nello studio di un notaio, al momento della lettura del testamento del padre mai conosciuto, e che, per entrare in possesso dell'eredità, devono recarsi negli Stati Uniti per disperdere le ceneri del caro estinto.
SPUNTI INDIVIDUALI - Ecco, l'impressione è che i cinque protagonisti non abbiano trovato l'intesa perfetta, la fusione filmica ideale fra i rispettivi stili recitativi, come una squadra di calcio costruita con grandi nomi ma a cui l'allenatore non riesce a dare il proverbiale amalgama. Ne scaturisce un film riuscito a metà, la cui brillantezza viene affidata più che altro, come detto, agli spunti dei singoli: ma in situazioni come questa le differenze di talento emergono in maniera più netta, e vengono soprattutto messe a nudo le carenze di chi, pur valido, è artisticamente un po' più indietro rispetto agli altri, o magari anche solo a disagio in un habitat a lui non confacente, con la conseguenza che tutta l'opera perde in freschezza e mordente e risulta alterna e disomogenea, fra momenti di indubbia vivacità e bruschi cali qualitativi.
SALEMME VS VERNIA: IL GENOVESE E'... SENZA VELI - Nel dettaglio, agli antipodi risultano le prestazioni di Vincenzo Salemme e Giovanni Vernia: il primo sguazza e svetta in un contesto comunque non eccelso, il secondo risulta spesso un pesce fuor d'acqua, a conferma di come lo stile da cabaret televisivo quasi mai si concili con il grande schermo: una comicità fatta di tormentoni (nel caso specifico, l'imitazione continua e financo ossessiva della voce di De Niro - Amendola), che in questo ambito risulta fine a se stessa e avulsa dalla storia. Una prestazione, quella dell'ingegnere elettronico genovese, che in definitiva passerà alla storia solo per un suo fugace nudo frontale integrale, che peraltro ben poco deve destare scandalo. In proposito mi son sempre chiesto: perché al cinema i nudi totali femminili vengono sempre elargiti con generosità mentre per gli uomini certi particolari devono essere esposti il meno possibile? Riflettendoci è una scelta senza senso logico o artistico, dettata niente più che da un maschilismo retrivo o da un malinteso gusto estetico: in questo caso, almeno Vanzina si mostra un passo avanti, anche se codesto exploit non aggiunge e non toglie alcunché al suo prodotto...
AMBRA E GLI ALTRI - In mezzo ai due estremi, gravitano gli altri tre primattori senza infamia e senza lode, pur non demeritando: tuttavia, Ricky Memphis pare meno "in palla" rispetto ad altre sue prestazioni, Ambra (sempre più bella, va detto) se la cava nel ruolo della giovane donna iper stressata ed esaurita, Anna Foglietta continua a imperversare con la sua coattitudine, questa volta però un po' troppo sopra le righe, eppure unico espediente per "valorizzare" un personaggio di scarsa consistenza: ma la ragazza ha una verve che le permetterebbe di esplorare territori attoriali ben più audaci, peccato. Fornisce una buona prova il giovanissimo Andrea Pittorino (nel film il figlioletto di Memphis), fin troppo disinvolto e sicuro di sé vista l'età (più a suo agio di qualche suo collega adulto, come visto), tutto sommato una variante gradevole in un canovaccio narrativo piuttosto prevedibile, mentre oltremodo malinconico risulta il cameo di un Mario Mattioli non esuberante come in altre circostanze, con un'interpretazione quasi da timbratura del cartellino. Anche l'avventuroso viaggio negli Usa, fulcro della storia, finisce per svilupparsi attorno a canoni triti e già ampiamente esplorati da altre opere simili: dalle situazioni esilaranti scatenate dagli equivoci linguistici, alla fortuna tentata a Las Vegas, passando per le corse in auto attraverso i suggestivi paesaggi americani, con tanto di indiani superstiti, l'inventiva sembra essersi fermata agli anni Ottanta, o giù di lì.
MEDIOCRITA' - Restano dunque alcuni siparietti oggettivamente ben riusciti, sui quali si regge la fragile impalcatura di una pellicola che prometteva di più: le cose migliori arrivano dal duo Salemme - Memphis alle prese con le... impiegate di un bordello scambiate per le figlie di un meccanico, con tutti i divertenti malintesi che ne seguono, dalla Foglietta che dispensa consigli di seduzione "di grana grossa" alla complessata Ambra, e ancora da Memphis ossessionato dal tentativo di fornire al figlio un'immagine vincente di sé, che raggiunge il culmine allorquando si trova coinvolto nella fuga di un rapinatore. Poco più che sufficiente a salvare il film, che resta comunque confinato in un cono d'ombra di aurea mediocrità.