Powered By Blogger

giovedì 3 giugno 2021

VERSO EURO 2020/21: COSA C'E' DIETRO LE SCELTE "CONSERVATIVE" DI MANCINI


E così, dopo aver indorato la pillola agli "esaminandi" facendo discreta bisboccia in tv da Amadeus (fra un'Arisa e un Clementino, un Colapesce Dimartino e un Coma_Cose, questi ultimi cantati a squarciagola da buona parte degli azzurrabili), il cittì Mancini ha diramato i nomi dei 26 prescelti per Euro 2020/21. Dico subito che, per quanto mi riguarda, si tratta di un elenco plausibile, con una sua logica. Credo non esista, nella storia del calcio, un listone per Mondiali od Europei che non abbia suscitato furenti discussioni, da noi come nelle altre nazioni: ci fu da eccepire persino sulle scelte compiute nel 1982, e anche oggi, pur davanti alla constatazione che i risultati alla fine diedero pienamente ragione a Bearzot, si può sommessamente affermare che un posticino in quel memorabile gruppone l'avrebbe meritato anche gente come Di Bartolomei, Pruzzo o Beccalossi, e cito solo alcuni degli esclusi eccellenti di allora: questo per dire che il calcio non offre realtà tecniche granitiche e incontestabili nemmeno in presenta di dati oggettivi come, in quel caso specifico, uno squadrone che conquistò il massimo alloro planetario.

ESPERTI D'OCCASIONE - Si dice sia un bene che il Club Italia faccia ancora accapigliare su convocati e non convocati. Boh, non saprei dire. Sarebbe forse positivo se si trattasse di discussioni che scaturiscono da una conoscenza almeno discreta di ciò di cui si parla. La sensazione di queste ore è opposta, ossia che chi lancia accuse anche pesanti al Mancio si sia svegliato per incanto solo adesso, non abbia seguito nemmeno un minuto del percorso azzurro di questi tre anni, e ragioni solo in base a ciò che ha visto (magari con le fette di prosciutto del tifo sugli occhi) durante la stagione di club. Del resto, è un fenomeno tipico, un effetto collaterale delle grandi manifestazioni calcistiche, che creano interesse occasionale per la rappresentativa, ossia per quella squadra che nei bienni di qualificazione viene sistematicamente vista come un fastidio, un intralcio, e non a caso è ormai diffusissima l'opinione che gli impegni delle nazionali dovrebbero essere relegati in un angusto spazio temporale, magari un mesetto scarso a fine stagione e ringraziare, sia mai che le società ricche e meno ricche vedano intralciati i loro più o meno gloriosi cammini.

CONSERVAZIONE - Non in altro modo, se non appunto con questa ignoranza dei fatti, si può spiegare l'accanimento contro certi nomi inseriti dal trainer azzurro nel suo elenco. Perché una cosa balza subito gli occhi di chi, come me ad esempio, ha seguito vita, morte e miracoli di questa "selecciòn": le convocazioni di Bobby gol rispondono a un criterio ben preciso. Sono convocazioni prettamente conservative, che tendono a premiare e valorizzare chi, in questo triennio, ha fatto sistematicamente parte del gruppo e ha contribuito a farlo crescere sia come spirito di squadra, sia come collettivo sul campo, con prestazioni di livello che hanno avuto la loro parte nell'ottenimento di risultati eccellenti. Perché, giova sempre ricordarlo, la nuova Italia post Svezia '17 ha fatto cose incredibili in così poco tempo: una qualificazione europea, una final four di Nations League, l'ottimo avvio nelle eliminatorie mondiali, il ritorno nella top ten del ranking FIFA, che dopo l'estromissione da Russia 2018 pareva una chimera.

BERNARDESCHI E GLI ALTRI "ACCUSATI" - Era lecito buttare a mare parte degli uomini che erano stati perlomeno coprotagonisti di queste piccole grandi imprese? Beh, lo sarebbe stato se nel frattempo il loro rendimento azzurro si fosse drammaticamente abbassato. Ma non è stato così: il casus belli è rappresentato soprattutto da Bernardeschi. Certo, sulla base del ruolino di marcia con la Juventus, è una convocazione che non sta né in cielo né in terra, ma la rappresentativa non è una All Stars in stile basket, da assemblare in base allo stato di forma del momento: fosse questo il criterio, non sarebbe mai possibile plasmare una base fissa di uomini azzurri attorno alla quale strutturare l'organico. Certi uomini "devono" restare in gruppo a prescindere dagli alti e bassi nel club di appartenenza. Se Bernardeschi in bianconero risulta oltremodo impalpabile, con la maglia della Nazionale si trasforma: raramente delude, a volte diventa perfino decisivo segnando o facendo segnare, comunque creando pericoli: e lo fa più o meno dall'inizio della gestione Mancini. Il quale sarà stato sicuramente combattuto sul destino da riservargli, ma alla fine ha preso una decisione per la quale onestamente non mi sento di crocifiggerlo. Stesso discorso, in misura minore, si può fare per gente come Belotti e Sirigu, che sono stati coinvolti nell'annata tremenda del Toro ma che di questa Italia sono sempre stati colonne portanti, come collanti dello spogliatoio e il primo, soprattutto, come buon terminale offensivo. E poi Emerson Palmieri: gioca pochino nel Chelsea, ma in azzurro ha sempre fatto il suo (anche se ora parte in subordine allo straripante Spinazzola di questa annata) e ha comunque una certa abitudine alla sfide internazionali che non può essere trascurata.

ACCUSE RISIBILI - Tutto questo, sorvolando su altre accuse sostanzialmente risibili lanciate al nostro trainer. Tipo quella di essere schiavo di presunti poteri forti, o più concretamente dei grandi club: solo questo spiegherebbe la presenza in rosa del solito Bernardeschi e non quella di Politano, obiettivamente protagonista di un ottimo torneo col Napoli. Napoli che peraltro ha fra i 26 Meret, che non meritava di esserci più dell'ottimo Cragno, forse artefice principe di una salvezza cagliaritana imprevedibilmente sofferta, il bravissimo Di Lorenzo, che invece lo merita ma il cui posto poteva venir minacciato dal fantasmagorico Lazzari ammirato in campionato, una forza della natura che stranamente Mancio non "vede", e infine Insigne, che forse non ha disputato la sua annata migliore, quantomeno per certe défaillance nei momenti cruciali (Supercoppa e ultima giornata), ma che è giusto che ci sia, essendo stato uno degli attori principali della ricostruzione azzurra, e anche lui, come "Berna", quasi sempre all'altezza della situazione col Club Italia. E poi ci sono Locatelli, Raspadori e Berardi del Sassuolo, che avrebbe avuto anche Caputo non fosse stato tormentato dagli infortuni, e insomma, tutto si può dire del Sassuolo, che sia una società facoltosa e bene organizzata, ma che possa perfino essere annoverata fra i "potenti" del nostro football, suvvia...

PIANO A LUNGO TERMINE E IN PIU' FASI - Il piano del cittì mi pare chiaro: Euro 2020/21 come punto di arrivo di una prima, importantissima fase del suo complesso lavoro, e come tale non potevano mancare tutti quelli che lo hanno aiutato a raggiungere questo primo step, beninteso se in condizione di giocare e offrire un rendimento all'altezza di un palcoscenico così prestigioso. Ma il progetto di questa Italia manciniana (ebbene sì, esiste un progetto, cosa rara nell'improvvisato mondo del pallone tricolore) è a più ampio respiro. Dopo il disastro brasiliano del 2014, Antonio Conte impostò un'operazione a breve termine e dagli orizzonti limitati: salvare il salvabile della gestione precedente, inserire pochi elementi nuovi per cercare di arrivare all'Euro 2016 e ben figurarvi. Ci riuscì (ricordiamo che nell'ultimo torneo continentale siamo usciti ai quarti con la Germania iridata solo dopo i rigori, e dopo aver dato lezioni di calcio ai colossi Belgio e Spagna), ma la cosa finì lì, senza alcuna eredità plausibile lasciata al successore Ventura, che dal canto suo sbagliò quasi tutto quel che si poteva, ma perlomeno ebbe il merito di avviare quell'opera di ringiovanimento dei ranghi poi ripresa in mano con maggior decisione dall'attuale tecnico, che ne ha fatto la principale linea guida del suo operato.

IL MEGLIO ARRIVERA' DOPO L'EURO? - Mancini, invece, si trova davanti a un complesso di impegni di cui, piaccia o meno, l'Euro rappresenta solo il primo passaggio. Un passaggio che va affrontato con serietà e con la voglia di arrivare il più lontano possibile, soprattutto sulla spinta di un girone iniziale da giocare in casa, ma che, inutile nasconderlo, dovrà essere anche e soprattutto banco di prova, occasione per misurarsi con grossissime realtà internazionali, e quindi crescere, purtroppo anche attraverso amare delusioni, se sarà il caso, perché è così che si diventa grandi. Dopo, ci sarà una Nations League da ospitare contro tre colossi del Vecchio Continente, e poi ci sarà ancora da conquistare l'accesso al Mondiale invernale del 2022. E' opportuno precisare ciò, perché credo che l'attuale roster azzurro possa raggiungere l'apice delle sue potenzialità proprio dopo questo Europeo, che arriva forse troppo presto ma che ci sarà in ogni caso utilissimo. Quindi, dispiace molto per gli esclusi dell'ultima ora, gli ottimi Cragno, Gianluca Mancini, Pessina e Politano. Dispiace anche per il citato Lazzari, per il "tedesco" Grifo, altro fedelissimo del Mancio, e per Kean che ha fatto assai bene in un contesto di altissimo livello come il PSG. Ma si tratta di elementi che, sicuramente, torneranno utilissimi dopo l'estate, e in qualche caso, penso sopratutto a Mancini, Pessina e Kean, finiranno col diventare fondamentali.

GLI AZZARDI, DA SENSI A RASPADORI - Con tutto ciò, non voglio dire che la "convocatoria" dell'altroieri sia esente da rischi, tutt'altro. Proprio la chiamata di uomini che hanno comunque giocato poco in stagione porta con sé un elemento di pericolo, perché il Bernardeschi di turno potrebbe finire presto in debito d'ossigeno, mentre un Sensi è costantemente sul filo del rasoio per il suo fisico di cristallo. Eppure anche il centrocampista interista ci sta eccome, nel listone, essendo un altro di quelli che nel triennio hanno offerto prove sempre convincenti e anche gol pesanti (l'ultimo, quello che ha sbloccato in Lituania una partita oltremodo "ispida"). Su un altro versante, è un rischio anche la convocazione di Raspadori. Paragoni con innovazioni passate dell'ultimo minuto, ad esempio Cabrini e Rossi del '78, sono fuori luogo: in quel caso si trattava di giovani con un curriculum notevole (Pablito capocannoniere di A, il bell'Antonio con una sia pur scarna esperienza internazionale juventina), qui siamo di fronte a un salto nel buio completo, una "fiche" puntata su un elemento interessantissimo ma che può mettere sulla bilancia solo alcuni exploit in campionato col Sassuolo. Forse l'unica vera scommessa tentata dal cittì nell'ambito di una serie di scelte, lo ripeto, nel segno della conservazione. L'ha fatto solo perché il reparto d'attacco, in questi tre anni, non ha portato alla ribalta frombolieri giovani, continui, "cattivi" sotto porta. Potrà esserlo il neroverde? Per ora è solo un auspicio e nulla più.

Nessun commento:

Posta un commento