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mercoledì 14 febbraio 2024

FESTIVAL DI SANREMO, IL DOPO AMADEUS: ALCUNI NOMI PER IL FUTURO. CHI DIRIGERA'? CHI PRESENTERA'?

 


Diamo per assodata l'avvenuta conclusione del quinquennale ciclo sanremese di Amadeus, anche se l'amministratore delegato della Rai Roberto Sergio si è ripromesso di discuterne con l'interessato fra una quindicina di giorni, quando le emozioni della 74esima kermesse si saranno sopite. Ma l'anchorman è parso fermo nei suoi propositi, per quanto il mondo dello spettacolo ci abbia abituati a stravolgimenti e cambi di posizione repentini. Certo le pressioni nei suoi confronti  non sono lievi: come scrivevo nei giorni scorsi, si è mosso anche Enzo Mazza, CEO della Fimi, la "confindustria" della discografia italiana, chiedendo già prima di questa edizione una riconferma dell'attuale direttore artistico, alla luce dello straordinario impatto sul mercato musicale prodotto dai suoi festival. E Mazza ieri è tornato sull'argomento, chiarendo comunque che da questo modello di Sanremo non si potrà più tornare indietro.

SANREMO DI NUOVO CENTRALE - Per ora, si può considerare aperta la fase di successione. Una successione che non sarà indolore. Chi assumerà le redini vivrà  col peso di una enorme responsabilità, quella di dover quantomeno essere all'altezza dei tanti primati raggiunti e battuti dalla gestione che si è appena chiusa. E questo sarebbe già un grosso errore, che spero la dirigenza Rai non commetta: certi risultati non sono ripetibili come se fossero una routine. Mi riferisco soprattutto al discorso audience, mentre potrebbe essere più facile confermare l'ottimo trend commerciale della gara, ma ci arriviamo fra poco. Riguardo agli ascolti, quanto è accaduto quest'anno ha del miracoloso: cifre quasi da festival baudiani, nonostante dagli anni Ottanta e Novanta il panorama televisivo sia radicalmente cambiato, con la parcellizzazione della platea dovuta al moltiplicarsi di canali e piattaforme web. Dati del genere dicono che la rassegna ligure ha definitivamente riacquistato in toto la propria centralità nelle dinamiche mediatiche, musicali, di costume e, ebbene sì, sociali del paese. Una centralità che non è nata per caso, ma che è il frutto del mastodontico lavoro di rinnovamento della kermesse, in tutte le sue componenti, attuato da Amadeus e dai suoi collaboratori. Un restyling che ha avuto un merito enorme, il vero investimento sul futuro: Sanremo è tornato ad appassionare le nuove generazioni in modo totale, come forse non accadeva dall'età dell'oro degli anni Sessanta, coinvolgendole e affascinandole, ma non ha rinnegato alcuni elementi classici dell'evento, garantendosi la continuità di attenzione del pubblico più tradizionalista. Un'opera di ammodernamento che, lo si è detto più volte in questi giorni, ha riportato con  autorevolezza la kermesse nell'attualità del mondo musicale italiano, cogliendo e amplificando le tendenze e i sound più à la page. 

LE BASI SOLIDE LASCIATE DA AMA - Un patrimonio di ritrovata rilevanza, affetto popolare e credibilità canora che rappresenta una solidissima polizza a garanzia dell'avvenire della manifestazione. Che continuerà a registrare periodiche, inevitabili oscillazioni nel gradimento popolare televisivo e nella quantità di dischi d'oro e di platino che potrà portare ai partecipanti, ma che comunque può ora contare su fondamenta granitiche. Insomma, bisognerà proprio mettersi d'impegno per smontare un congegno così ben funzionante. Ciò non toglie, e torniamo al punto di partenza, che il confronto con Amadeus non potrà non esserci, situazione non nuova del resto, perché negli ultimi anni, a parte Fazio, tutti hanno avuto l'accortezza di lasciare all'apice della gloria e del successo, chiamando i successori a sforzi immani. Ed eccoci dunque al cuore della questione: chi dopo Ama? I nomi circolati negli ultimi giorni sono quelli più scontati e banali, il che non vuol dire che siano anche i più probabili. Facciamo un breve giro d'orizzonte, al momento forzatamente parziale, e in ordine sparso, senza dare percentuali di probabilità. 

CARLO CONTI: la sicurezza assoluta. Con lui è cominciato il riavvicinamento del Festivalone alla musica che si ascolta oggi, il ritorno alla realtà. Le sue tre edizioni hanno avuto ottimi esiti in termini di ascolti, buone canzoni, il lancio di emergenti poi divenuti big veri, su tutti Gabbani e Meta. Gli è mancato forse un pizzico di coraggio in più nell'andare a cercare nomi interessanti  e poco noti nel mondo indie; si è insomma collocato a metà strada fra la prudenza ecumenica di Baudo e gli istinti rivoluzionari di Amadeus. Però ha dimostrato di sapere fare il mestiere di gestore del Festival: tornasse, dovrebbe solo lasciare da parte la prudenza di cui si è detto e "buttarsi" maggiormente. 

CLAUDIO BAGLIONI: Sembra difficile, ma al momento di terminare il suo biennio festivaliero non chiuse totalmente le porta a un eventuale terzo impegno. In questi anni che lo separano dall'annunciato ritiro dalle scene, potrebbe tornare a dare una mano in Riviera. I suoi Sanremo, soprattutto il secondo, hanno rappresentato l'apripista ideale per l'avvento di "Ama", con nomi mainstream affiancati a un drappello di personaggi di nicchia portati per la prima volta alla ribalta generalista, da Motta agli Ex Otago a Ghemon. 

FIORELLA MANNOIA: è una candidatura che ho lanciato io, e credo io solo, quindi è un'idea che difficilmente si concretizzerà. Però si tratta di un'artista fra le più esperte e preparate della scena musicale italiana, un mostro sacro che ormai, a livello discografico, non ha più nulla da dimostrare, e potrebbe mettere la sua competenza al servizio di una rassegna che le ha dato tantissimo, anche se il suo percorso professionale si è sviluppato ampiamente anche lontano dall'Ariston. La sua sensibilità le permetterebbe di guardare con una certa attenzione a quel mondo cantautorale che negli ultimi tempi è stato un po' lasciato da parte, la sua intelligenza la porterebbe comunque a tenere nella massima considerazione i criteri di scelta schiettamente pop, e vincenti, adottati dal direttore uscente. 

LAURA PAUSINI: un altro nome forte, anzi fortissimo, della discografia italiana, che invece sta girando parecchio in questi giorni. Rispetto a Baglioni e Mannoia, paga il fatto di essere ancora parte più che mai attiva del mercato musicale nazionale e internazionale, nel pieno della carriera, e insomma, ricordiamo cosa avvenne ai tempi della direzione del cantautore romano, allorché si parlò neanche troppo velatamente di conflitto d'interessi. Ma Laura avrebbe comunque tutte le carte in regola per costruire un cast musicale e spettacolare di prim'ordine, anche per i suoi contatti nel mondo dello showbusiness planetario, e per la diretta conoscenza delle nuove tendenze sonore che stanno facendosi largo anche al di fuori dei nostri confini. 

MIKA: e già. Perché no? Cantante e musicista di spessore, innamorato dell'Italia, già protagonista di show televisivi in Rai, dotato di indubbia fantasia e sensibilità artistica. Certo mettendosi nelle sue mani si "rischierebbe" un Sanremo fuori dagli schemi, ma opportunamente spalleggiato potrebbe anche stupire.

ALESSANDRO CATTELAN: eternamente avvicinato alla kermesse sanremese, eternamente lontano da essa. La Rai lo sta sperimentando in vari modi; col programma in prime time, pur godibile, non è andata benissimo, in seconda serata ha la sua comfort zone, ma sarebbe giunto il momento di alzare il tiro. Cresciuto nel mondo delle radio e della musica in tv, conosce il panorama canoro nostrano in maniera sufficientemente ampia, credo, per potersela sbrigare sia come conduttore che come organizzatore dello spettacolo nel suo complesso. Del resto, lo abbiamo già visto alla guida del nostro Eurovision, proprio con la Pausini e con Mika, fra l'altro. Certo, sarebbe un piccolo azzardo per Sanremo, una novità, ma qui dipende dalla Rai, perché dopo il quinquennio d'oro degli "Amarello" le strade sono due: o la continuità o l'innovazione ulteriore. Credo comunque che, come orientamenti musicali, Cattelan si avvicinerebbe molto a quelli di Ama. 

 GIANMARCO MAZZI: ipotesi per il momento abbastanza lunare, ma neanche tanto. Chiaro che qui si sconfina in ambito politico: Mazzi è attualmente sottosegretario alla Cultura, ed è stato eletto alla Camera nelle file di Fratelli d'Italia. Ha però ricoperto il ruolo di direttore artistico (o direttore artistico musicale) in ben sei Festival, 2005, 2006 e dal 2009 al 2012. Furono edizioni importanti, significative: sia nel 2005 che nel 2009, la sua direzione letteralmente salvò il Sanremone, reduce da annate critiche e, si diceva da più parti, ormai destinato a rapida estinzione. Soprattutto nel suo ultimo quadriennio, ebbe il grande merito di riavvicinare la platea dei giovani alla manifestazione, anche se lo fece in maniera meno strutturata e più immediata rispetto ad Amadeus, cioè grazie al ricorso massiccio ai cantanti dei talent e al televoto. Però seppe anche dare un contributo fondamentale allo svecchiamento del carrozzone festivaliero, che non riusciva a slegarsi dai soliti, datati totem della canzone tricolore: con lui, nel cast entrarono massicciamente i nomi nuovi di allora, Arisa e Malika Ayane, Cristicchi e Noemi, Emma e Dolcenera, per citarne solo alcuni. Certo quei festival avevano anche un meccanismo di gara e una formula di spettacolo che oggi sarebbe, giustamente, improponibile, con eliminazioni a go go anche per i big e con finali a cui partecipava solo una decina di artisti. 

Il discorso su Mazzi ci porta direttamente nell'area presentatori, perché non è detto che un direttore artistico sia poi anche in grado di ricoprire il ruolo di padrone di casa, e viceversa: e con Mazzi, due Festival li ha condotti PAOLO BONOLIS, una candidatura che al momento mi lascia perplesso, sia perché l'anchorman si è ormai focalizzato su una serie di varietà e quiz di matrice schiettamente popolaresca a cui da anni sta dedicando anima e corpo, sia perché, in tempi recenti, aveva dichiarato possibile un suo ritorno al Festival solo se, nel frattempo, fosse stato garantito alla rassegna un palcoscenico più ampio e avveniristico rispetto al Teatro Ariston, un'arena che consentisse all'evento di avvicinarsi agli standard spettacolari dell'Eurovision. La cosa non è successa e mi pare che non si intraveda nemmeno all'orizzonte. Anche in uscite più recenti, del resto, non è parso particolarmente entusiasta all'idea di una "terza volta". 

Si è fatto il nome di ANTONELLA CLERICI, che il suo Sanremo in solitaria (2010) lo fece bene e con buoni esiti di audience, ma che da troppo tempo non si cimenta con eventi di tale portata. Se si parla di donne, il mio pallino, chi mi conosce lo sa, è SERENA ROSSI, che ha dimostrato un talento poliedrico, sa cantare, recitare e intrattenere, solo che negli ultimi tempi le sue presenze sul piccolo schermo si sono diradate. In tal senso, una garanzia sarebbe rappresentata da MICHELLE HUNZIKER, a suo agio nell'ultimo Festival presentato (2018) e poi ulteriormente perfezionatasi nella conduzione di show kolossal col suo "Michelle impossible" su Canale 5. Ma, appunto, è un personaggio strettamente Mediaset, così come GERRY SCOTTI, un altro che un Sanremo nella vita lo meriterebbe e che potrebbe ricoprire il duplice ruolo di organizzatore e padrone di casa; anche lui, però, da lustri bazzica più il mondo dei quiz che quello della musica. Sarebbe un rischio insomma, mentre stuzzica il nome di STEFANO DE MARTINO, uno dei pochi volti nuovi a disposizione della Rai, che su di lui sta puntando in maniera sempre più massiccia. E c'è da dire che il ragazzo mostra assoluta disinvoltura, innata simpatia e capacità di creare feeling coi suoi ospiti e col pubblico. Senza dimenticare l'opzione MARCO LIORNI, una vita da conduttore low profile ma da qualche tempo iper-impiegato da parte della Rai (dal quiz estivo Reazione a catena all'Eredità senza fermarsi un attimo), senza contare che da anni è presente a Sanremo nei giorni del Festival col suo pomeridiano "Italia sì", trasmissione che, all'epoca della prima edizione targata Amadeus, ospitò le selezioni delle Nuove proposte; insomma, un curriculum in vorticoso sviluppo, e una serie di segnali che, in casa della tv pubblica, hanno sempre un peso significativo. Il limite, non da poco: pochissima esperienza a livello di grossi eventi e di spettacoli di prima serata. 

giovedì 7 dicembre 2023

SANREMO 2024: APPROFONDIMENTO SUL CAST DELLA KERMESSE. ANNALISA E NEGRAMARO FAVORITI, OCCHIO A DIODATO, VOLO, AMOROSO, IRAMA



Esiste il cast sanremese perfetto? Direi senz'altro di no: non c'è mai stato e mai ci sarà. E' un puzzle troppo complesso, troppi tasselli dovrebbero andare a coincidere contemporaneamente per creare l'alchimia ideale. Non è perfetto nemmeno quello annunciato da Amadeus domenica scorsa, dunque, eppure il listone unico di concorrenti, allargatosi in extremis da 23 a 27 in attesa del tris di Sanremo Giovani, conferma il periodo storico favorevole che la rassegna sta attraversando. Il Festival, piaccia o meno, è una manifestazione di natura prettamente commerciale, che deve muovere il mercato discografico, e da questo punto di vista l'edizione '24, almeno sulla carta, promette gli stessi felici esiti delle ultime. 

OBIETTIVI CENTRATI - Si è sempre chiesto alla kermesse ligure di essere in linea con la realtà canora italiana del momento, intercettandone le tendenze e, laddove possibile, anticipandole. Le si è sempre chiesto, anche, di scoprire o consacrare volti nuovi in grado di percorrere un discreto tratto della via della gloria. Infine, le si chiede costantemente di portare sul palco almeno uno di quei nomi "colossali" da sempre allergici alle tenzoni canzonettistiche, e a quella rivierasca in particolare. Ebbene, direi che, per l'ennesima volta, l'obiettivo è stato sostanzialmente raggiunto su tutti i fronti citati, e ciò conferma gli enormi meriti di  un direttore artistico che, partito fra mille perplessità, ha saputo ricostruire l'immagine un po' vintage  e appannata del Festivalone (opera già iniziata da Conti e Baglioni) rendendolo un evento gradito anche agli appassionati più giovani e, di conseguenza, più credibile e più appetibile agli occhi degli artisti di nuova generazione e dei loro management. Lo straordinario risultato in termini di certificazioni (platino e oro) e di popolarità conseguiti dai partecipanti all'edizione '23 lo testimoniano in maniera inequivocabile. 

C'E' TUTTO IL POP DA CLASSIFICA - Sarà possibile ripeterli o superarli? Numericamente difficile, ma dipende comunque dalla qualità dei brani, di cui ancora non conosciamo nemmeno i titoli, mentre sul piano del prestigio dei concorrenti il livello è grosso modo lo stesso, medio-alto. Dicevamo di un Sanremo inserito nella realtà musicale odierna, quella delle heavy rotation e degli streaming: ebbene, i protagonisti attuali delle chart ci sono in larga parte tutti, dai trionfatori estivi Kolors, Angelina Mango e Alfa a Mahmood, che torna in gara appena due anni dopo la sua seconda vittoria, fatto non comune,  e che da quelle parti si esprime al meglio come, onestamente, non sempre gli riesce fuori da quel contesto, fino a Rose Villain, che sa alternare testi fin troppo espliciti ad altri più delicati, e Geolier, che ha aggiornato le frontiere del rap-trap in lingua partenopea e che era da mesi nella lista dei papabili. E fra i protagonisti del pop anni Venti  figura anche un drappello di artisti che ritroviamo sulla ribalta più importante 24 mesi dopo l'ultima partecipazione, tempo fisiologico abbastanza comune per godersi i frutti dell'affermazione e rimettersi in gioco, ossia l'istrionico Dargen D'Amico, forse perfino travolto dall'inatteso successo di "Dove si balla", un Sangiovanni più maturo e più eclettico ma che difficilmente rivedremo in panni diversi da quelli leggeri e scanzonati che l'hanno portato alle stelle,  e quell'Irama che è stato presenza quasi fissa dei Festival targati Ama, sempre convincente, a proprio agio in aree espressive diverse, prima con la cupa dance internazionale del '21 e poi con la ballatona romantica del '22, un ragazzo che ha voce, ispirazione e presenza scenica, e che se azzecca il pezzo potrebbe perfino lottare per vincere. 

I RITORNI DI EMMA E MR. RAIN - Dal '22 riemerge anche Emma, che aveva presentato una "Ogni volta è così" dalla parte delle donne, come da suo impegno costante, una canzone intensa e interpretata con trasporto ma che solo in parte aveva fatto breccia. Dal '23, invece, un solo rientro, ed era prevedibile che toccasse a Mr. Rain: troppo clamoroso l'exploit colto con "Supereroi" per non tentare di battere il ferro finché è caldo e consolidare l'acquisita posizione di personaggio di primo piano del pop rap italico. Certo per lui ora viene il difficile: un'operazione come quella è irripetibile, tantopiù nello stesso contesto, ma il ragazzo vive un periodo di buona vena creativa e il duetto estivo con il citato Sangiovanni dimostra che ha nel proprio arco altre frecce per fare ancora centro. 

NEGRAMARO, CHE COLPACCIO! - Si diceva dei grandissimi, dei riluttanti al Festivalone. Ci sono, e anche quest'anno non è mancato il colpo da maestro del conduttore di Affari tuoi: i Negramaro. Che a Sanremo in concorso ci sono già stati, nel 2005, ed è una pagina nera nella storia della manifestazione, perché venne estromessa al primo turno una canzone pilastro della musica leggera italiana di questo secolo e della carriera stessa del gruppo salentino, ossia "Mentre tutto scorre". Ci sta anche che Sangiorgi  e compagni se la siano legata al dito, ma da allora, vivaddio, il Festival è cambiato totalmente nell'impostazione e nella concezione e si possono lasciare i rancori alle spalle: rieccoli, dunque, ancora tutto sommato forti del favore di schiere di fans, e pronti a prendersi lo scomodo ruolo di favoriti, peraltro da dividere con altri che vedremo fra breve. E' un gran colpo, lo ripeto: certo, forse ci si attendeva almeno un altro maxibig di lungo corso, soprattutto dal momento in cui il "diretur" ha dichiarato che quest'anno i suoi superospiti italiani saranno i cantanti in gara (ma sarà poi vero che i big fuori concorso non ci saranno? Mi sembra impossibile, ci sono ore e ore di spettacolo e vari palchi da riempire...). 

AMOROSO E GHALI, DEBUTTI ILLUSTRI - Si era parlato di Gianna Nannini, di Biagio Antonacci che però si è chiamato fuori a poche ore dall'annuncio del cast, qualcuno ha esagerato citando Cremonini e Ferro (bocciature improbabili, con tutta la buona volontà) e nelle ultime ore si era fatto cenno a Renato Zero, che poteva anche starci e che magari rivedremo in futuro. Ma va bene lo stesso, e del resto a compensare il tutto ci sono due debutti di lusso, anche se riguardano "vip" dalla gloria relativamente recente: l'eternamente attesa Alessandra Amoroso (quante volte abbiamo letto il suo nome fra i papabili, per poi veder sistematicamente sfumare la sua candidatura?),  e Ghali, con il suo rap a tratti ispido e a tratti più pop e mainstream, due artisti agli antipodi ma con un punto in comune, la necessità di farsi perdonare l'inaccettabile ospitata al Festival senza mai avervi prima gareggiato, un "peccato" che verrà finalmente emendato il 6 febbraio... Due nomi sicuramente solidi ma che hanno forse bisogno di una rinfrescatina alla loro popolarità, così come Fred De Palma, altro deb tardivo, sulla cresta dell'onda oggi meno di un paio di anni fa, ma comunque interessante per la sua forma espressiva che  attraversa e mixa vari generi, sempre con un occhio, e un orecchio, alla radiofonicità. 

MANNOIA FIGURA CENTRALE: FUTURO DA DIRETTRICE? - L'idiosincrasia all'Ariston, dopo le numerose partecipazioni degli anni Ottanta, Fiorella Mannoia l'ha fortunatamente vinta già nel 2017, colpo d'ala dell'ultimo Conti, per cui è una relativa sorpresa rivederla quest'anno. Presenza significativa in un momento in cui la difesa della figura e della dignità femminili deve essere portata avanti con tutte le forze possibili (e Fiorella è una portabandiera di questa lotta, al punto da avere addirittura parzialmente cambiato il finale di "Quello che le donne non dicono" per lanciare un messaggio forte in tal senso), ma anche perché, mia sensazione personalissima e probabilmente sbagliata, nell'ultima tappa della direzione Amadeus potrebbe concretizzarsi un passaggio di consegne proprio con lei: non sarebbe una direttrice artistica autorevole e apprezzata? Probabilmente non succederà, ma intanto avanzo io la sua candidatura, e in fondo credo che a lei non dispiacerebbe. 

RITORNA IL VOLO, E DIODATO CHIUDE IL CERCHIO - Ancora grandi nomi: al di là dei gusti personali, bisogna essere orgogliosi di avere in gara Il Volo, che torna la seconda volta dopo la vittoria del 2015 e che riesce ancora a trovare un angolino nella propria agenda fitta di impegni internazionali. Di default, il trio deve essere sempre inserito fra i favoriti, ma c'è l'incognita rappresentata da un repertorio debole quanto a numero di hit inedite: con la certezza che cambiamenti di genere non ce ne saranno, dovranno ritrovare il medesimo feeling di "Grande amore", impresa difficilissima, tanto che non ci riuscirono nel 2019 con la pur gradevole "Musica che resta". E a proposito di vincitori di ritorno, riecco infine l'atteso Diodato, che ha lasciato ai posteri l'evergreen "Fai rumore", ma che ebbe la sfortuna di incappare nei terribili mesi del lockdown, vedendosi bloccata la promozione e la partecipazione all'Eurovision. Da allora, periodi di riflessione, un timido ritorno senza grossi riscontri, e ora il cerchio che si chiude cinque anni dopo il primo Sanremo di Ama, con la certezza che all'Ariston il ragazzo ha sempre portato opere di spessore notevolissimo (ricordate "Adesso" del 2018?). 

ANNALISA PIGLIATUTTO? - Si parlava all'inizio di superbig e cantanti à la page, sulla cresta dell'onda mediatica e commerciale. Ecco, c'è un nome trasversale a queste due categorie, che eleggo fin da ora a mia favorita numero uno: Annalisa. Avevo citato proprio lei chiudendo i commenti all'edizione 2023, auspicando per il '24 una maggior partecipazione di voci femminili e magari una sua medaglia d'oro. Non posso che confermare, visto ciò che è accaduto nell'ultimo anno attorno all'artista savonese: popolarità oceanica, hit sfornate a getto continuo, dischi di platino come se piovesse, status di primadonna della canzone nostrana conquistato a buon diritto. Certo, per lei Sanremo 2024 è un'arma a doppio taglio: se non confermerà, in tutto o almeno in parte, quanto di strepitoso fatto in questi mesi, potrebbe cadere dall'alto e farsi male. E spero che il brano proposto non sia troppo lontano da come l'abbiamo vista e sentita di recente: lei e i suoi autori hanno individuato un mood glamour che le calza a pennello, che è orecchiabile e penetrante, che in questo momento è in piena sintonia coi gusti del pubblico e può dare ancora qualche buon frutto; insomma, non vorrei vedere, con tutto il rispetto, un percorso simile a quello di Alexia, che per vincere Sanremo cambiò radicalmente stile puntando sulla complessità e sulla maestosità vocale a scapito dell'immediatezza dell'opera proposta. 

CANTAUTORI, VETERANI, IGNOTI O QUASI - In un cast veramente extralarge, ritroviamo altri tratti distintivi della linea editoriale-artistica palesatasi nel quinquennio che va a concludersi: soprattutto, l'azzardo nel lanciare nomi poco noti o del tutto ignoti alla platea generalista (anche se non si sono più toccate le vette di coraggio raggiunte in tal senso nel 2021). Nel primo gruppo possiamo inserire la talentuosa Big Mama, altra rapper di grande grinta, dallo stile ruvido e urban, con un piglio interpretativo che ricorda in qualche misura Madame, e Il Tre, che penso possa invece essere considerato un rapper di matrice più tradizionale, legato alla vecchia scuola italiana del genere. Nel secondo gruppo ci sono invece i La Sad, di cui so molto poco se non che producono musica "indiavolata" con una matrice punk, ma che mi riservo di conoscere meglio. Pillole di cantautorato new generation con l'esperto Gazzelle e il giovane imberbe Maninni, già escluso da Sanremo Giovani '22 (una bella rivincita, come capitò a Hu un paio di anni fa).  E poi la solita quota veterani: prevedibile il duo Renga - Nek, che però deve trovare una hit convincente, cosa che finora non è riuscita a fare, apprezzabile il ripescaggio dei Ricchi e Poveri, ancora in buona forma vocale, sorprendente quello della Bertè, di cui ricordo, ma forse la memoria mi inganna, la volontà di non tornare più in competizione dopo la parziale delusione del quarto posto del '19, ma gli artisti sono volubili e comunque, sia detto senza malizia, con gli anni cambiano le prospettive, si aprono nuovi orizzonti professionali e, ci mancherebbe, si può anche ritornare sulle proprie opinioni. 

In conclusione, lo ripetiamo, Sanremo 2024 sarà un festival nel presente, con un occhio al futuro ma che non dimentica il passato, e questo è già un successo, se pensiamo a certi cast fuori dal tempo di epoche non troppo lontane. Un Festival con nomi nel cuore della gente e altri meno o scarsamente noti ma che hanno buone possibilità di emergere. Avrei composto un cartellone diverso? Non più di tanto, onestamente. Larga parte dei nomi che ho fatto fin dai primi pronostici estivi li ho ritrovati nel listone del Tg1 di domenica scorsa, quindi la soddisfazione è di gran lunga superiore all'amarezza. La parola, adesso, passa alle note. Per il momento, in una ipotetica griglia di partenza metterei in prima fila Negramaro e Annalisa, in seconda Diodato e Amoroso, in terza Mannoia e Mahmood, in quarta Volo ed Emma, con outsider Angelina Mango, Kolors e Irama, ma è tutto assai aleatorio. 


lunedì 5 dicembre 2022

SANREMO 2023: NEL CAST DEI BIG LE DUE ANIME ARTISTICHE DI AMADEUS. RITORNANO LE SCOMMESSE VINTE, ARRIVANO I CAMPIONISSIMI. GIORGIA, MENGONI E ULTIMO, MA ANCHE MADAME, COMA_COSE, COLAPESCE-DIMARTINO E LEVANTE

 

                      Amadeus annuncia il cast sanremese durante il Tg1 delle 13.30 del 4 dicembre

Cosa sta diventando il Sanremo di Amadeus? La domanda non è né cattiva né maliziosa, ma cerca semplicemente di definire la linea artistica andata delineandosi in questi quattro anni di gestione dell'evento. Ecco, a caldo, poche ore dopo l'annuncio del listone dei 22 Big, mi pare di poter dire che la tendenza sposata dal patron sia quella avviata con l'ultima edizione, ossia il "festival grandi firme". Lo posso dire forse con un pizzico di amarezza, pensando al coraggioso e spiccato sperimentalismo che caratterizzò invece le prime due edizioni targate Ama, e che mi aveva letteralmente entusiasmato. 

IL RITORNO DELLE SCOMMESSE VINTE - La realtà è che c'è un tempo per tutto: e per il popolare anchorman c'è stato il tempo della ricerca, quello in cui ha setacciato il sottobosco della musica leggera nostrana alla ricerca di nomi inediti o poco conosciuti, anche se con una lunga gavetta alle spalle, da mettere alla prova sul massimo palcoscenico pop della Penisola, sfidando perplessità, gusti nazionalpopolari e gerarchie consolidate. Un po' come la fase attuale della gestione Mancini alla guida della Rappresentativa azzurra: ricerca di nuovi talenti, di calciatori in sboccio che possano ridare fiato a una squadra in crisi di risultati. 

A seguire, arriva il secondo step, quello in cui si raccoglie quanto seminato per poi alzare il livello, consolidando la struttura. Ecco, con Sanremo 2023 siamo a questo punto della marcia: in primis, il direttore artistico riporta in gara alcune delle scommesse vinte nel '20 e nel '21. Ritornano Colapesce e Dimartino consegnati all'immortalità canzonettistica da un tormentone epocale, Madame nobilitata persino dal Premio Tenco, i Coma_Cose che meritavano il bis sulla ribalta ligure, la coraggiosa cantautrice Levante, che due anni fa aveva già un suo pubblico ma che con "Tikibombom" passò dalla nicchia (una nicchia, lo ripetiamo, già... piuttosto larga) alla celebrità autentica. E non si tratta di ripescaggi gratuiti, ma tutti fondati su solidi argomenti, dalla credibilità musicale al mero successo commerciale. 

LA CONQUISTA DEI SUPERVIP - In questi nomi c'è il consolidamento del Sanremo formula Amadeus nella sua accezione "primordiale" e genuina. Una volta vinta questa sfida, il secondo passo non poteva che prevedere un innalzamento della posta, l'inseguimento dei superbig veri, i campioni di vendita. In tanti ci hanno provato, in pochissimi ci sono riusciti, se non con qualche exploit isolato. Nel 2022 ci sono stati il ritorno in competizione di una primadonna come Elisa, dopo ventun anni di assenza, poi una coppia di esponenti della nouvelle vague sulla cresta dell'onda, il duo pigliatutto Mahmood - Blanco, e la ricomparsa di due glorie assolute della canzone tricolore, Morandi e Ranieri. Adesso si è andati perfino oltre, perché un cast che può allineare ai nastri di partenza Giorgia, Marco Mengoni e Ultimo è un cast di prim'ordine, non si discute. 

TRIS D'ASSI - Poi, per carità, ci sarà sempre qualcuno pronto a obiettare che i veri grandissimi sono altri. Chi, onestamente? Qualcuno l'ho citato nel precedente post, e sono quasi convinto che il direttore artistico le abbia provate tutte per ottenerne la presenza, penso ad Antonacci o ai Negramaro, ad esempio. Ma, caspita, Mengoni e Ultimo monopolizzano le classifiche e fanno il pienone ai concerti, mentre Giorgia è Giorgia, una fuoriclasse assoluta, ed evito di fare paragoni pesanti che in realtà ci starebbero tutti ma che mi attirerebbero probabilmente molti strali. Oltretutto, grosso merito ad Ama per aver abbattuto quel muro cui ho fatto cenno l'altroieri, le remore psicologiche che da due decenni tenevano lontana dall'Ariston l'interprete romana. Insomma, si può sempre ambire a qualcosa di ancora più prestigioso, ma ogni tanto bisogna pure accontentarsi. Ma poi accontentarsi "de che"? Quanti Sanremo ci sono stati, nel passato più o meno recente, con tre-campionissimi-tre come questi pronti a darsi battaglia? Certo, se qualcuno continua ad aspettare i Venditti e i De Gregori, campa cavallo, e si metta l'animo in pace. 

Questi tre "fuori categoria", poi il duo siculo di "Musica leggerissima", Madame, Levante e la super glamour Elodie sono ora come ora i più accreditati a giocarsi la medaglia d'oro, e visto un tale livellamento verso l'alto sarà più che mai decisiva la qualità dei pezzi, perché, per dire, nel 99 per cento dei Festival "O forse sei tu" di Elisa avrebbe prevalso in scioltezza, ma dieci mesi fa trovò sulla sua strada una composizione altrettanto valida, e io scrissi di "ex aequo morale" per sottolineare la bontà di entrambe le proposte.

SPERIMENTAZIONE ADDIO, O QUASI - L'individuazione di queste due nette tendenze artistiche, ossia il consolidamento degli azzardi passati e il pensare in grande con il ricorso alle prime firme, fanno passare in secondo piano altre caratteristiche di un cast che però meritano di essere sviscerate. Come detto, la sperimentazione, l'audacia, la ricerca dell'insolito sono quasi sparite: i nomi "strani" sono giusto quelli di Rosa Chemical, che però, come abbiamo visto, circolava da settimane fra gli addetti ai lavori, e Mr. Rain, che da anni viene inserito fra i papabili per la rassegna e, insomma, prima o poi doveva arrivarci. Non sono sorprendenti, tutt'altro, le presenze di due dei tre artefici del martellamento balneare di "La dolce vita", ossia la debuttante Mara Sattei e Tananai che è, semplicemente, una Nuova Proposta sanremese che ce l'ha fatta, come tanti ragazzi prima di lui in passato. 

LAZZA COME BLANCO? - Era più arduo, parlando di sezione debuttanti, prevedere il ritorno di Leo Gassman, del resto uno che la categoria l'ha vinta senza però riuscire a dare seguito alla sua affermazione. Ci sta, insomma, ed è anzi giusto che sia stato preso in considerazione almeno un "virgulto" di una delle due edizioni più sfortunate di Sanremo Giovani, 2020 e 2021. Allo stesso modo, l'emergente Ariete era in rampa di lancio già dall'anno scorso, Lazza è uno dei fenomeni discografici di questo 2022 ed anzi, va sottolineato, è un altro colpaccio di Amadeus, visto che forse in questo momento il rapper non aveva immediato bisogno della vetrina rivierasca (ha accumulato in brevissimo tempo una quantità impressionante di dischi d'oro e di platino, da solo o in featuring). Da non escludere, anche se al momento la vedo difficile, che possa ripercorrere le orme di Blanco, giovanissimo protagonista della stagione calda e poi sugli scudi in febbraio. Quanto a LDA, lo avevo preventivato: meno Amici rispetto al passato, perché meno essenziali per la buona riuscita dell'evento, ma almeno uno ci sarebbe stato, ed eccolo lì... 

SUI GIOVANI UN AZZARDO ECCESSIVO - La ricerca del nuovo, per il Sanremo prossimo venturo, il direttore artistico la perseguirà in altro modo, ossia con una colossale, forse eccessiva, responsabilizzazione del vivaio festivaliero tout court. L'altroieri avevo ipotizzato un allargamento del numero di partecipanti per tornare alla classica cifra tonda, 26, ma pensavo all'aggiunta di un nome famoso. Invece, si è saliti addirittura a 28, con ben sei esordienti, sui dodici che parteciperanno alla kermesse pre natalizia. Ecco, questo è un azzardo che compensa una certa ordinarietà (di alto livello) nella scelta dei Big. E' evidente che "Ama" creda in questi giovani come forse non ci ha mai creduto in passato, ma rimango del medesimo parere espresso tante volte, ossia che il gareggiare coi vip rischi di schiacciare e bruciare le nuove leve: nel '19, sotto Baglioni, ce la fece Mahmood ma fu un caso eccezionale, l'anno scorso Tananai è venuto fuori in maniera piuttosto avventurosa (parliamoci chiaro, nella settimana sanremese non aveva destato grossissima impressione), Yuman e Matteo Romano hanno fatto balenare buonissime doti, pur diverse fra loro, ma, per l'appunto, sono rimasti schiacciati fra i grossissimi calibri e la personalità degli illustri rivali, quasi scomparendo, e la loro carriera, per quanto ben avviata, è ancora tutta da costruire.

PAOLA E CHIARA: RITORNO GRADITISSIMO - Gira che ti rigira, le uniche scelte del tutto o parzialmente inattese hanno riguardato il settore veterani: penso che nessuno potesse immaginare un ritorno di Anna Oxa, se non i suoi fans più irriducibili, non prevedibilissima neppure la prima volta assoluta dei Cugini di Campagna, che conservano discreto appeal televisivo, innata simpatia, buon seguito soprattutto presso un pubblico maturo, ma quanto a successi discografici sono fermi agli anni Ottanta: cosa potranno proporre, musicalmente, all'alba del 2023? Anche in questo caso nessuna domanda maliziosa, solo curiosità credo legittima per una band conosciuta e amata soprattutto grazie a una manciata di evergreen assai datate. Era nell'aria la rentrée di Paola e Chiara, che riempie di gioia sia chi ricorda il loro picco di popolarità del periodo "esotico-erotico" di Vamos a bailar e Kamasutra, sia chi, come me, è indissolubilmente legato ai dischi degli esordi, a piccoli gioielli come "Bella", "Per te" e "Non puoi dire di no". 

MODA': RINASCE UN MITO? - Sapore di Nineties con le sorelline, con Grignani che tenta l'ennesima resurrezione  e la canalizzazione di un talento troppo spesso a briglie sciolte, e gli Articolo 31: mi aspettavo J-Ax da solo sorprendendomi anzi della sua perdurante assenza dalla gara canora, ci sarà invece anche Dj Jad e, chissà, magari perfino Paola Folli. E dagli anni zero di questo secolo riemergono i Modà, dal percorso assai strano e tortuoso: campioni assoluti di vendita e riempi-stadi fino a un lustro fa, poi scivolati inesorabilmente nelle retrovie dei gusti del pubblico; potenza nefasta di un mercato musicale che, oggi più di ieri, consuma in fretta i propri miti. Ma hanno solida carriera ed esperienza, e se hanno mantenuto la buona ispirazione poetica dei momenti belli, potrebbero rinfrescare il repertorio con qualche nuova hit memorabile, perché no? 

IL ROCK ASSENTE E LA QUESTIONE SUPEROSPITI: GRANDI MITI E STRANIERI? - Manca il rock, dicono. Vero ed è un'assenza che si sente, ma il rock ha sempre avuto difficoltà ad attecchire sulla scena ligure. Non sono bastate neppure due vittorie di peso, quella di un Ruggeri all'apice della maturità nel '93, e quella del fenomeno planetario Maneskin. E' una tara genetica del Festival, il suo cuore tradizionale che cede a tante nuove tendenze ma, stranamente, non a questa. E però il rock italiano esiste, ha solo bisogno di tempo per prendere piede... Vediamo ora se Amadeus terrà fede a quanto fatto intuire sul discorso dei Big fuori concorso. In sintesi: supercampioni solo in competizione, ospiti solo i mostri sacri over 70. Ebbene, tre colossi in gara li ha conquistati, come visto. Nonostante l'affollamento di concorrenti, 28, gli ospiti ci saranno lo stesso come da struttura dello show ormai consolidatasi, ed è giusto che siano personaggi degni di celebrazioni vere, non premature come quelle toccate di recente, da quelle parti, a Ghali e Amoroso, fra gli altri. Così, una Marcella di nuovo al palo potrebbe venire a riproporre i suoi tantissimi successi non solo sanremesi, si potrebbe dedicare un cospicuo pezzo di una serata al grandissimo Peppino Di Capri, a Bobby Solo, a Nada, altra che sembrava in procinto di entrare nel cast. Meno italiani fuori dalla tenzone, e speriamo qualche vedette d'oltrefrontiera in più. Dai Sessanta in poi hanno sempre dato grosso lustro al Sanremone, e negli ultimi tempi sono mancati terribilmente. 

sabato 3 dicembre 2022

VERSO SANREMO 2023: GIRO D'ORIZZONTE SUI POSSIBILI BIG A POCHE ORE DALL'ANNUNCIO

 


Meno di 48 ore all'annuncio del cast di Sanremo 2023. Il TG1 dell'ora di pranzo di domenica 4 dicembre è l'insolita ribalta scelta da Amadeus per la comunicazione che gli appassionati del Festivalone attendono, ogni anno, quanto e forse più del nome del vincitore. Un rituale che ha ritrovato di recente la sua giusta sacralità, alimentata da indiscrezioni più o meno attendibili che, oltretutto, prendono a circolare con sempre maggior anticipo, spesso persino nei mesi estivi. Ormai le chiacchiere stanno quasi a zero, dunque, e io arrivo buon ultimo, nella consapevolezza di espormi a prevedibili e colossali brutte figure. Come cambiano i tempi: una decina d'anni fa ero fra i pochi sul web a cercare di "indovinare" il cartellone festivaliero, sulla base di ragionamenti legati all'andamento del mercato musicale; oggi si sono moltiplicati siti, testate, esperti e pseudo esperti, bene informati autentici e presunti, hanno capito tutti che la.... caccia al Big sanremese è redditizia sul versante "click" e ci si sono buttati a pesce, anche se le persone degne di credibilità si contano sulle dita di mezza mano. 

Il mio metodo in fase di pronostico è sempre stato lo stesso: dare un occhio alle più recenti partecipazioni sanremesi per valutare le possibilità di ritorni in gara a stretto giro di posta, scandagliare il panorama degli emergenti, dei veterani che non compaiono da tempo, dei non più giovanissimi che avrebbero bisogno di un rilancio in grande stile, ma soprattutto analizzare le tendenze del panorama discografico nell'anno solare che conduce alla kermesse: cartina di tornasole quasi infallibile per capire, almeno, chi avrebbe convenienza a tentare la carta rivierasca. 

SANREMO GRANDI FIRME? - Facciamo dunque un breve giro d'orizzonte. Con una premessa: i Big saranno di nuovo 22 più 3 giovani, o aumenteranno almeno di una unità per tornare al classico numero pari tipico di quasi tutte le edizioni? Fin da questa estate, il quarto Sanremo di Amadeus è stato etichettato (affrettatamente?) come il Festival delle grandi firme. Nel senso che sono stati snocciolati, man mano, i nomi più grossi della scena nostrana come concorrenti più che plausibili. Nomi che, fino ad appena due-tre anni fa, nessuno avrebbe mai potuto accostare alla gara sanremese senza venir preso per pazzo. Eppure, di settimana in settimana, abbiamo sentito parlare di Tiziano Ferro (follia), Antonacci, Giorgia, Gianna Nannini, Negramaro, e ora, uno dei rumors delle ultime ore, Renato Zero. Un tempo avrei fatto spallucce, ora si può ammettere che, forse, un paio di questi vip potrebbero persino esserci: nell'ultima edizione, del resto, non c'è forse stata la clamorosa ricomparsa di Elisa? Qualcosa può accadere, quindi, ma senza metterci il cuore sopra... Giorgia è da sempre frenata da limiti psicologici nei confronti del palco dell'Ariston, troppa tensione personale per una competizione che, in effetti, non frequenta dal 2001, Biagio pare abbia smentito, ma la sua carriera avrebbe bisogno di una rinfrescata, di una nuova hit epocale, e perché non celebrare il trentennale dalla sua seconda e ultima partecipazione, quel "Non so più a chi credere" del '93 che lo fece uscire dal limbo delle grandi promesse consacrandolo a big autentico? 

DA SANGIORGI A MENGONI - Chi avrebbe tutte le ragioni per non tornare più in concorso sarebbe Giuliano Sangiorgi coi suoi Negramaro, visto il trattamento indecoroso che le giurie riservarono a "Mentre tutto scorre" nel 2005, eppure non mi sento di escluderne la presenza. Si parla di Giuliano in coppia con Madame, che da rivelazione del Sanremo '21 e poi trionfatrice al Tenco, tornerebbe al Festivalone per puntare alla vittoria, forte di una partnership di lusso da cui avrebbero da guadagnare sia lei sia l'estemporaneo compagno d'avventura. Superbig a tutti gli effetti è anche Marco Mengoni: Sanremo 2023 potrebbe essere l'occasione giusta per un'altra celebrazione, il decennale del trionfo con "L'essenziale". Il secondo disco della sua trilogia "Materia" è nei negozi da poco, ma una apparizione al Festival non implicherebbe necessariamente un'accelerazione per l'uscita del terzo album: il mercato oggi è più elastico, soprattutto sforna prodotti a getto continuo, e un singolo-anteprima di Marco, lanciato in un contesto così prestigioso, avrebbe un suo senso e non andrebbe a danneggiare in alcun modo la normale marcia di avvicinamento verso il successivo "33 giri". Come esordiente illustre, non è da scartare l'ipotesi di un J-Ax sempre più mainstream, al punto che personalmente mi stupisce non abbia ancora messo piede nella più importante tenzone canora italiana. 

STELLE RECENTI - Veniamo a papabili più "terrestri": potrebbe esserci un ritorno in blocco dal 2020, primo atto dell'attuale gestione artistica, con Gabbani che chiederebbe la rivincita a Diodato, e con Elodie e Levante pronte a inserirsi nella lotta al vertice. Dal '21, detto di Madame, ecco riaffacciarsi Francesca Michielin, questa volta da sola e decisa a centrare il bersaglio grosso dopo due medaglie d'argento, nonché la strana coppia Colapesce-Dimartino, anche se sarebbe ingeneroso attendersi un bis del tormentone epocale "Musica leggerissima". Qualche speranza anche per i deliziosi Coma_Cose, un po' meno per Gaia Gozzi, mentre il discorso Annalisa rappresenta un caso a parte: la cantante savonese ha ormai raggiunto una credibilità tale da non potersi più permettere di approdare a Sanremo con una "canzoncina". Se torna, deve farlo con un pezzone, all'altezza o superiore alle sue migliori espressioni su quel palco (Scintille, Una finestra tra le stelle, Dieci). Il singolo lanciato per l'autunno, "Bellissima", è... bellissimo, per l'appunto, avrebbe forse fatto meglio a tenerlo in fresco per febbraio, visto che si è parlato di difficoltà nel trovare il brano giusto, ma tant'è. Perché, è bene chiarirlo, se Annalisa va, deve andare per inseguire il primo posto. Nel caso non avesse la composizione adatta, sarebbe più giusto che restasse ferma un giro. 

TORNA EMMA? E LA AMOROSO DEBUTTERA'? - Parli di Annalisa e pensi ad altre figure simbolo dell'età dell'oro dei talent: Emma è tornata nel 2022 con una "Ogni volta è così" davvero sostanziosa e ottimamente interpretata, giustamente premiata dal disco di platino; perché non provare ad alzare ulteriormente la posta con una nuova partecipazione "importante"? E poi c'è l'affaire Alessandra Amoroso, eternamente accostata al Festivalone ma mai in concorso, a volte duettante e una volta superospite. Ecco, siccome quest''anno la categoria dei big fuori concorso dovrebbe andare incontro a un salutare snellimento, venendo riservata solo ad artisti "attempati" che hanno dato lustro alla rassegna e alla musica italiana nell'arco di decenni, per molti giovani allergici alle classifiche i margini di manovra si ridurrebbero: della serie, o competizione o niente, e addio a una finestra promozionale di capitale rilevanza. Lo stesso discorso varrebbe per Ghali, anche lui inspiegabilmente superospite tre anni fa. 

DA SANGIO A TANANAI: TORNANO LE RIVELAZIONI '22? - Dell'ultima edizione, quella della parziale rinascita post Pandemia, potremmo rivedere Ditonellapiaga e l'imprevedibile rivelazione Tananai, anche se le ultime quotazioni li vedono un po' in ribasso, mentre più probabile è il ritorno di un Sangiovanni che in estate ha dato continuità al successo ottenuto in Liguria. L'anno solare ha riservato buone soddisfazioni a Lazza, Rhove, Bresh, Carl Brave, Fred De Palma, Mara Sattei, Myss Keta, tutti nomi assolutamente plausibili, mentre nelle ultime ore sta emergendo con decisione l'indiscrezione che porta a Sfera Ebbasta, possibile debuttante di lusso. Altri personaggi graditi al pubblico giovane potrebbero essere i Boomdabash (protagonisti nel 2019), Coez e Tommaso Paradiso, quest'ultimo assolutamente bisognoso di un exploit ai massimi livelli che la sua carriera solista non gli ha ancora riservato. E perché non un Fabri Fibra, "padre nobile" del rap italiano  del 21esimo secolo? Fra le voci femminili emergenti, pur distanti anni luce fra loro, da tenere in considerazione Ariete e la ruvida rapper Anna, più difficile vedere l'originalissima Casadilego. E i ragazzi di "Amici"? La loro presenza è sempre importante, ma non più fondamentale per il buon esito del Festivalone come avveniva fino a poco tempo fa. I nomi sono quelli di Luigi Strangis, LDA e Sissi: almeno uno potrebbe entrare nel cast. 

CANTAUTORI, ALTERNATIVI E LO "STRANIERO" - Nomi "alternativi": occhio a Franco 126, ben riuscito il suo duetto estivo con Loredana Bertè, poi Margherita Vicario, da anni in rampa di lancio, Vasco Brondi, Rosa Chemical che a febbraio ha fatto coppia con Tananai nella serata delle cover (il che a volte ha rappresentato il primo passo verso la partecipazione vera e propria, vedi La Rappresentante di Lista), i Baustelle, per i quali si tratterebbe di un debutto troppo a lungo atteso ma estremamente gradito. Potrebbe perfino essere l'anno giusto per l'anglo-genovese Jack Savoretti, qui su Note d'Azzurro spesso caldeggiato e che andrebbe ad occupare la casella "straniera" lasciata libera da Ana Mena. E chissà, magari ci riproverà l'Orchestraccia, che nel 2022 pare sia stata a un passo dall'inserimento nel cast. Pazza idea ma neanche tanto? Matteo Bocelli, accostato al Sanremo già in un paio di edizioni recenti. Gradevoli costanti? Da Arisa ad Ermal Meta a Malika, forse qualcuno ci proverà, ma non dovesse entrare non sarebbe un dramma: li ritroveremo comunque nelle edizioni venture.

VETERANI DELL'ALTROIERI... - E infine i veterani: sarà finalmente dato spazio a Marcella, dopo tanti tentativi andati a vuoto? Lo meriterebbe, per la costanza ma anche per l'indubbio prestigio apportato alla musica leggera nostrana dagli anni Settanta in poi. Difficile ma non impossibile vedere i Ricchi e Poveri, alla luce del lutto che li ha colpiti poche settimane fa con la scomparsa di Franco Gatti, ancor più difficile la via sanremese per i Matia Bazar new version di Fabio Perversi (più probabilità, ma non tantissime, per il duo Silvia Mezzanotte-Carlo Marrale, altra costola dei gloriosi Matia). Darei una chance a Gigliola Cinquetti, che avrebbe tutto per ripetere le "rinascite" di Orietta Berti e Iva Zanicchi, mentre non è da escludersi una clamorosa presenza di Edoardo Vianello, peraltro quasi 85enne, con tutti i limiti del caso per la partecipazione attiva a una settimana di lavoro intenso, continuo, massacrante come quella festivaliera. Attenzione anche a Nada, peraltro anche lei uscita in autunno con un nuovo album, fattore che potrebbe frenarne la rentrée. 

... E DI IERI - Veterani anch'essi, ma di più fresco conio, Raf, anche lui come Giorgia spesso tenuto lontano dal Festival da motivi caratteriali (stress eccessivo), e la coppia Renga-Nek, che ha quotazioni molto consistenti. Di Nek, peraltro, va ricordata la firma, nel 2020, di una petizione che proponeva Red Ronnie come direttore artistico futuro del Festival, in contrapposizione alla prima gestione Amadeus travolta dalle polemiche per l'inserimento nel cast del discusso rapper Junior Cally. Nel frattempo, Nek è diventato addirittura un volto televisivo Rai e il conduttore dei Soliti ignoti è persona che non porta rancore, come è giusto che sia nell'ambiente dello spettacolo. Si è parlato molto della clamorosa réunion di Paola e Chiara, e Sanremo 2023 dovrebbe essere il posto migliore per celebrarla. In lizza anche Paola Turci, mentre per le brave e meritevoli Mietta, Syria, Lisa e Nava ho ormai perso la speranza, ma chissà. Dopodiché, postilla da tenere sempre in considerazione, occhio alle sorprese autentiche, ai nomi mai fatti da nessuno. Ci sono sempre stati, da quando c'è Amadeus sulla tolda di comando sono ancora di più. Nel 2021 si raggiunse il top, ma dieci mesi fa chi si sarebbe mai aspettati Dargen D'Amico o Highsnob e Hu? 


domenica 6 febbraio 2022

SANREMO 2022: TRIONFANO MAHMOOD E BLANCO, MA E' "EX AEQUO MORALE" CON ELISA, IN UN'EDIZIONE DA ASCOLTI RECORD CHE RILANCIA LA MELODIA FESTIVALIERA

Un tempo, a Sanremo, era in voga l'espressione "vincitore morale", da contrapporre a chi realmente trionfava pur non avendolo meritato del tutto. Ecco, quest'anno mi piacerebbe parlare di "ex aequo morale". Il Festival numero 72 è stato Mahmood-Blanco contro Elisa fino all'ultimo respiro, lo scontro fra titani scritto nelle stelle già dal primo ascolto all'Ariston delle canzoni; si sono imposti i due... ragazzi di oggi, in piena legittimità e, voti alla mano, quasi doppiando la rivale, ma poco sarebbe cambiato se a iscrivere il proprio nome nell'albo d'oro fosse stata l'eterea cantautrice triestina, che non avrebbe rubato assolutamente nulla. Due vincitori intercambiabili, quelli veri e quella virtuale, portatori dei due brani che da subito si sono stagliati nettamente al di sopra degli altri contendenti. 

LA NUOVA "CANZONE DA FESTIVAL" - Ci ha provato fino in fondo Morandi, ma il suo inno alla vita gioioso, ritmato e allegro aveva, possiamo dirlo, ben poche possibilità di tagliare per primo il traguardo, in un'edizione della kermesse che ha riscoperto e rilanciato la melodia all'italiana, opportunamente modernizzata. Più sofisticata, ridondante, classicheggiante, diciamo pure matura "O forse sei tu", più essenziale "Brividi", che molto punta sui ghirigori vocali di Mahmood e sull'inserimento di stilemi linguistici e di scrittura più contemporanei; entrambe intense, suggestive, passionali. Insomma, davvero questa volta era difficile scegliere, davvero il gradino più alto del podio poteva essere a due piazze, come per Tamberi e Barshim nel salto in alto di Tokyo 2020. 

CLASSIFICA CRISTALLIZZATA, E CHE BRAVO MATTEO! - Se il verdetto più atteso, almeno per noi che non conoscevamo i dati numerici delle preferenze, è stato incerto fino all'ultimo, in stile Juve-Toro '77 come ho scritto qualche giorno fa, la competizione nel suo complesso è stata fra le più placide che la kermesse ligure abbia mai ospitato. Pochi davvero gli scossoni a una classifica che si è subito cristallizzata da cima a fondo: chi era attardato all'inizio è rimasto tale senza possibilità di recupero, mentre il lotto dei papabili è stato chiaro fin da subito, aggiungendo Irama, Sangiovanni ed Emma ai tre medagliati. La miglior crescita, lungo la settimana festivaliera, l'ha fatta registrare il giovane Matteo Romano, entrato come "Cenerentolo" ma ben presto in grado di impressionare il pubblico a casa e in teatro con un'assoluta sicurezza interpretativa e un brano, "Virale", in definitiva gradevole, quantomeno per il suo attuale target di riferimento. E' un prospetto su cui lavorare, così come Yuman con la sua calda e avvolgente voce, a dimostrazione del fatto che, anche in una versione dimessa come quella del dicembre scorso, Sanremo Giovani serve sempre, e ancor più frutti darebbe se gli venisse restituito il palcoscenico più importante, quello del palco di febbraio. 

FESTIVAL GIOVANE E PER I GIOVANI, MA NON SOLO - Del resto, il Festival numero 72 ha portato alle stelle per la seconda volta il non ancora trentenne Mahmood, che può già entrare nel ristretto novero dei plurivincitori quando, appena quattro anni fa, era solo uno dei tanti emergenti che cercavano con cocciutaggine un posto al sole nell'asfittico panorama discografico nostrano. A proposito di giovani: se si volessero analizzare le ragioni del prepotente rilancio vissuto dal Festivalone dopo la grande crisi di fine anni zero (fra il 2008 e il 2009 la manifestazione rischiò di perire, è sempre bene tenerlo presente), una buona base di partenza sarebbe una semplice occhiata all'albo d'oro del periodo in esame: solo due volte il massimo alloro è toccato a dei veterani, Vecchioni 2011 e Stadio 2016. Per il resto a svettare sono state sempre le nuove leve (Ermal Meta nel 2018 fu accompagnato da un collega più navigato ma certo non "anziano", come Fabrizio Moro). Nuove leve provenienti dai talent o proprio dal settore giovanile del Festival, con quest'ultimo che mantiene dunque una sua dignità e centralità, nonostante gli incidenti di percorso, le annate poco felici e un format da ripensare.  

Significa che Sanremo ha ormai istituzionalizzato una linea editoriale precisa e già intrapresa dai tempi della gestione Mazzi 2009-2012, quella del continuo svecchiamento e rinnovamento dei ranghi, senza ripensamenti o nostalgie. L'apertura di credito ai nomi nuovi e alle tendenze più in auge era e rimane l'unica via per restare vivo, vitale, cruciale nel discorso musicale italiano, per entrare nel cuore delle nuove generazioni come sta avvenendo in maniera persino commovente, per noi di età un po' più avanzata che osserviamo con gioia, e un pizzico di stupore, questo diffuso, crescente interesse per l'evento ligure. Le porte ai "grandi vecchi" non sono e non saranno mai chiuse, e il cast di quest'anno lo dimostra in maniera inequivocabile, ma la loro presenza sarà sempre più soverchiata, perlomeno sul piano quantitativo, da quella dei nuovi assi delle chart. 

I NUOVI IDOLI: RKOMI E ACHILLE NON A FUOCO - Avere in gara gente come Blanco, Sangiovanni, Irama, Aka 7even, Rappresentante di Lista, Achille Lauro e Rkomi significa avere gli adolescenti dalla propria parte. Che poi qualcuno di questi esponenti della nouvelle vague non abbia sfruttato al meglio l'occasione è un altro discorso: Rkomi non ha presentato ad esempio, un prodotto all'altezza del suo fresco repertorio (e l'ha anche proposto in maniera poco convincente, la sua ultima performance ha lasciato parecchio a desiderare), di Lauro dobbiamo sostanzialmente registrare un passaggio interlocutorio, se non proprio una battuta a vuoto. Ci sta, alla quarta presenza consecutiva: la sensazione è stata di idee un po' latitanti, di una ricerca un po' forzata dell'effetto scenico, ma se non altro c'è stato il guizzo vincente di lasciare ampio minutaggio all'Harlem Gospel Choir, che ha donato brio e colore a un'opera poco consistente anche se "fischiettabile". 

LA DELICATEZZA E PROFONDITA' DELLA "LETTERA" DI RANIERI - Un discorso che ci porta inevitabilmente a tentare un bilancio consuntivo di cast e canzoni. Il tratto distintivo dell'Amadeus ter l'abbiamo già più volte sottolineato: l'anno scorso scelte spiazzanti e coraggiose, questa volta maggiore attenzione ai grossi nomi. Del resto, se hai la bravura e la possibilità di portare in concorso Elisa dopo ventun anni, Morandi dopo ventidue e Ranieri dopo venticinque, saresti un pazzo a fartela sfuggire, e c'è comunque da dire che i tre colossi non hanno tradito le attese, lanciando composizioni di tutto rispetto. Già parlato delle prime due, evidenziamo ancora la profondità e delicatezza della storia di immigrazione interpretata da Massimo, via via più convincente con il progressivo miglioramento della sua resa live. Esprimevo, alla vigilia, l'auspicio che il vincitore 1988 riuscisse finalmente ad aggiungere una nuova gemma a un repertorio da troppo tempo immutabile: con "Lettera di là dal mare" (scritta da Fabio Ilacqua) dovrebbe aver colmato la lacuna, il pezzo merita di entrare nelle scalette dei suoi concerti e dei suoi eventuali futuri impegni televisivi. 

LIVELLO BUONO, MA FORSE L'ANNO SCORSO... - Il livello complessivo del pacchetto canzoni mi è parso un po' inferiore rispetto a quello del 2021, ma forse non dovrei neanche scriverlo, perché potrei pentirmene presto. Questo è un tipo di valutazione che può essere fatto in maniera esaustiva solo a bocce ferme, magari a distanza di mesi dalla fine della kermesse, e del resto è ingeneroso paragonare prodotti nuovi di zecca a brani con un anno di anzianità, molti dei quali tuttora sulla cresta dell'onda (ne abbiamo avuto un esempio in queste sere, con la riproposizione di alcuni di essi nei collegamenti con la nave da crociera). E' un fatto che la rassegna di undici mesi fa abbia rivelato tante realtà eccellenti del sottobosco canoro italiano, lanciato pezzi di grande orecchiabilità, prodotto due tormentoni ("Zitti e buoni" e "Musica leggerissima") e spedito in orbita una band, i Maneskin, passata dall'Eurovision ai trionfi d'oltreoceano. Parliamoci chiaro, un'annata come quella, per il Sanremone, può capitare due o tre volte nell'arco di un decennio. 

CHI PUO' VENDERE - Quest'anno forse non si raggiungeranno tali vette, ma c'è comunque una decina abbondante di canzoni che può percorrere una strada ricca di soddisfazioni lontano dall'Ariston: penso al podio, penso alle proposte di Sangiovanni, Irama, Emma, Ranieri, Rappresentante, Aka 7even, Dargen D'Amico, Ditonellapiaga-Rettore, alle quali aggiungerei chi, come Noemi e Vibrazioni, è stato ingiustamente penalizzato dalle giurie. Discorso a parte per Giovanni Truppi, con una proposta cantautoriale così raffinata, elaborata, complessa eppur orecchiabile che ha spiazzato perfino la critica, tanto che nessun premio speciale gli è stato assegnato, e questo è forse l'unico vero scandalo della finalissima, se proprio dobbiamo cercarne uno. 

TRIONFO AUDITEL - Vedremo come risponderà il mercato a questa infornata di inediti. Sul fronte televisivo, i numeri trionfali di questi giorni li sapete: non ne avevo parlato, finora, perché per me contano le canzoni, i cantanti e la buona costruzione complessiva dello show, poi i risultati Auditel sono legati anche ad altre variabili non sempre comprensibili a chi, come me, non ne è studioso. Non tirerei in ballo la pandemia che ci tiene in casa: undici mesi fa stavamo messi molto, ma molto peggio, eppure la platea catodica fu nettamente inferiore. Certo, il cast fornisce già una risposta: l'anno scorso tanti nomi nuovi, e si sa che il pubblico generalista di Rai 1 rimane costituzionalmente assai refrattario alle novità, soprattutto se gliele proponi in dosi così massicce. In questo 2022, e l'avevo scritto fin dall'articolo di presentazione, c'era un listone di concorrenti che era più che sufficiente a tenere incollati gli spettatori davanti al video, senza necessità di sovrastrutture e di contorni appetitosi. C'era un evento ben costruito, ben calibrato, con ritmi in generale più serrati (un po' di lentezza solo nella seconda serata) e tempi televisivi più contenuti. E c'era, infine, un padrone di casa che è parso davvero, più di Carlo Conti, il vero erede di Baudo nella capacità di gestire e padroneggiare la situazione, ma più rassicurante, "amicone" e meno svettante del Pippo nazionale. Altro che spalla di Fiorello... 

CONTROPROGRAMMAZIONE ASSENTE? NON PROPRIO - Si è tirata fuori la solita storia della controprogrammazione inesistente. A parte che è così più o meno dal 2007... Certo, la pax televisiva è un dato di fatto, e se esiste conviene a tutti, perché non credo che Mediaset faccia favori alla Rai "per il bene supremo di Sanremo". Ma ci sono due aspetti da sottolineare: il primo è che la stessa Mediaset non ha, da anni, una produzione di show il cui spessore possa anche solo pensare di contrastare il Festivalone. Fra i pochi eventi messi in piedi negli ultimi tempi, "Uà" di Baglioni aveva un calibro piuttosto elevato, eppure non è stato baciato da dati Auditel trionfali. E comunque, se andiamo a guardare, la controprogrammazione c'è stata, perché i veri programmi-boom della nostra epoca sono i talk politici e le trasmissioni informative, e in questa settimana sono andati regolarmente in onda i vari "Carta bianca", "Di martedì", "Piazza pulita", per non parlare di "Chi l'ha visto?" e "Quarto grado". La verità, certo non l'unica, è che se il Festivalone è ben fatto, con personaggi interessanti e canzoni apprezzabili, la gente lo guarda, perché rimane un'istituzione che ora avvolge e coinvolge anche i Millennials, perlomeno in parte. Oltre 13 milioni di spettatori, cifra davvero d'altri tempi, non si totalizzano per caso. 

LA GENUINA FERILLI - Poco rimane da dire sul gran gala conclusivo, come detto dominato dal thrilling della competizione. Confermata la linea fortemente sociale del nuovo Sanremo, col dialogo sugli haters fra Filippo Scotti e Marco Mengoni, il quale ha poi riproposto "L'essenziale" e lanciato il suo nuovo singolo "Mi fiderò". Anche per lui auspichiamo un ritorno in gara, magari l'anno prossimo, quando saranno trascorsi giusto dieci anni dalla sua ultima partecipazione. Scanzonata e caciarona, un po' "paesana", la co-presentazione di Sabrina Ferilli, che peraltro ha offerto uno spunto di riflessione significativo: per essere su quel palco, in quel ruolo, occorre per forza portare qualcosa di forte, un monologo sulle grandi questioni dei nostri tempi o performance simili, e non basta invece il proprio essere professionista dell'intrattenimento? La mia risposta: sono validissimi entrambi i modi di proporsi, l'importante è si tratti di partecipazioni ben concepite e opportunamente rese sul palco, e non tutte, fra le cinque primedonne di questa edizione, sono state in grado di centrare l'obiettivo. 

AMADEUS QUATER? PRO E CONTRO - Rimane calda la questione sul futuro della rassegna: vorrei affrontare il discorso più approfonditamente a mente fredda, magari Amadeus ne parlerà oggi nell'ultima conferenza stampa. A me pare logico e inevitabile che la Rai gli offra un quarto mandato, e sinceramente non disdegnerei la scelta. Però attenzione: nemmeno Baudo è mai arrivato a più di tre direzioni artistiche consecutive (presentò il Festival dal '92 al '96, ma solo nelle ultime tre edizioni fu il gestore dell'evento), e comunque il rischio di saturare e stancare è sempre dietro l'angolo. Soprattutto perché, come scritto ieri, la formula Ama, pur vincente, è ripetitiva sul piano della costruzione dello spettacolo, prevedibile e con pochi spazi autenticamente spiazzanti. Però il conduttore di "I soliti ignoti" può vantare una mano assolutamente felice, come pochi altri prima di lui, nella scelta di cantanti e canzoni in concorso, che sono ormai ridiventate centralissime nella kermesse. Un bel rebus: ci ritorneremo.  

martedì 1 febbraio 2022

SANREMO 2022, CI SIAMO: IL VERO SPETTACOLO SARA' LA GARA, CON TANTI BIG VERI CHE FARANNO OMBRA A OSPITI E SUPEROSPITI


Dalla notte al giorno, rispetto a undici mesi fa. La terribile vigilia di Sanremo 2021, coi suoi toni cupi, le polemiche sull'opportunità dell'evento, il senso di dramma e di tragedia che aleggiava sull'Ariston per via di una pandemia senza vaccini, è ancora incisa nell'animo di tutti noi, anche di chi, come me nel mio piccolissimo, combatté la sua infinitesimale battaglia per la riuscita e la sopravvivenza di una kermesse storica, in definitiva vincendola. Altra atmosfera, oggi: una fase di approccio tutto sommato soft, nonostante ci sia stato chi nuovamente ha cercato di rimestare nel torbido, trovando però, deo gratias, scarsissimo seguito. Non sarà nemmeno questo il Festival della rinascita, slogan coniato da Amadeus nella preparazione della precedente edizione e oggi messo da parte, nella consapevolezza che, probabilmente, non toccherà a lui allestire in futuro il primo vero Sanremo post Covid. Sarà però un Festival più sereno, di una serenità concreta e autentica che prescinde dalle inevitabili discussioni pronte a tener banco da mercoledì mattina, quelle su Auditel, qualità delle canzoni, livello dello spettacolo: pseudodrammi, tasselli di un puzzle che tradizionalmente compone la settimana rivierasca, contribuendo in fondo a tenerne vivo il mito. 
COL PUBBLICO RITORNA L'ATMOSFERA - Torneranno gli spettatori in sala, e già questo aspetto rivolta la rassegna come un calzino: l'anno scorso la bravura di tutti i protagonisti, la maestria della regia e un palcoscenico costruito ad hoc attutirono, sul teleschermo, l'impatto del teatro vuoto, che però fu sicuramente devastante per tutti gli animatori on stage dell'evento: il pubblico scatena emozioni che possono ringalluzzire o raffreddare gli interpreti, incidendo sul livello delle performance. Certo, permane lo spauracchio positività, che nel '21 colpì indirettamente lo sfortunato Irama, ma la "bolla" dell'Ariston, costruita attorno a un protocollo estremamente rigido, resse molto bene e non c'è ragione di pensare che quest'anno vada diversamente, vieppiù in ragione dell'efficacia del vaccino e delle mutate caratteristiche del virus, di cui gli esperti hanno dato ampie spiegazioni in queste settimane.
AMADEUS AL TG - Mare calmo nel ponente ligure, dunque. La serenità è stata un tratto predominante anche nella narrazione che la Rai ha voluto fare del periodo di avvicinamento alla kermesse, inaugurando un nuovo, estemporaneo format: Amadeus che annuncia le novità legate al Festival tramite interventi al Tg1 delle 20. Qualcosa di moderatamente rivoluzionario e di audace, se ci pensate: uno spazio della testata giornalistica tv tuttora più sobria, autorevole, per certi versi seriosa,  dedicato alle breaking news prodotte dall'evento leggero e glamour per eccellenza: un modo, appunto, per attutire la crudezza dello scenario politico e sanitario che lo stesso tg ci porta in casa ogni giorno. L'esperimento è riuscito, ma forse se n'è abusato: ok per la comunicazione del cast dei concorrenti, uno dei momenti chiave della liturgia festivaliera, ok per il lancio di ospitate straordinarie come quella di Checco Zalone, ma per altri passaggi tutto sommato normali si poteva soprassedere. 
GLI OSPITI EVITABILI E LE INUTILI SOVRASTRUTTURE - Come sempre negli ultimi tempi, il cartellone degli ospiti fatica a prendere forma. Si gonfierà a dismisura fino a sabato, con arrivi dell'ultimo e penultimo momento, atleti sulla cresta dell'onda (il primo della lista è Berrettini, notizia di ieri), personaggi Rai in promozione di fiction e show (riprendono Màkari e L'amica geniale, vuoi mettere?), qualche cantante italiano e poco o nulla dall'estero. In tal senso, non ci sono da attendersi inversioni di tendenza rispetto al passato recente, ma materiale dovrà pur arrivarne, perché i palinsesti  pubblicati dai giornali parlano chiaro: si chiuderà a notte fonda fin dalla prima serata, urgono dunque riempitivi. E' un discorso ormai annoso, anche in questo mio piccolo spazio: le sovrastrutture spettacolari che "pachidermizzano" il Festival hanno una funzione esclusivamente televisiva, ma sul piano artistico rischiano di nuocergli, più che rinvigorirlo. 
Sono da sempre favorevole agli ospiti, purché siano un arricchimento: lo erano le grandi vedettes di oltrefrontiera che ormai sono diventate merce rarissima da queste parti, ma lo è certo anche il citato Zalone, una primizia e un colpaccio autentico, essendo uno che quasi mai si presta a passerelle catodiche più o meno prestigiose. E ci possono stare, ovvio i Maneskin, che sono diventati in pochi mesi dei colossi, ma ci mancava pure che non tornassero all'Ariston a stretto giro di posta, visto che da lì è partito il loro sogno intercontinentale. Ci sta già un po' meno Laura Pausini, all'ennesima presenza, per non parlare di Cesare Cremonini, un cantautore di vasta popolarità ma non una superstar internazionale, che oltretutto mai si è sognato di mettere piede a Sanremo da concorrente e che vi approda direttamente da superospite vantando decisamente meno titoli di tanti artisti in concorso, stesse considerazioni fatte in tempi recenti per la Amoroso, per Antonacci, per Ghali. 
CENTRALITA' DELLA GARA - Sono solo appesantimenti, questo è, perché ormai, al Festivalone, la gara basta a se stessa. Avviene più o meno da quando Carlo Conti prese in mano il timone, nel 2015, raccogliendo la non entusiasmante eredità del Fazio quater: da allora, il concorso è tornato centrale, checché se ne dica. E non mi riferisco solo alla competizione in sé, ai piazzamenti, alla classifica: fattori che contavano moltissimo anche, ad esempio, nelle edizioni griffate Gianmarco Mazzi, solo che erano esasperati, con agonismo portato agli estremi, decimazioni più che eliminazioni, e concorrenti ridotti all'osso per la finalissima. No, centralità della gara significa soprattutto centralità di chi la anima, di chi vi partecipa, valorizzazione e spazio dato ai cantanti, possibilmente tanti, in modo da offrire ogni volta uno spettro sufficientemente ampio delle tendenze musicali nostrane. 
Ed è ciò che sta avvenendo sistematicamente da oltre un lustro, magari con linee artistiche ogni volta diverse, perché se l'anno scorso si è puntato coraggiosamente su nomi fuori dal giro mainstream, questa volta sono stati cercati e trovati i grandi e i grandissimi della nostra canzone. Del resto, fateci caso: a parte un Fiorello che fa sempre notizia, cosa è rimasto degli ultimi festival nella memoria collettiva? Non le tante passerelle promozionali, ma il trionfo dei Maneskin, il tormentone di Colapesce - Dimartino, la struggente invocazione di Diodato, il sorprendente Mahmood che per poco non vinceva anche lui l'Eurovision, la delusione di Ultimo per un argento che fino alla fine pareva poter essere oro, lo "scazzo" Bugo - Morgan, la vecchia che balla dello Stato Sociale... Tutti elementi, curiosità, "casi" inerenti la gara, non il resto. 
PRESTIGIO ANNI SESSANTA: I VETERANI... - Questa volta, davvero, sarebbe bastato solo il listone dei partecipanti per illuminare la rassegna (sperando che l'anno prossimo si torni al numero pari di cantanti: sembra una stupidaggine, forse lo è, ma è uno dei quegli tratti distintivi storici della manifestazione che, secondo me, non andrebbero mai toccati), sarebbe bastata una cornice meno ridondante perché il cast è davvero al livello dei Sanremo all stars anni Sessanta: forse il migliore di questo secolo, sul piano della qualità dei nomi in lizza, capaci di reggere benissimo sulle proprie spalle il peso dell'impatto con la spada di Damocle dell'Auditel. Ci sono i superbig di ieri ancora sulla cresta dell'onda, Ranieri, Zanicchi e Morandi, ci sono i divi pop della penultima generazione ancora pienamente nel cuore della gente, Elisa soprattutto, ma anche Emma e Fabrizio  Moro: tutti quanti, fra l'altro, ex vincitori che si rimettono in gioco, altro fatto non da poco, in contrapposizione a chi invece non vuole mai prendersi il minimo rischio. 
...E I NUOVI BENIAMINI - Ex vincitore è anche Mahmood, che in coppa con Blanco già raccoglie non pochi pronostici favorevoli: sono i capofila della cosiddetta musica giovane, quella che ascoltano e scaricano i ragazzi, quella che schiera all'Ariston anche Sangiovanni, Rkomi, Aka7even, per non parlare di Achille Lauro, di nuovo nell'agone dopo la pausa da guest star, ormai presenza fissa da quelle parti; e a proposito, sono sotto esame quelli che ritornano dopo soli undici mesi, perché dovranno superarsi: gli ascolti in anteprima degli esperti, che valgono quel che valgono, hanno promosso il pezzo dei Rappresentante di lista, avvolto quello di Noemi di qualche perplessità, raccontato di un Irama più classicheggiante e morbido rispetto al brano bomba che nel 2021 l'avrebbe probabilmente portato alla vittoria o lì vicino, se non avesse avuto l'handicap della quarantena. C'è ovvia curiosità per Ana Mena che riporta l'internazionalità nel certame ligure, e per i nomi meno commerciali, da Truppi a D'Amico, fino ai giovanissimi lanciati dalle Nuove Proposte in versione ridotta passate fugacemente da Rai 1 prima di Natale, ossia Yuman, Tananai e Matteo Romano.
PRONOSTICI? SARA' SFIDA FRA I SUPER - Scusandomi con chi non ho citato, ma che salirà di certo alla ribalta su queste pagine nei prossimi giorni, stento davvero a credere che questo cartellone possa lasciare qualcuno indifferente, perché c'è davvero di tutto, passato, presente e futuro, stili tradizionali e contemporanei, ci sono le ballad, il cantautorato, la dance, il rap e il rock, fors'anche il reggaeton. E  c'è una grossa incertezza su chi arriverà a contendersi il successo, perché è fin troppo facile, e probabilmente sacrosanto, parlare di Elisa o Morandi, Ranieri o Mahmood-Blanco, ma sono in tanti ad avere, almeno sulla carta, i mezzi per puntare alla sorpresa. Ecco, se ci saranno, queste sorprese, saranno però moderate, perché ad esempio i citati tre esordienti difficilmente riusciranno a inserirsi nello scontro al vertice fra giganti che, ci scommetterei, sarà il leit motiv di questo Sanremone numero 72, equilibrato più che mai ma con pochi spazi per colpi di scena epocali. 

giovedì 16 dicembre 2021

SANREMO GIOVANI 2021: UNA FORMULA PENALIZZANTE. PASSANO ROMANO, TANANAI E YUMAN, MA CHE FINE FARANNO QUESTE CANZONI?


Due interrogativi dallo spessore quasi... esistenziale: quando siamo ormai alle soglie del 2022, cosa ci si aspetta da Sanremo Giovani? E cosa ci si aspetta, più in generale, dalla musica giovane italiana? Premesso che le due cose dovrebbero coincidere ma non sempre, in passato, è stato così, negli ultimi anni in tanti, e mi ci metto pure io nel mezzo, hanno chiesto al vivaio ligure l'innovazione, il guizzo di originalità, la ricerca di nuove soluzioni sonore. Dimenticando che "musica giovane" vuol dire anche altro: belle voci, ovviamente, e soprattutto bei brani, che tali possono essere anche rifuggendo dagli stili sulla cresta dell'onda o dalla sperimentazione a tutti i costi.

FORMAT PENALIZZANTE - Ecco, l'edizione 2021 idee rivoluzionarie non ne ha lanciate, questo è sicuro. Capolavori nemmeno, ad occhio e croce, mentre aspetterei un attimo prima di valutare l'effettivo livello del pacchetto-canzoni. Perché così come è concepita oggi, la manifestazione che Pippo Baudo creò e rese fondamentale "polmone verde" del festivalone non ha molto senso. Perlomeno, un anno fa era stato concepito un format che, con tutti i suoi difetti, cercava in ogni modo di valorizzare gli artisti in concorso e i loro pezzi, mettendoli in vetrina per buona parte dell'autunno. Certo, mi si dirà, gli esiti sono stati sconfortanti: discograficamente Gaudiano e gli altri non hanno sfondato, eppure rimango convinto che lui e i suoi compagni di sventura non fossero così male, e che i problemi alla base del fallimento siano stati altri, come ad esempio il fare arrivare al Sanremo propriamente detto delle opere non inedite e quindi già vecchie di mesi, in un panorama musicale in cui il ciclo di vita delle canzoni si è drasticamente accorciato. 

CANZONI CHE SI PERDERANNO? - Quest'anno, come anche nel 2018 col Baglioni bis, si è passati all'eccesso opposto: canzoni in gara messe online poche settimane prima della serata finale, poi un solo passaggio televisivo, quello di ieri, durante il quale non è stato neppure possibile riascoltare il refrain dei dodici pezzi. In sintesi: promozione scarsa, vetrina catodica quasi azzerata per opere che rischiano di ritornare subito nel dimenticatoio, comprese le prime tre classificate, visto che i vincitori dovranno presentarsi all'Ariston con composizioni nuove di zecca, gareggiando nella stessa categoria dei Big. Un gran pasticcio, insomma, e chi parla di formula che aiuta gli emergenti lo fa con una buona dose di faccia tosta. Certo, è comodo sventolare davanti agli occhi di questi ragazzi la ghiotta opportunità di entrare dalla porta principale della rassegna e di confrontarsi ad armi pari con i colleghi più noti e affermati, ma è un boomerang, perché per una Cinquetti e un Mahmood ci sono stati Vergnaghi, Tiziana Rivale ed Einar, per dire. E comunque mandar solo due o tre nomi al Festival è mortificante per un evento che ha visto la partecipazione di oltre 700 aspiranti, senza contare quelli dell'ex Accademia.

L'UTILITA' DELLA FORMULA CLASSICA - La tradizionale categoria delle Nuove Proposte di febbraio rappresenterebbe invece una sorta di comfort zone, che eviterebbe ai "novizi" di cadere dall'alto e farsi malissimo, assumendo invece i contorni di una formativa anticamera all'eventuale, successivo ingresso nell'olimpo dei vip canterini. Nuove Proposte che fin dai primi anni Ottanta hanno costituito un fondamentale serbatoio per il ricambio generazionale del Festival e della musica italiana stessa: pensate ad esempio a cosa sarebbero stati certi festival diretti da Baudo negli anni Novanta senza la presenza della categoria dei volti nuovi; i nomi, le canzoni e la storia stanno lì a dimostrarlo, ma tant'è. 

POCA SPERIMENTAZIONE - Questo Sanremo Giovani è dunque volato via in un lampo. L'alternanza fra gli imberbi concorrenti e la passerella dei Big scelti da Amadeus ha funzionato televisivamente parlando, ma ha fagocitato i ragazzi, a ulteriore testimonianza del fatto che le due categorie devono marciare separatamente e parallelamente, e che mischiarle difficilmente aiuta gli ultimi arrivati. Dicevamo del pacchetto canzoni: nulla di rivoluzionario, poca sperimentazione, e in questo si evidenzia comunque una certa coerenza con la linea editoriale scelta dal direttore artistico per la manifestazione di febbraio, che, per l'appunto, strizzerà meno l'occhio all'insolito puntando di più sui divi pop del momento e sui grandi veterani.  

CLASSICO RIVISITATO - La buona notizia è che molti abbiano cercato di ripercorrere le orme della tradizione melodica nostrana, coniugandola ovviamente con soluzioni musicali e linguistiche moderne. Poi, chiaro, qualcuno c'è riuscito di più, altri meno: il migliore, in questo campo, è stato l'imberbe Matteo Romano, che forse segue un po' il solco vincente di Ultimo ma che sembra avere buona ispirazione. Meglio lui di Yuman, che ha addirittura vinto la kermesse con una "Mille notti" di grande intensità e forza emotiva ma, davvero, un po' troppo vecchio stampo. Si sono incamminati nella stessa direzione Destro con la malinconica "Agosto di piena estate" e Samia con "Fammi respirare", energica canzone d'amore, brani anche orecchiabili pur se un tantino leggerini. 

GLI ECCESSI DEL GIOVANILISMO - Senza_Cri ed Esseho hanno tentato di vestire pezzi tutto sommato classicheggianti con interpretazioni giovanilistiche: attenzione, però, perché al giorno d'oggi questo "giovanilismo" tende troppo spesso a coincidere con un modo di parlare strascicato e con una sequenza di vocali aperte che rendono poco comprensibile il testo, e nei due casi è un peccato, trattandosi di composizioni ben scritte, con particolare riferimento all'insolita auto-dedica di Senza_Cri. A metà del guado anche Bais con "Che fine mi fai fare", movimentata ed eseguita con grinta, ma senza particolari trovate che possano renderla resistente al passare del tempo. 

IL BRIO DI TANANAI, LA CONTEMPORANEITA' DI LITTAME' - Nella... sezione divertissement si sono iscritti Tananai e Oli?. Il primo ha fatto il colpaccio con "Esagerata", indubbiamente uno dei pezzi più contemporanei e radiofonici proposti da questa edizione, fra parlato e cantato, vivace e spigliato nel testo e nella ritmica, con in più un'immagine da bad boy sciupafemmine. Il secondo ha puntato più che altro su una trasgressione fors'anche un po' sopra le righe in "Smalto e tinta", ma comunque ha strappato un sorriso mostrando di saper stare su un palco importante con disinvoltura. Il vessillo dei canoni canzonettistici più "à la page" è stato tenuto alto da tre ragazze: Littamé con una "Cazzo avete da guardare" di ottima presa, tanto che avrebbe meritato l'accesso all'Ariston; Martina Beltrami con "Parlo di te", opera ben confezionata, indubbiamente gradevole soprattutto nel ritornello, ma priva di quel guizzo in più in grado di innalzarla ad altezze siderali; e Vittoria, la cui storia lesbo "California" non convince del tutto, indugiando in maniera tropo marcata e ostentata in certi stilemi adolescenziali interpretativi e di scrittura.

PEZZI ANCHE GRADEVOLI, MA... - Torniamo però al discorso di partenza: ora queste canzoni rischiano di perdersi, di essere abbandonate sulla strada per Sanremo, dopo pochi e superficiali ascolti che non consentono una valutazione totalmente attendibile. La sensazione è che il tasso di easy listening sia buono e che non sarebbe da escludere la discreta riuscita di parte di questi pezzi a livello di heavy rotation e di streaming, se solo potessero usufruire di ulteriore promozione, cosa di cui dubito. Sul verdetto poco da dire: come accennato, io avrei premiato Littamé, magari al posto di Yuman, mentre hanno un senso le promozioni a febbraio di Matteo Romano e Tananai. 

SI PUO' FARE A MENO DELLA GIURIA VIP - Di una cosa ad Amadeus bisogna dare atto, per questa edizione del "campionato Primavera" sanremese: avere messo per un attimo da parte il televoto e, soprattutto, aver lasciato a casa la giuria televisiva, spezzando una catena troppo lunga e dando un segnale importante a tutta la tv generalista nostrana: perché da anni non c'è show di prima serata con gara annessa che riesca a fare a meno di queste giurie vip, spesso più dannose che inutili, personaggi che spesso danno spettacolo dimenticando il loro compito specifico, tranciano giudizi discutibili e oscurano chi dovrebbero valutare (con rare eccezioni, tipo la Beatrice Venezi dell'anno scorso). Ecco, Ama ci ha detto che si può andare avanti senza di loro: si è assunto una responsabilità pesante accollandosi il 50 per cento del verdetto di ieri sera; nulla di diverso, del resto, dal modus operandi di tanti grandi patron sanremesi del passato, da Ravera a Baudo, che spesso decidevano tutto o quasi in prima persona. 

martedì 28 settembre 2021

VERSO SANREMO 2022: SBAGLIATA LA SCELTA DI RIDIMENSIONARE LE NUOVE PROPOSTE. PRIMO BORSINO DEI PAPABILI


Quest'anno la marcia di avvicinamento al Festivalone sarà meno lunga del solito. Il sipario dell'Ariston si alzerà il 1° febbraio 2022, bisogna risalire al 1982 per trovare una partenza più "precoce": all'epoca, l'edizione numero 32 della rassegna prese il via il 28 gennaio. Ormai recuperata appieno la collocazione storica dell'evento (quella "marzolina" del 2021 non è stata un unicum, ma ha rappresentato comunque un'eccezione causata dalla pandemia), si può dunque cominciare a discutere del Sanremo prossimo venturo, anche perché l'estate ha portato con sé diverse novità riguardo alle "sembianze" che assumerà la manifestazione. 

GIUSTA CONFERMA PER AMA DOPO UN FESTIVAL DI SUCCESSO - Novità si fa per dire, beninteso: la prima è stata la conferma di Amadeus, che a Festival numero 71 appena concluso aveva più o meno radicalmente escluso il tris, ma tant'è: il periodo è delicato e quindi conviene andare sul sicuro. Perché è un fatto che il flop di audience dell'ultima kermesse sia stato molto più teorico che reale (e ingigantito da certa stampa), e a botta calda avevamo già spiegato il perché. Da allora, poi, sono successe cose importanti: è cioè successo che il tanto bistratto Sanremo '21 abbia partorito i vincitori dell'Eurovision, quei Maneskin che ora stanno mietendo trionfi su scala planetaria (no, non è un'esagerazione); ed è accaduto, anche, che il pacchetto canzoni di quest'ultima edizione abbia riscosso lusinghieri consensi, con un successo che si è prolungato fino alla stagione calda, consacrando nuovi personaggi e lasciando in eredità brani destinati a farsi ricordare. Sul piano della proposta musicale, dunque, era difficile fare meglio, ancor di più se si pensa alle scelte spiazzanti (per la platea mainstream) operate dal direttore artistico, e questo è stato uno dei motivi, certo non l'unico, che ha spinto la Rai a cercare la continuità, senza ulteriori salti nel buio. 

LISTONE UNICO: POLLICE VERSO - E qui siamo alla seconda novità, tra virgolette, perché come primo atto della sua terza gestione Amadeus non ha trovato nulla di meglio che ripescare la formula del Baglioni bis 2019, ossia il listone unico di concorrenti con conseguente abolizione della gara delle Nuove Proposte, che scompare nuovamente dalla rassegna di febbraio per essere relegata al solo appuntamento pre natalizio. Ecco, se devo essere sincero, non mi sembra un punto di partenza entusiasmante. Dopo un duro lavoro di rivalutazione della categoria, portato avanti nell'ultimo decennio soprattutto da Carlo Conti, con la ricollocazione in apertura delle serate e la riproposizione della selezione televisiva autunnale, i Giovani, intesi come sezione in concorso, sono tornati ad essere la pecora nera del Sanremo. Due soli dei dodici finalisti otterranno l'ammissione allo show di inizio febbraio: certo, sull'altro piatto della bilancia c'è la possibilità, per quei due, di battersi ad armi pari coi "famosi" potendo puntare alla vittoria (impresa riuscita a Mahmood proprio nel '19), ma il gioco non vale la candela, gli emergenti hanno più da perdere che da guadagnare da questo format. 

SANREMO HA BISOGNO DELLE NUOVE PROPOSTE - E' la storia degli ultimi quarant'anni a dirlo, non solo io: il Festival, dopo la crisi dei Settanta, si risollevò alla grande anche perché puntò massicciamente sul proprio vivaio, che dall'80 in poi ha immesso continuamente linfa verde nelle vene della kermesse ligure e contribuito in buona misura al periodico rinnovamento e ricambio generazionale di tutta la musica leggera italiana. Sul "settore Primavera" del Sanremone scrivo queste cose più o meno da quando è nato Note d'azzurro, e probabilmente a qualcuno saranno venute a noia, ma se lo faccio è perché i giovani, ossia l'anello debole di Sanremo, sono stati troppo spesso sotto attacco. Certo, quest'anno c'è la giustificazione del fallimento totale dell'ultima edizione e di quello parziale della penultima, sotto il profilo degli esiti commerciali dei dischi: due anni fa il vincitore Leo Gassman non ha sfondato e se l'è cavicchiata Fasma, quest'anno è stato un disastro, nonostante buoni talenti e discrete canzoni, nonostante Davide Shorty e Wrongonyou, Gaudiano e Folcast, Greta Zuccoli e Avincola. 

RIFORMARE LA CATEGORIA GIOVANI, NON RIDIMENSIONARLA - Chiaro, qualcosa è andato storto, ma non è che risolvi il problema facendo piazza pulita della categoria. Da Amadeus, tanto coraggioso e rivoluzionario quando si tratta di comporre il cast dei Big, quanto prudente fino all'autolesionismo nella gestione del caso Nuove Proposte, mi sarei aspettato un tentativo di riforma creativa della sezione, non un mero ridimensionamento operato oltretutto ripescando l'idea di un predecessore. Perché le Nuove proposte si possono salvare e rilanciare, ma vanno adeguatamente valorizzate, attraverso vari step. Il primo sarebbe quello di creare un format di selezione nuovo e originale, che non scimmiotti e riproponga il solito schema trito e ritrito dei talent, coi giurati che fanno spettacolo e che valutano in diretta, e via dicendo. 

BATTERE IL TERRITORIO, E RITORNO AGLI INEDITI - Rimango poi del parere che ci vorrebbe una commissione ad hoc, stabilmente insediata, che nel corso dell'anno facesse il giro delle città, dei locali, per scovare solisti e band alle prese con la gavetta per segnalarli alla direzione artistica. Altro punto chiave: ripristinare l'inedito da portare in gara a febbraio (quest'anno avverrà per ovvi motivi di lotta ad armi pari con gli altri componenti del "listone"). Tenere in ghiaccio per due  o tre mesi i brani lanciati nella disfida dicembrina per poi ripresentarli all'Ariston ha funzionato all'inizio, poi decisamente meno, e in linea di massima non mi pare una grande idea, perché quelle canzoni rischiano di arrivare al Festival già vecchie, "masticate", sentite e strasentite, mentre il Festival è soprattutto la celebrazione del pezzo nuovo. 

CENTRALITA' ANCHE A FEBBRAIO, CON FINALE AL SABATO - Dulcis in fundo, e torniamo al punto di partenza, va restituita centralità alla gara dei "pulcini" all'interno del Festival vero e proprio, e in questo caso ritengo che quantità faccia rima con qualità e con rilevanza, nel senso che i classici otto partecipanti degli ultimi tempi sono pochi; oltretutto, la collocazione in apertura di ogni serata, il cui intento iniziale era di incrementare la visibilità della loro gara, sul piano pratico si è tradotta in un frettoloso "sbrighiamo la pratica e passiamo alle cose importanti dello show", aggravato dalla modalità degli scontri diretti applicata fino al 2020, che rendeva la sfida troppo rapida, vorticosa, veloce, al punto che a metà puntata te l'eri quasi già dimenticata. In soldoni, far aprire le serate ai debuttanti non basta, occorre che la loro presenza sia massiccia, si faccia sentire, deve essere parte importante dello spettacolo: in tale ottica, riportarne lo scontro finale al gala conclusivo del sabato sarebbe secondo me un'altra mossa vincente. 

PER IL 2022, PERCHE' SOLO DUE EMERGENTI? - Discorsi che, per il prossimo Sanremo, vengono portati via dal vento, per via della "riformina". Anche su questo fronte, tuttavia, si poteva fare qualcosina in più: perché solo due ragazzi promossi da dicembre a febbraio? Nel quasi nulla a cui è stato ridotto il comparto giovani, anche solo un posticino in più non avrebbe spostato gli equilibri della gara dei "grandi" e, anzi, avrebbe dato chances di visibilità a un altro emergente. Insomma, perché mortificare un questo modo un vivaio che ogni anno richiama centinaia di domande di partecipazione? Nel 2020 le richieste furono poco meno di mille, un'enormità: cavare solo due nomi da questo immenso serbatoio è quasi offensivo verso i tanti che, anche negli anni Venti del ventunesimo secolo, continuano a vedere nel "vecchio" Festivalone la via principale verso il successo o anche solo verso la speranza del successo. 

QUANTI CANTANTI NEL LISTONE? - Spezzata con convinzione una lancia a favore dei giovani, parliamo dunque di questa categoria unica. Non essendo ancora uscito il regolamento della gara di febbraio, possiamo solo azzardare supposizioni: quanti saranno i cantanti ammessi? Nel 2019, unico termine di paragone plausibile visto che la formula della competizione era la stessa, furono 24: possibile che il numero sia il medesimo quest'anno. Per il Sanremo 71 Amadeus esagerò portando 26 vip, soluzione che io avevo caldeggiato nei mesi precedenti, parlando della necessità di un Festival allargato e partecipato per dare sollievo agli artisti dopo il terribile periodo della pandemia. Ora non siamo fuori pericolo, ma diciamo che la fase di più acuta emergenza dovrebbe essere alle spalle, e del resto lo stesso direttore artistico aveva detto, a posteriori, che 26 erano troppi. Ma quest'anno non ci sarà il concorso dei Nuovi, quindi il problema dei tempi televisivi non si porrebbe: anche perché, diciamolo, la dilatazione delle ultime edizioni non è stata dovuta certo alla competizione, quanto alle tante ospitate e a siparietti spesso evitabili.

PRIME CONSIDERAZIONI SUI PAPABILI - Ovviamente è presto per parlare di papabili, ma neanche tanto. La scelta verrà compiuta a dicembre e verosimilmente resa nota in occasione della finale dei Giovani: nel frattempo si possono già fare alcune parziali valutazioni legate alle risultanze discografiche di questi mesi. In sintesi: capire chi potrà tornare in competizione dall'ultima edizione, chi dalle edizioni immediatamente precedenti, chi potrebbe proporsi dopo gli ottimi riscontri estivi, quali volti nuovi o parzialmente nuovi potrebbero essere lanciati in orbita per creare gli eredi di Colapesce-Dimartino, Coma_Cose, Rappresentante di Lista e via dicendo. E poi ci sarà da capire cosa accadrà nei mesi autunnali: molti big escono con nuove produzioni, ma come andranno? Perché se le vendite non saranno all'altezza delle aspettative, sorgerà l'immediata necessità di una spinta promozionale con conseguente repackaging del disco... 

SIGNORE E SIGNORI, IL BORSINO - Insomma, una miriade di fattori, molti dei quali volatili, aleatori, soprattutto scrivendo in questo momento. Cerco comunque di azzardare un primo, parzialissimo borsino dei papabili partecipanti, dividendoli, in base a considerazioni soggettive e oggettive, fra probabili, possibili (ma meno probabili), difficili, con un capitolo a parte per i veterani. Diciamo subito che fra i primi avrei inserito sicuramente Levante, la quale però, si è appreso in questi giorni, è in dolce attesa, e il lieto evento dovrebbe verificarsi proprio in febbraio. Per contro, non avevo finora preso in considerazione Francesco Gabbani, che ha appena pubblicato un bel singolo, "La rete", ma che in una recente ospitata a "Domenica in" non ha escluso il ritorno. Fra i possibili un nome curioso, quello di Bianca Guaccero, che sa cantare e che, nell'ultimo numero di Sorrisi, ha dichiarato che non disdegnerebbe affatto una partecipazione. Ed eccolo dunque, il borsino:


PROBABILI

Elodie, Diodato, Giusy Ferreri, Nek, Fabrizio Moro, The Kolors, Boomdabash, Mahmood, Simona Molinari, Nina Zilli, Sangiovanni, Aka7even, Carl Brave, Fred De Palma, Rkomi, Michele Bravi, Casadilego, Iosonouncane, Federico Rossi, Rocco Hunt e Ana Mena,  Wrongonyou, Mara Sattei, Maria Antonietta, Margherita Vicario, Gazzelle, Calcutta, Brunori Sas, Mannarino, Irama, Coma_Cose, Gaia Gozzi, Fulminacci, Tommaso Paradiso, Ariete


POSSIBILI

Francesco Gabbani, Cristiano Malgioglio, J-Ax, Chiara Galiazzo, Dolcenera, Emma, Modà, Greta Zuccoli, Clementino, Samuele Bersani, Tiromancino, Sottotono, Capo Plaza, Anna, Blanco, Mr. Rain, Davide Shorty, Baby K, Lorenzo Fragola, Shade, Federica Carta, Emis Killa, Tecla, Bianca Guaccero


DIFFICILI

 Carmen Consoli, Luca Carboni, Alessandra Amoroso, Ultimo, Ghali, Zibba, Niccolò Agliardi, Alberto Bertoli, Lorenzo Baglioni, Mirkoeilcane,  Gaudiano, Motta, Bianca Atzei, L'Aura, La Rua, Eugenio in Via di Gioia, Marianne Mirage, Alberto Urso, Giordana Angi, Roberta Giallo, Erica Mou, Le Deva, Matteo Faustini, Negramaro, Marco Mengoni, Jack Savoretti, Niccolò Fabi


VETERANI: PROBABILI...

Gigliola Cinquetti, Ricchi e Poveri, Lisa, Paolo Vallesi, Mietta, Syria, Francesca Alotta, Sergio Cammariere, Marcella, Nomadi,  Erminio Sinni, Mariella Nava-Grazia Di Michele-Rossana Casale, Silvia Mezzanotte-Carlo Marrale, Rettore, Marina Rei

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..  E POSSIBILI

Alice, Teresa De Sio, Eduardo De Crescenzo,  Jalisse, Danilo Sacco, Matia Bazar, Massimo Ranieri