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martedì 6 febbraio 2024

SANREMO 2024, TUTTI IN CARROZZA! GARA EXTRALARGE PER QUANTITA' E QUALITA': GROSSI NOMI E TANTO EQUILIBRIO, FRA DIVI DEL MOMENTO E VETERANE AGGUERRITE


Credo che raramente, dopo le edizioni kolossal degli anni Sessanta, il Festival di Sanremo abbia presentato ai nastri di partenza un cast di concorrenti di livello così elevato. Parole non usate a caso, le mie: nel concetto di "livello elevato" rientrano vari fattori. Il prestigio, il curriculum, la fama e il successo commerciale conquistati in archi temporali più o meno lunghi, e ovviamente il ruolino di marcia sulla Riviera ligure. Ecco, partiamo da qui: sono pronti a darsi battaglia quattro vincitori in tempi recenti, ossia Emma, Il Volo, Diodato e Mahmood, che la statuetta l'ha conquistata addirittura due volte. A questi vanno aggiunti Francesco Renga, impostosi comunque in un 2005 che sembra ieri e purtroppo non lo è, e i Ricchi e Poveri, trionfatori nel 1985 e per un paio di decenni assidui frequentatori della kermesse, prima di un lungo e inspiegabile oblio che durava dal 1992. 

CAST STELLARE - E poi, come detto, nomi di primissimo piano del panorama musicale italiano di oggi: l'asso pigliatutto delle classifiche Annalisa, diva pop glamour del momento, i debuttanti di lusso Ghali ed Alessandra Amoroso, colossi della discografia nostrana del ventunesimo secolo come i Negramaro, di ritorno dopo quasi vent'anni, giovani rampanti come Sangiovanni e soprattutto Angelina Mango, scintillante rivelazione dell'estate '23, stagione che ha visto spadroneggiare in radio, chart e piazze il tormentone "Italodisco" dei Kolors, ringalluzziti dopo un periodo di appannamento e loro pure pronti a inseguire il sogno dell'alloro più ambito. Ancora: un ragazzo già veterano come Irama, che dopo le incertezze degli esordi non ha più sbagliato un colpo all'Ariston, e i mostri sacri Fiorella Mannoia e Loredana Bertè: finite ai primi posti e con qualche recriminazione in occasione delle loro ultime partecipazioni (2017 e 2019), entrambe pronte ad affrontare la sfida con propositi bellicosi, il che, in campo canoro, significa semplicemente con dei brani di peso e di grande impatto emotivo, perlomeno in questi termini ne hanno parlato gli addetti ai lavori che hanno potuto ascoltarle in anteprima. 

QUANTI FAVORITI! - Questo lungo preambolo per dire che, cantante più cantante meno, la metà dei partecipanti può nutrire, a bocce ferme, legittime ambizioni di vittoria. Un equilibrio esasperato ed emozionante, degno della Serie A italiana di calcio negli anni Ottanta e Novanta; un equilibrio che, ovviamente, comincerà a spezzarsi fra martedì e giovedì, dopo aver ascoltato un paio di volte i pezzi. Perché è chiaro che è sempre la canzone a decidere, ma lo è a maggior ragione in una tenzone in cui i favoriti non sono solo due o tre, ma ben di più. Ora come ora, l'incertezza è assoluta: le stesse sensazioni dei critici, che con le loro pagelle hanno invaso giornali e web un paio di settimane fa, vanno prese con ampio beneficio d'inventario, in quanto non basta sentire una sola volta, e una dopo l'altra, una trentina di composizioni nuove di zecca per poterne fornire un'analisi ampia, oggettiva, dettagliata. Da giovedì cadranno certi favoriti, dicevamo (magari non per inadeguatezza del lavoro presentato, ma solo a causa di proposte meno immediate e incisive) ma forse se ne aggiungeranno altri, penso a emergenti interessantissimi come Rose Villain, Gazzelle, i Santi Francesi, o a un Mr. Rain estremamente coraggioso (ma il sottoscritto l'aveva previsto in tempi non sospetti) nel rimettersi subito in gioco dopo l'inaspettato riscontro di "Supereroi". 

MUSICA DI OGGI - Insomma, il thrilling è garantito, e così tanti bei nomi fra gli interpreti e gli autori dovrebbero assicurare una discreta messe di brani da quartieri alti delle hit parade. C'è ottimismo, è chiaro: un ottimismo giustificato dai risultati sensazionali del poker di edizioni fin qui guidate da Amadeus, edizioni che hanno aiutato il mercato tricolore della  musica leggera e che hanno assicurato al mastodontico carrozzone festivaliero una vigorosa cura ricostituente, realizzando il sogno proibito di tanti organizzatori e direttori artistici del passato, ossia riportare Sanremo nel pieno dell'attualità canora, nella contemporaneità, sia per lo spessore dei partecipanti sia per i generi dei brani in concorso, assolutamente in linea con quanto è oggi apprezzato dai fruitori di musica, soprattutto i più giovani. Certo è pur sempre un'arma a doppio taglio, che porta con sé il rischio di costruire una manifestazione fin troppo mainstream, con poco spazio per le realtà più di nicchia e con un pacchetto canzoni omologato e standardizzato, che va in direzione di uno solo tipo di gusto. Per questo 2024, ad esempio, pare che siamo attesi al varco da una nutrita serie di opere all'insegna del ritmo sostenuto e della ballabilità. 

TROPPA DANCE? - C'è chi teme un Sanremo troppo "dance", in altre parole: ebbene, a costoro direi di non preoccuparsi. A parte che, conoscendo il repertorio dei cantanti in lizza, anche questa volta non mancheranno ballad, pop di maniera e un pizzico di cantautorato. Ma comunque, che male potrà mai fare un po' di dance, di sonorità movimentate e trascinanti? Abbiamo assistito a edizioni del festivalone con una presenza oltremodo invasiva di melodia classica, di brani scritti seguendo i binari dei canoni più tradizionali e del bel canto all'italiana: anche in quel caso, il troppo stroppiava, e oltretutto allontanava Sanremo dal resto del mondo musicale, da ciò che si sentiva e si comprava, portandolo alla  crisi degli anni zero di questo secolo, una crisi non meno grave di quella dei Settanta e che prima o poi andrà approfondita in tutti i suoi aspetti, per evitare il ripetersi di certi errori.

LE ORE PICCOLE - Dunque, nessuna paura: un Sanremo radiofonico, à la page, pronto per download e streaming, è cosa buona, giusta e utile. Perfettibile, questo sicuramente, ma non da stravolgere nel momento, a quanto pare vicinissimo, in cui il conduttore di Affari tuoi passerà la mano. Avremo modo, credo, di tornare sul delicato argomento "successione" nei prossimi giorni. Un po' di timore, questo sì, c'è di fronte all'approccio per niente soft che ci richiede la kermesse numero 74, con tutti gli artisti subito in pista in una prima serata che si annuncia interminabile come una finalissima, per cui sarà difficilissimo apprezzare e comprendere, anche solo parzialmente, ogni singola canzone. Ecco, quello della lunghezza estenuante di tutte le serate, e non solo dell'ultima, è uno degli aspetti su cui il futuro direttore artistico dovrà lavorare, mettendosi una mano sulla coscienza pur salvaguardando le esigenze dell'audience, della Rai e degli investitori. E' anche vero che abbiamo già avuto vernissage pieni di canzoni: 29 nel 1997 e 28 nel 1998, i primi esempi che mi vengono in mente, ma all'epoca, un'epoca in cui il Festival era già molto più spettacolo televisivo e meno gara, c'era comunque una quantità inferiore di elementi di contorno extra, e meno chiacchiere ad allungare il brodo, tanto che ci si poteva permettere un Dopofestival a orari umani. 

PARCO OSPITI NON ESALTANTE - Ecco: parlando dello spettacolo nel senso più generale, non ci sono spunti di particolare interesse. Gli ospiti stranieri cantanti si sono pressoché dileguati (avremo Skin e Jack Savoretti nell'happening dei duetti del venerdì, ma quello è un capitolo a parte), si torna a pescare fra le superstar del cinema d'oltrefrontiera senza nemmeno cercare nomi nuovi, visto che Russel Crowe e John Travolta erano già stati all'Ariston nel 2001 e nel 2006, rispettivamente. Si era detto che che non ci sarebbero stati superospiti italiani, ma fin da subito chi conosce, anche superficialmente, i meccanismi del Festival, poteva immaginare che così non sarebbe stato: c'erano da riempire due palchi aggiunti, quello di Piazza Colombo e quello della nave da crociera, ed ecco quindi pronti a sfilare fuori concorso i vari Lazza, Tananai e Rosa Chemical, protagonisti in misura diversa nel 2023, ma anche Tedua e Bresh, quest'ultimo dato per concorrente quasi certo fino al momento della lettura del listone al Tg1. E poi le celebrazioni di Ramazzotti e della Cinquetti, doverose ma che non profumano certo di novità (entrambi hanno già calcato quel palco durante la gestione di "Ama"), senza contare che Mengoni, Giorgia e Paola e Chiara saranno... multitasking, presentatori (le due sorelline al Primafestival già partito), ospiti canori o duettanti. Ma con tutto il rispetto, il panorama delle guest stars è ben lungi dal suscitare entusiasmi, confermando una tendenza tutto sommato benefica per la salute della rassegna: la gara sempre più monopolizza l'attenzione e oscura tutto il contorno, riportando, ebbene sì, il Sanremo di oggi assai vicino alla filosofia dei suoi primi decenni di vita. 

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