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sabato 4 febbraio 2012

SANREMO 2012: I "CASI" DELLA VIGILIA

Pensieri sparsi sul Sanremo prossimo venturo, a dieci giorni dal via. La vigilia è una delle più torbide degli ultimi anni. I media tradizionali, stantii e fuori dal tempo, gettano acqua sul fuoco, convinti di poter ancora imporre la loro visione della realtà a una società in vorticosa evoluzione; sul web, invece, le polemiche divampano. Fondamentalmente quattro i casi al centro dell'attenzione. Vediamoli uno per uno. 
CELENTANEIDE - La partecipazione del Molleggiato al Festival è nell'occhio del ciclone soprattutto per il cachet che percepirà. Bene, mi sorprende osservare come tanti italiani siano, nella circostanza, "caduti dal pero". I compensi delle star televisive sono fuori ogni logica da tempo, così come quelli dei campioni dello sport (non solo del calcio, attenzione: ci sono golfisti, cestisti, tennisti e piloti di Formula 1 che guadagnano un'enormità, ma ci si scandalizza solo davanti ai divi del pallone, chissà perché) e quelli dei nostri politici. Questi ultimi rappresentano l'autentico scandalo: ogni mese, per ciascuno di loro, migliaia di euro per fare poco o nulla, e in più privilegi di ogni tipo. Perlomeno, gli sportivi e i vip della tv svolgono attività che in genere ci procurano piacere, benché leggero ed effimero: il piacere di un bel gol, di una partita avvincente, di uno spettacolo ben costruito e divertente. Non solo: con le loro prestazioni di alto livello, generano un giro di affari e di soldi a tutto vantaggio delle aziende che li hanno scritturati e di tutto il settore professionale nel quale prestano la loro opera. 
Tornando nel merito, il can can attorno a Celentano mi è parso male indirizzato. In questo momento, il panorama dello show business italiano offre soltanto tre personaggi in grado di garantire, con la sola presenza in un programma televisivo, un vero e proprio boom di audience (e quindi introiti pubblicitari, nonché autorevolezza e credibilità alla "testata" che ospita tali personaggi): uno di questi, piaccia o non piaccia, è Adriano, gli altri due sono Fiorello e Benigni. Dietro di loro, c'è un "vuoto" di fuoriclasse del piccolo schermo, e i pochi rimasti su piazza valgono oro, è normale. 
Come si diceva all'inizio, è il sistema complessivo che è sbagliato. Un sistema fatto di cifre folli, fuori dal mondo e dalla realtà. In un sistema preda di tale impazzimento finanziario, il problema non sono i tanti soldi per Celentano, che, ragionando sui parametri attuali, li vale e che consente alla Rai di rientrare delle spese, ma i tanti soldi spesi per retribuire mezze figure e personaggi privi di talento, che, con il colpevole avallo di scelte editoriali suicide, hanno ridotto la tv generalista nelle condizioni che sono sotto gli occhi di tutti. Fra le mezze figure, preciso, non inserisco il buon Luca Laurenti, e tuttavia mi chiedo perché uno come lui, discreto musicista  e buona spalla comica di Bonolis ma non certo un "gigante", debba guadagnare tanto da potersi permettere, è notizia dei giorni scorsi, sei appartamenti nel centro di Milano. 
E' sempre antipatico fare i conti in tasca agli altri e difatti qui mi fermo, ma ribadisco che è il sistema delle retribuzioni in certi ambienti a dover essere "sgonfiato" e ripensato totalmente, su basi più morali, più rispettose della situazione economica generale del Paese, più realistiche sul piano della valutazione dell'effettivo valore professionale dei destinatari delle prebende. A quel punto, in un quadro rimesso in equilibrio, con "stipendi" normalizzati e razionali, dovrebbero giocoforza essere... riportati sulla terra anche i compensi per i fuoriclasse come i "magnifici tre" sopra citati.
CIVELLO FUORI, CIVELLO DENTRO - La canzone "Al posto del mondo", eseguita da questa cantante jazz sconosciuta al grande pubblico italiano eppure inserita nel cast dei Big nel tentativo di "sdoganarla" (operazione già effettuata più volte a Sanremo, ma non sempre con esisti confortanti: per una Nicky Nicolai che ha conosciuto una breve stagione di discreta popolarità, ci sono stati anche Alessandro Safina e Piero Mazzocchetti, subito ripiombati nell'anonimato) era a forte rischio squalifica, in quanto presentata alle selezioni per la sezione Giovani del Festival 2010 da un altro artista e, in quella circostanza, messa on line sul sito della Rai (anche se "in versione diversa", come segnalato sul blog Festival di Alessandra Carnevali), quindi potenzialmente fruibile e verosimilmente fruita da un pubblico assai vasto. Bene, fino a qualche tempo fa una canzone del genere sarebbe stata esclusa dalla competizione. Oggi, nel regolamento non si parla più di brani "inediti", ma "nuovi": sembra una questione di lana caprina, ma evidentemente ha rilievo giuridico enorme, e ha portato alla salvezza della Civello, che sarà regolarmente in lizza sulla Riviera dei Fiori.
Interpreto, da profano, che un pezzo può anche essere "non inedito" epperò restare "nuovo", in quanto non ha prodotto introiti finanziari di qualsivoglia genere. Letta così, la decisione della Rai può anche essere considerata giusta, formalmente parlando, ma si crea un precedente pericoloso, o meglio, si apre la via, se non si porrà mano al regolamento, alla graduale scomparsa di un altro elemento essenziale del Festival della Canzone, così come venne concepito agli albori: il requisito dell'inedito, che è uno degli aspetti di maggior fascino di Sanremo. Se togli al Festivalone il suo vero piatto forte, ossia la possibilità di poter ascoltare tutte insieme venti - trenta canzoni nuove, cosa rimane? Rimane una rassegna canora come tante altre, una sciapa passerella in stile Festivalbar ultima maniera. Iattura da scongiurare ad ogni costo. 
TAMARA E IVANA, MA PERCHE'? - La scelta delle figure femminili da affiancare a Morandi e Papaleo è parsa infelice fin dall'inizio. L'ereditiera Tamara Ecclestone e la modella Ivana Mrazova: la prima è stata licenziata fulmineamente dalla Direzione artistica, la seconda ci sarà e, ci assicurano il Gianni nazionale e Gianmarco Mazzi, sta lavorando sodo per farsi trovare pronta. Ma, con tutto il rispetto, che contributo può dare un personaggio così a una manifestazione come  Sanremo, al di là dei bei vestiti, dei centimetri di pelle scoperta, delle prevedibilissime gag coi conduttori maschietti? Un corpo estraneo alla televisione di casa nostra e alla musica italiana. Dicono che presenze come la sua diano un tocco di glamour e, soprattutto, di internazionalità alla kermesse: beh, io credo che la credibilità internazionale una rassegna come Sanremo se la guadagni proponendo un cast di artisti italiani di talento e con belle canzoni, ospiti musicali di prestigio, presentatori di provata professionalità: in quest'ultimo senso, la Rai aveva a disposizione ottime soluzioni interne. Mentre si vanno a pescare improbabili top model straniere che nemmeno sanno l'italiano, dalle nostre parti le varie Miriam Leone, Georgia Luzi ed Elisa Isoardi, ragazze giovani ma che la televisione la sanno fare, aspettano un'occasione che, se continueranno a prevalere certe logiche, non arriverà mai. 
PAGLIUCA, BRUTTA STORIA - La "bomba" è esplosa solo ieri, troppo presto dunque per analisi approfondite. In sintesi, l'ex tastierista del complesso Le orme, Tony Pagliuca, ha rivelato che il suo gruppo dovette sborsare 50 milioni di lire per partecipare al Festival dell'87. A margine, altre rivelazioni sul Sanremo del 1982: in quell'occasione, è vicenda raccontata in tutti i libri dedicati alla storia della manifestazione, Pagliuca disertò la serata finale rendendosi irreperibile, e costringendo il complesso a sostituirlo sul palco dell'Ariston con il produttore Roberto Colombo. La verità ufficiale tramandataci dagli "storici" è che, con quel gesto, Pagliuca volesse attirare attenzione sulle Orme, far pubblicità al suo gruppo, in poche parole. Giustificazione risibile, in verità, se si pensa alla serietà della band veneta, da sempre restìa alla sovraesposizione mediatica. In realtà, dice oggi Pagliuca, la sera prima al Casinò aveva subodorato qualcosa di poco limpido a proposito del verdetto finale di quel Festival (già da settimane si parlava di un successo di Riccardo Fogli, poi puntualmente verificatosi), decise quindi di chiamarsi fuori da quella situazione con un gesto clamoroso, ossia non presentandosi all'esibizione finale. 
Al momento non c'è molto da dire. Personalmente, queste denunce a scoppio ritardato non mi hanno mai convinto del tutto, eppure la questione è degna di attenzione. La società che organizzava la kermesse in quegli anni, la Publispei, è ancora attiva e funzionante, anche se si occupa di tutt'altro (fiction tv, in particolare): chi ne ha la possibilità, dovrebbe quantomeno chiedere una replica, mi pare che al momento nessuno della grande stampa nazionale si sia presa tale briga. Va anche detto che, negli anni, sul Festival di Sanremo si sono periodicamente addensate nubi e sospetti, riguardanti in particolare l'ammissione di cantanti e canzoni e le classifiche finali, ma alla fine nulla di veramente concreto e schiacciante è mai emerso.  



lunedì 16 gennaio 2012

SANREMO 2012: IL CAST DEI BIG CORAGGIOSO E NON BANALE

Habemus cast, dunque. Sanremo 2012 ha gettato la maschera: quattordici Big in gara, in larga parte già annunciati e previsti con largo anticipo dagli esperti del settore. Che dire, a botta calda, di questo "cartellone"? Non è facilissimo attribuirgli una definizione generalizzante e omnicomprensiva, come negli ultimi anni: restando alla gestione Mazzi, se quello del 2010 poteva essere considerato giovane, fresco e frizzante, e quello del 2011 segnato da una marcata caratterizzazione cantautoriale, stavolta il mix assemblato dalla direzione artistica sfugge a catalogazioni nette e precise. Sì, è vero, c'è dentro un po' di tutto, ma non è quella varietà di stili comunque tendente al nazionalpopolare (detto in senso positivo) tanto cara ai festival baudiani degli anni Duemila. Direi, piuttosto, che il gruppo messo assieme per la kermesse in programma dal 14 al 18 febbraio prossimi sia più assimilabile ai cast dei tempi di Fabio Fazio. 
SCELTE "ALTE" E CORAGGIOSE - Spiego meglio: è un cast coraggioso, che non strizza l'occhio in maniera eccessiva ed esasperata al mercato e che, in maniera assai più netta rispetto a molte edizioni passate, apre a tendenze musicali anche piuttosto sofisticate e di nicchia (Chiara Civello), a un cantautorato non banale, "di massa" o standard e mai troppo esplorato sulle scene sanremesi (Samuele Bersani ed Eugenio Finardi),  a un pop certamente commerciale ma tutt'altro che piatto e scontato, e anzi spesso teso alla ricerca di sperimentazioni vocali e di percorsi musicali non troppo battuti (Nina Zilli, Noemi). Persino "l'angolo del rock" è stato affidato a un gruppo, i Marlene Kuntz, sicuramente popolare ma al contempo "alternativo", esponente di quella scena underground italiana che troppo poco spazio ha a disposizione a livello di vetrine musicali di massa. 
Insomma, non si è strizzato l'occhio soltanto al consumismo più spinto e generalista, ma si è guardato oltre, cercando probabilmente (occorrerà ascoltare i pezzi) qualcosa che vada al di là del ritornello da cantare la mattina dopo sotto la doccia. Cosa, quest'ultima, che rimane comunque prioritaria (e non vi è alcunché di negativo) per una kermesse come Sanremo, e per la quale sono pronti a darsi battaglia alcuni dei nomi più gettonati del pop nostrano: in primis Francesco Renga, che vediamo già nella ristretta cerchia dei favoriti, poi Emma che quest'anno fa tutto da sola (anche se dietro ci sono sempre i Modà, visto che la sua canzone è stata scritta dal leader della band Kekko Silvestre), e anche Dolcenera, che tre anni fa trovò l'attesa consacrazione con "Il mio amore unico" e il cui ultimo brano estivo "Il sole di domenica", a parer mio bello, originale e ben confezionato, non ha ottenuto il riscontro meritato. 
Ci sono due recenti prodotti del vivaio sanremese, ossia l'ottima Arisa e una Irene Fornaciari che ha indubbio talento, anche se onestamente non mi pare abbia numeri e popolarità per essere già considerata Big a tutti gli effetti; è stato, infine, ridotto ai minimi termini lo spazio nostalgia, ed è sacrosanto, dal momento che questo spazio, negli ultimi anni, era stato riservato al ripescaggio di personaggi anni Sessanta e Settanta da troppo tempo fuori dal giro e in qualche caso anche sfiatati: quest'anno ci sono i Matia Bazar, e va bene così, i volti giusti per rassicurare quel target di età medio - alta senza necessariamente cadere nel "patetico - jurassico". 
LE... STRANE COPPIE - Discorso a parte per le due "coppie" ammesse alla gara: quella formata da Pierdavide Carone e Lucio Dalla potrebbe rappresentare l'outsider in grado di sparigliare le carte della classifica (ricordiamo che il giovanotto uscito dalla scuola di "Amici" ha in pratica vinto il Festival del 2010, come autore del pezzo di Scanu). Certo, sarebbe stato fantastico riavere il buon Lucio in gara da solista, ma Morandi assicura che la sua partecipazione sarà più accentuata di quella, algida, distaccata e per diversi aspetti irritante, del Battiato dell'anno scorso con Madonia. L'altra coppia è quella formata da Gigi D'Alessio e Loredana Bertè: due artisti che personalmente non mi fanno impazzire, ma non si può negare che il napoletano sia uno dei pochi cantanti italiani ancora in grado di radunare folle e di fare il pieno o quasi in fatto di vendita di dischi; quanto a Loredana, dopo anni di performances vocali terrificanti, la sua ultima apparizione all'Ariston, quel del 2008 (con tanto di squalifica) segnò un deciso innalzamento della qualità della prestazione. E del resto, dopo aver riproposto per anni i Leali, gli Al Bano, le Zanicchi, si può accettare senza scandalizzarsi troppo un ritorno della cantante calabrese.
SQUALIFICHE IN VISTA? - Ma è già polemica, perché pare che un frammento del pezzo del duo Berté - D'Alessio fosse già in rete (su Facebook) ai primi di gennaio, e si dice che anche per la Civello ci siano dubbi sul fatto che il brano proposto sia inedito. Il regolamento parla chiaro e la squalifica potrebbe essere qualcosa di più di una semplice ipotesi, ma gli artisti "sotto inchiesta" sono due delle scommesse più audaci e più fortemente volute dal duo Morandi - Mazzi: potranno rinunciarvi? Ci sarà una interpretazione "elastica" delle leggi festivaliere? Può essere, anche perché, oggettivamente, al giorno d'oggi, col web e soprattutto coi social network, queste "fughe di notizie musicali" sono diventate estremamente facili e, per contro, difficilmente controllabili. Però, allora, che si apportino le opportune modifiche al regolamento, fermo restando che, secondo me, il principio dell'inedito, quantomeno per i Big, deve restare, in quanto si tratta di una delle principali chiavi del successo di Sanremo (la magia di poter prima attendere e poi ascoltare tutte insieme una sfilza di canzoni nuove di zecca, vera e propria manna per gli appassionati).
GLI STRANIERI - Ritorna l'abbinamento con gli stranieri, relativamente alla serata del giovedì dedicata all'orgoglio italiano nel mondo. Le coppie proporranno in lingua estera alcuni grandi successi della musica nostrana di tutti i tempi. Mi sbilancio e dico che alcuni dei nomi presenti faranno di quella serata un evento musicale di altissimo spessore: ci sono Skye dei Morcheeba, il ripescato Shaggy, un Gary Go sulla cresta dell'onda e tanti mostri sacri, da Josè Feliciano a, nientepopodimeno, Brian May dei Queen, Patti Smith e Nina Hagen. E, ancora, i raffinatisimi Al Jarreau, Noa, Sarah Jane Morris. A chi ama veramente la musica, consigliamo di non perdere l'happening del 16 febbraio. 
ESCLUSI? - Da quando Pippo Baudo ha lasciato le redini festivaliere, i nuovi organizzatori dicono che non ci sono più ammissioni ed esclusioni, in quanto il cast dei Big viene allestito "a invito". Sarà, sta di fatto che ogni anno diversi cantanti, da quel che riporta la stampa, presentano delle canzoni e vengono bocciati... Questa volta (ripeto, mi rifaccio a quanto scritto da giornali e testate web) a rimanere al palo dovrebbero essere stati Fabio Concato, Toto Cutugno (che molti hanno invece dato dentro il cast fino a poche ore dall'annuncio), Syria, Fausto Leali, Sal Da Vinci, il giovane siciliano Aldo D'Agostino, il cantautore impegnato nel sociale Rino Martinez, il polemicissimo Enzo Iacchetti; altri nomi circolati erano stati quelli di Mengoni, L'Aura, Simona Molinari, Alice, Povia (che, per la verità avrebbe voluto essere invitato...), Pacifico con Manuel Agnelli degli Afterhours, Marco Carta, Annalisa Scarrone... Cosa ci sarà di vero? Difficilmente lo verremo a sapere: fino agli anni Novanta i nomi dei "non ammessi" circolavano tranquillamente, ultimamente invece vige un  riserbo quasi assoluto. Peccato. 
I GIOVANI - Due parole su quelle che mi piace ancora chiamare "Nuove proposte", come ai vecchi tempi. Sul meccanismo di "Sanremosocial" ho già detto la mia nel precedente post, e per il momento non intendo tornarci sopra. Venerdì scorso ho assistito a una parte della maratona in diretta web (ottimo servizio della Rai) della preselezione (ad un certo punto ho staccato, 60 canzoni di seguito son troppe pure per me, anche perché diverse erano di discutibile livello artistico...), ho notato pochi sprazzi di originalità, ma soprattutto mi mandano in bestia quei ragazzi (e sono tanti, troppi) che scimmiottano letteralmente la voce di idoli più o meno recenti: ho visto e ascoltato brutte copie di Alex Baroni, Marco Mengoni, Giusy Ferreri. Perché? Perché non è possibile cantare con la propria voce? Ai tempi, chi diavolo scimmiottavano le giovanissime Irene Grandi, Giorgia, Carmen Consoli, o gli imberbi Alex Britti e Max Gazzè? Nessuno: erano (e sono) loro stessi, con la loro vocalità e la loro personalità. Alla luce di ciò, debbo dire che tutto sommato la scelta effettuata dalla commissione di selezione presta il fianco a ben poche critiche, con note di merito particolari per aver pescato Erika Mou, Marco Guazzone e Celeste Gaia, tre ragazzi che hanno qualcosa da dire e dei quali, si spera, si sentirà parlare anche dopo Sanremo.