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martedì 29 novembre 2016

VERSO SANREMO 2017: PREVISIONI E SUGGESTIONI SUL CAST DEI BIG

                       Carlo Conti: ultime due settimane di lavoro sul cast di concorrenti sanremesi

La prima "giornata campale" lungo il cammino verso Sanremo 2017 sarà lunedì 12 dicembre, quando Carlo Conti svelerà, in pratica, l'intero cast dei concorrenti, sia Big che Giovani. Il direttore artistico, per il terzo anno consecutivo (e ultimo, almeno per il momento...) sulla tolda di comando, ha scelto di cogliere due piccioni con una fava: "Sarà Sanremo", la trasmissione in prima serata su Rai Uno che ospiterà la selezione decisiva delle nuove leve rivierasche, accenderà anche i riflettori sull'annuncio più atteso dagli appassionati, quello del listone dei venti vip che si daranno battaglia all'Ariston dal 7 all'11 febbraio prossimi.
Una scelta mediaticamente azzeccata, da parte dell'anchorman toscano e dell'azienda: in tal modo, risulterà potenziato l'appeal televisivo di un evento che, l'anno passato, non aveva granché fatto breccia in sede di Auditel (anche perché era una novità ripescata dopo tempo immemore, e dopo che tanta acqua era passata sotto i ponti della "musica da piccolo schermo", con particolare riferimento alla dittatura del format Talent show). Senza contare che l'effetto scoop legato alla comunicazione dei Big verrà sottratto alla brutta Arena di Giletti, che negli ultimi due anni, e in altri precedenti, ne ha beneficiato senza grossi meriti (parere personale, ovviamente). 
Già, ma chi saranno, alla fine, i grossi calibri in gara? Come consuetudine del blog, a meno di due settimane dall'annuncio è il caso di cominciare a tracciare un quadro d'assieme. Premetto che, come sempre, non ho contatti diretti con case discografiche, management ed entourage degli artisti; mi limito ad "annusare" l'aria e a fare considerazioni sulla base di vari fattori: l'andamento generale del mercato musicale italiano degli ultimi mesi, le partecipazioni recenti al Festivalone (cartina di tornasole attendibilissima per capire chi potrà tornare in lizza e chi rimarrà fermo un giro), nonché, ovviamente, i rumors riportati dalle fonti più autorevoli. 
I "COLPI" MANNOIA E THE KOLORS - A tal proposito, Sorrisi e Adnkronos, sicuramente bene informati, negli ultimi giorni hanno insistito parecchio soprattutto su due grossi nomi: Fiorella Mannoia e The Kolors. In entrambi i casi si tratterebbe di due indubbi colpacci, anche se qualche perplessità permane: riguardo a Fiorella, ha pubblicato da poche settimane un album (già nelle charts), possibile dunque che dopo appena tre mesi se ne esca con un altro inedito da lanciare in Liguria, con conseguente eventualità di proporre un repackaging del suddetto disco a strettissimo giro di posta? Tutto può essere, ormai nulla mi sorprende delle strategie dell'industria di settore... Riguardo a Stash e compagni, se saranno in lizza vorrà dire che hanno deciso, magari momentaneamente, di abbandonare il canto in lingua inglese: se la loro partecipazione si concretizzasse, la giovane band assurgerà inevitabilmente al ruolo di superfavorita per il trionfo finale. 
IL SOGNO DEI SUPERBIG - Nell'ultimo post dedicato al Festival avevo sottolineato come, per questa sua ultima esperienza sanremese in veste di direttore artistico (ma, ripeto, sul suo ritorno in futuro metterei entrambe le mani sul fuoco), Carlo Conti avesse bisogno di qualcosa di esplosivo, di un quid in più, un gruppetto di assi del pop da mettere in bella mostra in Riviera, per lasciare un segno indelebile e non limitarsi al piccolo cabotaggio di un cast dignitoso ma "medio". Avevo anche buttato là qualche nome, da Alessandra Amoroso a Mario Biondi, dai Modà a Carmen Consoli, da Cesare Cremonini a sogni "impossibili" come Antonacci (che nel 2017 pubblicherà un nuovo album), Zero e Venditti, tutti personaggi, giovani e meno giovani, pienamente sulla cresta dell'onda, da primi posti nelle classifiche o da tutto esaurito nei concerti. Finora nulla si è mosso su questo fronte, e in particolare sembra che la candidatura della Amoroso, dopo un'estate da "promessa sposa festivaliera", sia tornata a traballare, come è sempre avvenuto negli anni scorsi; confidiamo comunque in qualche boom dell'ultimo momento, accuratamente tenuto segreto dall'organizzazione.
Ad esempio, chissà che Conti non faccia un tentativo con Fabio Rovazzi, il "caso" musicale del 2016 (anche eccessivamente demonizzato, come se la canzone demenziale fosse una novità di quest'epoca, e come se giungere al successo tramite You Tube fosse ancora un delitto), o con Gigi D'Alessio, che da un po' di tempo non lancia inediti. Un coup de théâtre sarebbe rappresentato dal reclutamento di Alvaro Soler, nuovo re dei tormentoni estivi e ormai italiano d'adozione. 
I RITORNI DAL PASSATO RECENTE - Dicevamo dell'analisi dei partecipanti alle ultime edizioni, un modo per trarre indicazioni credibili su chi potrebbe tornare in competizione nel 2017. Dopo l'affermazione di dodici mesi fa, dovremmo rivedere il vincitore fra i giovani, Francesco Gabbani (la sua "Amen" si è ben imposta) e, perché no, un'altra nuova proposta rampante, quell'Ermal Meta che è anche autore assai considerato e che nel corso del 2016 ha inciso l'album "Umano", dal quale sono stati tratti altri singoli di buon livello. Si parla anche di un immediato bis di Clementino, rapper che all'Ariston e in hit parade ottenne un'affermazione superiore alle aspettative. 
Dal 2015 potrebbero riemergere Chiara Galiazzo (nome molto "gettonato" in queste ore), Nesli, Irene Grandi, Marco Masini e Anna Tatangelo, la quale sta vivendo un momento di gloria nelle  nuove vesti di attrice (è nel cast del cinepanettone "Un Natale al Sud"). Ancora, andando più a ritroso e guardando all'edizione 2014, dovrebbe essere scoccata l'ora del ritorno per Giusy Ferreri, che sta vivendo una delle fasi più appaganti della sua carriera grazie anche allo strepitoso successo, iniziato nel 2015 e prolungatosi nel tempo, del singolo "Roma - Bangkok" con Baby K. seguito dall'intensa "Volevo te"; verosimilmente ci riproverà Francesco Sarcina e magari pure Renzo Rubino, cantautore di indubbia originalità.
Fermi anche loro alla partecipazione del 2014, non è da escludersi la presenza di Raphael Gualazzi e Francesco Renga, due nomi di indubbio spessore pur se reduci da periodi diversi: il primo è lanciatissimo dallo splendido brano "L'estate di John Wayne", uno dei migliori prodotti italiani dell'ultimo lustro, e da un nuovo album, il secondo deve rimediare all'esito del cd "Scriverò il tuo nome", buono ma non eccezionale come era lecito attendersi. Mancano dal 2013, ma sarebbe bello rivedere all'Ariston la sofisticata e brillante Simona Molinari e il vincitore dei giovani di quell'anno, Antonio Maggio, che da allora ha continuato a fare musica ma senza più trovare una vetrina di altissimo livello. Dopo aver partecipato nel 2012 con l'accompagnamento del compianto Lucio Dalla, chissà che non torni alla ribalta Pier Davide Carone, un po' sparito dai radar ultimamente ma autore di notevole talento. 
QUELLI SULLA CRESTA DELL'ONDA - Poi, ci si può sbizzarrire con le candidature. Tra i più freschi protagonisti del pop, potrebbe esserci spazio per Fabrizio Moro, i redivivi Loredana Errore e The Ghost, Elodie e Sergio Sylvestre  di "Amici", Briga, Marco Carta, una Silvia Mezzanotte rilanciatissima da "Tale e Quale show" (come pure Bianca Atzei), la frizzante band Il pagante, che ha vissuto un 2016 sugli scudi (enorme successo per il singolo "Bomber"), l'ex Eiffel 65 Gabry Ponte; più difficile sarà vedere i nuovi teen idol Benji & Fede, in un momento di travolgente popolarità (toccata con mano in occasione di un recente "firmacopie" a Genova) ma che hanno lasciato capire di non sentirsi ancora pronti per affrontare la difficile platea sanremese, ed Emma, la quale a distanza di quattro anni dalla sua vittoria potrebbe tranquillamente rimettersi in gioco senza rischiare granché (ma è appena uscita una nuova versione del suo ultimo lavoro, "Adesso", con due inediti all'interno. Ergo...). 
VETERANI - Tra i veterani, la cui presenza sarà ridotta al lumicino come da giusta consuetudine degli ultimi tempi, il nome forte è quello di Al Bano (leggiamo su Adnkronos che vorrebbe festeggiare il 50esimo anniversario di "Nel sole", sua prima grande hit), "papabile" pure Fausto Leali; si potrebbe azzardare anche un Riccardo Fogli reduce dalle fatiche dell'ultimo tour con i Pooh, mentre a Michele Zarrillo, dopo i seri problemi di salute vissuti l'anno scorso, piacerebbe tornare sul palco che ha rappresentato il fulcro della sua brillante carriera. I Ricchi e Poveri nella nuova versione "duo" sarebbero una struggente operazione nostalgia; si potrebbe assistere a un tentativo di Loredana Bertè, rivista di recente in buona forma vocale dopo anni difficili; da valutare la posizione di Amedeo Minghi, attualmente nei negozi con un sostanzioso progetto discografico, un triplo cd con tanti inediti e alcune evergreen, ma mai dire mai... 
ANNI NOVANTA O GIU' DI LI' - Della generazione di mezzo, quella degli anni Novanta sempre un po' trascurata a livello sanremese (eccezion fatta per il 2015, quando ricomparvero i vari Nek, Masini e Grandi), da tenere d'occhio Syria, Gerardina Trovato (che ha scritto su Facebook di puntare molto su una nuova occasione festivaliera), Dirotta su Cuba,  Alexia, le sorelline Paola e Chiara Iezzi (ma ognuna per conto suo), Mariella Nava, Silvia Salemi, Massimo Di Cataldo, Paola Turci, Mietta, Marina Rei, Paolo Vallesi e i Jalisse, anche loro alle prese con un anniversario importante: i vent'anni di "Fiumi di parole", croce e delizia del loro percorso artistico. Fra i reduci dei primi Duemila, ma è solo una suggestione, sarebbe bello risentire i Velvet, un gruppo per nulla banale nella sua produzione. 
RAP E CANTAUTORI - Poi c'è la galassia rap, sempre padrona delle charts e che, quindi, almeno un paio di caselle dovrebbe occuparle nel cast finale: "campioni" come Marrakash, Guè Pequeno, Fabri Fibra o Salmo, oppure gli ultimi arrivati (ma già in cima alle preferenze dei giovani) come Ghali, Achille Lauro ed En?gma, o ancora un Moreno alla ricerca della gloria perduta (eppure il pezzo presentato a Sanremo 2015 non era male), oltre al citato Clementino: le alternative non mancano. Ancora: i nomi un po' meno commerciali, fautori di un pop più raffinato, faranno un tentativo? Sarebbe fascinoso ascoltare qualcuno fra i vari Niccolò Fabi appena incoronato al Club Tenco, Niccolò Agliardi portato alle stelle dalle canzoni scritte per la fiction "Braccialetti Rossi", Paolo Simoni, fra i cantautori più creativi e coraggiosi dell'ultima leva, Zibba, visto a Sanremo 2014, e ancora Brunori Sas, Dente, Levante, Erica Mou, Cosmo, oppure i Subsonica e i Negrita, che erano stati fra i "desiderata" di Conti per l'edizione 2016... Improbabile invece Sergio Cammariere, che ha pubblicato la settimana scorsa il suo nuovo disco.  L'auspicio è che non si punti soltanto sul pop più leggero, ma che si crei un cast oltremodo variegato, per fornire un quadro del panorama musicale italico più ampio rispetto alle abitudini sanremesi. 

martedì 26 luglio 2016

COCA-COLA SUMMER FESTIVAL 2016: VINCE KUNGS, SCELTA INFELICE. LE "CANZONI DELL'ESTATE" SONO ALTRE...



"This girl" di Kungs è la canzone dell'estate 2016? Non scherziamo... Con tutto il rispetto per il giovane deejay francese, e tenendo sempre presente il concetto che, in tema di musica leggera, è soprattutto questione di gusti, credo che la giuria del Coca Cola Summer Festival non abbia saputo leggere con efficacia le reali tendenze della stagione canora, né in chiave presente né in chiave futura, cioè in riferimento all'eredità "canzonettistica" che questi mesi lasceranno, perché mi vien difficile credere che il brano giunto primo al traguardo rientrerà nel gruppetto di quei prodotti discografici che, anche se non diventeranno evergreen, si faranno comunque ricordare di qui a qualche anno. 
VERDETTI BIZZARRI - Certo, va detto che la manifestazione targata Canale 5 - RTL 102,5 sta cominciando ad abituarci a questi verdetti bislacchi: se dodici mesi fa il trionfo di Alvaro Soler con "El mismo sol" non aveva prestato il fianco a particolari critiche, nel 2013 c'era stata l'inopinata affermazione di Cris Cab con "Liar liar", pezzo che non è decisamente passato alla storia delle hit canicolari. Un peccato, perché l'albo d'oro ha un peso anche per un evento giovane come questo, non ancora fortemente radicato ma che, comunque, in quattro edizioni ha già saputo guadagnarsi una discreta credibilità. E avere nomi forti nell'albo d'oro accresce il prestigio del festival, a maggior ragione se di nomi forti meritevoli del massimo alloro ce ne sono in abbondanza, nel cast. 
IL FENOMENO SOLER - Il citato Soler, per dire, era in gara anche quest'anno, e con "Sofia" sta facendo da settimane la voce grossa nelle classifiche di vendita e di gradimento: un suo bis nella kermesse romana non avrebbe certo destato scandalo, sottolineando anzi la notevole... continuità di rendimento di un artista che può oggi essere considerato come il più efficace "fabbricante" di tormentoni da spiaggia, roba da fare invidia a certi fin troppo rimpianti cantanti degli anni Sessanta e Ottanta, le età dell'oro dei brani leggeri leggeri da fischiettare sotto l'ombrellone. 
BUONA EDIZIONE - Già, i tormentoni. E' soprattutto questo ciò che un semplice appassionato chiede a rassegne come il Summer Festival: presentare un pacchetto di proposte ad alta digeribilità, easy listening, facili da mandare a memoria e da cantare, che possano far da colonna sonora ai mesi estivi. Anche questa volta l'evento condotto dal trio Alessia Marcuzzi - Rudy Zerbi - Angelo Baiguini ha tutto sommato saputo rispondere a tale esigenza, confermandosi buon erede del Festivalbar. E l'industria del disco sembra seguire sapientemente l'onda di questo ritrovato gusto per la canzone vacanziera, consolidando un trend positivo già emerso nettamente da un paio d'anni. 
ECCO I TORMENTONI - L'estate 2016, dunque, resterà nella memoria di chi ama la musica leggera come l'estate di "Sofia", di "Vorrei ma non posto" del duo Fedez - J Ax, di "Vivere a colori" di un'Alessandra Amoroso mai così ispirata, di un Nek che in "Uno di questi giorni" prosegue saggiamente nel solco del fragoroso rilancio avuto a Sanremo 2015, pur attenuando un po' i toni da discoteca; e ancora, di Emma con la gradevole ed energica  "Il paradiso non esiste", di un Max Gazzè ("Ti sembra normale") dallo stile immutabile eppur capace di non annoiare mai, di un Francesco Renga che azzarda qualche nuova sonorità in "Il bene", e di Elisa con l'allegrotta e trascinante "Love me forever". Tutti brani che al Summer Festival, peraltro, han fatto solo passerella.
LA DANCE DI ANNALISA E ARISA - Fra gli artisti in gara, a parte Soler tanti italiani avrebbero meritato la medaglia d'oro. Particolarmente quotati erano i The Kolors in versione melodica con "Me minus you", e un'Annalisa sempre più poliedrica (i maligni direbbero, piuttosto, ancora incerta sulla strada da intraprendere definitivamente): dopo il classicheggiante "Diluvio universale" sanremese, ecco la dance spinta di "Se avessi un cuore", contemporanea e di notevole impatto. A proposito di dance, ha... saltato il fosso anche Arisa: "Una notte ancora", che ha persino vaghe reminiscenze di certo sound anni Novanta, sembra funzionare, e oltretutto propone della brava Rosalba anche un'immagine fortemente sensuale che finora si era solo intravista, ma che non sembra assolutamente stonare addosso alla cantante di "La notte" e "Controvento". 
GIOVANI-BIG E BIG-GIOVANI... - Le proposte meno coraggiose e più convenzionali, spiace dirlo, sono arrivate dalle ultime creature "defilippiane", ossia Sergio Sylvestre, Chiara Grispo ed Elodie. Erano tutti considerati "Big" d'elezione, nel cartellone, mentre nella categoria giovani è stato misteriosamente relegato quell'Ermal Meta già visto a Sanremo e in possesso di un curriculum solidissimo anche come autore di artisti di primo piano, battuto nella finalissima da un Irama più convincente rispetto all'esperienza rivierasca del febbraio scorso, vincitore con l'accattivante "Tornerai da me". Per inciso, il fatto che a contendersi il titolo di miglior emergente siano stati due ragazzi del vivaio ligure, assieme a Madh, rivaluta il lavoro di selezione operato da Carlo Conti e compagnia, in un'epoca in cui le cosiddette Nuove Proposte dell'Ariston faticano terribilmente a farsi strada sul mercato, con rare eccezioni.
LA VENA DI SIMONI, MORO E TIROMANCINO - Brano pop standard ma di buon livello "Volevo te" di Giusy Ferreri, addirittura con echi che riportano agli Ottantiani Modern Talking. Bianca Atzei ("La strada per la felicità") e Irene Fornaciari ("Questo tempo") hanno portato proposte che rientrano nel solco della più schietta tradizione musicale italiana, melodie cantate a voce spiegata che forse avrebbero meglio figurato in una cornice più ovattata come quella dell'invernale vetrina sanremese, ma che meritano l'elogio anche per i testi non banali. E a proposito di testi sostanziosi, di notevole spessore "Sono anni che aspetto" di un Fabrizio Moro ormai assestatosi su livelli di grande pregio compositivo, mentre non sorprende più la vena di Paolo Simoni, che in "Io non mi privo" canta con linguaggio moderno e senza retorica  le difficoltà della generazione dei trentenni italiani, minata da un ventennio di malapolitica. Anche i Tiromancino ("Piccoli miracoli" e soprattutto l'ariosa e intensa "Tra di noi") hanno ritrovato la felice creatività poetica e musicale di qualche anno fa, e possono a buon diritto considerarsi fra i migliori rappresentanti del pop italiano anni Dieci. 
IL RITORNO DI ARIANNA - Pollice in su per una Noemi efficacemente cantautoriale in "Idealista", meritano la citazione anche un Marco Carta vagamente rockeggiante nel sound e nella voce ("Non so più amare"), Antonino con la martellante "Gira", e il rap della coppa Marrakash - Guè Pequeno ("Nulla accade"). Fra le bizzarrie, da segnalare il Fabio Rovazzi di "Andiamo a comandare", fenomeno web che trovo tutto sommato divertente e che potrebbe perfino percorrere un discreto tratto di strada, e poi la ricomparsa di Arianna, lustri fa giovanissima cantante e volto di Walt Disney, impegnata in "featuring" con Flo Rida ("Who did you love?") in una hit di caratura internazionale, del tutto a proprio agio in una veste sexy e fascinosa. 
COSA CAMBIARE: VOTAZIONI E DIRETTA - In ogni caso, quasi tutti brani migliori, a mio avviso, di quello che ha trionfato; se non altro, lo ripetiamo, più rappresentativi di una stagione e di un momento musicale come quello che stiamo vivendo. Del resto, pur promuovendo nel suo complesso anche questa edizione del Coca-Cola Summer Festival, già da tempo vado scrivendo che qualcosa si potrebbe cambiare, a partire da un sistema di votazioni più articolato, che si sviluppi attraverso una molteplicità di canali e su tempi più lunghi, magari diluendo maggiormente la rassegna, con l'atto conclusivo da celebrarsi a fine agosto. E con la diretta, perché stare qui a discutere di una registrazione televisiva, laddove gli esiti del concorso sono noti da un mese circa, ha francamente poco senso nell'era del web e dei social network. 

venerdì 31 luglio 2015

BILANCIO DEL COCA-COLA SUMMER FESTIVAL 2015: UN... CONTENITORE DI TORMENTONI DEGNO DEL VECCHIO FESTIVALBAR


Quattro settimane di Coca-Cola Summer Festival hanno restituito all'estate la sua dimensione di "stagione della musica leggera", i tre mesi in cui il pop easy listening deflagra e invade piacevolmente le nostre vite, diventandone colonna sonora più che in altri periodi dell'anno. Lo avevo già scritto dodici mesi fa: c'era bisogno di una manifestazione così. E ora lo si può ribadire senza timore: la festa romana è andata definitivamente a colmare il vuoto lasciato dal Festivalbar. C'è ancora chi considera "blasfemo" l'accostamento fra i due eventi, e sinceramente non riesco a comprenderne appieno i motivi. 
UN DEGNO EREDE - Intendiamoci, personalmente posso ritenermi un "nostalgico", in questo senso: mi manca la kermesse di Salvetti, per com'era strutturata, per gli evergreen che ha sfornato (ma erano altri tempi, per la discografia) e per quello che ha rappresentato per più di una generazione di appassionati di canzonette. Però non si può rimanere prigionieri del passato a oltranza, e trovo che il "Coca-Cola" stia dimostrando, anno dopo anno, di poter essere considerato a pieno titolo l'erede della cara, vecchia rassegna veronese del juke box. Perché se lo si analizza nei dettagli tecnici, la riproduce quasi fedelmente, migliorandone addirittura alcuni aspetti. 
C'è davvero il clou della produzione pop del periodo, impreziosita dalle ospitate di alcune eccellenze cantautoriali e di superbig; ci sono giovani che solitamente non trovano molto spazio a livello televisivo; rispetto al Festivalbar, il Summer Festival si fa preferire per il ricorso generalizzato al live (che Andrea Salvetti riuscì a introdurre solo negli ultimi anni di vita della creatura di papà Vittorio), per una formula più marcatamente competitiva (c'è concorso sia per i "vip" sia per gli emergenti, mentre da metà anni Novanta in poi il concetto di gara, al Festivalbar, risultò assai annacquato), e per una presenza meno invadente di artisti di fuorivia, cosicché le luci della ribalta privilegiano, giustamente, la produzione di casa nostra. 
DAI TALENT RAGAZZI CHE VALGONO - E allora, qual è il problema? Se si stratta della massiccia partecipazione di giovanotti usciti dai talent show, beh, sarebbe anche l'ora di smetterla con questa eterna aria di sufficienza e di snobismo: ho spesso scritto su questo blog che non sono affatto entusiasta della "sceneggiatura", del format che caratterizza trasmissioni come "Amici" o "X Factor", ma negare che da esse siano usciti cantanti di valore vorrebbe dire negare la realtà; così come non si può restare indifferenti di fronte ai formidabili esiti commerciali che i dischi di questi virgulti ottengono quasi sistematicamente. Fuochi di paglia? Sarà il tempo a dirlo, ma i successi "one shot" esistevano anche nei Sessanta, Settanta, Ottanta... 
Se invece la nostalgia per il bel tempo che fu è dovuta alla differenza di qualità della proposta musicale, beh, il discorso diventerebbe troppo lungo e complesso. Fermo restando che peserebbe massicciamente il gusto personale, e che comunque il ricordo delle canzoni della nostra giovinezza ci rende tutti scarsamente raziocinanti nella valutazioni, mi pare di poter dire che gli ultimi due anni abbiano sancito un deciso ritorno al pop di facile presa, alle canzoni immediate, ai ritornelli orecchiabili che sono decisivi, piaccia o no, per la ripartenza di un mercato discografico sempre boccheggiante. 
CONTENITORE DI SUCCESSI - In questo quadro di riscoperta della semplicità, risultava fondamentale il recupero di una rassegna canzonettistica modellata sul vecchio Festivalbar: perché, ne sono convinto, la sola produzione musicale non basta, ma deve essere "inquadrata" in un contenitore che la veicoli sapientemente, che dia forma a una colonna sonora dell'estate, che crei un "pacchetto" all'interno del quale, poi, ogni appassionato possa pescare il personaggio, il brano, il genere che più gli aggrada. Anche a questo servono i Festival, e il Coca Cola ha adempiuto al meglio tale funzione. 
Ha vinto, come era ampiamente prevedibile, Alvaro Soler, purtroppo assente alla premiazione per pregressi impegni (questo è un punto sul quale l'organizzazione, in futuro, non dovrà transigere: il trionfatore "deve" chiudere l'evento, consegnare il trofeo al suo discografico è abbastanza triste): "El mismo sol" ha in effetti tutti i crismi dei classici tormentoni canicolari di una volta, come anche "Everytime" dei The Kolors, anch'essi mattatori al pari dello spagnolo, avendo vinto due puntate su quattro. E' gente che monopolizza le classifiche di vendita e di gradimento, in questo senso il Summer Festival registra fedelmente i gusti dei consumatori mainstream. 
NEFFA, DOLCENERA E LA "PRIMA VOLTA" DI VENDITTI - Ma da Roma sono giunte altre note piacevoli: Neffa è tornato in versione convincente con la cadenzata "Sigarette", Dolcenera prosegue con efficacia nella sua ricerca di un easy listening contemporaneo, elaborato e non convenzionale, che trova adeguata espressione nella variegata "Fantastica", un azzeccato mix di melodia e atmosfere dance; e proprio alla dance si è imprevedibilmente convertito Antonello Venditti con la trascinante "Ti amo inutilmente", che in ogni caso passerà alla storia perché, vado a memoria, ha segnato la prima partecipazione del cantautore a una gara musicale. Di Annalisa e della sua "Vincerò" avevo già tessuto le lodi quando recensii il suo album ("Convincente nella strofa, di fortissimo impatto nel ritornello"). 
Piacevoli e di sapore estivo i singoli di Lorenzo Fragola, ("#Fuori c'è il sole") e della strana coppia Baby K. - Giusy Ferreri ("Roma - Bangkok"), buona prova di Nesli ("Quello che non si vede") e degli irriverenti J-Ax e Il Cile ("Maria Salvador"), mentre più spazio avrebbero meritato emergenti rampanti come Paolo Simoni e Levante. Significativo, ancorché personalmente non mi entusiasmi, il trionfo di alcune cover, su tutte "Se telefonando", che completa il rilancio di Nek già sancito prepotentemente dal Festival di Sanremo (e comunque ben vangano queste operazioni, se servono a far scoprire ai ragazzini di oggi capolavori musicali di svariati decenni fa). 
Ma citare tutte le canzoni di buon livello emerse dalle quattro serate romane sarebbe impossibile. Da segnalare la massiccia presenza di "reduci" sanremesi, ulteriore dimostrazione dell'eccellente lavoro svolto nell'inverno scorso da Carlo Conti, il giusto tributo alla galassia rap - hip hop che, volenti o nolenti, sta monopolizzando il mercato di questi anni, e una competizione fra nuove proposte che ha incoronato l'istrionico Matthew Lee e il suo "E' tempo d'altri tempi", coraggioso tentativo di recupero in chiave moderna di sonorità rock 'n roll. 
COSE DA CAMBIARE - Cosa manca, allora, al Coca-Cola Summer Festival per diventare definitivamente adulto? Butto lì un paio di cose: un sistema di votazione più chiaro nelle cifre (dati numerici non ne sono stati forniti, durante le trasmissioni televisive) e che coinvolga un maggior numero di appassionati, magari tramite referendum popolare: ai tempi del Festivalbar si votava con le schede pubblicate da Sorrisi e Canzoni, ora si potrebbe trasferire tale metodo sul web. In seconda battuta, sarebbe opportuno che la kermesse non si esaurisse entro luglio ma che, magari, celebrasse la sua conclusione a fine agosto o a inizio settembre, in modo da incoronare davvero la canzone regina dell'estate, quella più "gettonata" (termine da... Festivalbar) durante tutta la stagione calda. Al di là dei ritocchi alla formula, una base da cui ripartire dovrebbe in ogni caso essere la diretta tv: ricordiamo che questo festival si è tenuto a fine giugno, e la differita ne annacqua inevitabilmente il pathos, oltre a esporlo a rischi di spoiler in rete.