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mercoledì 7 febbraio 2024

SANREMO 2024, LA PRIMA SERATA: MENO IMMEDIATEZZA E TROVATINE FURBE, MA QUALCHE POTENZIALE TORMENTONE C'E'. IL CORAGGIO DI ANGELINA E IL GIOVANILISMO SPINTO DI MAHMOOD



Sensazioni. Solo a quelle ci si può affidare, una volta superato lo scoglio del primo ascolto del pacchetto-canzoni offerto da Sanremo '24. Una mole imponente di nuove produzioni, succedutesi a ritmo sostenuto lungo uno spettacolo fiume snodatosi per oltre cinque ore televisive. E dunque, ditemi voi come si possa anche solo azzardare un giudizio, sia pur parziale, sui trenta pezzi del 74esimo puzzle rivierasco. Ecco, appunto, sarebbe un azzardo, e non invidio le certezze di chi già ha stilato le proprie pagelle a caldo. Operazione legittima, soprattutto nell'era dei social che richiede di essere sempre "sulla notizia" e di proporre il proprio commento prima degli altri. Legittima ma rischiosa, perché le valutazioni sui primi ascolti di una tale abbondanza di opere non possono che essere affrettate e superficiali, persino se escono dalla tastiera dei critici più smaliziati, non dico da parte di dilettanti come me, che dunque per il momento prudenzialmente mi astengo (anche perché, davvero, per quasi tutte le canzoni sono fermo a quanto sentito ieri sera "on stage"), e mi limito ad annotare, come detto, solo alcune sensazioni immediate avvertite durante la diretta. 

Balza alle orecchie l'assenza di un brano che si stagli nitidamente al di sopra degli altri, come era accaduto per "Due vite" l'anno passato e, in misura minore, per "Brividi" nel '22. Soprattutto quello di Mengoni, era, anzi è, un "pezzone" che tutti, dalla stampa specializzata ai semplici ascoltatori, avevano avuto gioco facile nel pronosticare vincitore fin da subito. Quest'anno non è così, e non è detto che sia un male, anzi, è vero il contrario, perché ciò conferma quanto da me scritto ieri, ossia l'esistenza di un equilibrio esasperato nei quartieri alti, destinato a incrinarsi parzialmente solo dopo le due serate intermedie di oggi e domani. Un equilibrio costruito su fondamenta abbastanza solide, perché quello che si percepisce è un livello sostanzialmente più che dignitoso, pur se non siderale, dell'offerta musicale. In molte canzoni, questo sì, si è avvertita maggiore ricercatezza e minore immediatezza, ed è ciò che ha forse penalizzato i Negramaro, raffinati e nostalgici, in sede di prima, parzialissima classifica; in altre, pur gradevoli, sembra di primo acchito mancare la trovatina furba che assicura i primi posti delle charts, ma anche questo può essere visto come qualcosa di positivo, e in particolare è parsa coraggiosa l'attesissima Annalisa, che non ha la frase tormentone stile "Dove vaaaaai" o "Ho visto lei che bacia lui", ma porta comunque un singolo di notevole impatto, che non dovrebbe faticare a piazzarsi sia all'Ariston che fuori. 

Sensazioni e prime impressioni, dicevamo: è piaciuta la sofisticata dance di Clara, la coerenza artistica di Angelina Mango con un genere che non scimmiotta nessuno e che a Sanremo ha sempre trovato pochissimo spazio, il sapore vintage che ha vagamente colorato di anni Ottanta l'autobiografica "Pazza" della Bertè, trionfatrice di tappa. Più di tutti mi hanno colpito Emma, con un brano di grande incisività radiofonica, e Mahmood, uno dei pochi per i quali ho potuto beneficiare di un secondo ascolto: dopo la parentesi romantica con Blanco, è tornato a cantare di sé e delle sue esperienze giovanili, lo stile è sempre quello ma capace di rinnovarsi costantemente, con un ritmo ipnotico e un uso del linguaggio più estremo di quello di tanti trapper, un vero e proprio slang giovanilistico infarcito di espressioni incomprensibili a chi abbia più di vent'anni. Suggestivo e d'atmosfera Diodato, vocalmente imponente Irama, nel solco della tradizione la sofferta ballad di Alessandra Amoroso, meno lirici e più pop i ragazzi del Volo, che si mantengono comunque nell'alveo dei canoni melodici sanremesi. E anche Mr. Rain, pur senza bambini a supporto, sembra avere le stimmate per ripetere con "Due altalene", almeno parzialmente, l'exploit dell'anno passato, con una composizione delicata e intimistica. 

Queste ultime annotazioni confermano quanto si sospettava ieri, ovvero che ci sarà pure stato un incremento delle proposte ad alto tasso ritmico, ma non mancano, come è ovvio e doveroso che sia, le canzoni di stampo prettamente melodico, vecchia scuola italiana. Riguardo al comparto dance, forse solo ora si apprezza compiutamente l'importanza della partecipazione e del piazzamento di Lazza nell'edizione 2023: la sua ritmica, le sue sonorità, paiono far capolino in diversi brani, e non tutti sono riusciti a rivestirle di abiti nuovi e originali: attenzione, perché non basta appiattirsi su certi modelli per ripeterne il successo. I Kolors, se non altro, rifanno un po' il verso a loro stessi e, ad occhio e croce, si sono assicurati un altro tormentone dopo "Italodisco", vedremo se ugualmente destinato a lunga gloria.

Preferisco dire poco o nulla su chi si è esibito fra mezzanotte e l'una inoltrata: mente annebbiata (la mia), impossibile cogliere pregi e difetti, anche se mi è parso di percepire del buono in Alfa, Gazzelle e Il Tre. Discorso a parte per Dargen D'Amico, con una "Onda alta" straniante, che fa ballare, trascina, ha facile presa e però tratta un tema spinoso, quello dei migranti e dell'inferno nel Mediterraneo. Bene ha fatto il funambolico artista a lanciare un appello per la pace a esibizione conclusa; una presa di posizione che si ritrova anche nel testo di Ghali, per una "Casa mia" che va riascoltata e soppesata per bene. 

Basta così, per ora. Qualche nota sullo spettacolo nel suo complesso, che ha offerto come unica sorpresa l'incursione di Ibrahimovic, di ritorno tre anni dopo la co-presentazione a teatro vuoto, Marco Mengoni ha giganteggiato come performer musicale e ha superato la prova come collaboratore di Amadeus, grazie ad alcuni semplici siparietti alimentati da un modo di fare da ingenuotto un po' a disagio nella grande kermesse. Una "intramuscolo" l'apparizione di Federica Brignone, di cui in questi termini non si avvertiva il bisogno, mentre anche Fiorello è andato sulla comicità "easy", con lo sketch del clone creato dall'intelligenza artificiale: si ride con poco, ma si ride, e al giorno d'oggi non tutti i comici di professione possono dire di sapere suscitare con tale abilità l'ilarità del pubblico. Ma tutto è sostanzialmente rimasto negli argini di una certa prevedibilità: certo, dopo l'apparizione del presidente della Repubblica dodici mesi fa, era difficile poter stupire, e allora ritorniamo a quanto si diceva ieri: la gara è tornata ad assumere centralità assoluta, sia pur diluita nell'arco di tante, troppe ore. Bene così.  Discorso a parte per la presenza della mamma di Giogiò Cutolo, il giovane musicista ucciso a Napoli, che ha suscitato emozione e commozione vere con una lettera al figlio perduto priva di odio e carica di ricordi e di voglia di giustizia. 

giovedì 2 settembre 2021

POWER HITS 2021: A VERONA MENGONI VINCE LA GARA DEI TORMENTONI ESTIVI. OCCASIONE PER UN BILANCIO (POSITIVO) DELLA STAGIONE CANORA BALNEARE


In principio fu il Festivalbar, poi arrivò il Summer Festival di Mediaset, ma da qualche anno tocca soprattutto al Power Hits Estate fornire un quadro d'assieme della musica leggera canicolare. Soprattutto ma non solo, perché fra luglio e agosto la carretta delle rassegne vacanziere l'ha tirata il Battiti Live di Radio Norba. Ma il "punto e a capo" lo mette la kermesse targata RTL 102.5, che martedì sera ha celebrato  il suo atto finale in un'Arena di Verona nuovamente affollata di pubblico, pur con le ovvie limitazioni richieste dalla pandemia. L'occasione è quantomai ghiotta per tentare di stilare un bilancio, di valutare il livello qualitativo della proposta canora stagionale. 
BILANCIO IN ATTIVO - Ebbene, vogliamo dirlo? Il bilancio è assolutamente positivo. Trattasi chiaramente di giudizio strettamente personale. Da anni cerco di evitare come la peste il nostalgismo fine a se stesso, all'insegna del "una volta era tutto più bello", "non ci sono più le canzoni di un tempo", "la musica di oggi fa schifo". Semplicemente non è vero: non lo è in senso assoluto, non lo è per il pacchetto canzoni che l'estate 2021 lascia in eredità ai posteri. Come anche le ultime edizioni del Festival di Sanremo hanno dimostrato, gli autori di casa nostra stanno attraversando un momento di buona vena. In questa sede mi riferisco esclusivamente all'easy listening balneare, il cui compito è di sottolineare la leggerezza dei mesi caldi con ritmi allegri e ritornelli accattivanti. Il che non è uno scandalo: è sempre stato così da quando la canzonetta è diventata affare industriale; era così anche ai tempi oggi tanto rimpianti dai suddetti nostalgici, anzi, anche di più, perché oggi il settore vive un momento di crisi vera, non come quella sbandierata ad ogni pié sospinto dagli addetti ai lavori nei decenni passati, anche in periodi di autentiche vacche grasse, coi dischi che si vendevano letteralmente a milioni. 
CONFORMISMO STILISTICO - Assurdo munirsi di puzza sotto il naso, dunque, nell'approcciarsi a una serata come quella veronese, che è stata soprattutto serata di musica di presa immediata, quella che una volta si gettonava nei juke box. Certo, buona parte di questa fresca produzione canora  è votata a un certo conformismo stilistico: cioè, individuato il genere sulla cresta dell'onda, ci si butta a pesce e lo si inflaziona. Anche qui, perfettamente inutile appellarsi ai bei tempi che (non) furono, perché non vi è nulla di nuovo sotto il sole: Nella parte centrale degli Eighties, per dire, ci fu l'abuso della dance modalità "italo disco", e dell'elettronica infilata anche dove era meglio non ci fosse; in tempi più recenti è stata la volta del rap e del trap, a cui da un po' di tempo si è aggiunto e sovrapposto il reggaeton. Oggi come ieri, il segreto del successo sta nell'interpretare questi stili con un minimo di originalità creativa: chi ci riesce è destinato a durare un po' di più, nell'archivio della memoria dei tormentoni estivi all time. 
REGGAETON: HUNT E MENA I MIGLIORI - Esempio: Elettra Lamborghini con la sua "Pistolero" non ha portato nessuna ventata d'aria fresca, e il suo pezzo scorre via come acqua, senza lasciare tracce. Nella galassia reggaeton, decisamente meglio le due coppie italo-ispano-americane, Fred De Palma-Anitta e Rocco Hunt-Ana Mena: fra "Un altro ballo" e "Un bacio all'improvviso", due proposte analoghe, si fa preferire la seconda di Rocco e Ana, per quel tocco di romanticismo da melodia nostrana vecchio stile che va ad ammorbidire le sonorità frizzanti  richieste dal genere, e per l'arrangiamento un po' più variegato. Sono andati sul sicuro i Boomdabash, che hanno... sostituito Alessandra Amoroso con Baby K e fatto centro con una "Mohicani" abbastanza banale ma indubbiamente furbetta e facile da mandare a memoria. La Amoroso quest'anno ha fatto da sola, con il semplice inno alla positività "Un sorriso grande", indubbiamente gradevole. 
POLLICE IN SU: MENGONI, AMOROSO, EMMA-BERTE', BLANCO-SFERA - Pop italiano contemporaneo, il suo, che non strizza l'occhio a tentazioni esotiche, proprio come quello di Marco Mengoni", che con la trascinante "Ma stasera" è stato il trionfatore della serata: il suo brano si è infatti aggiudicato il titolo di "tormentone estivo 2021". Verdetto che ci può stare, per quello che può valere; la stessa Alessandra avrebbe meritato l'alloro (ma era reduce da due successi consecutivi nelle passate edizioni), e poteva farcela perfino il duo Blanco - Sfera Ebbasta con una "Mi fai impazzire" martellante e dalla struttura sonora variegata. Pollice in su anche per la coppia Emma-Loredana Bertè, in perfetta sintonia nell'esecuzione di "Che sogno incredibile", reggae all'acqua di rose che emana davvero profumo d'estate, ma che si sarebbe adattato benissimo anche a una ribalta più ovattata e invernale come quella sanremese. 
VANONI-COLAPESCE-DIMARTINO: IRONIA PREVEDIBILE - Del trio Fedez-Lauro-Berti si è fin troppo parlato, "Mille" è tre canzoni in una, per via degli stili e delle modalità interpretative degli interpreti radicalmente diverse e distanti tra loro: un prodotto intergenerazionale, più intelligente che astuto, con gli ingredienti giusti per accontentare un po' tutti, ragazzi e adulti. Diverso il discorso per un altro strano trio, quello formato da Colapesce, Dimartino e Ornella Vanoni, con una "Toy Boy" che punta tutto su un'ironia un po' "telefonata", prevedibile, visti i protagonisti, ma tutto sommato riuscita, pur non attingendo vette epocali.   
IL POP DI CLASSE DI SAMUEL-MICHIELIN E IL RITORNO DEI SOTTOTONO - Chi rischia e chi no: non ha rischiato Irama con "Melodia proibita", che prosegue il discorso della festivaliera "La genesi del tuo colore" senza ripeterne la possanza e la forza penetrativa; lo ha fatto invece Mahmood con una straniante "Klan" ed una esibizione corale centrata soprattutto sull'aspetto coreografico. E coraggiosa pure Madame (ma ci mancherebbe che non lo fosse, alla sua età e già con la bacheca gonfia di riconoscimenti di critica e pubblico), che in "Marea" prosegue nei suoi azzardi ritmici, e soprattutto continua a giocare con le parole e la pronuncia delle stesse. 
Ancora coppie a go go, come da tendenza recente ormai consolidata: non brillano Annalisa e Fede Rossi con una "Movimento lento" che pure ha mietuto notevoli successi discografici; un gradino sopra, pur senza eccellere, Noemi e Carl Brave con "Makumba", variopinta sul piano della struttura musicale, impreziosita dalla vocalità di Veronica e resa bizzarra dalla cadenza "centroitalica" dell'interprete maschile. Decisamente meglio "Cinema" by Samuel e Francesca Michielin, pezzo di sostanza, una pop dance contemporanea di spessore internazionale, con venature autoriali. E a proposito di cinema... ecco ricomparire i Sottotono in "Mastroianni", sempre fedeli ai loro canoni stilistici di un tempo, forse meno efficaci ma perfino con tratti di eleganza compositiva. Non male. 
TAKAGI-KETRA-FERRERI: NESSUN GUIZZO - Pilota automatico per il collaudato trio Takagi-Ketra-Giusy Ferreri, che hanno fatto centro, radiofonicamente parlando, anche con "Shimmy Shimmy", ma devono stare attenti a non prosciugare del tutto il prezioso filone "da ombrellone" inaugurato con "Amore e capoeira". Ottima conferma per La Rappresentante di Lista con "Vita", diversa e più ballabile rispetto alla classica e struggente "Amare" presentata all'Ariston, a dimostrazione del loro eclettismo. Da rivedere sulla lunga distanza Sangiovanni, per ora ancorato a un easy listening giovanilistico ma con acrobazie e originalità testuali non disprezzabili in "Malibù". Fra gli stranieri, da segnalare Bob Sinclair che azzecca con mestiere "We could be dancing" grazie soprattutto alla voce di Molly Hammar, e Dotan con una "Mercy" di grande atmosfera pur se non particolarmente innovativa. 
CHI NON C'ERA E DOVEVA ESSERCI - Assenti che avrebbero meritato la ribalta scaligera: i Coma_Cose con la avvolgente "La canzone dei lupi", i Kolors in fase di netto rilancio con l'ottimo recupero in chiave moderna di certe soluzioni ritmiche degli anni Ottanta in "Cabriolet Panorama", e soprattutto i Pinguini Tattici Nucleari, la cui briosa "Scrivile scemo" è stata senz'altro una delle colonne canzonettistiche dell'estate che sta per concludersi. E ancora Ariete, che ne "L'ultima notte" fa pop tradizionale all'italiana svecchiandolo con linguaggio e con una dizione adolescenziale (abitudine che ha preso piede nell'ultima nouvelle vague nostrana ma che alla lunga potrebbe perfino risultare fastidiosa), per finire con il "Coro Azzurro" di Arisa e degli Autogol, frizzante port bonheur del trionfo a Euro 2020. 
PRESENTATORI A GO GO - Per contro, il gala è stato arricchito da alcune presenze d'eccezione, come i Duran Duran e una Carmen Consoli che prepara un rientro in grande stile. In assoluto, la serata è stata riuscitissima perché snella, veloce, consacrata totalmente alle sette note nonostante la pletora di presentatori, non tutti essenziali: Angelo Baiguini e Federica Gentile nelle vesti di "vecchi saggi" (senza offesa, naturalmente), i tre giovani Matteo Campese, Fabrizio Ferrari e Paolo di Benedetto a menare le danze con disinvoltura per larga parte della maratona, e un Massimo Giletti di cui non si è ben compresa l'utilità specifica, ma tant'è. Di buono c'è stato che i conduttori non hanno insistito più del dovuto sui riconoscimenti discografici ottenuti dalle varie canzoni in concorso, come invece, tanto per dire, è avvenuto in maniera financo irritante nel corso dell'ultimo Battiti Live. 
DALL'ARENA ALL'ARISTON - L'architettura dell'evento, dalla conduzione alla rapida successione degli artisti, ha ricordato molto il Festivalbar, eterno, inevitabile paragone per i suoi "successori": di diverso, rispetto all'ultima versione della manifestazione di Vittorio e Andrea Salvetti, una parvenza di competitività, visto che il premio a Marco Mengoni è stato il risultato di una classifica fondata sia sull'esposizione radiofonica dei brani in concorso, sia sulle preferenze espresse dagli ascoltatori di RTL. Un'ultima postilla: La Rappresentante di Lista e Colapesce-Dimartino hanno riproposto, nell'occasione, anche i loro pezzi sanremesi, ulteriore testimonianza di quanto sia stata azzeccata la selezione effettuata quest'anno da Amadeus. E a proposito: quali dei cantanti visti all'opera in Arena saranno presenti all'Ariston a febbraio? Secondo me più di uno, anzi parecchi. Arrivo a dire che, per alcuni di loro, provare la carta rivierasca sarà quasi un dovere, per diversi motivi. Ne riparleremo a breve. 

martedì 5 febbraio 2019

SANREMO 2019 AL VIA: GARA DI GROSSI CALIBRI. LA NOTA STONATA? I "SUPER OSPITI" ITALIANI


Sulla carta, si annuncia come un Festival memorabile. Gli ingredienti per un'edizione storica parrebbero esserci tutti: in primis un cast di concorrenti "mostruoso" sul piano della qualità e della popolarità dei nomi, e nel contempo più che mai aperto alle nuove tendenze della canzone nostrana. Diciamoci la verità, ragionando in termini di realismo e lasciando da parte i voli pindarici: di più e di meglio, oggettivamente, era difficile auspicare. Il listone unico dei 24 in concorso è zeppo di personaggi di prima fascia: idoli pop dell'ultimo decennio, tanti ex vincitori di epoche non lontane che tornano sul... luogo del delitto, il fenomeno rap e quello indie che trovano uno spazio mai avuto all'Ariston in precedenza. Non c'è un vincitore scontatissimo come in tanti Sanremo passati (c'è il favorito, questo sì, e si chiama Ultimo, ma ha una concorrenza agguerritissima), non c'è neanche quel livellamento di valori spesso riscontrato, in cui l'incertezza del pronostico è data dal fatto che nessun concorrente spicca sugli altri per prestigio e curriculum.
BIG DI SPESSORE ASSOLUTO - Personalmente, faccio fatica a ricordare, perlomeno riguardo al secolo in corso, un Festivalone così ricco di veri big: vincitori recenti, si diceva, come i ragazzi del Volo che non avevano alcuna necessità di rimettersi in gioco, forti di una popolarità oceanica che ha da tempo valicato i confini nazionali; e poi Arisa, che si impose nel 2014, e ancora Renga e Cristicchi, due trionfatori degli anni Zero, il primo sempre sulla cresta dell'onda, il secondo ai margini del mondo discografico solo perché ha optato, negli ultimi tempi, per un percorso di teatro civile. Grossissimi calibri sono anche il citato Ultimo, che ha legittimato la vittoria fra i Giovani 2018 mettendo d'accordo pubblico e critica nei mesi successivi, quel Nek che vuol completare l'operazione rilancio avviata col secondo posto del 2015 centrando finalmente il primo alloro rivierasco, giovanotti rampanti come Irama e il duo Federica Carta - Shade che alla loro età hanno già fatto incetta di dischi di platino...
Un cartellone migliore, lo ripetiamo, era difficile metterlo insieme, fatti salvi gli eterni assenti allergici alla gara (un nome per tutti: Cremonini) e gli esponenti del cantautorato tradizionale che peraltro è anche piuttosto infantile continuare a rimpiangere. Sia perché molti di essi hanno già dato il meglio da tempo e non aggiungerebbero granché, se non rimpianti per i tempi che furono, sia perché Sanremo ha dimostrato, alla lunga, di poter fare abbondantemente a meno di loro. 
ANCORA I "CAST PARALLELI" - Tutto perfetto, dunque? Non proprio. Sulla kermesse ai nastri di partenza si addensano almeno due tipi di nubi. Innanzitutto il cast "a tre piazze", che ripete e amplifica l'anomalia già manifestatasi dodici mesi or sono. Nel presentare Sanremo 2018, avevo infatti parlato di "tre cast paralleli", in riferimento ai cantanti in gara, agli ospiti italiani e ai duettanti del venerdì. Il format viene riproposto in questa edizione, in misura financo esagerata: il gruppone dei vip italiani fuori concorso non rischierà forse di oscurare quello dei gareggianti, che abbiamo detto essere di elevata consistenza, ma è comunque una truppa a 24 carati. Certo, ci sono i prezzemolini che una passeggiata all'Ariston non se la fanno quasi mai mancare (Giorgia, Mannoia, Bocelli, che perlomeno offrirà un brivido emozionale in più "sdoganando" il talentuoso figliolo Matteo), ma Baglioni ha saputo convincere anche personaggi recalcitranti alla ribalta sanremese come Antonello Venditti (unica precedente apparizione nel 2000) e reclutato big sulla cresta dell'onda quali Marco Mengoni e Alessandra Amoroso. 
SUPEROSPITI: CATEGORIA DISCUTIBILE - E allora, qual è il problema? Semplice: la categoria dei super ospiti italiani, da sempre discutibile, tocca forse in questo 2019 l'apice della sgradevolezza  e dell'inopportunità. Mengoni, giovanotto che a Sanremo deve tantissimo, avendolo vinto sei anni fa in un momento in cui il suo percorso di crescita stava incontrando qualche difficoltà, non è mai più tornato in competizione; la Amoroso con la gara non si è proprio mai cimentata, nonostante voci e indiscrezioni ogni anno la inseriscano puntualmente fra i "papabili", e poteva oltretutto risparmiarsi il post di giubilo pubblicato su Facebook ("Ce l'abbiamo fatta, abbiamo realizzato il nostro sogno, saremo lì come ho sempre sognato", eccetera eccetera); Ligabue e Venditti, entrambi alla seconda presenza, hanno sempre snobbato la kermesse ligure nella sua accezione primaria di tenzone canora. Ebbene, tutti loro colgono adesso al volo l'occasione di fare passerella senza rischi, omaggiando la canzone italiana come richiesto dal direttore artistico, certo, ma anche autopromuovendosi, mentre, parallelamente, rischiano amarezze e delusioni colleghi altrettanto famosi, grandi venditori di dischi e collezionisti di sold out nei live. 
MEGLIO GLI STRANIERI - Spiace, ma così è troppo comodo. Appena accettabili soltanto le presenze di Riccardo Cocciante, che perlomeno un Festival l'ha vinto in un periodo in cui non aveva certo bisogno di un rilancio, e Ramazzotti, che ha avuto tanto da Sanremo ma gli ha anche dato tantissimo, con tre partecipazioni consecutive (visto il suo clamoroso exploit, avrebbe anche potuto fermarsi alla seconda del 1985, per poi fare ugualmente la carriera che avrebbe fatto), così come anche Giorgia, che dopo aver combattuto per quattro volte (1994, 1995, 1996 e 2001), ora sta fuori dalla mischia. Ma questo fare figli e figliastri fra i cantanti nostrani è una distorsione che andrebbe sanata: serve per fare audience, è chiaro, per compensare la presenza di qualche nome insolito fra i gareggianti, nomi che potrebbero spiazzare la platea tradizionale e tendenzialmente anziana del primo canale Rai; è necessario anche per accontentare esigenze di case discografiche e manager vari, d'accordo. Ma resta un'ingiustizia, e trovo che Sanremo avrebbe semmai bisogno di una nuova, cospicua apertura ai grandi nomi internazionali; non la pletora di divi stranieri che caratterizzò certe edizioni degli anni Ottanta e Novanta, ci mancherebbe, ma sei - sette nomi selezionati che innalzerebbero l'eco della manifestazione e creerebbero nuovo interesse. Costerebbero di più, forse, ma sarebbero investimenti fruttuosi. 
Del resto, anche se può sembrare un controsenso per quello che è denominato ufficialmente "Festival della canzone italiana", Sanremo è veramente decollato quando ha aperto le sue porte all'Europa e al mondo: nel '64, dopo un periodo di stanca, arrivarono i grandi interpreti di fuorivia, e da lì partì un boom di successo e di vendite che si protrasse per quasi dieci anni. Personalmente, qualche straniero lo riporterei perfino in gara, e del resto il regolamento non chiude le porte a questa soluzione, che peraltro negli ultimi anni è stata adottata raramente (la sola Lara Fabian nel 2015, in un'edizione per la quale, raccontano le cronache dell'epoca, pare siano stati in corsa per la partecipazione autentici numeri uno come Anastacia e Michael Bolton). 
CONFLITTO D'INTERESSE: SI' O NO? - Secondo buco nero di Sanremo 2019: il caso del presunto conflitto di interessi del direttore artistico, tematica nella quale non mi addentro perché non ho né le conoscenze giuridiche né tutte le informazioni necessarie per trarre conclusioni. E' però palese, e lo ha sottolineato anche la Rai, che da qualche tempo è in atto una forma di eccessiva concentrazione dei più prestigiosi cantanti italiani sotto l'egida di poche agenzie, dalle quali una manifestazione come Sanremo non può dunque prescindere per poter costruire uno spettacolo decente. Il problema andrebbe quindi risolto alla base, fuori e lontano dalla Riviera, creando le condizioni per una maggiore concorrenza, per un mercato più aperto, ma non è affatto facile. Quanto a Baglioni, la sua integrità morale e artistica non è in dubbio, ma visti i rapporti professionali che parrebbero intercorrere con una di queste agenzie, stando alle informazioni di stampa, per il futuro sarebbe forse meglio trovare per il Festivalone un altro responsabile. Anche qui: fosse semplice... Ci vorrebbe un nome fuori della mischia, ma dove lo si va a pescare? Nel mio piccolo, mi permetto di suggerire Claudio Cecchetto, che non ha mai fatto mistero di gradire un eventuale ritorno a Sanremo come direttore artistico (lo ha ribadito anche in una recentissima ospitata durante una trasmissione del servizio pubblico), e sul piano della competenza e dell'esperienza avrebbe tutte le carte in regola; non so però se abbia contratti o rapporti lavorativi in essere. 
SENZA NUOVE PROPOSTE - Infine, ci sono le perplessità relative alla soppressione della sezione Giovani nel contesto della gara di febbraio, per relegare le "nuove proposte" in una kermesse dicembrina che ha avuto tiepida accoglienza sul piano dell'audience. La sensazione che gli emergenti fossero avvertiti come un peso per il Festivalone vero e proprio è stata netta negli ultimi anni, ma almeno Carlo Conti aveva forzato la mano riuscendo a riproporli in un orario degno, addirittura in apertura di serata, nella fascia di "anteprima". La formula studiata da Baglioni rappresenta per il momento un passo indietro, in quanto questi ragazzi sono stati privati di una platea vastissima, e si è negata la possibilità di farsi notare a tanti artisti battuti nelle votazioni dai "neo big" Einar e Mahmood, ma non per questo meno validi. Spero che l'eventuale, nuovo deus ex machina della rassegna capisca quanto la categoria rappresenti linfa vitale imprescindibile per Sanremo, e debba essere potenziata, non svilita. Ma sono considerazioni che ci portano troppo lontano, per il momento. Fra poche ore comincia Sanremo 2019: la griglia di partenza vede nelle prime file Ultimo, Il Volo, Nek, Irama, Renga, Arisa. Si parla benissimo delle proposte di Silvestri, Cristicchi, Motta, Achille Lauro. I giudizi dei giornalisti che hanno potuto ascoltare i pezzi in anteprima, pur con le ovvie discrepanze, si sono orientati verso una valutazione di buon livello della produzione proposta. Le aspettative sono alte, dunque, ed altrettanto alto è il rischio di rimanere delusi. Da stasera inizieremo a capire. 

mercoledì 12 dicembre 2018

VERSO SANREMO 2019: GIRO D'ORIZZONTE SUI POSSIBILI BIG IN GARA A FEBBRAIO


Dicembre inoltrato: è tempo di fare il tradizionale punto sulla marcia di avvicinamento al Sanremo "dei grandi", quello in programma dal 5 al 9 febbraio prossimi. Le indiscrezioni quest'anno sono iniziate con larghissimo anticipo, col risultato che per due - tre mesi i nomi sulla bocca di tutti sono restati grosso modo gli stessi, in una litanìa financo stancante: limiti del giornalismo da web, che ogni giorno deve battere il ferro di un argomento particolarmente gettonato (e non vi sono dubbi che il Festivalone lo sia) anche se, in definitiva, non si hanno clamorose verità da rivelare al popolo degli internauti. Nella mia analisi seguirò il metodo già adottato per le edizioni passate, "annusando" un po' l'aria del mercato discografico, cercando di orientarmi fra rumors più o meno attendibili e aggiungendo qualche pronostico sulla base esclusiva di miei semplici "desiderata". Citerò molti papabili, perché il mio intento non è azzeccare il cast pedina per pedina (giochino che ho già fatto su Facebook con amici, ma, appunto, di un giochino si tratta), quanto compiere un giro d'orizzonte il più possibile completo e credibile. 
I SUPERBIG - Nelle ultime settimane si è parlato delle possibili partecipazioni, in concorso, di autentici mattatori delle chart "anni Dieci": dalla debuttante di lusso Alessandra Amoroso, sempre presente nelle voci della vigilia e puntualmente assente dal listone definitivo, a Francesco Renga, che non gareggia dal 2014 (quando mancò a sorpresa un trionfo che avrebbe largamente meritato, con "Vivendo adesso"); dai Modà, per i quali è giunto il momento di lanciare un nuovo progetto discografico, a Giusy Ferreri, spesso sfortunata a Sanremo ma interprete di due clamorose "summer hits" in tempi recenti, "Roma-Bangkok" e "Amore e capoeira". E poi, ancora, due vincitori dell'era Conti, Il Volo e Francesco Gabbani: soprattutto per i primi si tratterebbe di una ricomparsa sorprendente, visto che i tre ex bambini prodigio, ad occhio e croce, non hanno bisogno della spinta promozionale festivaliera per alimentare un'attività già intensissima anche in ambito internazionale; ma è pur vero che, finora, la loro luminosa carriera si è retta essenzialmente sulle cover, mentre sarebbe ora di sfornare un altro inedito in grado di farsi ricordare. Volendo, i tempi sarebbero maturi anche per una rentrée di Emma, mai più tornata a concorrere dopo il primo posto del 2012. Pressoché impossibile, ovviamente, vedere in lizza contemporaneamente tutti questi assi pigliatutto delle classifiche: verrebbe fuori un Festival monstre, in stile anni Sessanta, quando davvero la crema della canzone italiana andava in Riviera a proporre le nuove produzioni, senza paura di affrontare le forche caudine dell'eliminazione. 
RITORNI DAL PASSATO RECENTE - Azioniamo ora la macchina del tempo e passiamo in rassegna i cast degli ultimi Festivaloni, per cercare di capire chi potrebbe rimettersi in gioco fra i concorrenti di quelle edizioni. Non è escluso possano concedere un immediato bis Diodato, Le Vibrazioni e i Kolors, dopo partecipazioni ben accolte da critica e pubblico ma dagli esiti commerciali non esaltanti: Diodato, presentatosi con la convincente "Adesso", ha pagato forse lo scotto di non avere avuto un album pronto per cavalcare l'onda di popolarità regalatagli dall'Ariston, Sarcina e compagni si sono confermati con una buona prestazione estiva ("Amore zen"), il gruppo di Stash aveva portato in gara una orecchiabile e moderna "Frida" che però non ha sfondato come era logico attendersi, strano destino che ha riguardato molte pregevoli composizioni ascoltate nel primo Sanremo griffato Baglioni. Non dovrebbe mancare Ultimo, trionfatore fra i debuttanti e, lui sì, protagonista di un notevole exploit in fatto di vendite, mentre è lecito aspettarsi un... turno di riposo da parte di Noemi e Annalisa, assidue frequentatrici della rassegna, con l'artista ligure che è stata fra i pochi in lizza nel 2018 a centrare il traguardo del disco di platino. 
In tanti sono pronti a scendere in pista a ventiquattro mesi di distanza dall'ultima volta: Paola Turci, tornata prepotentemente alla ribalta a Sanremo 2017, una Bianca Atzei perennemente alla ricerca della consacrazione così come Chiara Galiazzo, Elodie reduce da una felice stagione calda grazie al duetto con Michele Bravi in "Nero Bali", due habitués del Festival come Michele Zarrillo  e Marco Masini, e Gigi D'Alessio, benché scottato dall'eliminazione subìta con "La prima stella". Fra i partecipanti all'edizione 2016, hanno buone carte da giocare Arisa (anche lei ex vincitrice, non dimentichiamolo), Dolcenera e Valerio Scanu, mentre Francesca Michielin potrebbe anche permettersi di rimanere a casa per la terza volta consecutiva, dopo un 2018 trionfale (un disco d'oro e uno di platino con "Io non abito al mare", un oro e due platino per "Fotografia" con Carl Brave e Fabri Fibra). Direttamente dal 2015 è attesa una possibile riemersione di Anna Tatangelo, Nesli, Gianluca Grignani e Irene Grandi, senza dimenticare Enrico Nigiotti, medaglia d'argento in quell'occasione fra i Giovani e successivamente esploso con "L'amore è", certificato platino. Si parla poco di Nek, eppure, rimettendosi in gioco dopo l'ospitata dell'anno passato, potrebbe tranquillamente ambire alla vittoria, definitiva consacrazione di una già ottima carriera. 
RAF E GLI ALTRI VETERANI - A proposito di Sanremo 2015: fu l'anno in cui Raf decise di ripresentarsi sul palco ligure dopo una lunghissima assenza. Ebbene, nei mesi scorsi si è ricomposto il duo con Umberto Tozzi: averli in gara aggiungerebbe prestigio al roster dei partecipanti, e sarebbe un'idea nel solco della coppia Facchinetti - Fogli schierata nell'ultima edizione. Sull'argomento, da citare le sibilline dichiarazioni del duo a "Verissimo" (ringrazio per la segnalazione l'amico Luca Valerio): "Molti  ce lo chiedono, noi siamo disponibili, ma non abbiamo ancora ricevuto comunicazioni". Che li si voglia dirottare nel "festival parallelo", quello animato dai superospiti italiani in passerella senza i rischi della gara? E, visto che si parla di ex Pooh, dopo i due già citati e dopo Red Canzian potrebbe essere la volta di Dodi Battaglia. Altri veterani in ballo sono Massimo Ranieri, Patty Pravo e Iva Zanicchi, mentre pressoché certa è la presenza di Loredana Bertè, prepotentemente riportata in orbita dal boom estivo coi Boomdabash e rifiorita anche sul piano vocale. 
IN CERCA DI RILANCIO - Si è parlato prima degli ex vincitori: detto del Volo, di Gabbani, Renga, Arisa ed Emma, potrebbero tentare l'impresa sanremese anche Marco Carta, quel Simone Cristicchi che negli ultimi tempi ha preferito il teatro di impegno civile alla musica pop, e Raphael Gualazzi, trionfatore fra i giovani nel 2011 e sempre portatore di proposte mai banali, ma che deve un po' rinfrescare il suo repertorio, visto che l'ultimo successo, la gradevole "L'estate di John Wayne", risale a due anni fa. C'è chi è ancor più bisognoso di un rilancio in grande stile: fra questi, un capitolo a parte lo merita un drappello di personaggi uscito dal tunnel grazie allo show di Amadeus "Ora o mai più". Penso a talenti cristallini come Lisa, Massimo Di Cataldo e i Jalisse: in particolare, la coppia che si impose a sorpresa a Sanremo '97 ha cominciato a prendersi delle belle rivincite, con la...Jalissa Alessandra Drusian che ha poi confermato il suo magic moment proponendosi in forma smagliante a "Tale e Quale show". C'è sempre la speranza di rivedere altre eccellenti artiste come Syria, Mietta, Alexia, Silvia Salemi, Mariella Nava, Marina Rei, tutte in diversa misura protagoniste degli anni Novanta e tutte ingiustamente snobbate dalla rassegna rivierasca, da un bel po' di tempo a questa parte. 
QUOTA RAFFINATEZZA, GIOVANI RAMPANTI E RAP - Un angolino per le proposte più "sofisticate" non è mai mancato, e men che meno mancherà con Baglioni confermato sulla tolda di comando. Le possibilità sarebbero infinite, per portare all'Ariston qualcosa di più ricercato eppur di grande impatto: Simona Molinari, Sergio Cammariere, Daniele Silvestri, Niccolò Fabi, Teresa De Sio, Niccolò Agliardi, e ragazzi "di nicchia" come Erica Mou, Patrizia Laquidara, Chiara Dello Iacovo, Zibba, Paolo Simoni, tutti lanciati dalla sezione Nuove proposte sanremese, fra l'altro. Proprio come Irama, che però ha trovato la consacrazione attraverso altre vie e che ora va ricompreso nella categoria dei giovani rampanti, dei nuovi protagonisti di classifiche, streaming e airplay. È un papabile, così come lo sono Riki, Thomas e Briga, tutti direttamente da Amici, o, alzando il livello, Levante, Baby K., Maneskin e Thegiornalisti.
A proposito dei preferiti dai ragazzi, va doverosamente aperto il capitolo rap, genere che è stato il mattatore assoluto del 2018, piaccia o non piaccia (a me non piace, sia messo agli atti, per non parlare della terribile "trap"). Quasi ignorato nel Sanremo numero 68, stavolta difficilmente il direttore artistico potrà passare oltre: da vedere se sarà il caso di reclutare personaggi già visti su quel palco e non in cima alle preferenze del pubblico, come Rocco Hunt e Clementino, o se si tenterà di puntare ai bersagli grossi inseguendo nomi di grido come Guè Pequeno, Emis Killa, Capo Plaza. Non dimentichiamo poi la quota Indie, un mazzo da cui salta spesso fuori qualche carta a sorpresa e imprevedibile, come Lo Stato Sociale del 2018. Infine, il regolamento lascia teoricamente aperte le porte agli stranieri: peraltro, negli ultimi anni solo il primo Carlo Conti inserì fra i big una cantante di fuorivia, Lara Fabian (e secondo indiscrezioni rimasero fuori star come Anastacia, Michael Bolton e Randy Crawford).  

martedì 29 novembre 2016

VERSO SANREMO 2017: PREVISIONI E SUGGESTIONI SUL CAST DEI BIG

                       Carlo Conti: ultime due settimane di lavoro sul cast di concorrenti sanremesi

La prima "giornata campale" lungo il cammino verso Sanremo 2017 sarà lunedì 12 dicembre, quando Carlo Conti svelerà, in pratica, l'intero cast dei concorrenti, sia Big che Giovani. Il direttore artistico, per il terzo anno consecutivo (e ultimo, almeno per il momento...) sulla tolda di comando, ha scelto di cogliere due piccioni con una fava: "Sarà Sanremo", la trasmissione in prima serata su Rai Uno che ospiterà la selezione decisiva delle nuove leve rivierasche, accenderà anche i riflettori sull'annuncio più atteso dagli appassionati, quello del listone dei venti vip che si daranno battaglia all'Ariston dal 7 all'11 febbraio prossimi.
Una scelta mediaticamente azzeccata, da parte dell'anchorman toscano e dell'azienda: in tal modo, risulterà potenziato l'appeal televisivo di un evento che, l'anno passato, non aveva granché fatto breccia in sede di Auditel (anche perché era una novità ripescata dopo tempo immemore, e dopo che tanta acqua era passata sotto i ponti della "musica da piccolo schermo", con particolare riferimento alla dittatura del format Talent show). Senza contare che l'effetto scoop legato alla comunicazione dei Big verrà sottratto alla brutta Arena di Giletti, che negli ultimi due anni, e in altri precedenti, ne ha beneficiato senza grossi meriti (parere personale, ovviamente). 
Già, ma chi saranno, alla fine, i grossi calibri in gara? Come consuetudine del blog, a meno di due settimane dall'annuncio è il caso di cominciare a tracciare un quadro d'assieme. Premetto che, come sempre, non ho contatti diretti con case discografiche, management ed entourage degli artisti; mi limito ad "annusare" l'aria e a fare considerazioni sulla base di vari fattori: l'andamento generale del mercato musicale italiano degli ultimi mesi, le partecipazioni recenti al Festivalone (cartina di tornasole attendibilissima per capire chi potrà tornare in lizza e chi rimarrà fermo un giro), nonché, ovviamente, i rumors riportati dalle fonti più autorevoli. 
I "COLPI" MANNOIA E THE KOLORS - A tal proposito, Sorrisi e Adnkronos, sicuramente bene informati, negli ultimi giorni hanno insistito parecchio soprattutto su due grossi nomi: Fiorella Mannoia e The Kolors. In entrambi i casi si tratterebbe di due indubbi colpacci, anche se qualche perplessità permane: riguardo a Fiorella, ha pubblicato da poche settimane un album (già nelle charts), possibile dunque che dopo appena tre mesi se ne esca con un altro inedito da lanciare in Liguria, con conseguente eventualità di proporre un repackaging del suddetto disco a strettissimo giro di posta? Tutto può essere, ormai nulla mi sorprende delle strategie dell'industria di settore... Riguardo a Stash e compagni, se saranno in lizza vorrà dire che hanno deciso, magari momentaneamente, di abbandonare il canto in lingua inglese: se la loro partecipazione si concretizzasse, la giovane band assurgerà inevitabilmente al ruolo di superfavorita per il trionfo finale. 
IL SOGNO DEI SUPERBIG - Nell'ultimo post dedicato al Festival avevo sottolineato come, per questa sua ultima esperienza sanremese in veste di direttore artistico (ma, ripeto, sul suo ritorno in futuro metterei entrambe le mani sul fuoco), Carlo Conti avesse bisogno di qualcosa di esplosivo, di un quid in più, un gruppetto di assi del pop da mettere in bella mostra in Riviera, per lasciare un segno indelebile e non limitarsi al piccolo cabotaggio di un cast dignitoso ma "medio". Avevo anche buttato là qualche nome, da Alessandra Amoroso a Mario Biondi, dai Modà a Carmen Consoli, da Cesare Cremonini a sogni "impossibili" come Antonacci (che nel 2017 pubblicherà un nuovo album), Zero e Venditti, tutti personaggi, giovani e meno giovani, pienamente sulla cresta dell'onda, da primi posti nelle classifiche o da tutto esaurito nei concerti. Finora nulla si è mosso su questo fronte, e in particolare sembra che la candidatura della Amoroso, dopo un'estate da "promessa sposa festivaliera", sia tornata a traballare, come è sempre avvenuto negli anni scorsi; confidiamo comunque in qualche boom dell'ultimo momento, accuratamente tenuto segreto dall'organizzazione.
Ad esempio, chissà che Conti non faccia un tentativo con Fabio Rovazzi, il "caso" musicale del 2016 (anche eccessivamente demonizzato, come se la canzone demenziale fosse una novità di quest'epoca, e come se giungere al successo tramite You Tube fosse ancora un delitto), o con Gigi D'Alessio, che da un po' di tempo non lancia inediti. Un coup de théâtre sarebbe rappresentato dal reclutamento di Alvaro Soler, nuovo re dei tormentoni estivi e ormai italiano d'adozione. 
I RITORNI DAL PASSATO RECENTE - Dicevamo dell'analisi dei partecipanti alle ultime edizioni, un modo per trarre indicazioni credibili su chi potrebbe tornare in competizione nel 2017. Dopo l'affermazione di dodici mesi fa, dovremmo rivedere il vincitore fra i giovani, Francesco Gabbani (la sua "Amen" si è ben imposta) e, perché no, un'altra nuova proposta rampante, quell'Ermal Meta che è anche autore assai considerato e che nel corso del 2016 ha inciso l'album "Umano", dal quale sono stati tratti altri singoli di buon livello. Si parla anche di un immediato bis di Clementino, rapper che all'Ariston e in hit parade ottenne un'affermazione superiore alle aspettative. 
Dal 2015 potrebbero riemergere Chiara Galiazzo (nome molto "gettonato" in queste ore), Nesli, Irene Grandi, Marco Masini e Anna Tatangelo, la quale sta vivendo un momento di gloria nelle  nuove vesti di attrice (è nel cast del cinepanettone "Un Natale al Sud"). Ancora, andando più a ritroso e guardando all'edizione 2014, dovrebbe essere scoccata l'ora del ritorno per Giusy Ferreri, che sta vivendo una delle fasi più appaganti della sua carriera grazie anche allo strepitoso successo, iniziato nel 2015 e prolungatosi nel tempo, del singolo "Roma - Bangkok" con Baby K. seguito dall'intensa "Volevo te"; verosimilmente ci riproverà Francesco Sarcina e magari pure Renzo Rubino, cantautore di indubbia originalità.
Fermi anche loro alla partecipazione del 2014, non è da escludersi la presenza di Raphael Gualazzi e Francesco Renga, due nomi di indubbio spessore pur se reduci da periodi diversi: il primo è lanciatissimo dallo splendido brano "L'estate di John Wayne", uno dei migliori prodotti italiani dell'ultimo lustro, e da un nuovo album, il secondo deve rimediare all'esito del cd "Scriverò il tuo nome", buono ma non eccezionale come era lecito attendersi. Mancano dal 2013, ma sarebbe bello rivedere all'Ariston la sofisticata e brillante Simona Molinari e il vincitore dei giovani di quell'anno, Antonio Maggio, che da allora ha continuato a fare musica ma senza più trovare una vetrina di altissimo livello. Dopo aver partecipato nel 2012 con l'accompagnamento del compianto Lucio Dalla, chissà che non torni alla ribalta Pier Davide Carone, un po' sparito dai radar ultimamente ma autore di notevole talento. 
QUELLI SULLA CRESTA DELL'ONDA - Poi, ci si può sbizzarrire con le candidature. Tra i più freschi protagonisti del pop, potrebbe esserci spazio per Fabrizio Moro, i redivivi Loredana Errore e The Ghost, Elodie e Sergio Sylvestre  di "Amici", Briga, Marco Carta, una Silvia Mezzanotte rilanciatissima da "Tale e Quale show" (come pure Bianca Atzei), la frizzante band Il pagante, che ha vissuto un 2016 sugli scudi (enorme successo per il singolo "Bomber"), l'ex Eiffel 65 Gabry Ponte; più difficile sarà vedere i nuovi teen idol Benji & Fede, in un momento di travolgente popolarità (toccata con mano in occasione di un recente "firmacopie" a Genova) ma che hanno lasciato capire di non sentirsi ancora pronti per affrontare la difficile platea sanremese, ed Emma, la quale a distanza di quattro anni dalla sua vittoria potrebbe tranquillamente rimettersi in gioco senza rischiare granché (ma è appena uscita una nuova versione del suo ultimo lavoro, "Adesso", con due inediti all'interno. Ergo...). 
VETERANI - Tra i veterani, la cui presenza sarà ridotta al lumicino come da giusta consuetudine degli ultimi tempi, il nome forte è quello di Al Bano (leggiamo su Adnkronos che vorrebbe festeggiare il 50esimo anniversario di "Nel sole", sua prima grande hit), "papabile" pure Fausto Leali; si potrebbe azzardare anche un Riccardo Fogli reduce dalle fatiche dell'ultimo tour con i Pooh, mentre a Michele Zarrillo, dopo i seri problemi di salute vissuti l'anno scorso, piacerebbe tornare sul palco che ha rappresentato il fulcro della sua brillante carriera. I Ricchi e Poveri nella nuova versione "duo" sarebbero una struggente operazione nostalgia; si potrebbe assistere a un tentativo di Loredana Bertè, rivista di recente in buona forma vocale dopo anni difficili; da valutare la posizione di Amedeo Minghi, attualmente nei negozi con un sostanzioso progetto discografico, un triplo cd con tanti inediti e alcune evergreen, ma mai dire mai... 
ANNI NOVANTA O GIU' DI LI' - Della generazione di mezzo, quella degli anni Novanta sempre un po' trascurata a livello sanremese (eccezion fatta per il 2015, quando ricomparvero i vari Nek, Masini e Grandi), da tenere d'occhio Syria, Gerardina Trovato (che ha scritto su Facebook di puntare molto su una nuova occasione festivaliera), Dirotta su Cuba,  Alexia, le sorelline Paola e Chiara Iezzi (ma ognuna per conto suo), Mariella Nava, Silvia Salemi, Massimo Di Cataldo, Paola Turci, Mietta, Marina Rei, Paolo Vallesi e i Jalisse, anche loro alle prese con un anniversario importante: i vent'anni di "Fiumi di parole", croce e delizia del loro percorso artistico. Fra i reduci dei primi Duemila, ma è solo una suggestione, sarebbe bello risentire i Velvet, un gruppo per nulla banale nella sua produzione. 
RAP E CANTAUTORI - Poi c'è la galassia rap, sempre padrona delle charts e che, quindi, almeno un paio di caselle dovrebbe occuparle nel cast finale: "campioni" come Marrakash, Guè Pequeno, Fabri Fibra o Salmo, oppure gli ultimi arrivati (ma già in cima alle preferenze dei giovani) come Ghali, Achille Lauro ed En?gma, o ancora un Moreno alla ricerca della gloria perduta (eppure il pezzo presentato a Sanremo 2015 non era male), oltre al citato Clementino: le alternative non mancano. Ancora: i nomi un po' meno commerciali, fautori di un pop più raffinato, faranno un tentativo? Sarebbe fascinoso ascoltare qualcuno fra i vari Niccolò Fabi appena incoronato al Club Tenco, Niccolò Agliardi portato alle stelle dalle canzoni scritte per la fiction "Braccialetti Rossi", Paolo Simoni, fra i cantautori più creativi e coraggiosi dell'ultima leva, Zibba, visto a Sanremo 2014, e ancora Brunori Sas, Dente, Levante, Erica Mou, Cosmo, oppure i Subsonica e i Negrita, che erano stati fra i "desiderata" di Conti per l'edizione 2016... Improbabile invece Sergio Cammariere, che ha pubblicato la settimana scorsa il suo nuovo disco.  L'auspicio è che non si punti soltanto sul pop più leggero, ma che si crei un cast oltremodo variegato, per fornire un quadro del panorama musicale italico più ampio rispetto alle abitudini sanremesi. 

giovedì 20 ottobre 2016

VERSO SANREMO 2017: ECCO IL REGOLAMENTO, CON GARA PIU' "CRUDELE" PER I BIG. ORA CONTI DEVE PUNTARE ALLE VEDETTES


Sanremo 2017, atto primo. Con la pubblicazione on line del regolamento della kermesse, il Festival entra da oggi nel periodo più caldo della fase preparatoria. Novità? Nulla di particolarmente sconvolgente, se non una concessione alle esigenze televisive (o presunte tali) che, dicono gli esperti di cose catodiche, richiedono una gara più tesa e ricca di trappole anche per i nomi noti della canzone, fin dalle battute preliminari, per incrementare l'appeal dello show in sede di Auditel. Carlo Conti e la Rai puntano dunque su un'accentuazione del carattere competitivo della sfida fra i Campioni. I quali, lo si sa già da ora, saranno venti, laddove negli anni scorsi si era giunti a questa quota modificando il regolamento iniziale, che ne prevedeva sedici (2015) e diciotto (2016). 
COMPETIZIONE ESASPERATA - Dopo essersi esibiti tutti insieme nella serata di apertura (7 febbraio), i Campioni daranno vita a due "semifinali" il mercoledì e il giovedì: dieci in lizza in ciascuna di esse, e appena sei per sera ammessi direttamente alla finalissima (tenendo conto anche dei voti ottenuti nel vernissage del martedì). Addirittura otto esclusi in prima istanza, dunque, o meglio rimandati, per i quali scatterà un feroce "playoff" in programma il venerdì: i tre più votati in questa occasione saranno ripescati e parteciperanno alla tenzone conclusiva di sabato 11 assieme ai dodici già promossi. Un'esasperazione di quel "barrage" che l'anno passato era stato sperimentato in versione soft (cinque su venti andavano allo "spareggio", quest'anno ben otto su venti, quasi la metà), e con un'altra differenza sostanziale: se dodici mesi fa era stato il solo televoto a decidere il brano da ripescare, quest'anno il verdetto sarà affidato a un sistema misto formato da televoto, esperti e giuria demoscopica. Tutto uguale per le Nuove Proposte, che come di consueto verranno scelte attraverso il duplice binario di Area Sanremo (due artisti in sboccio) e di "Sanremo giovani" (sei), la selezione autunnale inventata da Pippo Baudo negli anni Novanta e ripristinata l'anno scorso, con una risposta del pubblico a casa non particolarmente incoraggiante.
LE PRIME CANDIDATURE - Queste sono dunque, a grandi linee, le fondamenta dell'edificio Festival che verrà pazientemente eretto da Conti e dal suo staff nei prossimi mesi. In questi giorni Sorrisi & Canzoni TV e altre fonti di informazione hanno cominciato a far filtrare le prime indiscrezioni riguardanti big e ospiti che potrebbero sfilare in Riviera. Ritengo sia abbastanza prematuro parlarne, perché molti giochi sono ancora da fare e il grosso delle candidature verrà fuori a novembre inoltrato, quando, se sarà possibile, tornerò a parlarne sul blog. Di certo i nomi fin qui emersi non sono tali da indurre all'entusiasmo. Intendiamoci, si tratta di esimi rappresentanti di quella "classe media" della musica italiana che, da sempre, trova giustamente nel Festivalone una formidabile ed essenziale vetrina, ciò di cui non necessitano i grossi calibri, quei pochi rappresentanti del canto tricolore che mietono successi oceanici anche fuori dai patri confini (e che, ricordiamolo, a tal livello sono giunti spesso partendo da Sanremo, vedi alle voci Pausini, Ramazzotti e Bocelli). 
CI VUOLE UN PASSO AVANTI - Ben vengano, dunque, Giusy Ferreri e Nina Zilli, Syria (non ammessa lo scorso anno) e Francesco Sarcina, Nesli e un Michele Zarrillo che meriterebbe il ritorno alla ribalta dopo le traversie fisiche che ha vissuto. E tuttavia, mi son formato una convinzione già dai mesi successivi all'edizione 2016: Carlo Conti, all'ultima fatica sanremese di questo suo "primo" triennio (dico "primo" perché non mi sentirei di escludere un suo ritorno in un futuro prossimo, anzi...), ha bisogno di un qualcosa di più. I due Festival fin qui allestiti sono stati baciati da un meritato successo di pubblico televisivo; il primo ha avuto anche un notevole impatto sul mercato discografico, mentre il secondo ha fatto un po' segnare il passo, sotto questo profilo, nonostante alcuni notevoli exploit, soprattutto quelli di Francesca Michielin (l'autentica "vincitrice morale", come si diceva un tempo) e di Francesco Gabbani, trionfatore fra i Giovani e che, verosimilmente, ritroveremo a febbraio nella categoria regina, sorte che potrebbe toccare a un altro "reduce" a cui l'appellativo di "emergente" sta ormai stretto, ossia Ermal Meta. 
A CACCIA DI GRANDI NOMI - Due Sanremo che hanno celebrato l'eccellente gregariato della nostra canzone, consacrato freschi virgulti (Annalisa, Noemi, Fragola, per non parlare del Volo) e rilanciato carriere (Nek soprattutto, ma anche Scanu, che ha avuto riscontri lusinghieri), ma ora bisogna cambiare marcia. La rassegna 2017 dovrebbe, finalmente, partire senza indugio alla caccia di due - tre vedettes assolute. Per la gara, ovviamente: perché sentir parlare di Giorgia o di Tiziano Ferro come possibili super ospiti mette francamente tristezza e fa anche un po' rabbia. Giorgia soprattutto avrebbe potuto rappresentare il vero colpaccio del direttore artistico, una rentrée in grande stile a battersi all'Ariston dopo tre anni di silenzio discografico. Invece il nuovo album è previsto in uscita già a novembre... 
Ma le alternative non mancano: da Carmen Consoli a Cesare Cremonini, dai Modà (ormai autentici riempi-stadi) ad Alessandra Amoroso (un vero asso pigliatutto delle classifiche, forse la più vincente fra i tanti reduci dai talent), da Mario Biondi a, perché no, Biagio Antonacci (che ha annunciato l'uscita di un nuovo lavoro per i primi mesi del 2017), fino a Renato Zero e, perché no, un Antonello Venditti che se ha preso parte al Summer Festival di Canale 5 potrebbe porre fine alla sua tradizionale ostilità nei confronti della manifestazione ligure. Obiettivi difficili, alcuni persino impossibili, sulla carta, ma occorre almeno provarci. Alcuni di questi nomi potrebbero rappresentare una rivoluzione, aprire una breccia nel muro degli irriducibili, dei refrattari alle gare canore (Sanremo in primis), gettare semi che in futuro potrebbero dare frutti copiosi. E pazienza se la competizione rischierebbe di avere un esito scontato: a parte che non è detto, perché i meccanismi di votazione lasciano spazio a qualunque sorpresa, ma Sanremo è sopravvissuto a tante vittorie annunciate, e, nel caso, il minor pathos sarebbe più che bilanciato dal prestigio dato alla rassegna da questi superbig. Il nuovo meccanismo di gara potrebbe tenere lontani i grossi calibri? La paura della competizione l'ho sempre vista come una scusa fondata su labili basi: un settimo, undicesimo o tredicesimo posto nuocerebbe in qualche modo ai vip sopra citati? Suvvia, non scherziamo... 
OLTRE IL POP - Ci pensi, dunque, mister Conti, miri in alto nei suoi corteggiamenti, non si accontenti di ciò che passa il convento discografico. E cerchi di costruire un cast più coraggioso, allargando il ventaglio dei generi musicali rappresentati, non solo pop melodico e rap, aprendo ancor di più ai sound contemporanei, alla nouvelle vague, guardando poi senza preclusioni al mondo degli indipendenti, che ad anni Dieci inoltrati non ha più senso sottostimare. Dopodiché, vengano pure i classici nomi "da Festival", che hanno anche loro un posto di riguardo nel cuore degli appassionati e sono eccellenti professionisti: ma con venti caselle da riempire ci può essere spazio per tutti. Al terzo tentativo e con le spalle copertissime, il toscanaccio di "Tale e quale show" non ha assolutamente alcunché da perdere. 

martedì 26 luglio 2016

COCA-COLA SUMMER FESTIVAL 2016: VINCE KUNGS, SCELTA INFELICE. LE "CANZONI DELL'ESTATE" SONO ALTRE...



"This girl" di Kungs è la canzone dell'estate 2016? Non scherziamo... Con tutto il rispetto per il giovane deejay francese, e tenendo sempre presente il concetto che, in tema di musica leggera, è soprattutto questione di gusti, credo che la giuria del Coca Cola Summer Festival non abbia saputo leggere con efficacia le reali tendenze della stagione canora, né in chiave presente né in chiave futura, cioè in riferimento all'eredità "canzonettistica" che questi mesi lasceranno, perché mi vien difficile credere che il brano giunto primo al traguardo rientrerà nel gruppetto di quei prodotti discografici che, anche se non diventeranno evergreen, si faranno comunque ricordare di qui a qualche anno. 
VERDETTI BIZZARRI - Certo, va detto che la manifestazione targata Canale 5 - RTL 102,5 sta cominciando ad abituarci a questi verdetti bislacchi: se dodici mesi fa il trionfo di Alvaro Soler con "El mismo sol" non aveva prestato il fianco a particolari critiche, nel 2013 c'era stata l'inopinata affermazione di Cris Cab con "Liar liar", pezzo che non è decisamente passato alla storia delle hit canicolari. Un peccato, perché l'albo d'oro ha un peso anche per un evento giovane come questo, non ancora fortemente radicato ma che, comunque, in quattro edizioni ha già saputo guadagnarsi una discreta credibilità. E avere nomi forti nell'albo d'oro accresce il prestigio del festival, a maggior ragione se di nomi forti meritevoli del massimo alloro ce ne sono in abbondanza, nel cast. 
IL FENOMENO SOLER - Il citato Soler, per dire, era in gara anche quest'anno, e con "Sofia" sta facendo da settimane la voce grossa nelle classifiche di vendita e di gradimento: un suo bis nella kermesse romana non avrebbe certo destato scandalo, sottolineando anzi la notevole... continuità di rendimento di un artista che può oggi essere considerato come il più efficace "fabbricante" di tormentoni da spiaggia, roba da fare invidia a certi fin troppo rimpianti cantanti degli anni Sessanta e Ottanta, le età dell'oro dei brani leggeri leggeri da fischiettare sotto l'ombrellone. 
BUONA EDIZIONE - Già, i tormentoni. E' soprattutto questo ciò che un semplice appassionato chiede a rassegne come il Summer Festival: presentare un pacchetto di proposte ad alta digeribilità, easy listening, facili da mandare a memoria e da cantare, che possano far da colonna sonora ai mesi estivi. Anche questa volta l'evento condotto dal trio Alessia Marcuzzi - Rudy Zerbi - Angelo Baiguini ha tutto sommato saputo rispondere a tale esigenza, confermandosi buon erede del Festivalbar. E l'industria del disco sembra seguire sapientemente l'onda di questo ritrovato gusto per la canzone vacanziera, consolidando un trend positivo già emerso nettamente da un paio d'anni. 
ECCO I TORMENTONI - L'estate 2016, dunque, resterà nella memoria di chi ama la musica leggera come l'estate di "Sofia", di "Vorrei ma non posto" del duo Fedez - J Ax, di "Vivere a colori" di un'Alessandra Amoroso mai così ispirata, di un Nek che in "Uno di questi giorni" prosegue saggiamente nel solco del fragoroso rilancio avuto a Sanremo 2015, pur attenuando un po' i toni da discoteca; e ancora, di Emma con la gradevole ed energica  "Il paradiso non esiste", di un Max Gazzè ("Ti sembra normale") dallo stile immutabile eppur capace di non annoiare mai, di un Francesco Renga che azzarda qualche nuova sonorità in "Il bene", e di Elisa con l'allegrotta e trascinante "Love me forever". Tutti brani che al Summer Festival, peraltro, han fatto solo passerella.
LA DANCE DI ANNALISA E ARISA - Fra gli artisti in gara, a parte Soler tanti italiani avrebbero meritato la medaglia d'oro. Particolarmente quotati erano i The Kolors in versione melodica con "Me minus you", e un'Annalisa sempre più poliedrica (i maligni direbbero, piuttosto, ancora incerta sulla strada da intraprendere definitivamente): dopo il classicheggiante "Diluvio universale" sanremese, ecco la dance spinta di "Se avessi un cuore", contemporanea e di notevole impatto. A proposito di dance, ha... saltato il fosso anche Arisa: "Una notte ancora", che ha persino vaghe reminiscenze di certo sound anni Novanta, sembra funzionare, e oltretutto propone della brava Rosalba anche un'immagine fortemente sensuale che finora si era solo intravista, ma che non sembra assolutamente stonare addosso alla cantante di "La notte" e "Controvento". 
GIOVANI-BIG E BIG-GIOVANI... - Le proposte meno coraggiose e più convenzionali, spiace dirlo, sono arrivate dalle ultime creature "defilippiane", ossia Sergio Sylvestre, Chiara Grispo ed Elodie. Erano tutti considerati "Big" d'elezione, nel cartellone, mentre nella categoria giovani è stato misteriosamente relegato quell'Ermal Meta già visto a Sanremo e in possesso di un curriculum solidissimo anche come autore di artisti di primo piano, battuto nella finalissima da un Irama più convincente rispetto all'esperienza rivierasca del febbraio scorso, vincitore con l'accattivante "Tornerai da me". Per inciso, il fatto che a contendersi il titolo di miglior emergente siano stati due ragazzi del vivaio ligure, assieme a Madh, rivaluta il lavoro di selezione operato da Carlo Conti e compagnia, in un'epoca in cui le cosiddette Nuove Proposte dell'Ariston faticano terribilmente a farsi strada sul mercato, con rare eccezioni.
LA VENA DI SIMONI, MORO E TIROMANCINO - Brano pop standard ma di buon livello "Volevo te" di Giusy Ferreri, addirittura con echi che riportano agli Ottantiani Modern Talking. Bianca Atzei ("La strada per la felicità") e Irene Fornaciari ("Questo tempo") hanno portato proposte che rientrano nel solco della più schietta tradizione musicale italiana, melodie cantate a voce spiegata che forse avrebbero meglio figurato in una cornice più ovattata come quella dell'invernale vetrina sanremese, ma che meritano l'elogio anche per i testi non banali. E a proposito di testi sostanziosi, di notevole spessore "Sono anni che aspetto" di un Fabrizio Moro ormai assestatosi su livelli di grande pregio compositivo, mentre non sorprende più la vena di Paolo Simoni, che in "Io non mi privo" canta con linguaggio moderno e senza retorica  le difficoltà della generazione dei trentenni italiani, minata da un ventennio di malapolitica. Anche i Tiromancino ("Piccoli miracoli" e soprattutto l'ariosa e intensa "Tra di noi") hanno ritrovato la felice creatività poetica e musicale di qualche anno fa, e possono a buon diritto considerarsi fra i migliori rappresentanti del pop italiano anni Dieci. 
IL RITORNO DI ARIANNA - Pollice in su per una Noemi efficacemente cantautoriale in "Idealista", meritano la citazione anche un Marco Carta vagamente rockeggiante nel sound e nella voce ("Non so più amare"), Antonino con la martellante "Gira", e il rap della coppa Marrakash - Guè Pequeno ("Nulla accade"). Fra le bizzarrie, da segnalare il Fabio Rovazzi di "Andiamo a comandare", fenomeno web che trovo tutto sommato divertente e che potrebbe perfino percorrere un discreto tratto di strada, e poi la ricomparsa di Arianna, lustri fa giovanissima cantante e volto di Walt Disney, impegnata in "featuring" con Flo Rida ("Who did you love?") in una hit di caratura internazionale, del tutto a proprio agio in una veste sexy e fascinosa. 
COSA CAMBIARE: VOTAZIONI E DIRETTA - In ogni caso, quasi tutti brani migliori, a mio avviso, di quello che ha trionfato; se non altro, lo ripetiamo, più rappresentativi di una stagione e di un momento musicale come quello che stiamo vivendo. Del resto, pur promuovendo nel suo complesso anche questa edizione del Coca-Cola Summer Festival, già da tempo vado scrivendo che qualcosa si potrebbe cambiare, a partire da un sistema di votazioni più articolato, che si sviluppi attraverso una molteplicità di canali e su tempi più lunghi, magari diluendo maggiormente la rassegna, con l'atto conclusivo da celebrarsi a fine agosto. E con la diretta, perché stare qui a discutere di una registrazione televisiva, laddove gli esiti del concorso sono noti da un mese circa, ha francamente poco senso nell'era del web e dei social network. 

domenica 29 novembre 2015

VERSO SANREMO 2016: CHI ENTRERA' NEL CAST DEI BIG? PRONOSTICI, PREVISIONI, DESIDERI


L'ora X scatterà nel pomeriggio del 13 dicembre. Il palcoscenico sarà quello, ormai tradizionale, della domenicale "Arena" di Massimo Giletti, nel corso della quale Carlo Conti annuncerà il cast dei Big di Sanremo 2016, che, come avevo facilmente previsto poche settimane fa in questo post, sarà formato da venti partecipanti, in luogo dei diciotto inizialmente previsti. Terminata la faticosa selezione delle Nuove Proposte (oltre 650 i provini giunti alla commissione), il direttore artistico è ora alle prese col passaggio più delicato nell'allestimento della kermesse. Perché il leit motiv è sempre lo stesso: puoi tirar fuori dal cilindro tre o quattro giovani di buon livello (e la trasmissione di ieri sera, l'ho già scritto nell'articolo dedicato, dovrebbe aver raggiunto l'obiettivo), puoi impreziosire lo show con ospitate di prestigio, ma se non azzecchi il roster dei "campioni" la manifestazione è destinata a trapanare l'acqua. 
TORNARE DOPO UN SOLO ANNO - Anche quest'anno, come dodici mesi fa, le indiscrezioni latitano. Poco male: ancora una volta mi affido all'intuito e a criteri metodologici piuttosto solidi. Ho sempre sostenuto, ad esempio, che è assai importante, per indovinare almeno qualche nome, guardare ai cast delle più recenti edizioni. Ultimamente è accaduto che pochi cantanti abbiano deciso di tornare immediatamente in corsa: di solito ci si concede almeno un anno di pausa... festivaliera, per riordinare le idee, trovare nuove soluzioni artistiche o tentare altre vie promozionali. Per il 2016, però, qualche eccezione potrebbe esserci: è insistente la voce di un ritorno all'Ariston per Annalisa, gratificata di un ottimo piazzamento all'ultimo Festival (quarto posto) e di una buona resa commerciale del suo album "Splende", che anche qui su Note d'azzurro ho positivamente recensito. Potrebbe ricomparire Bianca Atzei, che a Sanremo 2015 non entusiasmò sul piano della performance, ma che ha vissuto un anno assai intenso, fra problemi di salute (fortunatamente superati), sostanziosa attività live e collaborazioni di rilievo (l'ultima con J-.Ax), e che, insomma, deve battere il ferro finché è caldo, per continuare la marcia verso la consacrazione. Personalmente, non mi sorprenderebbe nemmeno una sollecita ricomparsa di Lorenzo Fragola, che ha ben figurato nelle charts con la sua opera prima "1995" e che con un'altra partecipazione azzeccata completerebbe in tempi record la sua ascesa verso i vertici della canzone italiana. Spazio anche per i Dear Jack orfani del loro frontman Alessio Bernabei, il quale a sua volta avrebbe tutto sommato le carte in regola per presentare domanda da solista. 
ARISA, GIUSY, NOEMI E... - A proposito dei più recenti virgulti prodotti dai talent, è evidente che i The Kolors, vero fenomeno dell'anno che sta per chiudersi, si troverebbero la strada spianata se decidessero di convertirsi, anche una tantum, al canto in lingua italiana, mentre buone chances avrebbe sicuramente Briga, altro "Amico di Maria" già popolarissimo e reduce da una felice partecipazione al Coca Cola Summer Festival. Facile prevedere anche un tentativo da parte di Deborah Iurato e di Francesca Michielin, con quest'ultima che può ora inserire in curriculum i riusciti duetti con Fedez (soprattutto "Magnifico").
Tornando invece a gettare lo sguardo sugli ultimi Sanremo, dopo l'intermezzo da presentatrice potrebbe ricomparire Arisa, vincitrice nel 2014; più difficile, ma non impossibile, rivedere in lizza Francesco Renga, che proprio nel 2014 mancò in extremis una vittoria che molti (me compreso) davano per certa, ma che si rifece poi ampiamente con le vendite, tanto che ancora oggi sta godendo dei frutti dello strepitoso album pubblicato dopo quell'edizione, "Tempo reale"; le perplessità sulla sua candidatura riguardano proprio questa super esposizione recente, che potrebbe portare anche a un effetto saturazione, per scongiurare il quale l'ex Timoria dovrebbe trovarsi fra le mani un pezzo epocale. Si approssima una nuova incisione per la rossa Noemi, e allora quale vetrina migliore del Festivalone rivierasco per lanciarla in grande stile? E dovrebbe rivedersi anche Giusy Ferreri, che dopo anni sottotraccia può finalmente presentarsi in una posizione forte, da autentica vedette, grazie al travolgente successo canicolare di "Roma - Bangkok", in coppia con Baby K. Da non escludere neanche una nuova sortita di Francesco Sarcina.

                                Giusy Ferreri: la regina dell'estate non dovrebbe mancare

SPERANZE PER EMMA E CARBONI? - Sarebbe stato l'anno giusto per il ritorno in gara di Emma e dei Modà (separatamente), ma entrambi hanno appena pubblicato i loro nuovi album, che difficilmente faranno flop e non necessiteranno quindi di "rinforzini" promozionali: possibile tuttavia che almeno la grintosa cantante si sia riservata qualche brano extra da sottoporre al giudizio di Carlo Conti. E a proposito di cd freschi di stampa, peccato anche per Luca Carboni, che l'anchorman toscano avrebbe desiderato vedere in corsa all'Ariston, come ebbe a dichiarare in un'intervista rilasciata a Sorrisi e Canzoni TV l'estate scorsa. Senza farsi illusioni, per il cantautore del nuovo tormentone "Luca lo stesso" potrebbe valere lo stesso discorso accennato poc'anzi per Emma, ossia qualche composizione messa da parte al fine di utilizzarla in occasioni speciali... 
POKER DA SOGNO - E visto che parliamo di superbig, buttiamo là un poker di nomi che farebbero la fortuna del Festival: Giorgia sarebbe un colpaccio autentico, occasione per una trionfale rentrée dopo una prolungata pausa produttiva, ma anche per Alessandra Amoroso il momento non potrebbe essere più propizio, dopo che già l'anno scorso la sua partecipazione era stata data per probabilissima; e chissà che non si celebri finalmente il matrimonio fra Sanremo e Mario Biondi, ogni anno annunciato e mai consumato: l'onda lunga di "Love is a temple" andrebbe adeguatamente sfruttata. Infine, un trio che in tempi recenti ha incontrato vastissimi consensi di pubblico e critica: Niccolò Fabi - Max Gazzè - Daniele Silvestri. Perché no? Max è ora nei negozi con un cd nuovo di zecca, ma... 
GIOVANI RAMPANTI, DA ZIBBA A BENJI & FEDE - Da Sanremo 2013 potrebbero riemergere Simone Cristicchi (che però ultimamente pare più che altro preso dai suoi impegni teatrali) e Simona Molinari, oltre a quell'Antonio Maggio che vinse fra le Nuove Proposte per poi confermarsi con alcuni brani di buona presa ("Stanco" su tutti), ma che stranamente non è più riuscito a rimettere piede in Riviera. E parlando di giovani in rampa di lancio, c'è l'ottimo Zibba che ben figurò due anni fa, c'è Renzo Rubino che vanta già un'esperienza (forse prematura) fra i big, proprio nel 2014, quando lottò fino all'ultimo per la vittoria, c'è Erica Mou che dopo il debutto festivaliero del 2012 ha intrapreso una intensa attività artistica ma alla quale manca ancora l'affermazione ad altissimo livello. Senza dimenticare una Levante dalla modernissima vena creativa e i nuovi fenomeni delle hit parade, Benji & Fede. Discorso delicato per Giovanni Caccamo, che dopo l'affermazione sanremese non ha sfondato, ma è comunque un'opzione da considerare.

                                    Arisa: probabile ritorno due anni dopo "Controvento"

CHI RITORNA: DOLCENERA, NEFFA... - Nonostante un album sofferto e di lunga gestazione uscito da pochi mesi ("Le stelle non tremano"), non mi stupirei di trovare nel listone definitivo la bravissima Dolcenera, e chissà che non venga fuori con qualcosa di nuovo anche Gigi d'Alessio, che non calca il palcoscenico ligure dal 2012 e che sarebbe di certo uno dei nomi di richiamo della manifestazione. Ritorni graditi dopo un'assenza un po' troppo prolungata potrebbero essere quelli di Fabrizio Moro, che ha recentemente intrapreso un percorso un po' impegnato ma che si è detto non contrario aprioristicamente alla partecipazione a Sanremo (che del resto gli ha dato tantissimo, indirizzando verso il successo una carriera che ha avuto un decollo laborioso), degli Zero Assoluto (visti di recente in un bel live su Italia Uno), del sottovalutato Neffa, fra i più ascoltati nella stagione calda con "Sigarette", nonché di Samuele Bersani, dei Negrita e dei Subsonica, gli ultimi quattro tutti fra i "desiderata" di Carlo Conti secondo l'intervista prima citata, nella quale parlò anche di Fabri Fibra. Fra i nomi meno à la page ma di gran spessore, non sarebbe male vedere in lizza Niccolò Agliardi, che ha avuto mesi fa un notevole exploit "mainstream" con la sigla di "Braccialetti rossi". 
MONDO RAP - A proposito dell'universo rap, che in questi anni di boom non può mancare all'Ariston, nomi papabili potrebbero essere quelli di Emis Killa, per rinverdire i fasti del tormentone 2014 "Maracanà", di Marrakash e di Guè Pequeno, mentre Rocco Hunt ha appena pubblicato il nuovo disco, ma anche in questo caso mai dire mai. Magari ci riproverà Clementino, dopo la delusione del 2015. Ancora talent: ringalluzzito dal buon esito del singolo "Ho scelto di no", che lo ha proposto in veste più matura, avrebbe buone chances Marco Carta, ed è lecito attendersi qualche sorpresa anche da Valerio Scanu, trionfatore a "Tale e quale show".
GRANDI NOMI DEL PASSATO - Capitolo veterani: Carlo Conti ha avuto, l'anno scorso, il merito di volgere lo sguardo verso i big anni Ottanta e Novanta, troppo spesso lasciati da parte in passato a vantaggio di  reduci dei decenni precedenti che avevano ormai ben poco da dire. Massimo Di Cataldo, Paolo Vallesi, Mietta, Mariella Nava e Alexia sono nomi sempre plausibili, come quelli di Marina Rei, Amedeo Minghi, Syria, Enrico Ruggeri, Stadio, Luca Barbarossa e Paola Turci; andando sul.. difficile si potrebbe invece pensare a personaggi fuori dal giro commerciale come Eduardo De Crescenzo, Alberto Fortis e Alice, e chissà che non decida di scendere di nuovo in pista Michele Zarrillo, dopo essersi lasciato alle spalle il dramma dell'infarto. Si è parlato insistentemente anche di Cristina D'Avena: non pare affatto una boutade, e di certo si tratta di una cantante che avrebbe tutti i titoli per calcare il palco più impegnativo della musica italiana da protagonista, per doti artistiche, riscontri di mercato e una popolarità che non conosce cedimenti, nonostante sia in pista fin dai tempi della "Canzone dei Puffi", e parliamo del tardo 1982!
Andando più indietro nel tempo, c'è l'ennesimo tentativo di Don Backy, e ci prova anche Umberto Napolitano, fedelissimo sanremese negli anni bui (tre partecipazioni fra il '77 e l'81) e deciso a tornare alla ribalta con l'entusiasmo di un ragazzino: sarà durissima, ma merita tutto l'appoggio possibile. Un significativo coup de théatre sarebbe rappresentato dal nome di Fiorella Mannoia.
GLI STRANIERI - Infine: ci sarà anche nel 2016 una casella libera per gli stranieri? Dopo l'esperienza di Lara Fabian dodici mesi fa, si andrebbe sul sicuro puntando su un Tony Hadley o su un Michael Bolton, o anche su Anggun o, perché no, gli Jarabe de palo; ma se si volesse far saltare il banco perché non provarci con Anastacia, di recente esibitasi in Italia?  Di certo c'è che, sulla base di tutti questi nomi, potrebbe venir fuori un cast molto al femminile, ma è una di quelle previsioni destinate a procurare solenni brutte figure a chi le formula. Anche perché, va sempre ricordato, alla fine della selezione spunta sempre fuori qualche personaggio che le indiscrezioni avevano totalmente ignorato. In campana! 

sabato 29 novembre 2014

VERSO SANREMO 2015, LA CORSA A UN POSTO FRA I BIG: I PAPABILI, I POSSIBILI, GLI AUSPICABILI



Verso Sanremo 2015 a ritmo blando, che più blando non si può. Le informazioni trapelano col contagocce, anche da parte di quelle testate solitamente prodighe di anticipazioni più o meno succose e più o meno attendibili; i nomi dei big papabili sono sempre gli stessi (molto pochi) da diverse settimane a questa parte; nella rosa delle possibili co-presentatrici gravitano personaggi di notevole appeal ma piuttosto prevedibili (Cuccarini, Ambra, Incontrada), mentre Carlo Conti smentisce, depista e dice: "Vi stupirò" (starà forse pensando alla poliedrica, fresca vincitrice di "Tale e quale", Serena Rossi?); buio assoluto sul fronte ospiti, al di là del tormentone Al Bano & Romina e di qualche desiderata del direttore artistico (Pink Floyd? Beh, se Fazio può permettersi gli U2 per "Che tempo che fa", perché non sognare in grande?). Riguardo al "totocast", per chi non è strettamente "addetto ai lavori" risulta oltremodo difficile reperire indiscrezioni: gli stessi cantanti, che fanno tanto sfoggio di mentalità 2.0 con una presenza massiccia sui social network, se interrogati in merito ignorano semplicemente le domande, manco custodissero un segreto di Stato... 
RITORNI - Pazienza: faccio da me, cercando di orientarmi tra i pochissimi rumors e formulando ipotesi costruite su ragionamenti che ritengo sufficientemente lineari. Partiamo dalle poche certezze: i Dear Jack sembrano proprio cosa fatta, del resto il loro nome è stato il primo a venire fuori, addirittura l'estate scorsa, così come quelli di Alessandra Amoroso, sulla cui presenza si sono però addensati diversi dubbi (ma questo potrebbe essere davvero l'anno buono, per lei), e di Dolcenera, la cui candidatura rimane invece ben solida. Per il resto, un criterio credibile da seguire è quello di guardare alle ultime edizioni del Festival. Difficile rivedere in gara qualche big presente nel 2014, forse l'unico a poter trarre vantaggio da una nuova presenza sarebbe il solo Renzo Rubino, per completare un percorso triennale di maturazione e consolidare i buoni risultati ottenuti nelle prime due partecipazioni, mentre Rocco Hunt alla fine potrebbe essere della partita, dopo aver manifestato iniziale scetticismo su un suo ritorno a stretto giro di posta. 
Andando a ritroso, è plausibile che chi è sceso in campo negli anni immediatamente precedenti decida di presentare domanda, per rinfrescare la propria visibilità o per lanciare con più forza progetti discografici prossimi alla pubblicazione: ecco quindi che dal 2013 potrebbero riemergere Annalisa Scarrone, Malika Ayane, Chiara Galiazzo (magari con un repackaging del recente album) e Simona Molinari, oltre ad Antonio Maggio, che quell'anno vinse fra i Giovani e che nel 2014 si è confermato su buonissimi livelli (sua la sigla del "Processo del Lunedì" di Rai Sport, suo il gradevole brano estivo "Stanco"). 
Dopo l'esperienza del 2012, i tempi sono nuovamente maturi per Nina Zilli, oltreché per Irene Fornaciari e Pierdavide Carone; mancano dal 2011 Luca Barbarossa e Anna Tatangelo, nomi fatti in questi giorni come quelli di Irene Grandi ed Enrico Ruggeri, la cui ultima partecipazione risale invece al 2010. Rrouge avrebbe proposto un brano assai ispirato, dedicato ad alcuni artisti scomparsi (Gaber, Jannacci, Faletti). Altro nome piuttosto gettonato è quello di Marco Masini, sei anni dopo la buona performance del 2009 con la non del tutto compresa "L'Italia", e di quella edizione targata Bonolis (che segnò il rilancio della manifestazione dopo la profonda crisi del 2008) potremmo ritrovare in gara anche Sal Da Vinci. 
ANNI NOVANTA - Secondo news raccolte in rete, sarebbero in lizza diversi esponenti della bistrattata generazione anni Novanta, che ho spesso strenuamente difeso su questo blog: da Mietta a Syria fino a Massimo Di Cataldo, riemerso da una dolorosa vicenda giudiziaria (con "mostro" regolarmente sbattuto in prima pagina...) e desideroso di riguadagnare il terreno perduto. Mesi fa, gli Zero Assoluto ebbero parole di stima per la kermesse rivierasca, e quell'endorsement portò molti media a ipotizzare un loro ritorno all'Ariston: non so se la cosa abbia un qualche fondamento, ma di certo il duo romano avrebbe bisogno di una grossa ribalta, dopo alcuni anni trascorsi un po' sottotraccia in fatto di presenze sui canali "generalisti". Sicuro è il tentativo di partecipazione di Goran Kuzminac, una sfida difficile da vincere ma che merita tutto il nostro appoggio; meno convincente la coppia Alessandro Safina - Luisa Corna, di cui molto si è scritto.  
REDUCI DALL'ESTATE E GIOVANI RAMPANTI - Ci sarebbe da pescare del buono fra i protagonisti dell'estate canora 2014, contraddistinta da una buona fioritura di canzoni orecchiabili e di facile impatto: da Gianluca Grignani a Nek (il cui ritorno alla kermesse ligure è atteso ormai da ben diciotto anni), da Deborah Iurato all'eccentrico Paolo Simoni, un ragazzo che ha fatto centro con "Che stress" e "15 agosto". A proposito di freschi virgulti della nostra musica leggera, sarebbe interessante rivedere qualcuna delle Nuove Proposte dell'anno passato, come Zibba e quel Diodato che è oggi un volto piuttosto popolare, grazie alle partecipazioni al citato show di Fazio e al recente album di cover anni Sessanta. Andando più indietro, perché non puntare su Erica Mou, voce fra le più interessanti e originali prodotte di recente dal vivaio del Festival, o su Giua, alle prese con la realizzazione di un disco attraverso la strada del crowfunding? Per non parlare degli eternamente bistrattati Jalisse, che una chance prima o poi dovranno pur meritarla... Scommetto qualche spicciolo sul fatto che tenteranno la riscossa recenti vincitori sanremesi amatissimi dal pubblico giovane, come Valerio Scanu (forte delle convincenti performance a "Tale e quale show"), Marco Carta e Alessandro Casillo. 
VETERANI DA SCEGLIERE CON CURA... - Per il resto, detto di un Mario Biondi nuovamente accostato al Festivalone (ove finora non si è mai visto, come concorrente: sarà la volta buona?), ci sono almeno altri tre grandi gruppi in cui pescare: il mondo rap - hip hop, con i vari Moreno e Clementino (ma il vero colpo sarebbe Emis Killa, fresco di tormentone Mundial), i tanti che negli ultimi anni hanno tentato, stando ai giornali, la via dell'Ariston senza fortuna (da Alex Britti ad Alexia, da Paolo Vallesi a Tosca, solo per citarne alcuni), e l'immenso bacino dei veterani, che solitamente presentano domanda in massa: ne fa parte il menzionato Kuzminac, ne fanno parte nomi fin troppo presenti in Riviera nelle più recenti edizioni (su tutti Loredana Bertè, le cui quotazioni vengono date in rialzo). Personalmente, auspico che Conti e la sua commissione artistica si allontanino dal "già visto", dando invece spazio a "grandi vecchi" che, in questo primo scorcio di secolo, di opportunità ne hanno avute ben poche, dai personaggi più nazionalpopolari (Riccardo Fogli, Don Backy) a quelli più "sofisticati" (Eduardo De Crescenzo, Teresa De Sio, Alice...). 
INDIPENDENTI E STRANIERI - Necessaria, inoltre, una maggiore attenzione a quel mondo indipendente che nelle ultime stagioni ha ottenuto riscontri di pubblico non indifferenti: un Brunori Sas o un Dente, ad esempio, porterebbero una bella ventata di freschezza. Mentre, se si vuole cercare il colpaccio, sfumata l'ipotesi Carmen Consoli (con album in uscita a gennaio, ossia poche settimane prima della kermesse, e un singolo rilasciato giusto ieri: peccato davvero), perché non puntare su due grandi rentrée per Negramaro e/o Raf? Personalmente, poi, apprezzerei molto la presenza di Niccolò Fabi e di Neffa, cantautori di valore mai adeguatamente valorizzati dalla rassegna ligure. 
Infine, il discorso stranieri in gara: con sedici posti, ossia sempre pochi, penso che si debba dare la precedenza agli artisti di casa nostra (sarebbe diverso già con sole due caselle in più da riempire), in ogni caso non mi scandalizzerebbe vedere un grande nome internazionale scendere nell'arena: magari uno Stromae, il quale l'anno scorso, ospite all'Ariston, affermò che non si sarebbe tirato indietro di fronte alla possibilità di competere, oppure star onuste di gloria in qualche modo legate all'ex Bel Paese come Anggun, Mick Hucknall, Amii Stewart, o ancora vedettes più o meno sulla cresta dell'onda (Iglesias jr., John Legend...) che accettassero la scommessa di cantare in italiano, cosa che un tempo avveniva con un certa frequenza mentre oggi è rarità assoluta. 

domenica 10 agosto 2014

VERSO SANREMO 2015: CONTI VUOLE UN FESTIVAL "SUL MERCATO", E PUNTA DEAR JACK, AMOROSO E DOLCENERA

                                      Alessandra Amoroso: in gara a Sanremo 2015? 

L'investitura di Carlo Conti a deus ex machina di Sanremo 2015 un primo effetto positivo l'ha già sortito: raramente, in passato, si era cominciato a parlare in termini concreti del Festivalone con tanto anticipo. Circolano addirittura i primi nomi dei candidati a entrare nel cast dei Big, discorsi che solitamente prendono quota ad autunno inoltrato, fra novembre e dicembre. Buon segno: significa che la macchina organizzativa è già in moto, e del resto non si è sempre detto che un Sanremo di pregio lo si possa realizzare solo iniziando a lavorarci molti mesi prima (qualcuno affermò addirittura "dal giorno successivo alla conclusione dell'edizione precedente")? Buon segno anche perché, dopo l'emorragia di spettatori della kermesse 2014, parrebbe essersi ricreato un discreto interesse mediatico e di pubblico attorno all'evento. 
DEAR JACK QUASI SICURI - I nomi, dicevamo. La band emergente dei Dear Jack viene già data per sicura, mentre elevatissime sono le percentuali di inserimento nel listone per Alessandra Amoroso e Dolcenera, la quale ha già affermato di avere un brano pronto, e giungerebbe all'Ariston sulle ali di una popolarità rinsaldata dal buon successo del singolo estivo "Niente al mondo". Se tali candidature si concretizzassero, sarebbero da accogliere con legittima soddisfazione: nelle prime dichiarazioni programmatiche sul Festival prossimo venturo, rilasciate di recente a "TV Sorrisi e canzoni", Conti ha sostenuto di voler mettere su "un Sanremo per tutti, che ospiti dal pop al rock al rap, a qualsiasi altro genere musicale. Un Sanremo in cui si ascolti la musica che va davvero per la maggiore in classifica, non uno spettacolo che mette in scena un mondo che non esiste nel mercato reale". E' sicuramente l'affermazione più concreta fra le tante, invero un po' generiche, dell'anchorman toscano sulla titanica impresa che l'attende nei prossimi mesi. Troppo spesso, in passato, la manifestazione ligure ha proposto personaggi sfiatati e ormai lontani dai gusti del pubblico, oppure, per converso, scelte troppo elitarie, di nicchia, soprattutto nell'ultimo biennio. Il cast del 2014, va detto, era stato più contemporaneo e leggero rispetto a quello di dodici mesi prima, ma si può e si deve far di meglio, entrare con entrambi i piedi nella galassia dei consumatori e "cooptare" i personaggi più gettonati, soprattutto quelli di recente affermazione (i "mostri sacri" lasciamoli perdere: non hanno bisogno del Sanremone, e di spazi mediatici per promuovere i loro prodotti ne hanno già fin troppi...). 
OLTRE MAZZI - Il modello più recente da avvicinare, e magari da migliorare, è quello dei Festival di Gianmarco Mazzi nelle sue varie declinazioni, da Bonolis alla Clerici a Morandi. Ho la sensazione che l'impresario veronese non sia troppo amato nell'ambiente discografico e in quello dello showbiz, eppure gli va ascritto il merito di aver allestito edizioni sanremesi di buon livello, certo non esenti da difetti (anzi) ma capaci di coniugare vivacità dello spettacolo, brillantezza della conduzione e buona qualità della proposta canora, con nomi giovani e sulla cresta dell'onda. Ecco, i tre artisti di cui si è detto in apertura, i primi "papabili" per la rassegna canora del prossimo febbraio, traducono alla perfezione la volontà di Conti di costruire una gara al passo coi tempi: il "complesso" (come si diceva una volta) dei Dear Jack, ennesima creatura dell'universo De Filippi, ha fatto registrare un boom magari prevedibile in linea generale, ma di certo inatteso per dimensioni quantitative: il loro primo album è ai vertici delle classifiche di vendita (secondo posto nella chart di Sorrisi della settimana in corso), e le apparizioni ai più recenti eventi pop televisivi, i Music Awards e il Coca Cola Summer Festival, si sono svolte in quel clima di "fanatismo" (nel senso di fans scatenate...) che ha sovente accompagnato, in passato, l'esplosione di celeberrime boy band d'oltrefrontiera. Se sia o meno un fenomeno passeggero lo potrà dire solo il tempo, ma al momento questi ragazzi sono a tutti gli effetti dei big del pop italico. Detto di Dolcenera, anche Alessandra Amoroso sarebbe un bel colpo: mai in gara in Riviera, dove ha però fatto passerella come ospite di colleghi in competizione (nel 2010 affiancò Valerio Scanu contribuendo non poco al suo trionfo), è per lei giunto il momento di mettersi in gioco: la sua popolarità è alle stelle e resiste ormai da diverso tempo, sicuramente una delle creature più "solide" del talent "Amici"; i recenti successi "Bellezza, incanto e nostalgia" e "Non devi perdermi" rappresentano un buon viatico. Come dire, o adesso o mai più. 
ADDIO DOPPIO BRANO - Per tutto il resto, Conti ha fornito alcune linee operative di massima, senza addentrarsi più di tanto nei dettagli. Si tornerà al brano unico in gara, l'esperimento della doppia canzone è fallito e del resto era abbastanza prevedibile: una soluzione del tutto estranea alla tradizione, direi al DNA dell'organismo festivaliero, e ulteriormente depotenziata dal modo in cui è stata proposta da Fazio e dal suo entourage. Personalmente, mi aveva dato la sensazione di rappresentare non una precisa e rigorosa scelta artistica, ma soltanto una trovata spettacolare con cui si delegava direttamente al pubblico la fase finale del lavoro di selezione delle opere, col conseguente rischio di andare incontro a scelte di basso profilo che potevano danneggiare la qualità complessiva della manifestazione; ma la carica di suspense dell'espediente si è rilevata ben misera: le serate dedicate alla scelta fra i due pezzi hanno rappresentato, in questi due anni, uno stanco antipasto del Festival propriamente detto, che è sempre iniziato "per davvero" il giovedì, nel momento in cui i cantanti "scendevano nell'arena" col brano sopravvissuto. Alle corte: Sanremo è sempre stato "una canzone a testa", si può (si deve) cambiare in tanti aspetti, deve essere progressivamente svecchiato, ma il brano unico rappresenta un punto fermo, un totem da non toccare.
PIU' BIG, MA... - Bene così, dunque, ed apprezzabile è pure il lieve innalzamento della quota partecipanti nella categoria regina: si passa da 14 a 16, che tuttavia considero sempre troppo pochi. Sarebbe più furbo, da parte di un direttore artistico, annunciare un numero minimo di concorrenti, numero eventualmente da incrementare sulla base della quantità e della pregevolezza delle proposte che giungono sul suo tavolo: era il modus operandi che adottavano Gianni Ravera e Pippo Baudo, i quali non a caso hanno firmato, come patron, alcune delle edizioni di maggior successo della kermesse. 
E' passato invece un po' sotto silenzio l'annuncio del ripristino del meccanismo dell'eliminazione anche per i "grandi", quello spietato torneo che, nelle edizioni targate Mazzi, decimava il cast dei Big di serata in serata: il rischio è quindi di tornare ad assistere a una finalissima con pochi artisti in lizza, una decina o poco più, e di dover riempire i lunghi tempi televisivi in qualche modo, con ospitate discutibili  che nulla hanno a che fare con lo spirito del Festivalone, oppure con colossali mega - promozioni dei futuri programmi Rai: scene tristi già viste troppe volte nel recente passato. Aspettiamo però di vedere come sarà effettivamente strutturata questa gara... Rimane ancora troppo ridotto, invece, lo spazio riservato alle nuove leve: dovrebbero essere otto, come sempre è avvenuto dal 2011 in poi. Aggiungerne un paio è proprio impossibile, anche alla luce dell'elevatissimo numero di richieste che giunge ogni anno? E in ogni caso, l'obiettivo da perseguire con ogni mezzo sarà quello di restituire centralità alla competizione dei giovani, negli ultimi tempi relegati a orari da "vampiri", quasi come una fastidiosa incombenza: perché, ad esempio, non arricchire la serata conclusiva spostando al sabato la tenzone decisiva fra le promesse della nostra canzone? 
RIPARTIRE DA QUESTA ESTATE CANORA - Di certo, come ho avuto modo di scrivere nelle settimane scorse, Carlo Conti ha il vantaggio di poter partire da una base solidissima, rappresentata da questa inattesa estate canora 2014 che, anche grazie al ritorno in grande stile di una rassegna "vacanziera" analoga al vecchio Festivalbar (il Coca Cola Summer Festival), ha portato alla ribalta la rinnovata vitalità dell'ambiente pop nostrano: sono ricomparse canzoni orecchiabili, di facile presa, ben costruite: Renga e Dolcenera, i Modà  e Killa, Nek e Noemi, Emma, Antonio Maggio, Gabry Ponte, gli "Amici di Maria" Amoroso, Dear Jack, Emma, Marco Carta e Deborah Jurato... C'è fermento, pare esser stata ritrovata la chiave per entrare nel cuore del grande pubblico: un terreno fertile dal quale il nuovo direttore artistico potrebbe cogliere frutti succosi, con la legittima speranza di trovare brani di forte e immediato impatto in grado di superare le forche caudine di classifiche sempre più esterofile. Altro asso nella manica che il conduttore di "Tale e quale show" dovrà giocarsi senza remore: la voglia generalizzata di ritrovare un Sanremo più pop, glamour, un pizzico nazionalpopolare, dopo la seriosità retorica che troppo spesso ha fatto capolino nelle ultime edizioni, indigeribili non tanto come proposta musicale (assolutamente dignitosa) ma come concezione globale dello spettacolo. In bocca al lupo.