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domenica 12 febbraio 2017

SANREMO 2017: CON IL TRIONFO DI GABBANI INIZIA L'ERA 2.0 DEL FESTIVALONE. E CONTI LASCIA UN'EREDITA' PESANTISSIMA


E’ stato fino in fondo il Festival della gioventù, del nuovo in poderosa avanzata, delle forze fresche che hanno preso definitivo possesso della più importante ribalta canora nazionale. Lo si era detto già in sede di presentazione, su questo blog, sottolineando la peculiarità di un cast di Big (o Campioni che dir si voglia) mai così aperto alla nouvelle vague della nostra canzone. Il trionfo di Francesco Gabbani ha semplicemente chiuso il cerchio, assurgendo a simbolo di un’era sanremese che può dirsi, ora, definitivamente iniziata. L'era del Sanremo 2.0. 
NUOVA DIMENSIONE - E’ un trionfo dalle molteplici implicazioni, quello del ragazzone toscano, al di là dei record abbattuti: primo campione delle Nuove proposte ad imporsi fra i Big a un solo anno di distanza, prima canzone ironica e scanzonata (non demenziale, attenzione) a trionfare nella categoria regina (c’erano andati vicini Arbore nell’86 e gli Elii in due occasioni, 1996 e 2013. "Chi non lavora non fa l'amore" del '70 ci si avvicina ma è un caso diverso, è una canzone dai contorni più indefiniti, vagamente politica, vagamente scherzosa). Ma non è solo questo: con Gabbani, ripetiamo, Sanremo archivia definitivamente un capitolo della sua storia e si fionda a pieno titolo nell’età contemporanea. Non può essere un caso che un pezzo come “Occidentali’s karma” conquisti la medaglia d’oro nell’anno in cui la kermesse ligure ha finalmente preso pienamente, totalmente coscienza delle proprie potenzialità multimediali, ed ha così invaso massicciamente web, social e altre piattaforme tecnologiche, a livelli mai visti prima. Il Festival del 2017 è il Festival che si volta indietro non con nostalgia ma con rispetto, che sa dare ancora chance a veterani che abbiano qualcosa da dire, ma che tiene in sempre più grande considerazione le generazioni di musicisti emergenti, e tutti coloro che seguono e sostengono questi musicisti. 
L'IMPORTANZA DI "SANREMO GIOVANI" - Gabbani primo, ed Ermal Meta terzo: anche questo è un segnale di grandissimo peso. Sono le due rivelazioni di Sanremo 2016, che hanno poi continuato con soddisfazione il loro cammino nei mesi successivi per ripresentarsi alfine in Riviera come Big a pieno titolo. E’ un evidente messaggio di vitalità che giunge dal vivaio sanremese, proprio sul filo di lana di un'edizione in cui la sezione Nuove proposte, lo scrivevo ieri, ha un po' segnato il passo. Ma la categoria dei debuttanti (o quasi) rimane una colonna della macchina – Festival: non va gettata alle ortiche, va solo ripensata e migliorata, partendo dalle basi, ossia da un più accurato lavoro di scouting che strizzi meno l’occhio ai ragazzi passati dai talent televisivi, per riservare maggior attenzione a chi ha fatto la gavetta percorrendo altre strade. Solo così il girone che ha dato i natali a tanti vip del pop nostrano potrà non scadere a brutta copia dei vari “Amici” ed “X factor”, e riconquistare una propria precisa identità. 
LA SPLENDENTE PAOLA TURCI - Il 67esimo Sanremo, si diceva, ha puntato sul nuovo senza lasciare indietro chi ha già alle spalle carriere luccicanti e bacheche piene di allori: fra Gabbani e Meta si è inserita Fiorella Mannoia, favoritissima della vigilia ma infine anche lei travolta dall’onda giovane. Ma questo Festival ha avuto soprattutto il volto pulito, brillante, energico di una Paola Turci che ha toccato vette sublimi, splendida nella sua maturità professionale e umana, emozionante, capace di emanare, dal palco, una luce speciale, come solo i fuoriclasse della musica sanno fare. E’ arrivata con un progetto solido, sentito, vissuto, e ha fatto breccia nel cuore del pubblico. Ci fosse stato un podio “allargato”, Paoletta avrebbe dovuto trovarvi spazio, invece è stata relegata “solo” al quinto posto, per via dell’incomprensibile quarta posizione raggiunta dall’incolore proposta di Michele Bravi, uno dei periodici misteri sanremesi al quale ho ormai fatto il callo, ma che ha sparso un po’ il sale della delusione sulla coda di una kermesse invece riuscitissima in molte sue espressioni. 
TUTTI I BIG "SUL PEZZO" - La finalissima è risultata ritmata e scorrevole perlomeno fin quando si è trattato di far sfilare i sedici finalisti. I quali si sono espressi tutti su livelli medio - alti: anche chi aveva parzialmente deluso nelle precedenti uscite questa volta non ha steccato, penso ad esempio a Lodovica Comello, che dopo qualche incertezza all'esordio è progressivamente salita di tono regalando, ieri sera, una performance impeccabile. Si è vista una Chiara più matura e credibile: il suo pezzo non farà magari breccia sul mercato, ma lei ha dimostrato finalmente di avere acquisito consapevolezza dei suoi mezzi artistici e di poter reggere con assoluta dignità ribalte così impegnative; è uno di quei casi in cui la prestazione individuale ha un significato maggiore, in prospettiva, rispetto al valore della canzone presentata, comunque non disprezzabile. 
L'INCIDENTE DI ALESSIO - Anche Samuel dei Subsonica può dirsi comunque soddisfatto, avendo portato nella top ten conclusiva un genere certo non ostico né elitario, ma che non sempre ha ottenuto adeguati riconoscimenti in terra ligure. In crescendo pure Alessio Bernabei, vittima di critiche fin troppo accanite ma anche di un incredibile incidente tecnico (sfuggito quasi a tutti), una telecamera che l'ha investito in pieno volto nel corso di un cambio di inquadratura: il giovanotto ha continuato a cantare con non chalance, dimostrando così di saper far fronte ai più assurdi imprevisti "on stage". Il trionfo di Gabbani è maturato anche sulle ali di una performance di notevole impatto visivo, grazie alla preziosa spalla della "scimmia" (citata più volte nel testo), ma la sua coreografia non è stata decisiva: ormai il pubblico è abituato a queste trovate, e del resto uguale peso specifico hanno avuto esibizioni più sobrie ma di grandissima forza emotiva, come quella della citata Turci o della stessa Mannoia, la quale basta a se stessa con una presenza scenica di gran carisma. Altre considerazioni sui brani le rimando a un eventuale pagellone da stilare in giornata. 
BRODO ALLUNGATO - Si diceva dello show: fluido durante lo svolgimento della prima fase del concorso, poi un brodo allungato all'inverosimile come in certe edizioni del passato recente, caratterizzate da una penuria assoluta di concorrenti e quindi dalla necessità di riempire in qualche modo gli spazi televisivi. E' arrivato di tutto, sul palco: dal prezzemolino Cracco (che nel citare la sua "canzone di Sanremo" ha scambiato Luis Miguel con Miguel Bosè, complimenti) a una sconosciuta modella francese di origini italiane, di cui si poteva fare benissimo a meno.
E' stato invece piacevole rivedere all'Ariston, dopo ben quattordici anni, un Montesano la cui comicità un po' demodé risulta pur sempre gradevole, e tutto sommato anche una Geppi Cucciari decisamente a fuoco, capace di passare attraverso vari registri, ironia leggera (il monoscopio come controprogrammazione al Festival da parte di Canale 5...), sarcasmo sferzante e serietà assoluta nel condannare certe derive giornalistiche di marca sessista. Zucchero, in due fasi diverse, ha regalato momenti di grande spessore artistico, del resto è un fuoriclasse del "live" e in tale dimensione dà il meglio di sé, da sempre. Ho trovato invece superflui il balletto Tim (vabbè, era lo sponsor unico...) e soprattutto la solita voce fuori campo di una Mina sempre alla larga dalle telecamere, e il cui mito dell'invisibilità e dell'inavvicinabilità comincia a risultarmi fastidioso.  
L'EREDITA' DI CONTI - In totale, cinque ore di spettacolo, delle quali una, almeno, era assolutamente evitabile. Quest'anno si è davvero ecceduto nei passaggi promozionali pro Rai, mentre si può segnalare un'altra "quasi novità": un brano escluso nella fase di selezione dei Big proposto comunque in sede sanremese, nel caso specifico "Pace" del duo Amara - Paolo Vallesi, sentito a notte fonda. E' accaduto pochissime volte nella storia della rassegna, forse solo con Frassica l'anno scorso e con Papaleo nel 2012. Il caso Povia fu diverso, in quanto "I bambini fanno oh" venne esclusa per motivi tecnici (non era inedita, se non ricordo male) e non per una scelta artistica della commissione d'ascolto. Resta una considerazione "a caldo": se Sanremo è entrato... nel futuro, ora sulla kermesse pesa la pesante incognita dell'addio di Conti. Inevitabile, perché di Baudo ce n'è uno solo e dopo tre anni così intensi ci sta di volersi prendere una pausa. Ma non è un passaggio di consegne come tanti altri del passato: l'anchorman toscano ha lasciato un'impronta tangibile, pesante, decisiva nel DNA della manifestazione, ha lanciato una "formula Festival" che, strizzando l'occhio al passato, ha saputo cogliere gli input del presente e proiettarsi in avanti. Il suo è stato un Sanremo "music - show" moderno, evento non più solo per un pubblico dai quarant'anni in su, un format dal quale non si potrà più tornare indietro. Chi potrà raccogliere una così pesante "eredità"? 

martedì 29 novembre 2016

VERSO SANREMO 2017: PREVISIONI E SUGGESTIONI SUL CAST DEI BIG

                       Carlo Conti: ultime due settimane di lavoro sul cast di concorrenti sanremesi

La prima "giornata campale" lungo il cammino verso Sanremo 2017 sarà lunedì 12 dicembre, quando Carlo Conti svelerà, in pratica, l'intero cast dei concorrenti, sia Big che Giovani. Il direttore artistico, per il terzo anno consecutivo (e ultimo, almeno per il momento...) sulla tolda di comando, ha scelto di cogliere due piccioni con una fava: "Sarà Sanremo", la trasmissione in prima serata su Rai Uno che ospiterà la selezione decisiva delle nuove leve rivierasche, accenderà anche i riflettori sull'annuncio più atteso dagli appassionati, quello del listone dei venti vip che si daranno battaglia all'Ariston dal 7 all'11 febbraio prossimi.
Una scelta mediaticamente azzeccata, da parte dell'anchorman toscano e dell'azienda: in tal modo, risulterà potenziato l'appeal televisivo di un evento che, l'anno passato, non aveva granché fatto breccia in sede di Auditel (anche perché era una novità ripescata dopo tempo immemore, e dopo che tanta acqua era passata sotto i ponti della "musica da piccolo schermo", con particolare riferimento alla dittatura del format Talent show). Senza contare che l'effetto scoop legato alla comunicazione dei Big verrà sottratto alla brutta Arena di Giletti, che negli ultimi due anni, e in altri precedenti, ne ha beneficiato senza grossi meriti (parere personale, ovviamente). 
Già, ma chi saranno, alla fine, i grossi calibri in gara? Come consuetudine del blog, a meno di due settimane dall'annuncio è il caso di cominciare a tracciare un quadro d'assieme. Premetto che, come sempre, non ho contatti diretti con case discografiche, management ed entourage degli artisti; mi limito ad "annusare" l'aria e a fare considerazioni sulla base di vari fattori: l'andamento generale del mercato musicale italiano degli ultimi mesi, le partecipazioni recenti al Festivalone (cartina di tornasole attendibilissima per capire chi potrà tornare in lizza e chi rimarrà fermo un giro), nonché, ovviamente, i rumors riportati dalle fonti più autorevoli. 
I "COLPI" MANNOIA E THE KOLORS - A tal proposito, Sorrisi e Adnkronos, sicuramente bene informati, negli ultimi giorni hanno insistito parecchio soprattutto su due grossi nomi: Fiorella Mannoia e The Kolors. In entrambi i casi si tratterebbe di due indubbi colpacci, anche se qualche perplessità permane: riguardo a Fiorella, ha pubblicato da poche settimane un album (già nelle charts), possibile dunque che dopo appena tre mesi se ne esca con un altro inedito da lanciare in Liguria, con conseguente eventualità di proporre un repackaging del suddetto disco a strettissimo giro di posta? Tutto può essere, ormai nulla mi sorprende delle strategie dell'industria di settore... Riguardo a Stash e compagni, se saranno in lizza vorrà dire che hanno deciso, magari momentaneamente, di abbandonare il canto in lingua inglese: se la loro partecipazione si concretizzasse, la giovane band assurgerà inevitabilmente al ruolo di superfavorita per il trionfo finale. 
IL SOGNO DEI SUPERBIG - Nell'ultimo post dedicato al Festival avevo sottolineato come, per questa sua ultima esperienza sanremese in veste di direttore artistico (ma, ripeto, sul suo ritorno in futuro metterei entrambe le mani sul fuoco), Carlo Conti avesse bisogno di qualcosa di esplosivo, di un quid in più, un gruppetto di assi del pop da mettere in bella mostra in Riviera, per lasciare un segno indelebile e non limitarsi al piccolo cabotaggio di un cast dignitoso ma "medio". Avevo anche buttato là qualche nome, da Alessandra Amoroso a Mario Biondi, dai Modà a Carmen Consoli, da Cesare Cremonini a sogni "impossibili" come Antonacci (che nel 2017 pubblicherà un nuovo album), Zero e Venditti, tutti personaggi, giovani e meno giovani, pienamente sulla cresta dell'onda, da primi posti nelle classifiche o da tutto esaurito nei concerti. Finora nulla si è mosso su questo fronte, e in particolare sembra che la candidatura della Amoroso, dopo un'estate da "promessa sposa festivaliera", sia tornata a traballare, come è sempre avvenuto negli anni scorsi; confidiamo comunque in qualche boom dell'ultimo momento, accuratamente tenuto segreto dall'organizzazione.
Ad esempio, chissà che Conti non faccia un tentativo con Fabio Rovazzi, il "caso" musicale del 2016 (anche eccessivamente demonizzato, come se la canzone demenziale fosse una novità di quest'epoca, e come se giungere al successo tramite You Tube fosse ancora un delitto), o con Gigi D'Alessio, che da un po' di tempo non lancia inediti. Un coup de théâtre sarebbe rappresentato dal reclutamento di Alvaro Soler, nuovo re dei tormentoni estivi e ormai italiano d'adozione. 
I RITORNI DAL PASSATO RECENTE - Dicevamo dell'analisi dei partecipanti alle ultime edizioni, un modo per trarre indicazioni credibili su chi potrebbe tornare in competizione nel 2017. Dopo l'affermazione di dodici mesi fa, dovremmo rivedere il vincitore fra i giovani, Francesco Gabbani (la sua "Amen" si è ben imposta) e, perché no, un'altra nuova proposta rampante, quell'Ermal Meta che è anche autore assai considerato e che nel corso del 2016 ha inciso l'album "Umano", dal quale sono stati tratti altri singoli di buon livello. Si parla anche di un immediato bis di Clementino, rapper che all'Ariston e in hit parade ottenne un'affermazione superiore alle aspettative. 
Dal 2015 potrebbero riemergere Chiara Galiazzo (nome molto "gettonato" in queste ore), Nesli, Irene Grandi, Marco Masini e Anna Tatangelo, la quale sta vivendo un momento di gloria nelle  nuove vesti di attrice (è nel cast del cinepanettone "Un Natale al Sud"). Ancora, andando più a ritroso e guardando all'edizione 2014, dovrebbe essere scoccata l'ora del ritorno per Giusy Ferreri, che sta vivendo una delle fasi più appaganti della sua carriera grazie anche allo strepitoso successo, iniziato nel 2015 e prolungatosi nel tempo, del singolo "Roma - Bangkok" con Baby K. seguito dall'intensa "Volevo te"; verosimilmente ci riproverà Francesco Sarcina e magari pure Renzo Rubino, cantautore di indubbia originalità.
Fermi anche loro alla partecipazione del 2014, non è da escludersi la presenza di Raphael Gualazzi e Francesco Renga, due nomi di indubbio spessore pur se reduci da periodi diversi: il primo è lanciatissimo dallo splendido brano "L'estate di John Wayne", uno dei migliori prodotti italiani dell'ultimo lustro, e da un nuovo album, il secondo deve rimediare all'esito del cd "Scriverò il tuo nome", buono ma non eccezionale come era lecito attendersi. Mancano dal 2013, ma sarebbe bello rivedere all'Ariston la sofisticata e brillante Simona Molinari e il vincitore dei giovani di quell'anno, Antonio Maggio, che da allora ha continuato a fare musica ma senza più trovare una vetrina di altissimo livello. Dopo aver partecipato nel 2012 con l'accompagnamento del compianto Lucio Dalla, chissà che non torni alla ribalta Pier Davide Carone, un po' sparito dai radar ultimamente ma autore di notevole talento. 
QUELLI SULLA CRESTA DELL'ONDA - Poi, ci si può sbizzarrire con le candidature. Tra i più freschi protagonisti del pop, potrebbe esserci spazio per Fabrizio Moro, i redivivi Loredana Errore e The Ghost, Elodie e Sergio Sylvestre  di "Amici", Briga, Marco Carta, una Silvia Mezzanotte rilanciatissima da "Tale e Quale show" (come pure Bianca Atzei), la frizzante band Il pagante, che ha vissuto un 2016 sugli scudi (enorme successo per il singolo "Bomber"), l'ex Eiffel 65 Gabry Ponte; più difficile sarà vedere i nuovi teen idol Benji & Fede, in un momento di travolgente popolarità (toccata con mano in occasione di un recente "firmacopie" a Genova) ma che hanno lasciato capire di non sentirsi ancora pronti per affrontare la difficile platea sanremese, ed Emma, la quale a distanza di quattro anni dalla sua vittoria potrebbe tranquillamente rimettersi in gioco senza rischiare granché (ma è appena uscita una nuova versione del suo ultimo lavoro, "Adesso", con due inediti all'interno. Ergo...). 
VETERANI - Tra i veterani, la cui presenza sarà ridotta al lumicino come da giusta consuetudine degli ultimi tempi, il nome forte è quello di Al Bano (leggiamo su Adnkronos che vorrebbe festeggiare il 50esimo anniversario di "Nel sole", sua prima grande hit), "papabile" pure Fausto Leali; si potrebbe azzardare anche un Riccardo Fogli reduce dalle fatiche dell'ultimo tour con i Pooh, mentre a Michele Zarrillo, dopo i seri problemi di salute vissuti l'anno scorso, piacerebbe tornare sul palco che ha rappresentato il fulcro della sua brillante carriera. I Ricchi e Poveri nella nuova versione "duo" sarebbero una struggente operazione nostalgia; si potrebbe assistere a un tentativo di Loredana Bertè, rivista di recente in buona forma vocale dopo anni difficili; da valutare la posizione di Amedeo Minghi, attualmente nei negozi con un sostanzioso progetto discografico, un triplo cd con tanti inediti e alcune evergreen, ma mai dire mai... 
ANNI NOVANTA O GIU' DI LI' - Della generazione di mezzo, quella degli anni Novanta sempre un po' trascurata a livello sanremese (eccezion fatta per il 2015, quando ricomparvero i vari Nek, Masini e Grandi), da tenere d'occhio Syria, Gerardina Trovato (che ha scritto su Facebook di puntare molto su una nuova occasione festivaliera), Dirotta su Cuba,  Alexia, le sorelline Paola e Chiara Iezzi (ma ognuna per conto suo), Mariella Nava, Silvia Salemi, Massimo Di Cataldo, Paola Turci, Mietta, Marina Rei, Paolo Vallesi e i Jalisse, anche loro alle prese con un anniversario importante: i vent'anni di "Fiumi di parole", croce e delizia del loro percorso artistico. Fra i reduci dei primi Duemila, ma è solo una suggestione, sarebbe bello risentire i Velvet, un gruppo per nulla banale nella sua produzione. 
RAP E CANTAUTORI - Poi c'è la galassia rap, sempre padrona delle charts e che, quindi, almeno un paio di caselle dovrebbe occuparle nel cast finale: "campioni" come Marrakash, Guè Pequeno, Fabri Fibra o Salmo, oppure gli ultimi arrivati (ma già in cima alle preferenze dei giovani) come Ghali, Achille Lauro ed En?gma, o ancora un Moreno alla ricerca della gloria perduta (eppure il pezzo presentato a Sanremo 2015 non era male), oltre al citato Clementino: le alternative non mancano. Ancora: i nomi un po' meno commerciali, fautori di un pop più raffinato, faranno un tentativo? Sarebbe fascinoso ascoltare qualcuno fra i vari Niccolò Fabi appena incoronato al Club Tenco, Niccolò Agliardi portato alle stelle dalle canzoni scritte per la fiction "Braccialetti Rossi", Paolo Simoni, fra i cantautori più creativi e coraggiosi dell'ultima leva, Zibba, visto a Sanremo 2014, e ancora Brunori Sas, Dente, Levante, Erica Mou, Cosmo, oppure i Subsonica e i Negrita, che erano stati fra i "desiderata" di Conti per l'edizione 2016... Improbabile invece Sergio Cammariere, che ha pubblicato la settimana scorsa il suo nuovo disco.  L'auspicio è che non si punti soltanto sul pop più leggero, ma che si crei un cast oltremodo variegato, per fornire un quadro del panorama musicale italico più ampio rispetto alle abitudini sanremesi. 

lunedì 15 dicembre 2014

FESTIVAL DI SANREMO 2015, ECCO I BIG: I RITORNI DI RAF E NEK E I "NON CANTANTI" DI CUI SI POTEVA FARE A MENO

                                             Raf: ritorno all'Ariston dopo 24 anni

Neanche il tempo di tirare un sospiro di sollievo alla notizia che Suor Cristina (pardon, Sister Cristina, non sia mai...) non aveva presentato alcuna richiesta di partecipazione al Festival di Sanremo, ed ecco una serie di brividi freddi percorrere la schiena, dopo aver udito i nomi di Platinette  e dei Soliti Idioti fra i convocati da Carlo Conti per la kermesse di febbraio. Si è così concretizzato il rischio che avevo paventato pochi giorni fa, ossia che l'allargamento del cast fosse anche un modo per aprire le porte a proposte di scarso spessore musicale ma di consistente appeal televisivo (e "social").
 Sopravviveremo, e del resto la forzatissima presenza del Coruzzi, che in passato aveva già tentato la carta rivierasca, dovrebbe beneficiare del tocco di classe di Grazia Di Michele, un ritorno inatteso e gradito sul palco dell'Ariston a ventidue anni (ebbene sì) dall'ultima partecipazione, quella del sensuale e fascinoso duetto con Rossana Casale in "Gli amori diversi"; e bisognerà poi vedere se il nostro si presenterà effettivamente nella sua più celebre versione en travesti o piuttosto "al naturale". Vada come vada, anche questi corpi estranei, in fondo, si inseriscono nel solco del ritorno alla tradizione che le prime mosse del direttore artistico avevano già reso evidente: i "non cantanti" in gara furono per alcuni anni un classico del Festivalone, anche se poche volte tali incursioni beneficiarono di effettivo successo: le partecipazioni di Sabani, Laurito, o ancor prima di Beruschi, rappresentarono più che altro simpatici diversivi acchiappa - audience e nulla più: il solo Francesco Salvi azzeccò un filone che per un po' di tempo gli diede non poche soddisfazioni, tanto che ad un certo punto si era messo a sfornare LP come un vero professionista della canzone.
FINALMENTE RAF E NEK - Per il resto, è un cast senza grossi sconvolgimenti, rispetto a ciò che avevo anticipato col mio post sui "papabili" pubblicato a fine novembre. Blindatissima da mesi la partecipazione dei Dear Jack, boyband fenomeno del momento che non mancherà di convogliare davanti alla tv e per le strade di Sanremo migliaia di giovanissime fans, non era difficile da prevedere il ritorno, dopo due anni, di Annalisa, Chiara e Malika Ayane, e dopo tre di Nina Zilli. I nomi di Irene Grandi, Anna Tatangelo e Marco Masini erano gettonatissimi, la rentrée  di Nek sulla bocca di molti, casomai posso "vantarmi" di aver preconizzato, forse unico in Italia, la presenza di Raf, decisosi a rompere un silenzio festivaliero di ventiquattro anni, mentre non sono certamente spiazzanti i ripescaggi di Alex Britti e Gianluca Grignani, che hanno assoluto bisogno di dare una riverniciata a una fama ultimamente un po' scolorita. E non poteva mancare il piccolo drappello rap: la commissione ha premiato Nesli, che rimase scottato dalla bocciatura di un paio di anni fa, e Moreno, altro nome più che mai à la page, per quanto discutibile nel modo di porsi e nei contenuti di certi suoi pezzi: basterebbero forse il solo genovese e i citati Dear Jack per assicurare a Sanremo 2015 il trionfo assoluto presso il pubblico in più verde età. 
FRAGOLA, SCELTA A RISCHIO - Qualche nome a sorpresa c'è, ma non tale da far gridare al miracolo: casomai si possono avanzare leciti dubbi sulla qualifica di Big attribuita a  Bianca Atzei (esclusa dodici mesi fa, quando si presentò in coppia con Britti), la quale non può vantare nemmeno un curriculum prettamente sanremese come altri ragazzi emergenti inseriti in passato nel gruppo dei "campioni" (pensiamo a Renzo Rubino l'anno scorso), mentre per Lorenzo Fragola rischierei di ripetere un discorso già fatto più volte: passare direttamente dalla vittoria a X Factor alla categoria regina del Festival continua a non convincermi. E' stata una mossa che ha funzionato davvero, nel senso più pieno della parola (popolarità duratura, dischi venduti, concerti sold out), solo con Marco Mengoni,, non a  caso il talento più puro espresso nell'ultimo lustro dal panorama talent nostrano; per Nathalie, il salto si rivelò troppo grande, al punto di risultare insostenibile, mentre Chiara Galiazzo è artista ancora in fase di crescita; rimango convinto che l'ingresso tra i veri big debba avvenire, in linea di massima, in maniera più graduale. 
LARA, STRANIERA "IN SOLITARIA" - Il "reclutamento" dei ragazzini del Volo è un tributo alla platea sanremese più tradizionale, anche se va tenuto nel debito conto il successo di pubblico che questo ensemble riesce a registrare da diversi anni in tutto il mondo. C'era infine il punto interrogativo legato ai nomi stranieri: alla fine ne è stato scelto solo uno, quella Lara Fabian nota in Italia (ma nemmeno tanto) più che altro per una lontana collaborazione con Gigi D'Alessio; è comunque una novità di peso, perché da tempo immemore, forse dal Luis Miguel del 1985, un artista di fuorivia non prendeva parte al Sanremo in solitaria: nel nuovo secolo i vari Morris Albert, Noa, Youssou N'Dour e Lola Ponce erano sempre stati in concorso in coppia  o in trio con colleghi nostrani.  

                                       Con Lara Fabian tornano gli stranieri in gara

VETERANI PIU'... FRESCHI - E' un cast ecumenico ma non troppo, e in questo senso non del tutto "baudiano": si è preferito, cioè, andare sul sicuro, sullo strettamente commerciale, piuttosto che ampliare al massimo lo spettro delle tendenze musicali. Intendiamoci, i nomi per soddisfare diverse fasce di pubblico non mancano: ci sono, l'abbiam visto, i figli dei talent che nel frattempo hanno imparato a camminar da soli, pur con diverse gradazioni di successo; ci sono invece i ragazzini "sfornati di fresco" dalle medesime trasmissioni, e la cui celebrità alle stelle, effimera o meno che sia, va cavalcata senza remore; c'è il rap e ci sono i "classici". Ecco, per quest'ultima categoria va fatta una riflessione: il salto generazionale può dirsi ormai completo, il tempo dei reduci dei Sessanta e dei Settanta pare definitivamente trascorso (segnali incoraggianti, in questo senso, erano già arrivati nelle ultime tre edizioni): i nomi di Patty Pravo e Loredana Bertè, circolati massicciamente nei giorni scorsi, sono fortunatamente rimasti lettera morta, e Fausto Leali ha avuto modo di adontarsi per il rifiuto oppostogli da Carlo Conti: lui e le altre se ne faranno una ragione, così come me la son fatta io. Si è puntato invece su veterani più... freschi, su Masini e su Grignani, sulla Grandi, su Raf e sulla Di Michele: questi ultimi due sono i più "anziani" artisticamente del cast, e fa un po' effetto rimarcarlo, a me che in pratica ne ho visto nascere il successo. 
VIVAIO TRASCURATO - Però, come detto, c'è qualche vuoto. Stona fortemente la scarsa considerazione nei confronti dei più recenti prodotti del vivaio sanremese, il cui vessillo è tenuto alto solo da Malika e Nina Zilli; ad esempio Antonio Maggio, vincitore due anni fa, non ha più avuto una chance. Il serbatoio locale meriterebbe una maggior valorizzazione, anche perché, non mi stancherò mai di ripeterlo, il futuro di Sanremo e della musica italiana passa anche da lì, non solo dai talent. Altra lacuna: gli indipendenti rampanti sono rimasti al palo, è stata riempita da altri la casella occupata nelle ultime edizioni dai vari Perturbazione, Riccardo Sinigallia, Marta sui Tubi. Peccato.
 FESTIVAL MAINSTREAM ED EQUILIBRATO - Ancora: è mancato il coraggio di pescare fra gli artisti un po' più di nicchia, per quanto comunque di fama: io avevo parlato di Teresa De Sio ed Eduardo De Crescenzo, oppure di Alice, ma poteva starci anche un Cammariere, il cui nome era stato esplicitamente fatto da qualcuno. Insomma, un Sanremo molto "mainstream", deciso a puntare a una occupazione finalmente massiccia e prolungata delle classifiche di vendita e di download. Di certo è un cast che promette una battaglia equilibrata: a meno che Raf non tiri fuori il pezzone epocale, o che i Dear Jack non sbaraglino il campo forti di un sostegno popolare oceanico, dire chi possa giungere primo al traguardo è impresa assai ardua, ed è senz'altro un punto  a vantaggio della godibilità dello show.
SANREMO "TIRA" ANCORA - Infine, una considerazione di carattere generale: le canzoni presentate al vaglio della commissione sono state 186 (parliamo sempre della categoria Big, per i giovani la quantità sale esponenzialmente). Tante, decisamente: il Festival è denigrato, osteggiato, ferocemente criticato da più parti, persino dall'interno dell'ambiente musicale. Eppure, serve come il pane a centinaia di artisti: giovani all'inseguimento della consacrazione, personaggi sulla cresta dell'onda in cerca di ulteriori conferme, onesti professionisti di classe media che necessitano di visibilità, "anziani" bramosi di un rilancio. Non comprenderne l'utilità è grave; ancor più grave sarebbe perderlo, visto che ogni anno spunta fuori chi ne chiede l'abolizione: la musica di casa nostra, già in crisi e privata di una così formidabile vetrina, andrebbe definitivamente incontro a un declino inarrestabile. 

venerdì 12 dicembre 2014

VERSO SANREMO 2015: CONTI PORTA A VENTI I BIG IN GARA, E' UN RITORNO ALL'ANTICO

                                Carlo Conti: il suo Festival torna nell'alveo della tradizione

La prima mossa di Carlo Conti sullo scacchiere di Sanremo è vincente. Dopo anni di cast striminziti, i Big in concorso salgono da sedici a venti. Una quota partecipanti così elevata non si vedeva dai tempi della "gestione Pippo Baudo", e non è affatto casuale, come vedremo, il richiamo a quel capitolo tutto sommato glorioso della storia del Festival. "Note d'azzurro", ossia il sottoscritto, non può che essere soddisfatto della novità, già nell'aria da alcuni giorni ma che non era attesa in tali proporzioni (si parlava infatti di un innalzamento a diciotto concorrenti nella categoria regina): la mia posizione in merito traspare, grosso modo, dal novanta per cento dei post che ho dedicato alla tenzone rivierasca dal 2011 ad oggi. Anni, si diceva, caratterizzati da cast ridotti al lumicino: appena quattordici posti a disposizione per i cosiddetti "campioni", nelle ultime quattro edizioni. 
POCHI CANTANTI, TROPPI EXTRA - Una gara in scala ridotta, con effetti negativi evidenti soprattutto quando il meccanismo delle eliminazioni conduceva alla finalissima un drappello davvero sparuto di artisti: una decina, col risultato che il resto del gala conclusivo veniva in qualche maniera riempito con ospitate improponibili, spesso avulse dal contesto prettamente canoro dell'evento, o con comparsate promozionali di personaggi Rai. Era un piccolo grande tradimento dell'essenza stessa della rassegna sanremese, la cui funzione è, da sempre, quella di vetrina delle migliori novità proposte dal panorama musicale leggero nostrano, quando l'inverno volge al termine e la primavera incombe: e il tradimento avveniva proprio in un periodo di acuta crisi del mercato discografico italiano, che per superare il momento difficile avrebbe avuto bisogno anche (non solo) di kermesse col format del Festivalone di un tempo, quello in cui si concedeva spazio a un numero assai ampio di cantanti. 
BAUDO E RAVERA - I tempi di Baudo, come sottolineato in apertura. Ma anche gli anni Ottanta di Gianni Ravera, anni di un Sanremo vincente e rigoroso, che non "deragliava mai", che era ancora gara di canzoni assai più che show televisivo tout court. Proprio negli anni gestiti dal patron forse più celebre, l'innalzamento della quota partecipanti era una piacevole tradizione della vigilia: i big ammessi alla gara risultavano sempre più numerosi di quelli che l'organizzazione aveva inizialmente annunciato. Il record, in tal senso, venne stabilito nel 1982: da otto che dovevano essere quasi raddoppiarono, divenendo quattordici. Per l'elevato numero di proposte e per lo spessore qualitativo delle stesse, si premurava di far sapere chi aveva operato la selezione dei brani; per soddisfare gli appetiti di qualche casa discografica in più o per ottenere in cambio ospiti stranieri di prestigio, ribattevano certi giornalisti maligni: quale che fosse il motivo, alla fine i vantaggi per la musica di casa nostra risultavano indubbi, perché salire sul palco dell'Ariston significava accrescere esponenzialmente o rinverdire la propria popolarità, entrare nel giro promozionale delle trasmissioni tv e delle radio, garantirsi buone vendite di dischi o, nella peggiore delle ipotesi, un bel bottino di serate live. 
SOSTEGNO ALLA DISCOGRAFIA ITALIANA - Vantaggi che oggi assumono valore anche maggiore, addirittura "vitale", alla luce della difficile congiuntura di mercato. Incredibile che ci si arrivi solo oggi. "E' un modo per sostenere e promuovere ancora di più la musica italiana", ha spiegato Carlo Conti, che è riuscito a smuovere acque da troppo tempo stagnanti e che ha mostrato coraggio non indifferente. Perché con questa modifica regolamentare Sanremo torna all'antico, a una riscoperta delle radici che però è stata sempre rigettata, nell'ultimo lustro, per paura dell'Auditel: è convinzione dei padroni del vapore televisivo che il pubblico del Duemila non apprezzi più le gare canore "all'antica", mal sopporta di vedere sul piccolo schermo una mera successione di cantanti. Ma forse è solo questione di abitudine, perché il telespettatore medio prende quel che gli si dà, non si spiegherebbe altrimenti il successo pluriennale fatto registrare da certe inguardabili trasmissioni trash. Del resto, le risultanze in termini di audience dell'edizione 2014 hanno  lanciato un segnale opposto: se c'è qualcosa di difficile da tollerare è un Sanremo pieno di corpi estranei, di sovrastrutture spettacolari superflue e di dubbia presa, con gli artisti in gara costretti troppo spesso a cedere le luci della ribalta, che invece all'Ariston spetterebbero loro di diritto, sempre. 
GIOVANI IN PRIME TIME - Il nuovo direttore artistico ha forzato il blocco e si richiama alla tradizione baudiana, soprattutto: perché, se Ravera aveva il vantaggio di operare in un'epoca in cui le competizioni canzonettistiche "a struttura classica" non erano considerate di difficile digeribilità, Baudo riuscì invece a conservare la centralità della gara in un Sanremo già contaminato con gli stilemi del varietà generalista, già contenitore in cui veniva immesso di tutto e di più. E' dunque con quel modo di concepire il Festivalone che la gestione Conti va idealmente a saldarsi: nel medesimo contesto si inserisce l'altra grande novità delle ultime ore, il ritorno delle Nuove Proposte a un orario di esibizione più consono: da troppo tempo relegate a notte fonda, quest'anno avranno addirittura l'onore del prime time.
Per quel poco che può valere, altra "vittoria" di Note d'Azzurro, che su questo tasto ha pigiato fino allo sfinimento. Ma è più che altro, questa come quella dei venti Big, una vittoria della ragionevolezza: se il vivaio di Sanremo è fondamentale per il futuro della rassegna e della musica italiana nel suo complesso, che senso aveva maltrattarlo con mortificanti collocazioni in scaletta, quasi fosse un fastidio, una pratica da sbrigare in tutta fretta per lasciar posto all'attore americano, al ballerino, al declamatore di poesie o all'esperto d'arte? 
I DUBBI - Poi, per carità, non è tutto oro quel che luce. Una prima rapida analisi dei brani dei giovani, ad esempio, non mi ha trasmesso sensazioni di entusiasmo, ma mi riprometto di tornare sull'argomento dopo una serie di ulteriori ascolti. E, tornando ai big, bene per i "venti", ma oltre al contenitore più capiente occorre ora un contenuto gradevole: guai, ad esempio, se l'allargamento venisse sfruttato per buttare nel calderone proposte di scarso appeal musicale e utili solo per catturare la platea televisiva.
Se dobbiamo basarci sui nomi circolati in questi giorni, e su quelli comunque più papabili per la corsa a un posto nel cast (si legga, in proposito, quanto da me scritto nell'articolo della settimana scorsa), potrebbe venir fuori un listone tutt'altro che malvagio; e se da un lato ci sono due - tre candidature che mi fanno rabbrividire (in senso negativo), dall'altro è probabile che spuntino in extremis altrettanti personaggi di cui nessun "previsore" aveva parlato, come è tradizione: l'anno passato, addirittura, una buona metà dei concorrenti Campioni spiazzò del tutto gli esperti, risultando assolutamente inattesa. Ma di questo parleremo prestissimo, diciamo fra un paio di giorni. Va infine detto che, permanendo nel regolamento la formula ad eliminazione, mette persino un po' di tristezza pensare che solo quattro Big su venti non arriveranno alla finale: a questo punto, sarebbe stato più giusto promuoverli in blocco, ma non si poteva rinunciare totalmente al pathos delle "qualificazioni", che in passato ha sempre fatto notevole presa sul pubblico. 

sabato 29 novembre 2014

VERSO SANREMO 2015, LA CORSA A UN POSTO FRA I BIG: I PAPABILI, I POSSIBILI, GLI AUSPICABILI



Verso Sanremo 2015 a ritmo blando, che più blando non si può. Le informazioni trapelano col contagocce, anche da parte di quelle testate solitamente prodighe di anticipazioni più o meno succose e più o meno attendibili; i nomi dei big papabili sono sempre gli stessi (molto pochi) da diverse settimane a questa parte; nella rosa delle possibili co-presentatrici gravitano personaggi di notevole appeal ma piuttosto prevedibili (Cuccarini, Ambra, Incontrada), mentre Carlo Conti smentisce, depista e dice: "Vi stupirò" (starà forse pensando alla poliedrica, fresca vincitrice di "Tale e quale", Serena Rossi?); buio assoluto sul fronte ospiti, al di là del tormentone Al Bano & Romina e di qualche desiderata del direttore artistico (Pink Floyd? Beh, se Fazio può permettersi gli U2 per "Che tempo che fa", perché non sognare in grande?). Riguardo al "totocast", per chi non è strettamente "addetto ai lavori" risulta oltremodo difficile reperire indiscrezioni: gli stessi cantanti, che fanno tanto sfoggio di mentalità 2.0 con una presenza massiccia sui social network, se interrogati in merito ignorano semplicemente le domande, manco custodissero un segreto di Stato... 
RITORNI - Pazienza: faccio da me, cercando di orientarmi tra i pochissimi rumors e formulando ipotesi costruite su ragionamenti che ritengo sufficientemente lineari. Partiamo dalle poche certezze: i Dear Jack sembrano proprio cosa fatta, del resto il loro nome è stato il primo a venire fuori, addirittura l'estate scorsa, così come quelli di Alessandra Amoroso, sulla cui presenza si sono però addensati diversi dubbi (ma questo potrebbe essere davvero l'anno buono, per lei), e di Dolcenera, la cui candidatura rimane invece ben solida. Per il resto, un criterio credibile da seguire è quello di guardare alle ultime edizioni del Festival. Difficile rivedere in gara qualche big presente nel 2014, forse l'unico a poter trarre vantaggio da una nuova presenza sarebbe il solo Renzo Rubino, per completare un percorso triennale di maturazione e consolidare i buoni risultati ottenuti nelle prime due partecipazioni, mentre Rocco Hunt alla fine potrebbe essere della partita, dopo aver manifestato iniziale scetticismo su un suo ritorno a stretto giro di posta. 
Andando a ritroso, è plausibile che chi è sceso in campo negli anni immediatamente precedenti decida di presentare domanda, per rinfrescare la propria visibilità o per lanciare con più forza progetti discografici prossimi alla pubblicazione: ecco quindi che dal 2013 potrebbero riemergere Annalisa Scarrone, Malika Ayane, Chiara Galiazzo (magari con un repackaging del recente album) e Simona Molinari, oltre ad Antonio Maggio, che quell'anno vinse fra i Giovani e che nel 2014 si è confermato su buonissimi livelli (sua la sigla del "Processo del Lunedì" di Rai Sport, suo il gradevole brano estivo "Stanco"). 
Dopo l'esperienza del 2012, i tempi sono nuovamente maturi per Nina Zilli, oltreché per Irene Fornaciari e Pierdavide Carone; mancano dal 2011 Luca Barbarossa e Anna Tatangelo, nomi fatti in questi giorni come quelli di Irene Grandi ed Enrico Ruggeri, la cui ultima partecipazione risale invece al 2010. Rrouge avrebbe proposto un brano assai ispirato, dedicato ad alcuni artisti scomparsi (Gaber, Jannacci, Faletti). Altro nome piuttosto gettonato è quello di Marco Masini, sei anni dopo la buona performance del 2009 con la non del tutto compresa "L'Italia", e di quella edizione targata Bonolis (che segnò il rilancio della manifestazione dopo la profonda crisi del 2008) potremmo ritrovare in gara anche Sal Da Vinci. 
ANNI NOVANTA - Secondo news raccolte in rete, sarebbero in lizza diversi esponenti della bistrattata generazione anni Novanta, che ho spesso strenuamente difeso su questo blog: da Mietta a Syria fino a Massimo Di Cataldo, riemerso da una dolorosa vicenda giudiziaria (con "mostro" regolarmente sbattuto in prima pagina...) e desideroso di riguadagnare il terreno perduto. Mesi fa, gli Zero Assoluto ebbero parole di stima per la kermesse rivierasca, e quell'endorsement portò molti media a ipotizzare un loro ritorno all'Ariston: non so se la cosa abbia un qualche fondamento, ma di certo il duo romano avrebbe bisogno di una grossa ribalta, dopo alcuni anni trascorsi un po' sottotraccia in fatto di presenze sui canali "generalisti". Sicuro è il tentativo di partecipazione di Goran Kuzminac, una sfida difficile da vincere ma che merita tutto il nostro appoggio; meno convincente la coppia Alessandro Safina - Luisa Corna, di cui molto si è scritto.  
REDUCI DALL'ESTATE E GIOVANI RAMPANTI - Ci sarebbe da pescare del buono fra i protagonisti dell'estate canora 2014, contraddistinta da una buona fioritura di canzoni orecchiabili e di facile impatto: da Gianluca Grignani a Nek (il cui ritorno alla kermesse ligure è atteso ormai da ben diciotto anni), da Deborah Iurato all'eccentrico Paolo Simoni, un ragazzo che ha fatto centro con "Che stress" e "15 agosto". A proposito di freschi virgulti della nostra musica leggera, sarebbe interessante rivedere qualcuna delle Nuove Proposte dell'anno passato, come Zibba e quel Diodato che è oggi un volto piuttosto popolare, grazie alle partecipazioni al citato show di Fazio e al recente album di cover anni Sessanta. Andando più indietro, perché non puntare su Erica Mou, voce fra le più interessanti e originali prodotte di recente dal vivaio del Festival, o su Giua, alle prese con la realizzazione di un disco attraverso la strada del crowfunding? Per non parlare degli eternamente bistrattati Jalisse, che una chance prima o poi dovranno pur meritarla... Scommetto qualche spicciolo sul fatto che tenteranno la riscossa recenti vincitori sanremesi amatissimi dal pubblico giovane, come Valerio Scanu (forte delle convincenti performance a "Tale e quale show"), Marco Carta e Alessandro Casillo. 
VETERANI DA SCEGLIERE CON CURA... - Per il resto, detto di un Mario Biondi nuovamente accostato al Festivalone (ove finora non si è mai visto, come concorrente: sarà la volta buona?), ci sono almeno altri tre grandi gruppi in cui pescare: il mondo rap - hip hop, con i vari Moreno e Clementino (ma il vero colpo sarebbe Emis Killa, fresco di tormentone Mundial), i tanti che negli ultimi anni hanno tentato, stando ai giornali, la via dell'Ariston senza fortuna (da Alex Britti ad Alexia, da Paolo Vallesi a Tosca, solo per citarne alcuni), e l'immenso bacino dei veterani, che solitamente presentano domanda in massa: ne fa parte il menzionato Kuzminac, ne fanno parte nomi fin troppo presenti in Riviera nelle più recenti edizioni (su tutti Loredana Bertè, le cui quotazioni vengono date in rialzo). Personalmente, auspico che Conti e la sua commissione artistica si allontanino dal "già visto", dando invece spazio a "grandi vecchi" che, in questo primo scorcio di secolo, di opportunità ne hanno avute ben poche, dai personaggi più nazionalpopolari (Riccardo Fogli, Don Backy) a quelli più "sofisticati" (Eduardo De Crescenzo, Teresa De Sio, Alice...). 
INDIPENDENTI E STRANIERI - Necessaria, inoltre, una maggiore attenzione a quel mondo indipendente che nelle ultime stagioni ha ottenuto riscontri di pubblico non indifferenti: un Brunori Sas o un Dente, ad esempio, porterebbero una bella ventata di freschezza. Mentre, se si vuole cercare il colpaccio, sfumata l'ipotesi Carmen Consoli (con album in uscita a gennaio, ossia poche settimane prima della kermesse, e un singolo rilasciato giusto ieri: peccato davvero), perché non puntare su due grandi rentrée per Negramaro e/o Raf? Personalmente, poi, apprezzerei molto la presenza di Niccolò Fabi e di Neffa, cantautori di valore mai adeguatamente valorizzati dalla rassegna ligure. 
Infine, il discorso stranieri in gara: con sedici posti, ossia sempre pochi, penso che si debba dare la precedenza agli artisti di casa nostra (sarebbe diverso già con sole due caselle in più da riempire), in ogni caso non mi scandalizzerebbe vedere un grande nome internazionale scendere nell'arena: magari uno Stromae, il quale l'anno scorso, ospite all'Ariston, affermò che non si sarebbe tirato indietro di fronte alla possibilità di competere, oppure star onuste di gloria in qualche modo legate all'ex Bel Paese come Anggun, Mick Hucknall, Amii Stewart, o ancora vedettes più o meno sulla cresta dell'onda (Iglesias jr., John Legend...) che accettassero la scommessa di cantare in italiano, cosa che un tempo avveniva con un certa frequenza mentre oggi è rarità assoluta. 

lunedì 25 novembre 2013

VERSO SANREMO 2014: E' GIA' CACCIA AI BIG. IPOTESI E INDISCREZIONI

                                            Francesco Renga: pronto a tornare

Manca meno di un mese all'annuncio del cast dei Big in gara a Sanremo 2014. Il "listone", come l'anno passato, verrà svelato direttamente da Fabio Fazio nel corso del Tg1 dell'ora di pranzo. Il "giorno X" è il 18 dicembre, nel frattempo la ridda di voci e indiscrezioni sui possibili partecipanti è già fitta. Cerchiamo di fare il punto, tra spifferi letti qua e là in rete e ipotesi del sottoscritto, più o meno fondate. Ricordiamo che i posti a disposizione degli aspiranti sono solo 14, cioè molto pochi, e quasi sicuramente tali rimarranno: in passato, soprattutto durante le gestioni festivaliere di Gianni Ravera (anni Ottanta) e di Pippo Baudo, era d'uso aumentare in extremis il numero degli ammessi, alla luce delle tante richieste di partecipazione, ma negli ultimi tempi, dall'era Mazzi in poi, la quota fissata dal regolamento è considerata un totem immutabile. 
SUPERSTAR - Partiamo dalle vedette, le superstar della canzone italiana per le quali ogni organizzatore e direttore artistico farebbe carte false. I nomi più... succulenti circolati finora sono quelli dei Negramaro, di Elisa e di Giorgia. Difficile che il sogno si tramuti in realtà per quanto riguarda la fuoriclasse romana e quella triestina, visto che entrambe hanno appena dato alle stampe album già campioni di vendita (ma non si sa mai...), più concreto l'inseguimento alla band di Giuliano Sangiorgi, che si prenderebbe una bella rivincita dopo l'inaccettabile trattamento subìto proprio all'Ariston nel 2005, quando "Mentre tutto scorre", destinata a diventare un loro cavallo di battaglia, l'apriscatole di un successo inatteso e clamoroso, fu bocciata dalle giurie fin dalla prima esibizione. 
Si parla anche di Edoardo Bennato, e questa sì sarebbe una sorpresissima: il napoletano si è tenuto da sempre bene alla larga dal Festivalone, eccezion fatta per un'ospitata nel 2010, quando partecipò, insieme ad altri big della canzone nostrana, alla serata di festeggiamenti per i 60 anni della kermesse. Arduo ma non impossibile, visto che nelle ultime edizioni hanno fatto la loro comparsa in Riviera cantautori tradizionalmente ostili al palco sanremese, da Vecchioni (che ha addirittura vinto) a Battiato e al compianto Lucio Dalla, questi ultimi due, per la verità, con partecipazioni marginali al fianco di altri artisti. Sarebbe bello rivedere due cantanti da tempo lontani da Sanremo come Carmen Consoli e Raf, e chissà che Gino Paoli e Fiorella Mannoia, a quanto pare già corteggiati l'anno scorso, questa volta non decidano di sciogliere le riserve. 
RITORNI A STRETTO GIRO DI POSTA - C'è poi tutta la schiera di big che, avendo partecipato alle edizioni fra il 2010 e del 2012, o sono in dirittura d'arrivo nell'allestimento dei loro nuovi album, o semplicemente di nuovo "maturi" per una partecipazione alla rassegna che ne rinfreschi la popolarità e ne rilanci le vendite. Parliamo di personaggi come Francesco Renga, Arisa, Giusy Ferreri, Noemi, Dolcenera, Nathalie, Fabrizio Moro, Anna Tatangelo e, perché no, un Max Pezzali che fra libri, canzoni, trasmissioni tv e cambi di look ha vissuto un 2013 piuttosto intenso ed appagante. E potrebbe anche riprovarci qualcuno già in lizza nell'ultima edizione, in primis Chiara Galiazzo, ma anche Max Gazzé, l'altro campione di Sanremo 2013 assieme a Mengoni: l'estroso cantautore potrebbe entrare in un trio nel segno della romanità con Daniele Silvestri (anche lui presente nel febbraio scorso) e Niccolò Fabi, che rappresenterebbe una réntrée graditissima. Fra i giovani usciti di recente dal vivaio festivaliero, l'ultimo trionfatore Antonio Maggio è in prima fila, ma non trascureremmo Erica Mou, che nel 2012 ebbe ottimi riscontri di critica e nelle ultime settimane è tornata prepotentemente alla ribalta con la colonna sonora del film "Una piccola impresa meridionale". 
VETERANI - In tema di "veterani" anni Novanta, Syria ha annunciato ufficialmente di essere "in fila per Sanremo": assieme a lei, da tenere d'occhio eventuali mosse di Gianluca Grignani, assente dal 2008, di Paola Turci, nonché di Mietta e Silvia Salemi, il cui indice di gradimento è tornato alle stelle grazie alla fortunata partecipazione a "Tale e quale show" di Carlo Conti. E poi Alex Britti, rivisto su buoni livelli nell'estate 2013, così come Neffa che centellina le sue apparizioni sul mercato discografico, ma quasi sempre coglie nel segno, come con l'ultima "Molto calmo". Ci sarebbero tappeti rossi e porte spalancate anche per un ritorno di Nek, che da Sanremo manca addirittura dai tempi di "Laura non c'è", nientemeno, mentre sarebbe giusto dare un'altra chance ad Alexia e a L'Aura. Fra le vecchie glorie, non dovrebbe mancare la proposta dell'eterno Al Bano, e chissà che non si convinca, dopo anni di scetticismo, Massimo Ranieri; Anna Oxa vorrà forse tornare alla carica, scottata dall'esclusione del 2013 e dalle recenti polemiche di "Ballando con le stelle",  alcune fonti danno in lizza Fabio Concato, mentre pare che anche Umberto Tozzi sia in studio a preparare qualcosa di nuovo, e allora... 
RAP, TALENT E ALTRO - Da tenere nella massima considerazione, come da me già scritto in altre occasioni, il fenomeno dei rapper all'italiana, che hanno dominato le classifiche italiane nell'anno che sta per concludersi. Uno, se non due posti, dovrebbero essere loro appannaggio, e allora sarà lotta serrata tra i vari Moreno Donadoni, Fedez, Clementino, Club Dogo... E poi i ragazzi dei talent: non si è ben capito se un posto di diritto spetterà al prossimo vincitore di X Factor (un azzardo, perché a volte funziona, come nel caso di Mengoni e Galiazzo, altre no, vedasi la pur brava Nathalie), mentre dal passato, oltre alla citata Ferreri, potrebbe riemergere qualcuno fra Marco Carta, Valerio Scanu e Pierdavide Carone, oltre a una Loredana Errore sempre massicciamente spinta dai fans (vedere Facebook per credere), oppure la trionfatrice della prima edizione di "The voice", Elhaida Dani. Altri nomi gettonati dai giornali sono quelli di Sergio Caputo, Francesco Sarcina (aveva tentato già l'anno passato), Cristiano De Andrè, Mondomarcio, Ron, nonché quel Mario Biondi eterno promesso al Festival (non è dato sapere se per sua effettiva volontà o per fantasia giornalistica) e mai approdato all'Ariston in gara. Infine, per quanto riguarda gli interpreti di nicchia", sarebbe auspicabile fosse la volta buona per i  raffinati Musica Nuda. Per il momento questo è quanto, con la doverosa postilla, già ribadita più volte anche per le scorse edizioni, che probabilmente nel "listone" finale compariranno diversi artisti mai citati in sede di pronostici. Anche questo è il bello del Festival. 

mercoledì 5 giugno 2013

WIND MUSIC AWARDS 2013: FINALMENTE ARIA NUOVA E UN PO' PIU' DI CORAGGIO


Curioso. Proprio nell'anno in cui i Wind Music Awards hanno abbandonato l'Arena di Verona, scindendo di fatto il solo labile legame con il loro "antenato" in linea diretta, ossia il glorioso Festivalbar, sono rifioriti a nuova vita e hanno avvicinato, per appeal dello spettacolo, qualità e varietà del cast, proprio le edizioni migliori della mai abbastanza rimpianta kermesse creata da Vittorio Salvetti. Al  Foro Italico di Roma è andata in scena una serata lontana anni luce da quella, sottotono e di scarso coraggio nelle scelte artistiche, alla quale dodici mesi fa non avevo lesinato critiche su questo blog. 
SPETTACOLO PIU' CORAGGIOSO - Si respirava un'aria diversa, più frizzante, più propositiva: non più scontatissima passerella per i soliti, inflazionatissimi noti, con la timida aggiunta di qualche esponente della nostra meritevole "classe media" canora a far da poco appariscente contorno, badando di non disturbare troppo, ma una sfilata di big vecchi e nuovi, di veterani e giovani rampanti, di proposte del tutto inedite, con uno sguardo su universi musicali solitamente poco esplorati in manifestazioni "nazionalpopolari" come questa, figuriamoci poi se a trasmetterla è la rete generalista per eccellenza. E in più, l'aggiunta dei divi pop d'oltrefrontiera più in voga del momento, proprio come si usava a quel Festivalbar che continuo a citare perché, entro certi limiti, dovrà sempre restare il punto di riferimento costante per chi vuol costruire una rassegna di musica estiva anche in questi avventurati anni. 
DUE COLPI: DE GREGORI E GUZZANTI - Presenza più discreta del solito, quella dei prezzemolini campioni di vendite: Tiziano Ferro, ad esempio, non ha nemmeno cantato. Certo, non è il massimo dell'eleganza arrivare sul palco per sponsorizzare in maniera così diretta una propria "scoperta", ma l'esibizione di Baby K. è stata comunque una parentesi importante, perché il rap al femminile è un ambito creativo ancora in buona parte vergine nelle italiche lande musicali. L'organizzazione ha inoltre piazzato un paio di colpi meno scontati e di grosso calibro: la perfomance di Francesco De Gregori, uno che sul piccolo schermo si spende sempre con molta parsimonia, e soprattutto la breve ma significativa presenza di Corrado Guzzanti, autentico genio (non del tutto compreso, ma siamo in Italia...) della comicità e della satira, che sta al presenzialismo tv come Al Bano sta al desiderio di comparire il meno possibile (a proposito, finalmente uno spettacolo musicale senza l'ennesima ospitata del Carrisi: anche per questo, grazie, WMA). 
LE NUOVE VEDETTES NOSTRANE: MARCO, EMMA, CHIARA - In un contesto del genere, è apparsa accettabile persino l'ennesima riproposizione di un Venditti d'annata, parentesi "vintage" per una "Notte prima degli esami" che, a quasi trent'anni di distanza dalla pubblicazione, rimane uno schiaffo in faccia a chi continua a sostenere che gli anni Ottanta abbiano dato poco o nulla alla musica. A parte queste piccole digressioni nostalgiche, la fredda serata romana è stata un tentativo di portare alla ribalta una parte del nuovo che, da qualche anno, freme sotto la pelle della canzone italiana. Ecco dunque la consacrazione di un gruppetto di vedettes nostrane di... fresco conio: in primis l'uomo dell'anno, quel Marco Mengoni che sta vivendo un meritato momento d'oro, poi Emma e Chiara Galiazzo. E poiché una kermesse come i Wind Music Awards serve anche a cercare di capire quali potrebbero essere i tormentoni della bella stagione ormai alle porte, è indubbio che le proposte dei tre sopra citati potranno recitare un ruolo di primo piano nelle classifiche e negli airplay radiofonici canicolari: "Pronto a correre" di Marco ha il classico ritornello che ti si ficca in testa, ma elaborato in chiave contemporanea e non banale, in "Amami" la vincitrice di Sanremo 2012 giostra fra le note con grande professionalità e consueta grinta vocale, pur se in molti passi tende a "giannananninizzare" un po' troppo, mentre di indubbia classe è "Mille passi" che Chiara ha proposto con Fiorella Mannoia. 
RUBINO E FEDEZ DA SEGUIRE - Fra le probabili super hits estive, non dovrebbe mancare "Una storia semplice" dei Negramaro, non però nella insopportabile versione "dance - distorta" offerta con la collaborazione di Big Fish (ricordate i Sottotono?), così come dovrebbero trovare discreta gloria la classicheggiante "Insieme finire" di Biagio Antonacci e, perché no, la scanzonata "Pop" di Renzo Rubino, vincitore del contest dedicato alle Nuove Proposte, altra innovazione di questa edizione della kermesse rispetto al piccolo cabotaggio e agli orizzonti limitati degli anni passati. Una edizione che ha lasciato chiaramente intendere come la nostra musica sia oggi più ricca di coraggio, di voglia di sperimentare e di diversificare: in questo quadro si innestano alla perfezione i trionfi di Club Dogo e, soprattutto, dello spiazzante e graffiante Fedez, uno da seguire attentamente.  Fra gli stranieri, plauso al live dei Bastille e all'istrionico Jamie Cullum. 
PREZZEMOLINO FIORELLO - Tutto e tutti da promuovere, allora? Beh, non proprio, ma i "down" del cast di cantanti sono stati pochi. Modà un po' troppo mestieranti e gigioni,  e Malika che continua a sfoggiare nuove pettinature (forse però la chioma fluente di ieri è la più adatta a valorizzarne l'ovale) ma che non è andata più in là di una comunque gradevole cover di "Cosa hai messo nel caffè". Ragionando invece sulla struttura generale dello spettacolo, continua a non suscitare entusiasmi la coppia Carlo Conti - Vanessa Incontrada, soprattutto il primo, eterno candidato al Festival di Sanremo per il quale, però, sembra non possedere il brio e lo sprint inventivo di cui, da qualche anno, necessitano i padroni di casa delle kermesse rivierasca. Ne sarebbe stato un conduttore perfetto fino agli anni Novanta, oggi francamente non saprei. A movimentare la serata fra un cantante e l'altro ci ha dovuto pensare Fiorello, a proposito di "prezzemolini". Perlomeno gli si è ritagliato addosso l'insolito ruolo di "capo claque", che ha interpretato con dedizione assoluta. Rimangono l'istrionismo e la furbizia artistica di un mattatore che, avendo scelto di centellinare al massimo le proprie partecipazioni televisive optando per altri canali (prima la radio, ora il web con la sua "Edicola" cult), è di fatto presente sui teleschermi un giorno sì e un altro pure,  attraverso citazioni e servizi nelle più svariate trasmissioni e originali incursioni come quella del Foro Italico. 

sabato 30 marzo 2013

SANREMO 2013: NELLE CLASSIFICHE TRIONFANO MENGONI E GAZZE'

                                     Max Gazzè: "Sotto casa" fa il boom  nelle chart

Vi ricordate "Sanremo Top"? Era un'appendice televisiva del Festival di Sanremo, nata durante la prima "era Pippo Baudo", ossia nel 1994. Si trattava di una serata, in diretta su Rai Uno, che si svolgeva uno o due mesi dopo la conclusione della kermesse vera e propria, e alla quale partecipavano i cantanti, fra quelli  in gara al festivalone, che in quel lasso di tempo avevano ottenuto i migliori risultati sul piano delle vendite di dischi. In pratica, si riscriveva la classifica ufficiale della competizione canora sulla base dei gusti autentici dei consumatori di musica. L'iniziativa proseguì fino al 1998, poi Baudo la ripescò in occasione del suo ritorno sulla tolda di comando di Sanremo, nel 2002, e infine l'idea venne accantonata. Questo breve preambolo... nostalgico per dire che, a oltre un mese (ormai un mese e mezzo) dalla conclusione di Sanremo 2013, anche per noi è giunto il momento di celebrare il nostro... Sanremo Top. In parole povere: come stanno andando le canzoni  e i dischi del Festival nelle varie hit parade? 
Diciamo subito che i riscontri sono in linea di massima incoraggianti, pur senza far gridare al miracolo. Certo, ormai da anni non capita più di vedere, nelle settimane successive alla rassegna, i dischi di Sanremo invadere e affollare le classifiche. Ma c'è stato, di converso, anche un periodo in cui la produzione canzonettistica rivierasca proprio non riusciva a far breccia in maniera consistente nelle chart. Ebbene, si può dire che quella fase di crisi acuta, la fase in cui Sanremo era stato ridotto a spettacolo televisivo con la musica messa in un cantuccio, sia stata superata. Il "Festival dei Festival" da un po' di tempo è tornato a dire la sua, alcune canzoni si affermano in maniera sostanziosa fuori dal contesto della kermesse: personalmente ritengo che la qualità media del repertorio sanremese non sia mai venuta troppo meno neanche negli anni più difficili, ma forse ultimamente si è guadagnato in radiofonicità e contemporaneità dei pezzi proposti all'Ariston, due fattori che hanno incrementato l'appeal di tali brani sul pubblico più giovane, cioè quello che maggiormente acquista musica. 
FIMI - Il dato principale è che le chart stanno sostanzialmente confermando il verdetto delle giurie festivaliere, e la cosa non sempre si è verificata in passato, anzi. Così, nella classifica FIMI degli album aggiornata al 24 marzo, il nuovissimo Cd di Marco Mengoni," #prontoacorrere", ha fatto irruzione direttamente in prima posizione, e nella top ten sono ben messi anche "Gioia" dei Modà (quarto) ed "Happy Mistake" di Raphael Gualazzi (ottavo). Fra quelli che un tempo venivano definiti "Dischi caldi", ossia le posizioni dall'undicesima alla ventesima, troviamo "Sotto casa" di Max Gazzè quattordicesimo, e il reprint in versione sanremese dell'album autunnale di Malika Ayane, "Ricreazione", diciottesimo. Appena fuori dai primi venti, per la precisione ventunesima, Chiara Galiazzo con "Un posto nel mondo". 
"L'essenziale", il pezzo con cui Mengoni ha trionfato all'Ariston il 16 febbraio scorso, è da tempo in testa alla Top Digital Download della stessa Fimi (ultimo aggiornamento il 24 marzo), graduatoria in cui, fra i primi dieci, per la verità i brani sanremesi faticano un po' a trovare spazio: l'unico presente, a parte il vincitore, è "Sotto casa" di Gazzè, nono. Sempre gettonatissima la tradizionale compilation di Sanremo: quest'anno ne è uscita una sola, al contrario delle due del 2012, e pure in ritardo, perché vi sono stati inseriti, per i big, solo i pezzi giunti in finale. Tanto è bastato comunque, per lanciarla nelle posizioni di vertice dell'apposita graduatoria Fimi, dove occupa attualmente (al 24 marzo) la piazza d'onore. 
NIELSEN - Le tendenze sono grosso modo le stesse anche nelle classifiche Nielsen: al 22 marzo la Nielsen Music, che rileva i passaggi dei brani sulle radio e sui canali tv musicali, vede fra i primi dieci i pezzi che Mengoni (quarto) e Gazzè (terzo) hanno portato in finale a Sanremo. Nella Nielsen Download Chart del 28 marzo, il discorso non cambia di molto: qui "L'essenziale" è seconda, mentre "Sotto casa" è nona. 
ITUNES - Per quanto riguarda, infine, la classifica Top 10 Itunes Songs, la versione più aggiornata tratta dall'home page di Apple vede al terzo posto Mengoni e al sesto Gazzè, ma nelle settimane scorse hanno fatto la loro comparsa anche "Se si potesse non morire" dei Modà", "La canzone mononota" di Elio e le Storie tese, "E se poi" di Malika e "Mi servirebbe sapere" di Antonio Maggio, unico fra le "Nuove proposte" rivierasche a ritagliarsi un posto al sole della.... popolarità commerciale dopo il meritato trionfo festivaliero. 

                               Antonio Maggio: anche per lui discreta gloria nelle classifiche

CONSIDERAZIONI - Dalla lettura di queste chart, emergono sostanzialmente tre dati. 1) Mengoni ha messo d'accordo tutti, durante e dopo Sanremo, e forse non ci avevo visto male quando avevo parlato, per il suo pezzo, di "vittoria logica", viste le caratteristiche di una canzone che sapeva fondere buon livello artistico e orecchiabilità, tradizione e modernità di scrittura, più di tutte le altre giunte all'atto conclusivo. Accanto al buon Marco, l'altro, del tutto inatteso, trionfatore del Sanremo targa 2013 risulta Max Gazzè. Si erano intuite le potenzialità del suo pezzo, che ne sanciva il felice ritorno alle sonorità e agli stilemi con cui si era affermato a fine anni Novanta ("Una musica può fare" e simili), ma sinceramente era difficile aspettarsi un exploit così fragoroso sul mercato. Certo le sue performance all'Ariston, soprattutto quella della serata finale, sono state di forte impatto scenico, ma non basta certo saper bucare il video per vendere dischi. Onore a Max, bravo a  ritrovare il filo del successo: Sanremo serve anche a questo. 
2) I riscontri delle hit parade sono buoni, ma, come detto all'inizio, non tali da esaltare. Soprattutto se si pensa allo strombazzamento mediatico in positivo di cui ha goduto quest'ultima edizione del Festival, con tanti bei discorsi sulla qualità musicale, discorsi sui quali mi ero permesso, perlomeno parzialmente, di eccepire qui sul blog. Le canzoni sanremesi ci sono eccome, in classifica, ma era lecito attendersi qualche presenza in più e una maggiore tenuta sulla distanza. E' anche vero che ciò che conta maggiormente, per gli artisti e per le case discografiche, è la resa commerciale degli album, e da questo punto di vista la classifica Fimi vista prima è tutto sommato incoraggiante. 
3) A parte la discreta affermazione di Antonio Maggio, al quale occorreranno comunque ulteriori conferme, la sezione giovani, per il secondo anno consecutivo, ha rappresentato l'anello debole dell'imponente macchina festivaliera. Certo, peggio ancora andò dodici mesi fa, quando nemmeno i più meritevoli fra gli esordienti, penso a Erica Mou, Marco Guazzone e Celeste Gaia, riuscirono a far breccia nel cuore del pubblico, ma è un fatto che nemmeno il "Sanremo con la musica al centro" voluto da Fabio Fazio e Mauro Pagani sia riuscito a restituire dignità alla gara delle nuove leve, che non godono più di una ribalta degna di questo nome dalla splendida edizione del 2009, quella che, anche grazie all'idea azzeccata dei duetti coi superbig, diede visibilità enorme ai partecipanti, e non a caso quell'anno vennero fuori Arisa, Malika, Irene Fornaciari, Simona Molinari e Karima. Questo è il punto dal quale si dovrà partire al momento di imbastire l'edizione 2014 della rassegna: perché senza un adeguato vivaio Sanremo non può reggere ad alti livelli, e non sempre capita che una Nina Zilli o un Gualazzi riescano a emergere da gare semiclandestine come quelle andate in scena nel 2010 o nel 2011. 

domenica 17 febbraio 2013

SANREMO 2013: IL... PAGELLONE DEL FESTIVALONE

                                   Daniele Silvestri: suo uno dei migliori testi dei Big

Chiudiamo (per il momento) l'annuale, piacevole parentesi sanremese con l'inevitabile "pagellone" dei brani portati in finale dai quattordici Big, qui elencati seguendo l'ordine della classifica finale della gara. 
L'ESSENZIALE - Marco Mengoni: brano che profuma di contemporaneità pur rimanendo nel solco della tradizione melodica all'italiana. Poesia d'amore moderna, vincitrice ideale in quanto sintesi perfetta fra orecchiabilità e complessità compositiva. Impreziosisce il tutto l'eclettismo vocale dell'interprete. Arrivederci all'Eurovision Song Contest. VOTO: 7,5. 
LA CANZONE MONONOTA - Elio e le Storie tese: ho già scritto della genialità di questo brano, un dissacrante divertissement  che è anche lezione di alto profilo sulle infinite vie della costruzione musicale. Un esercizio di stile ma non fine a se stesso. Presenza scenica da istrioni consumati. VOTO: 7,5. 
SE SI POTESSE NON MORIRE - Modà: Silvestre e compagni non hanno rischiato, proponendo uno dei brani più sanremesi dell'edizione, il che non sarebbe affatto un male in sé per sé; però è una canzone che sa di già sentito, poco originale nell'impianto melodico, e tuttavia sostenuta dalla potente voce del solista e da un testo forse semplice ed elementare, ma in grado quantomeno di colpire al cuore il pubblico più giovane. In definitiva, una partecipazione che non aggiunge nulla alla carriera dei Modà: non credo che il loro pezzo serva ad incrementare la schiera dei fans, che è poi uno degli obiettivi da perseguire quando si sale sul palco dell'Ariston. VOTO: 6. 
E SE POI - Malika Ayane: un'altra Big su cui molto si puntava ma che ha parzialmente deluso, presentando un'opera non all'altezza dei suoi due precedenti sanremesi. Una ballata oltremodo delicata, non priva di una certa raffinatezza di scrittura (marchio di fabbrica dell'autore Sangiorgi) e di notevole suggestione, ma forse eccessivamente sofisticata e che paga quindi dazio in quanto a forza d'impatto.  VOTO: 6+. 
SAI (CI BASTA UN SOGNO) - Raphael Gualazzi: ottimo ritorno all'Ariston del vincitore di Sanremo Giovani 2011. Decisamente cresciuto sul piano della sicurezza vocale, il suo è un altro di quei pezzi che sanno coniugare immediatezza e alta qualità artistica, pendendo più da quest'ultima parte. Un jazz leggero e pieno di feeling, al contempo avvolgente e trascinante, interpretato con sicurezza da affermato concertista. VOTO: 7,5. 
A BOCCA CHIUSA - Daniele Silvestri: bella prova autoriale del romanaccio. Il testo più attuale del Festival reso sul palco con una inedita attenzione al mondo dei non udenti. Brano dalla costruzione minimalista eppure di rara efficacia evocativa, destinato a entrare nel repertorio dei migliori classici del cantante. VOTO: 7. 
SOTTO CASA - Max Gazzè: si è rivisto il primo Gazzè, il più genuino e fantasioso, quello in grado di fondere con efficacia ricerca sonora e originali soluzioni testuali. Elettropop e atmosfere vagamente balcaniche, con un ritornello facile da ricordare. Bel rientro in Riviera. VOTO: 7. 
IL FUTURO CHE SARA' - Chiara (Galiazzo): tutto sommato un buon esordio per questa ragazzona made in X Factor. Brano di facile presa, forse il miglior esempio di "easy listening" duro e puro della produzione sanremese di quest'anno, un tango di indubbia presa radiofonica. Il refrain lo ricorderemo ancora a distanza d'anni, con buona pace dei cultori della musica "alta" (che non vuol dire necessariamente musica bella). Vocalità tutto sommato sicura ma da migliorare, a tratti è parsa troppo da compitino nell'interpretazione. VOTO: 6,5. 
SCINTILLE - Annalisa (Scarrone): sorprendente. Voce senza cedimenti e in grado di esplorare diversi registri, canzone "retrò" ma sapientemente costruita, con un arrangiamento piacevolmente variopinto e con le stimmate del tormentone soprattutto nella strofa. VOTO: 6/7. 
E' COLPA MIA - Maria Nazionale: deludente. Si può essere gradevolmente fedeli alla tradizione senza essere datati, ma non è il caso del pezzo scritto da Servillo e Mesolella, che sarebbe risultato già fuori tempo massimo negli anni Ottanta. Vecchio, terribilmente vecchio, e quella chiusura del ritornello in stile "My way" non è decisamente da consegnare ai posteri. VOTO: 5. 
LA PRIMA VOLTA (CHE SONO MORTO) - Simone Cristicchi: anche lui fa parte della schiera dei nomi attesi presentatisi con un'opera tutto sommato minore. Destreggiarsi in precario equilibrio sul sottile filo che separa serietà e ironia è difficile per tutti quando si affrontano temi pesanti come la morte, e il buon Simone vi è riuscito solo in parte. Il suo testo passa con eccessiva disinvoltura da momenti autenticamente strazianti (il decesso improvviso, la vestizione del cadavere) ad altri "leggeri" (gli incontri nell'Aldilà con Pertini e tutti gli altri). Comunque coraggioso. VOTO: 6. 
VORREI - Marta sui Tubi: i meno sanremesi in assoluto assieme agli Almamegretta. Tuttavia, al contrario di quanto aveva fatto dodici mesi fa un'altra band alternativa, i Marlene Kuntz, hanno annacquato solo in parte il loro sound per piegarlo alle esigenze della platea dell'Ariston. Brano che può emergere solo alla lunga, dalla costruzione complessa eppure tutt'altro che poco accessibile. Di grande efficacia il sostegno della batteria. VOTO: 6+. 
LA FELICITA' - Simona Molinari e Peter Cincotti: un duetto azzeccato, per una buona fusione jazz - swing - pop. Un pezzo gradevole, a tratti martellante nel ritornello grazie anche agli scarni ma azzeccati inserimenti vocali dell'americano. VOTO: 6,5. 
MAMMA NON LO SA - Almamegretta: un reggae schietto, discretamente congegnato ma non sostenuto adeguatamente, perlomeno nella versione live, dalla voce di un Raiz un po' sottotono. VOTO: 5,5. 

SANREMO 2013: LA LOGICA DEL TRIONFO DI MENGONI IN UN FESTIVAL TROPPO SOFISTICATO

                                                Marco Mengoni, il trionfatore

Sanremo 2013 si è congedato dalla sua sconfinata platea televisiva consegnando agli almanacchi il verdetto più logico e, in quanto tale, sostanzialmente scontato. Logico, perché "L'essenziale" di Marco Mengoni è l'unico brano, fra quelli giunti fino alla finale, a rappresentare l'ideale punto di equilibrio fra orecchiabilità e ricercatezza, fra spirito commerciale e spessore artistico sufficientemente "elevato", per quanto non altissimo. Un giusto compromesso, insomma, laddove le altre due canzoni medagliate pendono un po' troppo da una parte o dall'altra: fin troppo sofisticata ed elaborata, per quanto divertente, quella "Canzone mononota" che ha confermato la ponderosa sapienza musicale di Elio e le Storie tese (i quali hanno comunque fatto incetta di premi); eccessivamente convenzionale e nemmeno troppo originale nell'impianto melodico, per quanto complessivamente ben scritta, "Se si potesse non morire" dei Modà, ancora una volta piazzati. Un posticino sul podio lo avrebbe meritato di certo il raffinato jazz - pop di Gualazzi, mentre per tutti gli altri Big non sono ammesse recriminazioni: nessun altro pezzo aveva tutte le carte in regola per ambire ai massimi traguardi. 
LIVELLO DISCRETO E NULLA PIU' - La passerella della serata finale ha confermato le impressioni emerse nel corso della terza puntata di questo Festival, la prima in cui i cantanti si erano esibiti tutti insieme proponendo una sola canzone a testa, quella sopravvissuta ai due preliminari. Posso quindi ribadire che il livello complessivo della proposta musicale mi è parso discreto, ma tutt'altro che eccezionale, come invece continuano a sostenere i critici di lunga data (che del resto meritano comprensione: hanno atteso per anni un Sanremo quasi in formato "Premio Tenco", ora che l'hanno avuto è giusto che se lo godano...). 
Livello di certo inferiore a quello delle ultime tre edizioni,  ma superiore, volendo ampliare lo spettro temporale dei paragoni, rispetto a quanto ascoltato nelle due annate ancora precedenti, il 2008 e il 2009. I motivi di queste mie valutazioni li ho già illustrati ampiamente in questo post di due giorni fa: ripetermi sarebbe noioso per me e per i lettori. Mi limito a riassumerli: 1) Si è privilegiata una eccessiva ricercatezza, melodie e ritmi sofisticati a danno della semplicità, dell'immediatezza; 2) Buona parte dei pochi brani che hanno puntato sull'orecchiabilità non brillano però per originalità, sono stati scritti col freno a mano tirato, senza sperimentare, con un profilo basso, a volte rimasticando cose già sentite in passato. In linea generale, il patrimonio musicale lasciato ai posteri da questo Sanremo 63 manca di impatto, di forza penetrativa: le canzoni faticano e faticheranno molto a imprimersi nella testa e nel cuore, e dubito che gran parte di esse possano resistere nel tempo, facendosi ricordare anche ad anni di distanza...
CONTINUARE CON LE SCELTE "ALTE"? - E' una constatazione che rientra in un discorso più generale, quello della possibilità che, già l'anno prossimo, la kermesse rivierasca venga riproposta con la stessa formula, o quantomeno coi medesimi criteri artistici a guidare l'allestimento sia del cast dei concorrenti, sia di quello degli ospiti. E' vero, le scelte "alte" di Fabio Fazio e Mauro Pagani sono state premiate dall'Auditel, ma il dato, se permettete, lascia il tempo che trova: perché anche le scelte più leggere di Mazzi e compagnia nell'ultimo quadriennio avevano avuto riscontri di audience televisiva pressoché trionfali, comunque ampiamente soddisfacenti. Per tacere del fatto che, quest'anno come molte altre volte in passato, i dati di ascolto vanno tarati sull'assenza quasi totale di controprogrammazione efficace da parte di una concorrenza che invece, a metà degli anni zero di questo inizio secolo, era diventata improvvisamente agguerritissima nei confronti del festivalone. 
Ribadisco quanto detto  in uno dei miei post di presentazione della kermesse: le scelte di alto spessore artistico, di musica colta, ci stanno benissimo, perché il pubblico, diciamolo chiaramente, ha urgente necessità di essere "rieducato" dopo anni di brutture catodiche (che però, va detto onestamente, non sono certo arrivate dai precedenti Festival, ma hanno ben altri colpevoli); tuttavia è una tendenza che va mitigata, temperata con le giuste concessioni al pop, a quel pizzico di "nazionalpopolare" che in una rassegna leggera come Sanremo non deve mancare, mai. 
Auspico quindi, compatibilmente con le risorse economiche a disposizione dell'azienda organizzatrice dell'evento, di rivedere in futuro qualche divo internazionale sbanca - classifiche, perché, per citare esempi di illustri presenze passate, ospitate come quelle dei Queen, dei Duran Duran, di Jennifer Lopez o della splendida Whitney Houston, piaccia o no, hanno segnato indelebilmente la storia della kermesse, e l'hanno impreziosita, non certo imbastardita. E mi auguro anche una maggiore "ecumenicità" nella composizione del listone dei concorrenti, big e giovani, senza tralasciare (anzi) raffinatezza e sperimentalismo ma tornando a una maggior presenza di easy listening, senza il quale Sanremo non è più Sanremo. 

                                       Max Gazzè: convincente ritorno a Sanremo

FAZIO IN RISERVA DI ENERGIE - La finale di ieri sera ha presentato un Fazio visibilmente stanco, o forse inconsciamente appagato dal successo registrato dalla sua "creatura". L'anchorman savonese è andato avanti col pilota automatico, sostenuto da una Luciana Littizzetto invece ancora brillante. Le vetrine promozionali dei prossimi programmi Rai, che erano state una costante delle serate conclusive di molti Festival recenti, sono state ridotte all'osso, e di questo non possiamo che ringraziare la direzione artistica: solo un piccolo spazio per il nuovo game show della coppia Fabrizio Frizzi - Gabriele Cirilli, che peraltro è stato massicciamente pubblicizzato durante i "neri" di tutte le puntate di Sanremo. 
Di grande suggestione, e non poteva essere diversamente, la presenza più prestigiosa di questa edizione, un Andrea Bocelli peraltro fin troppo italiano nel senso deteriore del termine, visto che non è riuscito a resistere alla tentazione di tenere a battesimo sul palco il figlio Amos, pianista in costruzione. Impalpabile e poco significativa la partecipazione di Lutz Forster (esempio di come non si debba esagerare con certe "scelte alte", in questo contesto davvero fuori portata per molti e destinate a non lasciare il segno), mentre Bianca Balti preferiamo ricordarla come la simpatica Beatrice dantesca dello spot di una nota marca di telefonia mobile... 
BISIO E I BIG - Alla fine della fiera, la performance più riuscita è stata quella meno attesa: Claudio Bisio  ha... fregato tutti, partendo in sordina con un dimesso sketch sui personaggi Disney, che in realtà serviva solo a introdurre un monologo politico parso, per certi versi, più ficcante e più geniale di quello di Crozza: già, perché di questi tempi attaccare l'elettorato più degli... eletti è quantomai coraggioso e impopolare, anche se non sono mancate le stilettate, raffinate e indirette, ai politicanti d'oggidì. Tornando infine alla gara, nessun picco particolare nelle esibizioni degli artisti: impeccabili comunque le prestazioni di Mengoni, Modà, Malika, Gualazzi e di un'Annalisa che ha una voce da tenere in assoluta considerazione, più convincente, relativamente a queste cinque serate, di quella dell'attesa Chiara, che non ha deluso ma non è andata al di là di un discreto standard esecutivo. 
In crescendo rispetto alle prime sere Marta sui Tubi, Raiz degli Almamegretta non ha fornito una resa vocale all'altezza della situazione, sono parsi sottotono anche Simona Molinari e Max Gazzè, il quale ha cercato il riscatto con qualche effetto scenico (del tutto dimenticabile la lente a contatto stile Marilyn Manson, più riuscita la "direzione d'orchestra" del pubblico dell'Ariston, effettuata salendo sulla poltrona di prima fila occupata da Frizzi). Infine, gli Elii: grande lavoro di costumisti e truccatori, impatto delle maschere da "obesi" di primo acchito esilarante, ma, ripensandoci, prendere di mira un problema fisico nel Festival delle pari dignità e delle pari opportunità non è stata, forse, una trovata felicissima. 

venerdì 15 febbraio 2013

SANREMO 2013: LIVELLO DEI BRANI NON ECCELSO. QUALITA' DEVE FAR RIMA CON ORECCHIABILITA'

Chiara Galiazzo: un pezzo di facile presa

La montagna di Sanremo 2013, così tanto osannato dai critici e così fragorosamente premiato dagli indici di ascolto, potrebbe aver partorito, sul piano del livello della proposta musicale, il più classico dei topolini. E' stata illuminante, in questo senso, la serata di ieri. Il ritorno a una formula più tradizionale, con tutti i Big in pista per presentare una sola canzone, ha consentito una migliore valutazione dei pezzi, e la sensazione è che non ci si trovi di fronte a un'edizione memorabile. Non insufficiente, sia chiaro, ma nemmeno tale da far gridare al miracolo, come facevano intendere le recensioni entusiaste dei giornalisti che avevano avuto il privilegio di ascoltare i brani in anteprima. 
Ecco, il punto è questo: c'è il sospetto che si sia allestito un Festival che strizzasse l'occhio soprattutto agli esperti, a certa stampa con la puzza sotto il naso. Ma il concetto di qualità musicale è diverso e ben più complesso, soprattutto in relazione a ciò che è lecito attendersi da quella che resta, in fondo, una rassegna di musica leggera. Qualità delle proposte significa, per conto mio, sintesi ideale fra spessore e originalità compositiva da una parte, e orecchiabilità dall'altra. Perché, parliamoci chiaro, il Festival di Sanremo, per considerarsi riuscito al cento per cento, deve lasciare ai posteri opere che ti si ficcano nel cuore e nella testa, facili dai ricordare anche ad anni di distanza. Ebbene, ho qualche dubbio che ciò possa accadere per buona parte dei brani messi in pista in questo 2013. 
RICERCATEZZA MUSICALE - L'easy listening, già altre volte citato nei miei interventi "sanremesi" di questi giorni, non è un peccato mortale, tantomeno in riferimento alla kermesse rivierasca: e invece pare che, per quest'anno, lo si sia lasciato da parte (in questo senso, il contrasto rispetto alle ultime quattro edizioni è evidente e stridente), puntando su una ricercatezza musicale che però, spesso, sconfina nell'esercizio di stile fine a se stesso, roba buona per mandare in brodo di giuggiole gli addetti ai lavori ma destinata a suscitare solo freddezza fra i veri consumatori di musica. Poi, certo, non mancano alcune proposte di più facile presa, ma questo è un altro punto dolente: nel senso che i brani maggiormente "commerciali" spesso non attingono vette elevate, sembrano esser stati scritti col freno a mano tirato, con la volontà di non rischiare puntando su soluzioni già sperimentate ma senza riuscire a riprodurne la freschezza. E' il caso, ad esempio, dei Modà, ma ci ritorneremo. 
SFIDA MENGONI - MODA'? - La prima classifica provvisoria, resa nota a tarda notte, è quanto di più prevedibile potesse esserci. Col solo televoto in campo, ovvio che i primi quattro posti venissero monopolizzati dai personaggi più popolari fra i giovani o da quelli usciti dai talent. Probabile che sabato, con l'entrata in scena della giuria di qualità, perlomeno Chiara e Annalisa siano destinate a lasciar spazio alla rimonta di Malika Ayane e di Elio e le Storie Tese: mi sorprenderei molto di non trovare sul podio "La canzone mononota". La prima graduatoria è invece da tenere in assoluta considerazione per quanto riguarda i due battistrada: è tutt'altro che impossibile che siano proprio Marco Mengoni e i Modà a giocarsi la vittoria finale. Proprio perché i loro pezzi sono quelli più immediati e quindi destinati a rimanere nel tempo e a farsi "canticchiare":  fra i due, mi sembra superiore "L'essenziale" di Mengoni, mentre Silvestre e i suoi compagni hanno portato una proposta più che mai fedele ai canoni della tradizione sanremese, un "Se si potesse non morire" valorizzato dalla voce di Kekko ma che non brilla per originalità, al punto che in alcuni passaggi sembra ricordare un po' troppo da vicino "Non è l'inferno", la canzone vincitrice di Sanremo 2012 che fra gli autori aveva proprio Silvestre.
Chiara Galiazzo, bistrattata dalla critica, in realtà ha un pezzo ben costruito nella parte musicale e con un refrain che lascia il segno: non sarà un capolavoro, ma scommettiamo che nelle radio si sentirà parecchio?  Annalisa Scarrone ha rischiato con una canzone dal sapore "vagamente retrò", come cantavano i Matia bazar in "Souvenir" nel 1985: una marcetta swing la cui impronta stilistica rischia però di confondersi, a un ascolto superficiale, con quella di "La felicità" di Simona Molinari, proposta più matura ed elaborata, resa efficacemente dal suggestivo duetto con Peter Cincotti. 

                                   Gualazzi ai tempi della vittoria fra i Giovani nel 2011


E DALLE RETROVIE... - Dicevamo delle probabili rimonte: Elio e Malika sono destinati a guadagnare diverse posizioni. Sulla genialità della "Canzone mononota" già mi son pronunciato, mentre "E se poi" è una malinconica e delicata ballata in punta di piedi, interpretata con piglio da veterana, una delle proposte migliori di questo Sanremo, anche se rimane la sensazione che  in passato la Ayane abbia fatto di meglio, anche sul palco dell'Ariston ("Niente", bocciata la prima sera, era quantomeno sullo stesso livello, e forse anche su un piano superiore). Fra il "buono" di questo Festival anche l'incalzante "Sai (ci basta un sogno)" di Gualazzi: il buon Raphael a tratti gigioneggia tentando arditamente di ripercorrere le orme di Ray Charles, ma tutto sommato l'opera ha spessore compositivo non indifferente, atmosfera e feeling per palati fini. 
Dalle retrovie potrebbe riemergere anche Max Gazzé con una "Sotto casa" che ha persino le stimmate del tormentone e si avvale di un impianto ritmico con echi balcanici, quasi alla Bregovic. Tutto il resto, compreso il minimalismo di Cristicchi, che ha azzardato una tematica forte (la morte) sviluppata danzando in equilibrio precario sul sottile filo che separa crudo realismo ed ironia, è destinato a non coltivare troppe speranze rispetto alla classifica finale (e il buon Simone è un altro che in passato ha scritto cose più corpose e di maggiore impatto), discorso che vale a maggior ragione per la burrosa Maria Nazionale: che ha voce e presenza scenica, ma canta un brano irrimediabilmente datato: davvero deludente lo sforzo autoriale degli Avion Travel, nella circostanza. Sensazioni personali: durante la strofa, sembra a tratti di risentire l'Angela Luce di "Ipocrisia", pezzo che si classificò secondo allo sfortunato Sanremo del 1975. 
I GIOVANI - Seconda semifinale per quelle che un tempo venivano chiamate "Nuove proposte", e seconda "testa illustre" fatta rotolare senza pietà: dopo Il Cile, è toccato ad Andrea Nardinocchi salutare la compagnia. Presentatosi con una consolle stile Cecchetto 1980, il ragazzo ha lanciato uno dei pezzi più contemporanei di questo Festival, per struttura, sonorità e testo, anche se la resa sonora sul palco non è stata eccelsa. E' passata invece Ilaria Porceddu, con una canzone fin troppo sanremese, il che non sarebbe un male, ma penalizzata da un'impostazione eccessivamente convenzionale, senza slanci, e non basta di certo ad accrescerne il valore l'inserimento di versi in lingua sarda. Il pezzo di Paolo Simoni scorre via senza lasciare traccia, mentre è sacrosanta la promozione di Antonio Maggio: "Mi servirebbe sapere" ha brio, è ben scritta ed elaborata senza tuttavia risultare pesante, e si avvale dell'originale controcanto del direttore d'orchestra Massimo Morini, leader del complesso genovese "Buio pesto". Sarà Maggio, credo, a giocarsi la vittoria di categoria con Renzo Rubino. Tuttavia, anche per i Giovani vale la considerazione fatta inizialmente a proposito dell'allestimento del cast dei Big: si è puntato troppo su stilemi cantautoriali, su composizioni complesse e poco digeribili, mentre si sta perdendo di vista l'orecchiabilità. C'è bisogno di più semplicità, che può anche fare rima con qualità, non mi stancherò mai di ripeterlo. 
LO SHOW - Poco da dire sullo show nel suo complesso: la serata del giovedì ha vissuto sulla discesa in campo dei Big al gran completo, il resto è passato in secondo piano. Quasi sottovoce la presenza di Roberto Baggio, in linea col carattere schivo dell'indimenticabile fuoriclasse azzurro, e un messaggio ai giovani forse un po' retorico, ma qualche buon consiglio ai ragazzi di oggi è sempre bene dispensarlo, visti anche gli esempi deteriori che queste nuove generazioni si vedono quotidianamente offrire da personaggi che invece, per ruolo pubblico e popolarità, dovrebbero essere d'esempio. E, a proposito di messaggi positivi, eccellente l'idea del flash mob contro la violenza sulle donne, introdotto da un sentito monologo di Luciana Littizzetto. E' però un peccato che queste iniziative vedano scendere in campo solo "l'altra metà del cielo": che impatto positivamente devastante avrebbe la partecipazione attiva di uomini a queste manifestazioni pubbliche?
Al Bano strabordante come sempre: della sua presenza invasiva sulle reti Rai ho più volte scritto, perlomeno questa volta la sua ospitata era giustificata dalla consegna di un premio alla carriera comunque meritato. Pare però che nel 2014 voglia tornare in gara: ma anche basta, no?  Infine, una curiosità: è ricomparso sul palco di Sanremo, per accompagnare Paolo Simoni, Marco Sabiu, direttore d'orchestra protagonista degli ultimi Festival targati Gianmarco Mazzi e accolto da un'ovazione del pubblico dell'Ariston: Fabio Fazio ha però glissato non troppo elegantemente, mentre sarebbe stato carino da parte sua fare anche un solo cenno al ruolo fondamentale del maestro nella buona riuscita delle passate edizioni. Serata di citazioni storiche: Sabiu ha gettato al vento il suo spartito, come l'orchestra da lui diretta a Sanremo 2010, ed Elio ha sfoggiato una giacca con due braccia finte, come nel 1996 (anche se all'epoca il braccio posticcio era uno soltanto...).