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venerdì 24 marzo 2017

VERSO ITALIA - ALBANIA: DOPO ANNI DI ESTEROFILIA, STAMPA IN DELIRIO PER I GIOVANI AZZURRI. SARA' TUTTO ORO QUELLO CHE LUCCICA?

                                     Gagliardini, uomo nuovo del centrocampo azzurro

Dopo l'ormai consueta, lunghissima pausa invernale, torna la Nazionale, e tutt'attorno si respira un clima nuovo, inebriante, di entusiasmo ritrovato. Entusiasmo aprioristico, beninteso, quindi il più pericoloso, pronto a tramutarsi in critica feroce nel caso in cui il campo non mantenesse le abbacinanti promesse. Certo, quest'aria frizzantina ha una nobile motivazione: i ranghi azzurri sono in fase di profondo rinnovamento, ma soprattutto il sistema - calcio italiano nel suo complesso sembra finalmente aprirsi (coi tempi operativi di un bradipo...) alla riscoperta dei ragazzi di casa nostra.
TOH, HANNO RISCOPERTO IL VIVAIO - Fa piacere che, dopo anni passati a predicare quasi nel deserto, testate e firme autorevolissime vengano nel mio modestissimo e insignificante orticello. Più o meno da quando è nato, nel lontano 2011, "Note d'azzurro" si batte per il ritorno alla valorizzazione del vivaio calcistico tricolore, in tempi di esterofilia spinta fino ai limiti più grotteschi, di squadre di club con rose multinazionali (molte nazioni, sì, ma con l'Italia quasi sempre ai margini), di oriundi in rappresentativa: fantastiche "conquiste" che hanno prodotto, assieme ad altre concause, una netta caduta qualitativa del football dello Stivale, certificata dai risultati internazionali conseguiti dalle nostre società e dalle varie selezioni. 
Spiace che si sia dovuti passare attraverso un tremendo deserto di vittorie, soprattutto dal 2010 in poi, prima di approdare a un rinsavimento che è peraltro ancora parzialissimo. Sì, c'è un pizzico di coraggio in più nel gettare nella mischia freschi virgulti nati e cresciuti in casa, non lo si può negare: l'Atalanta ha avuto bisogno di un maestro di calcio come Gasperini per tornare a puntare con coraggio sul settore giovanile, un atto di intraprendenza e una progettualità sul lungo periodo che sono stati premiati da riscontri immediati; ma la sorpresa più grande la si è avuta con la scelta dell'Inter di investire proprio su uno dei Gasperson - Boys, Gagliardini, e del tecnico Pioli di lanciarlo subito fra i titolari, venendone ampiamente ripagato in termini di rendimento.
PARZIALE INVERSIONE DI TENDENZA - Il resto di questo ritorno alla... primavera altro non è che la fioritura di quanto era stato seminato nel 2016: Sassuolo e Milan, per dire, avevano già sposato la linea tricolore, il Torino aveva gettato basi precise in sede di mercato, e gente come Benassi e soprattutto Belotti è emersa nitidamente, anche se la squadra sta pagando un conto salatissimo alla discontinuità di rendimento che, del resto, è uno dei rischi da mettere in conto, quando ci si affida così massicciamente alla gioventù. Poi, altre perle sparse qua e là: Immobile nella Lazio sta dimostrando di essersi lasciato alle spalle gli anni bui all'estero, il viola Bernardeschi è uscito dall'anticamera rendendosi protagonista di un torneo monstre, in termini di gol e di contributo al gioco, Insigne si è preso il Napoli di cui è ormai incursore inesorabile e mortifero, Rugani è sempre più a proprio agio al centro della difesa juventina. Tornando al Milan, Donnarumma ne è precocemente diventato un uomo simbolo, per quanto, parere personale, una lunga distanza lo separi ancora dalle vette di efficienza di Buffon. 
IL VALORIZZATORE VENTURA - Al CT Ventura il merito di non esser rimasto sordo di fronte a queste evidenze, e anzi di avere intercettato la tendenza amplificandola. Del resto, aver scelto lui come selezionatore indicava una strada ben precisa: la mission sarebbe stata quella di svecchiare il carrozzone azzurro, da troppo tempo ancorato ai medesimi e non più giovanissimi uomini, protagonisti in questi anni di imprese non sempre memorabili. Dopo l'eccessiva prudenza che ne ha caratterizzato i primi mesi di gestione, il trainer ex Toro ha rotto gli indugi ed è andato perfino oltre, arricchendo l'ultima convocazione con uomini come Politano, Spinazzola, Verdi, Petagna (chiamato in extremis per sostituire l'infortunato Gabbiadini) e perfino Meret, portierino  in emersione direttamente dalla Serie B, dove la sua Spal sta cercando di dare contorni concreti a un sogno promozione che, pochi mesi fa, pareva folle. 
STAGE PROLIFICI - Gli ultimi quattro citati, fra l'altro, arrivano dallo stage di febbraio. Proprio i famigerati stage con il cittì genovese hanno assunto un'importanza mai avuta in passato, quando parevano più che altro dei "contentini" per un Club Italia sempre più a corto di tempi per ritrovarsi, allenarsi, fare gruppo. Ora, questi incontri periodici riservati agli azzurrabili sono veri e propri pre - esami di ammissione: se li si affronta col piglio giusto, e se il rendimento coi club continua a essere elevato, il passaggio alla Nazionale maggiore è tutt'altro che proibitivo. Dopo lo stage di novembre, ad esempio, spiccò il volo Gagliardini, il talento che ora è sulla bocca di tutti, mentre l'ultimo ha messo in vetrina gente come Caldara, Conti, Locatelli e Pellegrini, che non mi stupirei di ritrovare a breve nel gruppone dei "grandi" assieme a Berardi, da tempo un "predestinato"; gruppone di cui, invece, sono ormai parte integrante Zappacosta e Sansone. 
Significativa, infortunio a parte, anche la giusta attenzione riservata a Gabbiadini, che Oltremanica è rinato a suon di gol, mentre in patria ha dovuto scontare problemi di scarso minutaggio in un Napoli che aveva altre frecce offensive al proprio arco, e che a gennaio si è preso pure Pavoletti: il quale Pavoletti è passato, immaginiamo con quale soddisfazione, da trascinatore genoano a seconda o terza scelta sotto il Vesuvio, con tanti saluti a una chance azzurra ormai inafferrabile. 
ENTUSIASMI TROPPO FACILI - Insomma, descritto così, il futuro sembra roseo, ma tendenzialmente diffiderei di questa indigestione di facili entusiasmi costruiti sulla teoria, del vagheggiamento di dream team azzurri destinati a dominare il futuro calcistico europeo e planetario, di Nazionali italiane che stanno per acquisire l'aurea dell'imbattibilità. Servizi televisivi e paginate di giornali si sprecano, anche da parte di chi, per troppo tempo, di giovani italiani ha parlato poco e di malavoglia, preferendo concentrarsi su improbabili bombe di mercato internazionale, sulla caccia a presunti assi stranieri di discutibile valore, sulla inaccettabile massima secondo cui "se un italiano è bravo, il posto in squadra lo trova comunque", a voler indicare che negli ultimi anni i ragazzi di casa nostra erano tutti degli scarsoni, e invece si è quasi bruciata una generazione di piedi buoni, per andare dietro alla fregola esterofila. 
Diffido, dunque, perché chi si esalta così di punto in bianco avrà poi altrettanta facilità a scendere dal carro, qualora le cose non dovessero volgere subito al bello. Coi ragazzi in verde età ci vuole pazienza, qui lo si è sempre detto; prima di costruire una squadra bella, giovane e vincente occorre tempo, e Ventura non ne ha poi molto. Intanto ci sono una qualificazione mondiale ancora in alto mare, un non piccolo gap con la Spagna da colmare (creatosi proprio nella partita di andata con gli iberici, per una gestione discutibile del match sul piano tattico e della scelta degli uomini) e un'Albania competitiva da battere questa sera, senza se e senza ma. Auguri. 

domenica 2 settembre 2012

LE PAGELLE DEL MERCATO - PRIMA PARTE: DALL'ATALANTA AL GENOA

                         Il terzino atalantino Peluso, oggetto del desiderio di molte squadre

E' giunto dunque il momento di "pagellare" un calciomercato fra i più tristi e dimessi che il football italiano del dopoguerra ricordi. Ci si è accapigliati attorno a mezze figure e a campioni in declino spacciati per fuoriclasse (il caso Berbatov è stato emblematico, in tal senso), lo scambio Pazzini - Cassano è stato uno dei momenti salienti delle trattative, quando solo fino a pochi anni fa sarebbe stato un passaggio di secondo piano. I top player sono giunti giornalmente a vestire le gloriose casacche delle nostre squadre solo sulle pagine dei quotidiani sportivi, che, parere personale, andrebbero sanzionati per la marea di idiozie che spargono. E' anche vero che, finché esistono i sempliciotti che si bevono "notizie" del tipo "Cristiano Ronaldo all'Udinese" (e ci sono, purtroppo, basta farsi un giro per il web), ogni cosa è lecita, ma a tutto c'è un limite. Il giornalismo da calciomercato andrebbe abolito d'autorità, ecco. E ora via ai giudizi sulle Magnifiche (ehm) venti di A. 
ATALANTA - Si riparte, sostanzialmente, dalla squadra dell'anno scorso e da un impianto di gioco collaudato ed efficace. Su un telaio mostratosi già ampiamente affidabile, gli innesti di maggior rilievo sono quelli del difensore Stendardo e, al centro, di Biondini (inseguito a lungo dal Genoa e poi scaricato dopo pochi mesi: valli a capire, certi dirigenti...), in grado, se in condizione, di regalare podismo illuminato a un settore nevralgico di finissima qualità, fra Cigarini, regista coi fiocchi, lo straripante Schelotto sulla destra e il raffinato Bonaventura, positivo nella prima stagione in A.
Il team di Colantuono appare equilibrato e senza punti deboli: in difesa, i neo nazionali Consigli e Peluso (che sembrava destinato a lasciare il Brumana, e forse partirà a gennaio) e gli esperti Bellini e Manfredini vanno a formare un reparto scolpito nel granito, classe e muscoli al servizio della causa. L'incognita è in avanti: Denis saprà bissare la strepitosa stagione passata?Moralez acquisirà maggiore continuità? E il rampante De Luca, piedi buoni e discreto senso del gol, sarà in grado di ripetere ai piani alti le prodezze della cadetteria? In ogni caso, sembra un'Atalanta destinata a un torneo ricco di soddisfazioni, persino con qualche piccola ambizione europea (nel senso di Europa League). Ed è, soprattutto, un'Atalanta profondamente "italiana": solo per questo, merita simpatia incondizionata... 
BOLOGNA - Era nell'aria fin dall'inizio del mercato, e alla fine è accaduto: Ramirez, il nuovo beniamino del Dall'Ara, ha fatto in extremis le valigie per l'Inghilterra. Perdita da non sottovalutare, come quelle dello squalificato Portanova, bandiera e baluardo difensivo, e del bomber Di Vaio. Tuttavia a Pioli rimangono nella manica carte importanti da giocare: l'asse portante della squadra, rivoluzionato per tre quarti, è da medio - alta classifica: Natali a governare la terza linea, Pazienza a donare muscoli e fosforo nel mezzo, Diamanti, nuova stella azzurra, a inventare calcio di gran pregio per le proprie prodezze personali e per l'erede di Di Vaio, un Gilardino che a Genova, fin quando non è stato bloccato da un infortunio, aveva mostrato notevoli doti da attaccante completo, in grado di fare gioco e aprire varchi per i compagni.
Qualche perplessità sul da sempre sopravvalutato Curci a difesa della porta (Agliardi, pur non eccelso e ieri lo ha dimostrato, dà maggiori garanzie sul lungo periodo) e su due fulgide promesse del football nostrano di cui sinceramente ci siamo stufati di attendere la maturazione: il laterale destro Motta e Acquafresca. Per loro, o si esplode quest'anno, o addio sogni di gloria. Curiosità attorno al ritorno in Italia di Guarente, che se in condizione è centrocampista di spessore assoluto, in grado di coniugare qualità e quantità, e al bomberino Gabbiadini, atteso al decollo.

                                     Diamanti, attesissimo dopo il buon Europeo

CAGLIARI - Squadra che... si salva, non si cambia. Ecco dunque i sardi presentarsi ai nastri di partenza con un organico il larghissima misura invariato rispetto al 2011/12. C'è un nucleo storico, individuabile nel quintetto Agazzi - Astori - Conti - Nainggolan - Cossu, che garantisce personalità e continuità di rendimento. La difesa ha perso le bandiere Agostini e Canini, ma trova un Rossettini che è elemento affidabile, tanto da essere stato inseguito da più di una squadra. E in attacco, dopo le discutibili (e fallimentari) avventure esotiche degli ultimi anni, si punta finalmente su un prodotto indigeno, quel Sau che in cadetteria ha fatto sfracelli con la maglia della Juve Stabia, e che meritava una chance ai piani alti. Con Pinilla e con l'assistenza del genietto Cossu, va a formare una prima linea di indubbia pericolosità, che potrebbe essere l'arma in più dei sardi, al contrario di quanto avvenuto nel recente passato, nell'attesa che il cavallone Ibarbo dia maggior concretezza alle sue veementi incursioni. Compagine da salvezza tranquilla, come al solito. E se i veterani continuano a girare a mille, qualche soddisfazione in più potrebbe arrivare...
CATANIA - Altra squadra che si è limitata a movimenti di scarso rilievo, eccezion fatta per il porterino Frison, un prospetto di sicuro avvenire. Rimane il collaudatissimo telaio dell'ultima stagione, con un Legrottaglie rigenerato da un ottimo campionato e pronto a guidare la retroguardia da par suo, un Marchese ormai giunto alla piena maturità e, nel mezzo, un Lodi che, dovesse ripetere la mostruosa "temporada" passata, meriterebbe una chance in Nazionale: sa costruire, rifinire, concludere, è mortifero sulle punizioni e ha trovato anche carattere e personalità; è un giocatore da grande squadra, bravo il contestato (per motivi extracalcistici...) Pulvirenti a trattenerlo, così come ha fatto per un trio d'attacco che potrebbe mettere a soqquadro le gerarchie del campionato: la tecnica di Gomez, la rapidità di Barrientos, il pragmatismo di Bergessio, un tris argentino che ha tutto per proiettare gli etnei ben oltre l'obiettivo della permanenza. Occhio ai rossoazzurri...
CHIEVO - Anche in questo caso, pochissimi cambiamenti. L'impressione è che il Chievo abbia perso competitività rispetto all'ultima edizione, nonostante il buon avvio in campionato. Là dietro, un giovane rampante come Acerbi non si sostituisce facilmente, e il nuovo arrivato Papp, carneade assoluto ai grandi livelli, è la classica incognita straniera di cui i nostri club dovrebbero cominciare a fare a meno. Ad ogni modo Sorrentino, Frey e il sottovalutatissimo Sardo garantiscono una discreta tenuta al reparto.
Nella zona centrale, grave la perdita di Bradley, che sotto traccia reggeva le file della manovra senza fronzoli ma con grande efficacia; da seguire con interesse l'eclettico Cofie, prodotto del vivaio genoano, e soprattutto Marco Rigoni, giunto finalmente alla grande ribalta l'anno passato dopo una lunghissima anticamera. I suoi gol e le sue alzate di genio hanno impreziosito il torneo del Novara, e a Verona dovrebbe trovare l'ambiente ideale per continuare sull'ottima strada intrapresa. Perplessità su David Di Michele, reduce da una buona stagione ma con l'incognita dell'età, che potrebbe cominciare a presentare il conto del logorio e dell'usura. Rimane l'intramontabile Pellissier, e accanto a lui valide alternative come Thereau, Moscardelli e un Paloschi atteso finalmente all'esplosione definitiva, dopo le promesse degli esordi un po' annacquate da infortuni e impieghi part time. Sarà ancora lotta salvezza, più dura e affannosa rispetto al recente passato.
FIORENTINA - Ha cambiato tantissimo, la Viola, e sulla carta ha perso parecchio in linea tecnica. Solo sulla carta però, perché i vari Gamberini, Vargas, Behrami e Montolivo non parevano davvero più in grado di dare alla squadra quel sostanzioso contributo che la loro caratura avrebbe preteso. La rosa sembra comunque offrire discrete garanzie in tutti i reparti: Viviano tenterà di riprendersi la Nazionale, e  davanti a lui i vari Cassani, Camporese e Pasqual dovrebbero montare una accuratissima guardia.
Grande attesa attorno al poliedrico argentino Roncaglia, così come per lo spagnolo Borja Valero, che ha i mezzi per diventare uno dei califfi del centrocampo toscano. Un centrocampo di grandissimo spessore e ricco di alternative: c'è Aquilani che tenta l'ennesimo rilancio, ci sono gli ex palermitani Della Rocca e Migliaccio, quest'ultimo giocatore autenticamente universale, c'è Pizarro, regista fra i più continui ed efficaci dell'ultimo decennio di Serie A, e c'è Cuadrado, uno dei potenziali fenomeni scoperti dall'Udinese, che ha cercato invano di tenere a galla il Lecce nell'ultimo torneo. L'attacco, invece, peserà quasi interamente sulle spalle di Jovetic, e comunque non è poco, perché il montenegrino ha le stimmate del fuoriclasse; El Hamdaoui è tutto da scoprire, Ljajic, buon movimentatore del fronte offensivo, deve trovare continuità e carattere e far dimenticare la storiaccia del "duello" con Delio Rossi (per il quale è forse stato colpevolizzato oltre i demeriti), Toni è un'operazione nostalgia il cui significato tecnico francamente mi sfugge: il giocatore è un ex a tutti gli effetti da almeno tre anni. In riva all'Arno troverò l'elisir di eterna giovinezza? Ne dubito, ma mai dire mai, nel calcio...

                                    Jovetic, uno dei pochi fuoriclasse rimasti in Italia
                                       
GENOA - Il polverone estivo per certi versi drammatico, col divorzio fulmineo da Lo Monaco e l'annuncio di Preziosi di voler dire basta al calcio e al Genoa, sembrava preludere  a scenari drammatici. Invece, al tirar delle somme la squadra risulta potenziata rispetto all'ultima, disgraziata stagione. Innanzitutto c'è un tecnico pragmatico e capace di governare la barca anche nelle situazioni più tempestose, quel De Canio che non sarà un grandissimo ma che l'anno scorso ha condotto in porto una salvezza che, ad un certo punto, era parsa assai problematica. La difesa, tallone d'Achille dell'ultimo anno, si gioverà dell'innesto (fondamentale) del centrale Canini e di quello del roccioso e versatile Ferronetti (da verificare sul piano fisico), dei recuperi di Bovo e Antonelli (importanti anche nel rovesciare il fronte del gioco) e, soprattutto, del nazionale svedese Granqvist, per il quale Prez è sorprendentemente riuscito a resistere alle sirene laziali. Manca comunque almeno un'alternativa per il reparto: arriverà il referenziato Velazquez?
Centrocampo ricco di alternative: Kucka e Seymour assicurano grinta, muscoli e fosforo, Merkel genio e tecnica, Marchino Rossi la consueta poliedricità e dedizione alla causa, anche se ad autonomia forzatamente ridotta (già l'anno scorso ha vistosamente segnato il passo); Tozser ha disputato un precampionato sorprendente, Bertolacci, geometrie, generosità e micidiali inserimenti, vuol continuare a crescere, e poi c'è Vargas, che se in forma e motivato assicura rapidità, discese devastanti e cross al bacio. Attacco da tenere nella massima considerazione: accanto a Immobile, possente e guizzante, capocannoniere cadetto e subito a suo agio anche nella massima serie, c'è il cavallo di ritorno Borriello, che ha tutto per cercare di ripetere la strepitosa stagione 2007/08 e che con l'ex pescarese potrebbe formare una coppia potenzialmente devastante (stazza e tecnica in un mix sfizioso) per concretezza e varietà di soluzioni offensive, accresciute dalle invenzioni in verticale di Jorquera e dall'estroso ma incostante Jankovic, che nelle giornate di luna buona è immarcabile. Insomma, nonostante la scarsa considerazione da parte degli esperti di mercato, i rossoblù hanno tutte le carte in regola per centrare una salvezza assai più tranquilla rispetto a quella, rocambolesca, del maggio 2012.  (1 - CONTINUA)

venerdì 9 settembre 2011

SERIE A: BILANCIO DEL MERCATO (PRIMA PARTE)

Nemmeno io posso sfuggire alla tentazione di "pagellare" il mercato appena concluso, a poche ore dalla tanto sospirata partenza della Serie A. Ovviamente pronto ad essere smentito su tutta la linea, come del resto capita sistematicamente a tante firme assai più prestigiose della mia! Ecco la prima parte.

ATALANTA - Cigarini e Brighi, giocatori da media - alta classifica, accrescono in maniera esponenziale il valore del centrocampo orobico. Attesa la consacrazione di Consigli, dopo anni di gavetta. Lucchini e Masiello ottimi puntelli di categoria in terza linea, fasce intriganti con Schelotto e soprattutto con Bonaventura, a tratti devastante l'anno passato in B, piedi fatati, efficace sia sull'esterno che al centro.
Ampio ventaglio di soluzioni in attacco, dove l'assenza di Doni non dovrebbe pesare più di tanto: Denis potrebbe rendere al meglio in una dimensione più consona alle sue qualità (buone, ma non eccelse), mentre molto ci si aspetta da Gabbiadini, rivelazione cadetta, sempre che gli venga concesso il giusto spazio. In definitiva, squadra equilibrata e qualitativa, che non dovrebbe faticare ad approdare a posizioni tranquille e che, se annullasse in tempi rapidi l'handicap, potrebbe ambire anche a qualcosa di più.

BOLOGNA - Appare indebolito rispetto all'anno passato. Sono andati via tre pilastri autentici come Viviano, Britos e Della Rocca, e i rimpiazzi non paiono all'altezza. Di Vaio ha un anno in più, fra poco saranno 36, continuerà ad essere perennemente inesorabile sotto porta come un ragazzino? Portanova resta un baluardo difensivo, ma è un po' più solo, anche se, dietro a lui, Gillet, pur non essendo un fenomeno, è portiere di discreto affidamento e dovrebbe garantire qualche parata decisiva.
Centrocampo povero di qualità, Konè al posto di Della Rocca non pare un grande affare, per fortuna c'è sempre la roccia Mudingayi, mentre è attesa l'esplosione di Khrin. In attacco, ottimo l'affare Acquafresca, che vuol continuare a risalire la china e magari, perché no, avvicinarsi all'azzurro finora toccato solo con l'Under 21. L'ex genoano Rodriguez promette bene ma è un'incognita, mentre molto ruoterà intorno a Diamanti: tanto reclamizzato, ma assai poco decisivo finora in Serie A. Se riuscirà a dare continuità al suo talento, potrà caricarsi sulle spalle la squadra e condurla a una salvezza che, comunque, pare l'unico obiettivo plausibile per i petroniani.

CAGLIARI - Solo il campo potrà dire quanto valga effettivamente questa squadra, che sulla carta appare indebolita dalle cessioni di Acquafresca e Lazzari. Ekdal è un rinforzo di discreta sostanza, che però non rappresenta un autentico valore aggiunto, mentre c’è da sperare che fra i tanti carneadi arrivati qualcuno faccia il botto, soprattutto Ribeiro in attacco, e che Nené trovi quella continuità finora mai avuta.
Ci sono comunque diverse certezze, in primis nella zona nevralgica, che fra Nainngolan, Biondini, Conti e Cossu propone uno dei centrocampi più qualitativi dell’intera massima serie (“grandi” a parte). E anche la difesa, con le colonne Canini e Agostini e il nazionale Astori atteso alla consacrazione, non se la passa male. Chi farà i gol? E poi la liquidazione di Donadoni, che aveva fatto bene ma non ha mai la possibilità di lavorare con serenità a un progetto. Ficcadenti è una buona scelta, ma non un salto di qualità.

CATANIA - Sarà ancora lotta per la salvezza fino all’ultimo, ma la squadra etnea appare ben attrezzata. La perdita più grave è quella di Silvestre: Legrottaglie è un nome di grido ma al contempo un punto interrogativo, se l’età non si farà sentire più di tanto e se non peserà la stagione di quasi totale inattività, potrà non far rimpiangere l’argentino. Almiron al centro è un buon rinforzo, deve ritrovare voglia e fiducia nei propri mezzi, Lanzafame è una variabile impazzita per l’attacco, l’ideale per una formazione che da sempre è abituata a raccogliere punti preziosi anche con le grandi.
Si spera di rivedere un po’ più di Italia in formazione, dopo la sbornia argentina (francamente eccessiva) dell’ultimo campionato: in questo senso, meritano senz’altro spazio Capuano, il ritrovato Biagianti (uno da palcoscenici più prestigiosi) e il genietto Lodi, l’anno scorso decisivo. Altre certezze: il portiere Andujar, sempre più sicuro dei propri mezzi, il trequartista Gomez, positivo nell'ultimo campionato, e il bomber Maxi Lopez, abbastanza inspiegabilmente rimasto in Sicilia nonostante le numerose richieste.

CESENA - Bene, molto bene. Squadra rinforzata in tutti i reparti: Comotto in difesa (meglio del sopravvalutato Marco Rossi), al centro Candreva (che meriterebbe ben altri palcoscenici, ricordiamo che ha assaggiato la Nazionale), in attacco Mutu (che però è più incognita di quanto si creda, per età, carattere e motivazioni), l'affidabile Eder, l'incostante Ghezzal e Rennella, che potrebbe essere una delle sorprese del torneo. Se almeno una parte di questi troverà un rendimento decente, la perdita di Giaccherini dovrebbe venire assorbita senza troppi danni. E poi c’è sempre Parolo, centrocampista coi fiocchi: solo in Italia un elemento come lui può non trovare spazio in una grande.
 Altra certezza è il difensore Von Bergen, mentre le tante primavere di Antonioli e Colucci potrebbero cominciare a pesare. In ogni caso, compagine completa, solida ed equilibrata, in grado senz'altro di guadagnarsi la permanenza.

CHIEVO - Il vero colpo è la conferma di Sorrentino, da anni richiestissimo anche da compagini di medio - alto livello. Per il resto, campagna basata essenzialmente sui giovani: da tenere d'occhio Acerbi, uno dei difensori italiani più promettenti, che avrà al suo fianco garanzie autentiche come Sardo, Mandelli e Cesar. Qualche perplessità sul centrocampo: si farà sentire la perdita di Constant, Sammarco è solo un buon mestierante, dopo le sfavillanti promesse di inizio carriera, Hetemaj non può suscitare entusiasmi, qualche problema ci sarà in fase di construzione della manovra, a occhio e croce mancano fantasia e genio.
Davanti, aria di novità: Pellissier rimane il totem, Grandolfo, esploso nel finale di campionato a Bari, farà esperienza, mentre fossimo in Di Carlo punteremmo forte su Paloschi, uno che ha tutto per fare una carriera coi fiocchi e che merita piena fiducia. La sensazione, comunque, è che la corsa alla salvezza sarà quest'anno più difficile per i veronesi.

FIORENTINA - Si parlava di smobilitazione, invece alla fine i danni sono stati limitati egregiamente. Montolivo e Gilardino sono rimasti, magari malvolentieri, ma sulla loro professionalità non dovrebbero sussistere dubbi. La difesa ha perso Frey e la cosa peserà, perché Boruc non è il massimo dell'affidabilità, ma ha acquisito un Nazionale, Cassani, e scusate se è poco, e poi ci sono sempre Natali, Gamberini, Kroldrup, Camporese e Pasqual: reparto che dà sostanziale affidabilità.
E' rimasto anche Vargas, e al centro sono arrivati Munari e soprattutto il fantasista Lazzari, per tacere di Kharja, che ha buoni mezzi tecnici ma a Genova non ha certo brillato, tanto da finire nel mirino dei tifosi rossoblù, che lo hanno accusato di scarso impegno. Ampio ventaglio di scelte per l'attacco: accanto a Gila, il ritrovato Jovetic, pronto a riprendere il discorso drammaticamente interrotto dall'infortunio, un Liajic ancora in sboccio e un Cerci che ha dato vistosi segni di risveglio negli ultimi mesi della passata stagione. Se l'ambiente non sarà percorso da tensioni e malumori eccessivi, Europa League ampiamente alla portata.