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martedì 2 settembre 2014

LE PAGELLE DEL CALCIOMERCATO - PRIMA PARTE: DALL'ATALANTA ALLA LAZIO

                                             Parolo: ottimo rinforzo per la Lazio

ATALANTA - Cambiamenti non di poco conto, dopo alcune stagioni all'insegna di una sostanziale stabilità e della conferma di un nucleo storico affidabile e vincente, arricchito di volta in volta da pochi e azzeccati innesti. La "Dea" ha infatti perso in extremis due colonne come Consigli e Bonaventura, e non se ne può non tener conto nel valutare un mercato in chiaroscuro: si tratta di elementi che, con una parata o un'invenzione, hanno portato in dote un notevole surplus di punti, negli anni scorsi. Partenze certo più pesanti di quella di Yepes, il quale, carta d'identità alla mano, dovrebbe aver regalato gli ultimi sprazzi ad alto livello al Mondiale brasiliano. Percassi ha però "rimpatriato" il folletto Papu Gomez, l'ideale per attivare sotto porta Denis e un Boakye che insegue il decollo. L'intramontabile Biava e Dramé significano esperienza e sostanza in retroguardia, Cigarini continuerà a tessere sapientemente la sua tela nel mezzo, mentre dovrebbero trovare spazio ragazzi di casa nostra come Zappacosta e D'Alessandro, quest'ultimo protagonista della promozione del Cesena. Soprattutto, è attesa la valorizzazione di Baselli, una delle speranze del derelitto calcio azzurro, intelligenza tattica e piedi buoni per la zona nevralgica. 
CAGLIARI - Un sentito grazie a Zeman, "mosca bianca" perché ha deciso di puntare forte su un gruppo di chiara marca italiana e prevalentemente giovane, in un torneo malato grave di "esterofollia". Colombi o Cragno in porta, Capuano e Murru in difesa, Crisetig a reggere le fila della manovra nel mezzo, Longo in avanti accanto alla bandiera Sau. E poi ci sono sempre i pilastri Rossettini, Daniele Conti e Ibarbo. Non sarà facile, anche per l'integralismo tattico del boemo che non conosce mezze misure e coltiva da sempre una sola idea di gioco, ma chi ama davvero il football tricolore, quello vero, non può che augurare ai sardi di poter festeggiare, a maggio, la permanenza nella massima categoria. 
CESENA - Fra arrivi e partenze, il quadro tecnico non sembra cambiato di molto rispetto a giugno. Il livello, cioè, è più o meno lo stesso della marcia cadetta impreziosita dalla promozione all'ultimo tuffo, ma la Serie A è tutta un'altra cosa, anche se l'avvio è stato incoraggiante. Le certezze si chiamano Cascione, eclettico centrocampista settepolmoni di incommensurabile importanza tattica, e Marilungo, che vuole dimostrare di essere un bomber valido anche per la Serie A, dove ha sempre deluso dopo i promettenti esordi in maglia Samp. Leali è un'esponente della rifiorita scuola di portieri italiani, Lucchini rinsalderà la terza linea, Renzetti approda finalmente alla categoria cui sembrava predestinato ai tempi degli esordi giovanili nel Genoa, Camporese e D'Alessandro potrebbero essere acutamente rimpianti. Sarà sofferenza fino all'ultimo. 
CHIEVO - Come l'Atalanta, cambio di strategia: mercato movimentato dopo l'immobilismo pressoché assoluto di dodici mesi fa. Anche qui, discreta fiducia ai giovani made in Italy: ci sono i vicecampioni d'Europa Under 21 Bardi (che però deve far dimenticare certe amnesie della passata stagione) e Biraghi, c'è un Bellomo dai piedi raffinati e capace di alzate d'ingegno di gran pregio ed efficacia in fase conclusiva. Altri acquisti di notevole peso: Gamberini è un difensore di qualità che ha praticamente perso un anno (a Genova) per acciacchi fisici: se recuperato appieno, è un puntello importante, così come il tuttofare Izco e come uno Schelotto che deve ancora trovare la sua autentica dimensione e adeguata continuità (nelle giornate buone, è da grande squadra), Birsa da comprimario ha fornito discreti sprazzi nel Milan. In avanti Maxi Lopez è un salto nel buio (alla Samp solo l'acuto nel derby, poi il vuoto), senza Thereau il peso della ricerca del gol rischia di finire solo sulle spalle di Paloschi, comunque ormai sufficientemente solide. Se Corini trova l'alchimia giusta, la salvezza potrebbe essere meno problematica del previsto. 
EMPOLI - Sarà tremendamente dura restare a galla, diciamolo subito, eppure, spulciando nella rosa, qualche valore autentico si trova: la difesa, ad esempio, schiera Rugani e Bianchetti, fra i pochi difensori italiani "in erba" di reale prospettiva (del secondo ricordiamo uno splendido Europeo in Israele, l'anno scorso). Nel mezzo la scommessa è Guarente, centrocampista solido e qualitativo smarritosi fra gravi problemi fisici e troppi cambi di casacca, mente Laxalt, emerso gagliardamente dalla tormentata stagione bolognese, sa già cosa voglia dire lottare al calor bianco dei bassifondi. E in prima linea ci sono pur sempre Tavano e Maccarone, che però nel tempo si sono consacrati come bomber più da B che da A. Insomma, si ballerà di brutto, ma se gli azzardi della dirigenza andranno a segno, hai visto mai...
FIORENTINA - Gli ultimi movimenti in entrata, Kurtic e Richards, sono di secondo piano, non certo ciò che ci si aspetta da una grande che aspira a un ulteriore salto di qualità. I veri acquisti sono le conferme di pezzi da novanta come Cuadrado (soprattutto) e Borja Valero, mentre il tocco in più dovrebbe essere il ritorno a pieno regime di Mario Gomez e Giuseppe Rossi, la coppia d'oro del calciomercato 2013 di fatto mai vista vista in campo, se non a sprazzi. E per Pepito le premesse sono tutt'altro che incoraggianti: bisogna forse rassegnarsi ad averlo a disposizione solo part time? Anche i viola si sono consegnati alla più deteriore esterofilia: fra troppi nomi improponibili e di dubbia utilità (e valore) segnaliamo un Marin che vuole riportare indietro le lancette e tornare elemento di spessore internazionale, il Basanta terzino di grande applicazione visto nell'Argentina del Mondiale, e poi il talento cristallino di Bernardeschi, che dovrà sgomitare parecchio per ritagliarsi un posto al sole. In estrema sintesi, nessuna crescita effettiva, il valore del roster è grosso modo lo stesso, l'assalto alla dirigenza Champions rimane un sogno legittimo ma presenterà le medesime difficoltà del torneo chiusosi a maggio.

                                              Lestienne: baby belga del Genoa

GENOA - Per la prima volta dopo anni, il Grifone si presenta ai nastri di partenza con un gruppo storico rimasto impermeabile alle lusinghe del mercato: Perin, Burdisso, De Maio, Marchese, Antonelli, Bertolacci, Sturaro (di fatto già juventino), il recuperato Kucka e un Antonini purtroppo fermo ai box garantiscono la continuità di spirito e di spogliatoio rispetto a un'ultima stagione discreta, a parte il crollo negli ultimi due mesi. Gravi le rinunce a Matuzalem, anima del centrocampo, e all'insostituibile bomber Gilardino, ma la campagna acquisti ha portato nomi di assoluto interesse, fra elementi con una buona esperienza in Serie A, stranieri temprati da battaglie in tornei esteri di primo piano e giovani, locali e di fuorivia, dai piedi educatissimi: la difesa sarà rinsaldata dal fiorentino Roncaglia, Rosi è un laterale basso dal rendimento costante, Rincon un centrocampista di granito con una lunga militanza in Bundesliga, Perotti ha classe e guizzi mentre si dice un gran bene del belga Lestienne, esterno in grado di rifinire e di segnare. Merita fiducia Ragusa, giovane di buona tecnica e molto incisivo dalla trequarti in su, mentre l'eredità di Gila è sulle spalle di Matri e Pinilla, non male, dopotutto. La salvezza non dovrebbe essere in dubbio, nonostante il terribile calendario di partenza possa creare qualche scompenso psicologico, in caso di ripetuti rovesci (il primo, immeritato, è già arrivato). 
INTER - Pare una compagine più solida, equilibrata e logica, se confrontata al cantiere aperto della stagione 2013/14. Ci sono discrete certezze in tutti i reparti: in retroguardia Handanovic sarà protetto da un Ranocchia più sicuro e continuo e da un Vidic il cui approdo in Italia mette un po' di tristezza, se si pensa che era oggetto del desiderio dei nostri club almeno dal 2005, ma che è comunque difensore inappuntabile. C'è il versatile Medel pronto a dare il massimo in copertura, senza dimenticare le discese dell'esuberante D'Ambrosio, mentre nel mezzo Hernanes può fornire un contributo eccellente nelle due fasi e Kovacic è atteso alla definitiva esplosione. In attacco è forse mancata la ciliegina sulla torta (poteva esserlo Borini): Icardi e Palacio garantiscono una discreta messe di gol, mentre Osvaldo è tuttora da ricostruire, mentre è stato frettolosamente premiato con una convocazione in Nazionale senza alcuna motivazione logica. 
JUVENTUS - Il terremoto Conte è stato destabilizzante solo in parte, perché la sensazione netta è che fosse nell'aria da tempo. Allegri si ritrova a guidare una Signora senza grossi miglioramenti rispetto all'ultimo torneo: il declinante Evra, Pereyra, Romulo e Morata spostano poco a livello interno, nulla una volta varcati i patrii confini, mentre lo zoccolo duro italiano comincia a essere minato dall'età e dagli acciacchi in Buffon, Barzagli e Pirlo. Ci si affida alle sicurezze Bonucci, Chiellini, Marchisio, Vidal e Pogba, nonché ai puntuali gol di Tevez e Llorente, ma per il definitivo salto di qualità verso la gloria europea ci vuol altro. 
LAZIO - Protagonista del mercato. E' riuscita a portare in Italia uno dei migliori difensori di Brasile 2014, l'olandese De Vrij, eppure l'impresa, clamorosa di questi tempi, non ha avuto il risalto adeguato. Centrocampo poderosamente rinforzato con l'inesauribile Basta e con il nazionale Parolo, costruttore e finalizzatore, formidabile uomo ovunque. E ci sono ancora le garanzie offerte da Lulic, Ledesma, Biglia (ringalluzzito da un Mondiale di buona grana), un Klose che setaccerà le ultime pepite dalla sua dorata carriera, e il guastatore Candreva, animato da una poderosa voglia di riscatto dopo l'amara esperienza sudamericana. L'esordio non è stato felice, ma il team di Pioli può andar lontano, sperando che il pubblico seppellisca l'ascia di guerra. (1 - CONTINUA). 

venerdì 1 febbraio 2013

GENOA E PALERMO, OVVERO COME SI PUO' FARE UN MERCATO INTELLIGENTE ANCHE A GENNAIO

                             Cassani, dalla Fiorentina al Genoa: ultimo colpo rossoblù

Considero la lunga finestra di mercato di gennaio una delle poche novità positive introdotte dal tanto esecrato (giustamente) "calcio moderno". E' giusto che, a metà di un percorso agonistico lungo un anno, venga data alle società la possibilità di rimediare agli errori commessi in estate, di colmare le lacune emerse nell'arco di sei mesi, di sistemare altrove atleti che, per i più svariati motivi, non si sono integrati o non si sono rivelati funzionali al progetto tecnico, rimpiazzandoli con altri più in linea con le esigenze della squadra e, perché no, con i dettami tattici degli allenatori nel frattempo subentrati. Certo, questo secondo round della campagna trasferimenti ha anche i  suoi lati negativi: uno su tutti, le squadre vanno impostate durante il mercato estivo, in inverno intervenire per aggiustare il tiro è decisamente difficile, le occasioni autentiche (nel senso di nomi altisonanti e di primo livello) sono pochissime e spesso si deve puntare su giocatori che nelle compagini di provenienza erano relegati ai margini del campo (anche se finire in panchina non è sempre sinonimo di carenza di doti: c'è chi fa da comparsa in un club e diventa protagonista in un altro). In seconda battuta, cambiare diversi elementi dell'organico in pieno inverno significa poi dover trovare l'amalgama e inserire i nuovi in tempi strettissimi, perché se si è cambiato molto vuol dire che la classifica piange e, quando si è con l'acqua alla gola, il tempo passa ancora più velocemente... 
MERCATO INTELLIGENTE - E', quest'ultimo, il caso del Genoa e del Palermo. Che però, in queste settimane, hanno anche fornito la dimostrazione di come, in quello che un tempo veniva chiamato mercato di riparazione, sia possibile operare con oculatezza ed efficacia. Rossoblù e rosanero si erano presentati ai nastri di partenza del torneo come due delle squadre più indebolite rispetto all'ultima stagione, fiaccate da un depauperamento tecnico che, oltre a metterne a repentaglio gli immediati destini in campionato, non faceva onore a un passato recentissimo che ha visto i due sodalizi emergere come due delle realtà più intriganti del nostro football, capaci di lanciare calciatori giovani di altissima qualità, di rilanciarne altri prima confinati in un cono di mediocrità, e di avvicinare spesso i quartieri nobili della massima serie (Genoa in lotta per un posto Champions nel 2009, come il Palermo nel 2010). Il campo, che solo di rado mente, si era incaricato di confermare le perplessità emerse in agosto, relegando i due team nei bassifondi. 
GENOA, FINALMENTE GLI INNESTI GIUSTI - Zamparini e Preziosi, per tanti motivi al centro delle contestazioni delle rispettive tifoserie, non sono rimasti insensibili ai campanelli d'allarme. E ciò deve andare a merito soprattutto del Joker, che, ricordiamolo, è proprietario disamorato in attesa di qualcuno di affidabile che gli subentri alla guida del Grifone (figura di imprenditore che, peraltro, non sembra volersi stagliare all'orizzonte). Da anni, il Genoa aveva la lacuna principale in una difesa colabrodo, e sei mesi fa, incredibilmente, non vi si era posto rimedio, se non con un Canini che sulla carta si presentava come un elemento di grana buona (il curriculum non mentiva) ma che, alla prova dei fatti, ha trapanato vistosamente l'acqua. Ebbene, sotto la Lanterna sono arrivati Manfredini, perno della terza linea atalantina, e Portanova, bandiera del Bologna e già al Genoa ai grigi tempi della gestione Scerni (ma era un ragazzino e nessuno ne avrebbe potuto pronosticare una carriera così lunga e fruttuosa). In più è rimasto Granqvist, nonostante le tante sirene, e anche questo rappresenta un bel cambio di rotta rispetto ai tempi recenti:  "Lo svedese, Borriello e Immobile non si muoveranno", aveva detto Prez pochi giorni fa, ed è quello che è successo. Pensando a certe cessioni repentine del passato, molti supporters non credono ai loro occhi...
RIECCO FLORO - Ancora: la fascia destra difensiva era rimasta completamente sguarnita a causa di infelicissime scelte di mercato, e in pratica affidata al solo Sampirisi, buon prospetto ma in evidenti difficoltà nel caos tecnico e tattico di questi primi mesi: ebbene, sono approdati in rossoblù prima Eros Pisano e, in extremis, nientemeno che Cassani, fino al 2011 nazionale azzurro e spesso titolare con Prandelli, comprimario nella nuova Fiorentina dei giovani e degli stranieri ma di certo ancora in grado di dire la sua. Mancava un centrocampista con fosforo, uno che dettasse geometrie e desse organizzazione, ed ecco arrivare i piedi buoni e il cervello fino di Matuzalem, "anziano ma sempre valido", come si diceva un tempo. Infine, serviva una pedina alternativa per l'attacco, ed è stato riportato in patria Floro Flores, mai abbastanza rimpianto da queste parti dopo l'exploit del 2011 sotto la guida di Ballardini (peccato per l'immediato infortunio, comunque non grave, dopodiché dovrà recuperare al più presto una condizione parsa finora assai approssimativa). Se entrambi, all'epoca, fossero restati in rossoblù, forse la storia recente del Grifone sarebbe stata diversa e più tranquilla: il napoletano aveva trovato in Liguria l'habitat ideale sul piano umano e calcistico, il trainer romagnolo aveva dato alla squadra un gioco senza fronzoli, non divertentissimo ma concreto ed essenziale, equilibrato, capace di produrre ottimi risultati soprattutto in casa. Infine, ciliegina sulla torta, un Marco Rigoni che a Chievo ha fallito, ma che rimane mezzala dalle intuizioni folgoranti, e che rappresenta un'alternativa di lusso, un asso nella manica per risolvere partite intricate. Il tutto, senza dimenticare l'eclettico ancorché discontinuo Olivera, altro cavallo di ritorno.

                                   Boselli e il suo famoso gol alla Samp, anno 2011

QUALITA' E... ARGENTINA PER IL NUOVO PALERMO - Il Palermo, adesso: dopo aver incautamente fondato la stagione su elementi gloriosamente retrocessi con la maglia del Novara, come Ujkani e Morganella, e su altri giocatori di scarso peso a livello di Serie A come Giorgi, in Sicilia si sono resi conto che occorreva rimpolpare l'organico sul piano della classe pura: lo stesso Gasperini, che pure è tecnico capace di trarre il 110 per cento dai suoi giocatori e di impostare squadre anche belle a vedersi, non poteva fare le nozze coi fichi secchi. Ebbene, ecco arrivare fra i pali Sorrentino, portiere completo, spesso decisivo, per continuità di rendimento e doti tecniche uno dei migliori numeri uno del torneo, e non da oggi, e per la terza linea c'è pure un Aronica che per anni ha fatto bene al Napoli e che ora è ansioso di riscatto, dopo le incertezze che ne hanno macchiato questi mesi in azzurro. 
Per la fascia sinistra è approdato in rosanero un Dossena che fino all'anno scorso era considerato uno dei tre migliori italiani nel ruolo, assieme a Criscito e Balzaretti, più volte provato anche in azzurro (già dai tempi di Lippi CT) per poi perdere considerazione in casa partenopea, scalzato da Zuniga. Magari può destare qualche perplessità l'arrivo, proprio dal Genoa, del centrocampista di quantità Anselmo, deludentissimo nella sua esperienza ligure, mentre oltremodo stuzzicanti risultano i "colpi" Formica, referenziatissimo centrocampista argentino di classe e sostanza, e di quel Boselli anch'esso legato a filo doppio ai destini recenti del Genoa: un suo gol in pieno recupero nel derby sancì virtualmente la retrocessione dei cugini sampdoriani, e gli guadagnò imperitura gratitudine da parte dei sostenitori del Grifo. Al di là di queste storie  di rivalità cittadine, è un attaccante coi piedi buoni, tecnico e potente, che a occhio e croce dovrebbe integrarsi a meraviglia con lo sgusciante e fantasioso Miccoli. Un Palermo molto argentino, in pieno stile Lo Monaco, contando anche l'arrivo di Sperduti e le incoraggianti prove fin qui fornite dal giovanissimo Dybala. E in chiusura, l'innesto di Fabbrini, che ad Udine fra la fine dello scorso torneo e la prima parte di quello in corso non stava facendo male, pur nell'ambito di un impiego contingentato, ma in Sicilia dovrebbe trovare più spazio per esprimere il suo talento e la sua fantasia di jolly offensivo. Nel suo caso, la continuità nello scendere in campo dovrebbe far rima con maggiore continuità di rendimento, perché le doti le ha e le ha già in parte mostrate. 
DALLA TEORIA ALLA PRATICA... - Non è poco. Chiaro che sono tutti discorsi sulla carta: le difficoltà non mancano, soprattutto, lo ripetiamo, quelle di inserimento dei nuovi in tempi limitatissimi, e a ciò va aggiunta una classifica che, per entrambe, è stata resa drammatica da una prima parte di cammino del tutto fallimentare, e che quindi consente ridottissimi margini di errore e moltiplica l'ansia di far risultato, che non è mai positiva. Però lo sforzo compiuto è stato grande da parte di entrambe le dirigenze, non lo si può negare, così come non si può negare che, stante il materiale non sempre esaltante proposto dal mercato invernale, gli elementi acquisiti siano di tutto rispetto, per qualità, esperienza, personalità e garanzia di rendimento. Ciò non vuol dire che Genoa e Palermo riusciranno a salvarsi, ma, a leggerne i nuovi organici, non paiono proprio due candidate alla retrocessione. 
IL MERCATO DELLE ALTRE - In breve le altre: nei quartieri alti, bene hanno fatto Milan (oltre Balotelli, Zaccardo è rinforzo di spessore per la difesa, e Salamon un buon investimento sul futuro) e Napoli (Armero è una garanzia, Calaiò il rincalzo che ci voleva in attacco, Rolando un difensore di statura internazionale); sufficiente il mercato dell'Inter (Kuzmanovic e soprattutto Schelotto sono due buoni colpi), mentre per la Juve più fumo che arrosto (Peluso è solo una buona alternativa, Anelka un giocatore in declino, oltretutto da sempre sopravvalutato). Nelle retrovie, incredibilmente indebolita pare l'Atalanta, soprattutto in difesa (via Manfredini e il citato Peluso, dentro il poco convincente Canini, di cui è si detto poco sopra, e due elementi del Siena ultimo in classifica, Contini e Del Grosso: auguri), mentre il Chievo si è mosso con oculatezza (Sampirisi e Acerbi, scottati dalle traumatiche esperienze a Genova e Milano, possono ritemprarsi nella tranquillità veronese, frutto anche di una classifica sorprendentemente solida, e in mezzo una roccia come Seymour può sempre servire); discrete mosse per il Siena: Uvini e il da sempre sottovalutato Terlizzi dietro (oltre alla conferma del ricercatissimo Neto), Della Rocca in mezzo e il fragile Pozzi in avanti, ma la perdita di D'Agostino è pesante, un D'Agostino su cui invece punta forte il Pescara: l'estro dell'ex nazionale è però un po' da riverniciare. 
Fra le squadre della fascia centrale, infine, da segnalare il Parma, che registra la grave perdita di Zaccardo ma che tutto sommato può consolarsi con elementi di sostanza come Coda, Mariga e Mesbah, soprattutto quest'ultimo in grado di innalzare ulteriormente il tasso qualitativo della bella compagine di Donadoni. I colpi migliori in assoluto? L'ho già fatto capire sul blog in queste settimane, Balotelli e Giuseppe Rossi, anche se quest'ultimo in prospettiva più che per il presente. E ora, la parola torna, definitivamente, al rettangolo verde. 

domenica 2 settembre 2012

LE PAGELLE DEL MERCATO - PRIMA PARTE: DALL'ATALANTA AL GENOA

                         Il terzino atalantino Peluso, oggetto del desiderio di molte squadre

E' giunto dunque il momento di "pagellare" un calciomercato fra i più tristi e dimessi che il football italiano del dopoguerra ricordi. Ci si è accapigliati attorno a mezze figure e a campioni in declino spacciati per fuoriclasse (il caso Berbatov è stato emblematico, in tal senso), lo scambio Pazzini - Cassano è stato uno dei momenti salienti delle trattative, quando solo fino a pochi anni fa sarebbe stato un passaggio di secondo piano. I top player sono giunti giornalmente a vestire le gloriose casacche delle nostre squadre solo sulle pagine dei quotidiani sportivi, che, parere personale, andrebbero sanzionati per la marea di idiozie che spargono. E' anche vero che, finché esistono i sempliciotti che si bevono "notizie" del tipo "Cristiano Ronaldo all'Udinese" (e ci sono, purtroppo, basta farsi un giro per il web), ogni cosa è lecita, ma a tutto c'è un limite. Il giornalismo da calciomercato andrebbe abolito d'autorità, ecco. E ora via ai giudizi sulle Magnifiche (ehm) venti di A. 
ATALANTA - Si riparte, sostanzialmente, dalla squadra dell'anno scorso e da un impianto di gioco collaudato ed efficace. Su un telaio mostratosi già ampiamente affidabile, gli innesti di maggior rilievo sono quelli del difensore Stendardo e, al centro, di Biondini (inseguito a lungo dal Genoa e poi scaricato dopo pochi mesi: valli a capire, certi dirigenti...), in grado, se in condizione, di regalare podismo illuminato a un settore nevralgico di finissima qualità, fra Cigarini, regista coi fiocchi, lo straripante Schelotto sulla destra e il raffinato Bonaventura, positivo nella prima stagione in A.
Il team di Colantuono appare equilibrato e senza punti deboli: in difesa, i neo nazionali Consigli e Peluso (che sembrava destinato a lasciare il Brumana, e forse partirà a gennaio) e gli esperti Bellini e Manfredini vanno a formare un reparto scolpito nel granito, classe e muscoli al servizio della causa. L'incognita è in avanti: Denis saprà bissare la strepitosa stagione passata?Moralez acquisirà maggiore continuità? E il rampante De Luca, piedi buoni e discreto senso del gol, sarà in grado di ripetere ai piani alti le prodezze della cadetteria? In ogni caso, sembra un'Atalanta destinata a un torneo ricco di soddisfazioni, persino con qualche piccola ambizione europea (nel senso di Europa League). Ed è, soprattutto, un'Atalanta profondamente "italiana": solo per questo, merita simpatia incondizionata... 
BOLOGNA - Era nell'aria fin dall'inizio del mercato, e alla fine è accaduto: Ramirez, il nuovo beniamino del Dall'Ara, ha fatto in extremis le valigie per l'Inghilterra. Perdita da non sottovalutare, come quelle dello squalificato Portanova, bandiera e baluardo difensivo, e del bomber Di Vaio. Tuttavia a Pioli rimangono nella manica carte importanti da giocare: l'asse portante della squadra, rivoluzionato per tre quarti, è da medio - alta classifica: Natali a governare la terza linea, Pazienza a donare muscoli e fosforo nel mezzo, Diamanti, nuova stella azzurra, a inventare calcio di gran pregio per le proprie prodezze personali e per l'erede di Di Vaio, un Gilardino che a Genova, fin quando non è stato bloccato da un infortunio, aveva mostrato notevoli doti da attaccante completo, in grado di fare gioco e aprire varchi per i compagni.
Qualche perplessità sul da sempre sopravvalutato Curci a difesa della porta (Agliardi, pur non eccelso e ieri lo ha dimostrato, dà maggiori garanzie sul lungo periodo) e su due fulgide promesse del football nostrano di cui sinceramente ci siamo stufati di attendere la maturazione: il laterale destro Motta e Acquafresca. Per loro, o si esplode quest'anno, o addio sogni di gloria. Curiosità attorno al ritorno in Italia di Guarente, che se in condizione è centrocampista di spessore assoluto, in grado di coniugare qualità e quantità, e al bomberino Gabbiadini, atteso al decollo.

                                     Diamanti, attesissimo dopo il buon Europeo

CAGLIARI - Squadra che... si salva, non si cambia. Ecco dunque i sardi presentarsi ai nastri di partenza con un organico il larghissima misura invariato rispetto al 2011/12. C'è un nucleo storico, individuabile nel quintetto Agazzi - Astori - Conti - Nainggolan - Cossu, che garantisce personalità e continuità di rendimento. La difesa ha perso le bandiere Agostini e Canini, ma trova un Rossettini che è elemento affidabile, tanto da essere stato inseguito da più di una squadra. E in attacco, dopo le discutibili (e fallimentari) avventure esotiche degli ultimi anni, si punta finalmente su un prodotto indigeno, quel Sau che in cadetteria ha fatto sfracelli con la maglia della Juve Stabia, e che meritava una chance ai piani alti. Con Pinilla e con l'assistenza del genietto Cossu, va a formare una prima linea di indubbia pericolosità, che potrebbe essere l'arma in più dei sardi, al contrario di quanto avvenuto nel recente passato, nell'attesa che il cavallone Ibarbo dia maggior concretezza alle sue veementi incursioni. Compagine da salvezza tranquilla, come al solito. E se i veterani continuano a girare a mille, qualche soddisfazione in più potrebbe arrivare...
CATANIA - Altra squadra che si è limitata a movimenti di scarso rilievo, eccezion fatta per il porterino Frison, un prospetto di sicuro avvenire. Rimane il collaudatissimo telaio dell'ultima stagione, con un Legrottaglie rigenerato da un ottimo campionato e pronto a guidare la retroguardia da par suo, un Marchese ormai giunto alla piena maturità e, nel mezzo, un Lodi che, dovesse ripetere la mostruosa "temporada" passata, meriterebbe una chance in Nazionale: sa costruire, rifinire, concludere, è mortifero sulle punizioni e ha trovato anche carattere e personalità; è un giocatore da grande squadra, bravo il contestato (per motivi extracalcistici...) Pulvirenti a trattenerlo, così come ha fatto per un trio d'attacco che potrebbe mettere a soqquadro le gerarchie del campionato: la tecnica di Gomez, la rapidità di Barrientos, il pragmatismo di Bergessio, un tris argentino che ha tutto per proiettare gli etnei ben oltre l'obiettivo della permanenza. Occhio ai rossoazzurri...
CHIEVO - Anche in questo caso, pochissimi cambiamenti. L'impressione è che il Chievo abbia perso competitività rispetto all'ultima edizione, nonostante il buon avvio in campionato. Là dietro, un giovane rampante come Acerbi non si sostituisce facilmente, e il nuovo arrivato Papp, carneade assoluto ai grandi livelli, è la classica incognita straniera di cui i nostri club dovrebbero cominciare a fare a meno. Ad ogni modo Sorrentino, Frey e il sottovalutatissimo Sardo garantiscono una discreta tenuta al reparto.
Nella zona centrale, grave la perdita di Bradley, che sotto traccia reggeva le file della manovra senza fronzoli ma con grande efficacia; da seguire con interesse l'eclettico Cofie, prodotto del vivaio genoano, e soprattutto Marco Rigoni, giunto finalmente alla grande ribalta l'anno passato dopo una lunghissima anticamera. I suoi gol e le sue alzate di genio hanno impreziosito il torneo del Novara, e a Verona dovrebbe trovare l'ambiente ideale per continuare sull'ottima strada intrapresa. Perplessità su David Di Michele, reduce da una buona stagione ma con l'incognita dell'età, che potrebbe cominciare a presentare il conto del logorio e dell'usura. Rimane l'intramontabile Pellissier, e accanto a lui valide alternative come Thereau, Moscardelli e un Paloschi atteso finalmente all'esplosione definitiva, dopo le promesse degli esordi un po' annacquate da infortuni e impieghi part time. Sarà ancora lotta salvezza, più dura e affannosa rispetto al recente passato.
FIORENTINA - Ha cambiato tantissimo, la Viola, e sulla carta ha perso parecchio in linea tecnica. Solo sulla carta però, perché i vari Gamberini, Vargas, Behrami e Montolivo non parevano davvero più in grado di dare alla squadra quel sostanzioso contributo che la loro caratura avrebbe preteso. La rosa sembra comunque offrire discrete garanzie in tutti i reparti: Viviano tenterà di riprendersi la Nazionale, e  davanti a lui i vari Cassani, Camporese e Pasqual dovrebbero montare una accuratissima guardia.
Grande attesa attorno al poliedrico argentino Roncaglia, così come per lo spagnolo Borja Valero, che ha i mezzi per diventare uno dei califfi del centrocampo toscano. Un centrocampo di grandissimo spessore e ricco di alternative: c'è Aquilani che tenta l'ennesimo rilancio, ci sono gli ex palermitani Della Rocca e Migliaccio, quest'ultimo giocatore autenticamente universale, c'è Pizarro, regista fra i più continui ed efficaci dell'ultimo decennio di Serie A, e c'è Cuadrado, uno dei potenziali fenomeni scoperti dall'Udinese, che ha cercato invano di tenere a galla il Lecce nell'ultimo torneo. L'attacco, invece, peserà quasi interamente sulle spalle di Jovetic, e comunque non è poco, perché il montenegrino ha le stimmate del fuoriclasse; El Hamdaoui è tutto da scoprire, Ljajic, buon movimentatore del fronte offensivo, deve trovare continuità e carattere e far dimenticare la storiaccia del "duello" con Delio Rossi (per il quale è forse stato colpevolizzato oltre i demeriti), Toni è un'operazione nostalgia il cui significato tecnico francamente mi sfugge: il giocatore è un ex a tutti gli effetti da almeno tre anni. In riva all'Arno troverò l'elisir di eterna giovinezza? Ne dubito, ma mai dire mai, nel calcio...

                                    Jovetic, uno dei pochi fuoriclasse rimasti in Italia
                                       
GENOA - Il polverone estivo per certi versi drammatico, col divorzio fulmineo da Lo Monaco e l'annuncio di Preziosi di voler dire basta al calcio e al Genoa, sembrava preludere  a scenari drammatici. Invece, al tirar delle somme la squadra risulta potenziata rispetto all'ultima, disgraziata stagione. Innanzitutto c'è un tecnico pragmatico e capace di governare la barca anche nelle situazioni più tempestose, quel De Canio che non sarà un grandissimo ma che l'anno scorso ha condotto in porto una salvezza che, ad un certo punto, era parsa assai problematica. La difesa, tallone d'Achille dell'ultimo anno, si gioverà dell'innesto (fondamentale) del centrale Canini e di quello del roccioso e versatile Ferronetti (da verificare sul piano fisico), dei recuperi di Bovo e Antonelli (importanti anche nel rovesciare il fronte del gioco) e, soprattutto, del nazionale svedese Granqvist, per il quale Prez è sorprendentemente riuscito a resistere alle sirene laziali. Manca comunque almeno un'alternativa per il reparto: arriverà il referenziato Velazquez?
Centrocampo ricco di alternative: Kucka e Seymour assicurano grinta, muscoli e fosforo, Merkel genio e tecnica, Marchino Rossi la consueta poliedricità e dedizione alla causa, anche se ad autonomia forzatamente ridotta (già l'anno scorso ha vistosamente segnato il passo); Tozser ha disputato un precampionato sorprendente, Bertolacci, geometrie, generosità e micidiali inserimenti, vuol continuare a crescere, e poi c'è Vargas, che se in forma e motivato assicura rapidità, discese devastanti e cross al bacio. Attacco da tenere nella massima considerazione: accanto a Immobile, possente e guizzante, capocannoniere cadetto e subito a suo agio anche nella massima serie, c'è il cavallo di ritorno Borriello, che ha tutto per cercare di ripetere la strepitosa stagione 2007/08 e che con l'ex pescarese potrebbe formare una coppia potenzialmente devastante (stazza e tecnica in un mix sfizioso) per concretezza e varietà di soluzioni offensive, accresciute dalle invenzioni in verticale di Jorquera e dall'estroso ma incostante Jankovic, che nelle giornate di luna buona è immarcabile. Insomma, nonostante la scarsa considerazione da parte degli esperti di mercato, i rossoblù hanno tutte le carte in regola per centrare una salvezza assai più tranquilla rispetto a quella, rocambolesca, del maggio 2012.  (1 - CONTINUA)

martedì 15 maggio 2012

GENOA BRUTTO E CATTIVO, I PRESUNTI MERITI DEL LECCE E IL BUON GIORNALISMO DI CURZIO MALTESE


                            Leccesi felici dopo il pari con la Juve: "prodezza" inutile

Premessa: fin dall'inizio dell'avventura di questo mio blog, non ho mai nascosto la mia simpatia per i colori rossoblù del Genoa. Al Genoa, però, ho dedicato solo lo spazio strettamente indispensabile, perché "Note d'azzurro" non è, non vuole essere un blog "genoano", ma è nato come un luogo  virtuale in cui, quando posso, scrivo le mie opinioni su calcio, musica, cinema, teatro, tv e quant'altro mi capiti di osservare e vivere. Siccome però non tollero le ingiustizie e la disinformazione, non posso sottrarmi alla necessità critica di ristabilire alcune verità sulla disgraziata stagione del Grifone, che peraltro mi riprometto di analizzare nel dettaglio nei prossimi giorni. 
Primo punto: nelle ultime settimane illustri giornalisti e opinionisti della tv pubblica ci hanno propinato, un po' in tutte le salse, un ritornello che francamente ha stufato ben presto, come i più beceri prodotti della musica commerciale: "Il Lecce merita la salvezza più del Genoa", trasformatosi nelle ultime due giornate, quando ormai la permanenza in categoria dei salentini era diventata del tutto improbabile, in un "il Genoa si è salvato solo perché il Lecce ha rallentato". Ora: da giornalisti Rai, ed opinionisti che hanno giocato al calcio come Boniek e Collovati (quest'ultimo, oltretutto, ex genoano), ci si aspetterebbe un'analisi dei fatti calcistici che vada oltre le sensazioni di pancia e le impressioni legate all'ultimo risultato. 
I MOLTO PRESUNTI MERITI DEL LECCE - Il punto è: ma dove mai staranno questi colossali meriti del Lecce? La squadra giallorossa, ricordiamolo, è rimasta in zona retrocessione (ossia nelle ultime tre posizioni della classifica) praticamente per tutta la durata del campionato. Sempre, costantemente, dietro al Genoa, che invece non ha mai occupato nessuno degli ultimi tre posti, nemmeno nel suo periodo più buio, ossia per tre quarti del girone di ritorno. E quest'ultimo è un altro punto esiziale: il campionato va valutato nella sua interezza, fatta di 38 giornate. Dire che il Lecce meriti la salvezza più del Genoa perché per due mesi ha avuto un rendimento elevato vuol dire poco o nulla: se i ragazzi di Cosmi hanno marciato  a ritmi da Uefa  in primavera, nei mesi precedenti avevano fatto sostanzialmente ridere i polli, laddove invece il Grifo, pur senza miracol mostrare (anzi) sul piano del gioco, aveva messo in cascina una cospicua quantità di fieno, di cui si è potuto giustamente avvantaggiare nel momento chiave della stagione.  
Ancora: quando si dice che il Genoa si è salvato solo perché il Lecce ha rallentato, onestà intellettuale e completezza d'informazione vorrebbero che si ricordasse anche che il Lecce è rientrato in corsa perché, in precedenza, a rallentare era stato il Genoa, al quale sarebbe bastato mantenere la modesta media della prima fase della gestione Marino (vittorie in casa e sconfitte fuori) per evitarsi un finale di torneo in affanno. E se il Lecce ha rallentato, forse è perché per qualche settimana ha dovuto correre a perdifiato per colmare l'enorme gap creatosi a suo svantaggio nelle settimane precedenti. E se ha rallentato è anche perché, per certe squadre di modestissima caratura tecnica e dalle mire limitate, è molto più facile inseguire che essere inseguiti, ma quando si è costretti a tirare le somme del lavoro fatto, ad andare al sodo, a concretizzare una propria supposta (molto supposta, come si è visto) superiorità, vengono al pettine i nodi della propria insuperabile mediocrità. 
Dulcis in fundo, quando si perdono quattro delle ultime cinque partite, di cui tre in casa (e due contro formazioni che si giocavano poco o nulla, Parma e Fiorentina), e una fuori contro un Chievo mentalmente già in vacanza, ottenendo un pareggio a Torino per grazia ricevuta da Buffon, e quando comunque anche nei giorni "epici" della rimonta ci si era avvantaggiati di generosi regali da parte della buona sorte (come dimenticare la vittoria in extremis a Catania?); quando accadono tutte queste cose, dicevo, chiudendo il campionato con sei punti di distacco dalla quart'ultima, dove diavolo staranno mai questi colossali meriti salvezza dei leccesi propagandati dalla Rai in primis? Collovati e company, fateci un piacere: ormai la vostra mission, da anni, consiste nell'occuparvi di Milan - Inter - Juve - Napoli - Roma e qualche volta Lazio: continuate a farlo e non avventuratevi in terreni che vi sono ostili. Se invece decidete di dedicarvi anche alle povere realtà "minori", informatevi prima di straparlare. 
CURZIO MALTESE, PRIMA FIRMA A SUA INSAPUTA - Rimanendo nel campo della disinformazione, cosa dire della prodezza di tal Curzio Maltese, sopravvalutatissimo commentatore di prestigiose testate nazionali, uno di quelli a cui vengono offerte collaborazioni di ogni tipo perché basta la sua firma per impreziosire un giornale? Il nostro, chiamato a vergare un articolo su non so quale periodico per esprimersi sui recenti episodi di tensione e violenza che hanno avvelenato il calcio italiano, con un guizzo di fantasia, roba da autentico fuoriclasse della penna, ha scritto che i tifosi genoani protagonisti della gazzarra di Genoa - Siena "sono pronipoti dei genoani che nel 1925, alla stazione di Torino, spararono colpi di pistola ad altezza d'uomo per salutare l'arrivo dei sostenitori del Bologna, rivale nella corsa allo scudetto".  Un caso di cattiva informazione da radiazione dall'Albo, un totale capovolgimento della realtà storica di quei tristi fatti del '25: alla stazione di Torino, a sparare furono i tifosi del Bologna, e fra i genovesi ci fu un ferito. Fatti ampiamente documentati non solo da numerosi libri di storia calcistica, ma anche da articoli di giornale, e di giornali sui quali lo stesso Maltese ha scritto o scrive tuttora. Sarebbe bastato farsi un giro in archivio, anche solo sui vari e ricchissimi archivi on line delle testate in questione. Bell'opinionista davvero: documentarsi prima di dare alle stampe emerite cavolate sarebbe un dovere anche per il più umile scribacchino dell'ultimo gazzettino di provincia, non dico per una prima firma. La quale però, se non ammette il suo errore, continuerà a fare opinione e a favorire la diffusione di notizie prive di fondamento. Chi legge solo la rivista su cui quell'articolo è uscito, senza andare oltre, d'ora in poi sarà convinto che nel '25 i genoani spararono ai bolognesi, perché l'ha detto Maltese. Il potere drammatico e perverso dell'informazione distorta. 
SINDACI EQUIDISTANTI - In chiusura, un saluto al sindaco di Genova, ormai fortunatamente uscente, Marta Vincenzi (ancora pochi giorni): l'anno scorso, giusto di questi tempi, con la Sampdoria pericolosamente a rischio Serie B si mobilitò in grande stile, convocando i blucerchiati a Palazzo Tursi (sede del Comune) e auspicando che Genova non perdesse una delle due squadre che la rappresentavano nella massima serie. Beh, sicuramente sono stato disattento, ma quest'anno, col Genoa che correva il medesimo rischio, non mi pare di aver udito simili voci e assistito a simili iniziative da parte della "quasi ex" sindaca. Ma diciamola tutta: sarebbe molto meglio, soprattutto di questi tempi, che chi fa politica, invece di cercare facili consensi col football, pensasse ai reali bisogni della comunità, ad esempio a mettere in sicurezza quel torrente Fereggiano che un paio di settimane fa veniva dato nuovamente a rischio, dopo l'alluvione del novembre scorso. Ma questa è davvero un'altra triste storia. 

martedì 13 settembre 2011

SERIE A: QUANTO VALGONO LE PRIME GIORNATE?

Sul piano delle emozioni personali, quand'ero ragazzino  la prima giornata di campionato aveva un sapore dolceamaro. Dolce, perché rappresentava l'inizio di un'avventura amatissima e tanto desiderata dopo quattro mesi di snervante attesa (escluso l'antipasto post ferragostano della Coppa Italia). Amaro, perché, ça va sans dire, segnava la fine della stagione estiva, e l'ozio più assoluto passava la mano all'inizio della scuola. 
Oggi che son più grandicello, questi sentimenti sono un po' più sfumati, per tutta una serie di motivi: le fervente attesa non c'è più, sia perché il campionato comincia tardi e inizia presto e in mezzo c'è una pletora di sopravvalutate amichevoli e tornei estivi e un mercato interminabile, sia perché, beh, la consapevolezza del brutto che ruota attorno al calcio, soprattutto al calcio italiano, ha spento un po' la gioia fanciullesca dell'evento. 
Rimane lo sguardo tecnico e critico, e anche da questo punto di vista le sensazioni non sono poi piacevolissime. Mi spiego meglio: dal mio punto di vista, queste prime giornate dovrebbero trascorrere il più in fretta in possibile.  Perché non è "vero" campionato. Sì, certo, l'avvio della nostra Serie A è stato fragoroso: 35 gol, spettacolo di buon livello, grandi emozioni quasi ovunque, protagonisti vecchi e nuovi alla ribalta. Che si poteva chiedere di più, oltretutto al culmine di un'attesa prolungata dall'affaire sciopero?
VERDETTI INATTENDIBILI - D'accordo, ma non è tutto oro quel che luccica. Per un mese almeno, siamo destinati ad assistere a un torneo "in maschera". Le prime giornate di campionato non sono altro che uno strascico del calcio estivo, che è quasi sempre ingannevole e inattendibile per antonomasia. I motivi sono tanti: squadre ancora imballate dalla preparazione fisica, e altre che invece volano oltre le loro effettive potenzialità grazie a una preparazione finalizzata a una partenza lanciata; squadre rivoluzionate dal mercato e quindi ancora alla ricerca del giusto amalgama, o meno rinnovate ma comunque chiamate ad assorbire innesti di giocatori giunti nelle ultimissime giornate (se non addirittura ore) della campagna acquisti, con tutti i problemi di assetto e di inquadratura che ciò comporta; la grande massa di stranieri che ogni anno giunge da noi e che, nella maggior parte dei casi, ha bisogno di tempo per capire il nostro Paese e il nostro calcio, e per integrarsi nella nuova squadra anche solo da un punto di vista sociale. E ancora, squadre che si trascinano problemi ed equivoci nati nei giorni del mercato e del ritiro, e altre che invece vivono sullo slancio di una stagione, quella precedente, conclusa a spron battuto. Tanti fattori il cui influsso dovrà enormemente diminuire, fin quasi a scomparire, col passare del torneo, ma che in questa prima fase rendono i verdetti del torneo di fragilissima attendibilità. 
LA STORIA INSEGNA... - E' la storia a dirlo, basta andare all'ultimo campionato: nella prima giornata il Genoa vinse sul difficile campo di Udine, e quella prodezza, seguita a una campagna acquisti faraonica, fece pensare a un Grifo lanciato verso vette proibite. Alla fine, fu un decimo posto piuttosto anonimo. La stessa Udinese, dopo quel ko ne inanellò altri tre consecutivi: zero punti dopo quattro gare, per poi chiudere il torneo in zona Champions. Zona Champions cui approdò trionfalmente pure il Napoli, che pure nel primo mese di campionato vinse una sola volta e incassò una pesante sconfitta casalinga dal Chievo. Il quale Chievo, a sua volta, in quelle  prime battute vinse anche a Genova col Genoa, oltreché al San Paolo, e dopo quattro giornate si trovò a nove punti come anche il Brescia: ma gli scaligeri si dovettero accontentare della salvezza, che invece sfuggì alle Rondinelle. Partirono di slancio pure Bari e Sampdoria, la cui fine è nota. 
Due anni fa, protagoniste di un avvio entusiasmante furono Juventus (quattro vittorie su quattro) e Genoa (tris di successi nelle prime tre gare), poi impantanatesi in zone di classifica piuttosto anonime. Viceversa, partì con due sconfitte la Roma, in seguito destinata a contendere fino all'ultimo lo scudetto all'Inter, e il Cagliari raccolse un punto in quattro match, salvo poi risollevarsi brillantemente. 
Pochi esempi che bastano a dimostrare come cercare di analizzare sul piano tecnico le prime giornate di Serie A sia difficilissimo e, a ben guardare, inutile, e ciò è tanto più vero da quando il brodo del campionato è stato scioccamente allungato, col passaggio da 18 a 20 partecipanti. Poi, chiaro, non tutto è ingannevole, e qualche segnale destinato a lunga vita qua e là fa capolino: per dire, non ci vuole un grande sforzo di fantasia per capire che questo Napoli, se non accadono cose... turche, è destinato a fare molta strada, così come, ad occhio e croce, lunga e irta di ostacoli sarà per il Lecce la strada verso la salvezza. Per il resto, fidatevi, è meglio aspettare. 
Un'altra considerazione: 35 gol, si diceva, e tutti contenti. Comprensibilissimo, però io continuo a rimpiangere le arcigne e attente difese del calcio italiano che fu. Domenica ho visto cose indegne della nostra tradizione, retroguardie altissime e costantemente prese d'infilata, o dalle maglie assurdamente larghe: ricordiamoci che tanti gol non sono sempre sinonimo di spettacolo e di qualità del gioco.
LO STADIO DELLA JUVE - Alla fine, l'unico, autentico motivo saliente di questa "prima" è arrivato dalla partita delle 12 e 30: e non solo per  l'urlo della Juve, che attendiamo al campionato della riscossa, ma per il teatro in cui questo urlo è stato lanciato: il nuovo stadio bianconero, terreno di gioco a parte, merita solo applausi, e come impatto visivo mi ha riportato alla mente gli impianti avveniristici ammirati a Germania 2006. Siccome ho sempre sostenuto che proprio il calcio tedesco, più di quello spagnolo, debba rappresentare per l'Italia il modello a cui ispirarsi per uscire dalla crisi, ecco, in questo importantissimo segnale lanciato dal club torinese mi piace leggere il primo passo verso una riscossa del nostro movimento. 
CARLO CALABRO' 

venerdì 9 settembre 2011

SERIE A: BILANCIO DEL MERCATO (PRIMA PARTE)

Nemmeno io posso sfuggire alla tentazione di "pagellare" il mercato appena concluso, a poche ore dalla tanto sospirata partenza della Serie A. Ovviamente pronto ad essere smentito su tutta la linea, come del resto capita sistematicamente a tante firme assai più prestigiose della mia! Ecco la prima parte.

ATALANTA - Cigarini e Brighi, giocatori da media - alta classifica, accrescono in maniera esponenziale il valore del centrocampo orobico. Attesa la consacrazione di Consigli, dopo anni di gavetta. Lucchini e Masiello ottimi puntelli di categoria in terza linea, fasce intriganti con Schelotto e soprattutto con Bonaventura, a tratti devastante l'anno passato in B, piedi fatati, efficace sia sull'esterno che al centro.
Ampio ventaglio di soluzioni in attacco, dove l'assenza di Doni non dovrebbe pesare più di tanto: Denis potrebbe rendere al meglio in una dimensione più consona alle sue qualità (buone, ma non eccelse), mentre molto ci si aspetta da Gabbiadini, rivelazione cadetta, sempre che gli venga concesso il giusto spazio. In definitiva, squadra equilibrata e qualitativa, che non dovrebbe faticare ad approdare a posizioni tranquille e che, se annullasse in tempi rapidi l'handicap, potrebbe ambire anche a qualcosa di più.

BOLOGNA - Appare indebolito rispetto all'anno passato. Sono andati via tre pilastri autentici come Viviano, Britos e Della Rocca, e i rimpiazzi non paiono all'altezza. Di Vaio ha un anno in più, fra poco saranno 36, continuerà ad essere perennemente inesorabile sotto porta come un ragazzino? Portanova resta un baluardo difensivo, ma è un po' più solo, anche se, dietro a lui, Gillet, pur non essendo un fenomeno, è portiere di discreto affidamento e dovrebbe garantire qualche parata decisiva.
Centrocampo povero di qualità, Konè al posto di Della Rocca non pare un grande affare, per fortuna c'è sempre la roccia Mudingayi, mentre è attesa l'esplosione di Khrin. In attacco, ottimo l'affare Acquafresca, che vuol continuare a risalire la china e magari, perché no, avvicinarsi all'azzurro finora toccato solo con l'Under 21. L'ex genoano Rodriguez promette bene ma è un'incognita, mentre molto ruoterà intorno a Diamanti: tanto reclamizzato, ma assai poco decisivo finora in Serie A. Se riuscirà a dare continuità al suo talento, potrà caricarsi sulle spalle la squadra e condurla a una salvezza che, comunque, pare l'unico obiettivo plausibile per i petroniani.

CAGLIARI - Solo il campo potrà dire quanto valga effettivamente questa squadra, che sulla carta appare indebolita dalle cessioni di Acquafresca e Lazzari. Ekdal è un rinforzo di discreta sostanza, che però non rappresenta un autentico valore aggiunto, mentre c’è da sperare che fra i tanti carneadi arrivati qualcuno faccia il botto, soprattutto Ribeiro in attacco, e che Nené trovi quella continuità finora mai avuta.
Ci sono comunque diverse certezze, in primis nella zona nevralgica, che fra Nainngolan, Biondini, Conti e Cossu propone uno dei centrocampi più qualitativi dell’intera massima serie (“grandi” a parte). E anche la difesa, con le colonne Canini e Agostini e il nazionale Astori atteso alla consacrazione, non se la passa male. Chi farà i gol? E poi la liquidazione di Donadoni, che aveva fatto bene ma non ha mai la possibilità di lavorare con serenità a un progetto. Ficcadenti è una buona scelta, ma non un salto di qualità.

CATANIA - Sarà ancora lotta per la salvezza fino all’ultimo, ma la squadra etnea appare ben attrezzata. La perdita più grave è quella di Silvestre: Legrottaglie è un nome di grido ma al contempo un punto interrogativo, se l’età non si farà sentire più di tanto e se non peserà la stagione di quasi totale inattività, potrà non far rimpiangere l’argentino. Almiron al centro è un buon rinforzo, deve ritrovare voglia e fiducia nei propri mezzi, Lanzafame è una variabile impazzita per l’attacco, l’ideale per una formazione che da sempre è abituata a raccogliere punti preziosi anche con le grandi.
Si spera di rivedere un po’ più di Italia in formazione, dopo la sbornia argentina (francamente eccessiva) dell’ultimo campionato: in questo senso, meritano senz’altro spazio Capuano, il ritrovato Biagianti (uno da palcoscenici più prestigiosi) e il genietto Lodi, l’anno scorso decisivo. Altre certezze: il portiere Andujar, sempre più sicuro dei propri mezzi, il trequartista Gomez, positivo nell'ultimo campionato, e il bomber Maxi Lopez, abbastanza inspiegabilmente rimasto in Sicilia nonostante le numerose richieste.

CESENA - Bene, molto bene. Squadra rinforzata in tutti i reparti: Comotto in difesa (meglio del sopravvalutato Marco Rossi), al centro Candreva (che meriterebbe ben altri palcoscenici, ricordiamo che ha assaggiato la Nazionale), in attacco Mutu (che però è più incognita di quanto si creda, per età, carattere e motivazioni), l'affidabile Eder, l'incostante Ghezzal e Rennella, che potrebbe essere una delle sorprese del torneo. Se almeno una parte di questi troverà un rendimento decente, la perdita di Giaccherini dovrebbe venire assorbita senza troppi danni. E poi c’è sempre Parolo, centrocampista coi fiocchi: solo in Italia un elemento come lui può non trovare spazio in una grande.
 Altra certezza è il difensore Von Bergen, mentre le tante primavere di Antonioli e Colucci potrebbero cominciare a pesare. In ogni caso, compagine completa, solida ed equilibrata, in grado senz'altro di guadagnarsi la permanenza.

CHIEVO - Il vero colpo è la conferma di Sorrentino, da anni richiestissimo anche da compagini di medio - alto livello. Per il resto, campagna basata essenzialmente sui giovani: da tenere d'occhio Acerbi, uno dei difensori italiani più promettenti, che avrà al suo fianco garanzie autentiche come Sardo, Mandelli e Cesar. Qualche perplessità sul centrocampo: si farà sentire la perdita di Constant, Sammarco è solo un buon mestierante, dopo le sfavillanti promesse di inizio carriera, Hetemaj non può suscitare entusiasmi, qualche problema ci sarà in fase di construzione della manovra, a occhio e croce mancano fantasia e genio.
Davanti, aria di novità: Pellissier rimane il totem, Grandolfo, esploso nel finale di campionato a Bari, farà esperienza, mentre fossimo in Di Carlo punteremmo forte su Paloschi, uno che ha tutto per fare una carriera coi fiocchi e che merita piena fiducia. La sensazione, comunque, è che la corsa alla salvezza sarà quest'anno più difficile per i veronesi.

FIORENTINA - Si parlava di smobilitazione, invece alla fine i danni sono stati limitati egregiamente. Montolivo e Gilardino sono rimasti, magari malvolentieri, ma sulla loro professionalità non dovrebbero sussistere dubbi. La difesa ha perso Frey e la cosa peserà, perché Boruc non è il massimo dell'affidabilità, ma ha acquisito un Nazionale, Cassani, e scusate se è poco, e poi ci sono sempre Natali, Gamberini, Kroldrup, Camporese e Pasqual: reparto che dà sostanziale affidabilità.
E' rimasto anche Vargas, e al centro sono arrivati Munari e soprattutto il fantasista Lazzari, per tacere di Kharja, che ha buoni mezzi tecnici ma a Genova non ha certo brillato, tanto da finire nel mirino dei tifosi rossoblù, che lo hanno accusato di scarso impegno. Ampio ventaglio di scelte per l'attacco: accanto a Gila, il ritrovato Jovetic, pronto a riprendere il discorso drammaticamente interrotto dall'infortunio, un Liajic ancora in sboccio e un Cerci che ha dato vistosi segni di risveglio negli ultimi mesi della passata stagione. Se l'ambiente non sarà percorso da tensioni e malumori eccessivi, Europa League ampiamente alla portata.