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martedì 7 gennaio 2014

DA PEPITO ROSSI A FRANCESCO LODI, STORIE AMARE DI INIZIO 2014

                                          Pepito Rossi: ancora guai fisici per lui

Un anno fa, più o meno di questi tempi, avevo scritto un post per celebrare il ritorno in Italia, grazie al fiuto della Fiorentina, di Giuseppe Rossi. Un acquisto in prospettiva, poiché Pepito era ancora ai box per smaltire gli ultimi, laboriosi postumi dell'ennesimo grave infortunio, ma non era necessario essere profeti per capire che, una volta rimesso a nuovo, lo sgusciante attaccante avrebbe impresso a chiare lettere il proprio marchio sulla nostra Serie A, come si è puntualmente verificato nella stagione in corso. Una stagione che ci ha fatto scoprire un Rossi nuovo, bomber persino più implacabile di quello che eravamo abituati a vedere: fromboliere inesorabile e puntuale, quasi volesse recuperare a suon di gol il troppo tempo perduto in giro per ospedali e infermerie. Oggi, a distanza di mesi, mi ritrovo a dover nuovamente scrivere del golden boy azzurro: è, dovendo far ricorso a un luogo comune fra i più abusati, il classico articolo "che non avrei mai voluto scrivere". 
LA SFORTUNA ESISTE... - Pepito è di nuovo ko, dopo l'intervento scomposto del livornese Rinaudo nel primo match del 2014. Sempre lo stesso ginocchio destro, martoriato già da due gravissimi infortuni. Uno schiaffo a chi si ostina a sostenere che no, fortuna e sfortuna non esistono, che ogni essere umano si crea da solo il proprio destino, bello o brutto che sia. Certo, come no: e torti e favori arbitrali a fine stagione si compensano, e gli asini volano, e via dicendo... Il fatto che non vi sia stata un'altra rottura dei legamenti è consolante soprattutto per le prospettive di carriera del ragazzo, che in caso contrario avrebbe davvero corso il rischio di vedere compromessa la sua futura attività agonistica. Le buone notizie però, a quanto pare, si fermano qui: lo stop sarà lungo, e così la Fiorentina, che in estate aveva messo in piedi un attacco monstre con lo stesso Rossi e con Mario Gomez, ora si ritrova di fatto... spuntata. Difficilmente il talento nato negli States potrà dare ancora un contributo significativo al team di Montella in questa stagione, mentre, ed è la cosa che più mi preme, diventa a rischio anche la partecipazione al Mundial brasiliano, proprio ora che Prandelli sembrava aver trovato la formula giusta per la prima linea, col viola affiancato a Balotelli. 
COME TOTTI O COME PABLITO? - In questi giorni un po' tutti provano a farsi coraggio, e a farlo a Giuseppe, ricordando un episodio in tutto e per tutto simile: il grave infortunio di Totti, in un match contro l'Empoli, pochi mesi prima di Germania 2006. Lippi lo aspettò e lo portò al Mondiale, dove il romanista arrivò al 30 - 40 per cento di forma e diede, in verità, un apporto assai limitato. La speranza è che Rossi in Brasile possa arrivarci al top della condizione o giù di lì, perché è un elemento fondamentale per la nostra Nazionale, più di quanto lo fosse il Pupone per la solida Italia poi trionfatrice a Berlino. E allora, un paragone di miglior auspicio potrebbe essere con l'altro Rossi "storico" del calcio azzurro, il Pablito che nel cuor ci sta: anche se per motivi radicalmente diversi (squalifica di due anni per il discusso coinvolgimento nel calcioscommesse) anche lui si rese disponibile per la squadra di Bearzot solo poche settimane prima del mondiale spagnolo del 1982. Aveva giocato soltanto le ultime tre partite di campionato con la Juventus, era ancora imballato, l'ombra dello spietato attaccante che fu, ma recuperò brillantezza in tempo per entrare nella leggenda del football planetario. Ecco, sarebbe bello che, "da Rossi a Rossi", Pepito seguisse in toto le orme di Pablito. In fondo, mancano quasi sei mesi, non è pochissimo. Ce la puoi fare, Giusé!
LODI, CHE DELUSIONE - Altra storia amara, per quanto radicalmente diversa, quella di Francesco Lodi. Chi segue "Note d'azzurro" sa quanta speranza io riponessi in lui: fin dall'estate scorsa, ho scritto che al Genoa era arrivato un campione autentico, uno che poteva far fare un salto di qualità importantissimo alla squadra e, con Gilardino, alzare l'asticella delle ambizioni del Grifone. L'inizio era stato pure incoraggiante, con quella splendida punizione a siglare il definitivo 3 a 0 nel derby: gol non decisivo, ma di quelli che comunque restano nella memoria collettiva. Ecco, di fatto quello è stato l'ultimo (l'unico?) atto di presenza di Lodi a Genova. Problemi di natura personale, forse sentimentale, si è detto e scritto: vox populi e tam tam fra i tifosi, ossia dicerie che possono anche essere vere ma alle quali mi dà sempre un po' fastidio dar credito, in quanto mai supportate da prove concrete e spessissimo, in altri casi del passato, rivelatesi del tutto prive di fondamento. E comunque non è compito mio, né dei giornalisti né dei tifosi, entrare nella sfera privata di un calciatore. 
APPORTO INCONSISTENTE - Io giudico solo ciò che vedo sul terreno di gioco: per quattro mesi, Lodi, colui che doveva prendere in mano le redini del gioco genoano, non si è di fatto mai visto. Per nulla incisivo in campo, e poi spesso relegato in panchina o in tribuna. Con Gasperini, il suo apporto era diventato del tutto ininfluente, il suo ritorno a Catania subito in avvio di calciomercato è parso quasi una liberazione sia per lui, sia per il Genoa. Attenzione però:  non siamo di fronte a uno dei tanti casi di giocatori validissimi che sotto la Lanterna, sponda rossoblù, non hanno reso anche per cause ambientali e per disagi tattici (da Veloso a Rafinha, da Toni al primo Gilardino, per citare esempi recentissimi,).
Nel caso di Lodi, mi sento di poter dire che la colpa sia stata solo sua, perché nel Genoa di quest'anno, più equilibrato  e meglio costruito rispetto al recente passato, le condizioni per un proficuo inserimento vi erano tutte, e perché altrimenti non si spiega la duplice metamorfosi: da potenziale Nazionale in quel di Catania a modesto mestierante a Genova, e di nuovo calciatore vero poche ore dopo il suo ritorno in terra etnea: ieri contro il Bologna, gara volitiva, assist gol per Bergessio e 2 a 0 siglato in prima persona su rigore. In pratica, in novanta minuti ha fatto più di quanto mostrato in quattro mesi in Liguria. E, dopo la rete, solito florilegio di baci a tatuaggi e canotte assortite, come se nulla fosse successo. Insomma, una delusione sotto tutti i punti di vista. Per essere campioni veri il talento non basta: ci vuole anche il carattere, la capacità di superare gli impacci psicologici e le difficoltà di ambientamento. Senza contare che, ormai, neppure i brasiliani soffrono più di saudade, i tempi di Eloi sono lontanissimi, per fortuna. Addio, senza rimpianti, da un ex estimatore. 

giovedì 23 maggio 2013

BILANCIO TECNICO DELLA SERIE A, PARTE PRIMA: I PROMOSSI. SPETTACOLO NAPOLI E FIORENTINA

                                          Cavani: semplicemente mostruoso

La Serie A va in archivio, e in sede di bilancio tecnico va subito detto che non tutto è stato da buttare. Nonostante le (sacrosante) grida di dolore per l'abbassamento qualitativo fatto registrare dal torneo negli ultimi anni, mi sento di poter confermare quanto scritto al giro di boa del campionato, ossia che non mi pare si siano registrati ulteriori passi indietro sul piano del livello del gioco, rispetto alle precedenti stagioni. Certo, ciò non è stato merito di tutti, anzi, forse mai come quest'anno si è assistito a una spaccatura netta, un divario abissale fra un gruzzolo di squadre che hanno prodotto calcio dignitoso quando non estremamente piacevole, e la maggioranza che invece ha dovuto fare di necessità virtù, limitandosi a una manovra scarna ed esteticamente dimenticabile, a un piccolo cabotaggio sparagnino e allo sfruttamento massimale dei loro pochi uomini dotati di classe superiore. 
FORMULA DA CAMBIARE - Si moltiplicano i dubbi sulla formula: il finale di stagione ha "regalato" una serie di partite senza alcuna rilevanza effettiva ai fini della classifica, senza "sale" agonistico, principalmente per "colpa" di un folto drappello di compagini che, avendo comunque il merito di essersi messe in sicurezza con congruo anticipo, si sono consegnate a una marcia in folle che ha fatto scadere spettacolo e interesse. Nella consapevolezza che il calcio italiano non sia quello inglese, e che quindi, per DNA più che per furbizia o disonestà, sia difficile chiedere ai giocatori di mantenere la stessa intensità di impegno una volta raggiunto il loro obiettivo, ritengo che il problema risieda nel format a 20 squadre, discutibile in tempi di vacche grasse, figuriamoci con la penuria attuale di talento. Sul tema, pare abbia finalmente battuto un colpo anche Abete: benissimo, ora che il meccanismo federale si è messo in moto, fra una decina d'anni assisteremo finalmente alla tanto agognata riduzione d'organico...
Battute a parte, basterebbe questo, non i playoff tanto desiderati da qualcuno e che, personalmente, ritengo una profonda ingiustizia sportiva, e in Serie B se ne hanno esempi tutti gli anni (da ieri sera, Livorno ed Empoli sono costrette a giocarsi l'ultimo posto in A contro squadre arrivate anni luce lontane da loro in regular season): i campionati nazionali non sono come Mondiali ed Europei che durano un mese, un torneo che si snoda lungo l'arco temporale di quattro stagioni non può  e non deve essere deciso da una serie di spareggi da consumarsi in pochi giorni.
NAPOLI - Poche squadre a onorare il bel football, dicevamo. Fra queste naturalmente i campioni della Juventus, ai quali ho già dedicato un lungo post e sui quali quindi è superfluo ritornare. Assieme ai bianconeri, un podio... allargato formato da Napoli, Fiorentina e Udinese. Che dire dello splendido team azzurro? Macchina da gioco e da punti, collettivo di straordinaria efficacia, capace di migliorare mostruosamente il bottino messo insieme nel 2011/12 nonostante la partenza di Lavezzi, che personalmente avevo intuito non essere così incisivo e determinante: i veri fuoriclasse sono altri, anche se magari l'argentino lo diverrà, un giorno... In compenso, sta sorgendo l'astro di Insigne, che ha saputo ritagliarsi momenti di splendore autentico, con una presenza viva (anche se non sempre lucidissima) nel gioco d'attacco, con assist sontuosi e colpi risolutivi sotto porta. Chiaro, manca la continuità, ma la stoffa c'è, eccome.
Su Cavani qualsiasi considerazione sarebbe superflua: uno dei bomber più prolifici degli anni Duemila, percentuali di realizzazione strabilianti, roba da Batistuta degli anni d'oro, varietà di soluzioni conclusive praticamente illimitata. Qui arrivano le dolenti note, perché il club partenopeo potrebbe perdere lui e di certo ha già perso Mazzarri. Eppure, con loro il sogno di riportare il tricolore sotto il Vesuvio non era impossibile. Cosa accadrà adesso? Semplice: se si vuole continuare su questo trend, occorre investire su un allenatore di altissimo profilo, scegliendo nel mazzo dei tanti che si sono liberati in questi giorni in Italia e all'estero, e investire i soldi ricavati dall'eventuale cessione dell'uruguagio, per cercare campioni che lo possano anche solo avvicinare in termini di classe e di resa. Osvaldo? Benissimo, ma da solo non basterebbe: tuttavia qui i discorsi si fanno del tutto aleatori, perché cambio di guida tecnica potrebbe significare cambio di filosofia di gioco, con una manovra che non punti più su di un unico sbocco offensivo ma che preveda di giungere al gol attraverso strade molteplici. Un po' come la Juve di Conte... 
FIORENTINA - La Fiorentina è stata la squadra più spettacolare e scintillante, abbinando "morbidezza" di gioco a dinamismo,  un collettivo capace di chiudere e rilanciare con pulizia e di approcciarsi alla rete avversaria con ampia varietà di schemi. Montella ha rilanciato Pasqual, Aquilani e persino un Toni che pareva al capolinea; la società ha azzeccato (bravura e fortuna) tutto ciò che poteva in sede di campagna acquisti, da Borja Valero in giù: per chiudere di netto un capitolo storico come quello che era stato scritto dai vari Gamberini, Behrami e Montolivo non basta il coraggio, ci vogliono capacità di programmare e profonda conoscenza del mercato, e a Firenze hanno dimostrato di possedere entrambe queste doti. Notazione per Liajic che, da ragazzino immaturo che era, si è trasformato in un guastatore devastante. E se Jovetic, uno dei pochi fuoriclasse d'oltrefrontiera ancora presenti in Italia, farà le valigie, per l'anno prossimo c'è un Giuseppe Rossi che darà l'anima per riconquistare un posto in Nazionale.

                                    Di Natale: fuoriclasse, anche se solo in Italia...

UDINESE - L'Udinese ci ha sorpresi ancora. Al giro di boa pareva evidente che, dopo tanti anni, l'ennesimo mercato all'insegna delle partenze eccellenti avesse infine prodotto il temuto contraccolpo sulle ambizioni friulane. Timori spazzati via da un girone di ritorno a media scudetto, o giù di lì: questa volta, però, i soliti "stranieri sconosciuti" pescati chissà dove hanno inciso meno di altri del passato. A trascinare i bianconeri è stato sopratutto il blocco italiano, lo zoccolo duro della squadra, i Domizzi e i Pinzi, quelli che restano mentre attorno tutto o quasi cambia vorticosamente. Presa nota della conferma del flessuoso Muriel dopo le promesse leccesi, Di Natale merita un discorso a parte: dopo l'ennesima stagione stratosferica, entrerà nella storia come uno dei grandi misteri del nostro football: su dimensioni da fuoriclasse d'attacco senza mezzi termini entro gli italici confini, buon giocatore o poco più, ma raramente deflagrante, quando si trova a dover recitare su ribalte internazionali. Un limite, certo, ma ad ogni buon conto avercene, di elementi così!
Rimane un cruccio: perché, dopo tanto affannarsi a inseguire il piazzamento europeo, in Coppa si fa sempre cilecca? La gestione della partecipazione all'Europa League di quest'anno è stata imperdonabile, e nessuno mi darà mai a bere che questa Udinese valesse meno di Basilea, Fenerbahce o altre squadre giunte quasi fino alla fine della competizione. E per quanto riguarda i problemi di gestione dell'impegno sui due fronti (che comunque esistono anche per le squadre degli altri Paesi, le quali però in generale l'EL la onorano), faccio presente che l'unico anno in cui i friulani fecero davvero strada, giungendo a un passo dalla semifinale del torneo, ossia nel 2009, in campionato ottennero un onorevolissimo settimo posto, senza quindi correre rischi di retrocessione...
LAZIO - Bicchiere solo mezzo pieno per la Lazio, che all'andata si era imposta come la squadra che, assieme alla Fiorentina, più di tutte riusciva ad abbinare gioco di buona fattura e risultati, anche se con minore intensità spettacolare. Quando già si pregustava l'inserimento nell'area scudetto, il crollo, per un ritorno a scartamento ridotto, con media punti buona per una salvezza tranquilla ma non troppo. Il settimo posto conclusivo, con troppe sconfitte e con il sorpasso in dirittura d'arrivo dei concittadini giallorossi, non possono essere considerati soddisfacenti in toto. Però ci sono una finale di Coppitalia da giocare e un buon cammino in Europa League, con l'eliminazione di due rappresentanti di quel calcio tedesco che, oggi, ci surclassa su quasi tutti i fronti. Tuttavia, per potenziale d'organico e capacità di produrre manovra di pregio ed efficacia il piazzamento europeo doveva essere centrato senza dover attendere l'appendice (di lusso) di domenica prossima. Di rilievo il rilancio su misure internazionali di Marchetti e di un Candreva duttile, completo e decisivo.
CATANIA E BOLOGNA OK - Al di fuori del ristretto novero delle big d'elezione, meritano la citazione altre due compagini che hanno cercato di tenere alto il nome del bel gioco, pur disponendo di mezzi limitati. Su tutte il Catania argentino, solido in difesa, ispirato nel mezzo da un Lodi che è, al momento, uno dei migliori centrocampisti italiani per saggezza tattica e inventiva, ed effervescente in avanti, in particolare con un Gomez che è ormai campione a tutto tondo e un Bergessio che ha limato certe ruvidezze ed è diventato bomber inesorabile. Elogi anche per il Bologna: riuscire a mostrare sprazzi di buon calcio nell'inferno della zona rischio non è facile, ma i felsinei hanno centrato la salvezza anticipata senza mai scendere a compromessi con tatticismi esasperati e gioco al risparmio. Certo, avendo in squadra il satanasso Diamanti (che merita una grande), il ritrovato Glilardino e centrocampisti di quantità e qualità come Kone e Taider era giusto puntare più sulla spigliatezza offensiva e sui piedi buoni che sul "fare legna", e allora non resta che recriminare su una squadra costruita... a metà, perché con un pizzico di qualità in più dietro, i rossoblù avrebbero potuto togliersi ben altre soddisfazioni. Sulla stessa linea (di rendimento e di gradevolezza estetica di gioco) si è mantenuta  a lungo l'Atalanta, poi scadimenti di forma, discontinuità, errori di mercato (Schelotto e Peluso via a gennaio: perché?) hanno complicato le cose e ingrigito la squadra.

domenica 2 settembre 2012

LE PAGELLE DEL MERCATO - PRIMA PARTE: DALL'ATALANTA AL GENOA

                         Il terzino atalantino Peluso, oggetto del desiderio di molte squadre

E' giunto dunque il momento di "pagellare" un calciomercato fra i più tristi e dimessi che il football italiano del dopoguerra ricordi. Ci si è accapigliati attorno a mezze figure e a campioni in declino spacciati per fuoriclasse (il caso Berbatov è stato emblematico, in tal senso), lo scambio Pazzini - Cassano è stato uno dei momenti salienti delle trattative, quando solo fino a pochi anni fa sarebbe stato un passaggio di secondo piano. I top player sono giunti giornalmente a vestire le gloriose casacche delle nostre squadre solo sulle pagine dei quotidiani sportivi, che, parere personale, andrebbero sanzionati per la marea di idiozie che spargono. E' anche vero che, finché esistono i sempliciotti che si bevono "notizie" del tipo "Cristiano Ronaldo all'Udinese" (e ci sono, purtroppo, basta farsi un giro per il web), ogni cosa è lecita, ma a tutto c'è un limite. Il giornalismo da calciomercato andrebbe abolito d'autorità, ecco. E ora via ai giudizi sulle Magnifiche (ehm) venti di A. 
ATALANTA - Si riparte, sostanzialmente, dalla squadra dell'anno scorso e da un impianto di gioco collaudato ed efficace. Su un telaio mostratosi già ampiamente affidabile, gli innesti di maggior rilievo sono quelli del difensore Stendardo e, al centro, di Biondini (inseguito a lungo dal Genoa e poi scaricato dopo pochi mesi: valli a capire, certi dirigenti...), in grado, se in condizione, di regalare podismo illuminato a un settore nevralgico di finissima qualità, fra Cigarini, regista coi fiocchi, lo straripante Schelotto sulla destra e il raffinato Bonaventura, positivo nella prima stagione in A.
Il team di Colantuono appare equilibrato e senza punti deboli: in difesa, i neo nazionali Consigli e Peluso (che sembrava destinato a lasciare il Brumana, e forse partirà a gennaio) e gli esperti Bellini e Manfredini vanno a formare un reparto scolpito nel granito, classe e muscoli al servizio della causa. L'incognita è in avanti: Denis saprà bissare la strepitosa stagione passata?Moralez acquisirà maggiore continuità? E il rampante De Luca, piedi buoni e discreto senso del gol, sarà in grado di ripetere ai piani alti le prodezze della cadetteria? In ogni caso, sembra un'Atalanta destinata a un torneo ricco di soddisfazioni, persino con qualche piccola ambizione europea (nel senso di Europa League). Ed è, soprattutto, un'Atalanta profondamente "italiana": solo per questo, merita simpatia incondizionata... 
BOLOGNA - Era nell'aria fin dall'inizio del mercato, e alla fine è accaduto: Ramirez, il nuovo beniamino del Dall'Ara, ha fatto in extremis le valigie per l'Inghilterra. Perdita da non sottovalutare, come quelle dello squalificato Portanova, bandiera e baluardo difensivo, e del bomber Di Vaio. Tuttavia a Pioli rimangono nella manica carte importanti da giocare: l'asse portante della squadra, rivoluzionato per tre quarti, è da medio - alta classifica: Natali a governare la terza linea, Pazienza a donare muscoli e fosforo nel mezzo, Diamanti, nuova stella azzurra, a inventare calcio di gran pregio per le proprie prodezze personali e per l'erede di Di Vaio, un Gilardino che a Genova, fin quando non è stato bloccato da un infortunio, aveva mostrato notevoli doti da attaccante completo, in grado di fare gioco e aprire varchi per i compagni.
Qualche perplessità sul da sempre sopravvalutato Curci a difesa della porta (Agliardi, pur non eccelso e ieri lo ha dimostrato, dà maggiori garanzie sul lungo periodo) e su due fulgide promesse del football nostrano di cui sinceramente ci siamo stufati di attendere la maturazione: il laterale destro Motta e Acquafresca. Per loro, o si esplode quest'anno, o addio sogni di gloria. Curiosità attorno al ritorno in Italia di Guarente, che se in condizione è centrocampista di spessore assoluto, in grado di coniugare qualità e quantità, e al bomberino Gabbiadini, atteso al decollo.

                                     Diamanti, attesissimo dopo il buon Europeo

CAGLIARI - Squadra che... si salva, non si cambia. Ecco dunque i sardi presentarsi ai nastri di partenza con un organico il larghissima misura invariato rispetto al 2011/12. C'è un nucleo storico, individuabile nel quintetto Agazzi - Astori - Conti - Nainggolan - Cossu, che garantisce personalità e continuità di rendimento. La difesa ha perso le bandiere Agostini e Canini, ma trova un Rossettini che è elemento affidabile, tanto da essere stato inseguito da più di una squadra. E in attacco, dopo le discutibili (e fallimentari) avventure esotiche degli ultimi anni, si punta finalmente su un prodotto indigeno, quel Sau che in cadetteria ha fatto sfracelli con la maglia della Juve Stabia, e che meritava una chance ai piani alti. Con Pinilla e con l'assistenza del genietto Cossu, va a formare una prima linea di indubbia pericolosità, che potrebbe essere l'arma in più dei sardi, al contrario di quanto avvenuto nel recente passato, nell'attesa che il cavallone Ibarbo dia maggior concretezza alle sue veementi incursioni. Compagine da salvezza tranquilla, come al solito. E se i veterani continuano a girare a mille, qualche soddisfazione in più potrebbe arrivare...
CATANIA - Altra squadra che si è limitata a movimenti di scarso rilievo, eccezion fatta per il porterino Frison, un prospetto di sicuro avvenire. Rimane il collaudatissimo telaio dell'ultima stagione, con un Legrottaglie rigenerato da un ottimo campionato e pronto a guidare la retroguardia da par suo, un Marchese ormai giunto alla piena maturità e, nel mezzo, un Lodi che, dovesse ripetere la mostruosa "temporada" passata, meriterebbe una chance in Nazionale: sa costruire, rifinire, concludere, è mortifero sulle punizioni e ha trovato anche carattere e personalità; è un giocatore da grande squadra, bravo il contestato (per motivi extracalcistici...) Pulvirenti a trattenerlo, così come ha fatto per un trio d'attacco che potrebbe mettere a soqquadro le gerarchie del campionato: la tecnica di Gomez, la rapidità di Barrientos, il pragmatismo di Bergessio, un tris argentino che ha tutto per proiettare gli etnei ben oltre l'obiettivo della permanenza. Occhio ai rossoazzurri...
CHIEVO - Anche in questo caso, pochissimi cambiamenti. L'impressione è che il Chievo abbia perso competitività rispetto all'ultima edizione, nonostante il buon avvio in campionato. Là dietro, un giovane rampante come Acerbi non si sostituisce facilmente, e il nuovo arrivato Papp, carneade assoluto ai grandi livelli, è la classica incognita straniera di cui i nostri club dovrebbero cominciare a fare a meno. Ad ogni modo Sorrentino, Frey e il sottovalutatissimo Sardo garantiscono una discreta tenuta al reparto.
Nella zona centrale, grave la perdita di Bradley, che sotto traccia reggeva le file della manovra senza fronzoli ma con grande efficacia; da seguire con interesse l'eclettico Cofie, prodotto del vivaio genoano, e soprattutto Marco Rigoni, giunto finalmente alla grande ribalta l'anno passato dopo una lunghissima anticamera. I suoi gol e le sue alzate di genio hanno impreziosito il torneo del Novara, e a Verona dovrebbe trovare l'ambiente ideale per continuare sull'ottima strada intrapresa. Perplessità su David Di Michele, reduce da una buona stagione ma con l'incognita dell'età, che potrebbe cominciare a presentare il conto del logorio e dell'usura. Rimane l'intramontabile Pellissier, e accanto a lui valide alternative come Thereau, Moscardelli e un Paloschi atteso finalmente all'esplosione definitiva, dopo le promesse degli esordi un po' annacquate da infortuni e impieghi part time. Sarà ancora lotta salvezza, più dura e affannosa rispetto al recente passato.
FIORENTINA - Ha cambiato tantissimo, la Viola, e sulla carta ha perso parecchio in linea tecnica. Solo sulla carta però, perché i vari Gamberini, Vargas, Behrami e Montolivo non parevano davvero più in grado di dare alla squadra quel sostanzioso contributo che la loro caratura avrebbe preteso. La rosa sembra comunque offrire discrete garanzie in tutti i reparti: Viviano tenterà di riprendersi la Nazionale, e  davanti a lui i vari Cassani, Camporese e Pasqual dovrebbero montare una accuratissima guardia.
Grande attesa attorno al poliedrico argentino Roncaglia, così come per lo spagnolo Borja Valero, che ha i mezzi per diventare uno dei califfi del centrocampo toscano. Un centrocampo di grandissimo spessore e ricco di alternative: c'è Aquilani che tenta l'ennesimo rilancio, ci sono gli ex palermitani Della Rocca e Migliaccio, quest'ultimo giocatore autenticamente universale, c'è Pizarro, regista fra i più continui ed efficaci dell'ultimo decennio di Serie A, e c'è Cuadrado, uno dei potenziali fenomeni scoperti dall'Udinese, che ha cercato invano di tenere a galla il Lecce nell'ultimo torneo. L'attacco, invece, peserà quasi interamente sulle spalle di Jovetic, e comunque non è poco, perché il montenegrino ha le stimmate del fuoriclasse; El Hamdaoui è tutto da scoprire, Ljajic, buon movimentatore del fronte offensivo, deve trovare continuità e carattere e far dimenticare la storiaccia del "duello" con Delio Rossi (per il quale è forse stato colpevolizzato oltre i demeriti), Toni è un'operazione nostalgia il cui significato tecnico francamente mi sfugge: il giocatore è un ex a tutti gli effetti da almeno tre anni. In riva all'Arno troverò l'elisir di eterna giovinezza? Ne dubito, ma mai dire mai, nel calcio...

                                    Jovetic, uno dei pochi fuoriclasse rimasti in Italia
                                       
GENOA - Il polverone estivo per certi versi drammatico, col divorzio fulmineo da Lo Monaco e l'annuncio di Preziosi di voler dire basta al calcio e al Genoa, sembrava preludere  a scenari drammatici. Invece, al tirar delle somme la squadra risulta potenziata rispetto all'ultima, disgraziata stagione. Innanzitutto c'è un tecnico pragmatico e capace di governare la barca anche nelle situazioni più tempestose, quel De Canio che non sarà un grandissimo ma che l'anno scorso ha condotto in porto una salvezza che, ad un certo punto, era parsa assai problematica. La difesa, tallone d'Achille dell'ultimo anno, si gioverà dell'innesto (fondamentale) del centrale Canini e di quello del roccioso e versatile Ferronetti (da verificare sul piano fisico), dei recuperi di Bovo e Antonelli (importanti anche nel rovesciare il fronte del gioco) e, soprattutto, del nazionale svedese Granqvist, per il quale Prez è sorprendentemente riuscito a resistere alle sirene laziali. Manca comunque almeno un'alternativa per il reparto: arriverà il referenziato Velazquez?
Centrocampo ricco di alternative: Kucka e Seymour assicurano grinta, muscoli e fosforo, Merkel genio e tecnica, Marchino Rossi la consueta poliedricità e dedizione alla causa, anche se ad autonomia forzatamente ridotta (già l'anno scorso ha vistosamente segnato il passo); Tozser ha disputato un precampionato sorprendente, Bertolacci, geometrie, generosità e micidiali inserimenti, vuol continuare a crescere, e poi c'è Vargas, che se in forma e motivato assicura rapidità, discese devastanti e cross al bacio. Attacco da tenere nella massima considerazione: accanto a Immobile, possente e guizzante, capocannoniere cadetto e subito a suo agio anche nella massima serie, c'è il cavallo di ritorno Borriello, che ha tutto per cercare di ripetere la strepitosa stagione 2007/08 e che con l'ex pescarese potrebbe formare una coppia potenzialmente devastante (stazza e tecnica in un mix sfizioso) per concretezza e varietà di soluzioni offensive, accresciute dalle invenzioni in verticale di Jorquera e dall'estroso ma incostante Jankovic, che nelle giornate di luna buona è immarcabile. Insomma, nonostante la scarsa considerazione da parte degli esperti di mercato, i rossoblù hanno tutte le carte in regola per centrare una salvezza assai più tranquilla rispetto a quella, rocambolesca, del maggio 2012.  (1 - CONTINUA)

giovedì 7 giugno 2012

IL NUOVO GENOA: CIO' CHE SI CHIEDE A LO MONACO



Pietro Lo Monaco è dunque entrato ufficialmente nel "mondo Genoa", ed è come se, improvvisamente, si fosse passati dalla notte al giorno. Le prime dichiarazioni di intento del nuovo Amministratore Delegato, che, come auspicavamo su questo blog giorni fa, sarà in pratica il plenipotenziario del club rossoblù dopo il previsto "passo indietro" di patron Preziosi, hanno segnato un cambiamento totale rispetto al modus operandi dell'ultimo biennio. 
PORTE GIREVOLI - Che ultimamente si fosse presa una piega deprecabile, in casa del Grifone, non è opinione personale e discutibile, ma dato di fatto confermato incontrovertibilmente dal campo: la salvezza acciuffata per i capelli a fine campionato è stata il frutto di una gestione societaria lacunosa, riflessasi in maniera nefasta soprattutto sulla prima squadra: mercato compulsivo, la rosa trasformata in un motel dalle porte girevoli, giocatori che andavano e venivano senza creare un minimo di continuità tecnica, una base su cui poter costruire uno straccio di progetto, arrivo di stranieri improponibili per le nostre ribalte e i migliori elementi messi costantemente e ossessivamente in vetrina al motto di "se bussa una grande noi ci siamo".
Un'opera, quest'ultima, in cui ha... brillato soprattutto il diesse Capozucca, che pure tanti meriti ha accumulato, dal 2004 in poi, nella costruzione di un Genoa di nuovo vincente dopo le vacche magrissime delle ere Scerni e Dalla Costa: il continuo ripetere, fino a pochissimi giorni fa, frasi del tipo "Palacio merita una grande piazza" è atteggiamento che personalmente considero di una gravità inaudita: come se il direttore di una qualsiasi azienda dicesse che i suoi dipendenti non devono restare là, che meritano di andare a lavorare altrove. Davvero un bel modo di creare un ambiente lavorativo compatto, vincente, motivato e produttivo...
IL GENOA AL CENTRO - Ecco, il dirigente ex Catania (e soprattutto ex Udinese) ha svoltato del tutto, in questo senso: nel suo "piano di lavoro" il Genoa, con la sua storia, il suo carisma passato e presente, deve ritornare "al centro". Non più luogo di passaggio per giovani campioncini insofferenti e, fin dal secondo giorno di permanenza in rossoblù, desiderosi di trasferirsi in una delle squadre metropolitane. E basta, basta davvero con la totale condiscendenza, quasi sudditanza, nei confronti delle "grandi": il che, naturalmente, non vorrà dire stop alle vendite di giocatori, ma semplicemente una maggiore attenzione nel valorizzare il proprio patrimonio tecnico e nel fidelizzare gli elementi più validi, almeno per il periodo di tempo necessario a lasciare un segno in questa piazza: e, quando si dovranno vendere pezzi pregiati, perché è ovvio che accadrà ancora, che lo si faccia in maniera oculata e calibrata, senza che, cioè, questa necessità di natura economica porti al progressivo depauperamento di valore della rosa, come è accaduto in maniera evidente nel corso delle ultime stagioni.
VIVAIO - E ancora, finalmente, via libera a un adeguato sfruttamento "interno" del vivaio: interno, nel senso che, deo gratias, sarà la volta buona che qualcuno dei talentini espressi negli ultimi tempi dal settore giovanile genoano (Primavera pluridecorata, ricordiamolo) possa essere ammirato sul prato di Marassi in casacca rossoblù, invece di usarlo subito come merce di scambio: e in tal senso è anche già stato fatto un nome, quello del portierino Perin, che dopo un anno di ottimo apprendistato in B col Padova potrebbe tornare, è nei voti di Lo Monaco, a giocarsi il posto da titolare in A con Frey, invece di essere utilizzato per far cassa e dirottato verso la panchina (o la tribuna, più verosimilmente) di qualche società blasonata e zeppa di stranieri. 
LE PAROLE CONTANO - Certo, al momento sono più che altro parole: ma sono parole che da anni non si sentivano in casa rossoblù: fra un diesse poco incline alle battaglie di mercato e un presidente sempre più stanco e disamorato (non del Genoa, ma dell'ambiente calcio in generale, e come dargli torto?), l'atmosfera, lo ripeto, era quella del "club di ripiego": di lusso, si intende, ma pur sempre ripiego. Un'atmosfera che sollecitava amarezza e frustrazione nella tifoseria, e distacco eccessivo nei confronti della causa rossoblù da parte di certi presunti campioni. E, a volte, anche le parole sono importanti per caricare l'ambiente.

                                         Pietro Lo Monaco, nuovo ad genoano

ATTACCO MEDIATICO - A Lo Monaco, però, si chiede qualcosa di più: farsi sentire, e sentire per benino, nei confronti dei grandi media. E' fuori di dubbio, al di là dei complottismi più o meno forzati, che in queste settimane il Genoa sia sotto attacco mediatico. Tirato in ballo, quasi sempre a sproposito, nello scandalo delle scommesse e delle combine. Sembra che tutto il marcio del calcio italiano sia concentrato a Genova, ovviamente sponda rossoblù: si è arrivati al paradosso di mettere sotto accusa un derby, quello del maggio 2011 che sancì di fatto la retrocessione della Samp, avanzando sospetti di "aggiustamenti" senza tirare in ballo alcun componente dell'universo blucerchiato.
Ma questa è solo l'ultima di una serie di circostanze paradossali: merita la citazione un articolo di un importante quotidiano sportivo, che un paio di giorni fa ha riportato, sul suo sito, le confessioni del calciatore Ruopolo a proposito dell'aggiustamento di partite contro Frosinone, Salernitana e.... Genoa, ovviamente!! Notizia priva di fondamento, sarebbe bastato fare una rapida verifica per rendersi conto che Ruopolo non incrocia i colori rossoblù da anni e anni. Come per magia, dopo poche ore il nome del club genovese sparisce, sostituito prima da quello dell'Ancona e poi dal Rimini. Che dire? Che una volta tale giornale era l'università del giornalismo sportivo italiano (e non solo), e oggi si permette di diffondere simili sciocchezze senza uno straccio di verifica.
Pubblicare notizie rigorosamente verificate è (sarebbe...) una delle regole aureee del giornalismo: per lo stesso motivo, del tutto inaccettabile è da considerarsi anche la diffusione, all'interno di un importante tg serale, di un servizio contenente una serie di fantasiose ipotesi giallo - romanzesche sulla presunta (molto presunta) combine del già citato derby, ipotesi non suffragate, al momento, da neppure uno straccio di prova.
IL FAIR PLAY NON PAGA - Ecco, Lo Monaco, in qualità di figura di rappresentanza del Genoa, dovrà mettere dei paletti anche in questo senso: perché se tutti, in questi anni, si stanno permettendo di sparare impunemente sul Genoa, è anche perché a Pegli e dintorni non trovano alcuna opposizione. Si è scelto per troppo tempo un basso profilo comunicativo, vuoi per dare una immagine di signorilità che tuttavia non ha attecchito (se è vero che oggi il Genoa è per tutti il Diavolo) vuoi perché Preziosi non aveva scelta: ogni volta che alzava un tantino la voce, la risposta era sempre la stessa: "Zitto tu, hai comprato una partita e hai ancora il coraggio di parlare?". Preziosi, e soprattutto il Genoa, hanno pagato in maniera abnorme per i fatti del 2005, ma hanno pagato, eccome: assai più dei tanti invischiati in Calciopoli 2006, i quali peraltro, al contrario del Joker, continuano ad essere portati in palmo di mano dalla stampa compiacente. 
Già, la stampa: poiché il giornalismo italiano, uno dei peggiori d'Europa, è, tradizionalmente, debole coi forti (sempre prono agli interessi dei partiti politici e dei potentati economici, altro che equidistanza e sentinelle della democrazia...) e forte coi deboli, ciò che occorre è essere forti e inflessibili: messo da parte il fair play comunicativo, alzo zero, senza alcuna pietà, verso chi spara sul Genoa senza fondamento. Querele e risarcimenti milionari sono il miglior argomento per chi infanga a casaccio senza avere il coraggio di andare a toccare chi andrebbe davvero toccato. Lavori molto su questo, Lo Monaco: perché si è ancora in tempo per arrestare la macchina del fango, a patto di non cincischiare ulteriormente. Fermo restando che chi ha davvero sbagliato, fra scommesse e altri traffici loschi, dovrà davvero pagare, e pagare caro. Ma non venendo condannato anzitempo sui giornali. 

venerdì 9 settembre 2011

SERIE A: BILANCIO DEL MERCATO (PRIMA PARTE)

Nemmeno io posso sfuggire alla tentazione di "pagellare" il mercato appena concluso, a poche ore dalla tanto sospirata partenza della Serie A. Ovviamente pronto ad essere smentito su tutta la linea, come del resto capita sistematicamente a tante firme assai più prestigiose della mia! Ecco la prima parte.

ATALANTA - Cigarini e Brighi, giocatori da media - alta classifica, accrescono in maniera esponenziale il valore del centrocampo orobico. Attesa la consacrazione di Consigli, dopo anni di gavetta. Lucchini e Masiello ottimi puntelli di categoria in terza linea, fasce intriganti con Schelotto e soprattutto con Bonaventura, a tratti devastante l'anno passato in B, piedi fatati, efficace sia sull'esterno che al centro.
Ampio ventaglio di soluzioni in attacco, dove l'assenza di Doni non dovrebbe pesare più di tanto: Denis potrebbe rendere al meglio in una dimensione più consona alle sue qualità (buone, ma non eccelse), mentre molto ci si aspetta da Gabbiadini, rivelazione cadetta, sempre che gli venga concesso il giusto spazio. In definitiva, squadra equilibrata e qualitativa, che non dovrebbe faticare ad approdare a posizioni tranquille e che, se annullasse in tempi rapidi l'handicap, potrebbe ambire anche a qualcosa di più.

BOLOGNA - Appare indebolito rispetto all'anno passato. Sono andati via tre pilastri autentici come Viviano, Britos e Della Rocca, e i rimpiazzi non paiono all'altezza. Di Vaio ha un anno in più, fra poco saranno 36, continuerà ad essere perennemente inesorabile sotto porta come un ragazzino? Portanova resta un baluardo difensivo, ma è un po' più solo, anche se, dietro a lui, Gillet, pur non essendo un fenomeno, è portiere di discreto affidamento e dovrebbe garantire qualche parata decisiva.
Centrocampo povero di qualità, Konè al posto di Della Rocca non pare un grande affare, per fortuna c'è sempre la roccia Mudingayi, mentre è attesa l'esplosione di Khrin. In attacco, ottimo l'affare Acquafresca, che vuol continuare a risalire la china e magari, perché no, avvicinarsi all'azzurro finora toccato solo con l'Under 21. L'ex genoano Rodriguez promette bene ma è un'incognita, mentre molto ruoterà intorno a Diamanti: tanto reclamizzato, ma assai poco decisivo finora in Serie A. Se riuscirà a dare continuità al suo talento, potrà caricarsi sulle spalle la squadra e condurla a una salvezza che, comunque, pare l'unico obiettivo plausibile per i petroniani.

CAGLIARI - Solo il campo potrà dire quanto valga effettivamente questa squadra, che sulla carta appare indebolita dalle cessioni di Acquafresca e Lazzari. Ekdal è un rinforzo di discreta sostanza, che però non rappresenta un autentico valore aggiunto, mentre c’è da sperare che fra i tanti carneadi arrivati qualcuno faccia il botto, soprattutto Ribeiro in attacco, e che Nené trovi quella continuità finora mai avuta.
Ci sono comunque diverse certezze, in primis nella zona nevralgica, che fra Nainngolan, Biondini, Conti e Cossu propone uno dei centrocampi più qualitativi dell’intera massima serie (“grandi” a parte). E anche la difesa, con le colonne Canini e Agostini e il nazionale Astori atteso alla consacrazione, non se la passa male. Chi farà i gol? E poi la liquidazione di Donadoni, che aveva fatto bene ma non ha mai la possibilità di lavorare con serenità a un progetto. Ficcadenti è una buona scelta, ma non un salto di qualità.

CATANIA - Sarà ancora lotta per la salvezza fino all’ultimo, ma la squadra etnea appare ben attrezzata. La perdita più grave è quella di Silvestre: Legrottaglie è un nome di grido ma al contempo un punto interrogativo, se l’età non si farà sentire più di tanto e se non peserà la stagione di quasi totale inattività, potrà non far rimpiangere l’argentino. Almiron al centro è un buon rinforzo, deve ritrovare voglia e fiducia nei propri mezzi, Lanzafame è una variabile impazzita per l’attacco, l’ideale per una formazione che da sempre è abituata a raccogliere punti preziosi anche con le grandi.
Si spera di rivedere un po’ più di Italia in formazione, dopo la sbornia argentina (francamente eccessiva) dell’ultimo campionato: in questo senso, meritano senz’altro spazio Capuano, il ritrovato Biagianti (uno da palcoscenici più prestigiosi) e il genietto Lodi, l’anno scorso decisivo. Altre certezze: il portiere Andujar, sempre più sicuro dei propri mezzi, il trequartista Gomez, positivo nell'ultimo campionato, e il bomber Maxi Lopez, abbastanza inspiegabilmente rimasto in Sicilia nonostante le numerose richieste.

CESENA - Bene, molto bene. Squadra rinforzata in tutti i reparti: Comotto in difesa (meglio del sopravvalutato Marco Rossi), al centro Candreva (che meriterebbe ben altri palcoscenici, ricordiamo che ha assaggiato la Nazionale), in attacco Mutu (che però è più incognita di quanto si creda, per età, carattere e motivazioni), l'affidabile Eder, l'incostante Ghezzal e Rennella, che potrebbe essere una delle sorprese del torneo. Se almeno una parte di questi troverà un rendimento decente, la perdita di Giaccherini dovrebbe venire assorbita senza troppi danni. E poi c’è sempre Parolo, centrocampista coi fiocchi: solo in Italia un elemento come lui può non trovare spazio in una grande.
 Altra certezza è il difensore Von Bergen, mentre le tante primavere di Antonioli e Colucci potrebbero cominciare a pesare. In ogni caso, compagine completa, solida ed equilibrata, in grado senz'altro di guadagnarsi la permanenza.

CHIEVO - Il vero colpo è la conferma di Sorrentino, da anni richiestissimo anche da compagini di medio - alto livello. Per il resto, campagna basata essenzialmente sui giovani: da tenere d'occhio Acerbi, uno dei difensori italiani più promettenti, che avrà al suo fianco garanzie autentiche come Sardo, Mandelli e Cesar. Qualche perplessità sul centrocampo: si farà sentire la perdita di Constant, Sammarco è solo un buon mestierante, dopo le sfavillanti promesse di inizio carriera, Hetemaj non può suscitare entusiasmi, qualche problema ci sarà in fase di construzione della manovra, a occhio e croce mancano fantasia e genio.
Davanti, aria di novità: Pellissier rimane il totem, Grandolfo, esploso nel finale di campionato a Bari, farà esperienza, mentre fossimo in Di Carlo punteremmo forte su Paloschi, uno che ha tutto per fare una carriera coi fiocchi e che merita piena fiducia. La sensazione, comunque, è che la corsa alla salvezza sarà quest'anno più difficile per i veronesi.

FIORENTINA - Si parlava di smobilitazione, invece alla fine i danni sono stati limitati egregiamente. Montolivo e Gilardino sono rimasti, magari malvolentieri, ma sulla loro professionalità non dovrebbero sussistere dubbi. La difesa ha perso Frey e la cosa peserà, perché Boruc non è il massimo dell'affidabilità, ma ha acquisito un Nazionale, Cassani, e scusate se è poco, e poi ci sono sempre Natali, Gamberini, Kroldrup, Camporese e Pasqual: reparto che dà sostanziale affidabilità.
E' rimasto anche Vargas, e al centro sono arrivati Munari e soprattutto il fantasista Lazzari, per tacere di Kharja, che ha buoni mezzi tecnici ma a Genova non ha certo brillato, tanto da finire nel mirino dei tifosi rossoblù, che lo hanno accusato di scarso impegno. Ampio ventaglio di scelte per l'attacco: accanto a Gila, il ritrovato Jovetic, pronto a riprendere il discorso drammaticamente interrotto dall'infortunio, un Liajic ancora in sboccio e un Cerci che ha dato vistosi segni di risveglio negli ultimi mesi della passata stagione. Se l'ambiente non sarà percorso da tensioni e malumori eccessivi, Europa League ampiamente alla portata.