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sabato 19 aprile 2014

SANREMO 2014 NELLE CLASSIFICHE DI VENDITA: TRIONFA IL TRIO ARISA - RENGA - ROCCO HUNT

                                  Arisa; dalle charts una conferma all'exploit sanremese

Chi ha vinto e chi ha perso, davvero, a Sanremo 2014? La domanda non è per nulla peregrina, e fa riferimento ai risultati commerciali del festivalone, ossia ai riscontri ottenuti dalle varie proposte... rivierasche nelle classifiche di vendita e di download. Trascorsi quasi due mesi dalla fine della kermesse, è tempo di tracciare un bilancio: in mancanza di dati numerici concreti (che darebbero la misura effettiva del successo o buco nell'acqua della produzione lanciata all'Ariston) non possiamo che far riferimento alle posizioni in hit parade nude e crude, registrate scrupolosamente settimana dopo settimana, fondandoci soprattutto sui dati della FIMI e, in seconda battuta, di iTunes. 
IN TRE SOPRA TUTTI - Chi ha fatto il pieno, dunque, nei negozi di dischi reali e digitali? Scorrendo le chart, emergono tre nomi, nitidamente, su tutti gli altri: Arisa, Rocco Hunt e Francesco Renga. In pratica, una sostanziale conferma dei verdetti delle giurie sanremesi: i due trionfatori di categoria e colui che, nella sezione Big, sembrava destinato a tagliare per primo il traguardo, trovandosi invece addirittura scaraventato giù da un podio che, probabilmente, lui stesso considerava poco meno che scontato. Nessuna sorpresa, dunque: stando ai resoconti della FIMI, dai giorni del Festival a oggi il singolo "Controvento" è risultato costantemente il più scaricato, fra quelli sanremesi, primo in classifica assoluto nelle prime due settimane e sempre fra i primi dieci fino a quindici giorni fa. Fra gli album, "Se vedo te" della deliziosa cantante lucano - genovese si è issato fino al terzo posto, e solo nell'ultima classifica disponibile è uscito dalla top 20, scendendo fino alla 27esima posizione. Un esito comunque lusinghiero, se si guarda ad altre uscite post festival, ma torneremo più avanti su questo tasto dolente... 
RENGA E HUNT A SCOPPIO RITARDATO - Gli album di Renga ("Tempo reale") e Rocco Hunt ("'A verità") sono usciti in ritardo rispetto al termine della kermesse, ma evidentemente gli appassionati hanno avuto la pazienza di aspettare: parlando sempre di dati FIMI, il cd dell'ex Timoria è balzato subito in testa (intendiamo sempre il primo posto assoluto, non solo limitatamente ai prodotti festivalieri) per poi scendere al terzo, ed è tuttora fra i primi dieci; exploit immediato anche per il giovane rapper (all'acqua di rose) campano: ingresso in classifica e subito gradino più alto del podio per due settimane, attualmente terza posizione. Entrambi i cantanti,  riguardo ai download, sono sempre stati i più immediati inseguitori di Arisa, pur senza mai riuscire ad agguantarla.
Più equilibrato il quadro fornito da iTunes (fonti: Soundsblog e Musicroom), con Hunt in linea di massima meno forte su entrambi i fronti (singoli e album), Renga da subito in testa fra i singoli (a Sanremo ancora in corso) per poi cedere il passo a "Controvento", rimasta in top ten fino a fine marzo, mentre fra gli album non c'è mai stato un vero duello fra la vincitrice effettiva e quello mancato, visto che fra i due si sono inseriti la raccolta "Sanremo 2014" e "Made in London" di Noemi, che nei primi giorni dopo la pubblicazione ha addirittura conquistato una effimera medaglia d'oro in questa graduatoria. 
BENE LA COMPILATION, MA POI... - Il riferimento all'album della rossa cantante romana (da me recensito una quindicina di giorni fa) e alla tradizionale compilation coi brani della rassegna canora ci consente di allargare il discorso a un fronte più ampio, per tentare di capire cos'abbia lasciato, questo quarto Sanremo made in Fazio, sul piano commerciale, oltre ai tre mattatori di cui sopra. Il panorama, diciamolo subito, non è dei più confortanti. Lusinghiero, questo sì, il riscontro della raccolta, che per ben quattro settimane ha occupato la prima posizione nella speciale graduatoria FIMI ed è tuttora in top ten, difendendosi discretamente anche in iTunes (che però mette le compilation assieme agli altri album, senza distinzioni).
Se invece l'analisi va a toccare i singoli artisti, solo in due hanno tenuto ostinatamente il mercato: proprio Noemi, che per FIMI ha iniziato in quarta posizione, è rimasta tre settimane in top 20 per poi scendere, e Giusy Ferreri, il cui disco "L'attesa" è uscito oltre un mese dopo Sanremo (come nel caso di Rocco Hunt) e si è subito piazzato nelle prime posizioni (quarto al 30 marzo) per poi perdere rapidamente quota: exploit brevi, ma comunque meglio di quanto siano riusciti a combinare gli altri "sanremaschi", per i quali la presenza nelle hit parade ha assunto i tristi connotati di una toccata e fuga.

                                               Rocco Hunt: bene in hit parade

FUOCHI DI PAGLIA - Le primissime settimane avevano fatto ben sperare: le chart erano state invase dai dischi lanciati e promossi in terra ligure. Dietro ai cantanti citati, per la FIMI ecco subito Francesco Sarcina in 16esima posizione e Giuliano Palma in 20esima, poi a seguire Rubino, la nuova proposta Zibba, De Andrè Jr, la Ruggiero, il "reprobo" Sinigallia (squalificato nella gara canora, lo ricorderete), Frankie Hi NRG e i Perturbazione, tutti entro i primi quaranta, oltre i quali ha per me poco senso segnalare i piazzamenti, in un mercato già di per sé fortemente asfittico come quello italiano. Gli stessi nomi, con in più Ron e Gualazzi, nell'analoga graduatoria iTunes. Ma, come detto, è stato un fuoco di paglia: quasi tutti i citati sono ben presto scivolati oltre la top 20 e ancora più giù.
CONSIDERAZIONI FINALI - Cosa si può dedurre, come conclusione generale, da questa ridda di numeri e di piazzamenti? In ordine sparso: 1) Fazio e Pagani hanno voglia a portare avanti la loro idea di un Sanremo diverso, per certi aspetti, anzi per molti aspetti, assolutamente sacrosanta, ma l'anima del Festivalone è essenzialmente pop, glamour, e non è un caso che a spuntarla in classifica siano stati proprio gli artisti portatori di proposte più leggere, orecchiabili, radiofoniche. 2) Le buone affermazioni del trio Arisa - Renga - Hunt e la discreta tenuta di Noemi e Giusy Ferreri non sono però, secondo me, paragonabili agli ottimi exploit fatti registrare l'anno scorso da Marco Mengoni, per mesi e mesi mattatore delle classifiche, e da Max, Gazzè, che grazie a Sanremo 2013 ebbe un clamoroso ritorno di fiamma di popolarità. Accostabile a quei boom forse solo il buon esito di Rocco Hunt, che tuttavia dovrà essere valutato sul lungo periodo ma che, già fin da ora, pone il rapper con la faccia da bambino in una posizione da futuro "big" sanremese. Però, ecco, se televisivamente e qualitativamente Sanremo 2014 ha segnato vistosamente il passo rispetto all'edizione di dodici mesi prima, le hit parade non hanno potuto che certificare questo stato di difficoltà.
IL CICLO DI VITA - 3) C'è un problema che si ripete tale e quale ormai da diversi anni, all'indomani della kermesse ligure: eccetto pochi nomi, per conteggiare i quali bastano e avanzano le dita di una mano, gli altri dischi "made in Sanremo" hanno un ciclo di vita brevissimo, nelle charts: entrano, magari anche in posizioni ragguardevoli, ma poi, come abbiamo visto, precipitano rapidamente e scompaiono dagli schermi. Su questo punto i futuri organizzatori del Festival e le case discografiche dovranno interrogarsi, io al momento non trovo risposte esaustive. Dall'Ariston, anche in questi ultimi avventurati anni, sono uscite spesso proposte di pregio, eppure queste proposte durano lo spazio di un mattino e vengono rapidamente scavalcate da altri prodotti che, con poche eccezioni, non le valgono sul piano della qualità: possono forse contare su più efficaci canali promozionali? Oppure la matrice sanremese rappresenta un assurdo handicap legato a luoghi comuni che dovrebbero essere superati, visto che la gara ligure si è ormai "attualizzata", proponendo cast in buona misura al passo coi tempi e variegati, nonché esplorando generi diversi e affiancando veterani di spicco ad emergenti di assoluto interesse? 

martedì 18 febbraio 2014

FESTIVAL DI SANREMO 2014: AL VIA CON UN FAZIO PIU' "BAUDIANO" CHE MAI. POKER DI FAVORITISSIMI

                             Fabio Fazio e Luciana Littizzetto al Festival dello scorso anno

"L'ultimo valzer" era il titolo di una trasmissione Rai di fine Novecento, ormai dimenticata dai più. Fu l'unico autentico flop, in termini di audience, della dorata (in tutti i sensi) parabola televisiva di Fabio Fazio. "L'ultimo valzer sanremese" sarà invece quello che, verosimilmente, l'anchorman ligure inizierà a ballare questa sera. Del tutto improbabile, infatti, una sua quinta firma sul Festival fra dodici mesi. A Sanremo 2014, Fazio arriva da colosso assoluto, totem intoccabile dell'ente televisivo di Stato. Consensi di pubblico e di critica, stima pressoché unanime nell'ambiente lo hanno messo in una botte di ferro impermeabile alle critiche, che pure nell'ultimo autunno - inverno non sono mancate al suo indirizzo, e non senza ragioni: hanno fatto discutere alcune interviste decisamente infelici a "Che tempo che fa", da Maradona con gesto dell'ombrello incorporato a Enrico Letta non adeguatamente sollecitato su alcuni argomenti spinosi, fino alla coppia di telecronisti Caressa - Bergomi, fiori all'occhiello di Sky, invitati proprio nell'anno in cui, per la terza volta consecutiva, l'emittente satellitare a pagamento trasmetterà interamente i Mondiali di calcio, di cui invece la Rai proporrà solo una manciata di partite... Tutto questo, sorvolando sugli attacchi di Brunetta e sull'accusa, poi rientrata, di aver violato la par condicio nella scelta degli ospiti della trasmissione. 
FAZIO NOVELLO PIPPO... - Fazio ha fatto spallucce, ha abbozzato ed è andato avanti. Novello Pippo Baudo, meno irruente e ruspante ma ugualmente determinato in sede di scelte artistiche, si è nuovamente preso il Festivalone e lo ha plasmato a sua immagine e somiglianza: la differenza, rispetto a Superpippo, è che il suo format sanremese... piace alla gente che piace. E' lo stesso format dell'anno passato, con poche variazioni, sempre su una linea editoriale "ricercata" ma, forse, con una maggiore concessione al glamour, alla leggerezza. "Leggerezza" e "contemporaneità" sono, del resto, le parole d'ordine che Fabio e Mauro Pagani hanno adottato per questa edizione numero 64 della kermesse canora (assieme a "bellezza", che in tempi di trionfi servilliani va tanto di moda): in realtà dovrebbero essere sempre le parole d'ordine del Festival, e fa specie notare che invece le si debba sottolineare con tanta forza e che vengano addirittura presentate come novità clamorose. 
UN PO' PIU' DI GLAMOUR - Leggerezza e glamour, si diceva, ma senza esagerare. Però è un fatto che sia il cast dei Big in gara, sia quello degli ospiti sembrino avere un'impronta un po' più pop rispetto a dodici mesi fa: ci sono cantanti di vasta notorietà, da classifica, "commerciali" nel senso più positivo del termine (ossia venditori di dischi, il che al giorno d'oggi è quasi impresa eroica), cantanti dell'ultima o penultima leva e quindi all'apice della carriera: sono Francesco Renga, Noemi, Gualazzi (nell'insolita accoppiata con Bloody Bethroots) e Arisa, che designo fin da ora come i miei quattro superfavoriti per il trionfo di sabato; Arisa, fra l'altro, aprirà il Festival com'era capitato, nel 2013, ad un altro favorito della vigilia, quel Mengoni che poi giunse primo al traguardo e, con la bellissima "L'essenziale", spiccò un volo autenticamente "europeo"... La schiera "nazionalpopolare" è completata da Giusy Ferreri e Francesco Sarcina, entrambi in cerca di un rilancio dopo anni di oblio. 
Ci sono Ron, De Andrè junior e Antonella Ruggiero, veterani non inflazionatissimi come potevano essere gli Al Bano e le Patty Pravo, fin troppo presenti fino a pochi anni fa. Il taglio alto, sofisticato e alternativo della gara è garantito dalla presenza di musicisti raffinati come Giuliano Palma e Riccardo Sinigallia, dall'originale cantautore Renzo Rubino, dal veterano rap Frankie Hi-NRG e dai Perturbazione, direttamente dalla galassia indie. Il tutto, mentre fra le vedettes fuori concorso sfileranno stranieri non certo gettonatissimi come Stromae e Rufus Wainwright, ma anche volti amatissimi del nostro piccolo schermo, da Renzo Arbore a Raffaella Carrà, per cercare di celebrare i 60 anni di tv più degnamente di quanto non sia stato fatto finora sulle grandi reti generaliste (un paio di puntate di Porta a porta, capirai...).

                                        Arisa: sarà lei, stasera, a dare inizio alla gara

CROZZA E LIGABUE, DUE FORZATURE - Talmente sicuro di sé, Fazio, in questa sua quarta avventura sanremese, da arrivare anche a forzare un po' troppo la mano, in alcune scelte artistiche. E' il caso,  in primis, di Maurizio Crozza, che sarà una delle attrazioni della finalissima di sabato e che torna "sul luogo del delitto", sul palco ove un anno fa era stato fatto oggetto di una contestazione strumentale e minoritaria fin che si vuole, ma pur sempre spiacevole e clamorosa. Un rischio colossale riproporlo in tempi in cui l'atmosfera politica nel Paese si è ulteriormente avvelenata. Allo stesso modo, decisamente inopportuna è parsa la mossa Ligabue: ossia un divo del rock italiano, più che mai sulla cresta della onda, invitato a far bella mostra di sé fuori gara, nella stessa sera in cui i suoi colleghi, big validissimi anche se meno referenziati, si contenderanno la vittoria finale (ma ci sarà anche stasera, bruciando quindi l'effetto "evento eccezionale" che avrebbe dato maggior fascino al gala di sabato): la questione è già stata analizzata nel dettaglio in questo mio post dei giorni scorsi, inutile tornarci sopra, se non, appunto, per sottolineare come questo e altri tasselli del Sanremo numero 64 testimonino, se non altro, di una guida artistica forte e decisa a lasciare un segno.  
I PIU' E I MENO DEL "FAZIOSANREMO" - "Penso che sarebbe bene continuare sulla scelta musicale di questi ultimi due anni, avere il coraggio di farlo", ha dichiarato in effetti il conduttore di "Che tempo che fa" al Radiocorriere TV, messaggio consegnato al suo ancora ignoto successore (Bonolis? Carlo Conti? Avremo tempo di parlarne...). Segno che Fazio sa di aver attuato l'anno scorso un certo stravolgimento della liturgia festivaliera, anche se, non mi stancherò mai di ripeterlo, la vera svolta, il vero svecchiamento del carrozzone è stato avviato e portato avanti con decisione da Gianmarco Mazzi nel quadriennio 2009 - 2012: senza quella rivoluzione, Fabio e Pagani avrebbero trovato molte più difficoltà a incidere ulteriormente sul tessuto della rassegna rivierasca. Che "indietro non si torni", come spesso si dice davanti a questi cambiamenti, è tutto da vedere: quante volte lo si è affermato in seguito a un Sanremo "nuovo", salvo poi assistere a puntuali restaurazioni? Però qualcosa di questo biennio dovrà restare: al di là della più coraggiosa selezione di canzoni e cantanti, della filosofia "faziana" mi piace proprio il concetto di leggerezza, che deve significare anche, per i cantanti in lizza, vivere la gara con minore tensione e ansia: il che, però, dovrebbe facilitare l'approdo all'Ariston come concorrenti dei mostri sacri della canzone nostrana, solo che se poi si concede loro di venire come superospiti... 
WEB E GRILLO - Di positivo c'è anche un'attenzione finalmente autentica al mondo web, dal quale Sanremo e la musica non potranno più prescindere: i brani degli esordienti on line da settimane, e il ritorno del Dopofestival in versione 2.0, ossia con diretta solo sul sito Rai. Dovrà cambiare, invece, il trattamento riservato ai giovani: interrogato in proposito ieri in conferenza stampa, Fazio ha confermato che anche quest'anno le Nuove proposte avranno una collocazione oraria non certo privilegiata, senza fornire in proposito spiegazioni veramente convincenti. Però almeno torneranno sabato, quando la loro gara si sarà già conclusa, per riproporre un frammento delle loro canzoni.
Questo è quanto, per il momento. Tuffiamoci dunque in questa grande festa musicalpopolare, molto più di una sagra kitsch, come in molti stizzosamente la dipingono: in realtà, un appuntamento oggi più che mai fondamentale per dare ossigeno all'asfittico panorama discografico nostrano. E che.... Beppe Grillo ce la mandi buona: non è certo questa la sede per entrare nel merito delle sue istanze, ma abbia rispetto per una kermesse che ha fatto la sua fortuna di comico, dandogli una popolarità che, senza di essa, forse non avrebbe mai raggiunto. La politica dovrebbe rimanere fuori dall'Ariston. Buon Sanremo a tutti!

giovedì 19 dicembre 2013

SANREMO 2014: CAST ECUMENICO, FRA POP, ELITE E QUALCHE AZZARDO DI TROPPO. DA RENGA AI PERTURBAZIONE


Pareva strano, in effetti. Le previsioni dei più attendibili "esperti" in merito al cast dei Big di Sanremo 2014 avevano disegnato, nei giorni scorsi, un "listone" un po' troppo commerciale. Non certo "nazionalpopolare", intendiamoci, ma sicuramente dal deciso sapore pop, con nomi di grandissimo impatto mediatico e di "facile presa", un cast per andare sul sicuro in termini di passaggi radiofonici e di classifiche di vendita. Un cast, in parole povere, poco "faziano". Non poteva essere, e infatti l'annuncio odierno dei 14 "magnifici" che si daranno battaglia in Riviera dal 18 al 22 febbraio prossimi è stato di primo acchito spiazzante. Lo straniamento, va da sé, si attenua molto pensando che il criterio di composizione del cartellone sanremese è stato, né più né meno, lo stesso adottato dodici mesi fa per il Festival 2013. 
CAST A 360° - Del Sanremo di stampo "baudiano" è rimasta l'ecumenicità delle scelte: oggi come allora, la direzione artistica tenta di dar spazio al maggior numero di tendenze possibili, ad accontentare la più vasta gamma di fasce di pubblico. La differenza rispetto al passato è che, se una volta la linea editoriale era quella di privilegiare la tradizione e il classico, oggi si punta con maggior decisione sulla produzione di marca contemporanea, sulle sonorità e sugli stili più in voga. L'inversione di tendenza, in questo senso, l'aveva già data Gianmarco Mazzi nel suo quinquennio di gestione, non ci stancheremo mai di ripeterlo; di loro, Fazio e Mauro Pagani ci hanno messo un coraggio maggiore nell'effettuare scelte sofisticate, quasi d'élite, e quindi a rischio di impopolarità o di scarso peso penetrativo presso i telespettatori e i "consumatori" di musica. 
DRAPPELLO POP - Nel dettaglio, Sanremo 2014 soddisfa la sua anima più pop e glamour con la convocazione di Arisa, Noemi, Francesco Renga, Giusy Ferreri e Francesco Sarcina. Sono tutti big nati negli anni Duemila, con curricula solidissimi, vasta credibilità artistica presso gli appassionati più giovani (ma non solo), modalità espressive radicalmente diverse fra di loro: Renga, in particolare, è una delle voci maschili migliori, per potenza ed estensione, prodotte negli ultimi trent'anni dalla canzone italiana, Noemi e Arisa hanno finora sempre fatto centro nelle loro partecipazioni sanremesi, la Ferreri torna tre anni dopo l'eccellente performance sfoderata con "Il mare immenso" di Bungaro, brano intenso e ben costruito, non ricordato come meriterebbe. Sarcina, infine, riesce finalmente a ricrearsi una verginità dopo il lungo capitolo Vibrazioni, iniziato alla grande (pareva una band destinata a segnare la storia della musica nostrana) e chiuso in tono minore. Stupisce, casomai, la pressoché totale assenza di rappresentanti di quel rap italiano che ha marchiato a fuoco le classifiche di vendita dell'anno solare in via di conclusione. Un Fedez, un Moreno o un Clementino avrebbero rappresentato dei formidabili "acchiappa audience". 
SORPRESA GUALAZZI? - Nella terra di mezzo fra "easy listening di qualità" e "sperimentazione" troviamo personaggi come Frankie Hi - NRG, veterano dell'hip hop italiano, mai banale nelle sue proposte e mai apprezzato per quello che effettivamente vale, poi Giuliano Palma, musicista di straordinario eclettismo (soul, ska, jazz e quant'altro) e un Gualazzi dal quale potrebbe arrivare qualcosa di sorprendente, visto l'abbinamento con The Bloody Beetroots, che frequenta territori musicali radicalmente diversi da quelli finora esplorati dal vincitore di Sanremo Giovani 2011. Più ampio del previsto lo spazio riservato ai veterani:  si faceva da tempo il nome di Cristiano De Andrè, mentre in pochi avrebbero scommesso sul ritorno in pompa magna di Antonella Ruggiero (bocciata l'anno passato) e soprattutto di Ron, che manca dalla ribalta sanremese dal 2006 e pareva essere un po' uscito dal circuito che conta. Perlomeno c'è stata fantasia nelle scelte, visto che ci sono stati risparmiati i nomi dei soliti prezzemolini ultrapresenzialisti all'Ariston e in Rai (anche se l'ex Matia Bazar non è che abbia lesinato le sue partecipazioni alla kermesse ligure, intendiamoci...). 
SCELTE ARDITE - Il resto del cast desta qualche perplessità, non tanto per la qualità degli artisti, quanto per la qualifica di big loro attribuita: Riccardo Sinigallia è ben noto a chi mastica un po' di musica, è attivo a notevoli livelli fin dagli anni Novanta, tuttavia ha sempre, più che altro, operato dietro le quinte, come musicmaker e creativo di notevole brillantezza, collaborando fattivamente al successo di altri nomi assai più popolari (Tiromancino in primis): non è però un cantante di immediata riconoscibilità, se non presso una ristretta cerchia di appassionati ed esperti. Idem per i Perturbazione, gruppo di vasta esperienza, che ha tratto le  maggiori soddisfazioni dai live e da alcune collaborazioni di spessore, mentre il mercato discografico raramente ha riservato riconoscimenti autenticamente tangibili. Ma sono i classici rischi che ogni tanto i vari patron e direttori artistici del Festival si prendono, "forzando" l'ingresso fra i big di personaggi ancora in fase di emersione o provenienti da circuiti alternativi, per cercare di spingerli verso una crescita di notorietà e un mercato più generalista: un po' quello che venne fatto l'anno passato per i Marta sui Tubi. 
Stesso discorso applicabile a Renzo Rubino che, proprio no, big non può essere considerato, visto che l'anno scorso nemmeno ha vinto la categoria Giovani del Festival e non si può certo dire che in questi dodici mesi si sia messo più in evidenza di Antonio Maggio, trionfatore fra le Nuove proposte 2013. Ma Big autentici, ai loro tempi, non lo erano nemmeno Zucchero, o Nek, o Marco Armani o Flavia Fortunato: inserire certi ragazzi nella categoria regina serve per spingerli presso il pubblico, ritenendoli meritevoli di un'affermazione che fatica ad arrivare, per un motivo o per l'altro. Come si evince dai quattro nomi appena fatti, l'azzardo a volte ha esito positivo, a volte no. 
I DELUSI - Detto che giustamente non si è pagato il solito tributo ai vincitori dei talent sulla cresta dell'onda, da The Voice a X Factor (che maturino e facciano altra esperienza, questi ragazzi: Sanremo se lo devono ancora meritare), l'elenco dei non convocati è lunghissimo, come sempre. Stando alle voci girate in queste frenetiche settimane di vigilia, sono rimasti al palo, fra gli altri, Alice (in lizza, pare, con pezzi di Battiato), Syria, Sal Da Vinci, Alex Britti in coppia con Bianca Atzei, il citato Antonio Maggio, Il Cile, Mango, Mondo Marcio, Sergio Caputo, Violante Placido, Anna Oxa, Sergio Cammariere, Mietta e, notizia delle ultime ore, i Jalisse, che, leggo su Facebook, da 17 anni presentano pezzi alle varie commissioni e da 17 anni vengono sistematicamente esclusi. Altri nomi sono stati fatti, ad esempio Nek ed Enrico Ruggeri, ma su di essi non esistono certezze assolute (così come non esistono mai, in generale, sugli esclusi da Sanremo, che spesso non gradiscono comparire in tale veste sui media e quindi preferiscono tenere un assoluto riserbo in merito). Ribadiamolo per l'ennesima volta: con tante richieste di partecipazione, costerebbe davvero tanto aggiungere due posti? Da 14 a 16 Big cosa cambierebbe? 

sabato 18 febbraio 2012

SANREMO 2012, QUARTA SERATA: NON TUTTI SFRUTTANO I DUETTI

Se questo Festival numero 62 fosse una schedina del vecchio Totocalcio, il compianto Paolo Valenti avrebbe pronunciato la classica frase: "Le quote sono popolari", ossia risultati facili da pronosticare e pochi soldi da distribuire ai tanti vincitori. Così, dopo gli scontati ripescaggi del giovedì, verdetti prevedibili quando non annunciatissimi anche ieri sera: nessuno è stato in grado di frenare la corsa di Alessandro Casillo verso il trionfo fra i Giovani, troppo poderosa la spinta dell'oceanico popolo di fans che già stravede per il ragazzino di "Io canto", nonostante tra i finalisti ci fossero almeno due proposte più mature, talentuose e meritevoli. E fra i Big, hanno salutato la compagnia prima della sfida conclusiva di oggi i quattro nomi che erano da considerare gli "anelli deboli" del cast, per motivi diversi (Civello e Matia, dopo Marlene e Fornaciari). 
Sotto quest'ultimo aspetto, qualcosa di positivo c'è: la finalissima presenterà ai nastri di partenza la "griglia" migliore, e la partita si annuncia equilibrata, certo più dell'anno scorso, quando niente e nessuno pareva poter interferire nel duello fra Vecchioni e la coppia Modà - Emma, come poi accadde. Proprio Emma è, ad oggi, l'unica vera favorita, colei che distanzia un po' tutti gli altri nelle quote, ma la sua figura e la sua canzone non si stagliano nettamente sopra tutte le altre, anche se le carte in regola per sbancare l'Ariston ci sono tutte.
DUETTI NON SFRUTTATI - Intanto, "in questa notte di venerdì", come cantava proprio Morandi nel 1987 con Ruggeri e Tozzi, i Big hanno scaldato i motori  e cercato di guadagnare considerazione con l'arma dei duetti, ormai una istituzione del "sanremone". Però, c'è duetto e duetto. Ce ne eravamo già accorti giovedì, quando a eventi di assoluta eccellenza si erano affiancate due o tre performance davvero.. dimenticabili, e la conferma è arrivata a 24 ore di distanza. Questa serata era nata, nel 2005, con l'intento originario di colorare in maniera diversa i brani in concorso, di fornirne versioni alternative, ma dobbiamo constatare che col trascorrere del tempo questa spinta alla "rilettura" si è un po' annacquata. La mia interpretazione di questa involuzione è che molti cantanti si fidino ciecamente delle loro canzoni nel "format" originale e cerchino di rischiare il meno possibile, in chiave gara ed eliminazioni, apportando solo il minimo sindacale di modifiche. 
Così, molte accoppiate si esauriscono nella soddisfazione, per  lo spettatore, di vedere sul palco popolari volti della canzone oltre a quelli già in competizione, senza però che la loro presenza incida più di tanto. Presenza che, in altri casi, risulta addirittura del tutto pleonastica. E' ciò che è avvenuto con Paolo Rossi, che non è praticamente esistito a coadiuvare Bersani, al di là di qualche rotolamento sul palcoscenico, da clown di terza categoria: era davvero necessario? E nessuno si era accorto dell'inutilità dell'attore in quel contesto, per fermarlo in tempo? Per fortuna, il pezzo di Samuele è sufficientemente forte da poter... cavarsela da solo, così come brilla di luce propria "Nanì" di Dalla - Carone, anche se Gianluca Grignani ci ha messo voce e grinta ma senza lasciare più di tanto il segno. Discreto ma sostanzioso l'apporto di Gaetano Curreri a Noemi, due voci poliedriche, particolari, dolci e potenti allo stesso tempo, che si sono ben amalgamate pur senza guizzi particolari.  
D'ALESSIO DANCE: GIU' IL CAPPELLO! - Debbo invece levarmi il cappello di fronte a D'Alessio e alla compagna d'arte Bertè: ecco, loro sì che hanno compreso appieno lo spirito della serata. Hanno preso la loro "Respirare", ritmata e trascinante ma un po' datata nell'arrangiamento, e l'hanno rivoltata come un calzino, trasformandola, grazie alla consulenza "sul campo" di Fargetta, in un pezzo dance ultramoderno che ha fatto esplodere il teatro. Bravi. E bravo anche Finardi a scegliere l'accompagnamento di Peppe Servillo: due voci così ispirate e ricche di sfumature e di registri, dall'intensità di stampo cantautorale, non potevano che esaltare una canzone di forte impatto emotivo come "E tu lo chiami Dio". Lo stesso discorso può applicarsi ad Arisa, la cui solenne melodia ad ampio respiro è stata resa ancor più d'atmosfera dalla raffinatissima voce di Mauro Giovanardi e dal violino leggendario di Mauro Pagani. 
RENGA "SOTTOVOCE" - Una rilettura in minore quella de "La tua bellezza" da parte di Francesco Renga, che ha approfittato del coro Scala & Kolacny Brothers per una interpretazione meno d'impeto e più sottovoce: scelta intelligente che ha saputo fornire una visione più completa del brano e che, per quanto mi riguarda, me lo ha fatto apprezzare e capire maggiormente anche nella versione originale. Promossa anche Dolcenera con Max Gazzè, il quale, pur non incidendo in modo profondissimo sulla canzone, ne ha cantato una parte in modo del tutto convincente, l'ha fatta sua, tanto da non far sembrare astrusa l'ipotesi che "Ci vediamo a casa" potesse essere presentata in gara direttamente da questo inedito duo. Un'abbinata fin dal primo giorno avrebbe forse potuto giovare anche a Nina Zilli,  eccellente nella interpretazione a due voci con Giuliano Palma, che ha esaltato le venature soul e Rythm and blues di entrambi. 
PLATINETTE SORPRENDENTE - Sempre impeccabile (e bellissima) Alessandra Amoroso, che forse era stata più incisiva nel duetto di due anni fa con Valerio Scanu (da molti considerato decisivo per la vittoria del sardo): ma non era il caso di strafare, in quanto Emma il suo pezzo lo valorizza abilmente anche da sola. Coraggiosa e fuori dagli schemi la scelta dei Matia Bazar di farsi accompagnare sul palco da una Platinette che, per una volta, si è spogliato della sua maschera di scena, e ha dato vita a un recitato che ha reso la canzone "Sei tu" molto simile, per impostazione, a una certa "La paura di morire", splendida composizione presentata da una certa Annagloria al Festival di Sanremo 1975. Per Chiara Civello, l'idea della versione "da pianoforte", anzi doppio piano, poteva essere azzeccata, purtroppo l'artista jazz non è stata supportata con efficacia da una Francesca Michielin forse ancora acerba per il palco di Sanremo. Chiara, per avere qualche chance in più di arrivare in fondo a questa gara, avrebbe dovuto scegliere due duetti (straniero e italiano) assolutamente impeccabili e "da urlo", li ha invece sbagliati entrambi e ne è stata ingiustamente penalizzata, pur cercando di reggere la baracca da par suo: bocciato in toto Shaggy, solo "rimandata", con le attenuanti dell'età (verdissima) e delle innegabili capacità la ragazza di X Factor.  
I GIOVANI E TUTTO IL RESTO- Di Casillo si è detto, e casomai sorprende che l'orchestra, la quale aveva la possibilità di operare una scelta fondata sulla qualità, non ne abbia in qualche modo "ostacolato" il cammino: ha vinto il pezzo di facilissima presa, ma il talento vero era nel sound internazionale di Marco Guazzone e nella fresca, essenziale, innovativa e ispirata vena autoriale di Erica Mou. Per il resto, la serata ha offerto un'apertura magica, con la danza elegante e gioiosa della splendida Simona Atzori, un esempio per tutti, una forza della natura animata da una serenità interiore veramente invidiabile. Performance in crescendo per un Alessandro Siani che ha via via trascinato il pubblico dell'Ariston con una comicità semplice, in qualche modo di classica matrice napoletana, ma il cui stampo si sta perdendo ed è giusto che i pochi difensori di tale cultura vengano valorizzati. Senza guizzi l'ospitata di Sabrina Ferilli, mentre Rocco Papaleo continua, in punta di piedi, a regalare "svolazzi" della sua comunicativa teatrale e saggi di scarna e fantasiosa poetica. Sottovalutato.