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giovedì 12 ottobre 2017

IL REGOLAMENTO DEL FESTIVAL DI SANREMO 2018: BAGLIONI ABOLISCE LE ELIMINAZIONI. ARMA A DOPPIO TAGLIO: FUNZIONERA' SE ARRIVERANNO I GRANDI NOMI


Con la pubblicazione del regolamento sul sito ufficiale, avvenuta ieri sera, la preparazione di Sanremo 2018 entra nella sua fase calda, ed era anche ora, mi permetto di aggiungere. Il format del Festivalone non presenta, relativamente alla struttura della gara, novità sconvolgenti e rivoluzionarie, nel senso di cose mai viste prima nella ormai lunghissima storia della rassegna. Ci sono però modifiche sostanziali rispetto alle consuetudini degli ultimi anni. La mano del neo direttore artistico Claudio Baglioni si è fatta sentire, senza dubbio, e le innovazioni da lui portate potrebbero risultare assai più incisive di quanto si sia ora indotti a pensare. 
ELIMINAZIONI AL BANDO - Permane la suddivisione in due gironi, Campioni e Nuove proposte; i primi dovrebbero essere venti (come si era stabilito l'anno scorso, quando poi lievitarono a ventidue), i secondi saranno otto, scelti con le identiche modalità delle ultime edizioni. La svolta, rispetto al passato recente, è che non ci saranno più eliminazioni: tutti i cantanti che inizieranno il Festival, in entrambe le sezioni, lo porteranno a termine, arrivando fino a venerdì (i giovani) e fino a sabato (gli artisti affermati). Non è una rivoluzione, dicevamo, perché è già avvenuto diverse volte nel cammino di Sanremo: le ultime due furono nel 2003, un'edizione targata Baudo, bella ma non fortunata sul piano degli ascolti tv, e nel 2004 di Tony Renis, quando però esisteva un listone unico di ventidue concorrenti, senza distinzioni di età o anzianità di carriera.
E' in questa scelta che emerge nitidamente la linea editoriale di Baglioni, il quale si fa in un certo senso portavoce di tutta una categoria. Non si dice da tempo immemore che l'élite dei cantautori italiani (ma non solo loro) ha sempre guardato con sospetto il Festival proprio per l'esasperazione del concetto di competizione? Ebbene, arriva un cantautore, uno dei più prestigiosi, prende le redini del carrozzone e limita sensibilmente la gara, che per quanto riguarda i Big sarà in pratica confinata alla sola serata finale, riservandosi per le quattro precedenti un solo momento di pathos: al termine della terza, quando verrà resa nota una classifica parziale dei venti brani sulla base delle votazioni raccolte con le prime esibizioni (tutti insieme la prima sera, dieci la seconda, altri dieci la terza). 
FELICI GLI ADDETTI AI LAVORI - L'idea del buon Claudio è stata semplice: salvaguardare comunque l'essenza del Festival, che senza concorso canoro non avrebbe ragione di esistere, diventerebbe un'altra cosa senza più alcun legame con la tradizione, ma comunque attenuarne l'impronta fortemente agonistica. L'obiettivo dichiarato è quello di rendere Sanremo simile ad altri eventi di cultura popolare come, ad esempio, i festival del cinema e i festival letterari; una "evoluzione", quest'ultima, di cui si parla da più di quarant'anni, e proposte in tal senso furono lanciate già all'inizio dei Settanta, quando si cercava di trovare strade alternative per un evento che cominciava a manifestare i segnali di una profonda crisi. Una svolta in senso "alto" da tempo e da più parti auspicata, e che ora si concretizza, almeno sulla carta: a occhio e croce saranno strafelici cantanti, discografici (e infatti la FIMI ha già esternato la sua soddisfazione) e critici giornalistici. Bene per le prime due componenti, perché senza artisti e senza industria di settore la kermesse non si può fare se non rinunciando a una buona fetta di qualità, trascurabile il terzo aspetto, perché la sensazione è che molti commentatori abbiano sempre preteso da Sanremo un qualcosa che non è mai stato nel suo Dna. 
RICORDARSI L'ESSENZA LEGGERA DEL FESTIVAL - Questo è un punto dolente: Sanremo è sfida tra cantanti, è leggerezza, è quel pizzico di glamour che non guasta mai: ma nelle maglie di un canovaccio prettamente commerciale, volto a spingere il mercato e il successo dei partecipanti, a lanciare e rilanciare carriere, ha spesso e volentieri saputo trovare lo spazio per proposte originali e di ottimo livello compositivo. La mini-rivoluzione made in Baglioni rischia di farne un evento che piace solo agli addetti ai lavori e meno al grande pubblico. E non credo aiuterà il peso enorme, direi eccessivo, attribuito dal regolamento alla giuria della sala stampa, che voterà tutte e cinque le serate. Non sono nemmeno convinto che i vertici della Rai abbiano sposato in toto questo cambiamento, ma non potevano neanche opporsi più di tanto: hanno voluto fortemente il cantautore romano, e ora... se lo tengono, con tutte le sue ferree convinzioni. Del resto, lo ripetiamo, una struttura di gara come quella che vedremo a febbraio Sanremo l'ha già avuta, a grandi linee, ed è sopravvissuto: oltre alle edizioni citate, ce ne sono state altre in cui le eliminazioni prima della finalissima hanno riguardato solamente la sezione dei volti nuovi, il che non è che regalasse poi tutta questa gran suspense al pubblico, interessato soprattutto alla sfida fra i grossi nomi. 
SALVARE L'AUDIENCE COI GRANDI NOMI - Il problema è che, eccezion fatta per le ultime due rassegne allestite da Fabio Fazio (2013 e 2014), dal 2009 in poi la competizione è stata un must della manifestazione, a volte ferocissima come nel quadriennio di Gianmarco Mazzi (2009-2012), che portava in finale solo dieci big, altre volte più annacquata come sotto la gestione Conti, quando alla serata conclusiva si sono comunque presentati sempre sedici partecipanti. Ecco perché l'azienda di viale Mazzini deve mettere doverosamente in preventivo un calo di ascolti: il popolo dei teleutenti si abitua infine ai cambiamenti, ma ha bisogno di tempo. Un tale handicap sarebbe compensato solo dalla presenza, in concorso, di una manciata di personaggi di altissimo profilo, e questo è l'altro obiettivo, più velato ma neanche tanto, che Baglioni si è posto: una competizione più serena e meno stressante, con l'effetto - vetrina amplificato (tutti in finale, quindi passaggi televisivi a go go), dovrebbe sciogliere le riserve di cantanti che all'Ariston non si sono mai fatti vedere, o l'hanno fatto di rado, magari come ospiti. Non parlo, si badi bene, solo del cantautorato storico, ma pure di tanti recenti protagonisti delle hit parade. Un contributo in tal senso dovrebbe darlo la seconda innovazione, forse la più importante per un innalzamento del tono qualitativo dello show: il limite di durata dei brani è stato portato a quattro minuti, decisamente più umano dei tre e mezzo per i Campioni e dei tre per i giovani in vigore l'anno scorso. 
MUSICA AL CENTRO: MENO SOVRASTRUTTURE INUTILI? - In sintesi, meno lacci e lacciuoli e più "spazi di manovra" per chi volesse mettersi alla prova in Riviera. Un messaggio lineare e diretto, quello dell'autore di tanti evergreen della canzone italiana: "Hanno voluto un cantautore alla guida del Festival, e allora la musica sarà al centro del Festival", ha dichiarato ieri al Tg1. Lo speriamo,  e se ciò dovesse portare anche a un taglio di ospiti inutili e fuori contesto, ben venga. Tutto questo giustifica anche la scelta dell'abolizione della serata delle cover, che ormai, del resto, da almeno un paio di anni mostrava pericolosamente la corda, senza dimenticare che dopo l'isolato exploit di Nek con "Se telefonando" nel 2015, nessun'altra riproposizione di pezzi celebri ha saputo ottenere analogo consenso. Meglio allora il ritorno all'happening dei duetti che, con l'appeal garantito dalla presenza di Baglioni e con quello, auspicabile, di nomi di gran richiamo in concorso, potrebbe portare sul palco una buona dose di star e di performance d'effetto, tali da rivitalizzare la serata più tradizionalmente fiacca della settimana ligure. 

lunedì 29 settembre 2014

VERSO SANREMO 2015: IL REGOLAMENTO C'E', IL FESTIVAL NON ANCORA. MA QUALE RESTAURAZIONE?


                            Carlo Conti: è stato pubblicato oggi il regolamento del suo Festival

Il regolamento c'è, il "Sanremo" non ancora. La pubblicazione delle "tavole della legge" della più popolare rassegna canora, rese note in mattinata, non ha sollevato il velo di mistero che continua ad avvolgere il Festivalone prossimo venturo, il 65esimo della serie, targato Carlo Conti. A una prima lettura, è un regolamento "finto nuovo": ci sono tante piccole modifiche, ma nessuna talmente eclatante da far prevedere uno stravolgimento della struttura stessa della kermesse; ci sono alcune idee ripescate dal passato recente e altre da quello un po' più remoto, ma non certo le più coraggiose, quelle in grado di segnare una netta inversione di tendenza rispetto al generale andazzo dell'ultimo quinquennio, con tutti i suoi pro (tanti) e contro (pochi). 
RINNOVAMENTO DI FACCIATA - Insomma, il primo mattoncino nella costruzione dell'edificio "Sanremo 2015" (che si svolgerà dal 10 al 14 febbraio prossimi) non depone propriamente a favore dello slancio organizzativo di Conti: che ha denunciato scarsa fantasia e ha preferito non rischiare, muovendosi in direzione di un sostanziale "rinnovamento nella continuità", espressione abusata in tanti campi, da quello sportivo a quello politico, e che sovente nasconde solo una realtà immutabile "rinfrescata" con rattoppi esteriori. Nulla di male, per carità: su questo blog ho tante volte scritto che il Festival di Sanremo deve sapersi adeguare ai tempi senza però rinnegare la sua identità storica e i capisaldi, regolamentari e di costruzione dello spettacolo, che ne hanno decretato il successo attraverso i decenni: la filosofia di base fatta di uno spirito un po' nazionalpopolare, leggero, glamour, e poi l'impianto competitivo che non piacerà a molti cantanti ed è odiato da quasi tutti i critici, ma che rappresenta la quintessenza di questo adorabile e incrollabile carrozzone musical - televisivo. 
PASSAGGIO BUROCRATICO - E poi, parliamoci chiaro, la stesura del regolamento è più che altro un passaggio burocratico che fornisce agli addetti ai lavori (artisti e loro entourage) i paletti entro i quali muoversi: come sarà davvero il Sanremo di Conti lo potremo intuire solo da dicembre in poi, prima con la scelta dei cantanti in gara e poi con l'allestimento del cartellone degli ospiti, che darà un'idea del clima generale e della "linea editoriale" che indirizzerà lo show. Prima, sono solo discorsi al vento: Baudo, con regolamenti ingessati e "tradizionalisti", ispirati cioè alla formula lanciata anni prima dal suo "maestro sanremese" Gianni Ravera, ha costruito dei Festival tutto sommato godibilissimi; certi presunti portatori di ventate di novità, penso a Panariello e soprattutto all'ultimo Fazio, sono andati alla deriva con insopportabili edizioni sovradimensionate, appesantite e indigeribili. 
NESSUNA RESTAURAZIONE - Leggo di una "restaurazione" in atto: ma il ritorno al brano unico in gara per ciascuno dei big non è restaurazione, è semplicemente il ripristino di un meccanismo elementare di gara che è da sempre parte vitale del DNA della kermesse: il corpo estraneo erano, semmai, le due canzoni a testa. Esaurito nel 2013 l'effetto novità, l'esperimento ha mostrato la corda: scarsamente funzionale alla vitalità del concorso, altro non era che una stanca appendice, con ridottissimo appeal televisivo, della fase di selezione dei pezzi; in questi ultimi due anni, il Festival vero è sempre iniziato nella serata del giovedì, con i Big in lizza con la sola proposta sopravvissuta alla prima selezione. 
Allo stesso modo, non si può certo parlare di restaurazione per il ritorno dell'eliminazione anche nella categoria regina (fatto peraltro già noto da mesi), visto che, per diversi lustri, a partire dagli anni Ottanta, un'altra delle caratteristiche salienti della kermesse è stata quella di portare in finale, in massa, tutti gli artisti "campioni" (uniche eccezioni, le edizioni 1992 e 1993). L'eliminazione è invece un'eredità di una gestione recente, quella duplice di Gianmarco Mazzi (2005 - 2006 e 2009 - 2012), ma è tutto sommato all'acqua di rose, un giusto compromesso fra la "voglia di sangue" del pubblico e il desiderio dei cantanti di non essere esposti a umiliazioni (come se perdere una competizione canora fosse una vergogna, poi...): saranno solo quattro su sedici i Big non ammessi alla finalissima, e comunque tutti arriveranno alla serata del venerdì, quando scatteranno le uniche esclusioni. 
SEMPRE POCHI I CANTANTI IN GARA - A proposito di Big: saranno sedici, come detto, soltanto due in più rispetto ai classici quattordici delle quattro precedenti edizioni, mentre rimangono sempre otto i Giovani. No, in questo senso Carlo Conti non si è decisamente sprecato: un significativo aumento dei partecipanti nelle due categorie, Note d'azzurro lo sottolinea da anni, sarebbe fondamentale per aumentare l'effetto vetrina del Festival, dando visibilità a più artisti e respiro al nostro asfittico mercato discografico, oltre a garantire la copertura di un più ampio spettro di generi musicali. Senza dimenticare che, negli ultimi anni, il numero di aspiranti all'Ariston è sempre stato assai elevato, con conseguente infoltimento della schiera dei musi lunghi a selezioni concluse: che male farebbero anche solo due posti in più per ogni sezione, arrivando rispettivamente a diciotto e a dieci concorrenti? Meno cantanti vuol dire anche più spazio per riempitivi superflui e di scarsa consistenza artistica, lo abbiamo tristemente imparato negli ultimi anni. 
Considerazioni che valgono a maggior ragione per le Nuove proposte, categoria davvero ridotta al lumicino: che Conti si prenda almeno l'impegno di non ghettizzarla come hanno fatto molti dei suoi predecessori, dando invece a questi ragazzi una ribalta all'altezza, con collocazioni orarie consone: l'ideale sarebbe ripercorrere le orme di un antico patron, Adriano Aragozzini, che faceva esibire, nelle prime serate, un veterano e un esordiente in alternanza: una forma di scaletta "democratica" e rispettosa delle esigenze di giovani desiderosi di mostrarsi a una platea sconfinata. 
Anche il meccanismo di gara studiato per loro è fortemente penalizzante: le sfide uno contro l'altro a eliminazione diretta (sul modello di Sanremo '77, ma pure utilizzate qualche anno fa da Morandi) sono forche caudine senza appello, mentre in una gara canora ogni proposta dovrebbe essere messa a confronto con tutte le altre: così, accoppiamenti infelici rischiano di mandare subito fuori pista opere di spessore e spingere avanti prodotti più modesti. E' una situazione in cui l'elemento competitivo, come detto fondamentale per la riuscita del Festival, assume un peso eccessivo, andando a fare aggio sulle valutazioni più prettamente artistiche. 
RITORNANO I DEMOSCOPICI! - L'altra "grande" novità è il ritorno in pompa magna della "famigerata" giuria demoscopica, oggetto nel passato di strali spesso giustificatissimi per via di scelte e votazioni incomprensibili, a volte prive di qualsivoglia significato tecnico; va anche detto che le altre giurie utilizzate negli anni non si sono propriamente coperte di gloria, in questo senso: sul televoto è meglio stendere un pietoso velo, ma anche i vari gruppi di giurati "di qualità" (quest'anno si chiamano "esperti") hanno sovente fatto inorridire per le loro valutazioni, per tacere dei personaggi che spesso sono stati inseriti in questi "comitati di saggi" senza vantare titoli rilevanti in fatto di competenze musicali. Ad ogni modo, per quanto mi riguarda, sono dettagli secondari: le classifiche artisticamente attendibili, a Sanremo, storicamente rappresentano delle eccezioni. Enormemente più frequenti sono le graduatorie "bislacche": in questo senso, ho sempre visto le giurie sanremesi come un mezzo per aumentare il chiacchiericcio polemico attorno alla rassegna e nulla più, e va detto che l'obiettivo è stato sempre centrato in pieno. 
Da segnalare, infine, il rilievo dato nel regolamento all'evento Eurovision Song Contest come manifestazione legata da un fil rouge a quella rivierasca: una legittimazione che completa il percorso iniziato nel 2011, col rientro dell'Italia (apripista fu Gualazzi) nell'arengo canoro internazionale dopo un'assenza di tredici anni (dal '97: gli ultimi erano stati i Jalisse); ebbene, quest'anno il vincitore assoluto di Sanremo avrà "facoltà" di prender parte all'Eurofestival, nel senso che non sarà obbligato a farlo, ma nel caso manifestasse la propria disponibilità rappresenterà la "prima scelta". 
IL REQUISITO DELL'INEDITO - Il resto, come detto, è solo un'imbiancata alle pareti. Identici i criteri di ammissione nelle due categorie, confermata la "serata evento" (il giovedì), quest'anno dedicata all'esecuzione, da parte dei sedici Big, di cover di grandi evergreen della musica italiana e internazionale. Da elogiare, questo sì, il mantenimento del requisito dell'inedito (anche se da qualche anno il regolamento parla, con una interpretazione più estensiva, di "canzoni nuove"), in tempi in cui moltissimi lo considerano fuori tempo: sbagliano, perché una delle maggiori attrattive del Festivalone è da sempre il lancio, in contemporanea, di venti - trenta brani "appena sfornati", nuovi in assoluto, mai ascoltati prima. E' già tanto che, da qualche edizione a questa parte, si sia allentata la stretta per quanto riguarda i Giovani, i cui pezzi vengono messi online con alcune settimane di anticipo sul sito della Rai; ma per i Big l'obbligo rimane, giustamente, rigorosissimo. Questo è quanto, ed è inutile dilungarsi, perché rischiano di essere parole scritte sulla sabbia: sono i nomi a fare uno spettacolo, ancor di più uno spettacolo come il Festival. Solo quando saranno noti si potrà dire se il Sanremo di Conti avrà lo sguardo rivolto al futuro, al passato o, come sarebbe più giusto, in una terra di mezzo in cui c'è posto per tradizione e contemporaneità. 

sabato 19 aprile 2014

SANREMO 2014 NELLE CLASSIFICHE DI VENDITA: TRIONFA IL TRIO ARISA - RENGA - ROCCO HUNT

                                  Arisa; dalle charts una conferma all'exploit sanremese

Chi ha vinto e chi ha perso, davvero, a Sanremo 2014? La domanda non è per nulla peregrina, e fa riferimento ai risultati commerciali del festivalone, ossia ai riscontri ottenuti dalle varie proposte... rivierasche nelle classifiche di vendita e di download. Trascorsi quasi due mesi dalla fine della kermesse, è tempo di tracciare un bilancio: in mancanza di dati numerici concreti (che darebbero la misura effettiva del successo o buco nell'acqua della produzione lanciata all'Ariston) non possiamo che far riferimento alle posizioni in hit parade nude e crude, registrate scrupolosamente settimana dopo settimana, fondandoci soprattutto sui dati della FIMI e, in seconda battuta, di iTunes. 
IN TRE SOPRA TUTTI - Chi ha fatto il pieno, dunque, nei negozi di dischi reali e digitali? Scorrendo le chart, emergono tre nomi, nitidamente, su tutti gli altri: Arisa, Rocco Hunt e Francesco Renga. In pratica, una sostanziale conferma dei verdetti delle giurie sanremesi: i due trionfatori di categoria e colui che, nella sezione Big, sembrava destinato a tagliare per primo il traguardo, trovandosi invece addirittura scaraventato giù da un podio che, probabilmente, lui stesso considerava poco meno che scontato. Nessuna sorpresa, dunque: stando ai resoconti della FIMI, dai giorni del Festival a oggi il singolo "Controvento" è risultato costantemente il più scaricato, fra quelli sanremesi, primo in classifica assoluto nelle prime due settimane e sempre fra i primi dieci fino a quindici giorni fa. Fra gli album, "Se vedo te" della deliziosa cantante lucano - genovese si è issato fino al terzo posto, e solo nell'ultima classifica disponibile è uscito dalla top 20, scendendo fino alla 27esima posizione. Un esito comunque lusinghiero, se si guarda ad altre uscite post festival, ma torneremo più avanti su questo tasto dolente... 
RENGA E HUNT A SCOPPIO RITARDATO - Gli album di Renga ("Tempo reale") e Rocco Hunt ("'A verità") sono usciti in ritardo rispetto al termine della kermesse, ma evidentemente gli appassionati hanno avuto la pazienza di aspettare: parlando sempre di dati FIMI, il cd dell'ex Timoria è balzato subito in testa (intendiamo sempre il primo posto assoluto, non solo limitatamente ai prodotti festivalieri) per poi scendere al terzo, ed è tuttora fra i primi dieci; exploit immediato anche per il giovane rapper (all'acqua di rose) campano: ingresso in classifica e subito gradino più alto del podio per due settimane, attualmente terza posizione. Entrambi i cantanti,  riguardo ai download, sono sempre stati i più immediati inseguitori di Arisa, pur senza mai riuscire ad agguantarla.
Più equilibrato il quadro fornito da iTunes (fonti: Soundsblog e Musicroom), con Hunt in linea di massima meno forte su entrambi i fronti (singoli e album), Renga da subito in testa fra i singoli (a Sanremo ancora in corso) per poi cedere il passo a "Controvento", rimasta in top ten fino a fine marzo, mentre fra gli album non c'è mai stato un vero duello fra la vincitrice effettiva e quello mancato, visto che fra i due si sono inseriti la raccolta "Sanremo 2014" e "Made in London" di Noemi, che nei primi giorni dopo la pubblicazione ha addirittura conquistato una effimera medaglia d'oro in questa graduatoria. 
BENE LA COMPILATION, MA POI... - Il riferimento all'album della rossa cantante romana (da me recensito una quindicina di giorni fa) e alla tradizionale compilation coi brani della rassegna canora ci consente di allargare il discorso a un fronte più ampio, per tentare di capire cos'abbia lasciato, questo quarto Sanremo made in Fazio, sul piano commerciale, oltre ai tre mattatori di cui sopra. Il panorama, diciamolo subito, non è dei più confortanti. Lusinghiero, questo sì, il riscontro della raccolta, che per ben quattro settimane ha occupato la prima posizione nella speciale graduatoria FIMI ed è tuttora in top ten, difendendosi discretamente anche in iTunes (che però mette le compilation assieme agli altri album, senza distinzioni).
Se invece l'analisi va a toccare i singoli artisti, solo in due hanno tenuto ostinatamente il mercato: proprio Noemi, che per FIMI ha iniziato in quarta posizione, è rimasta tre settimane in top 20 per poi scendere, e Giusy Ferreri, il cui disco "L'attesa" è uscito oltre un mese dopo Sanremo (come nel caso di Rocco Hunt) e si è subito piazzato nelle prime posizioni (quarto al 30 marzo) per poi perdere rapidamente quota: exploit brevi, ma comunque meglio di quanto siano riusciti a combinare gli altri "sanremaschi", per i quali la presenza nelle hit parade ha assunto i tristi connotati di una toccata e fuga.

                                               Rocco Hunt: bene in hit parade

FUOCHI DI PAGLIA - Le primissime settimane avevano fatto ben sperare: le chart erano state invase dai dischi lanciati e promossi in terra ligure. Dietro ai cantanti citati, per la FIMI ecco subito Francesco Sarcina in 16esima posizione e Giuliano Palma in 20esima, poi a seguire Rubino, la nuova proposta Zibba, De Andrè Jr, la Ruggiero, il "reprobo" Sinigallia (squalificato nella gara canora, lo ricorderete), Frankie Hi NRG e i Perturbazione, tutti entro i primi quaranta, oltre i quali ha per me poco senso segnalare i piazzamenti, in un mercato già di per sé fortemente asfittico come quello italiano. Gli stessi nomi, con in più Ron e Gualazzi, nell'analoga graduatoria iTunes. Ma, come detto, è stato un fuoco di paglia: quasi tutti i citati sono ben presto scivolati oltre la top 20 e ancora più giù.
CONSIDERAZIONI FINALI - Cosa si può dedurre, come conclusione generale, da questa ridda di numeri e di piazzamenti? In ordine sparso: 1) Fazio e Pagani hanno voglia a portare avanti la loro idea di un Sanremo diverso, per certi aspetti, anzi per molti aspetti, assolutamente sacrosanta, ma l'anima del Festivalone è essenzialmente pop, glamour, e non è un caso che a spuntarla in classifica siano stati proprio gli artisti portatori di proposte più leggere, orecchiabili, radiofoniche. 2) Le buone affermazioni del trio Arisa - Renga - Hunt e la discreta tenuta di Noemi e Giusy Ferreri non sono però, secondo me, paragonabili agli ottimi exploit fatti registrare l'anno scorso da Marco Mengoni, per mesi e mesi mattatore delle classifiche, e da Max, Gazzè, che grazie a Sanremo 2013 ebbe un clamoroso ritorno di fiamma di popolarità. Accostabile a quei boom forse solo il buon esito di Rocco Hunt, che tuttavia dovrà essere valutato sul lungo periodo ma che, già fin da ora, pone il rapper con la faccia da bambino in una posizione da futuro "big" sanremese. Però, ecco, se televisivamente e qualitativamente Sanremo 2014 ha segnato vistosamente il passo rispetto all'edizione di dodici mesi prima, le hit parade non hanno potuto che certificare questo stato di difficoltà.
IL CICLO DI VITA - 3) C'è un problema che si ripete tale e quale ormai da diversi anni, all'indomani della kermesse ligure: eccetto pochi nomi, per conteggiare i quali bastano e avanzano le dita di una mano, gli altri dischi "made in Sanremo" hanno un ciclo di vita brevissimo, nelle charts: entrano, magari anche in posizioni ragguardevoli, ma poi, come abbiamo visto, precipitano rapidamente e scompaiono dagli schermi. Su questo punto i futuri organizzatori del Festival e le case discografiche dovranno interrogarsi, io al momento non trovo risposte esaustive. Dall'Ariston, anche in questi ultimi avventurati anni, sono uscite spesso proposte di pregio, eppure queste proposte durano lo spazio di un mattino e vengono rapidamente scavalcate da altri prodotti che, con poche eccezioni, non le valgono sul piano della qualità: possono forse contare su più efficaci canali promozionali? Oppure la matrice sanremese rappresenta un assurdo handicap legato a luoghi comuni che dovrebbero essere superati, visto che la gara ligure si è ormai "attualizzata", proponendo cast in buona misura al passo coi tempi e variegati, nonché esplorando generi diversi e affiancando veterani di spicco ad emergenti di assoluto interesse? 

lunedì 25 novembre 2013

VERSO SANREMO 2014: E' GIA' CACCIA AI BIG. IPOTESI E INDISCREZIONI

                                            Francesco Renga: pronto a tornare

Manca meno di un mese all'annuncio del cast dei Big in gara a Sanremo 2014. Il "listone", come l'anno passato, verrà svelato direttamente da Fabio Fazio nel corso del Tg1 dell'ora di pranzo. Il "giorno X" è il 18 dicembre, nel frattempo la ridda di voci e indiscrezioni sui possibili partecipanti è già fitta. Cerchiamo di fare il punto, tra spifferi letti qua e là in rete e ipotesi del sottoscritto, più o meno fondate. Ricordiamo che i posti a disposizione degli aspiranti sono solo 14, cioè molto pochi, e quasi sicuramente tali rimarranno: in passato, soprattutto durante le gestioni festivaliere di Gianni Ravera (anni Ottanta) e di Pippo Baudo, era d'uso aumentare in extremis il numero degli ammessi, alla luce delle tante richieste di partecipazione, ma negli ultimi tempi, dall'era Mazzi in poi, la quota fissata dal regolamento è considerata un totem immutabile. 
SUPERSTAR - Partiamo dalle vedette, le superstar della canzone italiana per le quali ogni organizzatore e direttore artistico farebbe carte false. I nomi più... succulenti circolati finora sono quelli dei Negramaro, di Elisa e di Giorgia. Difficile che il sogno si tramuti in realtà per quanto riguarda la fuoriclasse romana e quella triestina, visto che entrambe hanno appena dato alle stampe album già campioni di vendita (ma non si sa mai...), più concreto l'inseguimento alla band di Giuliano Sangiorgi, che si prenderebbe una bella rivincita dopo l'inaccettabile trattamento subìto proprio all'Ariston nel 2005, quando "Mentre tutto scorre", destinata a diventare un loro cavallo di battaglia, l'apriscatole di un successo inatteso e clamoroso, fu bocciata dalle giurie fin dalla prima esibizione. 
Si parla anche di Edoardo Bennato, e questa sì sarebbe una sorpresissima: il napoletano si è tenuto da sempre bene alla larga dal Festivalone, eccezion fatta per un'ospitata nel 2010, quando partecipò, insieme ad altri big della canzone nostrana, alla serata di festeggiamenti per i 60 anni della kermesse. Arduo ma non impossibile, visto che nelle ultime edizioni hanno fatto la loro comparsa in Riviera cantautori tradizionalmente ostili al palco sanremese, da Vecchioni (che ha addirittura vinto) a Battiato e al compianto Lucio Dalla, questi ultimi due, per la verità, con partecipazioni marginali al fianco di altri artisti. Sarebbe bello rivedere due cantanti da tempo lontani da Sanremo come Carmen Consoli e Raf, e chissà che Gino Paoli e Fiorella Mannoia, a quanto pare già corteggiati l'anno scorso, questa volta non decidano di sciogliere le riserve. 
RITORNI A STRETTO GIRO DI POSTA - C'è poi tutta la schiera di big che, avendo partecipato alle edizioni fra il 2010 e del 2012, o sono in dirittura d'arrivo nell'allestimento dei loro nuovi album, o semplicemente di nuovo "maturi" per una partecipazione alla rassegna che ne rinfreschi la popolarità e ne rilanci le vendite. Parliamo di personaggi come Francesco Renga, Arisa, Giusy Ferreri, Noemi, Dolcenera, Nathalie, Fabrizio Moro, Anna Tatangelo e, perché no, un Max Pezzali che fra libri, canzoni, trasmissioni tv e cambi di look ha vissuto un 2013 piuttosto intenso ed appagante. E potrebbe anche riprovarci qualcuno già in lizza nell'ultima edizione, in primis Chiara Galiazzo, ma anche Max Gazzé, l'altro campione di Sanremo 2013 assieme a Mengoni: l'estroso cantautore potrebbe entrare in un trio nel segno della romanità con Daniele Silvestri (anche lui presente nel febbraio scorso) e Niccolò Fabi, che rappresenterebbe una réntrée graditissima. Fra i giovani usciti di recente dal vivaio festivaliero, l'ultimo trionfatore Antonio Maggio è in prima fila, ma non trascureremmo Erica Mou, che nel 2012 ebbe ottimi riscontri di critica e nelle ultime settimane è tornata prepotentemente alla ribalta con la colonna sonora del film "Una piccola impresa meridionale". 
VETERANI - In tema di "veterani" anni Novanta, Syria ha annunciato ufficialmente di essere "in fila per Sanremo": assieme a lei, da tenere d'occhio eventuali mosse di Gianluca Grignani, assente dal 2008, di Paola Turci, nonché di Mietta e Silvia Salemi, il cui indice di gradimento è tornato alle stelle grazie alla fortunata partecipazione a "Tale e quale show" di Carlo Conti. E poi Alex Britti, rivisto su buoni livelli nell'estate 2013, così come Neffa che centellina le sue apparizioni sul mercato discografico, ma quasi sempre coglie nel segno, come con l'ultima "Molto calmo". Ci sarebbero tappeti rossi e porte spalancate anche per un ritorno di Nek, che da Sanremo manca addirittura dai tempi di "Laura non c'è", nientemeno, mentre sarebbe giusto dare un'altra chance ad Alexia e a L'Aura. Fra le vecchie glorie, non dovrebbe mancare la proposta dell'eterno Al Bano, e chissà che non si convinca, dopo anni di scetticismo, Massimo Ranieri; Anna Oxa vorrà forse tornare alla carica, scottata dall'esclusione del 2013 e dalle recenti polemiche di "Ballando con le stelle",  alcune fonti danno in lizza Fabio Concato, mentre pare che anche Umberto Tozzi sia in studio a preparare qualcosa di nuovo, e allora... 
RAP, TALENT E ALTRO - Da tenere nella massima considerazione, come da me già scritto in altre occasioni, il fenomeno dei rapper all'italiana, che hanno dominato le classifiche italiane nell'anno che sta per concludersi. Uno, se non due posti, dovrebbero essere loro appannaggio, e allora sarà lotta serrata tra i vari Moreno Donadoni, Fedez, Clementino, Club Dogo... E poi i ragazzi dei talent: non si è ben capito se un posto di diritto spetterà al prossimo vincitore di X Factor (un azzardo, perché a volte funziona, come nel caso di Mengoni e Galiazzo, altre no, vedasi la pur brava Nathalie), mentre dal passato, oltre alla citata Ferreri, potrebbe riemergere qualcuno fra Marco Carta, Valerio Scanu e Pierdavide Carone, oltre a una Loredana Errore sempre massicciamente spinta dai fans (vedere Facebook per credere), oppure la trionfatrice della prima edizione di "The voice", Elhaida Dani. Altri nomi gettonati dai giornali sono quelli di Sergio Caputo, Francesco Sarcina (aveva tentato già l'anno passato), Cristiano De Andrè, Mondomarcio, Ron, nonché quel Mario Biondi eterno promesso al Festival (non è dato sapere se per sua effettiva volontà o per fantasia giornalistica) e mai approdato all'Ariston in gara. Infine, per quanto riguarda gli interpreti di nicchia", sarebbe auspicabile fosse la volta buona per i  raffinati Musica Nuda. Per il momento questo è quanto, con la doverosa postilla, già ribadita più volte anche per le scorse edizioni, che probabilmente nel "listone" finale compariranno diversi artisti mai citati in sede di pronostici. Anche questo è il bello del Festival. 

venerdì 20 settembre 2013

VERSO SANREMO 2014: FABIO FAZIO BATTE QUATTRO, FORMULA CHE VINCE NON SI CAMBIA?

                                          Fabio Fazio verso il suo quarto Festival

Questa volta non ci sono stati annunci in pompa magna e solenni conferenze stampa. No, nel 2013 anche un'istituzione come il Festival di Sanremo non si può più sottrarre alla dittatura di Twitter, il social network che pare costruito su misura per le esternazioni (più o meno interessanti) di vipponi e vippettini. Così, quello che era il segreto di Pulcinella da diversi mesi è diventato verità assoluta nei giorni scorsi, al culmine di uno scambio di "cinguettii" fra il direttore di Rai Uno, Giancarlo Leone, e Fabio Fazio: l'anchorman savonese sarà al timone della kermesse rivierasca anche nel 2014. 
LA VOGLIA DI CAMBIARE - Il "Fazio quater" è quanto di più scontato potesse esservi, ma in fondo è giusto così. C'è stato un periodo, in particolare nel primo decennio di questo secolo, in cui a Sanremo cambiare timoniere di anno in anno era diventata una regola quasi aurea. Cambiare, cambiare sempre, anche dopo un grande successo di pubblico e di critica: Bonolis per due volte (2005 e 2009) e Antonella Clerici (2010) passarono immediatamente la mano dopo edizioni trionfali. Una delle conseguenze più evidenti della deriva televisiva della manifestazione, sempre più spettacolo d'arte varia e sempre meno tenzone canora: la conduzione era diventata più importante dei cantanti e delle canzoni in gara, anzi non era più una semplice conduzione, doveva esserci un progetto artistico originale e articolato costruito addosso ai padroni di casa, che potesse sorprendere e spiazzare, e si era diffusa la convinzione che tale progetto e gli interpreti a cui affidarlo dovessero essere, possibilmente, diversi ogni volta. Volti nuovi e nuovi modi di declinare la liturgia sanremese, per solleticare l'attenzione del pubblico: così, filotti come quelli inanellati da Mike Bongiorno e Pippo Baudo (ma anche da Claudio Cecchetto, tre volte dal 1980 al 1982) sono diventati pressoché irripetibili.
PRESENTATORI PROTAGONISTI - Un equivoco nella costruzione dello show che tradisce lo spirito storico del Festival: all'Ariston i presentatori non dovrebbero mai oscurare con le loro gesta i partecipanti alla kermesse, e invece per troppo tempo si è lavorato più al pregio e alla visibilità della cornice che alla qualità del quadro, ossia al livello dei brani selezionati e al valore degli interpreti. Ecco, con Fazio quest'anno si è raggiunto un accettabile equilibrio fra le due cose: una presentazione non convenzionale e brillante (con la riproposizione in un contesto più istituzionale della collaudata coppia con la Littizzetto), ma che non ha oscurato l'essenza del Festival, ossia la musica, e l'ha anzi valorizzata e proposta in una chiave inedita, più "alta", rispetto al passato. 
IL BIS DI LUCIANA - Così, dopo un Sanremo 2013 che è stato un successo di audience, che ha riscosso i consensi dei critici (solitamente incontentabili quando analizzano il Festivalone), che ha rinfrescato l'immagine della kermesse modificandone il canovaccio spettacolare, strizzando l'occhio a espressioni artistiche meno pop e più ricercate, affidarsi di nuovo a Fazio era inevitabile e anzi auspicabile. La novità clamorosa, casomai, è la conferma, al suo fianco, della sua ormai consolidata "metà televisiva", Lucianina nostra. E' un elemento rivoluzionario che non tutti hanno colto: nella storia del Festival, anche quando i presentatori maschili, i Mike e i Pippo, rimanevano gli stessi per diversi anni di seguito, accanto a loro mutavano vorticosamente, continuamente, sistematicamente le partner femminili. Due sole eccezioni: Gabriella Farinon sul palco del Casinò nel '73 come nel '74, e un'altra storica annunciatrice Rai, Maria Giovanna Elmi, presente sia nel '77 sia nel '78.
Ma erano situazioni diverse: l'impegno richiesto per quelle edizioni era relativo (tre serate, oltretutto neanche lunghissime, e solo l'ultima trasmessa in tv), certo non paragonabile allo sforzo che comporta la gestione di un Sanremo del ventunesimo secolo, e comunque le due "signorine buonasera" erano pur sempre delle semplici collaboratrici dei presentatori principali. Peggio di loro tante altre venute prima e dopo, ragazze che, nonostante il battage pubblicitario che ne accompagnava la partecipazione al Festival, altro non erano che vallette, spiace dirlo: belle presenze buone per i flash dei fotografi, confinate in un cono d'ombra da compagni di palco troppo ingombranti o dalla loro inadeguatezza a un compito così improbo, o semplicemente dal maschilismo che per troppo tempo, e in parte anche oggi, ha infestato i palinsesti delle nostre emittenti. 
LA SQUADRA SI ALLARGA? - Con la Littizzetto si è svoltato anche in questo senso: presentazione nel segno dell'uguaglianza di genere, parità fra maschio e femmina, ed era ora. Il rischio è però una stanca ripetizione degli schemi spettacolari applicati per l'edizione 2013, una sovraesposizione del duo già presente settimanalmente sugli schermi: ecco perché, stando ai pochi rumors usciti dalle segrete stanze di viale Mazzini, il gruppo dei presentatori dovrebbe allargarsi ad altre presenze. Si sono fatti i nomi di Jovanotti (che il suo concerto trasmesso di recente da Rai Uno fosse una sorta di esperimento apripista, in vista di un più massiccio impegno di Lorenzo con la tv pubblica?), di Alex Del Piero, in seguito a una mezza frase pronunciata durante un'ospitata a "Che tempo che fa" nella scorsa primavera, di Geppi Cucciari, che con Luciana potrebbe far... diventare matto Fabio, e movimentare ancora più le cose sul palco.
PIU' GLAMOUR E LEGGEREZZA - Su tutto il resto, sul format dello spettacolo nel suo complesso e su quello della gara, nulla trapela, verosimilmente perché tutto resterà come prima. In questo senso, qualche riserva la avevo avanzata in tempi non sospetti, ossia durante e subito dopo Sanremo 2013: si era costruito un Festival fin troppo "alto" per i canoni tradizionali della manifestazione. Nulla di male, anzi, nel variare il registro dello spettacolo intercettando ambiti artistici meno "commerciali", ma con una impostazione del genere il rischio di passare dal serio al serioso è elevatissimo, e alla lunga non gioverebbe alla rassegna.
In parole povere: la via di mezzo, come in tutte le cose della vita, sarebbe l'ideale. Sanremo ha bisogno di quel tocco di glamour, di leggerezza, di "nazionalpopolare" che fa parte del suo DNA e che non stona, se mantenuto in dosi contenute (in certe edizioni, è vero, si è esagerato in tal senso). Insomma, pop e impegno, semplicità e ricercatezza a braccetto. Tradotto in termini pratici, un cast che preveda qualche cantante "di facile presa" (il termine non va assolutamente letto con accezione negativa)  e un pizzico di easy listening in più; ma da alleggerire sarebbe soprattutto il parco ospiti: d'accordo i direttori d'orchestra, d'accordo i musicisti di nicchia, ma la storia sanremese è stata scritta anche da presenze epiche di vedettes del pop rock internazionale, che sono poi quelle che si fanno ricordare anche a distanza di decenni: ecco, scritturare qualche divetto da classifica del momento non sarebbe male, anche se mi rendo conto che qui il problema è soprattutto di natura economica.
SUGGERIMENTI - Poi ci sarebbero le modifiche che chiedo da tempo, e che prescindono dalla filosofia di base ("d'élite" o "popolare") dello spettacolo: in primis l'aumento quantitativo dei Big (fra i quali, per inciso, dovrebbero trovar spazio diversi esponenti del mondo rap, che piaccia o no è il fenomeno del 2013). In Rai si sono fissati su quattordici concorrenti, ma, senza arrivare agli eccessi degli anni Ottanta (24 o addirittura 26 in lizza), sinceramente non vedo quale danno possa procurare l'aggiunta di due miseri posti: garantendo visibilità e promozione ad altri due artisti, si farebbero contenti loro e si darebbe respiro a chi attorno ad essi lavora. Sarebbe oltremodo doveroso, visto che ogni anno le richieste di partecipazione giungono in numero elevatissimo e i musi lunghi post selezione sono sempre troppi.
Stesso discorso per la sezione giovani, otto sono davvero una miseria, una competizione ridotta ai minimi termini e che meriterebbe ben altro trattamento: in primis un maggiore rilievo durante le serate, come venne fatto nel 2009. Invece di continuare a confinare questi ragazzi ad orari assurdi, perché non prendere esempio dai Festival di Aragozzini, durante i quali gli esordienti si esibivano alternati ai Big? Tutti discorsi fatti e rifatti, qui su Note d'Azzurro. Vedremo: dopo il nulla quasi assoluto dei mesi estivi, ancora qualche settimana e comincerà l'inevitabile girandola di voci e indiscrezioni. 

martedì 19 giugno 2012

FESTIVAL DI SANREMO 2013: SCOCCA L'ORA DI "FAZIO TERZO"



Scrivere del Sanremo prossimo venturo già a giugno fa un po' specie, ma la notizia è di quelle grosse: il padrone di casa del Festivalone 2013 sarà Fabio Fazio. Non era uno dei nomi più gettonati per la successione a Gianni Morandi, ma la candidatura ha preso corpo rapidamente nelle ultime settimane, e ancor più rapidamente si è concretizzata. 
E' in rampa di lancio il "Fazio terzo", dunque. Inevitabile tornare con la mente alle due edizioni delle kermesse già presentate dall'anchorman ligure, nel 1999 e nel 2000. Un secolo fa e termini di paragoni impropri, perché di acqua ne è passata sotto i ponti, e tante, troppe cose sono cambiate nei mondi che Sanremo attraversa e vive: quello musicale in primis, quello televisivo, e quello... finanziario (da cui non si può prescindere nell'allestimento di uno show di tali faraoniche dimensioni). Ma, anche se non soprattutto, è cambiato lui, l'anfitrione designato. Il Fazio di fine ventesimo secolo era il Fazio di "Anima Mia" (trionfo insperato alla vigilia della messa in onda) e di "L'Ultimo valzer" (flop altrettanto inatteso), ma soprattutto del primo, indimenticabile "Quelli che il calcio". 
IL FAZIO DI IERI... - All'epoca, Fazio era quasi un "elfo" del piccolo schermo, l'uomo nuovo dell'intrattenimento leggero ma ragionato: il ragazzone ancora bambino dentro, il "fantasista" che cercava una nuova via al divertimento catodico, rovistando nei magazzini ideali della memoria e in quelli più... prosaici della Rai per lanciare un filone nostalgico - vintage che funziona ancora oggi, andando a scoprire nuovi canoni spettacolari, format mai sperimentati, personaggi inediti e pescati fra la gente comune, ma personaggi che avevano qualcosa da dire e da raccontare, anche poco ma l'avevano, non gente senza qualità secondo la moda della "tv di tutti" in stile Grande Fratello. Una visione allegramente scanzonata del mondo reale e mediatico, la sua;  un distacco non superbo ma umile, quasi a dire: "Scusate, sono qui per caso", nella ricerca continua di una vicinanza assoluta allo spettatore, in luogo dell'inavvicinabilità tipica del divo. 
... E IL FAZIO DI OGGI - Oggi, le cose sono un po' diverse: la metamorfosi di Fazio, forse, è cominciata  in parte proprio da quei lontani giorni di Sanremo. Non nel '99, quando mise in piedi un Festival totalmente in linea col suo stile (ricordiamo la trovata del "Sanremo quest'anno lo presentano tutti", con casalinghe, calciatori, astronauti e inservienti dell'Ariston ad alternarsi sul palco), ma di certo nel 2000, allorché si impose di modellare una rassegna sostanzialmente rigorosa e dedicata in toto alla musica, essendo quella l'edizione del cinquantenario, dando inoltre grosso rilievo ad una iniziativa umanitaria che ebbe eco planetaria, quel "Jubilèe" che puntava alla cancellazione del debito dei Paesi più poveri del globo. In seguito, molti eventi l'hanno segnato: rendendolo più ispido, ruvido, meno allegrotto, anche per via di certe amarezze (il precoce tramonto dell'avventura a La7), ma in primis più rigoroso, in una differente interpretazione della sua professione, del suo ruolo televisivo, ruolo che ha completamente ripensato dedicandosi a un intrattenimento alto, per certi versi "di nicchia". 
Il Fazio di oggi, e non lo scopro certo io, è il Fazio che passa in rassegna politici, magistrati, attori di spessore, cantautori e scrittori a "Che tempo che fa"; ed è soprattutto il Fazio impegnato delle trasmissioni - record con Roberto Saviano. Ed eccoci dunque al punto: come trasferirà, il conduttore savonese, tutte queste sue nuove esperienze, questo suo bagaglio di cultura umana e televisiva distante anni luce da quello di tredici anni fa, nel Sanremo che verrà? 
IL SUO TERZO SANREMO - Non è facile rispondere, in questo momento. Precisando che nelle due edizioni condotte Fazio non si è mai occupato direttamente della selezione dei brani in concorso, io credo che questa volta invece farà sentire la sua voce, sia pur sommessamente: sarà l'occasione, credo e voglio sperare, per un'apertura più convinta non solo al cantautorato nobile che è un suo vecchio pallino, ma anche a generi musicali meno esplorati, anche se ugualmente di buon impatto commerciale. 
Chi, invece, auspica una liquidazione del discorso "talent show" è fuori strada, secondo me: come avevo scritto a commento dell'ultimo Festival, quella degli "Amici di Maria" e degli "X Factorini" è una realtà che, al momento, la manifestazione rivierasca non può assolutamente ignorare, sia per motivi discografici che per ragioni di audience; deve, però, mitigarne gli influssi, rendendo meno ossessiva la loro presenza, e meno "dominante" sulle classifiche finali, senza liquidare il televoto (anche volendo, impossibile farlo) ma reintroducendo con coraggio una delle innovazioni più azzeccate del biennio '99-2000, quella della giuria di qualità che "incide davvero" sul verdetto conclusivo, una giuria possibilmente formata da esperti veri, non da attricette dell'ultima generazione.
Ancora, sarebbe auspicabilissimo proseguire nel solco, tracciato da Gianmarco Mazzi, della valorizzazione del vivaio sanremese, col lancio fra i Big di molte "Nuove proposte" del passato, senza però penalizzare i giovani con orari di passaggio televisivo indecenti, fino a farli quasi sparire nel programma delle serate, come è avvenuto negli ultimi anni. E, sempre a proposito della categoria debuttanti, occorrerebbe trovare il coraggio di superare l'omologazione di generi imperante, girando la Penisola in lungo e in largo, scandagliando l'underground, i locali, le cantine, ma anche il web, per poi portare in Riviera la vera musica nuova.

                                         Gli Avion Travel, trionfatori a Sanremo 2000


NO ALLE "COMPAGNIE DI GIRO" - Ecco, il nuovo volto di Fazio si riverbererebbe sul Festival anche con queste poche e banali innovazioni, che  altro non sono se non un ritorno a canoni più rigorosamente musicali e lontani dagli stilemi della tv caciarona. Meno ci piacerebbe il ricorso alla "compagnia di giro", viziaccio di molti (come l'allenatore Novellino che si portava sempre dietro il regista Volpi!); poteva funzionare nel '99 o nel 2000, quando Orietta Berti, per dire, era ancora un volto originale come anchorwoman, e Teocoli conservava qualche cartuccia da sparare; oggi si parla già di Saviano, e passi pure (anzi, potrebbe rappresentare un colpo alla Benigni), ma si è già fatto il nome della Littizzetto, che ormai ha ben poco da dire anche nell'appuntamento settimanale a "Che tempo che fa". I volti inediti per fare uno spettacolo innovativo e fuori dagli schemi classici non mancano (un nome su tutti, Geppi Cucciari), è auspicabile qualche colpo di genio. 
CARLO CONTI E GLI ALTRI - Di certo la scelta dei vertici Rai è stuzzicante: caduta per l'ennesima volta la candidatura di Carlo Conti, che forse invecchierà senza presentare il Festival (e, del resto, negli ultimi anni ha perso molto di quel brio che ne aveva decretato il successo, intristendosi nella noiosa ripetitività di trasmissioni sempre uguali a loro stesse), mai presa in considerazione quella di Milly Carlucci (che, pure, è la regina dell'intrattenimento Rai dell'ultimo quinquennio), precocemente tramontata la fugace ipotesi del "Bonolis ter" (ma Paolone nostro, scommettiamo, tornerà presto all'Ariston), ecco il coniglio fuori dal cilindro, la mossa a sorpresa. 
FAZIO E UN SANREMO DIVERSO - Fazio dovrà reimmergersi in un clima, quello dello spettacolo leggero e glamour, che non gli appartiene più: l'ho visto a disagio, fuori posto, inceppare nelle battute e nei tempi comici, in occasione dello spettacolo dedicato qualche mese fa a Enzo Jannacci. E poi, come si diceva, i tempi sono cambiati su tanti versanti: la tv si è imbastardita e ingrigita, perdendo di vista fantasia e voglia di sperimentare, il Sanremone si è trasformato in un megashow catodico in cui la musica riesce ancora a conquistarsi la ribalta (l'ha fatto bene, tutto sommato, nell'edizione 2012), ma sempre più a fatica, fra numeri dì'arte varia, presentatori troppo protagonisti e improponibili ospitate di attori stranieri. 
Il mercato del disco è cambiato radicalmente, i gusti si sono uniformati e standardizzati verso il basso e non è più facile come un tempo far digerire al pubblico una diversificazione di generi; dulcis in fundo (si fa per dire...), le risorse economiche sono quelle che sono, e dopo i lustrini e lo sfarzo dell'ultimo decennio è il pubblico stesso a chiedere per primo un Sanremo più "austero", senza sprechi per attrazioni inutili. Per dire, nel 2000 Fazio riuscì a portare all'Ariston Bono Vox (con The Edge, in pratica gli U2) e Jovanotti, Venditti e Robbie Williams, Gli Eurythmics, gli Oasis e Tom Jones, ed ebbe al fianco Pavarotti come presentatore. Oggi, invece, dovrà fare le nozze coi fichi secchi (si fa sempre per dire, ma la proporzione ci sta): anche questa è una sfida affascinante e carica di incognite.