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giovedì 16 febbraio 2012

SANREMO 2012: SECONDA SERATA, FINALMENTE LA MUSICA AL CENTRO

Musica, finalmente! Una boccata d'ossigeno per i puristi del Festival. E sì, perché la seconda serata è parsa, vivaddio, più in linea con l'essenza originaria della manifestazione, quella che dovrebbe "coccolare" i cantanti e le loro canzoni, ponendoli al centro dell'attenzione invece di lasciarli in un cono d'ombra, oscurati da baracconate di varie umanità e di dubbia validità artistica. Così è stato, e per fortuna, ogni volta che Gianni Morandi ha invocato, dal palco dell'Ariston, nuove irruzioni di Celentano, è giunto il silenzio come unica risposta: ce ne faremo una ragione, nella consapevolezza che presto, entro sabato, in Riviera sarà di nuovo l'ora del Molleggiato. Intanto, per questo secondo capitolo della saga festivaliera, ecco snodarsi uno spettacolo al passo con le moderne esigenze di uno show musical - televisivo ma assolutamente rispettoso della tradizione della kermesse: canzoni a ritmo sufficientemente sostenuto, intervallate da momenti "extra" non invasivi e debordanti come la celentanata di ventiquattr'ore prima, e poi il tanto sospirato pathos delle eliminazioni, sottratto alle brame degli spettatori la sera del debutto, e persino le nuove proposte di Sanremosocial collocate in scaletta ad orari non eccessivamente penalizzanti. 
Del resto, quando si è vista comparire la sospiratissima Ivana Mrazova, è stato chiaro che tutto era ritornato alla normalità, e difatti, dopo gli "sconvolgimenti" del vernissage, nulla è parso fuori posto o stonato, nemmeno le incursioni dei Soliti Idioti, che personalmente non conoscevo, se non per sentito dire (e non era un sentito dire incoraggiante) e che ho trovato tutto sommato gradevoli, anche quando non han dovuto far ricorso alla trivialità che pure ne rappresenta, pare, un corposo e discusso marchio di fabbrica. I due ragazzi "made in Mtv" hanno persino regalato alcuni momenti musicali certo ironici, ma non privi di un certo spessore, spaziando da un rock persino più schietto di quello dei Marlene Kuntz a un divertissement di stampo "arboriano", con quella "Buongiorno" decretata d'autorità, da loro stessi, canzone vincitrice del Festival. I richiami all'omosessualità? Leggeri e con la voglia di sdrammatizzare un tema che, anche in edizioni recentissime, è stato vissuto con toni aspri e polemici non degni di una Italia del Duemila (basti pensare al caso Povia del 2009). 
Troppo buono? Forse, ma serate come questa, in cui la musica prende il sopravvento tanto da riportare alla mente gli anni storici della gara canora, un po' di manica larga ci vuole. E pazienza se oggi ci sono i Soliti Idioti e una volta c'erano Grillo e Manfredi, e successivamente Panariello e persino la Littizzetto: ogni epoca ha i suoi comici, forse cambiano le modalità di divertimento, forse si ride secondo schemi diversi, e comunque Mandelli e Biggio sono due dei personaggi del momento, piaccia o no, e portarli all'Ariston è stato una bella intuizione della direzione artistica. 
Musica, dicevamo: cominciano a chiarirsi le idee sui Big, e delle quattro eliminazioni (provvisorie: stasera è già tempo di ripescaggi) due non destano scandalo né sorpresa: D'Alessio - Bertè dal ritmo trascinante ma piuttosto datato, e con una Loredana di nuovo a disagio con la voce dopo la discreta riuscita dell'esordio, Marlene Kuntz portatori di un genere tradizionalmente (purtroppo) indigesto alla platea del Festival, e il fatto che abbiano cercato di "annacquare" il loro rock con un apporto orchestrale decisamente sopra le righe ha forse peggiorato le cose. Ci si poteva tutto sommato attendere un esito del genere per Irene Fornaciari, che mi sembra comunque alla sua performance sanremese più convincente, con l'unico pezzo veramente trascinante e ben confezionato da Davide Van de Sfroos, mentre sorprende la bocciatura del duo Carone - Dalla, con una poesia che alterna toni crudi e delicati ma fa forse un uso troppo parsimonioso della vocalità del grande Lucio. 
Fra i promossi, più convincente alla seconda uscita è parso Samuele Bersani: la prima sera il brano non mi aveva colpito particolarmente, ma mi sembrava di aver intuito una certa difficoltà di esecuzione da parte dell'autore di "Spaccacuore". Emma stupisce per la sicurezza da veterana, Arisa invece non sorprende più per la sua voce cristallina e senza cedimenti a sostegno di un brano melodico stile anni Novanta; la Civello si è convertita a un  easy listening che può convincere le classiche giurie demoscopiche ma non so quanta strada possa fare fuori Sanremo. Finardi ispiratissimo in voce e in corpo (non lo ricordavo così generoso in fatto di gestualità), Renga mi pare alle prese con la necessità di far rendere subito al massimo un pezzo forte ma di non facilissima presa, e non è ancora riuscito appieno nell'impresa. Per chiudere, le tre "meraviglie": una Zilli che offre reminiscenze... mazziniane (nel senso di Mina), una Noemi che ha voce e canzone ben costruita in testo e impianto musicale da Fabrizio Moro, e una Dolcenera con un piccolo gioiello pop che, per quanto mi riguarda, ho già eletto "la mia canzone di Sanremo 2012", quella che canticchierò ancora fra diversi mesi, e forse anni.
E i giovani? In linea di massima, confermate le mie impressioni della vigilia: i pezzi più "solidi" sono quelli di Erica Mou (cantautorato moderno e intelligente) e Marco Guazzone (impianto sonoro con echi internazionali). Di Alessandro Casillo si sapeva, ha puntato sull'orecchiabilità con una linea musicale "acchiappa ragazzini", e del resto il suo compito è stato facilitato da una Dana Angi davvero troppo sopra le righe, con una serie di virtuosismi vocali forzati che hanno reso incomprensibili diverse parti del brano. Spiace invece per Celeste Gaia (e non solo perché ha dedicato una canzone al... mio nome, forse prima assoluta nella storia della musica italiana...), con una "Carlo" originale e di buon impatto. Delusione, infine, per Giulia Anania: non basta inserire nel titolo una parola contemporanea (mail) per rendere moderna una canzone invece piuttosto demodé. 

mercoledì 15 febbraio 2012

SANREMO 2012: PRIMA SERATA, FESTIVAL SPECCHIO DI UN'ITALIA IN CRISI

Verrebbe persino da pensar male. Di fronte a uno scenario del genere, sorge quasi il sospetto che tutto sia stato studiato a tavolino, passo dopo passo, colpo di scena dopo colpo di scena, o meglio, infortunio dopo infortunio. Non si dice forse da sempre che Sanremo è lo specchio del Paese? E il Paese non sta forse attraversando la più grave crisi del dopoguerra, e una delle più gravi in assoluto della sua storia? Bene (anzi, male). Et voilà un Festival ritagliato su misura per l'Italia di oggi. E siccome l'Italia di oggi è una interminabile sequenza di cose che non vanno, per vuoto culturale, impreparazione e inadeguatezza delle persone e conseguenze di errori e omissioni commessi nel passato, la kermesse rivierasca non può che adeguarsi. Un senso di assoluta precarietà (e già, il Paese dei precari) ha aleggiato su tutta la serata inaugurale dal primo all'ultimo minuto. Quando anche una macchina perfetta, in cui tutto, anch gli imprevisti, dovrebbe essere calcolato al millesimo, con margine d'errore dello 0,001, si inceppa in maniera così evidente, beh, non si può che accettare il tutto con la rassegnazione di chi, in fondo, sapeva che era lecito aspettarselo.
QUANTI GUAI! - Quando la struttura è debole, certo, ci si mette anche la sfortuna: non in altro modo si può classificare il forfait dell'ultima ora di Ivana Mrazova, primo caso di presentatore, co-conduttore o valletta sanremese a dover rinunciare al palco in extremis per motivi di salute. Di jella invece non si può parlare per tutto il resto: i problemi di audio che hanno accompagnato diverse fasi dello spettacolo (particolarmente evidenti nel momento di stacco fra la fine delle canzioni e gli applausi in sala), i tempi sbagliati dei presentatori nel lancio degli spot e delle telepromozioni, e soprattutto, la colossale magra finale, la cancellazione della prima fase della gara per il malfunzionamento del sistema elettronico alla base del lavoro delle giurie: erano previste due eliminazioni, invece domani sera i Big saranno di nuovo tutti in scena, e questo è l'unico aspetto positivo della questione, perché per i cantanti in competizione anche un solo passaggio televisivo in più è fondamentale e bene accetto, e contribuirà a rendere più soft il dispiacere per chi dovrà uscire di scena. Rimane però un retrogusto amaro fatto di improvvisazione, impreparazione, inadeguatezza: incredibile davvero che non ci fosse un'adeguata procedura di emergenza per ovviare a eventuali défaillance nello svolgimento delle votazioni. 
L'inadeguatezza ha riguardato anche un altro aspetto, quello del buon gusto, visto il ricorso davvero troppo massiccio al turpiloquio: non sono un purista né un bacchettone, so bene che certi termini sono entrati ormai nel linguaggio comune, ma penso che comunque non se ne debba abusare, specialmente in certe occasioni "ufficiali" e mondane, in cui la tv (la tv pubblica, la "principlae agenzia culturale del Paese"!)  si apre a una platea immensa, fatta anche di bambini e ragazzini. Insomma, sentire Morandi gridare "che cazzo è" al momento dell'entrata in scena di Celentano ce lo saremmo volentieri risparmiato.
Certo, era il debutto, col trascorrere dei giorni tutto migliorerà (e ci mancherebbe altro) e magari tornerà anche Ivana (non son stato tenero con lei, ma mi auguro sinceramente di vederla sul palco per il rush finale di questo Festival), ma dall'evento televisivo dell'anno, da questo carrozzone elefantiaco eppure sempre a pieno regime, a parte piccole sbavature, ci si attende ben altro.
LA CRUDA REALTA' NELLE CANZONI - Festival dell'Italia della crisi, dicevamo, e  tale atmosfera cupa aleggia anche, vistosamente, sulla gara. Non ricordo una così massiccia frequentazione di argomenti di attualità nei testi dei brani dei Big: Emma e Dolcenera lo fanno con toni accorati e financo drammatici, Bersani con disincanto e anche con una complessità poetica che in passato gli ha spesso precluso l'accesso alla grande massa degli appassionati. Una cosa del genere, in così larga misura, avvvenne forse solo nel 1992 (Italia d'oro, Mendicante, La forza della vita e altre canzoni ancora contenevano tutte richiami più o meno estesi ai problemi di un'altra fase storica non facile per la nazione). Questo sguardo alla vita reale non può che farmi piacere, e del resto mi sarei stupito del contrario: ciò che stiamo vivendo, e lo dico per esperienza diretta, è troppo grande, troppo pesante, troppo devastante per non lasciare il segno, e, lo si ammetta o no, gli artisti hanno la sensibilità per percepire questo malessere (eufemismo). E' comunque un progresso, se penso che il pur stimatissimo Baudo, dopo aver scelto le canzoni per il Festival del 2002, affermò: "Mi sono arrivati brani sulle Twin Towers, ma ho fatto finta di non sentirli" (fonte: Archivio storico on line Corriere della sera). Magari saranno stati anche brutti, quei brani, ma era il concetto di rifuto di ogni accenno ai fatti della cronaca e della storia ad essere sbagliato. Da questo punto di vista, progressi ne sono stati fatti.
ORECCHIABILITA' e GUSTO RETRO' - Sul piano della proposta musicale, mi pare ci sia un cambio di tendenza rispetto alla passata edizione, che aveva puntato su composizioni un tantino più sofisticate ed elaborate, ovviamente con le dovute eccezioni. Questa volta, la direzione artistica sembra essersi maggiormente orientata verso l'easy listening, il che peraltro non significa, come abbiamo visto, rinuncia all'impegno. Persino l'attesa Chiara Civello, che avrebbe dovuto portare all'Ariston le soffuse atmosfere jazz in cui  eccelle, si è votata a un pop oltretutto non proprio modernissimo.
A proposito di modernità, ci sono stati altri brani apparsi leggermente "demodé". Quelli di Finardi e della coppia D'Alessio - Bertè, ad esempio, potevano essere tranquillamente presentati a un Sanremo di dieci o quindici anni fa, e quello di Arisa avrebbe fatto la felicità di Baudo a metà anni Novanta. I Matia Bazar sono fermi al 2002, anno della loro ultima vittoria, pur con qualche trovata sonora più contemporanea. Tutto questo non implica un giudizio complessivamente negativo dei pezzi citati, ma è solo una constatazione sulla struttura artistica delle composizioni. Per voti e pagelle sulla qualità delle canzoni rimando ai prossimi giorni, un solo ascolto è davvero troppo poco: posso dire che personalmente, al primissimo impatto, mi han colpito soprattutto Dolcenera, Emma, Noemi e il duo Carone - Dalla, ma è tutto relativo e già in seconda battuta si potrà essere più precisi.
CELENTANO - Due parole su Celentano, ché già ne parlerà abbondantemente la stampa tutta: ha cantato, e tanto, e questo è stato un apporto artistico importante e funzionale al Festival in quanto "rassegna di canzoni". Sul resto, si può dire tutto e il contrario di tutto: ognuno è libero di esprimere le sue opinioni (anche se si può evitare di farlo, ad esempio, attraverso una discutibile e scombiccherata messinscena con Pupo e Morandi, anch'essa penalizzata inizialmente da un pessimo audio), ma rimango del parere che Sanremo non sia il luogo televisivo adatto per fare tutto ciò. Diciamo che da appassionato di musica e cultore del Festival nella sua forma più genuina, rimpiango amarissimamente i tempi in cui la kermesse rivierasca non aveva bisogno di certe "sovrastrutture spettacolari" come la performance del Molleggiato per attirare attenzione e audience, ma con una mentalità "più realista del re" non posso che prendere atto del fatto che un evento del genere, certo destinato a far parlare assai a lungo, è un qualcosa che contribuirà a fare la storia del Festivalone e gli garantirà solidità e salute per tanti anni ancora. La televisione del 2012 funziona così, bellezza, è inutile.
A proposito di sovrastrutture spettacolari, certo meno chiassosa ma, a parer mio, tremendamente più efficace è stata l'ouverture di Luca e Paolo. Semplice ma ben riuscita l'idea: proiettare in un televisore sul palco la performance dell'anno passato ("Ti sputtanerò", sul caso Fini e più in generale sulla situazione politica e giudiziaria dell'epoca) e riflettere ironicamente su come a distanza di 12 mesi le cose siano cambiate, e per la satira sicuramente in peggio, essendo venute meno le principali fonti di ispirazione (Berlusconi e compagnia) ed essendosi creato un clima nel Paese che rende tutti poco inclini allo scherzo e al divertimento. L'Italia della crisi, per l'appunto.

martedì 14 febbraio 2012

PICCOLA GUIDA RAGIONATA A SANREMO 2012

Dunque, ci siamo! Poche ore al via del Festival numero 62: vediamo allora di fare il punto focalizzando l'attenzione su quelli che saranno, a mio personalissimo giudizio, i temi e gli elementi chiave di queste cinque serate.
I FAVORITI - C'è forse una cantante più avanti degli altri nei pronostici, Emma, ma non un favorito assoluto come è accaduto spesso in passato (tante volte negli anni Ottanta, meno di recente, ad onor del vero). Grande equilibrio, dunque, ed è ovvio che senza aver ascoltato i brani la confusione aumenti. Così, mi gioco una rosa piuttosto larga: io punto sul sestetto Renga - Emma - Carone con Dalla - Zilli - Bersani - D'Alessio con Bertè. Difficilmente ci si discosterà da questi nomi. Tutte da verificare le potenzialità del duetto fra il napoletano e Loredana, la cui resa vocale, spesso assai precaria, sarà fondamentale per la buona riuscita del progetto. Le varie Arisa, Noemi e Dolcenera le vedo solo come outsiders, alle quali potrebbe aggiungersi Irene Fornaciari, del cui pezzo ho sentito parlare bene anche da parte di esperti solitamente mai teneri verso la produzione sanremese. Finardi prende idealmente il posto (cantautorato nobile) che fu di Vecchioni lo scorso anno, ma difficilmente riuscirà a ripeterne l'exploit, trattandosi di un artista più di nicchia e meno incline alle suggestioni da musica di facile presa rispetto al buon Roberto. Però Morandi lo ha voluto fortemente, rapito dalla bellezza della canzone. Sentiremo.
DA NON PERDERE - Per gli amanti della grande musica internazionale, da non mancare l'appuntamento con la sera di giovedì, un autentico happening con tanti nomi di pregio della ribalta mondiale. Da Al Jarreau a Josè Feliciano, da Skye dei Morcheeba a Shaggy, da uno degli idoli del momento, Gary Go, ad autentiche icone rock come Patti Smith e Brian May,  a musicisti di spessore come Goran Bregovic. Tutti insieme sul palco dell'Ariston ad interpretare, con i 14 Big italiani in gara, canzoni evergreen della tradizione nostrana. Ma occhio anche a ciò che accadrà venerdì, la serata dei duetti diventata ormai un classico del format sanremese (e la cui introduzione si deve proprio a Mazzi, attuale direttore artistico, e a Bonolis, anno 2005): i big interpreteranno in versione leggermente diversa le canzoni in concorso con altri artisti, in larghissima parte italiani. Spesso negli anni scorsi da questa serata sono emerse autentiche chicche sonore, tanto che spesso si è parlato dell'opportunità di pubblicare cd con quelle esibizioni, da affiancare alle compilation ufficiali del Festival, ma non mi risulta che tale progetto sia mai andato in porto. Quest'anno vedremo tra gli altri Alessandra Amoroso, Max Gazzè, Gianluca Grignani, Davide Van de Sfroos (quasi un vincitore morale della passata edizione), ma anche personaggi sulla cui "utilità artistica" per il Festival ci sarebbe da eccepire, come Platinette (coi Matia Bazar).
SOTTO ESAME - Gianni Morandi. Sì, proprio lui, il gran cerimoniere. Analizzando con occhio critico la sua performance dell'anno passato, si scopre una rendimento non sempre altissimo, diciamo da onesto mediano, sul 6,5. A far girare il tutto a mille fu la squadra, con menzione d'onore per Luca e Paolo, assolutamente strepitosi. Quest'anno il "gruppo di lavoro" presta il fianco a qualche perplessità in più: una modella al debutto nella tv italiana ed estranea al mondo della musica, un attore di alto livello ma che pare un po' fuori dai canoni sanremesi (il che non è detto sia un male, se ci si riesce ad adattare agli schemi e, nel contempo, a plasmarli a seconda delle proprie inclinazioni artistiche). Insomma, la sensazione è che il Gianni nazionale quest'anno dovrà metterci qualcosa in più.
L'INCOGNITA - E' l'evento di questo Sanremo, ma anche il più grosso punto interrogativo. Il 62esimo passerà comunque alla storia come il "Festival di Celentano", e siamo sicuri che la sua sola presenza, e il battage mediatico scatenatosi attorno ad essa già da molte settimane, basterà ad assicurare a questa edizione un boom di ascolti (complice anche la quasi totale assenza di concorrenza, diciamolo...). Però i dubbi e i timori non mancano: su cosa farà, su come lo farà e soprattutto sui tempi lunghi che si prenderà (per stasera si parla di 40 minuti). Il rischio è che i suoi interventi fiume cannibalizzino tutto il resto, magari penalizzando anche alcuni artisti in gara costretti ad esibirsi a tarda ora.
I GIOVANI DI SANREMOSOCIAL - La modifica del programma, che ha concentrato la gara delle "nuove proposte" in due serate, quella del mercoledì (eliminatoria modello playoff calcistici fra gli otto concorrenti) e quella del venerdì (finale a quattro) secondo noi gioverà a questa categoria, negli ultimi anni sempre bistratta con orari impossibili: secondo la formula originaria, quattro di questi ragazzi avrebbero dovuto esibirsi il giovedì, cioè nel bel mezzo del seratone coi superbig stranieri, e avrebbero verosimilmente finito col perdersi e scomparire in mezzo a tale abbondanza qualitativa. Scendendo nel dettaglio della gara, a un primissimo ascolto (ho sentito i brani solo il giorno della diretta web delle pre - selezioni, voglio godermeli appieno nelle serate sanremesi) le proposte più "corpose" sembrano arrivare da Erica Mou, Celeste Gaia e Marco Guazzone. Alessandro Casillo è però spinto in maniera possente da schiere oceaniche di fans accumulati con la partecipazione a "Io canto".

lunedì 13 febbraio 2012

FESTIVAL DI SANREMO: I GIOIELLI NASCOSTI DEGLI ANNI DUEMILA - I BIG (2)

Riprendiamo la nostra carrellata sulle perle sanremesi degli anni Duemila nascoste o dimenticate. Eccoci al 2004, l'anomalo Festival targato Tony Renis. Nonostante il boicottaggio FIMI, il cast non è comunque privo di nomi di un certo spessore, magari non troppo adusi alle grandi ribalte. Uno di questi è Pacifico: "Solo un sogno" è il classico brano che mette insieme piglio cantautoriale, originalità di impostazione e orecchiabilità, ma, a detta di molti dei cronisti al seguito, la resa ne risulta pesantemente condizionata da una prestazione "live" dell'artista non all'altezza della situazione. Da allora Pacifico non è più tornato a Sanremo, pur avendo sfiorato l'ammissione nel 2008. 




Nel 2005 i Velvet, che dalla Riviera dei Fiori avevano preso il volo quattro anni prima, ritornano musicalmente più maturi, con la tesa "Dovevo dirti molte cose". Un gruppo che, eccezion fatta per la celebre "Boy band", tormentone dell'estate 2001, non ha mai ceduto all'easy listening fine a se stesso, cercando di mettere sempre qualcosa di più "corposo" nei propri pezzi. 





2006: è il Festival di Panariello e di un Mazzi ancora alla ricerca della formula vincente. Le cose sul piano degli ascolti non vanno molto bene e, come sempre in questi casi, a pagare il prezzo più caro è la musica, anche quella di qualità, che non viene premiata con l'opportuna considerazione. Viene così quasi dimenticato questo intenso duetto fra Noa e Carlo Fava. 




Nella stessa edizione, di rilievo la prestazione di Mario Venuti, per l'occasione con gli Arancia Sonora. E' il suo periodo migliore, e si sente. Ottimo arrangiamento e ritornello che si fa ricordare. 




2007: l'ultimo grande Festival di marca baudiana (il Pippo nazionale ci sarà anche l'anno dopo, ma gli esiti saranno più modesti), mirabile fusione tra innovazione e tradizione (prevalente), sia nella composizione del cast che nella struttura dello show. Fra i Big, lascia un segno indelebile il teatro canzone di Tosca: "Il terzo fuochista" è un'esplosione di suoni, parole e allegria, un sound fuori dagli schemi festivalieri e commerciali eppure incredibilmente trascinante. 








Tanti gioiellini, in quell'annata indimenticabile. Ecco "Canzone tra le guerre" di Antonella Ruggiero, poesia struggente, malinconica, drammatica, interpretata con delicatezza, quasi sottovoce. 





E che dire di "Guardami" degli Stadio? Dentro c'è tutto di loro, di uno stile portato avanti con determinazione fin dagli anni Novanta e che ha fatto di questo gruppo un punto fermo del panorama pop rock italiano. 



Chiudiamo l'ampia finestra sul 2007 con "Oltre il giardino" di Fabio Concato, impegno e poesia allo stato puro, brano non immediato ma di alto livello qualitativo. 




Dopo il trionfo fra i giovani, nel 2008 c'è grande attesa per il debutto fra i Big di Fabrizio Moro. Ci si aspetta una conferma dello stile "quasi rap" che ne ha decretato il successo con "Pensa", invece eccolo presentarsi con una canzone d'amore vagamente alla "Vasco Rossi" ma sicuramente di impianto moderno. Molti critici non apprezzano e lo bocciano, la gente invece capisce: per lui, alla fine, un terzo posto. 



Chiudo con un passato recentissimo, il Festival dell'anno scorso. Non ho mai amato particolarmente Giusy Ferreri, non mi convince particolarmente la sua vocalità, il suo modo di cantare,, ma in questa "Il mare immenso" l'ho trovata convincente nell'interpretazione e sostenuta da un pezzo ben costruito. Un rock di buonissima fattura.





FESTIVAL DI SANREMO: I GIOIELLI NASCOSTI DEGLI ANNI DUEMILA - I BIG (1)

Gli storici del Festival di Sanremo parlano, non a torto, degli anni Duemila come dell'epoca in cui, all'interno delle kermesse rivierasca, l'aspetto televisivo ha preso nettamente il sopravvento su quello più squisitamente musicale, che dovrebbe invece rappresentare l'essenza della manifestazione. Ciò non ha impedito che in gara, in questo decennio, venissero presentate canzoni di elevata qualità, in qualche caso gioielli autentici: purtroppo, il nuovo format dell'evento, il cui l'obiettivo finale è principalmente l'Auditel e in cui pertanto la fanno da padroni ospiti non cantanti, lustrini, paillettes e accessori vari, ha fatto il più delle volte passare in secondo piano tali perle. 
Con questo post, e con quello successivo, intendo quindi rendere giustizia a tali composizioni, con l'ovvia premesse che la scelta effettuata è strettamente personale (ho sempre pensato che le bellezza di una canzone sia frutto di una valutazione al 70 - 80 per cento soggettiva e solo per la restante percentuale fondata su valutazioni eminentemente tecniche). 

Partiamo dal 2000, il secondo Festival dell'era Fabio Fazio, considerato uno dei migliori di sempre sul piano della proposta musicale, con un cast molto più vicino alla realtà del mercato discografico italiano di quanto non lo sia stato in diverse altre edizioni a carattere più marcatamente "nazionalpopolare". Desidero riportare alla memoria proprio la proposta di una delle cantanti più "commerciali" dell'epoca, e quindi alla fine un po' penalizzata nella classifica finale. Mietta era ancora una delle artiste italiane più amate e popolari, una che tuttavia non amava fossilizzarsi in un solo genere, per quanto remunerativo, e che non si è mai tirata indietro di fronte alla possibilità di sperimentare vie nuove, anche a scapito delle vendite di dischi. Quell'anno presentò un pezzo orecchiabilissimo e ben strutturato, "Fare l'amore". 




Nel 2001 i Bluvertigo ci regalarono un autentico tuffo negli anni Ottanta: la loro "L'assenzio" risente fortemente, volutamente, quasi a mo' di citazione, di certo sound d'Oltremanica del periodo eighties, e il richiamo ai Depeche Mode è evidente. 




Nello stesso anno, Syria, sempre bistrattatissima dalla critica, e non sempre a ragione, sorprese con un pezzo struggente, dedicato a una persona amata che purtroppo non è più su questa terra. Sound trascinante anche se non propriamente originale, ma testo di una delicatezza e di una poesia che andrebbero assolutamente rivalutate. Ecco "Fantasticamenteamore". 




2002: riflettori su Mariella Nava, cantautrice sempre ispirata, apprezzatissima da tanti colleghi che hanno beneficiato dei suoi testi. Da un po' di tempo lontano dalla grande ribalta, e qualche anno fa minacciò addirittura il ritiro dopo l'ennesima esclusione da un Sanremo. Quell'anno cambiò pelle rispetto al suo stile sempre delicato e soffuso, si presentò con un'immagine più frizzante e con una ballata autobiografica e dal sound movimentato e allegro. 




Stesso anno, e fra i Big comparvero per la prima e unica volta i Gazosa, vincitori fra i Giovani l'anno precedente. Dopo il tormentone estivo "www.mipiacitu" non ci si aspettava granché, invece ecco arrivare questa "Ogni giorno di più" tutt'altro che banale. Verrà anche usata per una pubblicità, se non sbaglio, di un prodotto per bambini. 



2003: un cast ottimo penalizzato da ascolti non all'altezza (frutto di unì'impostazione spettacolare troppo dispersiva). Fra i Big, Nino D'Angelo, all'apice della maturità artistica, offrì al pubblico questo drammatico brano dall'insolita costruzione, dialogo  fra un camorrista e la sua coscienza. 




Ancora 2003, per un intenso e ispirato duello fra Andrea Mirò e il compagno Enrico Ruggeri: "Nessuno tocchi Caino" è un inno per nulla retorico contro la pena di morte. 



Chiudiamo l'ampia panoramica su questa edizione con l'addio alle scene (e alla vita) di Giuni Russo, con una elegante e sofisticata "Morirò d'amore".