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giovedì 4 marzo 2021

SANREMO 2021: IRAMA "SPACCA" E SI CANDIDA A SECONDO VINCITORE A DISTANZA DOPO IL VILLA DEL '55. BENE ANCHE MALIKA E RAPPRESENTANTE DI LISTA

 Dopo 66 anni, avremo di nuovo un vincitore di Sanremo "da remoto"? Nel '55 fu Claudio Villa, costretto a letto da un'influenza: nel corso della finale, la sua performance live fu sostituita dalla diffusione in sala dell'incisione di "Buongiorno tristezza". Questa volta potrebbe toccare a Irama, presente solo col filmato della (convincente) prova generale. Eventualità possibile, anche se non è il favorito numero uno, ma il terzo posto nella classifica demoscopica dei 26 Big al termine della seconda serata rende l'ipotesi tutt'altro che peregrina. Augurando al giovane cantante che lui e i suoi collaboratori escano indenni dall'incubo Covid, possiamo già parlare di una storia a lieto fine, quantomeno nel ristretto micromondo sanremese: da un'esclusione data ormai per certa, in punta di regolamento, al mantenimento in gara grazie alla mano tesa dal direttore artistico, fino al boom di consensi di ieri. Da parte mia, posso dire che sarebbe stato un peccato non vedere più in lizza "La genesi del tuo colore", una delle perle più pregiate del pacchetto di questa 71esima kermesse, ma ne parleremo più avanti. 

INSISTERE SULLA LINEA GIOVANE - Nel cuore della notte, prima della messa in onda dell'rvm di Irama, si sono esibiti in successione Random, Fulminacci, Willie Peyote e Gio Evan. Ecco, quello è stato il momento in cui ha fatto capolino l'effetto Sanremo '75, o anche '79, cioè una sfilata di concorrenti poco noti, se non ignoti, alla grande platea generalista. Ribadisco comunque la mia posizione in merito, con un paio di distinguo che esporrò a breve: lo svecchiamento e il rinnovamento del parco cantanti festivaliero, in atto da almeno un decennio, deve continuare, ed è stato giusto azzardare un cast così rivoluzionario, così distante dai canoni della kermesse ligure e dai gusti della platea over 40. Se in passato Sanremo come gara canora ha rischiato di implodere proprio per la refrattarietà quasi totale alla realtà musicale del Paese, le scelte artistiche di Amadeus rappresentano la miglior soluzione possibile per garantire una vita lunga e prosperosa alla manifestazione. 

Certi personaggi rappresentano, per talento e sostanza delle composizioni, il futuro della nostra canzone. Certo lanciarli in maniera così massiccia sull'ammiraglia Rai, nell'evento istituzionale per eccellenza, è un rischio, roba da equilibristi senza rete: ma è anche un investimento per l'avvenire, che darà frutti a medio termine e che, nel frattempo, deve mettere in conto un'emorragia di spettatori. Ecco, del discorso Auditel sanremese non ho mai parlato volentieri se non marginalmente, eppure, da che esiste "Note d'azzurro" avrei avuto ampiamente modo di inzupparci il biscotto, perché dal 2009 all'anno passato l'audience ha sempre visto trionfare Sanremo, con la sola eccezione del 2014, l'ultimo dei... quattro Fazio. Dodici anni di trionfi che rappresentano una discreta copertura assicurativa per l'avvenire del carrozzone rivierasco, e che consentono di parlare con serenità del flop di ascolti di questi giorni. 

FLOP AUDITEL: CAUSE E SOLUZIONI - Magari ci ritorneremo più dettagliatamente nel fine settimana, nelle giornate del bilancio. Ora posso solo fare alcune annotazioni. La prima: possibile che nessuno abbia pensato a quali danni avrebbe comportato andare in concorrenza con la Serie A, l'unico vero competitor in grado di sottrarre pubblico al colosso Sanremo? In passato ci pensarono e, semplicemente, saltarono la serata del mercoledì, anticipando la kermesse di un giorno. Non era difficile. Su tutto il resto si può discutere: d'accordo, la fronda anti festival, alimentata irresponsabilmente anche da alcune emittenti tv, ma spostare lo show ad aprile, maggio o giugno non avrebbe cambiato nulla. Perché la superficialità dei preconcetti non sarebbe stata scalfita, perché il populismo avrebbe trovato altri argomenti vacui per alimentare una pseudosolidarietà posticcia verso non si sa chi (o meglio, verso tutti ma non per chi lavora dentro e attorno alla macchina festival, loro sono dei paria della società che non meritano alcun riguardo, vero?). 

E poi comunque, in primavera, estate o autunno Sanremo 71 sarebbe stato sempre questo: stessa costruzione dello spettacolo, stesso cast di concorrenti e stesse canzoni in gara, stessi presentatori. E soprattutto niente pubblico in presenza, o forse poche decine di spettatori: quest'estate avremo Europei di calcio e Olimpiadi che si disputeranno nel metaforico gelo di impianti vuoti, e nessuno sta montando scioperi e boicottaggi per questo. Semplicemente, forse, è da rivedere la linea artistica riguardante il format televisivo dello spettacolo, e su questo ritorneremo. Ma la selezione di cantanti e canzoni no, è giusta quantomeno nell'idea di fondo e va portata avanti, al netto delle oscillazioni qualitative della proposta musicale, un anno meglio e un anno peggio, come è sempre stato. Con una postilla: focalizzarsi esclusivamente sul dato catodico ha senso, nel 2021, quando si può fruire qualsiasi prodotto tv, e quindi lo stesso Sanremo, anche in differita e attraverso innumerevoli piattaforme? 

GIO EVAN E RANDOM: ANCHE NO - Dicevo di un paio di distinguo riguardanti il cast dei Campioni. Perché ecco, va bene tutto, ma ad esempio Gio Evan è uno di quelli che, effettivamente, poteva davvero trovar posto fra le Nuove proposte. Musicalmente ha un background piuttosto scarno, la sua "Arnica" è anche un interessante sfogo autobiografico scritto con linguaggio attuale e realista, ma il cantante pare ancora un po' acerbo nel proporsi sul palco. Quanto a Random, ok la quota rapper, ma allora perché sceglierne uno che tradisce le radici per portare in concorso una canzoncina d'amore che mi aspetterei più da Zarrillo che da lui? Ecco, queste forse sono due caselle che potevano essere utilizzate diversamente: con un rapper che fa il rapper, e  con un altro veterano da affiancare alla spaurita Berti, andandolo magari a pescare nella galassia dei dimenticati anni Novanta, fra le varie Mietta, Nava, Alotta e compagnia. Mietta che fra l'altro, in occasione del recente Cantante mascherato, ha sfoderato una forma vocale e una poliedricità artistica davvero meritevoli dei migliori palcoscenici. Perché è stata dimenticata dallo showbiz? 

AYANE, IRAMA E RAPPRESENTANTE: TRIO SUPER - A proposito di Orietta Berti: d'accordo, fuori tempo e fuori mercato, ma prendiamo la sua presenza come un meritato tributo a un colosso della musica italiana, assente da troppo tempo dall'arengo sanremese quando molti suoi coetanei hanno occupato quasi manu militari quel palco nello stesso periodo. Comunque "Quando ti sei innamorato" è più pregevole, quantomeno, delle proposte presentate nelle sue ultime apparizioni precedenti, da "La barca non va più" a "America in", da "Futuro" a "Rumba di tango", brutta canzone, con tutto il rispetto per il compianto Giorgio Faletti. Più debole sul piano del prestigio dei nomi in gara, la seconda serata ha offerto però un miglioramento a livello di "immediata capacità impattante" dei pezzi. Balza fra i favoriti Malika Ayane, con un'opera ritmata e orecchiabile che prosegue il discorso intrapreso qualche anno fa con la bella e poco considerata "Stracciabudella", ottimi davvero i Rappresentante di lista, con un brano intenso, pienamente contemporaneo ma anche capace di non dimenticare certa buona tradizione italiana, e un ritornello che si ficca in testa. Sugli scudi, si è detto in apertura, anche Irama: la sua è una dance tesa, possente, persino inquietante in quel refrain "robo-metallizzato". In altri tempi si sarebbe detto "farà ballare l'Ariston": sarà per un'altra volta. 

GAIA E FULMINACCI DA SEGUIRE - Notevoli gli echi arabeggianti di una Gaia tutt'altro che banale, Fulminacci porta un cantautorato semplice, scarno ma sostanzialmente ben concepito e discretamente incisivo, Bugo ha abbandonato l'elettronica dell'accoppiata con Morgan ma suona ancora vintage, e tuttavia la sua "E invece sì" non ha pienamente convinto al primo ascolto, complice anche qualche difficoltà esecutiva di un artista interessante ma che non pare tagliato su misura per i live. Lo Stato Sociale ha gigioneggiato sul palco, la canzone rimembra Edoardo Bennato in certe parti, è ricca di fantasia e forse si avvicina di più al loro stile, rispetto a "Una vita in vacanza" che, benché caciarona, strizzava maggiormente l'occhio alla radiofonicità. Tanta carne al fuoco, forse troppa, nel polemico sfogo della "Mai dire mai" targata Willie Peyote, che comunque non passera inosservata, così come "Bianca luce nera" degli Extraliscio, commistione di stili di non facile digeribilità immediata. Infine, il capoclassifica del momento: Ermal Meta ha concepito una ballata elegante, ben scritta e struggente, anche se non brilla per originalità. E' il tipico prodotto della linea melodica sanremese, se giudicasse solo la demoscopica probabilmente vincerebbe a mani basse, ma...

SUPER ELODIE, MA PERCHE' SCHWAZER? - La gara dei giovani ha prodotto i quattro finalisti migliori: dopo Gaudiano e Folcast, ecco Wrongonyou e Davide Shorty. I più meritevoli, con qualche rimpianto per Greta Zuccoli, grande voce che ha pagato dazio con una proposta eccessivamente agée. Sul fronte della cornice, come sempre eccessiva e debordante (ecco un aspetto che andrà profondamente ritoccato in futuro), dato il giusto rilievo al Golden globe vinto dalla Pausini (traguardo storico, ricordiamocelo, conquistato da una ragazza partita da Sanremo) e all'omaggio a Ennio Morricone con la collaborazione del Volo, si è stagliata nitidamente su tutti Elodie. Oltre il fascino glamour e la sensualità c'è di più, ossia una performer a tutto tondo, che ha un bel futuro da presentatrice anche se preferirei continuare a vederla soprattutto nelle vesti di cantante. Il suo medley a incastro, con una sovrapposizione di pezzi di canzoni storiche da far venire il mal di testa, è stato geniale. Certo poteva evitare, all'una passata, la parentesi autobiografica con commozione incorporata, ma la si può perdonare, mentre difficile capire il senso della pur breve comparsata di Alex Schwazer, con una scelta di campo non richiesta e non dovuta da parte della tv di Stato. La vicenda non è ancora chiusa e ci sono molti aspetti da chiarire, lasciamo che la giustizia, sportiva e non, faccia il suo corso. Ottimo lo spazio nostalgia per i veterani Marcella, Leali e Cinquetti, trovata della... penultima ora. Un'idea da riproporre in avvenire, magari meno improvvisata e più strutturata in una serata ad hoc.

venerdì 27 novembre 2020

SANREMO 2021 O FESTIVALBAR DI SANREMO? I DUBBI SULLE DATE, COMPRENSIBILI FINO A UN CERTO PUNTO, E UN'ANALISI SUI BIG PAPABILI

 Sanremo 2021 è al momento un enorme punto interrogativo. In tempi di pandemia, probabilmente, non potrebbe essere altrimenti, ma un po' di magone e di preoccupazione ci sono. L'appuntamento, si sa, è per la prima settimana di marzo, ma nei giorni scorsi sono circolate con insistenza le voci di un possibile, ulteriore rinvio. Ulteriore perché, lo ricordiamo, negli ultimi anni il Festivalone era tornato nella collocazione storica di inizio febbraio, e lo spostamento di un mese rappresentava, nelle intenzioni degli organizzatori, la volontà di mettersi a... distanza di sicurezza dagli ultimi colpi di coda del Covid. Poi, certo, la situazione è peggiorata, ma la recrudescenza non è stata proprio un fulmine a ciel sereno. Si è trascorsa l'estate a discutere di seconda ondata, il quadro si è aggravato oltre le previsioni per tutta una serie di motivi che non sarebbe corretto esporre qui. Al di là di tutto, previsioni circa l'andamento di lungo periodo di questo flagello sanitario pare impossibile farne anche per gli esperti, e si naviga dunque a vista in tutti i campi. 

PALETTI - Dei paletti, dei punti fermi, è pero necessario mantenerli, perché in un quadro così fluttuante è doveroso ancorarsi a un minimo di programmazione. I principali tornei di calcio professionistici nazionali e internazionali, per fare un esempio a me caro, si giocano, pur con enormi limitazioni, con rinunce, con protocolli rigidi, con gli stadi vuoti, ma si va avanti anche in queste settimane così dure e angosciose per il Paese. Una rassegna canora è già qualcosa di diverso, per carità, ma è stata comunque apprezzabile la scelta della Rai di fissare con largo anticipo delle date e di tracciare una road map molto precisa e rigorosa, un percorso di avvicinamento che ruota essenzialmente attorno alla selezione delle Nuove Proposte tramite la trasmissione AmaSanremo, conclusasi ieri, e la finalissima del 17 dicembre al Teatro del Casinò rivierasco. 

MEGLIO MARZO O APRILE? - Tutto questo per dire che, ora come ora, i balletti e i tentennamenti attorno a un progetto già deciso mi sembrano fuori luogo, perché una data stabilita oggi potrebbe non essere più plausibile domani. Spostare la kermesse ad aprile, come in molti quasi esigevano? Sì, forse ad aprile la situazione sarà migliore rispetto a marzo sul fronte virus, anzi è possibilissimo sia così, ma potrebbe anche essere il contrario, potremmo stare meglio a marzo e peggio ad aprile, nella deprecata eventualità di una terza ondata di cui qualcuno comincia a sussurrare. Certo, nel frattempo è arrivata la gioiosa novità del vaccino (anzi, dei vaccini), ma, al di là dell'ottimismo forse eccessivo di certe cronache, sono tutti da verificare tempi e modalità di somministrazione. 

Il mio parere, già espresso nelle scorse settimane, è che Sanremo si "deve" fare: mai come in questo momento sarebbe determinante, quasi vitale, per far ripartire il mondo dello spettacolo e quello della discografia, che stanno pagando un prezzo esorbitante, direi drammatico, allo stop pandemico. Sul punto secondo me c'è stato un grave errore comunicativo di Amadeus, che tanti meriti ha accumulato finora nella sua gestione festivaliera ma che spesso incappa in disavventure verbali di non poco conto. Il direttore artistico ha iniziato la marcia di avvicinamento affermando di non voler pensare a un Sanremo in tono minore, dimezzato, ridimensionato. Ma dire così significa semplicemente salutare Sanremo 2021 e dare direttamente l'arrivederci al 2022. Perché nel 2021, perlomeno nella prima metà, non potrà esserci alcun evento spettacolare in forma "normale". Ecco perché, in teoria, aprile vale marzo. Anche con la rassegna spostata in primavera, ritengo dovranno comunque essere seguiti rigidi protocolli sanitari di sicurezza, non si potrà riempire totalmente l'Ariston, non si potrà consentire l'afflusso in massa di cittadini, turisti e addetti ai lavori nelle strade della località ligure. 

IL... FESTIVALBAR DI SANREMO? - Perché il punto dolente sta anche qui: un Festival senza pubblico, senza indotto, senza "casino" di contorno (un casino remunerativo per tante attività commerciali) sarebbe un Festival assai depotenziato. Se ci si illude che passando da marzo ad aprile la situazione cambierà radicalmente, come per magia, va bene tutto e, sia ben chiaro, io me lo auguro caldamente, ma, per l'appunto, temo sia un'illusione e nulla più. Forse solo una rassegna a ridosso dell'estate potrebbe rappresentare una soluzione con basi più solide. Certo, diventerebbe il Festivalbar di Sanremo, ma in un'epoca così assurda ci starebbe anche. Ciò che conta è l'ufficialità: il direttore di Rai 1 Claudio Fasulo prima, e Amadeus poche ore fa, hanno confermato la manifestazione nelle date previste, e il sindaco della città Alberto Biancheri ha sottolineato di non aver indirizzato a viale Mazzini alcuna richiesta di spostamento, contrariamente a quanto molte testate si erano affrettate a scrivere, ma è evidente che il quadro sia in divenire e imprevedibile.

PRONOSTICI DIFFICILI - Ha senso, alla luce di tutto ciò, cominciare ad azzardare pronostici sui possibili Big in gara, come da piacevole tradizione di questo periodo dell'anno? Non molto, direi. Anche qui, indicazioni contrastanti: in sede di presentazione di AmaSanremo, il direttore artistico si era detto soddisfatto perché a quel momento era arrivato più del doppio delle proposte ricevute dodici mesi prima alla stessa data, fra le quali c'erano anche i provini di qualche nome di rilievo. Poi, voci peraltro non confermate hanno parlato di pezzi scadenti e di nessun grosso calibro in lizza. Ora l'orizzonte sembra essersi di nuovo rasserenato: trecento le proposte arrivate sul tavolo di "Ama" e, parole sue, almeno cento "bellissime". Chi ci capisce è bravo. Proprio sul fronte dell'allestimento del cast, ça va sans dire, l'incertezza sulle date potrebbe risultare esiziale, perché pur in periodo di blocco o semi blocco, gli artisti e i loro entourage non possono fissare impegni da un giorno all'altro, devono sapere quando muoversi, avere un programma definito: non vanno lì a prendere semplicemente un microfono in mano, c'è dietro un'organizzazione lunga e complessa. 

I RITORNI E LE DONNE - In ogni caso, proviamo a dare qualche indicazione di massima, perché anche qui c'è una data ufficiale, impressa a chiare lettere sul regolamento: il 17 dicembre, giorno della selezione finale dei giovani, dovrebbe anche essere comunicato il listone dei Campioni, in teoria venti, ma nella realtà destinati a lievitare di qualche unità, secondo consuetudine. E dunque: come al solito, guardiamo a chi manca da parecchie edizioni e sarebbe tempo che tornasse. Da Malika Ayane a Francesca Michielin, da Ermal Meta a Fabrizio Moro tre anni dopo la loro vittoria in coppia, e poi l'estrosa Dolcenera, la raffinata Simona Molinari, e perché no una Emma che potrebbe pure rimettersi in gioco, visto che la sua ultima partecipazione in concorso (con annesso trionfo) risale al 2012. Tanti nomi femminili, come si vede, perché Sanremo 2021 dovrà necessariamente essere più "rosa" dopo le presenze ridotte delle ultime kermesse. A tal proposito, i grossissimi nomi, fra le rappresentanti della cosiddetta "altra metà del cielo", potrebbero essere Carmen Consoli o Gianna Nannini, mentre è arduo sperare in un ripensamento di Giorgia, tipica cantante da Festival, nata artisticamente all'Ariston ma che, nel tempo, ha sviluppato una certa idiosincrasia alle gare, e ho quasi perso le speranze per Alessandra Amoroso, ma quest'anno è così particolare che mai dire mai.... 

Poi ci sono Baby K. e Giusy Ferreri che, magari stanche della routine dei tormentoni estivi, potrebbero cimentarsi nelle più ovattate atmosfere invernali o primaverili, il che per la siciliana non sarebbe una primizia, ma casomai un tentativo di rivincita dopo troppe delusioni canore patite in Liguria. Il nome più gettonato, e non potrebbe essere altrimenti, è quello dell'ultima "amica" di Maria De Filippi, ossia Gaia. Il mio sogno? Levante, una delle vincitrici morali di Sanremo 2020, che torna con un pezzo ancora più forte di "Tikibombom" e conquista medaglia d'oro e consacrazione definitiva. Anche Elodie potrebbe provare a battere il ferro finché è caldo. 

I MASCHIETTI - Capitolo maschietti: detto di Meta e Moro, ovviamente separati, il nome relativamente nuovo potrebbe essere quello di Pago, mai visto al Festival ma rilanciato prepotentemente dall'ultima edizione di Tale e Quale Show. In quota cantautorato attendiamo speranzosi un ritorno di Samuele Bersani, ultima presenza nel 2012, del sofisticato jazz di Cammariere o di Niccolò Fabi, autore fra i più sensibili assente da tempo immemore dalla ribalta festivaliera, mentre c'è un Gianluca Grignani in cerca dell'ennesimo rilancio, così come Kekko Silvestre e i suoi Modà, fino a pochissimi anni fa dominatori delle classifiche, ma la musica pop consuma in fretta i suoi miti... Chissà che, a due anni dall'imprevedibile vittoria di "Soldi", non si riveda un Mahmood  la cui popolarità necessita comunque di una certa rinfrescata, mentre Rocco Hunt ricomparirebbe più maturo e sicuro di sé, dopo gli ultimi successi discografici in coppia con Ana Mena.  

GLI SCETTICI DEL FESTIVAL - Non dimentichiamoci di Michele Bravi, rivelazione del 2017 poi rimasto al palo per seri motivi personali, e di Bugo, che giustamente vorrebbe farsi risentire per bene e senza intoppi, dopo che la sua bella "Sincero" è stata oscurata dalla surreale diatriba con Morgan, perdonato a tempo di record dalla Rai tanto da diventare uno dei giudici di AmaSanremo. Qui i superbig potrebbero essere i Negramaro, mai più in concorso dopo la clamorosa bocciatura del 2005 ma appena usciti con un nuovo album, un Gigi D'Alessio sempre disponibile con Sanremo, Dodi Battaglia, che secondo le cronache ci aveva provato già due anni fa, irriducibili "scettici" del Festival quali Cesare Cremonini e Luca Carboni, o addirittura un Ultimo smanioso di "vendetta" dopo lo smacco del 2019, e ora campione assoluto delle classifiche. Novità assolute, ma non imprevedibili, sarebbero Tommaso Paradiso, ancora alla ricerca di una precisa identità canora dopo la fine dell'esperienza con The Giornalisti, e Fede senza il fidato Benji. L'amico Luca Valerio, conoscitore e attento analista delle cose sanremesi, mi suggerisce un'eventualità clamorosa, una réunion dei Pooh (magari senza utilizzare il marchio originario, solo con i nomi anagrafici) nel ricordo di Stefano: a mio parere sarebbe una presenza troppo ingombrante per la gara, per un sacco di motivi, principalmente sul piano emozionale, ma forse come superospiti... Vedremo. 

I FRESCHI DELUSI - Più riscatto che rilancio è quello di cui abbisognerebbero Arisa, Nek e Francesco Renga, presenti appena due anni fa ma con una partecipazione assolutamente al di sotto delle aspettative, per motivi diversi che furono qui analizzati all'epoca. Allo stesso modo, non è escluso che ci riprovi qualcuno già in lizza nel 2020 senza riscontri apprezzabili, penso a Giordana Angi, ad Alberto Urso o a Riki. Tornando al 2019, papabili Irama, nel frattempo divenuto protagonista delle chart soprattutto estive,  Shade e i Boomdabash, ottimi all'esordio sanremese. 

GIOVANI, INDIE, RAP - Il vivaio sanremese ha lanciato nell'ultima edizione, oltre al vincitore Leo Gassman, ragazzi di valore come Fasma e gli  Eugenio in via di Gioia. Altamente probabile che qualcuno di loro trovi spazio, minori possibilità per gli emergenti dei Festival precedenti, pur validi, come il multiforme Lorenzo Baglioni, Mirkoeilcane, Zibba, che pure sono artisti meritevoli e originali. Fra gli ex talent, possibili i tentativi di  Lorenzo Fragola, dei Kolors, o la prima volta dei Maneskin. Poi ci sono le due immense galassie delle indie e del mondo rap - trap, dalle quali Amadeus vuole sicuramente attingere a piene mani, nella speranza che arrivino proposte all'altezza. Fra i primi citiamo Calcutta, Fulminacci, Brunori Sas, Colapesce con Dimartino, La Rappresentante di lista, Gazzelle, Roberta Giallo, Patrizia Laquidara, Dente, Cristina Donà, Ginevra Di Marco. Fra i secondi, nomi mainstream come Emis Killa, Myss Keta, Ghali, Marrakash, Fred De Palma, Capo Plaza, Carl Brave, o emergenti già di gran successo come Tedua, Ernia, Tha Supreme, Madame. C'è di che sbizzarrirsi. 

I VETERANI E I DIMENTICATI - E come tralasciare l'immenso catino delle vecchie glorie, dei veterani? Per la verità, negli ultimi anni hanno giustamente avuto meno spazio anche perché, per troppo tempo, molti di loro (quasi sempre gli stessi) sono stati riproposti all'Ariston pur avendo ormai scarsissimo peso sul mercato (Al Bano e Patty Pravo, per dire).  Un nome un po' insolito da "ripescare" potrebbe essere quello dei Matia Bazar, in formazione rinnovatissima col solo "vecchio saggio" Fabio Perversi a tenere saldo il legame col passato, e ora portatori di un pop più fresco, radiofonico, immediato. Andando indietro nel tempo, perché non azzardare una presenza in gara dei ricostituiti Ricchi e Poveri, dopo la trionfale ospitata del febbraio scorso? Da anni auspichiamo la réntrée di Massimo Ranieri, ma è dura; il nome boom in questo campo sarebbe quello di Loretta Goggi, troppo poco presente nella storia di Sanremo, mentre ci sarebbe il solito esercito dei divi anni Novanta e primi Duemila, frettolosamente messi da parte dai circuiti mainstream ma ancora orgogliosamente in pista. Nomi sparsi, tutti plausibili: Lisa e Paolo Vallesi, i delusi dell'ultima edizione perché esclusi nonostante il buon viatico della vittoria a "Ora o mai più", lo show Rai dedicato ai cantanti dimenticati, e poi Francesca Alotta, Massimo Di Cataldo, Jalisse, Syria, Mietta, Silvia Salemi, Marina Rei, fino a Barbara Cola e Jessica Morlacchi, altre protagoniste dell'ultimo Tale e Quale. 

sabato 3 agosto 2019

VERSO SANREMO 2020: TOCCA AD AMADEUS, CONDUTTORE E DIRETTORE ARTISTICO. SCELTA AZZECCATA

Amadeus ai tempi de "L'eredità" (foto Sorrisi e Canzoni)

La lunga rincorsa di Amadeus si è conclusa. A quasi 57 anni, approda infine sul palco dell'Ariston: il Festival di Sanremo del settantennale porterà la sua firma, come conduttore e direttore artistico. Era scritto da mesi, in verità: la sua candidatura è sempre parsa la più solida, mentre non hanno mai convinto del tutto i rumors che parlavano di figure di altissimo spessore musicale, su tutte addirittura la grande e inafferrabile Mina. Personalmente, il suo nome lo avevo fatto qui sul blog in tempi non sospetti, ossia due anni fa, quando era sorto il problema di trovare un successore all'altezza dell'eccellente triennio targato Carlo Conti, e ancora nessuno poteva ipotizzare la nomina di Claudio Baglioni, cantautore storicamente allergico alle kermesse canore. 
CURRICULUM DI SPESSORE - Nessun dubbio è lecito sulla validità della scelta: il signor Amedeo Sebastiani (questo il suo vero nome) vanta un curriculum che ne legittima pienamente il nuovo e prestigioso incarico. Anni e anni di televisione, nasce come volto Mediaset per poi diventare una colonna dell'ente catodico di Stato. Le sette note fanno parte della sua vita e della sua carriera da sempre: è stato deejay e conduttore radiofonico (una delle tante scoperte di Claudio Cecchetto, formidabile talent scout), e una volta trasferitosi sul piccolo schermo ha guidato per diverse edizioni, negli anni Novanta, l'indimenticabile Festivalbar di Vittorio Salvetti. In Rai, poi, ha fatto veramente di tutto, ma particolarmente negli ultimi tempi ha sfondato definitivamente il muro della più estesa popolarità, entrando nelle case degli italiani pressoché quotidianamente col game show "I soliti ignoti - Il ritorno".
Non solo: è l'imprescindibile gran cerimoniere di "L'anno che verrà", la maratona di San Silvestro di Rai 1, senza dimenticare lo scanzonato "Stasera tutto è possibile" sul secondo canale. Fra il 2018 e il 2019, gli impegni si sono ulteriormente moltiplicati, quasi come se l'azienda volesse sottoporlo agli ultimi, decisivi test prima della grande ribalta in  Riviera: ecco dunque la novità "Ora o mai più", gara musicale riservata a cantanti degli anni Ottanta, Novanta e inizio ventunesimo secolo un po' dimenticati dal pubblico dopo alcuni grandi successi, e infine la conduzione della gradevolissima (benché piovosa) serata "Ballata per Genova" dalla Fiera internazionale del capoluogo ligure, in onore di una città ferita dal crollo del ponte Morandi. E in tutte queste circostanze, il simpatico ravennate ha sempre portato a casa la pagnotta con buoni risultati. L'unica vera riserva sul nuovo direttore, in definitiva, è rappresentata dal fatto di essere in pratica al debutto in un ruolo di così grande responsabilità, che dovrà per di più ricoprire in occasione di una delle edizioni più importanti di sempre del Sanremone: ma i mezzi per essere all'altezza del compito non gli mancano. 
CHI E' AMADEUS - Già, ma professionalmente che tipo è Amadeus? Io lo vedo così: un anchorman istituzionale ma non ingessato, dallo stile scarno ma al contempo colloquiale, ligio al copione ma anche capace di qualche "variazione sul tema", in simpatiche interazioni con pubblico, ospiti o, nel caso dei quiz, concorrenti. Un limite? In "Ora o mai più" è parso a tratti in difficoltà nella gestione dei tempi di trasmissione, soprattutto quando si trattava di porre un freno ai... debordanti giudici. Dettagli trascurabili che possono essere limati in serenità. In definitiva, si tratta di una figura rassicurante per il pubblico medio dell'ammiraglia Rai, ma non per questo un personaggio da bollare come "passatista". Musicalmente lo definirei onnivoro: nel suo percorso ha "assaggiato" i sound giovanili di Festivalbar e delle radio dancerecce, così come quelli più tradizionali che fanno la parte del leone nella proposta artistica di viale Mazzini; in più, con il citato show dedicato ai cantanti dimenticati, è emersa anche un'apprezzabile sensibilità nei confronti di chi, pur meritevole, è rimasto indietro per svariati motivi ed è perennemente in cerca di una seconda possibilità. 
UNA MISSION: RIDARE VISIBILITA' A QUELLI "FUORI DAL GIRO" - Una sensibilità che Amadeus potrebbe portare nella sua nuova esperienza ligure. In effetti, a Sanremo si chiede anche questo: restituire visibilità a validissimi artisti rimasi esclusi dal grande giro per tutta una serie di circostanze, non sempre imputabili a loro colpe. In questa estate 2019, per dire, stiamo assistendo al fenomeno Mietta: tornata alla ribalta con un singolo moderno e orecchiabile, "Milano è dove mi sono persa", sta facendo breccia per esclusivo merito dei fans, che la stanno spingendo sui social network con un'energia, una passione, un amore infiniti, sancendo così la sconfitta della discografia ufficiale e delle scelte dei grandi network radiofonici e dimostrando che, nella musica italiana, c'è vita oltre l'heavy rotation. Ecco, questo è un fattore al quale il neo direttore artistico sanremese non dovrà restare sordo: sarà doveroso guardare oltre la superficie del mainstream, riservare uno spazio dignitoso a chi, nel tempo, ha continuato a produrre musica di qualità lontano dai riflettori. Parallelamente, proseguire nel solco dell'ultimo Baglioni, che ha portato in gara realtà indipendenti di nicchia, da Motta agli Ex Otago agli Zen Circus. 
RECEPIRE LE MODE - Per il resto, il Festivalone, per rimanere sulla cresta dell'onda, richiede essenzialmente la capacità di saper recepire le mode musicali più à la page, e da questo punto di vista Amadeus non dovrebbe avere problemi di scelta: conosce i personaggi e gli stili che fanno tendenza fra le nuove generazioni, quelli che maggiormente garantiscono la riuscita commerciale della manifestazione come hanno dimostrato, in questo 2019, gli exploit di Ultimo, Mahmood, Achille Lauro, Shade e Federica Carta, Boomdabash. Rimarrà da chiarire la formula di gara. Della gestione Baglioni erano piaciute, a pubblico e critica, l'abolizione delle eliminazioni e l'istituzione di una categoria unica, formata da ventidue big e due giovani selezionati in dicembre, ma non è detto che tutto venga confermato. In un tavolo di lavoro convocato dalla Rai qualche giorno fa, al quale hanno partecipato esponenti dell'industria discografica, organizzatori di eventi musicali, esperti del settore, era emersa la richiesta degli addetti ai lavori di incrementare lo spazio a disposizione  delle nuove leve, il che potrebbe portare a un ripensamento della selezione di fine anno e a una reintroduzione della categoria Nuove proposte per la kermesse di febbraio. 
PIU' SPAZIO AI GIOVANI: NUOVA FORMULA? - Del resto, parliamoci chiaro: la formula Ravera - Baudo, dai nomi di coloro che l'hanno perfezionata e istituzionalizzata, è quella che ha decretato i maggiori consensi al Festival: big da una parte, debuttanti dall'altra, e non certo ridotti a due unità come nell'ultima edizione. E' fondamentale ridare linfa al "settore giovanile" di Sanremo, alla categoria che fino a qualche anno fa rappresentava il principale serbatoio da cui attingere per la formazione del cast dei "campioni": un vivaio che, per restare all'ultimo decennio, ha sfornato virgulti come Arisa, Malika Ayane, Nina Zilli, Ermal Meta, Francesco Gabbani, Ultimo, Mahmood, Raphael Gualazzi, e che non può essere ridotto a spazio infinitesimale. Attendiamoci quindi novità, anche perché Amadeus ha sostenuto, in passato, di aver già bene in mente il tipo di Festival che avrebbe fatto nel caso fosse stato chiamato in causa. Non è quindi detto che accetti passivamente formule e regolamenti stilati da chi l'ha preceduto.

domenica 29 novembre 2015

VERSO SANREMO 2016: CHI ENTRERA' NEL CAST DEI BIG? PRONOSTICI, PREVISIONI, DESIDERI


L'ora X scatterà nel pomeriggio del 13 dicembre. Il palcoscenico sarà quello, ormai tradizionale, della domenicale "Arena" di Massimo Giletti, nel corso della quale Carlo Conti annuncerà il cast dei Big di Sanremo 2016, che, come avevo facilmente previsto poche settimane fa in questo post, sarà formato da venti partecipanti, in luogo dei diciotto inizialmente previsti. Terminata la faticosa selezione delle Nuove Proposte (oltre 650 i provini giunti alla commissione), il direttore artistico è ora alle prese col passaggio più delicato nell'allestimento della kermesse. Perché il leit motiv è sempre lo stesso: puoi tirar fuori dal cilindro tre o quattro giovani di buon livello (e la trasmissione di ieri sera, l'ho già scritto nell'articolo dedicato, dovrebbe aver raggiunto l'obiettivo), puoi impreziosire lo show con ospitate di prestigio, ma se non azzecchi il roster dei "campioni" la manifestazione è destinata a trapanare l'acqua. 
TORNARE DOPO UN SOLO ANNO - Anche quest'anno, come dodici mesi fa, le indiscrezioni latitano. Poco male: ancora una volta mi affido all'intuito e a criteri metodologici piuttosto solidi. Ho sempre sostenuto, ad esempio, che è assai importante, per indovinare almeno qualche nome, guardare ai cast delle più recenti edizioni. Ultimamente è accaduto che pochi cantanti abbiano deciso di tornare immediatamente in corsa: di solito ci si concede almeno un anno di pausa... festivaliera, per riordinare le idee, trovare nuove soluzioni artistiche o tentare altre vie promozionali. Per il 2016, però, qualche eccezione potrebbe esserci: è insistente la voce di un ritorno all'Ariston per Annalisa, gratificata di un ottimo piazzamento all'ultimo Festival (quarto posto) e di una buona resa commerciale del suo album "Splende", che anche qui su Note d'azzurro ho positivamente recensito. Potrebbe ricomparire Bianca Atzei, che a Sanremo 2015 non entusiasmò sul piano della performance, ma che ha vissuto un anno assai intenso, fra problemi di salute (fortunatamente superati), sostanziosa attività live e collaborazioni di rilievo (l'ultima con J-.Ax), e che, insomma, deve battere il ferro finché è caldo, per continuare la marcia verso la consacrazione. Personalmente, non mi sorprenderebbe nemmeno una sollecita ricomparsa di Lorenzo Fragola, che ha ben figurato nelle charts con la sua opera prima "1995" e che con un'altra partecipazione azzeccata completerebbe in tempi record la sua ascesa verso i vertici della canzone italiana. Spazio anche per i Dear Jack orfani del loro frontman Alessio Bernabei, il quale a sua volta avrebbe tutto sommato le carte in regola per presentare domanda da solista. 
ARISA, GIUSY, NOEMI E... - A proposito dei più recenti virgulti prodotti dai talent, è evidente che i The Kolors, vero fenomeno dell'anno che sta per chiudersi, si troverebbero la strada spianata se decidessero di convertirsi, anche una tantum, al canto in lingua italiana, mentre buone chances avrebbe sicuramente Briga, altro "Amico di Maria" già popolarissimo e reduce da una felice partecipazione al Coca Cola Summer Festival. Facile prevedere anche un tentativo da parte di Deborah Iurato e di Francesca Michielin, con quest'ultima che può ora inserire in curriculum i riusciti duetti con Fedez (soprattutto "Magnifico").
Tornando invece a gettare lo sguardo sugli ultimi Sanremo, dopo l'intermezzo da presentatrice potrebbe ricomparire Arisa, vincitrice nel 2014; più difficile, ma non impossibile, rivedere in lizza Francesco Renga, che proprio nel 2014 mancò in extremis una vittoria che molti (me compreso) davano per certa, ma che si rifece poi ampiamente con le vendite, tanto che ancora oggi sta godendo dei frutti dello strepitoso album pubblicato dopo quell'edizione, "Tempo reale"; le perplessità sulla sua candidatura riguardano proprio questa super esposizione recente, che potrebbe portare anche a un effetto saturazione, per scongiurare il quale l'ex Timoria dovrebbe trovarsi fra le mani un pezzo epocale. Si approssima una nuova incisione per la rossa Noemi, e allora quale vetrina migliore del Festivalone rivierasco per lanciarla in grande stile? E dovrebbe rivedersi anche Giusy Ferreri, che dopo anni sottotraccia può finalmente presentarsi in una posizione forte, da autentica vedette, grazie al travolgente successo canicolare di "Roma - Bangkok", in coppia con Baby K. Da non escludere neanche una nuova sortita di Francesco Sarcina.

                                Giusy Ferreri: la regina dell'estate non dovrebbe mancare

SPERANZE PER EMMA E CARBONI? - Sarebbe stato l'anno giusto per il ritorno in gara di Emma e dei Modà (separatamente), ma entrambi hanno appena pubblicato i loro nuovi album, che difficilmente faranno flop e non necessiteranno quindi di "rinforzini" promozionali: possibile tuttavia che almeno la grintosa cantante si sia riservata qualche brano extra da sottoporre al giudizio di Carlo Conti. E a proposito di cd freschi di stampa, peccato anche per Luca Carboni, che l'anchorman toscano avrebbe desiderato vedere in corsa all'Ariston, come ebbe a dichiarare in un'intervista rilasciata a Sorrisi e Canzoni TV l'estate scorsa. Senza farsi illusioni, per il cantautore del nuovo tormentone "Luca lo stesso" potrebbe valere lo stesso discorso accennato poc'anzi per Emma, ossia qualche composizione messa da parte al fine di utilizzarla in occasioni speciali... 
POKER DA SOGNO - E visto che parliamo di superbig, buttiamo là un poker di nomi che farebbero la fortuna del Festival: Giorgia sarebbe un colpaccio autentico, occasione per una trionfale rentrée dopo una prolungata pausa produttiva, ma anche per Alessandra Amoroso il momento non potrebbe essere più propizio, dopo che già l'anno scorso la sua partecipazione era stata data per probabilissima; e chissà che non si celebri finalmente il matrimonio fra Sanremo e Mario Biondi, ogni anno annunciato e mai consumato: l'onda lunga di "Love is a temple" andrebbe adeguatamente sfruttata. Infine, un trio che in tempi recenti ha incontrato vastissimi consensi di pubblico e critica: Niccolò Fabi - Max Gazzè - Daniele Silvestri. Perché no? Max è ora nei negozi con un cd nuovo di zecca, ma... 
GIOVANI RAMPANTI, DA ZIBBA A BENJI & FEDE - Da Sanremo 2013 potrebbero riemergere Simone Cristicchi (che però ultimamente pare più che altro preso dai suoi impegni teatrali) e Simona Molinari, oltre a quell'Antonio Maggio che vinse fra le Nuove Proposte per poi confermarsi con alcuni brani di buona presa ("Stanco" su tutti), ma che stranamente non è più riuscito a rimettere piede in Riviera. E parlando di giovani in rampa di lancio, c'è l'ottimo Zibba che ben figurò due anni fa, c'è Renzo Rubino che vanta già un'esperienza (forse prematura) fra i big, proprio nel 2014, quando lottò fino all'ultimo per la vittoria, c'è Erica Mou che dopo il debutto festivaliero del 2012 ha intrapreso una intensa attività artistica ma alla quale manca ancora l'affermazione ad altissimo livello. Senza dimenticare una Levante dalla modernissima vena creativa e i nuovi fenomeni delle hit parade, Benji & Fede. Discorso delicato per Giovanni Caccamo, che dopo l'affermazione sanremese non ha sfondato, ma è comunque un'opzione da considerare.

                                    Arisa: probabile ritorno due anni dopo "Controvento"

CHI RITORNA: DOLCENERA, NEFFA... - Nonostante un album sofferto e di lunga gestazione uscito da pochi mesi ("Le stelle non tremano"), non mi stupirei di trovare nel listone definitivo la bravissima Dolcenera, e chissà che non venga fuori con qualcosa di nuovo anche Gigi d'Alessio, che non calca il palcoscenico ligure dal 2012 e che sarebbe di certo uno dei nomi di richiamo della manifestazione. Ritorni graditi dopo un'assenza un po' troppo prolungata potrebbero essere quelli di Fabrizio Moro, che ha recentemente intrapreso un percorso un po' impegnato ma che si è detto non contrario aprioristicamente alla partecipazione a Sanremo (che del resto gli ha dato tantissimo, indirizzando verso il successo una carriera che ha avuto un decollo laborioso), degli Zero Assoluto (visti di recente in un bel live su Italia Uno), del sottovalutato Neffa, fra i più ascoltati nella stagione calda con "Sigarette", nonché di Samuele Bersani, dei Negrita e dei Subsonica, gli ultimi quattro tutti fra i "desiderata" di Carlo Conti secondo l'intervista prima citata, nella quale parlò anche di Fabri Fibra. Fra i nomi meno à la page ma di gran spessore, non sarebbe male vedere in lizza Niccolò Agliardi, che ha avuto mesi fa un notevole exploit "mainstream" con la sigla di "Braccialetti rossi". 
MONDO RAP - A proposito dell'universo rap, che in questi anni di boom non può mancare all'Ariston, nomi papabili potrebbero essere quelli di Emis Killa, per rinverdire i fasti del tormentone 2014 "Maracanà", di Marrakash e di Guè Pequeno, mentre Rocco Hunt ha appena pubblicato il nuovo disco, ma anche in questo caso mai dire mai. Magari ci riproverà Clementino, dopo la delusione del 2015. Ancora talent: ringalluzzito dal buon esito del singolo "Ho scelto di no", che lo ha proposto in veste più matura, avrebbe buone chances Marco Carta, ed è lecito attendersi qualche sorpresa anche da Valerio Scanu, trionfatore a "Tale e quale show".
GRANDI NOMI DEL PASSATO - Capitolo veterani: Carlo Conti ha avuto, l'anno scorso, il merito di volgere lo sguardo verso i big anni Ottanta e Novanta, troppo spesso lasciati da parte in passato a vantaggio di  reduci dei decenni precedenti che avevano ormai ben poco da dire. Massimo Di Cataldo, Paolo Vallesi, Mietta, Mariella Nava e Alexia sono nomi sempre plausibili, come quelli di Marina Rei, Amedeo Minghi, Syria, Enrico Ruggeri, Stadio, Luca Barbarossa e Paola Turci; andando sul.. difficile si potrebbe invece pensare a personaggi fuori dal giro commerciale come Eduardo De Crescenzo, Alberto Fortis e Alice, e chissà che non decida di scendere di nuovo in pista Michele Zarrillo, dopo essersi lasciato alle spalle il dramma dell'infarto. Si è parlato insistentemente anche di Cristina D'Avena: non pare affatto una boutade, e di certo si tratta di una cantante che avrebbe tutti i titoli per calcare il palco più impegnativo della musica italiana da protagonista, per doti artistiche, riscontri di mercato e una popolarità che non conosce cedimenti, nonostante sia in pista fin dai tempi della "Canzone dei Puffi", e parliamo del tardo 1982!
Andando più indietro nel tempo, c'è l'ennesimo tentativo di Don Backy, e ci prova anche Umberto Napolitano, fedelissimo sanremese negli anni bui (tre partecipazioni fra il '77 e l'81) e deciso a tornare alla ribalta con l'entusiasmo di un ragazzino: sarà durissima, ma merita tutto l'appoggio possibile. Un significativo coup de théatre sarebbe rappresentato dal nome di Fiorella Mannoia.
GLI STRANIERI - Infine: ci sarà anche nel 2016 una casella libera per gli stranieri? Dopo l'esperienza di Lara Fabian dodici mesi fa, si andrebbe sul sicuro puntando su un Tony Hadley o su un Michael Bolton, o anche su Anggun o, perché no, gli Jarabe de palo; ma se si volesse far saltare il banco perché non provarci con Anastacia, di recente esibitasi in Italia?  Di certo c'è che, sulla base di tutti questi nomi, potrebbe venir fuori un cast molto al femminile, ma è una di quelle previsioni destinate a procurare solenni brutte figure a chi le formula. Anche perché, va sempre ricordato, alla fine della selezione spunta sempre fuori qualche personaggio che le indiscrezioni avevano totalmente ignorato. In campana! 

sabato 21 dicembre 2013

IL CASO JALISSE: DA 17 ANNI BUSSANO INVANO A SANREMO. DA DON BACKY A MIETTA, GLI ALTRI ESCLUSI DI LUNGA DATA



Entrare a far parte del cast dei Big del Festival di Sanremo è ormai un privilegio riservato a pochi, vista la... cura dimagrante a cui la categoria d'élite della rassegna canora (come anche la sezione giovani, del resto) è stata sottoposta negli ultimi anni: appena 14 posti a disposizione, mentre ci fu un tempo in cui si arrivò addirittura a quota 26. Gli esclusi, quindi, sono fatalmente tanti, e molti di essi, dopo aver esternato ai quattro venti mediatici la loro rabbia o averla faticosamente repressa, non possono che esclamare "sarà per l'anno prossimo!". D'accordo, ma c'è chi "sarà per l'anno prossimo" è costretto a dirlo sistematicamente tutti gli anni, nientemeno che dal 1998. E' lo strano caso dei Jalisse, dei quali ho letto stamane un accorato sfogo sul profilo ufficiale Facebook: "Si avvicina Sanremo - scrivono - Anche quest'anno abbiamo presentato il nostro prodotto. Anzi due, come vuole Fazio. Sono 17 anni e 17 brani inediti che presentiamo, ma non passano". 
Ce ne sarebbe abbastanza per parlare di ostracismo. Non mi piace tranciare giudizi senza conoscere a fondo tutti i fatti e i retroscena, ma di certo la parabola dei Jalisse ha in sé molto di insolito, e un retrogusto che definire amarognolo è forse eufemistico. Stare qui a discutere le scelte della commissione artistica di quest'anno avrebbe poco senso, perché non si conosce la qualità dei brani ammessi alla gara, né quella dei "bocciati". Qualche considerazione la si può invece fare sui Festival del passato: canzoni come "6 desiderio" (2004), "Linguaggio universale" (2007) e "Ritornerà il futuro" (2011), tre tra le tante proposte dai Jalisse, potevano approdare all'Ariston senza scandalo, soprattutto pensando a certi dimenticabilissimi "capolavori" ammessi in concorso in quelle edizioni. 
LA SORPRESA DEL 1997 - Ma chiaramente il discorso è più ampio: diciassette tentativi consecutivi di partecipazione andati a vuoto fanno sensazione. Anche perché Alessandra Drusian e Fabio Ricci, i Jalisse per l'appunto, non sono dei parvenus delle sette note. Sono dei professionisti con alle spalle una lunga carriera, sono musicisti e cantanti preparati ed eclettici, come la loro vasta produzione testimonia. Hanno modalità espressive di grande raffinatezza, sono capaci di recepire le sonorità più moderne di stampo internazionale riuscendo a sposarle con i classici stilemi italiani, in particolare con la melodia coniugata in chiave contemporanea. Hanno anche vinto un Festival di Sanremo, i Jalisse, nel 1997, e da quel momento è iniziata per loro una lotta impari, che li ha visti respinti ai margini dell'arengo della musica da classifica e da rotazione radiofonica.
Il trionfo del duo in quell'ormai lontano Festival rappresentò senz'altro una sorpresa clamorosa, ma avvenne in maniera del tutto cristallina, nel pieno rispetto di un regolamento che, in quegli anni, concedeva alle Nuove proposte in gara nell'edizione precedente di concorrere per la conquista di quattro posti nella categoria "regina". E i Jalisse, debuttanti nel 1996 con la sofisticata ed eterea "Liberami", superarono questa pre - selezione, entrarono fra i Big (assieme a Marina Rei, Silvia Salemi e agli O.R.O.) e sbaragliarono concorrenti più onusti di gloria, conquistando il primo premio. Sorpresissima, ma fu esattamente lo stesso, identico percorso seguito due anni prima da Giorgia: nessuno si scandalizzò, nel '95, e anzi tutti plaudirono, giustamente, alla nascita di una nuova stella che, lo si intuiva, avrebbe segnato la storia della musica italiana. 
ALTRO CHE METEORE... - L'affermazione di "Fiumi di parole" venne invece presa da più parti come il paradigma di ciò che Sanremo non dovrebbe essere. Addirittura anni dopo, ai tempi dei primi trionfi di Fazio sulla Riviera ligure, un importante dirigente Rai esclamò, trionfante: "Abbiamo traghettato il Festival dai Jalisse agli Avion Travel: indietro non si torna". Incomprensibile. Alla base di tutto c'è anche un equivoco di fondo: i Jalisse vengono citati spesso come esempio di meteora sanremese subito caduta nel dimenticatoio, e invece, ancora oggi, anche chi non è a conoscenza del loro (intenso) percorso artistico successivo si ricorda di loro, e ricorda perfettamente "Fiumi di parole" che, piaccia o no ai detrattori, è diventata una evergreen del Festival, e pochi mesi dopo quella "vittoria di Pirro" si comportò molto bene all'Eurovision Song Contest, strappando un bel quarto posto. Era, è, una canzone di buona fattura, un pop brillante e intenso, ottimamente interpretato. Più apprezzata all'estero che da noi, così come il duo che l'ha lanciata.
OLTRE LA CANZONE - Già dall'anno dopo tentarono un ritorno a Sanremo (con "Le cime del Tibet"), ma non ci fu verso, e così successivamente, fino ad oggi. Senza parole. Rimane la soddisfazione di un curriculum comunque di notevole spessore: Alessandra e Fabio han continuato a produrre musica di qualità ma, soprattutto, sono andati oltre la canzone fine a se stessa. Si sono impegnati in ambito sociale e didattico, con progetti come "Artisti nelle scuole", finalizzato allo sviluppo della creatività e alla formazione musicale dei bambini, o iniziative di promozione culturale e turistica del territorio nostrano come "Localitour d'Italia". E ancora, un fortissimo impegno civile: i loro brani, i loro dischi sono spesso il risultato finale di intense collaborazioni con artisti di ogni parte del mondo, per lanciare messaggi di pace e di speranza, per promuovere la difesa dei diritti umani anche nelle zone più martoriate del pianeta... Chi vuol saperne di più può dare un'occhiata al loro sito, www.jalisse.it. Insomma, altro che meteore: i Jalisse sono... sopravvissuti a quel tempestoso 1997, e hanno saputo interpretare il loro mestiere in chiave estesa e altruista, nonostante i "niet" arrivati da Sanremo, che però bruciano ugualmente, e lo si capisce. 
NON SOLO JALISSE: REITANO E GLI ALTRI - E' altresì vero che che, prima e dopo i Jalisse, altri cantanti hanno dovuto subire la freddezza di commissioni e direttori artistici sanremesi. Il povero Mino Reitano, ad esempio, stando ai giornali è stato in lizza per partecipare al Festival quasi ogni anno, nel corso della sua carriera, ma alla fine ha collezionato appena sette presenze, quasi nulla se si pensa alla sua longevità artistica. E che dire di Don Backy, un altro che ci ha tentato spessissimo ma, una volta uscito dal giro dei grandi venditori di dischi (diciamo a inizio anni Settanta) in riviera ha sempre trovato la porte sbarrate? Arrivò al punto, nel '95, di inscenare una protesta plateale, denudandosi davanti al Colosseo per denunciare l'ostracismo decretato nei suoi confronti dalla Rai. 
Little Tony il Festival fu costretto a vederlo sistematicamente in tv,  proprio negli anni in cui suoi coetanei e rivali di antiche battaglie, come Bobby Solo, Fausto Leali e Patty Pravo, videro rifiorire la loro popolarità partendo dal palco dell'Ariston (particolarmente bruciante per lui fu l'esclusione del '94 con il bel pezzo "Dentro ad ogni cosa", poi portato al successo dagli Audio 2). In tempi più recenti ha avuto ragione di lamentarsi Mariella Nava, che per la verità fino all'inizio del secolo di partecipazioni sanremesi ne aveva accumulate un bel po', ma che dopo la brillante comparsa del 2002 con "Il cuore mio" ha visto andare a vuoto i suoi numerosi tentativi (con alcuni gioiellini come "It's forever" e "In nome di ogni donna", che avrebbero meritato di essere ascoltati da una immensa platea come quella della kermesse ligure, così come "Piano inclinato" e "Dimmi che mi vuoi bene", respinte negli anni Novanta). E ancora, Mietta: rimane ancora oggi una delle voci più calde e convincenti della nostra canzone, ha mostrato coraggio e versatilità passando attraverso gli stili più disparati: è incredibile che negli ultimi vent'anni alla cantante pugliese siano stati concessi solo tre passaggi festivalieri, di cui uno come ospite di Morris Albert, nel 2004. Molto discussa fu, in particolare, la bocciatura del 2003: la sua "Abbracciati e vivi", canzone dal sound moderno, in linea con le nuove sonorità anni Duemila, era superiore ad almeno quattro dei motivi ammessi alla gara. 

martedì 12 febbraio 2013

SANREMO 2013 AL VIA: IL NUOVO CORSO RIUSCIRA' A CONVINCERE GLI SCETTICI? E INTANTO CROZZA...

                                               Modà: nel novero dei favoriti

Poche ore al via del Festival di Sanremo, e l'atmosfera attorno a questa edizione numero 63 pare alquanto freddina. La sensazione è che la kermesse griffata Fabio Fazio - Mauro Pagani sia guardata con perplessità da più parti: persino, e la cosa ha dell'incredibile, da qualcuno all'interno della stessa azienda che il Festival lo produce e lo manda in onda. Al di là delle strumentalizzazioni politiche già in atto da parte di certa stampa, il battage mediatico che sta introducendo l'evento tv dell'anno non è nemmeno lontanamente paragonabile a ciò che è avvenuto tante volte in passato. Spazi televisivi ridotti al minimo indispensabile, e le famigerate trasmissioni - chiacchiericcio della mattina e del pomeriggio insolitamente distaccate (almeno finora...), laddove fino a dodici mesi fa traevano dalla kermesse rivierasca linfa vitale per puntellare l'audience. Zero assoluto, o quasi, anche sul piano dei servizi rievocativi sulla storia di Sanremo: scarseggiano persino le inflazionatissime riproposizioni dei medesimi filmati di sempre (gli esordi di Ramazzotti e Vasco Rossi, Rino Gaetano, ecc.).
"ARRIDATECE I NAZIONALPOPOLARI!" - Cosa succede, dunque? Forse a molti non è andata giù la svolta "alta" impressa  al carrozzone festivaliero da Fazio e dal suo gruppo di lavoro. Soprattutto, non è andata giù la drastica riduzione dello spirito nazionalpopolare del Festivalone. Si sprecano, da parte di questa "fronda", gli interrogativi di fronte a un cast di Big che, per molti professionisti dell'entertainment televisivo generalista, risulta quantomeno astruso, e si versano lacrime per l'assenza dal cartellone dei mostri sacri del bel canto nostrano, tanto amati dalla tv di Stato. Che Sanremo potrà essere mai, continuano a domandarsi inconsolabili, senza Al Bano e Toto Cutugno in gara, senza Marcella e Fausto Leali, senza la Vanoni e senza la Oxa? Già, Anna Oxa: proprio lo spazio abnorme che si sta concedendo alla triste protesta della cantante pugliese contro la propria esclusione del Festival è sintomatico dello strano modo di agire da parte di certe trasmissioni, un tempo più che mai ben disposte nei confronti della rassegna canora: gode di una ribalta più sostanziosa, sul piano quantitativo, chi a Sanremo non è stato invitato e se ne adonta pubblicamente, rispetto a chi a Sanremo ci andrà da protagonista. 
CONTEMPORANEITA' - Perché? E' chiaro che "l'intruso" Fabio Fazio, preso in prestito da Rai Tre, ha introdotto una concezione del Festival radicalmente diversa dai criteri artistici che, ormai, sembrano essere diventati prevalenti sulla rete ammiraglia. L'anchorman savonese ha voluto imprimere una brusca accelerata al processo di svecchiamento del carrozzone festivaliero già massicciamente intrapreso da Gianmarco Mazzi negli ultimi quattro anni, avvicinando ulteriormente l'universo Sanremo alla realtà musicale di oggi, e a ciò che accade sul mercato discografico nel 2013.
E' pazzesco: per anni si è rimproverato al Festival di mancare di contemporaneità in termini di cantanti e di canzoni, di vivere in un mondo parallelo animato da interpreti amati da un pubblico fin troppo adulto ma, nella sostanza, deboli commercialmente: e ora che questa contemporaneità si sta faticosamente realizzando, ecco spuntare i musi lunghi e gli insoddisfatti. Una schizofrenia che è figlia della dicotomia con cui la popolare kermesse deve fare i conti, da quando è stata presa in gestione diretta dalla Rai, ossia dal 1992: coniugare qualità canora e ascolti televisivi, cercando di dare la preferenza a questi ultimi. Solo che fare ascolti alti, su Rai Uno, significa spesso e volentieri puntare sull'usato sicuro, sugli ultraveterani, su un registro "medio", da intrattenimento che più leggero non si potrebbe. Avete presente una trasmissione tipo "I migliori anni"? Ecco, quello è il paradigma dello show ideale per il primo canale. Nulla di male, intendiamoci, ma Sanremo è qualcosa di ben più importante.
ANNI SESSANTA FOREVER - Il nostalgismo oltranzista di Rai Uno ha creato dei miti di cartapesta ingigantendoli oltre il loro effettivo valore storico, e ha inculcato nel telespettatore medio l'idea che senza tali miti la tv sia più povera: così, personaggi come Al Bano e Massimo Ranieri sono sempre più massicciamente presenti sui teleschermi (e il primo lo ritroveremo anche all'Ariston). Il culto del passato e delle vecchie glorie, in sé per sé tutt'altro che condannabile, su Rai Uno ha... saltato un giro: il gusto musicale si è fermato ai primi anni Ottanta, e privilegia comunque i divi dei Sessanta. Un racconto troppo parziale della storia canora del nostro Paese, per cui i protagonisti di quegli anni, spesso ormai logori e sfiatati, devono essere tenuti artificiosamente in vita artistica all'infinito. Si era così arrivati al punto, tornando a Sanremo, di assistere a un'edizione del Festival, nel 2009 che schierò orgogliosamente in gara Al Bano (aridaje), Fausto Leali, Patty Pravo e Iva Zanicchi. Nel 2009, lo ripetiamo. Roba da matti, eppure, secondo una mentalità ancora pericolosamente diffusa sia tra il pubblico sia tra gli addetti ai lavori, senza di loro non si può fare un Sanremo che si rispetti.

                                            Crozza: mattatore della prima serata

SMUOVERE IL PUBBLICO - Segno di pigrizia mentale, segno che talvolta il pubblico deve essere smosso, ed educato nei gusti, anche con scelte coraggiose e inizialmente impopolari, come potrebbero rivelarsi quelle del terzo festival faziano. Che forse, ma lo si può dire solo col senno di prima, ha sbagliato  soltanto una mossa: l'aver optato per una inversione di marcia radicale, quando forse sarebbe stato migliore un passaggio graduale alla nuova realtà, per non traumatizzare il pubblico. Su questo ho un'idea ben precisa: viva la contemporaneità e largo ai giovani, ma temperando la linea artistica con qualche scelta un po' più popolare, con qualche nome maggiormente televisivo. Attenzione però, non i mostri sacri di cui sopra, gente che era già veterana nel 1984 e che ha continuato ad usufruire di spazi esagerati, a danno della generazione di mezzo, di quei cantanti affermatisi fra la fine degli Ottanta e i Novanta e che, dopo aver toccato il picco del successo, sono stati rrepentinamente oscurati, mandati in pensione anticipata pur essendo ancora nel cuore della gente e pur avendo ancora molto da dire. Qualcuno, tipo Mietta, sta ora faticosamente riemergendo dopo anni di oblìo: spero che altri suoi coetanei possano presto tornare alla luce del sole...
APRE CROZZA - Dunque, con qualche riserva ma con un sostanziale apprezzamento nei confronti della nuova linea editoriale festivaliera, prepariamoci alla consueta full immersion... rivierasca. Sanremo 63 l'ho presentato nei giorni scorsi in questo articolo (gettonatissimo: ringrazio tutti i lettori): nel frattempo si è aggiunto il colpaccio Maurizio Crozza, che ad occhio e croce dovrebbe assicurare l'adeguato boom di audience a una prima serata che, effetto attesa a parte, rischiava forse di risultare un po' deboluccia sul piano dell'appeal, visto che i Big più famosi e quotati fra quelli in concorso sono stati inseriti nella scaletta del mercoledì. Oltretutto, per il comico genovese è una collocazione televisivamente assai furba e "strategica": martedì è il "suo" giorno, perché è solitamente il giorno di Ballarò (che non a caso questa settimana è stato spostato a domenica), trasmissione che viene aperta proprio dal tagliente sketch - monologo dell'ex Broncoviz, un appuntamento divenuto irrinunciabile per milioni di italiani...
CANZONI AL CENTRO - La gara, quest'anno più che mai al centro, non ha un favorito designato, come poteva essere il Vecchioni del 2011. Tendenzialmente, punterei su un pokerissimo formato da Modà, Gualazzi, Malika Ayane, Elio e le Storie Tese e Mengoni; outsider, Cristicchi e Chiara Galiazzo, potenziale nuovo "fenomeno" della canzone italiana. Le pagelle degli esperti, di coloro che hanno avuto il privilegio di ascoltare in anticipo i brani (privilegio al quale rinuncio volentieri: il fascino del Festival risiede anche nel poter aspettare le serate sanremesi per ascoltare tanti inediti tutti in una volta), sprizzano entusiasmo da tutti i pori. Occhio, perché solitamente ciò che piace a certi critici con puzza sotto il naso solitamente fa fatica a sfondare il muro del gradimento popolare. Anche in questo caso, l'ideale sarebbe percorrere la via di mezzo: non capolavori compositivi per pochi eletti o sofisticate elaborazioni cantautoriali, ma brani ben confezionati, non banali ma comunque in grado di catturare l'orecchio e di arrivare al cuore. E' questo ciò che si chiede a Sanremo, non opere d'élite. Aspettiamo fiduciosi: mai come quest'anno, più che "buona visione" è assai più opportuno dire: "Buon ascolto!".

domenica 10 febbraio 2013

FESTIVAL DI SANREMO: GLI ESCLUSI CHE HANNO FATTO LA STORIA (VOLUME 2)

L'anno scorso, di questi tempi, uno dei primi articoli "boom" del mio giovane blog fu quello dedicato ai grandi "esclusi" nella storia del Festival di Sanremo, ossia quei brani non ammessi a partecipare alla kermesse rivierasca ma che, in seguito, ebbero comunque modo di emergere e di farsi apprezzare, o comunque di far parlare di sé. Opere, insomma, che pur non superando l'esame delle varie commissioni esaminatrici, una piccola o grande traccia nella storia musicale italiana la lasciarono. Citai, fra le altre, "Il Riccardo" di Gaber, "Sangue al cuore" dei Nomadi,  "Un'auto targata TO" di Dalla. Ma di materiale ce n'è in abbondanza per sfornare una seconda puntata di questa "passerella dei delusi".
Partiamo dal 1973, quando Sanremo mancò l'occasione di lanciare in orbita quello che sarebbe diventato uno dei più grandi cantautori dei successivi quarant'anni. Dopo il felice debutto a capo dei Delirium, dodici mesi prima (Jesahel è un evergreen festivaliero), il giovane Ivano Fossati si presentò come solista, con "Vento caldo", ma non convinse la commissione selezionatrice.



Saltiamo fino al 1981. Curiosa la vicenda che coinvolse il complesso "La Bottega dell'arte", già in gara al Festival l'anno precedente, nella categoria Big. Inserito inizialmente nell'elenco dei partecipanti con il brano "Vecchio rock", che si stacca un po' dal loro consolidato stile, il gruppo fu poi costretto a rinunciare "per ragioni discografiche" (così almeno scrissero i giornali dell'epoca) e venne sostituito da Orietta Berti. Sarà stato un caso o forse no, ma da quel forfait  per "La Bottega" iniziò la parabola discendente.



Ed ecco una delle esclusioni ancora oggi più discusse e contestate. Tante le richieste di partecipazione al Festival dell'85 e molti i nomi illustri che rimasero fuori: fra questi, Mia Martini, che dovette accontentarsi di essere nominata "riserva", insieme a Bobby Solo, Sergio Caputo e i Passengers. Una scelta considerata da molti delittuosa: il suo pezzo, "Spaccami il cuore", è indubbiamente una composizione raffinata ed elegante, che porta la firma di Paolo Conte, nientemeno. In realtà, si tratta di una canzone che necessita di numerosi ascolti prima di far breccia, e che personalmente, nonostante il prestigioso autore, a tutt'oggi non mi sento di considerare come una delle migliori del repertorio della compianta interprete calabrese. Va però anche detto che, visti certi brani mediocri invece accettati in gara quell'anno (in primis "Notte serena" di Christian), questo avrebbe letteralmente giganteggiato. Mia potè poi presentare "Spaccami il cuore" ad altre due manifestazioni organizzate da Gianni Ravera, l'inedita "Poker di maggio" (proprio al teatro Ariston, fra l'altro: kermesse a squadre che si svolse solo quell'anno) e la classica "Saint Vincent estate".



Ancora un bel salto, stavolta fino al 1993. Dopo due secondi posti nel girone dei giovani, Irene Fargo, voce avvolgente e stile originale, tentò l'iscrizione fra i Big, ma la sua "Non sei così" non superò l'ultima selezione. Un testo rabbioso contro un uomo arido, senz'anima, forse anche crudele, dal quale non si può che fuggire.



Anche nel 1994 i selezionatori, capitanati dal nuovo direttore artistico Pippo Baudo, fecero "strage" di nomi illustri e di proposte tutt'altro che modeste, come "La sua figura" di Giuni Russo.



Nello stesso anno, ci provò Little Tony con un pezzo forse non del tutto nelle sue corde. "Dentro ad ogni cosa" ha spessore e una scrittura non banale: raggiungerà comunque il successo negli anni successivi, proposto direttamente dagli autori, il gruppo degli Audio 2, in un'incisione impreziosita addirittura dalla voce di Mina.



1997, primo anno del dopo Baudo. Il cast dei Big risultò un po' debole sul piano dei nomi (mentre molti brani si riveleranno inaspettatamente validissimi e destinati a durare nel tempo), e una composizione delicata come "Piano inclinato" di Mariella Nava ci sarebbe stata senza scandalo. 



Nel 2002, ennesima delusione per Marcella, che da anni tentava un ritorno all'Ariston (e ci riuscirà, come concorrente, solo nel 2005, dopo un'ospitata nel 2004). Non male davvero questa "La regina del silenzio", griffata Renato Zero.



Altra sfilza di musi lunghi nel 2003. Scatenò non poche polemiche l'esclusione dei Velvet con "Miss America", brano con un sottotesto politico nemmeno troppo mascherato (e particolarmente coraggioso in quel periodo: ricordiamo che eravamo nell'epoca delle Torri gemelle e delle successive guerre in Afghanistan e Iraq), un rock ottimamente costruito, dall'impianto contemporaneo e di notevole impatto.



Nello stesso anno, rimase fuori anche Mietta, il cui pezzo, "Abbracciati e vivi", pop moderno dalle sonorità elettro - dance, non avrebbe certo sfigurato.



Siamo al 2009, l'inizio di una nuova era per Sanremo, dopo il fallimento (in termini di audience) dell'edizione 2008 che aveva addirittura messo a repentaglio la sopravvivenza stessa della kermesse. Il duo Bonolis - Mazzi riuscì a risollevare e a svecchiare la manifestazione, ma rimango dell'idea che si potesse far meglio nell'allestimento del cast dei Big, ad esempio dando spazio a questa intensa "Se veramente Dio esisti", composizione degli Avion Travel, i quali dopo la sorprendente vittoria del 2000 non hanno più trovato spazio all'Ariston.



Chiudiamo con un "jolly": Don Backy, già altre volte citato su questo blog, assente da Sanremo dai primi anni Settanta. Più volte ha tentato di rimettervi piede, e mai le sue proposte sono state prese in considerazione. Nel 1995 arrivò addirittura al punto di inscenare una clamorosa protesta pubblica: nudo davanti al Colosseo, in segno di ribellione nei confronti di quello che riteneva un inspiegabile ostracismo decretato nei suoi confronti dalla Rai. Di certo c'è che questo cantante e autore dalla sensibilissima vena poetica non ha potuto usufruire di tutti gli spazi mediatici che altri artisti suoi contemporanei hanno continuato ad avere, anche quando il loro astro era ormai irrimediabilmente in declino. Fra i vari pezzi presentati da Don Backy alle selezioni per il Festival, ricordiamo "Se io fossi amore", che nel 2002 avrebbe dovuto interpretare in coppia con Milva. Brano di stampo tradizionale ma di indubbio effetto.


lunedì 21 gennaio 2013

"I MIGLIORI ANNI" E IL RILANCIO DI CANZONISSIMA: UN'OCCASIONE DA NON SPRECARE


Apriti cielo! Dopo anni all'insegna di un sostanziale immobilismo, di un vuoto creativo che aveva portato al logorio di una formula già di per sé non propriamente originale, "I migliori anni" si è ripresentato al pubblico  di Rai Uno in veste rinnovata e persino tentando l'azzardo di una difficile scommessa. Intendiamoci: il new look dell'ormai tradizionale "show-nostalgia" non sarebbe in sé nulla di rivoluzionario, sul piano della costruzione televisiva dello stesso, anzi; però c'è un clamoroso répechage che rappresenta un indubbio atto di coraggio: il ritorno di "Canzonissima". Lo spettacolo di Carlo Conti ruota in effetti attorno a una vera e propria gara fra otto Big della musica italiana, impegnati a proporre una serie di brani evergreen della nostra canzone, con duelli il cui esito viene deciso dal pubblico in teatro e con una giuria esterna chiamata ad aggiungere i propri voti per determinare la classifica finale di ogni puntata. Insomma, una tenzone fra cantanti in piena regola: rispetto al passato, le obsolete cartoline voto sono state sostituite dalle preferenze esprimibili via Internet sul sito della trasmissione.
IL TENTATIVO DI MORANDI - Di un "recupero" dello storico show musicale del sabato sera (e poi della domenica pomeriggio), defunto nel 1975 dopo anni di gloria autentica in cui giunse a rivaleggiare col Festival di Sanremo in termini di popolarità, si parlava invero da parecchio tempo. Nel 2010 parve cosa fatta, e a occuparsi del rilancio sarebbe dovuto essere Gianni Morandi. Poi, ufficialmente per motivi di budget, l'idea venne malinconicamente accantonata. Ma "Canzonissima" è sempre stata il... convitato di pietra della tv italiana in tutti questi decenni. Un marchio leggendario che era stato "pensionato" al primo refolo di vento contrario, uno show cult che diede un contributo decisivo al decollo della Rai, un autentico romanzo popolare che per settimane appassionava e teneva col fiato sospeso schiere di telespettatori. Un format mai dimenticato e tuttavia tremendamente scomodo, perché difficile da rimettere in pista, in un contesto profondamente mutato sul piano dell'estetica "catodica" e dei gusti del pubblico.
COLLOCAZIONE IDEALE - Si è così scelta una strada prudente, di natura sperimentale: ok alla resurrezione di Canzonissima, che però non godrà, per il momento, di vita propria, ma cercherà di riemergere "protetta" dall'insegna, sicura e accogliente, di uno dei format più riusciti dell'ultimo decennio Rai. Del resto, il motto de "I migliori anni" pare essere sempre stato "torniamo all'antico e sarà un progresso", anche se il suo deus ex machina, Carlo Conti, ha sempre negato di ispirarsi a un oltranzismo nostalgico, quanto alla salvaguardia di una certa memoria storica collettiva, benché in operazioni del genere il confine fra questi due... orientamenti ideologici non possa che essere labile e indefinito. In ogni caso, era quella la sede ideale per riportare sul piccolo schermo la leggendaria gara tra cantanti. 
La formula dell'esecuzione di vecchi successi, per la verità, in televisione suona come un déjà vu piuttosto stucchevole. In tutti i varietà, a tutte le ore del giorno, spunta fuori il cantante di turno a intonare un suo cavallo di battaglia o qualche cover, scelta nell'ambito di un repertorio che risulta essere spesso assai limitato, quasi come se la storia della canzone leggera italiana si reggesse solo su quei dieci - venti brani riproposti ad libitum fino alla nausea. Nel caso de "I migliori anni", però, tale scelta programmatica va valutata diversamente, in quanto non fine a se stessa, semplice (e modesta) variazione sul tema di un canovaccio spettacolare che stava cominciando a mostrare la corda, bensì funzionale al rilancio del progetto Canzonissima, progetto che invece, analizzato come "corpo autonomo" rispetto allo show in cui si trova inserito, pare poggiare su solide basi.

                                     Paola e Chiara nel cast de "I migliori anni"

CAST DI QUALITA' - Il cast dei concorrenti è infatti di qualità medio-alta: l'elenco comprende, in rigoroso ordine alfabetico, Alexia, Luca Barbarossa, Karima, Marco Masini, Mietta, Paola e Chiara, Povia ed Enrico Ruggeri. Come si vede, non si è ceduto alla tentazione di mettere in piedi una compagnia di vecchi dinosauri delle sette note, peccato in cui, tanto per dire, troppe volte è caduto anche il Festival di Sanremo in anni recenti. Si tratta in larga parte di artisti di quella "generazione di mezzo" di cui tante volte ho parlato (cantanti emersi e affermatisi fra la fine degli anni Ottanta e durante i Novanta), eccezion fatta per due veterani come Ruggeri e Barbarossa, i cui picchi di successo non risalgono però certo a epoche... antidiluviane, e, sul fronte apposto, per due prodotti della musica italiana anni  Duemila, il contestato Povia e Karima, una fuoriclasse che ancora non ha trovato la giusta consacrazione. Personaggi ben presenti nel cuore della gente, ancora con un senso a livello di mercato discografico, magari in cerca di rilancio ma non certo da rottamare. Nomi di sicuro appeal.
GLI INEDITI - Vecchi successi rivisitati, come detto: televisivamente, lo spettacolo potrà tenere sulla lunga distanza solo se il repertorio di brani sarà più ampio e variegato rispetto alla limitatezza di cui si diceva poco sopra. In tal senso, la prima puntata della sfida ha lasciato qualche speranza, pensando a un pezzo non banale e non ipersfruttato come "Non credere" di Mina, affidato alla sapiente voce di Alexia. L'opportunità, concessa a uno dei Big in ciascuna delle puntate, di presentare al pubblico un inedito (sabato scorso è toccato a Povia) è ciò che più avvicina questo revival alla Canzonissima che fu. Un'occasione di visibilità e di promozione veramente ghiotta per i cantanti. E anche un chiaro messaggio lanciato agli addetti ai lavori: questo esperimento, questa Canzonissima... 2.0, potrebbe tornare molto utile all'industria musicale italiana. 
L'UTILITA' DI UNA NUOVA CANZONISSIMA - Sanremo a parte, le rassegne canore, osteggiate dai più ma in realtà formidabili volani per la crescita del mercato del disco negli anni d'oro, sono oggi quasi del tutto scomparse. Eppure avrebbero ancora una loro utilità, anzi forse più che in passato: la musica in tv ha spazi sempre più esigui, laddove la crisi del mercato necessiterebbe invece di vetrine promozionali sostanziose, sul piano qualitativo e quantitativo. Insomma, una via di mezzo fra l'eccesso di manifestazioni degli anni Sessanta e Ottanta e il quasi nulla attuale dovrà pure esserci, no?
Una gara come quella partita sabato, con gli opportuni aggiustamenti, rappresenterebbe un toccasana per tutto l'ambiente. Quali aggiustamenti? Beh, ad esempio la collocazione a ridosso del Festivalone è penalizzante sul piano strettamente commerciale: i dischi lanciati dagli otto de "I migliori anni" entreranno in concorrenza diretta con quelli che, fra qualche settimana, spiccheranno il volo dall'Ariston.  Ecco perché un progetto come la nuova Canzonissima avrebbe più logica in quella che resta la sua "casella temporale" storica: autunno - inizio inverno, da ottobre a gennaio, per spingere il mercato nel periodo delle festività natalizie. E avrebbe ancor più senso se gli inediti, da un certo momento in poi, diventassero protagonisti assoluti della gara, proprio come avveniva un tempo. Ma per ora è il caso di accontentarsi. L'azzardo di Conti e della sua squadra merita fiducia: a sostenerlo, un'impalcatura spettacolare collaudata e fin troppo tradizionale, come detto all'inizio: dagli ospiti prezzemolino (quel Massimo Ranieri la cui presenza sugli schermi Rai sta entrando in concorrenza con quella di Al Bano, per frequenza di esposizione) alla comicità di Frassica, ferma a vent'anni fa. Elementi triti e ritriti ma che il pubblico generalista del primo canale sembra sempre gradire. 

lunedì 13 febbraio 2012

FESTIVAL DI SANREMO: I GIOIELLI NASCOSTI DEGLI ANNI DUEMILA - I BIG (1)

Gli storici del Festival di Sanremo parlano, non a torto, degli anni Duemila come dell'epoca in cui, all'interno delle kermesse rivierasca, l'aspetto televisivo ha preso nettamente il sopravvento su quello più squisitamente musicale, che dovrebbe invece rappresentare l'essenza della manifestazione. Ciò non ha impedito che in gara, in questo decennio, venissero presentate canzoni di elevata qualità, in qualche caso gioielli autentici: purtroppo, il nuovo format dell'evento, il cui l'obiettivo finale è principalmente l'Auditel e in cui pertanto la fanno da padroni ospiti non cantanti, lustrini, paillettes e accessori vari, ha fatto il più delle volte passare in secondo piano tali perle. 
Con questo post, e con quello successivo, intendo quindi rendere giustizia a tali composizioni, con l'ovvia premesse che la scelta effettuata è strettamente personale (ho sempre pensato che le bellezza di una canzone sia frutto di una valutazione al 70 - 80 per cento soggettiva e solo per la restante percentuale fondata su valutazioni eminentemente tecniche). 

Partiamo dal 2000, il secondo Festival dell'era Fabio Fazio, considerato uno dei migliori di sempre sul piano della proposta musicale, con un cast molto più vicino alla realtà del mercato discografico italiano di quanto non lo sia stato in diverse altre edizioni a carattere più marcatamente "nazionalpopolare". Desidero riportare alla memoria proprio la proposta di una delle cantanti più "commerciali" dell'epoca, e quindi alla fine un po' penalizzata nella classifica finale. Mietta era ancora una delle artiste italiane più amate e popolari, una che tuttavia non amava fossilizzarsi in un solo genere, per quanto remunerativo, e che non si è mai tirata indietro di fronte alla possibilità di sperimentare vie nuove, anche a scapito delle vendite di dischi. Quell'anno presentò un pezzo orecchiabilissimo e ben strutturato, "Fare l'amore". 




Nel 2001 i Bluvertigo ci regalarono un autentico tuffo negli anni Ottanta: la loro "L'assenzio" risente fortemente, volutamente, quasi a mo' di citazione, di certo sound d'Oltremanica del periodo eighties, e il richiamo ai Depeche Mode è evidente. 




Nello stesso anno, Syria, sempre bistrattatissima dalla critica, e non sempre a ragione, sorprese con un pezzo struggente, dedicato a una persona amata che purtroppo non è più su questa terra. Sound trascinante anche se non propriamente originale, ma testo di una delicatezza e di una poesia che andrebbero assolutamente rivalutate. Ecco "Fantasticamenteamore". 




2002: riflettori su Mariella Nava, cantautrice sempre ispirata, apprezzatissima da tanti colleghi che hanno beneficiato dei suoi testi. Da un po' di tempo lontano dalla grande ribalta, e qualche anno fa minacciò addirittura il ritiro dopo l'ennesima esclusione da un Sanremo. Quell'anno cambiò pelle rispetto al suo stile sempre delicato e soffuso, si presentò con un'immagine più frizzante e con una ballata autobiografica e dal sound movimentato e allegro. 




Stesso anno, e fra i Big comparvero per la prima e unica volta i Gazosa, vincitori fra i Giovani l'anno precedente. Dopo il tormentone estivo "www.mipiacitu" non ci si aspettava granché, invece ecco arrivare questa "Ogni giorno di più" tutt'altro che banale. Verrà anche usata per una pubblicità, se non sbaglio, di un prodotto per bambini. 



2003: un cast ottimo penalizzato da ascolti non all'altezza (frutto di unì'impostazione spettacolare troppo dispersiva). Fra i Big, Nino D'Angelo, all'apice della maturità artistica, offrì al pubblico questo drammatico brano dall'insolita costruzione, dialogo  fra un camorrista e la sua coscienza. 




Ancora 2003, per un intenso e ispirato duello fra Andrea Mirò e il compagno Enrico Ruggeri: "Nessuno tocchi Caino" è un inno per nulla retorico contro la pena di morte. 



Chiudiamo l'ampia panoramica su questa edizione con l'addio alle scene (e alla vita) di Giuni Russo, con una elegante e sofisticata "Morirò d'amore".