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martedì 6 settembre 2016

DOPO ISRAELE - ITALIA: E' LA NAZIONALE DI VERRATTI, DI PELLE' E DI NUOVE RISORSE OFFENSIVE. MA CHIELLINI...

                                                 Verratti: il futuro azzurro è suo

L'Italia torna da Israele con un bicchiere pieno ben oltre la metà. Al di là del risultato, Ventura ha acquisito due certezze definitive e assolute: la Nazionale in cammino verso Russia 2018 dovrà essere la Nazionale di Verratti, e per il momento è sempre più la Nazionale di Pellè. Quest'ultimo dato è forse il più incoraggiante, sul piano della stretta attualità, se pensiamo al limite tecnico che maggiormente ha frenato la nostra rappresentativa negli ultimi anni, ossia la drammatica latitanza di punte di autentico spessore internazionale. Ecco, ora almeno un attaccante di stampo europeo ce l'abbiamo: il... neo cinese sta timbrando il cartellino con regolarità impressionante fin da prima dell'estate, si è fatto scivolare addosso senza cedimenti psicologici le polemiche per la sceneggiata in occasione del famigerato rigore contro Neuer. Segna e fa segnare: ieri ha aperto le marcature e ha mandato in gol nel finale Immobile, con un assist di testa preciso al millimetro; e nel mezzo, un impegno costante e un'altra occasionissima, sempre di testa, sventata mirabilmente dal portiere di casa. 
RIFIORISCONO LE PUNTE? - Serviva come il pane, uno così là davanti, continuo ed efficace ad alti livelli in questo 2016 da favola; e attorno a lui sembra fiorire una generazione di giovanotti di nuovo in sintonia col gol: il neo laziale Ciro ha ritrovato la via della rete azzurra dopo tempo immemorabile, alle spalle premono Belotti e Pavoletti, indemoniati con le casacche di club, altre alternative potrebbe fornirle una stagione monstre di qualcuno fra i vari Gabbiadini, Paloschi, Zaza, Rossi, senza dimenticare Balotelli che deve recuperare un'infinità di strada, ma che non considero del tutto perduto per il calcio che conta. Con la collaborazione dei nostri incursori, da Candreva a Insigne, da El Shaarawy al Berardi che verrà, allo splendido Giaccherini di Euro 2016, potrebbero fare impennare la potenza di fuoco della nostra selezione. 
L'IMPORTANZA DEL PALLOTTOLIERE - E' un discorso, quello sulla prima linea azzurra, che assume importanza primaria, visto che l'obsoleto regolamento delle qualificazioni mondiali costringe a fare i conti con la differenza reti totale, quindi qualche gol in più o in meno rifilato ai "vasi di coccio" del girone potrebbe diventare determinante: anche per questo, ad esempio, ieri saremmo stati tutti grati a Immobile se non avesse fallito il 4 a 1 solo davanti a Goresh, ma non si può avere tutto dalla vita...Certo, non è detto che si arrivi a pari punti con la Spagna, ma nel caso capitasse, le Furie Rosse hanno già dato una bella sistemata al loro score grazie all'8-0 al malcapitato Lichtenstein, dimostrando che sbaglia chi dice che "non esistono più le squadre materasso". Esistono invero solo per qualcuno: l'Italia, ad esempio, contro queste rappresentative di bassissima statura qualitativa ha sempre inspiegabilmente sofferto le pene dell'inferno. Pensiamo anche alle eliminatorie dell'ultimo Europeo e al doppio 1-0 con Malta: contro il Lichtenstein, una simile "parsimonia" sotto porta ci creerebbe non pochi imbarazzi in sede di classifica.
VERRATTI LEADER - L'Italia di Pellè e degli attaccanti ritrovati, si diceva, e anche l'Italia di Verratti. Lo avevo scritto nel precedente post, ma sinceramente non ci voleva una grande fantasia: il genietto del Paris Saint Germain sarà l'uomo di Ventura, il leader della sua Azzurra, il califfo del centrocampo. Ad Haifa ha dettato legge per un'ora abbondante, prima che una condizione approssimativa e qualche acciacco prendessero il sopravvento. Fondamentale in interdizione, tranquillo e ordinato nella tessitura, incisivo in fase creativa: suo il lancio per Antonelli che ha innescato Pellè per l'1-0, suo l'assist a Bonaventura che è andato poi a conquistarsi un rigore non clamoroso ma assolutamente legittimo. Il posto là in mezzo è definitivamente suo, continuare a tenerlo costantemente sotto esame sarebbe deleterio per le sicurezze sue e della squadra. 
FARE A MENO DI CHIELLINI? SI PUO' - Sono altri, semmai, gli uomini dai quali va sollevato il velo dell'intoccabilità. Non è bello sparare su un bersaglio già vulnerabile, ma ad esempio Chiellini, in queste prime due gare targate Ventura, ne ha combinate più di Carlo in Francia, come recitava un vecchio adagio, fra svarioni difensivi e l'espulsione che, ieri, ha lasciato i suoi in inferiorità numerica per quasi tutta la ripresa. Attenuanti e aggravanti: consideriamo che un periodo negativo può capitare a tutti, e teniamo conto di una brillantezza atletica che in questa fase della stagione è appannaggio di pochi; non dimentichiamo però che il ragazzo non è più di primo pelo, e che comunque, nelle sfide fuori dai nostri confini, ha sempre alternato cose egregie a momenti di grossa difficoltà (con prevalenza delle prime, va detto). Anche in questo settore, sia pur in maniera minore rispetto al reparto avanzato, qualche alternativa c'è, e, sempre in riferimento a quanto scritto pochi giorni fa, è il caso di lanciare con decisione il bravo Rugani, magari in un assetto difensivo riadattato, perché non si può restare avvinghiati in eterno al 3-5-2, soprattutto se non hai il trio juventino in piena efficienza, mentre la difesa a quattro è senz'altro più adatta a innescare un football propositivo. 
CLASSICA ELIMINATORIA - Per il resto, quella in Israele è stata una gara di qualificazione come tante se ne sono viste in passato e tante se ne vedranno, da parte dei nostri alfieri. Di quelle gare che la nostra rappresentativa difficilmente riesce a giocare esprimendosi al massimo delle proprie potenzialità; e tuttavia, non vi fosse stato il duplice sbandamento di Chiellini, i nostri avrebbero verosimilmente condotto in porto il successo magari senza squilli, senza miracol mostrare, ma in sostanziale tranquillità, tanto è vero che anche dopo la stilettata di Ben Chaim per l'1-2 l'Italia è andata vicinissima al tris con la citata inzuccata di Pellè.
ECLETTISMO - Nella prima mezz'ora la superiorità è stata netta: due affondi pericolosi, due reti per noi. Poi, le solite paturnie azzurre, in primis la maligna capacità di rimettere in corsa avversari già groggy, un deficit di cui, temo, non ci libereremo mai. Di buono, una concretezza sotto porta non comune per le abitudini nostrane, e un certo eclettismo da parte di molti: Verratti ha giocato a tutto campo, Bonaventura e lo stesso Pellè sono stati visti spesso arretrare a dar manforte a una difesa preda di inusuali tremori, e Parolo, a lungo ai margini, è venuto fuori nel periodo di inferiorità, guadagnandosi la pagnotta in fase di copertura. 
DOPPIO CERVELLO - Ancora: discreto Antonelli, troppo sulle sue Candreva, rigore del 2 a 0 a parte (un elemento di tale spessore tecnico dovrebbe essere uno dei trascinatori della squadra, invece in azzurro troppo spesso spegne la luce) e la conferma che una cosa è giocare con una... classe dirigente (Bonucci e Verratti), un'altra con una formazione sostanzialmente "acefala" quale quella vista a Bari. Proprio per questo, per la presenza di un ben definito asse centrale dal quale si dipanava la manovra, si sono avvertiti i primi segni di una certa discontinuità nei confronti dell'ultima Italia targata Conte, che in Francia ha dovuto fare a meno dell'ex Pescara e di Marchisio, sviluppando quindi il suo gioco per altre vie. Poi, certo, tutto va tarato sulle particolari caratteristiche di questo match, prima la necessità di fare punti e poi le complicazioni tattiche dovute all'espulsione. In ogni caso, l'auspicato "scollinamento", come scritto nel precedente articolo, c'è stato. A ottobre arriva la Spagna a Torino, e forse l'Azzurra made in Ventura comincerà ad emergere più nitidamente. 

lunedì 30 maggio 2016

VERSO EURO 2016: ITALIA SCIALBA E MACCHINOSA CON LA SCOZIA. EDER SEMPRE PIU' GIU'

                                Eder non riesce più a esultare in azzurro: Europeo a rischio? 

Fra i tanti difetti di questa crepuscolare Azzurra targata Conte c'è anche la cronica incapacità di sorprendere. Il primo dei due test match sulla strada per la Francia, lungi dal far emergere segnali incoraggianti, è stato la stanca ripetizione di tante altre inquietanti amichevoli pre Europei e pre Mondiali, nulla di più e nulla di meno. Fra quelle da me mai viste per motivi anagrafici, ma di cui ho letto sui giornali del tempo, Italia - Jugoslavia del maggio '78 e Italia - Sporting Braga del giugno '82 non devono essere state tanto più inguardabili dello scialbo Italia - Scozia a La Valletta; da che seguo il calcio, ricordo due terrificanti confronti contro Svizzera e Costarica prima di USA '94, fra l'altro terminati entrambi con lo stesso punteggio di ieri, una vittoria per 1 a 0 che non può ovviamente dare alcuna garanzia per l'ormai imminente impegno transalpino. Ma se non altro all'epoca c'era la certezza di una robusta dose di classe ed esperienza internazionale a corroborare le nostre speranze in vista della trasferta oltreoceano... 
I TRE PUNTI CHIAVE - Parole che si porta via il vento, in ogni caso, perché decrittare l'attendibilità di questi "provini" è storicamente impresa improba anche per il più scafato degli esperti: molte firme illustri presero per oro colato le risultanze tecniche dei citati incontri prima di Argentina '78 e Spagna '82, e andarono incontro a impietose figuracce professionali. Del resto, pregi e limiti di questa Nazionale 2016 sono ormai noti, e un felice esito (leggasi: superamento della prima fase e poi un altro paio di turni) dipenderà essenzialmente da tre fattori: una condizione atletica ottimale da parte di tutti, la tenuta del blocco difensivo juventino e una adeguata gestione dei tanti esterni dai piedi buoni che potrebbero darci la marcia in più per scardinare le difese avversarie. 
SQUADRA DI "SOLITI NOTI" - Ieri sera, al Ta' Qali, Conte si è affidato a una formazione esperta, senza grossi slanci di inventiva nella scelta degli undici. Tipico dei CT in queste fasi di approccio ai grandi eventi: si va sul sicuro, si cerca di capire quali garanzie possano dare i veterani o comunque gli uomini più utilizzati nel biennio, e si tirano le somme. Poi c'è chi, come il Bearzot del '78, prende il coraggio a quattro mani e rinfresca il team mettendo dentro Cabrini e Rossi; oppure chi, come il Trap di Euro 2004, rinuncia al bomber rampante Gilardino e a un Baggio ancora in pieno vigore, pur se quasi al passo d'addio, per puntare su elementi reduci da una stagione fiacca e su attaccanti in riserva di energie, per tacer del Lippi che nel 2010 va al massacro coi suoi reduci mundialisti lasciando a casa i Giuseppe Rossi e i Cassano e in panchina i Bonucci, i Pazzini e i Quagliarella. 
GIACCHERINI FUORI POSTO - L'Italia di Malta è una squadra con scarso peso offensivo e con troppe incongruenze tattiche. Giaccherini interno è una forzatura fin troppo evidente, e ieri il furetto bolognese non ha resistito al richiamo della foresta, alla vocazione originaria, brillando più per i suoi puntuali inserimenti che per il lavoro di tessitura nel mezzo: il fatto è che le tre ghiotte occasioni avute a disposizione nella prima frazione sono state sprecate, e se sulla prima c'è lo zampino del portiere avversario Marschall, bravo a ribattere il suo tocco ravvicinato sugli sviluppi di una punizione, le altre due sono svanite per assoluta mancanza di precisione nelle conclusioni. Mira sballata anche per Florenzi, un paio di volte al tiro. Ancor peggio la ripresa, sul piano delle produttività in attacco, ma se non altro impreziosita dalla rete della ritrovata vittoria, su lancio di De Rossi ben lavorato da Eder per Pellè, che ha fiondato in gol dal limite dell'area. 
EDER A PICCO - E' stata, per inciso, una delle poche giocate decenti dell'attaccante del Southampton, che comunque si è confermato il marcatore più prolifico (diciamo così) del biennio, e l'unica dell'oriundo, assolutamente impalpabile e fuori dalle trame offensive. Il nuovo commentatore tecnico Rai Walter Zenga (una boccata d'ossigeno dopo il quasi inascoltabile Trapattoni) continua a ritenerlo pedina fondamentale e lo ha ripetuto più volte in cronaca; personalmente, andasse in Francia lo vedrei al momento come uno dei tanti azzardi della storia azzurra, dal Rossi da rilanciare nell'82 (scommessa vinta in extremis) al Del Piero da recuperare fisicamente nel '98 (scommessa persa, e pure fragorosamente); difficile non tenere conto dell'orribile seconda parte di stagione dell'interista, confermata in pieno dalla prestazione di ieri, ma le alternative in prima linea sono quelle che sono, e allora... Piuttosto inconcludente anche Candreva, sulla linea di un campionato laziale in chiaroscuro, ma da tre anni a questa parte è un perno del Club Italia, fondamentale movimentatore della manovra, utile all'assist e gran tiratore; difficile rimanga a casa. 
INSIGNE E BERNARDESCHI SMARRITI - Anche Insigne e Bernardeschi, piccoli eroi di Udine contro la Spagna, si sono smarriti nel marasma finale, fra ammucchiate invereconde e gioco sempre più farraginoso e sterile, ma il test friulano era stato ben più attendibile e sono comunque giocatori che possono dare sprint, dinamismo, ampliare l'arco delle soluzioni in fase di costruzione e di finalizzazione, al pari di quell'El Shaarawy che, onestamente, fatico a non vedere in un ipotetico undici titolare a Euro 2016; per Zaza, infine, tanto fumo e poco arrosto, come spesso gli capita, grande aggressività e determinazione ma poca sostanza. 
PIU' SPAZIO A JORGINHO E BONAVENTURA - Passando alla fascia centrale, De Rossi non ha demeritato ma nemmeno brillato, potrebbe essere ancora essenziale in questa selezione a patto di recuperare una forma fisica decente; da ritenere fallito l'esperimento Giaccherini, assai più utile sull'esterno dove renderebbe maggiormente anche Florenzi (comunque adattabile senza danni nel mezzo), Jorginho e il sottostimatissimo Bonaventura meriterebbero più spazio, visto anche che Montolivo pare più dentro che fuori e che su Thiago Motta sussistono le perplessità già da me più volte sottolineate in passato. In estrema sintesi, la squadra di ieri, ritemprata e più brillante sotto il profilo atletico, può esser giusta per sette - otto undicesimi, ma necessita assolutamente di iniezioni energizzanti sulla trequarti, nonché di più fosforo e rapidità di esecuzione nella zona mediana.

martedì 2 settembre 2014

DOPO IL CALCIOMERCATO: ITALIA COLONIZZATA. FRA I GIOIELLINI AZZURRI SOLO BONAVENTURA SALE DI GRADO

                                             Bonaventura: farà grande il Milan? 

Meno male che questa doveva essere l'estate in cui porre le basi per il rilancio del vivaio nostrano. Certo, a parole, come sempre. Perché a calciomercato finalmente chiuso un elemento balza agli occhi, ben più dei colpi annunciati e mai realizzati ("Falcao non va alla Juve": ma va?) e dei pedatori d'oltrefrontiera spacciati per fenomeni: solo uno dei "ragazzi italiani", inserendo in questa categoria quei calciatori giovani o ancora relativamente giovani facenti parte del "giro azzurro", è stato oggetto di vero interesse da parte dei nostri club di vertice. Stiamo parlando di Giacomo Bonaventura, gioiellino dell'Atalanta, sulle cui tracce si è lanciato in extremis il Milan (nei giorni precedenti c'era forse stato un timido tentativo dell'Inter), abile a battere in poche ore la concorrenza del Verona. Spiace per gli orobici,  ma per "Jack" è il giusto premio: ha già dimostrato, soprattutto nell'ultima stagione, di meritare ampiamente una chance di primo livello, prolungarne ulteriormente l'anticamera in una "media" sarebbe stato delittuoso, considerato che il trequartista ha già 25 anni, non è quindi propriamente un fuoriclasse in sboccio. 
GIOVANI AI MARGINI - E già: Bonaventura, e poi il vuoto o quasi: ci sarebbe da citare Bernardeschi, al quale auguro tutto il bene possibile, ma che per il momento sembra destinato a partire dalle retrovie nella Fiorentina (felice di essere smentito, nel caso). Gli altri prodotti rampanti di casa nostra sono rimasti ai margini del mercato. La "pista Borini" attribuita all'Inter si è volatilizzata nel giro di un paio di giorni, dei 23 della rosa azzurra in Brasile il solo Parolo (comunque un ventinovenne) ha cambiato casacca restando nel nostro Paese (dal Parma alla Lazio). I tanti virgulti in cerca di affermazione si sono trovati di fronte una freddezza generalizzata: Baselli è ancora a Bergamo, Berardi e Zaza (quest'ultimo neo nazionale) trascineranno il rinforzato Sassuolo a una presumibilmente facile salvezza, Gabbiadini sarà ancora un punto di forza della Sampdoria dove però difficilmente avrà ulteriori opportunità di crescita e di miglioramento, e dove oltretutto è stato raggiunto da Alessio Romagnoli, uno dei difensori più promettenti dell'ultima covata made in Italy, giovanotto che la Roma ha pensato bene di "esiliare" proprio quando avrebbe potuto rischiare puntando (anche) su di lui per colmare il vuoto lasciato da Benatia. E meno male che il Genoa ha resistito alla corte di Bologna e Catania per Antonino Ragusa, che è arrivato a potersi giocare l'occasione della vita in Serie A e invece rischiava di essere immediatamente dirottato al piano di sotto, per un esiziale e inutile prolungamento di gavetta. 
PIENI DI STRANIERI - Mi ero ripromesso, quest'estate, di salvare sul mio pc le immagini delle home page dei quotidiani sportivi italiani, giorno per giorno, per documentare lo sconsolante andamento del mercato. Non ce l'ho fatta, lo sconforto ha preso il sopravvento, ma fidatevi: le prime pagine online erano costantemente piene di improponibili nomi stranieri che solleticavano l'appetito delle nostre grandi. Purtroppo molti di questi appetiti si sono poi tradotti in reali acquisti (o prestiti: di soldi ne girano sempre meno). 
Il quadro è allarmante: in questi mesi sono approdati nell'ex Bel Paese quasi ottanta nuovi stranieri (e parliamo solo di massima serie). Non male, se pensiamo agli alti lamenti levatisi dopo la sconfortante spedizione Mundial pilotata da Prandelli. Che ci sia da rinforzare la rosa o da coprire un buco, si punta invariabilmente sul mercato d'oltrefrontiera, il nostro vivaio e le nostre serie minori sono ormai sistematicamente ignorati. 
COMAN SI', CRISTANTE NO - Fra i club di primo piano, Napoli e Fiorentina sono avviati a superare l'Inter, quanto a esterofilia: trovare un "azzurrabile" fra le loro fila è impresa ai limiti dell'impossibile, tanto che mi viene persino da capire (ma non giustificare) il crescente nervosismo di Insigne, un concentrato di classe pura non valorizzato a dovere sotto il Vesuvio. E nelle retrovie si è adattato persino il Verona, in cui il solo italiano destinato a partire titolare sembra essere lo stagionatissimo Toni. Il tutto mentre la squadra guida del nostro scalcinato movimento, dicasi la Juventus, pur avendo in giro per la Penisola diversi talenti in rampa di lancio (il già citato Berardi, ad esempio) preferisce affidarsi a un Under 21 francese, Coman, ovviamente subito titolare alla partenza del campionato. E lo stesso Milan, "benemerito" per l'acquisto di Bonaventura, dirotta però in Portogallo un'altra grossissima speranza del nostro football, Cristante.
Questo è un altro punto dolente: i giovani stranieri sembrano sempre più pronti dei nostri. Secondo alcuni perché, semplicemente, sono più forti. Ovviamente è una favoletta, e io, scusatemi, non ci sto più: la scuola italiana è da sempre una delle più prolifiche e competitive, la differenza rispetto al passato è che c'è meno pazienza verso i nostri babies, e che soprattutto gli spazi per loro si sono drasticamente ridotti, anche nei settori giovanili. I motivi di questo ossessivo, patologico rivolgersi al mercato di fuorivia sono più economici che tecnici, è chiaro. Lo dimostra il fatto che invece, all'estero, al "prodotto italiano" ci credono ancora: hanno lasciato la compagnia Balotelli, Immobile e Cerci (povero Toro...), oltre al Cristante di cui si è appena detto. 
CI VUOLE UN ESEMPIO DA SEGUIRE - Resta il fatto che se qualcuno non comincia a dare l'esempio, in un momento oltretutto favorevolissimo per una ripartenza in grande stile dei vivai, è notte fonda, e quella che ho definito in un precedente articolo "deriva ungherese", cioè il rischio che il nostro calcio declini repentinamente e irrimediabilmente come accaduto a quello magiaro, è davvero dietro l'angolo. In tal senso, meritano il massimo sostegno squadre come Cagliari, Genoa, Sampdoria, Sassuolo, che continuano a puntare su un forte nucleo nostrano (ma anche il solito Milan, via, unica fra le big con diversi azzurri di prospettiva in rosa), mentre mi aspettavo sinceramente più coraggio dal nuovo CT Conte, magari con una convocazione spiazzante tipo quella post Euro 2012 di Prandelli, che chiamò "pivellini" come Perin e De Sciglio, a corto o all'asciutto di esperienza in Serie A. Se poi stiamo ad aspettare il neo presidente federale Tavecchio stiamo freschi: vedremo quali saranno i suoi provvedimenti salvacalcio (dei quali, a quasi un mese dall'elezione, ancora non vi è traccia nemmeno a parole): il rischio di trovarci di fronte a un simil Renzi (tante chiacchiere e zero fatti) è concreto. Vedremo. 

mercoledì 16 maggio 2012

VERRATTI E GLI ALTRI: LO SGUARDO DI PRANDELLI VERSO IL FUTURO AZZURRO

                                            Marco Verratti, "fiocco azzurro" a sorpresa

Le pre - convocazioni di Cesare Prandelli in vista di Euro 2012 sono state qualcosa di più di un semplice primo elenco di... "papabili azzurrabili". Forse a qualcuno è sfuggito, ma si è trattato di un passaggio autenticamente epocale per il nostro calcio. Un listone azzurro così spiazzante, rivoluzionario, evocativo di scenari futuri non lo si vedeva da tempo: non fu tale nemmeno quando, invece, tutti si aspettavano un qualcosa di sconvolgente, un taglio radicale col passato, ossia dopo il disastro lippiano di Sudafrica 2010. 
Spiego meglio: con questa "convocatoria" (come si dice in Spagna), Prandelli ha lanciato un messaggio fondamentale, un messaggio che vale in parte per l'ormai prossimo impegno in Polonia ed Ucraina, ma che al contempo lo supera, proiettandosi ben oltre. Il messaggio è che, per il calcio italiano, è davvero giunta l'ora di svoltare, di costruire il futuro. E costruire un futuro degno, per un movimento come il nostro, in flessione tecnica, in crisi finanziaria e del tutto allo sbando sul piano logistico e organizzativo, significa prima di tutto spalancare le porte ai giovani, e farlo davvero, non con contentini e spezzoni di partita, ma costruendo una Nazionale nuova, fresca, piena di benzina verde. 
VOLTI NUOVI PER L'OGGI E PER IL DOMANI - Ecco, nei convocati per lo stage pre - Europeo c'è quella che, nelle intenzioni del cittì e nei voti di tutti, sarà l'ossatura della Nazionale da settembre in poi, quella che dovrà sgomitare in un difficile girone di qualificazione (da molti sottovalutato, ma ne riparleremo) per farsi largo fino a Brasile 2014. Compaiono dunque nomi che si potevano prevedere, come quelli di Ogbonna, già da diverse partite nel giro azzurro, e di Borini, la rivelazione stagionale in Serie A, uno che potrebbe recitare un ruolo di rilievo già nella manifestazione continentale di giugno; ma, al loro fianco, fanno capolino volti che pensavamo di trovare in gruppo solo dopo l'estate: Schelotto e Destro, certo, ma soprattutto il nome più spiazzante, più sorprendente in assoluto. 
VERRATTI, CASO UNICO - E già, perché alzi la mano chi si attendeva la chiamata del pescarese Marco Verratti. Già da qualche anno, la presenza sempre più invasiva di stranieri nei nostri club di A (stranieri in larga parte modesti, non mi stancherò mai di sottolinearlo) ha costretto i selezionatori della rappresentative giovanili a rivolgersi, per la formazione delle loro squadre, al torneo di B, dove spesso e volentieri trovano posto e minuti per giocare i ragazzi italiani chiusi nelle gerarchie interne delle compagini di vertice. Prandelli ha fatto un passo oltre, sdoganando questo forzato modus operandi ed estendendolo anche alla Selezione maggiore. E lo ha fatto sapendo bene che con ciò non arrecherà alcun nocumento alla solidità tecnica del gruppo: perché Verratti milita in cadetteria, certo, ma le cronache raccontano che è già giocatore da grandi palcoscenici. Ne parlano come un possibile nuovo Pirlo, ma a noi questi paragoni scomodi e ingombranti mai sono piaciuti: diciamo che si tratta di un "cervello" del centrocampo con le stimmate del grande, personalità, intelligenza tattica e versatilità, piedi estremamente sensibili, e per ora fermiamoci qui.  
I PRECEDENTI - Scelta comunque rivoluzionaria, si diceva: certo, nel passato più o meno recente altri giocatori "cadetti" hanno provato l'ebbrezza della convocazione in azzurro, ma erano casi diversi e meno "radicali". Ricordiamoci di Collovati, che nell'80-81 giocò in Nazionale e contemporaneamente in B col Milan, ma faceva parte del gruppo di Bearzot già da un paio d'anni; e ancor prima, Fulvio Bernardini avviò la sua selezione post Mondiale '74 convocando una marea di elementi, fra i quali tre militanti in B (Bertuzzo, Pirazzini e Facchi) e persino uno in C (Martelli), ma furono convocazioni un tantino provocatorie, quasi a voler "urlare" in modo clamoroso la necessità di svecchiare un gruppo ancora troppo legato alle stanche glorie di Messico '70; e furono, soprattutto, chiamate che, come era logico, non ebbero seguito.
Ci fu poi il caso degli juventini di Serie B, nel 2006/07, ma quella fu proprio una situazione particolare: sappiamo infatti che quei giocatori si erano ritrovati in seconda divisione a causa di Calciopoli, ma erano campioni d'Italia e del Mondo. E c'è stato, infine, il caso di Ogbonna, che però è entrato nel giro azzurro dopo aver già debuttato nella massima divisione. Calcio di Serie A che invece Verratti non ha ancora mai visto, così come ha solo appena assaggiato la Nazionale Under 21: ecco quindi la portata epocale di una convocazione che segna davvero un punto di svolta per il prosieguo della storia azzurra.

                                             Mattia Destro, grande stagione a Siena
                                             

PERCHE' SOLO ADESSO - In molti, come detto, si attendevano che Prandelli innovasse profondamente i ranghi già dopo il citato disastro sudafricano. Non ha potuto né voluto farlo: non ha potuto perché, soprattutto nel suo primo anno di gestione, troppo pochi sono stati i giovani capaci di emergere in maniera così prepotente da meritare di esser presi in considerazione; non ha voluto, perché comunque capì che il fallimento mondiale non era stato dovuto alla mediocrità del materiale umano a disposizione di Lippi: c'erano buoni giocatori che non erano in forma (fisica e psicologica) o che vennero stati usati male, ce n'erano altri (giovani e meno giovani) estremamente validi che il precedente tecnico aveva ingiustamente lasciato a casa, e con quelli si poteva cominciare a ricostruire qualcosa di positivo in chiave Europeo, come poi è effettivamente avvenuto.
Ma ora il vento è cambiato: le ultime edizioni di Serie A e Serie B hanno regalato una discreta fioritura di campioncini in sboccio, ed è giusto che ad essi venga subito data la possibilità di accumulare esperienza internazionale, per far sì che non si ripeta ciò che è avvenuto nell'ultimo decennio di calcio italiano, ossia ritrovarsi giocatori di 25 - 26 anni che vengono ancora considerati "promesse" e che si sono intristiti e ingrigiti in anni di panchina e di mancati contatti col football d'oltrefrontiera.
Per tutto questo, quelle di Verratti, Schelotto e Destro non rimarranno convocazioni premio: magari non andranno in Polonia, ma li ritroveremo più avanti, così come ad occhio e croce dovremmo ritrovare El Shaarawy, Astori (se già non farà parte del gruppo per Euro 2012), mentre potrebbero entrare in lizza i vari Bonaventura, Paloschi, Poli, quel Marrone che ha trovato pochissimo spazio nella Juve scudettata, ma che quando è stato chiamato in causa da Conte ha risposto alla grande e, tanto per gradire, ha chiuso la stagione con un gol nel giorno della festa; e ancora, dalla B, Insigne, Immobile, Florenzi, Donati, Capuano.... Tutta gente che deve dimostrare tantissimo, ma alla quale, lo ripetiamo, occorre dar fiducia da subito. Solo così il calcio italiano potrà tornare a fiorire.