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domenica 12 febbraio 2017

FESTIVAL DI SANREMO 2017: IL PAGELLONE DEI "CAMPIONI". PAOLA TURCI SU TUTTI


Il classico pagellone dei Big chiude la settimana sanremese del blog. Cantanti e canzoni sono elencati in ordine di classifica, dal primo in giù. 
FRANCESCO GABBANI - "Occidentali's karma": il vincitore del Festival riesce in un'impresa titanica: bissare un tormentone a soli dodici mesi di distanza. Quello di quest'anno pare inoltre più elaborato e complesso rispetto ad "Amen". Il testo, pur sferzante e ironico, è tutt'altro che demenziale e nonsense, l'arrangiamento è curatissimo, contemporaneo ma con vaghe reminiscenze di un qualche sound anni Ottanta, almeno così mi è parso. VOTO: 8. 
FIORELLA MANNOIA - "Che sia benedetta": brano dalla scrittura cantautoriale, tutto sommato classicheggiante, che trova il suo valore aggiunto nel testo e nell'interpretazione moderatamente enfatica della "rossa", protagonista di un ritorno convincente sul palco dell'Ariston. Poteva anche vincere, ma in fondo è giusto che il trofeo sia andato a un brano e a un interprete più "futuribili". VOTO: 7. 
ERMAL META - "Vietato morire": ecco un altro emergente che, dopo solo un anno, ha ottenuto una fragorosa conferma, restando fedelissimo allo stile che lo impose nelle Nuove proposte. Testo crudo e diretto nelle strofe, con aperture alla speranza nel refrain e nella chiusa, su un tappeto sonoro incalzante, a tratti drammatico, in un mix fra parole e musica efficace e al passo coi tempi. Anche lui sarebbe stato un degno vincitore. VOTO: 8. 
MICHELE BRAVI - "Il diario degli errori": devo essere sincero: non mi ha convinto all'inizio e non mi convince tuttora. A parte il fatto che non è un "Campione", ha sfoderato una buona tenuta del palco e una voce di grana notevole, ma il pezzo mi pare tutto sommato banale nella tessitura musicale, e il testo, pur dicendo cose anche "pesanti" e scavando nel vissuto, non brilla per maturità compositiva. Il quarto posto è un premio eccessivo. Michele è probabilmente il primo Youtuber a farsi largo con onore nella categoria regina di Sanremo. Anche questo è un segno dei tempi. VOTO: 5,5. 
PAOLA TURCI - "Fatti bella per te": per quanto mi sforzi, non riesco a trovare alcuna sbavatura nella splendida performance sanremese di "Paoletta". Impeccabile e trascinante nelle sue esibizioni, e con una canzone del tutto in linea coi gusti e le tendenze attuali, dal ritmo energico e sostenuto, con un testo profondo e che va dritto al cuore, un inno alla bellezza delle donne nel senso più pieno e ampio del termine, una bellezza che vola al di sopra del tempo che passa e degli incidenti della vita. Un'altra artista che avrebbe meritato il massimo alloro, e non sarebbe stato un premio alla carriera, perché, lo ripetiamo, la canzone è "à la page" e lei è ancora in pista con vigore e tante idee. VOTO: 9. 
SERGIO SYLVESTRE - "Con te": il ragazzone ha messo la sua possanza interpretativa al servizio di un brano fin troppo antico nella costruzione, direi "sanremese" nel senso più "nostalgico" del termine, impreziosito dal coretto gospel nel finale. Ma per puntare alla vittoria, e a una lunga carriera canora, ci vuole qualcosa di più ficcante. VOTO. 6+. 
FABRIZIO MORO - "Portami via": il Moro delle ballad poetiche, intense e sentimentali è quello che si fa preferire. Con questa, rinfresca il ricordo della bella "Eppure mi hai cambiato la vita" che portò fino al terzo posto a Sanremo 2008. La sua particolarissima grinta vocale, che spezza l'andamento inizialmente soffuso del brano, dà il tocco in più. VOTO: 7.
ELODIE - "Tutta colpa mia": lo interpreto come un dichiarato, palese omaggio alla più tipica canzone "da Sanremo". Erano anni, vado a memoria, che su quel palco non si ascoltavano proposte in cui la parola "amore" fosse presente in maniera così massiccia e ridondante: forse dai tempi di "Amore amore" di Marisa Sannia, edizione '84, ma quella era composizione ben più leggerina. Elodie ha comunque ben impressionato, riuscendo ad unire perizia tecnica a calore della voce, al contrario di altri ragazzi usciti dai talent, perfettini ma che non trasmettono emozioni. E' una su cui insistere. VOTO: 6 +.  
BIANCA ATZEI - "Ora esisti solo tu": in vistosa crescita, al secondo tentativo sanremese. Voliamo al di sopra delle critiche e dei dubbi (legittimi) sulla sua autentica caratura di Big, e parliamo di una prestazione tutto sommato dignitosa e di una canzone, pur se non originalissima, di grande effetto, grazie alla sapienza di Kekko Silvestre nel cesellare pezzi che "arrivano" subito; affascinante la salita di tono e l'esplosione nel ritornello. Nulla di eccezionale, insomma, ma si fa ascoltare senza scandalo. VOTO. 6,5. 
SAMUEL - "Vedrai": il backgrund del frontman dei Subsonica si riconosce subito, in questo brano contemporaneo pur se debitore di sonorità a cavallo fra ventesimo e ventunesimo secolo. Una ventata di ritmo in una edizione in cui anche molti cantanti emergenti hanno riscoperto la morbidezza delle melodie all'italiana. L'ingresso nella top ten finale non era scontato. VOTO: 7. 
MICHELE ZARRILLO - "Mani nelle mani": un buon ritorno dopo anni duri anche sul piano personale (un serio problema di salute ottimamente superato), una canzone totalmente nel suo stile romantico, ben costruita ma che necessita di più di un ascolto. Ha un difetto: manca del "colpo in più" da Serie A, quello che avrebbe potuto riportare Michele al top del gradimento come, ad esempio, capitò a Fausto Leali col boom di "Io amo", giunto dopo un lungo periodo oscuro. Ma la luce dell'artista ispirato non si è comunque spenta.  Continuerà a far innamorare giovani e meno giovani. VOTO: 6,5. 
LODOVICA COMELLO - "Il cielo non mi basta": ha pagato dazio all'emozione nelle prime uscite, per poi venire fuori alla distanza, fino all'ineccepibile performance nella serata finale. Mi aspettavo da lei una canzone più frizzante, anche pensando al suo precedente singolo "Non cadiamo mai", invece ha sposato una linea melodica tradizionale ma di taglio tutto sommato in linea coi tempi, con l'apertura nel ritornello che dà al tutto la giusta dose di cantabilità. Proposta quindi non trascendentale, ma con una sua dignità. La ragazza vale e ne sentiremo parlare a lungo. VOTO: 6 +. 
MARCO MASINI - "Spostato di un secondo": pezzo meno immediato e diretto di quello che ce lo ripropose su ottimi livelli nell'edizione 2015, ma che alla lunga viene comunque fuori. La costruzione del brano è tutt'altro che banale, con quel racconto di vita quasi a perdifiato nelle strofe e col sostegno del solito refrain di ottima presa. Masini è uno che, pur non tradendo mai la sua linea compositiva, cerca sempre di inserire qualche moderato guizzo innovativo nelle sue produzioni, riesce a non restare indietro pur senza rinnegarsi. VOTO: 6,5. 
CHIARA - "Nessun posto è casa mia": come accennato nell'articolo di questa mattina, più della canzone, di stampo classico e di una certa eleganza ma non particolarmente penetrante, conta la prestazione della giovane, che ha mostrato maggiore maturità e consapevolezza artistica, in definitiva una maggiore credibilità che ha spazzato via certi dubbi del passato, legati soprattutto a una certa "freddezza" nel proporsi. Vale la pena investire su di lei. VOTO: 6,5. 
ALESSIO BERNABEI - "Nel mezzo di un applauso": non è un fuoriclasse né lo sarà mai, ma c'è stato un accanimento eccessivo nei suoi confronti. La proposta mi è parsa pure un tantinello migliore rispetto a quella  del 2016. E' una dance che funziona, un genere nel quale Alessio sta specializzandosi. Nulla di male. VOTO: 6 +. 
CLEMENTINO - "Ragazzi fuori": il livello è lo stesso dell'anno scorso, discreto e nulla più. Impegno di grana grossa, fra retorica e buoni sentimenti, niente cattiveria da rapper. La canzone inizia col refrain, che si fissa così più facilmente in testa. VOTO: 6. 

ELIMINATE
AL BANO - "Di rose e di spine": una romanza di matrice tradizionale, costruita apposta per esaltare le doti vocali del veterano pugliese che, però, nella prima uscita non è stato particolarmente a fuoco, per poi migliorare. VOTO: 6 -. 
GIUSY FERRERI - "Fa talmente male": con quelle di Gabbani, Turci, Samuel e Bernabei, la canzone più radiofonica dell'edizione. Funzionerà, ed è strano che non abbia funzionato anche nella settimana festivaliera: forse qualche intoppo di esecuzione la sera del debutto, ma la proposta è di gran sostanza e un posticino nella finalissima l'avrebbe meritato. VOTO: 7. 
GIGI D'ALESSIO - "La prima stella": melodia old style senza particolari slanci, tipicamente "dalessiana", ma con un testo sentito e commovente. Una decina d'anni fa sarebbe stata da podio, ma farà la sua strada fuori dall'Ariston. VOTO: 5,5. 
RON - "L'ottava meraviglia": sottovalutato. Il refrain è all'altezza delle sue espressioni migliori del passato, struggente ed evocativo. Era da finale. VOTO: 6,5. 
NESLI E ALICE PABA - "Do retta a te": buon impasto vocale per una proposta convenzionale, orecchiabile, che fa molto Sanremo anni Novanta ma che è apparsa tutto sommato di scarsa consistenza. VOTO: 5,5. 
RAIGE E GIULIA LUZI - "Togliamoci la voglia":  testo audace e accoppiata che funziona sia come mix di voci sia come resa complessiva sul palco, ma sound solo in apparenza moderno, in realtà un rap all'acqua di rose un tantino obsoleto. VOTO: 5,5. 

giovedì 20 ottobre 2016

VERSO SANREMO 2017: ECCO IL REGOLAMENTO, CON GARA PIU' "CRUDELE" PER I BIG. ORA CONTI DEVE PUNTARE ALLE VEDETTES


Sanremo 2017, atto primo. Con la pubblicazione on line del regolamento della kermesse, il Festival entra da oggi nel periodo più caldo della fase preparatoria. Novità? Nulla di particolarmente sconvolgente, se non una concessione alle esigenze televisive (o presunte tali) che, dicono gli esperti di cose catodiche, richiedono una gara più tesa e ricca di trappole anche per i nomi noti della canzone, fin dalle battute preliminari, per incrementare l'appeal dello show in sede di Auditel. Carlo Conti e la Rai puntano dunque su un'accentuazione del carattere competitivo della sfida fra i Campioni. I quali, lo si sa già da ora, saranno venti, laddove negli anni scorsi si era giunti a questa quota modificando il regolamento iniziale, che ne prevedeva sedici (2015) e diciotto (2016). 
COMPETIZIONE ESASPERATA - Dopo essersi esibiti tutti insieme nella serata di apertura (7 febbraio), i Campioni daranno vita a due "semifinali" il mercoledì e il giovedì: dieci in lizza in ciascuna di esse, e appena sei per sera ammessi direttamente alla finalissima (tenendo conto anche dei voti ottenuti nel vernissage del martedì). Addirittura otto esclusi in prima istanza, dunque, o meglio rimandati, per i quali scatterà un feroce "playoff" in programma il venerdì: i tre più votati in questa occasione saranno ripescati e parteciperanno alla tenzone conclusiva di sabato 11 assieme ai dodici già promossi. Un'esasperazione di quel "barrage" che l'anno passato era stato sperimentato in versione soft (cinque su venti andavano allo "spareggio", quest'anno ben otto su venti, quasi la metà), e con un'altra differenza sostanziale: se dodici mesi fa era stato il solo televoto a decidere il brano da ripescare, quest'anno il verdetto sarà affidato a un sistema misto formato da televoto, esperti e giuria demoscopica. Tutto uguale per le Nuove Proposte, che come di consueto verranno scelte attraverso il duplice binario di Area Sanremo (due artisti in sboccio) e di "Sanremo giovani" (sei), la selezione autunnale inventata da Pippo Baudo negli anni Novanta e ripristinata l'anno scorso, con una risposta del pubblico a casa non particolarmente incoraggiante.
LE PRIME CANDIDATURE - Queste sono dunque, a grandi linee, le fondamenta dell'edificio Festival che verrà pazientemente eretto da Conti e dal suo staff nei prossimi mesi. In questi giorni Sorrisi & Canzoni TV e altre fonti di informazione hanno cominciato a far filtrare le prime indiscrezioni riguardanti big e ospiti che potrebbero sfilare in Riviera. Ritengo sia abbastanza prematuro parlarne, perché molti giochi sono ancora da fare e il grosso delle candidature verrà fuori a novembre inoltrato, quando, se sarà possibile, tornerò a parlarne sul blog. Di certo i nomi fin qui emersi non sono tali da indurre all'entusiasmo. Intendiamoci, si tratta di esimi rappresentanti di quella "classe media" della musica italiana che, da sempre, trova giustamente nel Festivalone una formidabile ed essenziale vetrina, ciò di cui non necessitano i grossi calibri, quei pochi rappresentanti del canto tricolore che mietono successi oceanici anche fuori dai patri confini (e che, ricordiamolo, a tal livello sono giunti spesso partendo da Sanremo, vedi alle voci Pausini, Ramazzotti e Bocelli). 
CI VUOLE UN PASSO AVANTI - Ben vengano, dunque, Giusy Ferreri e Nina Zilli, Syria (non ammessa lo scorso anno) e Francesco Sarcina, Nesli e un Michele Zarrillo che meriterebbe il ritorno alla ribalta dopo le traversie fisiche che ha vissuto. E tuttavia, mi son formato una convinzione già dai mesi successivi all'edizione 2016: Carlo Conti, all'ultima fatica sanremese di questo suo "primo" triennio (dico "primo" perché non mi sentirei di escludere un suo ritorno in un futuro prossimo, anzi...), ha bisogno di un qualcosa di più. I due Festival fin qui allestiti sono stati baciati da un meritato successo di pubblico televisivo; il primo ha avuto anche un notevole impatto sul mercato discografico, mentre il secondo ha fatto un po' segnare il passo, sotto questo profilo, nonostante alcuni notevoli exploit, soprattutto quelli di Francesca Michielin (l'autentica "vincitrice morale", come si diceva un tempo) e di Francesco Gabbani, trionfatore fra i Giovani e che, verosimilmente, ritroveremo a febbraio nella categoria regina, sorte che potrebbe toccare a un altro "reduce" a cui l'appellativo di "emergente" sta ormai stretto, ossia Ermal Meta. 
A CACCIA DI GRANDI NOMI - Due Sanremo che hanno celebrato l'eccellente gregariato della nostra canzone, consacrato freschi virgulti (Annalisa, Noemi, Fragola, per non parlare del Volo) e rilanciato carriere (Nek soprattutto, ma anche Scanu, che ha avuto riscontri lusinghieri), ma ora bisogna cambiare marcia. La rassegna 2017 dovrebbe, finalmente, partire senza indugio alla caccia di due - tre vedettes assolute. Per la gara, ovviamente: perché sentir parlare di Giorgia o di Tiziano Ferro come possibili super ospiti mette francamente tristezza e fa anche un po' rabbia. Giorgia soprattutto avrebbe potuto rappresentare il vero colpaccio del direttore artistico, una rentrée in grande stile a battersi all'Ariston dopo tre anni di silenzio discografico. Invece il nuovo album è previsto in uscita già a novembre... 
Ma le alternative non mancano: da Carmen Consoli a Cesare Cremonini, dai Modà (ormai autentici riempi-stadi) ad Alessandra Amoroso (un vero asso pigliatutto delle classifiche, forse la più vincente fra i tanti reduci dai talent), da Mario Biondi a, perché no, Biagio Antonacci (che ha annunciato l'uscita di un nuovo lavoro per i primi mesi del 2017), fino a Renato Zero e, perché no, un Antonello Venditti che se ha preso parte al Summer Festival di Canale 5 potrebbe porre fine alla sua tradizionale ostilità nei confronti della manifestazione ligure. Obiettivi difficili, alcuni persino impossibili, sulla carta, ma occorre almeno provarci. Alcuni di questi nomi potrebbero rappresentare una rivoluzione, aprire una breccia nel muro degli irriducibili, dei refrattari alle gare canore (Sanremo in primis), gettare semi che in futuro potrebbero dare frutti copiosi. E pazienza se la competizione rischierebbe di avere un esito scontato: a parte che non è detto, perché i meccanismi di votazione lasciano spazio a qualunque sorpresa, ma Sanremo è sopravvissuto a tante vittorie annunciate, e, nel caso, il minor pathos sarebbe più che bilanciato dal prestigio dato alla rassegna da questi superbig. Il nuovo meccanismo di gara potrebbe tenere lontani i grossi calibri? La paura della competizione l'ho sempre vista come una scusa fondata su labili basi: un settimo, undicesimo o tredicesimo posto nuocerebbe in qualche modo ai vip sopra citati? Suvvia, non scherziamo... 
OLTRE IL POP - Ci pensi, dunque, mister Conti, miri in alto nei suoi corteggiamenti, non si accontenti di ciò che passa il convento discografico. E cerchi di costruire un cast più coraggioso, allargando il ventaglio dei generi musicali rappresentati, non solo pop melodico e rap, aprendo ancor di più ai sound contemporanei, alla nouvelle vague, guardando poi senza preclusioni al mondo degli indipendenti, che ad anni Dieci inoltrati non ha più senso sottostimare. Dopodiché, vengano pure i classici nomi "da Festival", che hanno anche loro un posto di riguardo nel cuore degli appassionati e sono eccellenti professionisti: ma con venti caselle da riempire ci può essere spazio per tutti. Al terzo tentativo e con le spalle copertissime, il toscanaccio di "Tale e quale show" non ha assolutamente alcunché da perdere. 

domenica 15 febbraio 2015

FESTIVAL DI SANREMO 2015: IL PAGELLONE DEI VENTI "CAMPIONI"


Una finestra tra le stelle - ANNALISA: tenderà anche al convenzionale e al banale, l'autore Kekko Silvestre, ma non si può negare che attraversi un periodo di buonissima ispirazione, e a chi piacciono i Modà non può non piacere questo gradevolissimo brano dalla melodia accattivante, costruito con grande furbizia, immediato sia nella strofa sia nell'inciso. E il giovane talentino savonese lo interpreta con voce sicura e buona padronanza della scena. VOTO: 7,5. 
Il solo al mondo - BIANCA ATZEI: di... Kekko in Kekko, questa composizione pare invece un po' più deboluccia. E' un classicone sanremese senza slanci particolari, di quelli che, solitamente, nascono e muoiono sul palco dell'Ariston. Il ritornello a ugola spiegata non basta a far recuperare terreno, soprattutto se la voce è quella acerba, impersonale e poco convincente di Bianca. A proposito della quale rimarrà per sempre un interrogativo: in base a quale criterio è stata inserita nel girone dei Campioni? VOTO: 5. 
Adesso e qui (nostalgico presente) - MALIKA AYANE: etereo, soffuso, con un arrangiamento morbido, quasi accennato, per mettere maggiormente in risalto i (moderati) virtuosismi vocali dell'interprete italo - marocchina. E' un brano che esce alla distanza, pagando un po' anche un testo in certi passaggi ermetico, ma la frase "silenzi per cena" è già un cult sanremese. Buon crescendo sul finale. VOTO: 7,5. 
Vita d'inferno - BIGGIO & MANDELLI: occorre essere benevoli nei loro confronti. Hanno omaggiato Cochi e Renato con assoluta discrezione, senza la pretesa di volersi in qualche modo avvicinare ai mostri sacri. Non sarà stata un'alzata di genio alla Elio e le Storie tese, ma un divertissement sano e senza voli pindarici, godibile e arricchito da una giustamente ridondante coreografia in scena. Volgarità ridotta al minimo sindacale, revival di un cabaret che fu. VOTO: 6 +. 
Un attimo importante - ALEX BRITTI: Alex si è ripresentato su buonissimi livelli, dopo qualche anno di oscurantismo e di duetti non propriamente azzeccati. Nel pieno solco del suo stile, ha portato un pezzo carico di atmosfera, romantico, sognante e ricco di sonorità, con una soluzione testuale azzeccata (la ripetizione della frase "Guardami, toccami, stringimi") e spruzzate di chitarra rock. Un'opera più vivace e innovativa di altre del suo repertorio. VOTO: 7. 
Straordinario - CHIARA: il brano è strutturato con perizia, una melodia tradizionale riletta in chiave contemporanea, adatta ad esaltare i sempre più sicuri mezzi vocali della cantante veneta. Peccato, peccato davvero per quella sensazione di "già sentito" che accompagna, è innegabile, parte del refrain, e della quale già si è discusso ampiamente in questi giorni. Peccato perché quando ascolti una canzone nuova, la cosa più fastidiosa è avvertire echi che arrivano da lontano. Insomma, un'occasione parzialmente sprecata. VOTO: 6 di stima. 
Il mondo esplode tranne noi - DEAR JACK: perché rischiare? Reduci da trionfi oceanici nei palazzetti e nelle charts, le ultime creature "defilippiane" rimangono giustamente fedeli alla linea sfornando un motivo pop (con blande venature rockeggianti) che non brilla per originalità ma che tutto sommato emerge con dignità e vigore giovanile, in un contesto festivaliero che strizza l'occhio al bel canto d'antan. Il ritornello è fra i più azzeccati della rassegna. VOTO: 6,5. 
Io sono una finestra - GRAZIA DI MICHELE E MAURO CORUZZI: interpretazione sentita e sofferta da parte di Coruzzi, poetica ispirata, realistica e non banale quella con cui l'autrice ha dipinto questa storia di vita dolente ma non autocommiserativa. E' un tipo di duetto che a Sanremo in genere funziona, soprattutto se accompagnato dalla giusta intensità. VOTO: 6,5. 
Voce - LARA FABIAN: prima artista straniera in gara al Festival "in solitaria" dai tempi di Luis Miguel, ha forse pagato una popolarità relativa presso il pubblico nostrano e qualche difficoltà interpretativa con la lingua italiana. La canzone è di quelle, solenni e costruite su una voce possente, che tanto andavano negli anni Novanta: forse un po' retrò, ma sostenuta da una ritmica incalzante e, in definitiva, convincente. In finale non avrebbe sfigurato. VOTO: 6,5. 
Siamo uguali - LORENZO FRAGOLA: Immaturo per la ribalta più impegnativa del panorama leggero italiano, ulteriore dimostrazione di come passare, nel giro di pochi giorni, da X Factor a Sanremo sia un azzardo per tutti, o quasi (di Mengoni non ne nascono tutti i giorni). Il brano si regge su un inciso abbastanza trascinante, è una composizione tutto sommato "à la page", ma che non coinvolge fino in fondo e alla quale sembra mancare un guizzo particolare, una "trovata", per decollare del tutto. VOTO. 6-. 
Un vento senza nome - IRENE GRANDI: ha rischiato, l'Irek, portando un brano distante da una amplissima fetta del suo repertorio, un brano soft e riflessivo, di impatto non immediato ma di gran pregio compositivo ed eleganza, che esalta la versatilità e la maturità interpretativa dell'artista toscana, sempre più bella, oltretutto, ogni anno che passa. VOTO: 7+.
Sogni infranti - GIANLUCA GRIGNANI: peccato davvero per la vocalità ridotta al lumicino che ha in pratica "bruciato" la prima esibizione del cantautore. Dopo, è venuto fuori un pezzo assolutamente dignitoso, non troppo distante dalle migliori espressioni anni Novanta di questo tormentato cantante, una ballad dall'arrangiamento DOC ma con un testo più "corposo" e consapevole. Probabile che riesca a percorrere una buona strada lontano dall'Ariston. VOTO: 6,5. 
Grande amore - IL VOLO: stilisticamente datati, ma comunque non è un peccato proporre una linea melodica di stampo tradizionale e, in parte, nazionalpopolare. E' la canzone sanremese per antonomasia: crescendo rossiniano, grande apertura sul ritornello, amore a go go. E voci oggettivamente di grana sopraffina. Il merito è anche quello di aver rinverdito i fasti del filone pop lirico, un po' fermo a Bocelli dopo i tentativi ormai lontani di Alessandro Safina e Piero Mazzocchetti, risoltisi in clamorosi buchi nell'acqua. VOTO: 7 +.
Che giorno è - MARCO MASINI: è tornato sulla Riviera Ligure in forma smagliante. La canzone ha una struttura a metà strada fra il classico e il contemporaneo, c'è la sua impronta stilistica ma anche una ventata di freschezza portata dalla giovane Federica Camba, e una soluzione ritmica di gran presa, che parte dal refrain per impregnare ben presto l'intera composizione, diventandone il leit motiv. Sempre coinvolgente ed emozionante l'interpretazione live del vincitore di Sanremo 2004. VOTO: 8. 
Oggi ti parlo così - MORENO: forse il pezzo più schiettamente rap nella storia di Sanremo (per quanto il Festival non vanti un repertorio molto nutrito, relativamente a questo ambito musicale, e quindi pochi termini di paragone). Essenziale, anzi, "crudo e diretto", come ripete il ragazzino genovese in quell'inciso che si ficca subito in testa. Certo, il rap duro e puro è qualcosa di diverso, ma è segno di intelligenza riuscire a produrre un compromesso "in salsa festivaliera" che non mortifichi il genere d'origine e che, anzi, tragga il meglio dalla commistione con sonorità maggiormente leggere. VOTO: 7. 
Fatti avanti amore - NEK: con Britti, Masini, Irek e in parte Grignani, anche il buon Filippo ha saputo tenere altissimo il nome della generazione di mezzo, i ragazzi degli anni Novanta rientrati al Festival dopo un'assenza più o meno prolungata. E' sua la proposta più al passo coi tempi, assai più di quelle dei giovanissimi Dear Jack e Fragola, dance allo stato puro, martellante, per una canzone orecchiabilissima, costruita per volare negli airplay e per restare a lungo nella memoria. VOTO: 8. 
Buona fortuna amore - NESLI: questa ballata rock - mantica ha in fondo una sua validità, anche se ci mette un po' ad "arrivare". A lasciare perplessi è la metamorfosi dell'artista, che va a cercare collocazione nel già affollato universo dei cantanti pop, dove emergere è certo più difficile, di questi tempi, che come esponente rap e hip hop. Nesli è abbastanza credibile nei panni del rocker "addolcito", anche se come performer lascia francamente un po' a desiderare. Voto: 6+. 
Come una favola - RAF: il grande deluso, del quale si è già ampiamente parlato. Ascoltata e riascoltata, la canzone non è affatto male, siamo sinceri. Un suggestivo lentone per romanticoni, l'ideale nel periodo di San Valentino, pianoforte e archi a go go. Un pezzo sanremese con griffe d'autore, una di quelle composizioni che, in edizioni nemmeno troppo lontane, avrebbero sbaragliato il campo. A volte è questione di fortuna (le condizioni fisiche non l'hanno troppo aiutato), a volte dipende esclusivamente dai volubili umori delle giurie. Non è il caso di prendersela troppo. VOTO: 6/7. 
Libera - ANNA TATANGELO: un'altra melodia priva di fiammate innovative, ma tutto sommato ben confezionata, forse il brano più "da Festival" nell'architettura, stile assolutamente italiano. Canzone positiva e rasserenante, partenza su toni dolci e poi discreti slanci ritmici. VOTO: 6,5.  
Sola - NINA ZILLI: questa è la Nina che vogliamo! Alla larga da eccessive contaminazioni col pop all'acqua di rose, sicura di sé e fedele alle sue origini. Un blues - soul puro e ispirato, con orchestrazione eccellente e arrangiamento pieno di sfumature: l'opera più ricca e variopinta fra quelle ammesse in gara quest'anno. Voce piena e rotonda. Una canzone magari non facilissima da canticchiare, ma che si ascolta con enorme piacere. VOTO: 7,5.