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venerdì 9 febbraio 2018

SANREMO 2018, LA TERZA SERATA: BAGLIONI DEBORDA E LANCIA UN FESTIVAL NUOVA FORMULA. IL TRIONFO DI VIRGINIA, I TORMENTONI DI KOLORS E STATO SOCIALE


Dopo tre sere e circa tredici ore di diretta tv, lo si può ben dire: la nomina di Claudio Baglioni a direttore artistico di Sanremo 2018 è stata una triplice genialata. Non so fino a che punto voluta. E sì, perché se la selezione di un cast di Campioni in controtendenza rispetto alle ultime edizioni era ovviamente messa in preventivo e, anzi, auspicabile, il cantautore romano è poi andato oltre, sorprendendo un po' tutti: con la sua presenza sul palco, via via sempre più frequente e disinvolta, ha destrutturato i canoni della liturgia festivaliera, trovando una ideale mediazione fra il modello Fazio - Pagani (sofisticato e, nella versione 2014, anche piuttosto pesante) e quello disimpegnato e nazionalpopolare di Carlo Conti. Di più: ha smentito chi (come me) si attendeva un ruolo defilato, da "coordinatore silenzioso" dietro i presentatori ufficiali Hunziker e Favino, prendendo invece decisamente in mano le redini dell'evento e introducendovi nuovi elementi di spettacolo. Ha in pratica creato un'inedita commistione fra il Festival, con le sue regole e i suoi ritmi, e alcuni show di successo che la Rai ha realizzato in questa prima parte di ventunesimo secolo, quelli costruiti attorno a personaggi che han fatto la storia della nostra musica, da Morandi a Dalla e a Ranieri. 
LA SERATA MIGLIORE - Così, Claudio offre generosamente parte del suo immenso repertorio (nel precedente articolo avevo parlato di "Baglioni - compilation"), e, soprattutto, duetta ripetutamente con i tanti ospiti italiani convocati quest'anno. E' anche una soluzione intelligente sotto il profilo meramente economico: si è risparmiato sulla scritturazione di vedettes fuori contesto (star hollywoodiane e atleti in primis), riempiendo le serate con performance comunque di gran suggestione e graditissime dal pubblico. In tal senso, la puntata di ieri è stata forse la più riuscita, fra quelle fino a questo punto messe in scena: buon ritmo, ottime esibizioni di tutti gli artisti presenti, momenti di notevole effetto e intensità, su tutti la parentesi con Gino Paoli e il pianista Danilo Rea e il ricordo di Fabrizio De Andrè e Umberto Bindi. 
COM'E' FINITO IL CASO META-MORO - Una serata anche più rilassata, perché nelle ore precedenti si erano dissolte le nubi causate dal caso Meta - Moro. La loro "Non mi avete fatto niente" è stata alla fine mantenuta in concorso. Ne sono lieto perché, come ho scritto ieri, si tratta di due cantautori di valore, apprezzati sia dal pubblico giovane sia da quello più maturo, e il pezzo presentato è ben costruito, intenso, orecchiabile, con un testo che affronta magari in modo fin troppo semplice e scarno un dramma della nostra epoca (con quei flash che fotografano le città vittime degli attentati dell'Isis) ma sicuramente genuino e "sentito" da parte dei compositori.
Resta il fatto che, a parer mio, non si tratta di canzone propriamente "nuova", pur se tale è stata riconosciuta dai periti Rai dopo attenta valutazione, alla quale ci rimettiamo doverosamente. Il regolamento ha consentito di "salvare" il duo anche perché non offre sufficiente chiarezza nella definizione, per l'appunto, di "canzone nuova", la illustra con una casistica troppo limitata e concede margini di manovra assai ampi, se è vero che alla fine il tutto si è giocato sul filo dei secondi (la "citazione" del vecchio brano "Silenzio" è risultata inferiore a un terzo del minutaggio totale di quello presentato quest'anno, quindi in linea con i requisiti richiesti). E' evidente che, per l'edizione 2019, le "tavole della legge" della kermesse andranno riscritte, meglio precisate e modificate. 
REPARTO TORMENTONI: KOLORS E STATO SOCIALE FARANNO STRADA - Gli esiti parziali delle giurie mostrati ieri a notte fonda, nonché il riscontro ottenuto dentro e fuori dall'Ariston, inducono a pensare che, nonostante tutto questo bailamme, Ermal e Fabrizio siano ancora i principali favoriti per il trionfo di sabato, ma la sfida è apertissima. Al secondo ascolto, ha confermato la sua freschezza il brano degli Stato Sociale, che ha una forza d'impatto indipendente dalle divertenti trovate coreografiche, a partire dall'anziana signora ballerina fino al "doppio palcoscenico", con uno dei membri del gruppo che non è presente sul palco ma si posiziona in in altri settori del teatro intervenendo a canzone in corso. Ha le stimmate del tormentone "Frida (mai, mai, mai) dei The Kolors: ed è indubbio che con tre canzoni come quelle appena citate, alla quale aggiungerei "Il mondo prima di te" di Annalisa, il Sanremo numero 68 dovrebbe riuscire a dire dignitosamente la sua sul mercato discografico. 
BARBAROSSA E GAZZE', DUE GIOIELLI - In quota "eleganza - raffinatezza", anche il terzo capitolo del... romanzo festivaliero ha offerto un generoso contributo: la favolistica composizione di Max Gazzè, con pennellate sinfoniche, convince sempre più, come il moderno sound napoletano di Avitabile e Servillo. "Passame er sale" di Barbarossa è un gioiello in salsa folk che meritava la convocazione a Sanremo: passerà poco in radio, ma dà un contributo qualitativo che mi ricorda analogo esperimento tentato da Tosca nel 2007, con la splendida ed evocativa "Il terzo fuochista". Giovanni Caccamo ha sposato uno stile fin troppo melodico tradizionale in un'opera ben congegnata e ben cantata, ma che difficilmente percorrerà una lunga strada dopo il 10 febbraio; al contrario, il caldo jazz di Mario Biondi ha pochissime speranze di sfondare all'Ariston, ma potrebbe uscire alla distanza e diventare un caposaldo delle scalette dei suoi concerti. 
SEXY NOEMI - Noemi brillante come sempre sul palco (e con generosa scollatura che ha mostrato parte delle sue burrose forme...), ma la canzone, ripeto quanto scritto due giorni fa, non sembra incisiva come altre da lei presentate in gara in precedenza; è comunque gradevole, con quel refrain che "amplia" e potenzia la strofa con un crescendo interpretativo. Un po' datata la proposta di Facchinetti - Fogli, penalizzata da un Roby certamente non al meglio delle sue possibilità vocali. Sul fronte Giovani, una manche meno convincente della precedente: brilla solo Mudimbi, che si ispira un po' a Caparezza ma ci mette qualcosa di suo e comunque porta una produzione originale, tutto il contrario, per dire, di Leonardo Monteiro, con un brano troppo "Sanremo old style" per lasciare il segno e garantirgli un futuro ad alti livelli. 
GRANDE VIRGINIA! - Tornando allo spettacolo, la regina è stata senza dubbio la splendida Virginia Raffaele, un concentrato di talento, bellezza e simpatia. Al Festival ha già fatto parte del "pool" di presentatori, nel 2016, ma auspico di rivederla con uno spazio ancor più ampio, che ne valorizzi le doti di showgirl a tutto tondo ed istrionica. Di gran presa, come accennato, le ospitate canterine: i Negramaro in "Poster", e con il singolo "La prima volta", che nell'attacco mi ha vagamente ricordato qualcosa di "Walkin'", proposta dance presentata in gara dai Dhuo al Sanremo '84. Rimane però il discorso di sempre, sul quale non smetterò mai di calcare la mano: perché non in concorso, Sangiorgi e compagnia? Quindi, il citato Paoli, poi Giorgia in una riuscita accoppiata con James Taylor, mentre a notte fonda è comparso Nino Frassica, simpatico come sempre ma che rischia l'effetto prezzemolino, visto che da troppo tempo lo si vede ovunque in tutte le salse. E stasera, con i venti duetti e la finale a otto delle Nuove proposte, prepariamoci a una maratona sfiancante. Un caffè lungo, grazie... 

sabato 16 dicembre 2017

SANREMO 2018: ECCO I BIG DI BAGLIONI. E' IL FESTIVAL DELLE REUNION. CANZIAN, FACCHINETTI - FOGLI E META - MORO FAVORITI?


Il Festivalone "formato Baglioni" ha emesso ieri sera i primi vagiti in assenza del suo deus ex machina. Il direttore artistico è stato infatti il convitato di pietra dell'interminabile "Sarà Sanremo", tenendosi lontano dai riflettori della diretta tv e affidando ad anonime buste sigillate l'annuncio del cast dei Campioni, in pieno stile premi Oscar. Un cast spiazzante ma non troppo, diciamolo subito. Qualcosa del genere, senza grancasse e con un numero inferiore di posti a disposizione (quattordici contro i venti attuali), erano riusciti a fare Fabio Fazio e Mauro Pagani nel biennio 2013 - 2014, inserendo nella categoria regina artisti di nicchia, con scarsa esposizione mediatica e lontani dall'heavy rotation radiofonica, da Marta sui Tubi a Riccardo Sinigallia, dai Perturbazione a Simona Molinari e a Giuliano Palma. A febbraio troveremo la coppia formata da Enzo Avitabile e Peppe Servillo, ossia la Napoli della ricerca musicale più elaborata, fra tradizione e contemporaneità, e Lo Stato Sociale, band "indie", scelta del tutto distante dai canoni festivalieri ma assolutamente al passo coi tempi. 
ECUMENISMO IN STILE BAUDO - Nessuna rivoluzione, dunque; casomai un'attenzione maggiore, rispetto al recente passato, a certi generi musicali non propriamente commerciali e storicamente poco considerati dalle parti della Riviera ligure. Si ravvisa persino, nel listone dei Big, un certo "ecumenismo baudiano", perché nei suoi Sanremo il grande Pippo cercava di inserire personaggi per tutti i gusti, di accontentare la più ampia fascia di pubblico possibile, pur privilegiando la tradizione melodica all'italiana, ed è in fondo ciò che sembra aver fatto il cantautore romano. Certo, guardando al triennio targato Carlo Conti, soprattutto all'ultima edizione, la cesura è netta: il gruppo dei Campioni 2017 strizzava apertamente l'occhio al mercato, era pop che più pop non si poteva, si indirizzava senza mezze misure al pubblico più giovane, e va detto che la scelta era stata premiata, in quanto molti dischi usciti dall'Ariston avevano poi percorso una fruttuosa strada, a livello di vendite e di consensi sul web. Sanremo 2018 sarà invece trasversale, uno sguardo a largo raggio sul panorama canoro nostrano. 
NIENTE TALENT, NIENTE RAP - L'atto di coraggio del buon Claudio e dei suoi esperti sta tutto in una mossa: aver rinunciato a puntare su quei cantanti magari privi di un curriculum "pesante", ma che avrebbero garantito "a scatola chiusa" una massiccia attenzione da parte delle nuove generazioni. Non ci sono i più freschi prodotti dei talent; laddove l'anno scorso erano stati convocati Elodie e Sergio Sylvestre, quest'anno mancano i Riki e i Thomas; all'Ariston vedremo Annalisa, Noemi e i The Kolors, che da "Amici" e "X Factor" sono passati diverso tempo fa ma ormai si sono affrancati da quell'universo, costruendosi una carriera ricca di esperienze, pur fra alti e bassi. E manca totalmente il mondo dei rappers, i cui esponenti, sia volti di grido sia nomi meno noti, sono stati fra i dominatori delle chart italiane 2017. Vedremo se tale azzardo pagherà in termini di Auditel. 
VETERANI NON PRESENZIALISTI - Tornano i veterani, ma perlomeno, a parte Ron (che non mi aspettavo di ritrovare a soli dodici mesi di distanza), si tratta di veterani non logorati da continue presenze al Festival; si tratta, soprattutto, di pezzi di storia della nostra musica leggera che hanno ancora qualcosa da dare, nonché un notevole stuolo di fans e intatta credibilità: l'accoppiata Roby Facchinetti - Riccardo Fogli e Red Canzian da solista sono due colpi da maestro, e daranno vita a un derby che promette scintille; Fogli, oltretutto, mancava dalla rassegna da ben ventidue anni! Allo stesso modo, molto c'è da attendersi dai ricostituiti Decibel di Enrico Ruggeri, paracadutati nel ventunesimo secolo direttamente da Sanremo '80, quando si rivelarono con "Contessa" ma poi non poterono sfruttare l'onda lunga di quel successo (si sciolsero poco dopo). E dopo quasi vent'anni ritorna Ornella Vanoni, che credo sia la concorrente più "anziana" di sempre (senza offesa) a partecipare alla kermesse, e che con Bungaro e Pacifico, due cantautori raffinati e fuori dai circuiti consumistici, dovrebbe dar vita a un impasto vocale e sonoro di gran classe. Luca Barbarossa completa il drappello dei big di lungo corso, ma questa volta pare intenzionato a dire qualcosa di diverso rispetto alla linea dei suoi precedenti Festival: il titolo del pezzo, "Passame er sale", promette bene in tal senso. 
REGGE IL VIVAIO DELLA RASSEGNA - E' tutto sommato ben rappresentato il vivaio sanremese, nonostante il "vuoto" del 2017, col vincitore delle Nuove Proposte Lele che non ha lasciato il segno e coi vari Maldestro e Marianne Mirage che stazionano ancora nel limbo degli emergenti. C'è però la "strana coppia" Ermal Meta - Fabrizio Moro, che mi sentirei di inserire fin da ora nel ristretto novero dei favoriti, c'è Nina Zilli, il cui bel singolo estivo "Mi hai fatto fare tardi" ha avuto un'accoglienza piuttosto tiepidina, c'è Giovanni Caccamo che dopo l'affermazione del 2015 non ha sbancato il mercato e si è messo alla prova in esperienze di altro tipo (presentatore televisivo), mentre il terzo posto del 2016 con Deborah Iurato non ha ricevuto sonante conferma al di fuori delle mura dell'Ariston; ci sono, infine, due scoperte di Fazio - Pagani, l'originale Renzo Rubino e quel Diodato che avevo citato fra i papabili sul blog pochi giorni fa, e che si accompagnerà a Roy Paci in un duetto tutto da scoprire. 
QUANTE REUNION! - Sarà anche il Festival delle reunion, in qualche modo: abbiamo parlato dei Decibel, del duo Facchinetti - Fogli, e ricompaiono pure Le Vibrazioni, protagoniste assolute all'inizio del secolo ("Dedicato a te", "Raggio di sole", "Ovunque andrò" sono pietre miliari del pop melodico contemporaneo) ma poi spentesi alla distanza, con Francesco Sarcina lanciatosi nella carriera solista. Nella quota degli artisti "fuori dagli schemi" trovano posto a buon diritto il mai banale Max Gazzè (anche in questo caso il titolo del brano è tutto un programma: "La leggenda di Cristalda e Pizzomunno") e soprattutto Elio e le Storie Tese, che da musicisti ribelli e dissacranti sono diventati col tempo dei prezzemolini della manifestazione (siamo alla terza presenza nelle ultime sei edizioni!) ma la cui partecipazione è perlomeno giustificata dall'annunciato addio alle scene (ma sarà poi vero?). 
NESSUN NOME "CHE SPACCA" - Manca il nome boom, quello in grado di catalizzare i pronostici: quello che, diciamocelo chiaramente, ci si attendeva da un direttore artistico del calibro di Baglioni. Si era parlato di Elisa ed Emma, mentre le varie Giorgia e Carmen Consoli, per non parlare dei cantautori storici, si sono tenuti ancora una volta alla larga dalla gara rivierasca, per quanto sia quest'anno una gara annacquata, senza eliminazioni, con tutti i concorrenti in lizza fino all'ultimo. C'è un debutto di peso, questo sì, quel Mario Biondi che era da tempo la costante chimera del Festival, e che ha finalmente sciolto le riserve. A lui, alle coppie Meta - Moro e Facchinetti - Fogli, a Canzian, agli Elii assegniamo di primo acchito la prima fila nella corsa alla vittoria, coi Kolors possibili sorprese e auspicando un inserimento in gruppo di Annalisa, un'Annalisa sperabilmente di nuovo alle prese con quello stile brillante, leggero e sbarazzino che ne aveva fatto le iniziali fortune e che ha ritrovato l'estate scorsa con la collaborazione di Benji & Fede, dopo averlo abbandonato per la classicissima melodia di "Diluvio universale" (Sanremo 2016). E le Nuove proposte? La serata televisiva di "Sarà Sanremo" ha promosso Mudimbi, Eva, Mirkoeilcane, Lorenzo Baglioni, Giulia Casieri, Ultimo, ai quali si sono aggiunti i due vincitori di Area Sanremo, Leonardo Monteiro e Alice Caioli. Ma di loro mi riprometto di parlare più ampiamente nei prossimi giorni, dopo un più approfondito ascolto delle canzoni. 

domenica 3 dicembre 2017

VERSO SANREMO 2018: GIRO D'ORIZZONTE SUI POSSIBILI BIG IN GARA. IPOTESI E SOGNI


Meno di due settimane di attesa, e poi si compirà il tradizionale rito dell’annuncio del cast del Festivalone. I Big (o Campioni) in lizza verranno svelati, come da fresca consuetudine, nel corso di “Sarà Sanremo”, la serata televisiva (quest'anno in programma il 15 dicembre) che selezionerà anche le Nuove proposte da far sfilare in febbraio all’Ariston: fra sedici ne verranno scelte sei, alle quali si aggiungeranno i due vincitori di Area Sanremo. Degli emergenti avremo modo di riparlare: qui ci preme soprattutto fare il punto sui volti noti in coda per entrare nell’elenco dei magnifici venti. 
NON E’ IL SANREMO PIU’ DIFFICILE - C’è forse più attesa del solito, come testimonia la ridda di nomi e indiscrezioni di questi giorni. Normale: da un direttore artistico come Claudio Baglioni si pretende un “listone” di alto profilo e qualità, più eterogeneo ed equilibrato, sul piano dei generi canori, rispetto all’ultimo di Carlo Conti, che si era caratterizzato per una matrice prettamente pop commerciale (con conseguente successo di mercato, va sottolineato). Quello che alcune voci autorevoli hanno già bollato come il “Sanremo più difficile di tutti i tempi”, in realtà non sarà tale: chiaro che venire dopo il triennio trionfale 2015-2017 rappresenta una sfida impegnativa (e lo sarebbe stato per chiunque), ma il cantautore romano ha spalle larghe, indipendenza di giudizio e gusto musicale in abbondanti dosi; di certo c’è che si è partiti ad handicap, differendo eccessivamente la nomina del responsabile della kermesse, ma il regolamento-garanzia per i cantanti (nessuna eliminazione in entrambe le categorie, tutti arriveranno alle finali di venerdì e sabato) e la conseguente “benedizione” arrivata dalle case discografiche dovrebbero aver spianato la strada a un’edizione quantomeno di buon livello: i veri Sanremo difficili sono stati proprio quelli che non hanno potuto contare sull’appoggio della grande industria di settore, penso ad esempio alle rassegne del 1975 (oltretutto quasi ignorata dalla tv, come tante altre svoltesi nei Settanta) e del 2004. 
CI SARA’ QUALCHE GROSSO CALIBRO? - Veniamo al dunque. Fra i tanti papabili di cui si vocifera ci sono certamente nomi insoliti, come i ricostituiti Decibel di Enrico Ruggeri, Enzo Avitabile con il suo inconfondibile stile etno – partenopeo, la coppia vintage Roby Facchinetti – Riccardo Fogli, il sempre imprevedibile Morgan, oppure Omar Pedrini e Negrita che mancano da diverso tempo dal palco rivierasco; tuttavia il grosso dei candidati pare essere rappresentato da recenti habitué della manifestazione, mentre non è finora uscito il grossissimo personaggio, quello che ci si aspetterebbe da un  selezionatore di peso come Baglioni, che col suo carisma e la sua credibilità dovrebbe almeno tentare di portare in Liguria due o tre artisti spacca-classifiche o comunque di enorme prestigio; una Elisa, una Giorgia o una Carmen Consoli, un Venditti che dopo decenni di ostracismo potrebbe infine sciogliere le sue riserve sulla manifestazione (non avrebbe nulla da perdere), un Renato Zero di ritorno un quarto di secolo dopo “Ave Maria”, un Antonacci o un Cremonini che però sono appena sbarcati nei negozi coi loro ultimi lavori…Comunque, nel caso non arrivasse alcun esponente della nostra élite canora, poco male, visto che Sanremo da sempre rappresenta soprattutto una vetrina importante per l’affollatissima categoria di cantanti della "classe media", eccellenti professionisti che non mobilitano masse oceaniche di fans ma sfornano comunque ottime produzioni, e necessitano di una spinta promozionale maggiore per ottenere visibilità mediatica. 
I RITORNI DAL PASSATO RECENTE - Da sempre, sul blog, in sede di pronostico passo al setaccio i cast degli anni recenti, per cercare di intuire chi potrebbe tornare in lizza a distanza di poco tempo. Riguardo al 2017, si parla di una coppia inedita formata da Ermal Meta e Fabrizio Moro, sicuramente fra i protagonisti più apprezzati dell’edizione passata; possibili i tentativi di Elodie, Bianca Atzei, una Paola Turci meritatamente tornata in auge, Sergio Sylvestre, e quel Michele Bravi che fu la rivelazione più sorprendente e inattesa, dodici mesi fa; probabile ci provino anche Lele, il vincitore della sezione Giovani, che però non ha sfondato sul mercato, e magari i La Rua, esclusi fra le polemiche in sede di “Sarà Sanremo” ma poi premiati da pubblico e critica.
Fra i partecipanti del 2016, candidabili per una ricomparsa sono senz’altro Annalisa, Dolcenera, Noemi, Neffa, Arisa e Lorenzo Fragola (gli ultimi due, con la supervisione di Takagi & Ketra, hanno dato voce a uno dei brani più fortunati dell'estate scorsa, “L’esercito del selfie”), e ancora Deborah Iurato e Giovanni Caccamo. Un nome di spicco sarebbe stato quello di Francesca Michielin, artefice di un clamoroso exploit due anni fa (secondo posto e partecipazione all'Eurovision Song Contest): nel 2018 avrebbe potuto inseguire la definitiva consacrazione personale attraverso il palco sanremese, il suo nuovo album è però in uscita a gennaio, difficile un repackaging a così  breve distanza di tempo. 
Il 2015, prima edizione griffata Conti, propone come papabili Anna Tatangelo, Irene Grandi, Gianluca Grignani, Nina Zilli,  Malika Ayane, Alex Britti, mentre dagli anni di Fazio sarebbe giunto il momento di riemergere per i bravi e sottovalutati Renzo Rubino, Zibba, Diodato e Antonio Maggio,  nonché per Raphael Gualazzi, Max Gazzè, i Modà, la raffinata Simona Molinari e, perché no, Marco Mengoni, che dopo la vittoria del 2013 ha percorso lontano da Sanremo una strada tutto sommato felice, ma che se avesse un pezzo-bomba potrebbe tranquillamente rimettersi in gioco all’Ariston, così come sarebbe piacevole ritrovare Emma, che dopo "Amami" ha raccolto soddisfazioni più televisive che discografiche.
CARTA, BIONDI, AMOROSO... - Parlando di ex trionfatori, Marco Carta si ripresenterebbe in versione più matura rispetto all’immeritato trionfo del 2009, e con un asso in più da giocare, quello della duplice affermazione a “Tale e quale show”, nel torneo 2017 e nella supersfida fra i migliori delle ultime due edizioni del varietà, conclusasi venerdì scorso. Potrebbe essere la volta buona per il “debutto” di Mario Biondi, e a proposito di “esordienti di successo” rilanciamo anche quest’anno il nome di Alessandra Amoroso, campionessa del pop melodico contemporaneo, uno dei prodotti meglio riusciti di sempre, fra i tanti dell’universo talent. Fra i mattatori dei primi anni Duemila, invece, occhio ai Tiromancino e alle ricostituite Vibrazioni di Francesco Sarcina, nonché a L’Aura, tornata alla ribalta di recente con un album che ne ha confermato l'eclettismo artistico. Discorso a parte per altri due protagonisti di diversi Festival recenti, Nek e Francesco Renga, che hanno di recente formato un trio di giganti con Max Pezzali: di loro si parla come di possibili ospiti, ma averli in gara incrementerebbe l’interesse attorno alla kermesse, per un tentativo di ripetere l’exploit di un altro tris d'assi entrato nella storia, il Morandi – Ruggeri – Tozzi del 1987. 
LE VEDETTES DI OGGI, FRA POP E RAP - Fra i “dernier cris” della canzone italiana, non sono da escludersi le proposte dei The Kolors e dei Thegiornalisti, sulla scia del tormentone estivo “Riccione”, così come quelle della scatenata Baby K. o di Mario Venuti, un veterano rilanciatosi prepotentemente nella stagione calda dopo alcuni anni di oblio (grande successo per l'orecchiabilissima "Caduto dalle stelle"); fra i nomi più gettonati dei mesi canicolari ci sono stati anche quelli di Benji & Fede (“Succede tutto per una ragione” assieme ad Annalisa): chissà che non si sentano finalmente pronti per il grande cimento sulla ribalta più importante... E non dimentichiamoci di "Amici" amatissimi dal pubblico più giovane, da Riki, la creatura più recente di Maria De Filippi, a Briga. Si è parlato anche della brava Levante, che sta vivendo un momento di enorme popolarità: pare che nella settimana del Festival sia in tournée, ma mai dire mai, sarebbe un nome forte del cartellone e porterebbe senz'altro una ventata di modernità, col suo originale stile di scrittura.
Sempre in riferimento all’attuale panorama discografico italiano, sarà molto difficile ignorare la galassia rap, che ha letteralmente invaso le chart e portato alla ribalta un nugolo di volti nuovi immediatamente baciati dalla fama. Certo dipenderà da chi, fra gli esponenti di questo settore, deciderà di scendere in campo: i nomi più pregiati sarebbero quelli di personaggi come Emis Killa, Guè Pequeno, Fabri Fibra e Marrakash, ormai veterani del genere, o emergenti di grido come Coez e Ghali, oppure Rocco Hunt già avvezzo ai rischi della gara ligure. 
VETERANI, ANNI '90, ARTISTI FUORI DAL GIRO... - Poi ci sarebbero altre categorie in cui pescare a piene mani: gli interpreti di lunghissimo corso che ogni anno ci riprovano, da Fausto Leali ai nuovi Ricchi e Poveri, da Marcella a Loredana Bertè, da Amedeo Minghi ai Nomadi; i nomi fuori dai circuiti meramente commerciali ma di gran raffinatezza come Sergio Cammariere, Teresa De Sio, Eduardo De Crescenzo, Alice o i più giovani Niccolò Agliardi, Paolo Simoni, Le Luci della Centrale Elettrica, Riccardo Sinigallia, Baustelle e Brunori Sas, tutti artisti lontani dai riflettori ma che con Baglioni potrebbero trovare uno spiraglio mainstream; e infine i tanti reduci degli anni Novanta, da sempre per me un tasto dolente in quanto, nonostante l’indubbio valore di molti, per troppo tempo sono finiti ai margini del mercato: penso a gente come Massimo Di Cataldo, Aleandro Baldi, Paolo Vallesi (ricomparso l’anno passato con una passerella fuori concorso, in coppia con Amara), Mietta, Mariella Nava, Silvia Salemi, Gerardina Trovato (ci ha provato nel 2017, senza fortuna), Gatto Panceri (che ha dichiarato sul suo profilo Facebook di aver presentato un brano alla commissione), i Jalisse e quell’Alexia che è in fase di prepotente rilancio. 

giovedì 20 ottobre 2016

VERSO SANREMO 2017: ECCO IL REGOLAMENTO, CON GARA PIU' "CRUDELE" PER I BIG. ORA CONTI DEVE PUNTARE ALLE VEDETTES


Sanremo 2017, atto primo. Con la pubblicazione on line del regolamento della kermesse, il Festival entra da oggi nel periodo più caldo della fase preparatoria. Novità? Nulla di particolarmente sconvolgente, se non una concessione alle esigenze televisive (o presunte tali) che, dicono gli esperti di cose catodiche, richiedono una gara più tesa e ricca di trappole anche per i nomi noti della canzone, fin dalle battute preliminari, per incrementare l'appeal dello show in sede di Auditel. Carlo Conti e la Rai puntano dunque su un'accentuazione del carattere competitivo della sfida fra i Campioni. I quali, lo si sa già da ora, saranno venti, laddove negli anni scorsi si era giunti a questa quota modificando il regolamento iniziale, che ne prevedeva sedici (2015) e diciotto (2016). 
COMPETIZIONE ESASPERATA - Dopo essersi esibiti tutti insieme nella serata di apertura (7 febbraio), i Campioni daranno vita a due "semifinali" il mercoledì e il giovedì: dieci in lizza in ciascuna di esse, e appena sei per sera ammessi direttamente alla finalissima (tenendo conto anche dei voti ottenuti nel vernissage del martedì). Addirittura otto esclusi in prima istanza, dunque, o meglio rimandati, per i quali scatterà un feroce "playoff" in programma il venerdì: i tre più votati in questa occasione saranno ripescati e parteciperanno alla tenzone conclusiva di sabato 11 assieme ai dodici già promossi. Un'esasperazione di quel "barrage" che l'anno passato era stato sperimentato in versione soft (cinque su venti andavano allo "spareggio", quest'anno ben otto su venti, quasi la metà), e con un'altra differenza sostanziale: se dodici mesi fa era stato il solo televoto a decidere il brano da ripescare, quest'anno il verdetto sarà affidato a un sistema misto formato da televoto, esperti e giuria demoscopica. Tutto uguale per le Nuove Proposte, che come di consueto verranno scelte attraverso il duplice binario di Area Sanremo (due artisti in sboccio) e di "Sanremo giovani" (sei), la selezione autunnale inventata da Pippo Baudo negli anni Novanta e ripristinata l'anno scorso, con una risposta del pubblico a casa non particolarmente incoraggiante.
LE PRIME CANDIDATURE - Queste sono dunque, a grandi linee, le fondamenta dell'edificio Festival che verrà pazientemente eretto da Conti e dal suo staff nei prossimi mesi. In questi giorni Sorrisi & Canzoni TV e altre fonti di informazione hanno cominciato a far filtrare le prime indiscrezioni riguardanti big e ospiti che potrebbero sfilare in Riviera. Ritengo sia abbastanza prematuro parlarne, perché molti giochi sono ancora da fare e il grosso delle candidature verrà fuori a novembre inoltrato, quando, se sarà possibile, tornerò a parlarne sul blog. Di certo i nomi fin qui emersi non sono tali da indurre all'entusiasmo. Intendiamoci, si tratta di esimi rappresentanti di quella "classe media" della musica italiana che, da sempre, trova giustamente nel Festivalone una formidabile ed essenziale vetrina, ciò di cui non necessitano i grossi calibri, quei pochi rappresentanti del canto tricolore che mietono successi oceanici anche fuori dai patri confini (e che, ricordiamolo, a tal livello sono giunti spesso partendo da Sanremo, vedi alle voci Pausini, Ramazzotti e Bocelli). 
CI VUOLE UN PASSO AVANTI - Ben vengano, dunque, Giusy Ferreri e Nina Zilli, Syria (non ammessa lo scorso anno) e Francesco Sarcina, Nesli e un Michele Zarrillo che meriterebbe il ritorno alla ribalta dopo le traversie fisiche che ha vissuto. E tuttavia, mi son formato una convinzione già dai mesi successivi all'edizione 2016: Carlo Conti, all'ultima fatica sanremese di questo suo "primo" triennio (dico "primo" perché non mi sentirei di escludere un suo ritorno in un futuro prossimo, anzi...), ha bisogno di un qualcosa di più. I due Festival fin qui allestiti sono stati baciati da un meritato successo di pubblico televisivo; il primo ha avuto anche un notevole impatto sul mercato discografico, mentre il secondo ha fatto un po' segnare il passo, sotto questo profilo, nonostante alcuni notevoli exploit, soprattutto quelli di Francesca Michielin (l'autentica "vincitrice morale", come si diceva un tempo) e di Francesco Gabbani, trionfatore fra i Giovani e che, verosimilmente, ritroveremo a febbraio nella categoria regina, sorte che potrebbe toccare a un altro "reduce" a cui l'appellativo di "emergente" sta ormai stretto, ossia Ermal Meta. 
A CACCIA DI GRANDI NOMI - Due Sanremo che hanno celebrato l'eccellente gregariato della nostra canzone, consacrato freschi virgulti (Annalisa, Noemi, Fragola, per non parlare del Volo) e rilanciato carriere (Nek soprattutto, ma anche Scanu, che ha avuto riscontri lusinghieri), ma ora bisogna cambiare marcia. La rassegna 2017 dovrebbe, finalmente, partire senza indugio alla caccia di due - tre vedettes assolute. Per la gara, ovviamente: perché sentir parlare di Giorgia o di Tiziano Ferro come possibili super ospiti mette francamente tristezza e fa anche un po' rabbia. Giorgia soprattutto avrebbe potuto rappresentare il vero colpaccio del direttore artistico, una rentrée in grande stile a battersi all'Ariston dopo tre anni di silenzio discografico. Invece il nuovo album è previsto in uscita già a novembre... 
Ma le alternative non mancano: da Carmen Consoli a Cesare Cremonini, dai Modà (ormai autentici riempi-stadi) ad Alessandra Amoroso (un vero asso pigliatutto delle classifiche, forse la più vincente fra i tanti reduci dai talent), da Mario Biondi a, perché no, Biagio Antonacci (che ha annunciato l'uscita di un nuovo lavoro per i primi mesi del 2017), fino a Renato Zero e, perché no, un Antonello Venditti che se ha preso parte al Summer Festival di Canale 5 potrebbe porre fine alla sua tradizionale ostilità nei confronti della manifestazione ligure. Obiettivi difficili, alcuni persino impossibili, sulla carta, ma occorre almeno provarci. Alcuni di questi nomi potrebbero rappresentare una rivoluzione, aprire una breccia nel muro degli irriducibili, dei refrattari alle gare canore (Sanremo in primis), gettare semi che in futuro potrebbero dare frutti copiosi. E pazienza se la competizione rischierebbe di avere un esito scontato: a parte che non è detto, perché i meccanismi di votazione lasciano spazio a qualunque sorpresa, ma Sanremo è sopravvissuto a tante vittorie annunciate, e, nel caso, il minor pathos sarebbe più che bilanciato dal prestigio dato alla rassegna da questi superbig. Il nuovo meccanismo di gara potrebbe tenere lontani i grossi calibri? La paura della competizione l'ho sempre vista come una scusa fondata su labili basi: un settimo, undicesimo o tredicesimo posto nuocerebbe in qualche modo ai vip sopra citati? Suvvia, non scherziamo... 
OLTRE IL POP - Ci pensi, dunque, mister Conti, miri in alto nei suoi corteggiamenti, non si accontenti di ciò che passa il convento discografico. E cerchi di costruire un cast più coraggioso, allargando il ventaglio dei generi musicali rappresentati, non solo pop melodico e rap, aprendo ancor di più ai sound contemporanei, alla nouvelle vague, guardando poi senza preclusioni al mondo degli indipendenti, che ad anni Dieci inoltrati non ha più senso sottostimare. Dopodiché, vengano pure i classici nomi "da Festival", che hanno anche loro un posto di riguardo nel cuore degli appassionati e sono eccellenti professionisti: ma con venti caselle da riempire ci può essere spazio per tutti. Al terzo tentativo e con le spalle copertissime, il toscanaccio di "Tale e quale show" non ha assolutamente alcunché da perdere. 

domenica 29 novembre 2015

VERSO SANREMO 2016: CHI ENTRERA' NEL CAST DEI BIG? PRONOSTICI, PREVISIONI, DESIDERI


L'ora X scatterà nel pomeriggio del 13 dicembre. Il palcoscenico sarà quello, ormai tradizionale, della domenicale "Arena" di Massimo Giletti, nel corso della quale Carlo Conti annuncerà il cast dei Big di Sanremo 2016, che, come avevo facilmente previsto poche settimane fa in questo post, sarà formato da venti partecipanti, in luogo dei diciotto inizialmente previsti. Terminata la faticosa selezione delle Nuove Proposte (oltre 650 i provini giunti alla commissione), il direttore artistico è ora alle prese col passaggio più delicato nell'allestimento della kermesse. Perché il leit motiv è sempre lo stesso: puoi tirar fuori dal cilindro tre o quattro giovani di buon livello (e la trasmissione di ieri sera, l'ho già scritto nell'articolo dedicato, dovrebbe aver raggiunto l'obiettivo), puoi impreziosire lo show con ospitate di prestigio, ma se non azzecchi il roster dei "campioni" la manifestazione è destinata a trapanare l'acqua. 
TORNARE DOPO UN SOLO ANNO - Anche quest'anno, come dodici mesi fa, le indiscrezioni latitano. Poco male: ancora una volta mi affido all'intuito e a criteri metodologici piuttosto solidi. Ho sempre sostenuto, ad esempio, che è assai importante, per indovinare almeno qualche nome, guardare ai cast delle più recenti edizioni. Ultimamente è accaduto che pochi cantanti abbiano deciso di tornare immediatamente in corsa: di solito ci si concede almeno un anno di pausa... festivaliera, per riordinare le idee, trovare nuove soluzioni artistiche o tentare altre vie promozionali. Per il 2016, però, qualche eccezione potrebbe esserci: è insistente la voce di un ritorno all'Ariston per Annalisa, gratificata di un ottimo piazzamento all'ultimo Festival (quarto posto) e di una buona resa commerciale del suo album "Splende", che anche qui su Note d'azzurro ho positivamente recensito. Potrebbe ricomparire Bianca Atzei, che a Sanremo 2015 non entusiasmò sul piano della performance, ma che ha vissuto un anno assai intenso, fra problemi di salute (fortunatamente superati), sostanziosa attività live e collaborazioni di rilievo (l'ultima con J-.Ax), e che, insomma, deve battere il ferro finché è caldo, per continuare la marcia verso la consacrazione. Personalmente, non mi sorprenderebbe nemmeno una sollecita ricomparsa di Lorenzo Fragola, che ha ben figurato nelle charts con la sua opera prima "1995" e che con un'altra partecipazione azzeccata completerebbe in tempi record la sua ascesa verso i vertici della canzone italiana. Spazio anche per i Dear Jack orfani del loro frontman Alessio Bernabei, il quale a sua volta avrebbe tutto sommato le carte in regola per presentare domanda da solista. 
ARISA, GIUSY, NOEMI E... - A proposito dei più recenti virgulti prodotti dai talent, è evidente che i The Kolors, vero fenomeno dell'anno che sta per chiudersi, si troverebbero la strada spianata se decidessero di convertirsi, anche una tantum, al canto in lingua italiana, mentre buone chances avrebbe sicuramente Briga, altro "Amico di Maria" già popolarissimo e reduce da una felice partecipazione al Coca Cola Summer Festival. Facile prevedere anche un tentativo da parte di Deborah Iurato e di Francesca Michielin, con quest'ultima che può ora inserire in curriculum i riusciti duetti con Fedez (soprattutto "Magnifico").
Tornando invece a gettare lo sguardo sugli ultimi Sanremo, dopo l'intermezzo da presentatrice potrebbe ricomparire Arisa, vincitrice nel 2014; più difficile, ma non impossibile, rivedere in lizza Francesco Renga, che proprio nel 2014 mancò in extremis una vittoria che molti (me compreso) davano per certa, ma che si rifece poi ampiamente con le vendite, tanto che ancora oggi sta godendo dei frutti dello strepitoso album pubblicato dopo quell'edizione, "Tempo reale"; le perplessità sulla sua candidatura riguardano proprio questa super esposizione recente, che potrebbe portare anche a un effetto saturazione, per scongiurare il quale l'ex Timoria dovrebbe trovarsi fra le mani un pezzo epocale. Si approssima una nuova incisione per la rossa Noemi, e allora quale vetrina migliore del Festivalone rivierasco per lanciarla in grande stile? E dovrebbe rivedersi anche Giusy Ferreri, che dopo anni sottotraccia può finalmente presentarsi in una posizione forte, da autentica vedette, grazie al travolgente successo canicolare di "Roma - Bangkok", in coppia con Baby K. Da non escludere neanche una nuova sortita di Francesco Sarcina.

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SPERANZE PER EMMA E CARBONI? - Sarebbe stato l'anno giusto per il ritorno in gara di Emma e dei Modà (separatamente), ma entrambi hanno appena pubblicato i loro nuovi album, che difficilmente faranno flop e non necessiteranno quindi di "rinforzini" promozionali: possibile tuttavia che almeno la grintosa cantante si sia riservata qualche brano extra da sottoporre al giudizio di Carlo Conti. E a proposito di cd freschi di stampa, peccato anche per Luca Carboni, che l'anchorman toscano avrebbe desiderato vedere in corsa all'Ariston, come ebbe a dichiarare in un'intervista rilasciata a Sorrisi e Canzoni TV l'estate scorsa. Senza farsi illusioni, per il cantautore del nuovo tormentone "Luca lo stesso" potrebbe valere lo stesso discorso accennato poc'anzi per Emma, ossia qualche composizione messa da parte al fine di utilizzarla in occasioni speciali... 
POKER DA SOGNO - E visto che parliamo di superbig, buttiamo là un poker di nomi che farebbero la fortuna del Festival: Giorgia sarebbe un colpaccio autentico, occasione per una trionfale rentrée dopo una prolungata pausa produttiva, ma anche per Alessandra Amoroso il momento non potrebbe essere più propizio, dopo che già l'anno scorso la sua partecipazione era stata data per probabilissima; e chissà che non si celebri finalmente il matrimonio fra Sanremo e Mario Biondi, ogni anno annunciato e mai consumato: l'onda lunga di "Love is a temple" andrebbe adeguatamente sfruttata. Infine, un trio che in tempi recenti ha incontrato vastissimi consensi di pubblico e critica: Niccolò Fabi - Max Gazzè - Daniele Silvestri. Perché no? Max è ora nei negozi con un cd nuovo di zecca, ma... 
GIOVANI RAMPANTI, DA ZIBBA A BENJI & FEDE - Da Sanremo 2013 potrebbero riemergere Simone Cristicchi (che però ultimamente pare più che altro preso dai suoi impegni teatrali) e Simona Molinari, oltre a quell'Antonio Maggio che vinse fra le Nuove Proposte per poi confermarsi con alcuni brani di buona presa ("Stanco" su tutti), ma che stranamente non è più riuscito a rimettere piede in Riviera. E parlando di giovani in rampa di lancio, c'è l'ottimo Zibba che ben figurò due anni fa, c'è Renzo Rubino che vanta già un'esperienza (forse prematura) fra i big, proprio nel 2014, quando lottò fino all'ultimo per la vittoria, c'è Erica Mou che dopo il debutto festivaliero del 2012 ha intrapreso una intensa attività artistica ma alla quale manca ancora l'affermazione ad altissimo livello. Senza dimenticare una Levante dalla modernissima vena creativa e i nuovi fenomeni delle hit parade, Benji & Fede. Discorso delicato per Giovanni Caccamo, che dopo l'affermazione sanremese non ha sfondato, ma è comunque un'opzione da considerare.

                                    Arisa: probabile ritorno due anni dopo "Controvento"

CHI RITORNA: DOLCENERA, NEFFA... - Nonostante un album sofferto e di lunga gestazione uscito da pochi mesi ("Le stelle non tremano"), non mi stupirei di trovare nel listone definitivo la bravissima Dolcenera, e chissà che non venga fuori con qualcosa di nuovo anche Gigi d'Alessio, che non calca il palcoscenico ligure dal 2012 e che sarebbe di certo uno dei nomi di richiamo della manifestazione. Ritorni graditi dopo un'assenza un po' troppo prolungata potrebbero essere quelli di Fabrizio Moro, che ha recentemente intrapreso un percorso un po' impegnato ma che si è detto non contrario aprioristicamente alla partecipazione a Sanremo (che del resto gli ha dato tantissimo, indirizzando verso il successo una carriera che ha avuto un decollo laborioso), degli Zero Assoluto (visti di recente in un bel live su Italia Uno), del sottovalutato Neffa, fra i più ascoltati nella stagione calda con "Sigarette", nonché di Samuele Bersani, dei Negrita e dei Subsonica, gli ultimi quattro tutti fra i "desiderata" di Carlo Conti secondo l'intervista prima citata, nella quale parlò anche di Fabri Fibra. Fra i nomi meno à la page ma di gran spessore, non sarebbe male vedere in lizza Niccolò Agliardi, che ha avuto mesi fa un notevole exploit "mainstream" con la sigla di "Braccialetti rossi". 
MONDO RAP - A proposito dell'universo rap, che in questi anni di boom non può mancare all'Ariston, nomi papabili potrebbero essere quelli di Emis Killa, per rinverdire i fasti del tormentone 2014 "Maracanà", di Marrakash e di Guè Pequeno, mentre Rocco Hunt ha appena pubblicato il nuovo disco, ma anche in questo caso mai dire mai. Magari ci riproverà Clementino, dopo la delusione del 2015. Ancora talent: ringalluzzito dal buon esito del singolo "Ho scelto di no", che lo ha proposto in veste più matura, avrebbe buone chances Marco Carta, ed è lecito attendersi qualche sorpresa anche da Valerio Scanu, trionfatore a "Tale e quale show".
GRANDI NOMI DEL PASSATO - Capitolo veterani: Carlo Conti ha avuto, l'anno scorso, il merito di volgere lo sguardo verso i big anni Ottanta e Novanta, troppo spesso lasciati da parte in passato a vantaggio di  reduci dei decenni precedenti che avevano ormai ben poco da dire. Massimo Di Cataldo, Paolo Vallesi, Mietta, Mariella Nava e Alexia sono nomi sempre plausibili, come quelli di Marina Rei, Amedeo Minghi, Syria, Enrico Ruggeri, Stadio, Luca Barbarossa e Paola Turci; andando sul.. difficile si potrebbe invece pensare a personaggi fuori dal giro commerciale come Eduardo De Crescenzo, Alberto Fortis e Alice, e chissà che non decida di scendere di nuovo in pista Michele Zarrillo, dopo essersi lasciato alle spalle il dramma dell'infarto. Si è parlato insistentemente anche di Cristina D'Avena: non pare affatto una boutade, e di certo si tratta di una cantante che avrebbe tutti i titoli per calcare il palco più impegnativo della musica italiana da protagonista, per doti artistiche, riscontri di mercato e una popolarità che non conosce cedimenti, nonostante sia in pista fin dai tempi della "Canzone dei Puffi", e parliamo del tardo 1982!
Andando più indietro nel tempo, c'è l'ennesimo tentativo di Don Backy, e ci prova anche Umberto Napolitano, fedelissimo sanremese negli anni bui (tre partecipazioni fra il '77 e l'81) e deciso a tornare alla ribalta con l'entusiasmo di un ragazzino: sarà durissima, ma merita tutto l'appoggio possibile. Un significativo coup de théatre sarebbe rappresentato dal nome di Fiorella Mannoia.
GLI STRANIERI - Infine: ci sarà anche nel 2016 una casella libera per gli stranieri? Dopo l'esperienza di Lara Fabian dodici mesi fa, si andrebbe sul sicuro puntando su un Tony Hadley o su un Michael Bolton, o anche su Anggun o, perché no, gli Jarabe de palo; ma se si volesse far saltare il banco perché non provarci con Anastacia, di recente esibitasi in Italia?  Di certo c'è che, sulla base di tutti questi nomi, potrebbe venir fuori un cast molto al femminile, ma è una di quelle previsioni destinate a procurare solenni brutte figure a chi le formula. Anche perché, va sempre ricordato, alla fine della selezione spunta sempre fuori qualche personaggio che le indiscrezioni avevano totalmente ignorato. In campana! 

mercoledì 14 novembre 2012

VERSO SANREMO 2013: NOMI PROBABILI E POSSIBILI, IPOTESI E SOGNI


Raramente, in passato, la ridda di voci sui possibili partecipanti al Festival di Sanremo era cominciata con così largo anticipo. Di nomi ne sono stati fatti già parecchi, ma, contrariamente a quanto sostenuto da qualcuno, di certezze assolute non ve n'è alcuna, al momento. Tutt'altra cosa, ad esempio, rispetto a due anni fa, quando la presenza di Roberto Vecchioni  era già sicura settimane prima dell'ufficializzazione del cast. 
CANTAUTORATO - E dunque, cosa sta bollendo in pentola in Riviera? Ci sono alcuni nomi più gettonati di altri, questo sì: Gino Paoli e Fiorella Mannoia, ad esempio. Rappresenterebbero i quarti di nobiltà di un Festival che, nei desiderata del nuovo deus ex machina Fabio Fazio e del suo braccio destro Mauro Pagani, vorrebbe dare ampio spazio al cantautorato italiano d'élite. Sarebbe un bell'ascoltare: vedremo. Si parla dei Modà, questa volta senza Emma ma pronti a dare l'assalto al gradino più alto del podio sfuggito di un soffio nel 2011, mentre sarebbe giunta l'ora del sospirato ritorno all'Ariston di Simona Molinari, uno dei "virgulti" più interessanti e originali prodotti negli ultimi anni dal vivaio sanremese, una ragazza che ha percorso strade artistiche di non facile presa ma che è pian piano riuscita a far breccia nel cuore di una discreta fetta di pubblico. 
FINALMENTE BIONDI? - Ancora: torna in voga il nome degli Almamegretta, periodicamente accostati al Festivalone senza che mai se ne faccia alcunché: sarà l'anno giusto? Si tenta un colpo gobbo richiamando in lizza Carmen Consoli, la cui ultima partecipazione come concorrente risale proprio a uno dei due precedenti Sanremi targati Fazio, quello del 2000 (con la bella e sottovalutata "In bianco e nero"). Altro nome da urlo sarebbe quello di Mario Biondi: un altro che, nel corso degli anni, è parso più volte a un passo dalla kermesse rivierasca, dopodiché la sua candidatura, non si sa se autentica o solo auspicata,   puntualmente... si dissolveva a pochi giorni dall'ufficializzazione del cast. Ma questa parrebbe proprio essere la volta buona. 
UN PO' DI... TALENT - Lo spettro dei generi musicali proposti si allargherebbe con l'ammissione fra i partecipanti di un Big di fresco conio come Nesli. Sempre in tema di volti giovani ma già noti, le candidature di Marco Mengoni e Annalisa Scarrone dimostrano che il veto "faziano" alla partecipazione di artisti usciti dai talent show era nulla più che presunto, e in effetti il sottoscritto (ma sarà stata una disattenzione mia) non ha mai sentito uscire dalla bocca dell'anchorman ligure parole che riconducessero a un diktat del genere. Sarebbe stato, per inciso, un diktat assai poco intelligente: gli artisti vanno giudicati singolarmente, per le loro qualità e non per la loro provenienza, è una cosa di una banalità e scontatezza incredibili ma viste le voci che erano circolate... Senza contare che la rinuncia aprioristica ai ragazzi di X Factor o di Amici avrebbe rappresentato un autogol mica da ridere, sul piano del seguito popolare del Festival presso la strategica platea dei giovanissimi...

                                          Carmen Consoli: in gara a Sanremo 2013?

MALIKA E GLI ALTRI - Molti danno quasi per certa Malika Ayane: personalmente mi farebbe piacere (la considero tuttora la vincitrice morale del Sanremo 2010), ma un suo cd è da poco nei negozi e ha un tour in corso: altri due brani nuovi per febbraio e ristampa del disco? Tutto può essere, ma allora tanto valeva ritardare di qualche mese l'uscita dell'opera. Discorso che vale a maggior ragione per i Baustelle, pure citati in questo gran calderone di voci: il loro nuovo disco esce a fine gennaio, una partecipazione a Sanremo con due inediti quindici giorni dopo o giù di lì pare al momento improponibile. A meno che non si posticipi la pubblicazione dell'album, beninteso, e allora... 
Vorrebbe tornare in pista Francesco Sarcina, senza le sue Vibrazioni: non facilissimo riproporsi come Big dopo qualche anno di basso profilo commerciale (i tempi di "Dedicato a te", "Raggio di sole" e "Ovunque andrò" sono lontani), ma l'operazione sarebbe di indubbio interesse. Rispunta il nome di Francesco Renga, che  è ormai quasi un habituè del palco sanremese ma è anche la miglior voce maschile italiana su piazza, e vederlo in azione fa sempre piacere. 
Un lista degli altri nomi fatti dovrebbe partire da Al Bano e Annalisa Minetti, i primi a circolare fra gli addetti ai lavori, ma onestamente non so quale appeal possano esercitare sulla commissione artistica, né quale valore aggiunto potrebbero apportare a un Sanremo che vuole essere "diverso" dagli ultimi, magari meno commerciale e meno nazionalpopolare. Poi i Sonohra, non fortunatissimi all'ultima apparizione rivierasca ma sempre nel cuore delle teen agers, una Anna Oxa che tenterebbe l'ennesimo rilancio, Anna Tatangelo, che ben figurò con "Bastardo" nel 2011 ma che fuori dall'Ariston non riesce proprio a trovare una dimensione adeguata e vincente, esponenti della generazione cantautoriale di mezzo come Max Gazzè e Daniele Silvestri, i redivivi Dirotta su Cuba (da troppo tempo, tuttavia, lontani dalla ribalta) e il vincitore dei giovani 2012 Alessandro Casillo, che però, in questi dodici mesi, non mi pare abbia fatto molto per consolidare la sua fresca nomea di Big. 
SOGNI - Dopodiché, spazio alle ipotesi e alle speranze del tutto personali. Nomi non letti né sentiti da nessuna parte, ma che personalmente vedrei con favore sul palco della più importante rassegna canora italiana nel febbraio prossimo. Sarebbe di grande rilievo, ad esempio, un ritorno del sempre valido e amatissimo Raf dopo tempo immemore. O la ricomparsa dei campioni di vendita del primo decennio del Duemila, gli Zero Assoluto. Raphael Gualazzi, poi, ha una sorta di debito morale nei confronti del Sanremone, che lo ha lanciato in orbita nel 2011: quell'anno si impose fra i Giovani e non tornò dodici mesi dopo, ora sarebbe cosa buona e giusta ripresentarsi... 
Sempre nel 2011 assistemmo a una bella e apprezzata performance di Giusy Ferreri, che ultimamente è un po' rimasta al palo e che da Sanremo potrebbe trarre nuovo slancio. Poi, Paolo Meneguzzi, tornato di recente in pista col singolo "Fragile" e con un album che dovrebbe vedere la luce nei prossimi mesi: quale migliore occasione promozionale di un Sanremo per tornare ai vertici delle classifiche? E Alex Britti? Si deciderà prima o poi a rimettersi in gioco, questo poliedrico talento della nostra canzone leggera? Una proposta spiazzante ma di indubbio fascino e raffinatezza sarebbe poi quella di Musica nuda, ossia il duo formato da Petra Magoni (uscita dal Sanremo made in Baudo) e Ferruccio Spinetti, un progetto al di fuori dai circuiti standard ma baciato da successo trionfale nei live. 
ANNI NOVANTA - C'è inoltre lo sterminato popolo dei veterani: si badi, non mi riferisco ai vecchi draghi degli anni Sessanta e Settanta, che ormai hanno davvero fatto il loro tempo e che non vorrei davvero più vedere in Riviera, a meno che non si tratti di nomi poco o nulla considerati dalle precedenti commissioni artistiche, ad esempio gente come Riccardo Fogli o Don Backy, e non invece i soliti Fausto Leali o Al Bano. Penso invece ai veterani degli anni Novanta, quella generazione di mezzo della musica italiana che nelle ultime edizioni del Festival è stata pressoché ignorata. Mietta, ad esempio, in questo autunno 2012 ha avuto un prepotente rilancio grazie alla riuscita partecipazione alla trasmissione di Carlo Conti "Tale e quale show"; Massimo Di Cataldo continua a comporre e morde il freno, Alexia è un volto ancora fresco e brillante, per non parlare di personaggi come Aleandro Baldi e Paolo Vallesi, belle voci e grande sensibilità artistica: lo so, qui si sfiderebbe l'impopolarità, nel senso che questi nomi sono forse, oggi, un po' lontani dai gusti del grandissimo pubblico. Ma se un Festival vuole essere "diverso", credo che anche sfidare in piccola misura le mode ultracommerciali del momento potrebbe essere un modo per differenziarsi dal passato recente e meno recente. Solo sogni?