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martedì 13 ottobre 2020

VERSO SANREMO 2021: ABBIAMO IL REGOLAMENTO. NIENTE PIU' SCONTRI DIRETTI FRA I GIOVANI. SI PARTE CON VENTI BIG, MA...


 Sanremo 2021 è ufficialmente partito ieri, con la pubblicazione del regolamento della kermesse. Non è cosa da poco, di questi tempi, avere qualche certezza sul Festival che verrà. Debbo dire che, da parte mia, c'è sempre stato un cauto ottimismo sulle possibilità di svolgimento della manifestazione, ottimismo che permane anche adesso, in presenza di una seconda ondata virale sempre più minacciosa. Ricordiamoci sempre che stiamo parlando di un evento in programma fra cinque mesi: impossibile sapere ora che scenari ci saranno, come del resto, lo si è visto durante questa pandemia, è assai arduo perfino prevedere l'andamento dell'emergenza da una settimana all'altra. Perfettamente inutile, quindi, fasciarsi la testa in anticipo e prospettare quadri funesti. In certi casi, l'importante è programmare tutto in ogni dettaglio. Detto fra noi, perfino lo slittamento di un mese della 71esima edizione mi pare sia stata più una decisione "auto - rassicurante" da parte dell'organizzazione, che non una scelta poggiante su rigorose basi scientifiche, perché a marzo potremmo essere ancora in un periodo di gravi difficoltà, così come, di converso, nel periodo tradizionalmente festivaliero della prima decade di febbraio potremmo perfino trovarci fuori dalla zona di più acuto pericolo, o comunque in fase di discesa dei contagi. Chi può dirlo? 

Domina l'incertezza, dunque, ma, a meno di sviluppi catastrofici simil-bellici che non voglio nemmeno ipotizzare, Sanremo si farà, perché è l'evento cardine della stagione televisiva Rai, un formidabile catalizzatore di spettatori, di introiti pubblicitari, di traffico social. E' un carrozzone che può essere gestito senza panico anche rispettando i rigidi protocolli di sicurezza imposti dal Covid, con ingressi contingentati all'Ariston: chissà, magari vedremo qualche signora in gran soirée in meno, mancherà qualche vippetto in cerca di pubblicità o qualche personaggio politico a cui non frega nulla della gara canora, ma va in prima fila perché farsi vedere è sempre utile. Ecco, il sogno è vedere scomparire queste categorie di spettatori, mentre temo che la riduzione degli spazi per il pubblico sfavorirebbe proprio i veri appassionati, quelli che farebbero carte false per entrare in teatro ed assistere almeno ad una serata... 

Abbiamo il regolamento, dunque. Diciamolo subito, qualche novità ma nulla di particolarmente sconvolgente. Del resto non si poteva non partire dallo "schema Amadeus" che tanto bene ha funzionato nel febbraio scorso. Val la pena ricordare che Sanremo 70 ha prodotto uno spettacolo godibile e sfornato almeno una decina di canzoni di gran pregio, che si sono ben distinte nelle classifiche di vendita ma ancor meglio avrebbero potuto fare se non ci fosse stato il lockdown a frenare tutto. In quelle tristi settimane di marzo e aprile, "Tikibombom" martellava dalle radio, in compagnia di "Fai rumore", "Viceversa", "Andromeda" e "Ringo Starr", ma anche dei pezzi di Elettra Lamborghini, di Achille Lauro e del giovane Fasma. Una buona infornata musicale che avrebbe meritato maggior fortuna, ma tant'è. Però i criteri di scelta adottati dal presentatore de "I soliti ignoti", si sono dimostrati vincenti, e allora occorre insistere. 

All'inizio dell'incubo Coronavirus, avevo auspicato per il 2021 un Sanremo partecipato, ossia con la più ampia affluenza possibile di cantanti, ivi compresi i grossissimi calibri, e tutti alle prese con la gara, per dare una segnale forte di ripresa presentando un massiccio spiegamento delle forze della nostra canzone leggera. Il regolamento fissa invece, al momento, a 20 il numero di Big che saranno ammessi alla competizione. Per ovvie ragioni di prudenza, non può che essere così: il rischio che arrivino provini in larga parte deludenti c'è sempre, con conseguenti difficoltà ad allestire un cartellone anche meno numeroso. Ma credo che, come quasi sistematicamente accaduto negli ultimi anni, alla fine il numero di ammessi lieviterà, e forse neanche di poco. Penso sia necessario superare la quota "psicologica" di 26 nomi noti in concorso, toccata per la prima e unica volta nell'ormai lontano 1988. Sarebbe un azzardo enorme dal punto di vista della costruzione televisiva dell'evento, me ne rendo conto, ma la soluzione ci sarebbe: rinunciare una tantum ai soliti ospiti italiani, quasi sempre gli stessi per un rituale dotato ormai di scarsissimo appeal, e puntare tutto sull'aspetto agonistico, sul "torneo", che era centrale nelle prime edizioni e che resta comunque il principale motivo di interesse della rassegna. 

Il desiderio di vedere più "vip" in lizza non è una semplice fissazione da appassionato sanremologo, e del resto la tendenza dell'ultimo lustro mi ha sempre dato ragione, quanto a modus operandi dei vari direttori artistici. Da Carlo Conti in poi, si è sempre puntato ad ampliare il cast dei Campioni, perché è giusto non riservare a pochi eletti la possibilità di accesso a un così possente veicolo di promozione, affermazione definitiva, conferma o rilancio. Così, dai 14 concorrenti del Fazio 2013--14 si è passati ai 24 del 2020. E nel marzo prossimo, sarebbe importante averne ancora di più in concorso, perché il momento è drammatico per l'industria musicale italiana in tutti i suoi comparti. Sanremo, in un anno così particolare, così cupo, deve essere una vetrina ampia, "open", che serva la causa di quanti più artisti possibile. 

Riguardo al resto del regolamento, scompaiono i terribili duelli a eliminazione diretta fra i giovani, sostituiti dalla classica divisione in due gruppi da quattro, con ammissione alla finale del venerdì dei primi due di ogni eliminatoria. Un po' meglio, visto che la formula precedente poteva portare due proposte di qualità a scornarsi fra di loro, dando via libera ad altre meno meritevoli ma facilitate da abbinamenti "favorevoli". La serata "defatigante" del mercoledì sarà questa volta dedicata alla celebrazione della canzone d'autore nostrana, ma non è stata cancellata l'anomalia dell'ultima edizione: il voto di questa particolare gara, basata sull'interpretazione di canzoni note o stranote, peserà sull'esito finale della competizione dei big, quella con i brani inediti. Una distorsione regolamentare di cui, oggi come l'anno passato, non riesco a trovare una plausibile spiegazione. Sempre per i Campioni, il televoto entrerà in azione anche nelle prime due sere, oltre che per la finale, a portare un pizzico di brio in più e a movimentare le classifiche. 

giovedì 12 ottobre 2017

IL REGOLAMENTO DEL FESTIVAL DI SANREMO 2018: BAGLIONI ABOLISCE LE ELIMINAZIONI. ARMA A DOPPIO TAGLIO: FUNZIONERA' SE ARRIVERANNO I GRANDI NOMI


Con la pubblicazione del regolamento sul sito ufficiale, avvenuta ieri sera, la preparazione di Sanremo 2018 entra nella sua fase calda, ed era anche ora, mi permetto di aggiungere. Il format del Festivalone non presenta, relativamente alla struttura della gara, novità sconvolgenti e rivoluzionarie, nel senso di cose mai viste prima nella ormai lunghissima storia della rassegna. Ci sono però modifiche sostanziali rispetto alle consuetudini degli ultimi anni. La mano del neo direttore artistico Claudio Baglioni si è fatta sentire, senza dubbio, e le innovazioni da lui portate potrebbero risultare assai più incisive di quanto si sia ora indotti a pensare. 
ELIMINAZIONI AL BANDO - Permane la suddivisione in due gironi, Campioni e Nuove proposte; i primi dovrebbero essere venti (come si era stabilito l'anno scorso, quando poi lievitarono a ventidue), i secondi saranno otto, scelti con le identiche modalità delle ultime edizioni. La svolta, rispetto al passato recente, è che non ci saranno più eliminazioni: tutti i cantanti che inizieranno il Festival, in entrambe le sezioni, lo porteranno a termine, arrivando fino a venerdì (i giovani) e fino a sabato (gli artisti affermati). Non è una rivoluzione, dicevamo, perché è già avvenuto diverse volte nel cammino di Sanremo: le ultime due furono nel 2003, un'edizione targata Baudo, bella ma non fortunata sul piano degli ascolti tv, e nel 2004 di Tony Renis, quando però esisteva un listone unico di ventidue concorrenti, senza distinzioni di età o anzianità di carriera.
E' in questa scelta che emerge nitidamente la linea editoriale di Baglioni, il quale si fa in un certo senso portavoce di tutta una categoria. Non si dice da tempo immemore che l'élite dei cantautori italiani (ma non solo loro) ha sempre guardato con sospetto il Festival proprio per l'esasperazione del concetto di competizione? Ebbene, arriva un cantautore, uno dei più prestigiosi, prende le redini del carrozzone e limita sensibilmente la gara, che per quanto riguarda i Big sarà in pratica confinata alla sola serata finale, riservandosi per le quattro precedenti un solo momento di pathos: al termine della terza, quando verrà resa nota una classifica parziale dei venti brani sulla base delle votazioni raccolte con le prime esibizioni (tutti insieme la prima sera, dieci la seconda, altri dieci la terza). 
FELICI GLI ADDETTI AI LAVORI - L'idea del buon Claudio è stata semplice: salvaguardare comunque l'essenza del Festival, che senza concorso canoro non avrebbe ragione di esistere, diventerebbe un'altra cosa senza più alcun legame con la tradizione, ma comunque attenuarne l'impronta fortemente agonistica. L'obiettivo dichiarato è quello di rendere Sanremo simile ad altri eventi di cultura popolare come, ad esempio, i festival del cinema e i festival letterari; una "evoluzione", quest'ultima, di cui si parla da più di quarant'anni, e proposte in tal senso furono lanciate già all'inizio dei Settanta, quando si cercava di trovare strade alternative per un evento che cominciava a manifestare i segnali di una profonda crisi. Una svolta in senso "alto" da tempo e da più parti auspicata, e che ora si concretizza, almeno sulla carta: a occhio e croce saranno strafelici cantanti, discografici (e infatti la FIMI ha già esternato la sua soddisfazione) e critici giornalistici. Bene per le prime due componenti, perché senza artisti e senza industria di settore la kermesse non si può fare se non rinunciando a una buona fetta di qualità, trascurabile il terzo aspetto, perché la sensazione è che molti commentatori abbiano sempre preteso da Sanremo un qualcosa che non è mai stato nel suo Dna. 
RICORDARSI L'ESSENZA LEGGERA DEL FESTIVAL - Questo è un punto dolente: Sanremo è sfida tra cantanti, è leggerezza, è quel pizzico di glamour che non guasta mai: ma nelle maglie di un canovaccio prettamente commerciale, volto a spingere il mercato e il successo dei partecipanti, a lanciare e rilanciare carriere, ha spesso e volentieri saputo trovare lo spazio per proposte originali e di ottimo livello compositivo. La mini-rivoluzione made in Baglioni rischia di farne un evento che piace solo agli addetti ai lavori e meno al grande pubblico. E non credo aiuterà il peso enorme, direi eccessivo, attribuito dal regolamento alla giuria della sala stampa, che voterà tutte e cinque le serate. Non sono nemmeno convinto che i vertici della Rai abbiano sposato in toto questo cambiamento, ma non potevano neanche opporsi più di tanto: hanno voluto fortemente il cantautore romano, e ora... se lo tengono, con tutte le sue ferree convinzioni. Del resto, lo ripetiamo, una struttura di gara come quella che vedremo a febbraio Sanremo l'ha già avuta, a grandi linee, ed è sopravvissuto: oltre alle edizioni citate, ce ne sono state altre in cui le eliminazioni prima della finalissima hanno riguardato solamente la sezione dei volti nuovi, il che non è che regalasse poi tutta questa gran suspense al pubblico, interessato soprattutto alla sfida fra i grossi nomi. 
SALVARE L'AUDIENCE COI GRANDI NOMI - Il problema è che, eccezion fatta per le ultime due rassegne allestite da Fabio Fazio (2013 e 2014), dal 2009 in poi la competizione è stata un must della manifestazione, a volte ferocissima come nel quadriennio di Gianmarco Mazzi (2009-2012), che portava in finale solo dieci big, altre volte più annacquata come sotto la gestione Conti, quando alla serata conclusiva si sono comunque presentati sempre sedici partecipanti. Ecco perché l'azienda di viale Mazzini deve mettere doverosamente in preventivo un calo di ascolti: il popolo dei teleutenti si abitua infine ai cambiamenti, ma ha bisogno di tempo. Un tale handicap sarebbe compensato solo dalla presenza, in concorso, di una manciata di personaggi di altissimo profilo, e questo è l'altro obiettivo, più velato ma neanche tanto, che Baglioni si è posto: una competizione più serena e meno stressante, con l'effetto - vetrina amplificato (tutti in finale, quindi passaggi televisivi a go go), dovrebbe sciogliere le riserve di cantanti che all'Ariston non si sono mai fatti vedere, o l'hanno fatto di rado, magari come ospiti. Non parlo, si badi bene, solo del cantautorato storico, ma pure di tanti recenti protagonisti delle hit parade. Un contributo in tal senso dovrebbe darlo la seconda innovazione, forse la più importante per un innalzamento del tono qualitativo dello show: il limite di durata dei brani è stato portato a quattro minuti, decisamente più umano dei tre e mezzo per i Campioni e dei tre per i giovani in vigore l'anno scorso. 
MUSICA AL CENTRO: MENO SOVRASTRUTTURE INUTILI? - In sintesi, meno lacci e lacciuoli e più "spazi di manovra" per chi volesse mettersi alla prova in Riviera. Un messaggio lineare e diretto, quello dell'autore di tanti evergreen della canzone italiana: "Hanno voluto un cantautore alla guida del Festival, e allora la musica sarà al centro del Festival", ha dichiarato ieri al Tg1. Lo speriamo,  e se ciò dovesse portare anche a un taglio di ospiti inutili e fuori contesto, ben venga. Tutto questo giustifica anche la scelta dell'abolizione della serata delle cover, che ormai, del resto, da almeno un paio di anni mostrava pericolosamente la corda, senza dimenticare che dopo l'isolato exploit di Nek con "Se telefonando" nel 2015, nessun'altra riproposizione di pezzi celebri ha saputo ottenere analogo consenso. Meglio allora il ritorno all'happening dei duetti che, con l'appeal garantito dalla presenza di Baglioni e con quello, auspicabile, di nomi di gran richiamo in concorso, potrebbe portare sul palco una buona dose di star e di performance d'effetto, tali da rivitalizzare la serata più tradizionalmente fiacca della settimana ligure. 

giovedì 20 ottobre 2016

VERSO SANREMO 2017: ECCO IL REGOLAMENTO, CON GARA PIU' "CRUDELE" PER I BIG. ORA CONTI DEVE PUNTARE ALLE VEDETTES


Sanremo 2017, atto primo. Con la pubblicazione on line del regolamento della kermesse, il Festival entra da oggi nel periodo più caldo della fase preparatoria. Novità? Nulla di particolarmente sconvolgente, se non una concessione alle esigenze televisive (o presunte tali) che, dicono gli esperti di cose catodiche, richiedono una gara più tesa e ricca di trappole anche per i nomi noti della canzone, fin dalle battute preliminari, per incrementare l'appeal dello show in sede di Auditel. Carlo Conti e la Rai puntano dunque su un'accentuazione del carattere competitivo della sfida fra i Campioni. I quali, lo si sa già da ora, saranno venti, laddove negli anni scorsi si era giunti a questa quota modificando il regolamento iniziale, che ne prevedeva sedici (2015) e diciotto (2016). 
COMPETIZIONE ESASPERATA - Dopo essersi esibiti tutti insieme nella serata di apertura (7 febbraio), i Campioni daranno vita a due "semifinali" il mercoledì e il giovedì: dieci in lizza in ciascuna di esse, e appena sei per sera ammessi direttamente alla finalissima (tenendo conto anche dei voti ottenuti nel vernissage del martedì). Addirittura otto esclusi in prima istanza, dunque, o meglio rimandati, per i quali scatterà un feroce "playoff" in programma il venerdì: i tre più votati in questa occasione saranno ripescati e parteciperanno alla tenzone conclusiva di sabato 11 assieme ai dodici già promossi. Un'esasperazione di quel "barrage" che l'anno passato era stato sperimentato in versione soft (cinque su venti andavano allo "spareggio", quest'anno ben otto su venti, quasi la metà), e con un'altra differenza sostanziale: se dodici mesi fa era stato il solo televoto a decidere il brano da ripescare, quest'anno il verdetto sarà affidato a un sistema misto formato da televoto, esperti e giuria demoscopica. Tutto uguale per le Nuove Proposte, che come di consueto verranno scelte attraverso il duplice binario di Area Sanremo (due artisti in sboccio) e di "Sanremo giovani" (sei), la selezione autunnale inventata da Pippo Baudo negli anni Novanta e ripristinata l'anno scorso, con una risposta del pubblico a casa non particolarmente incoraggiante.
LE PRIME CANDIDATURE - Queste sono dunque, a grandi linee, le fondamenta dell'edificio Festival che verrà pazientemente eretto da Conti e dal suo staff nei prossimi mesi. In questi giorni Sorrisi & Canzoni TV e altre fonti di informazione hanno cominciato a far filtrare le prime indiscrezioni riguardanti big e ospiti che potrebbero sfilare in Riviera. Ritengo sia abbastanza prematuro parlarne, perché molti giochi sono ancora da fare e il grosso delle candidature verrà fuori a novembre inoltrato, quando, se sarà possibile, tornerò a parlarne sul blog. Di certo i nomi fin qui emersi non sono tali da indurre all'entusiasmo. Intendiamoci, si tratta di esimi rappresentanti di quella "classe media" della musica italiana che, da sempre, trova giustamente nel Festivalone una formidabile ed essenziale vetrina, ciò di cui non necessitano i grossi calibri, quei pochi rappresentanti del canto tricolore che mietono successi oceanici anche fuori dai patri confini (e che, ricordiamolo, a tal livello sono giunti spesso partendo da Sanremo, vedi alle voci Pausini, Ramazzotti e Bocelli). 
CI VUOLE UN PASSO AVANTI - Ben vengano, dunque, Giusy Ferreri e Nina Zilli, Syria (non ammessa lo scorso anno) e Francesco Sarcina, Nesli e un Michele Zarrillo che meriterebbe il ritorno alla ribalta dopo le traversie fisiche che ha vissuto. E tuttavia, mi son formato una convinzione già dai mesi successivi all'edizione 2016: Carlo Conti, all'ultima fatica sanremese di questo suo "primo" triennio (dico "primo" perché non mi sentirei di escludere un suo ritorno in un futuro prossimo, anzi...), ha bisogno di un qualcosa di più. I due Festival fin qui allestiti sono stati baciati da un meritato successo di pubblico televisivo; il primo ha avuto anche un notevole impatto sul mercato discografico, mentre il secondo ha fatto un po' segnare il passo, sotto questo profilo, nonostante alcuni notevoli exploit, soprattutto quelli di Francesca Michielin (l'autentica "vincitrice morale", come si diceva un tempo) e di Francesco Gabbani, trionfatore fra i Giovani e che, verosimilmente, ritroveremo a febbraio nella categoria regina, sorte che potrebbe toccare a un altro "reduce" a cui l'appellativo di "emergente" sta ormai stretto, ossia Ermal Meta. 
A CACCIA DI GRANDI NOMI - Due Sanremo che hanno celebrato l'eccellente gregariato della nostra canzone, consacrato freschi virgulti (Annalisa, Noemi, Fragola, per non parlare del Volo) e rilanciato carriere (Nek soprattutto, ma anche Scanu, che ha avuto riscontri lusinghieri), ma ora bisogna cambiare marcia. La rassegna 2017 dovrebbe, finalmente, partire senza indugio alla caccia di due - tre vedettes assolute. Per la gara, ovviamente: perché sentir parlare di Giorgia o di Tiziano Ferro come possibili super ospiti mette francamente tristezza e fa anche un po' rabbia. Giorgia soprattutto avrebbe potuto rappresentare il vero colpaccio del direttore artistico, una rentrée in grande stile a battersi all'Ariston dopo tre anni di silenzio discografico. Invece il nuovo album è previsto in uscita già a novembre... 
Ma le alternative non mancano: da Carmen Consoli a Cesare Cremonini, dai Modà (ormai autentici riempi-stadi) ad Alessandra Amoroso (un vero asso pigliatutto delle classifiche, forse la più vincente fra i tanti reduci dai talent), da Mario Biondi a, perché no, Biagio Antonacci (che ha annunciato l'uscita di un nuovo lavoro per i primi mesi del 2017), fino a Renato Zero e, perché no, un Antonello Venditti che se ha preso parte al Summer Festival di Canale 5 potrebbe porre fine alla sua tradizionale ostilità nei confronti della manifestazione ligure. Obiettivi difficili, alcuni persino impossibili, sulla carta, ma occorre almeno provarci. Alcuni di questi nomi potrebbero rappresentare una rivoluzione, aprire una breccia nel muro degli irriducibili, dei refrattari alle gare canore (Sanremo in primis), gettare semi che in futuro potrebbero dare frutti copiosi. E pazienza se la competizione rischierebbe di avere un esito scontato: a parte che non è detto, perché i meccanismi di votazione lasciano spazio a qualunque sorpresa, ma Sanremo è sopravvissuto a tante vittorie annunciate, e, nel caso, il minor pathos sarebbe più che bilanciato dal prestigio dato alla rassegna da questi superbig. Il nuovo meccanismo di gara potrebbe tenere lontani i grossi calibri? La paura della competizione l'ho sempre vista come una scusa fondata su labili basi: un settimo, undicesimo o tredicesimo posto nuocerebbe in qualche modo ai vip sopra citati? Suvvia, non scherziamo... 
OLTRE IL POP - Ci pensi, dunque, mister Conti, miri in alto nei suoi corteggiamenti, non si accontenti di ciò che passa il convento discografico. E cerchi di costruire un cast più coraggioso, allargando il ventaglio dei generi musicali rappresentati, non solo pop melodico e rap, aprendo ancor di più ai sound contemporanei, alla nouvelle vague, guardando poi senza preclusioni al mondo degli indipendenti, che ad anni Dieci inoltrati non ha più senso sottostimare. Dopodiché, vengano pure i classici nomi "da Festival", che hanno anche loro un posto di riguardo nel cuore degli appassionati e sono eccellenti professionisti: ma con venti caselle da riempire ci può essere spazio per tutti. Al terzo tentativo e con le spalle copertissime, il toscanaccio di "Tale e quale show" non ha assolutamente alcunché da perdere. 

martedì 20 ottobre 2015

VERSO SANREMO 2016: ECCO IL REGOLAMENTO DEL FESTIVAL! UNICA VERA NOVITA': IL RIPESCAGGIO COME ANCORA DI SALVEZZA PER UN BIG


Ci inoltriamo nell'autunno, e puntuali arrivano i primi "spifferi" sanremesi. Mancano quattro mesi scarsi al Festival, ma la macchina organizzativa sta già scaldando i motori. Anche se spesso sottovalutato da appassionati e addetti ai lavori, uno dei momenti topici della fase d'approccio alla kermesse è rappresentato dalla messa a punto del regolamento, che è stato pubblicato questa mattina. Le cosiddette "tavole della legge" di Sanremo sono fondamentali: scorrendole, si possono già intuire quelle che saranno le linee guida delle canoniche cinque serate, che per il 2016 sono in programma dal 9 al 13 febbraio. 
LA FORMULA CONTI - Certo, quest'anno c'era ben poco da trepidare nell'attesa di sconvolgenti novità. Già la sola conferma di Carlo Conti sulla tolda di comando era una garanzia di pressoché totale continuità rispetto all'ultima edizione, trionfale in termini di audience tv, soddisfacente per il rendimento sul mercato discografico dei brani lanciati all'Ariston (giovani a parte). Le fondamenta di tale, inevitabile continuità le ho illustrate in lungo e in largo in un paio di articoli pubblicati nei mesi scorsi: troppo lungo sarebbe ripetere tutto, mi limito solo a dire che dai tempi di Pippo Baudo non veniva concepita una "formula Festival" così efficiente, e potenzialmente funzionale sul medio periodo, come pare poter essere quella firmata dal presentatore toscano. Il quale del resto era stato assai chiaro fin dall'estate appena trascorsa, quando aveva dichiarato a Sorrisi e Canzoni: "Il meccanismo del Festival? Con gli autori l'abbiamo rigirato, spezzettato e analizzato, e troviamo difficoltà a cambiare le cose. Ci sembra una macchina perfetta, che ha dato risultati incredibili, e andarla a stravolgerla non ha un grande senso". 
COVER DI SUCCESSO - Infatti. Come volevasi dimostrare, le modalità di svolgimento della manifestazione saranno sostanzialmente le stesse dello scorso febbraio. Confermata persino la serata "di pausa" nella gara dei big, serata che anche quest'anno sarà dedicata alle cover di grandi successi (italiani e internazionali) del passato. Non si tratta di mancanza di fantasia: questo happening, nel 2015, ha riscosso consensi inattesi, vuoi per la qualità mediamente buona delle performance degli artisti, vuoi perché una delle cover presentate, "Se telefonando" di Nek, ha addirittura preso il volo, diventando uno dei brani più "gettonati" dell'estate. Una hit sanremese con tutti i crismi, sbocciata in un "contest" al quale si chiedeva solo una piacevole resa spettacolare, non certo un riscontro commerciale. 
DA DICIOTTO A VENTI? - Dunque, cercare novità clamorose in questo regolamento fresco di stampa è impresa destinata all'insuccesso. Possiamo tuttavia registrare qualche piccolo cambiamento, che non incide sulla filosofia di fondo, sulla sostanza, dello show rivierasco: in primis il numero dei Campioni ammessi in concorso, fissato a diciotto. Credo di poter dire si tratti di una cifra provvisoria, e che, come accaduto quest'anno, alla fine i Big diventeranno venti. Anche in questo caso, ci son state le eloquenti parole del direttore artistico, nei mesi del solleone: "Mi auguro di incontrare difficoltà nella scelta dei brani, in modo da dover passare anche quest'anno dai sedici previsti a venti". Poi i sedici son diventati diciotto, ma credo che poco cambi. Personalmente, arriverei perfino a scommettere su questo allargamento del cast, non fosse che... odio il gioco d'azzardo. Inserire nel regolamento un numero minimo di posti disponibili è artifizio interpretabile come una forma di elementare prudenza da parte dell'organizzazione: ma un Festival con la stessa guida artistica e con lo stesso format difficilmente proporrà meno cantanti in lizza, in quanto la riduzione potrebbe venire letta dal pubblico negativamente, ossia sintomatica di un abbassamento della qualità delle canzoni, e trasmettere un tale messaggio prima della kermesse sarebbe un boomerang sul piano promozionale. 
IL RIPESCAGGIO - L'innovazione, per la gara dei "vip", riguarda il ripristino di un sistema di ripescaggio, già visto altre volte in passate edizioni del Festival anche se declinato in forme diverse. A Sanremo 2016, al termine della quarta serata verranno eliminate cinque canzoni dei big, che torneranno però subito in competizione passando attraverso le forche caudine del televoto: quella che riscuoterà maggiori consensi rientrerà nel tabellone principale, e parteciperà alla finalissima del sabato insieme alle composizioni promosse al primo colpo. Finale che quindi, stando al regolamento attuale, vedrà in lizza quattordici artisti su diciotto: seguendo il ragionamento precedente, dovrebbero invece diventare sedici su venti. Il nome del ripescato verrà, curiosamente, reso noto solo all'inizio del gala conclusivo del 13 febbraio. 
I GIOVANI PARTONO DA NOVEMBRE - Una piccola rivoluzione ha riguardato invece la categoria delle Nuove Proposte, ma questo già si sapeva da parecchi mesi. Sei degli otto debuttanti (due arriveranno da Area Sanremo) verranno scelti attraverso la trasmissione televisiva "Sanremo giovani", in programma su Raiuno il 27 novembre, momento finale di una lunga fase di selezioni e audizioni live: un ripristino dell'analoga iniziativa lanciata da Pippo Baudo nel 1993, vedremo se riveduta e corretta o strenuamente fedele alla tradizione. Sarà una tappa decisiva verso l'evento di febbraio, perché proprio la categoria dei debuttanti ha rappresentato l'unico, autentico tallone d'Achille dell'ultimo Festivalone: nonostante vi fossero ragazzi interessanti e pezzi gradevoli, le vendite sono state assai deludenti, e al momento si può dire che non sia nata alcuna nuova stella. Per il resto, la gara finale delle Nuove Proposte avrà la medesima struttura del 2015: tabellone calcistico ad accoppiamenti con quarti di finale, semifinali e finale, formula crudele ma foriera di grande pathos. Assurdamente ridotta la durata massima consentita per le canzoni delle nuove leve: appena tre minuti, contro i tre e trenta concessi ai Campioni. Mah!
LA "COMMISSIONE MUSICALE" - Perplessità ha destato la composizione della commissione chiamata a selezionare i giovani e che, regolamento alla mano, potrà anche fornire al direttore artistico (ossia a Conti) "la propria collaborazione e consulenza nella scelta degli artisti delle sezione Campioni". Assolutamente adatte alla bisogna le presenze di Carolina Di Domenico, Federico Russo e Giovanni Allevi, accettabile Rosita Celentano, diverse riserve su un  Piero Chiambretti che ha già preso parte, in diverse vesti sia radiofoniche che televisive, a numerose edizioni del Festival e che mai ha portato un autentico valore aggiunto alla kermesse; è un anchorman con una filosofia di televisione che ritengo sostanzialmente incompatibile con lo spirito di Sanremo. E che dire di Andrea Delogu, diventata improvvisamente volto imprescindibile per la Rai? Nel giro di pochi mesi è passata da una trasmissione sul cinema (Stracult) a una sul calcio (Processo del lunedì) alla scelta delle canzoni della più importante rassegna italiana di musica leggera. Finora io tutto questo talento multiculturale non l'ho visto, nelle performance della graziosa showgirl, ma spero sia solo questione di tempo: rimane comunque netta la sensazione che le stiano facendo bruciare un po' troppo in fretta le tappe, mettendola davanti a impegni, al momento, più grandi di lei. Poi, felice di essere smentito. 

venerdì 12 dicembre 2014

VERSO SANREMO 2015: CONTI PORTA A VENTI I BIG IN GARA, E' UN RITORNO ALL'ANTICO

                                Carlo Conti: il suo Festival torna nell'alveo della tradizione

La prima mossa di Carlo Conti sullo scacchiere di Sanremo è vincente. Dopo anni di cast striminziti, i Big in concorso salgono da sedici a venti. Una quota partecipanti così elevata non si vedeva dai tempi della "gestione Pippo Baudo", e non è affatto casuale, come vedremo, il richiamo a quel capitolo tutto sommato glorioso della storia del Festival. "Note d'azzurro", ossia il sottoscritto, non può che essere soddisfatto della novità, già nell'aria da alcuni giorni ma che non era attesa in tali proporzioni (si parlava infatti di un innalzamento a diciotto concorrenti nella categoria regina): la mia posizione in merito traspare, grosso modo, dal novanta per cento dei post che ho dedicato alla tenzone rivierasca dal 2011 ad oggi. Anni, si diceva, caratterizzati da cast ridotti al lumicino: appena quattordici posti a disposizione per i cosiddetti "campioni", nelle ultime quattro edizioni. 
POCHI CANTANTI, TROPPI EXTRA - Una gara in scala ridotta, con effetti negativi evidenti soprattutto quando il meccanismo delle eliminazioni conduceva alla finalissima un drappello davvero sparuto di artisti: una decina, col risultato che il resto del gala conclusivo veniva in qualche maniera riempito con ospitate improponibili, spesso avulse dal contesto prettamente canoro dell'evento, o con comparsate promozionali di personaggi Rai. Era un piccolo grande tradimento dell'essenza stessa della rassegna sanremese, la cui funzione è, da sempre, quella di vetrina delle migliori novità proposte dal panorama musicale leggero nostrano, quando l'inverno volge al termine e la primavera incombe: e il tradimento avveniva proprio in un periodo di acuta crisi del mercato discografico italiano, che per superare il momento difficile avrebbe avuto bisogno anche (non solo) di kermesse col format del Festivalone di un tempo, quello in cui si concedeva spazio a un numero assai ampio di cantanti. 
BAUDO E RAVERA - I tempi di Baudo, come sottolineato in apertura. Ma anche gli anni Ottanta di Gianni Ravera, anni di un Sanremo vincente e rigoroso, che non "deragliava mai", che era ancora gara di canzoni assai più che show televisivo tout court. Proprio negli anni gestiti dal patron forse più celebre, l'innalzamento della quota partecipanti era una piacevole tradizione della vigilia: i big ammessi alla gara risultavano sempre più numerosi di quelli che l'organizzazione aveva inizialmente annunciato. Il record, in tal senso, venne stabilito nel 1982: da otto che dovevano essere quasi raddoppiarono, divenendo quattordici. Per l'elevato numero di proposte e per lo spessore qualitativo delle stesse, si premurava di far sapere chi aveva operato la selezione dei brani; per soddisfare gli appetiti di qualche casa discografica in più o per ottenere in cambio ospiti stranieri di prestigio, ribattevano certi giornalisti maligni: quale che fosse il motivo, alla fine i vantaggi per la musica di casa nostra risultavano indubbi, perché salire sul palco dell'Ariston significava accrescere esponenzialmente o rinverdire la propria popolarità, entrare nel giro promozionale delle trasmissioni tv e delle radio, garantirsi buone vendite di dischi o, nella peggiore delle ipotesi, un bel bottino di serate live. 
SOSTEGNO ALLA DISCOGRAFIA ITALIANA - Vantaggi che oggi assumono valore anche maggiore, addirittura "vitale", alla luce della difficile congiuntura di mercato. Incredibile che ci si arrivi solo oggi. "E' un modo per sostenere e promuovere ancora di più la musica italiana", ha spiegato Carlo Conti, che è riuscito a smuovere acque da troppo tempo stagnanti e che ha mostrato coraggio non indifferente. Perché con questa modifica regolamentare Sanremo torna all'antico, a una riscoperta delle radici che però è stata sempre rigettata, nell'ultimo lustro, per paura dell'Auditel: è convinzione dei padroni del vapore televisivo che il pubblico del Duemila non apprezzi più le gare canore "all'antica", mal sopporta di vedere sul piccolo schermo una mera successione di cantanti. Ma forse è solo questione di abitudine, perché il telespettatore medio prende quel che gli si dà, non si spiegherebbe altrimenti il successo pluriennale fatto registrare da certe inguardabili trasmissioni trash. Del resto, le risultanze in termini di audience dell'edizione 2014 hanno  lanciato un segnale opposto: se c'è qualcosa di difficile da tollerare è un Sanremo pieno di corpi estranei, di sovrastrutture spettacolari superflue e di dubbia presa, con gli artisti in gara costretti troppo spesso a cedere le luci della ribalta, che invece all'Ariston spetterebbero loro di diritto, sempre. 
GIOVANI IN PRIME TIME - Il nuovo direttore artistico ha forzato il blocco e si richiama alla tradizione baudiana, soprattutto: perché, se Ravera aveva il vantaggio di operare in un'epoca in cui le competizioni canzonettistiche "a struttura classica" non erano considerate di difficile digeribilità, Baudo riuscì invece a conservare la centralità della gara in un Sanremo già contaminato con gli stilemi del varietà generalista, già contenitore in cui veniva immesso di tutto e di più. E' dunque con quel modo di concepire il Festivalone che la gestione Conti va idealmente a saldarsi: nel medesimo contesto si inserisce l'altra grande novità delle ultime ore, il ritorno delle Nuove Proposte a un orario di esibizione più consono: da troppo tempo relegate a notte fonda, quest'anno avranno addirittura l'onore del prime time.
Per quel poco che può valere, altra "vittoria" di Note d'Azzurro, che su questo tasto ha pigiato fino allo sfinimento. Ma è più che altro, questa come quella dei venti Big, una vittoria della ragionevolezza: se il vivaio di Sanremo è fondamentale per il futuro della rassegna e della musica italiana nel suo complesso, che senso aveva maltrattarlo con mortificanti collocazioni in scaletta, quasi fosse un fastidio, una pratica da sbrigare in tutta fretta per lasciar posto all'attore americano, al ballerino, al declamatore di poesie o all'esperto d'arte? 
I DUBBI - Poi, per carità, non è tutto oro quel che luce. Una prima rapida analisi dei brani dei giovani, ad esempio, non mi ha trasmesso sensazioni di entusiasmo, ma mi riprometto di tornare sull'argomento dopo una serie di ulteriori ascolti. E, tornando ai big, bene per i "venti", ma oltre al contenitore più capiente occorre ora un contenuto gradevole: guai, ad esempio, se l'allargamento venisse sfruttato per buttare nel calderone proposte di scarso appeal musicale e utili solo per catturare la platea televisiva.
Se dobbiamo basarci sui nomi circolati in questi giorni, e su quelli comunque più papabili per la corsa a un posto nel cast (si legga, in proposito, quanto da me scritto nell'articolo della settimana scorsa), potrebbe venir fuori un listone tutt'altro che malvagio; e se da un lato ci sono due - tre candidature che mi fanno rabbrividire (in senso negativo), dall'altro è probabile che spuntino in extremis altrettanti personaggi di cui nessun "previsore" aveva parlato, come è tradizione: l'anno passato, addirittura, una buona metà dei concorrenti Campioni spiazzò del tutto gli esperti, risultando assolutamente inattesa. Ma di questo parleremo prestissimo, diciamo fra un paio di giorni. Va infine detto che, permanendo nel regolamento la formula ad eliminazione, mette persino un po' di tristezza pensare che solo quattro Big su venti non arriveranno alla finale: a questo punto, sarebbe stato più giusto promuoverli in blocco, ma non si poteva rinunciare totalmente al pathos delle "qualificazioni", che in passato ha sempre fatto notevole presa sul pubblico. 

lunedì 29 settembre 2014

VERSO SANREMO 2015: IL REGOLAMENTO C'E', IL FESTIVAL NON ANCORA. MA QUALE RESTAURAZIONE?


                            Carlo Conti: è stato pubblicato oggi il regolamento del suo Festival

Il regolamento c'è, il "Sanremo" non ancora. La pubblicazione delle "tavole della legge" della più popolare rassegna canora, rese note in mattinata, non ha sollevato il velo di mistero che continua ad avvolgere il Festivalone prossimo venturo, il 65esimo della serie, targato Carlo Conti. A una prima lettura, è un regolamento "finto nuovo": ci sono tante piccole modifiche, ma nessuna talmente eclatante da far prevedere uno stravolgimento della struttura stessa della kermesse; ci sono alcune idee ripescate dal passato recente e altre da quello un po' più remoto, ma non certo le più coraggiose, quelle in grado di segnare una netta inversione di tendenza rispetto al generale andazzo dell'ultimo quinquennio, con tutti i suoi pro (tanti) e contro (pochi). 
RINNOVAMENTO DI FACCIATA - Insomma, il primo mattoncino nella costruzione dell'edificio "Sanremo 2015" (che si svolgerà dal 10 al 14 febbraio prossimi) non depone propriamente a favore dello slancio organizzativo di Conti: che ha denunciato scarsa fantasia e ha preferito non rischiare, muovendosi in direzione di un sostanziale "rinnovamento nella continuità", espressione abusata in tanti campi, da quello sportivo a quello politico, e che sovente nasconde solo una realtà immutabile "rinfrescata" con rattoppi esteriori. Nulla di male, per carità: su questo blog ho tante volte scritto che il Festival di Sanremo deve sapersi adeguare ai tempi senza però rinnegare la sua identità storica e i capisaldi, regolamentari e di costruzione dello spettacolo, che ne hanno decretato il successo attraverso i decenni: la filosofia di base fatta di uno spirito un po' nazionalpopolare, leggero, glamour, e poi l'impianto competitivo che non piacerà a molti cantanti ed è odiato da quasi tutti i critici, ma che rappresenta la quintessenza di questo adorabile e incrollabile carrozzone musical - televisivo. 
PASSAGGIO BUROCRATICO - E poi, parliamoci chiaro, la stesura del regolamento è più che altro un passaggio burocratico che fornisce agli addetti ai lavori (artisti e loro entourage) i paletti entro i quali muoversi: come sarà davvero il Sanremo di Conti lo potremo intuire solo da dicembre in poi, prima con la scelta dei cantanti in gara e poi con l'allestimento del cartellone degli ospiti, che darà un'idea del clima generale e della "linea editoriale" che indirizzerà lo show. Prima, sono solo discorsi al vento: Baudo, con regolamenti ingessati e "tradizionalisti", ispirati cioè alla formula lanciata anni prima dal suo "maestro sanremese" Gianni Ravera, ha costruito dei Festival tutto sommato godibilissimi; certi presunti portatori di ventate di novità, penso a Panariello e soprattutto all'ultimo Fazio, sono andati alla deriva con insopportabili edizioni sovradimensionate, appesantite e indigeribili. 
NESSUNA RESTAURAZIONE - Leggo di una "restaurazione" in atto: ma il ritorno al brano unico in gara per ciascuno dei big non è restaurazione, è semplicemente il ripristino di un meccanismo elementare di gara che è da sempre parte vitale del DNA della kermesse: il corpo estraneo erano, semmai, le due canzoni a testa. Esaurito nel 2013 l'effetto novità, l'esperimento ha mostrato la corda: scarsamente funzionale alla vitalità del concorso, altro non era che una stanca appendice, con ridottissimo appeal televisivo, della fase di selezione dei pezzi; in questi ultimi due anni, il Festival vero è sempre iniziato nella serata del giovedì, con i Big in lizza con la sola proposta sopravvissuta alla prima selezione. 
Allo stesso modo, non si può certo parlare di restaurazione per il ritorno dell'eliminazione anche nella categoria regina (fatto peraltro già noto da mesi), visto che, per diversi lustri, a partire dagli anni Ottanta, un'altra delle caratteristiche salienti della kermesse è stata quella di portare in finale, in massa, tutti gli artisti "campioni" (uniche eccezioni, le edizioni 1992 e 1993). L'eliminazione è invece un'eredità di una gestione recente, quella duplice di Gianmarco Mazzi (2005 - 2006 e 2009 - 2012), ma è tutto sommato all'acqua di rose, un giusto compromesso fra la "voglia di sangue" del pubblico e il desiderio dei cantanti di non essere esposti a umiliazioni (come se perdere una competizione canora fosse una vergogna, poi...): saranno solo quattro su sedici i Big non ammessi alla finalissima, e comunque tutti arriveranno alla serata del venerdì, quando scatteranno le uniche esclusioni. 
SEMPRE POCHI I CANTANTI IN GARA - A proposito di Big: saranno sedici, come detto, soltanto due in più rispetto ai classici quattordici delle quattro precedenti edizioni, mentre rimangono sempre otto i Giovani. No, in questo senso Carlo Conti non si è decisamente sprecato: un significativo aumento dei partecipanti nelle due categorie, Note d'azzurro lo sottolinea da anni, sarebbe fondamentale per aumentare l'effetto vetrina del Festival, dando visibilità a più artisti e respiro al nostro asfittico mercato discografico, oltre a garantire la copertura di un più ampio spettro di generi musicali. Senza dimenticare che, negli ultimi anni, il numero di aspiranti all'Ariston è sempre stato assai elevato, con conseguente infoltimento della schiera dei musi lunghi a selezioni concluse: che male farebbero anche solo due posti in più per ogni sezione, arrivando rispettivamente a diciotto e a dieci concorrenti? Meno cantanti vuol dire anche più spazio per riempitivi superflui e di scarsa consistenza artistica, lo abbiamo tristemente imparato negli ultimi anni. 
Considerazioni che valgono a maggior ragione per le Nuove proposte, categoria davvero ridotta al lumicino: che Conti si prenda almeno l'impegno di non ghettizzarla come hanno fatto molti dei suoi predecessori, dando invece a questi ragazzi una ribalta all'altezza, con collocazioni orarie consone: l'ideale sarebbe ripercorrere le orme di un antico patron, Adriano Aragozzini, che faceva esibire, nelle prime serate, un veterano e un esordiente in alternanza: una forma di scaletta "democratica" e rispettosa delle esigenze di giovani desiderosi di mostrarsi a una platea sconfinata. 
Anche il meccanismo di gara studiato per loro è fortemente penalizzante: le sfide uno contro l'altro a eliminazione diretta (sul modello di Sanremo '77, ma pure utilizzate qualche anno fa da Morandi) sono forche caudine senza appello, mentre in una gara canora ogni proposta dovrebbe essere messa a confronto con tutte le altre: così, accoppiamenti infelici rischiano di mandare subito fuori pista opere di spessore e spingere avanti prodotti più modesti. E' una situazione in cui l'elemento competitivo, come detto fondamentale per la riuscita del Festival, assume un peso eccessivo, andando a fare aggio sulle valutazioni più prettamente artistiche. 
RITORNANO I DEMOSCOPICI! - L'altra "grande" novità è il ritorno in pompa magna della "famigerata" giuria demoscopica, oggetto nel passato di strali spesso giustificatissimi per via di scelte e votazioni incomprensibili, a volte prive di qualsivoglia significato tecnico; va anche detto che le altre giurie utilizzate negli anni non si sono propriamente coperte di gloria, in questo senso: sul televoto è meglio stendere un pietoso velo, ma anche i vari gruppi di giurati "di qualità" (quest'anno si chiamano "esperti") hanno sovente fatto inorridire per le loro valutazioni, per tacere dei personaggi che spesso sono stati inseriti in questi "comitati di saggi" senza vantare titoli rilevanti in fatto di competenze musicali. Ad ogni modo, per quanto mi riguarda, sono dettagli secondari: le classifiche artisticamente attendibili, a Sanremo, storicamente rappresentano delle eccezioni. Enormemente più frequenti sono le graduatorie "bislacche": in questo senso, ho sempre visto le giurie sanremesi come un mezzo per aumentare il chiacchiericcio polemico attorno alla rassegna e nulla più, e va detto che l'obiettivo è stato sempre centrato in pieno. 
Da segnalare, infine, il rilievo dato nel regolamento all'evento Eurovision Song Contest come manifestazione legata da un fil rouge a quella rivierasca: una legittimazione che completa il percorso iniziato nel 2011, col rientro dell'Italia (apripista fu Gualazzi) nell'arengo canoro internazionale dopo un'assenza di tredici anni (dal '97: gli ultimi erano stati i Jalisse); ebbene, quest'anno il vincitore assoluto di Sanremo avrà "facoltà" di prender parte all'Eurofestival, nel senso che non sarà obbligato a farlo, ma nel caso manifestasse la propria disponibilità rappresenterà la "prima scelta". 
IL REQUISITO DELL'INEDITO - Il resto, come detto, è solo un'imbiancata alle pareti. Identici i criteri di ammissione nelle due categorie, confermata la "serata evento" (il giovedì), quest'anno dedicata all'esecuzione, da parte dei sedici Big, di cover di grandi evergreen della musica italiana e internazionale. Da elogiare, questo sì, il mantenimento del requisito dell'inedito (anche se da qualche anno il regolamento parla, con una interpretazione più estensiva, di "canzoni nuove"), in tempi in cui moltissimi lo considerano fuori tempo: sbagliano, perché una delle maggiori attrattive del Festivalone è da sempre il lancio, in contemporanea, di venti - trenta brani "appena sfornati", nuovi in assoluto, mai ascoltati prima. E' già tanto che, da qualche edizione a questa parte, si sia allentata la stretta per quanto riguarda i Giovani, i cui pezzi vengono messi online con alcune settimane di anticipo sul sito della Rai; ma per i Big l'obbligo rimane, giustamente, rigorosissimo. Questo è quanto, ed è inutile dilungarsi, perché rischiano di essere parole scritte sulla sabbia: sono i nomi a fare uno spettacolo, ancor di più uno spettacolo come il Festival. Solo quando saranno noti si potrà dire se il Sanremo di Conti avrà lo sguardo rivolto al futuro, al passato o, come sarebbe più giusto, in una terra di mezzo in cui c'è posto per tradizione e contemporaneità. 

venerdì 21 febbraio 2014

SANREMO 2014: IL CASO SINIGALLIA, I MEANDRI DEL REGOLAMENTO DEL FESTIVAL E LA REGOLA FERREA DELL'INEDITO


A Sanremo, dunque, è esploso il caso Riccardo Sinigallia. Il cantautore romano, musicmaker di valore e, per anni, elemento cardine del progetto Tiromancino, rischia la squalifica dal Festival: il brano con cui è rimasto in gara, "Prima di andare via", è stato eseguito in pubblico nel giugno dell'anno scorso, nel corso di una rassegna musicale in quel di Cremona. Non uso il condizionale perché la cosa è certa, documentata da una ripresa video presente sul sito del quotidiano "La provincia di Cremona", prima misteriosamente sparita e poi rimessa online, stamane, nel giro di poche ore. L'organizzazione di Sanremo numero 64 si riunisce in questi momenti per decidere la sorte dell'artista, e, da quel che si è percepito dalle dichiarazioni rilasciate durante l'odierna conferenza stampa, il direttore di Rai Uno Giancarlo Leone e gli altri membri dello staff non hanno per nulla preso alla leggera la questione, anzi... 
COSA DICE IL REGOLAMENTO - Precisazione personale: la mia speranza è che Sinigallia rimanga in concorso, perché la sua, l'ho scritto nel post di stamattina, è una delle canzoni a maggior tasso qualitativo di questa edizione della kermesse, anche se ritenevo ancor più valida "Una rigenerazione", esclusa invece al televoto nel ballottaggio di mercoledì; lo spero nonostante l'evidenza, perché credo che, così come è concepito, il regolamento sanremese conceda qualche margine di manovra e di "mano morbida" agli organizzatori. Vediamolo, il regolamento, che sulla fattispecie in analisi recita, testualmente, quanto segue:  "L’eventuale mancanza del requisito di canzone nuova potrà essere rilevata, oltre che dall’Organizzazione in qualsiasi momento, su denuncia degli Artisti e/o Case/Etichette discografiche in competizione. La denuncia, da formularsi a pena di inammissibilità in forma scritta, dovrà pervenire all’Organizzazione non oltre la ventiquattresima ora successiva all’esecuzione della prima prova ufficiale resa dal relativo Artista e realmente effettuata a Sanremo". Per quanto mi riguarda, ma sono tutt'altro che un esperto di diritto, la situazione non è chiarissima. Le previste 24 ore dalla prima prova ufficiale a Sanremo sono abbondantemente passate e nessuno ha sporto denuncia, però, se tutto si esaurisse su questo punto, il busillis sarebbe già stato liquidato nel corso della conferenza stampa di oggi, quando è stato sollevato il caso, il che non è invece avvenuto. 
CAVILLOSITA' - La questione è in realtà assai più complicata: il riferimento alla facoltà di denuncia potrebbe infatti riguardare soltanto "gli artisti e/o case/etichette discografiche in competizione", mentre nelle righe precedenti è scritto che la mancanza del requisito dell'inedito può essere rilevata "dall'Organizzazione in qualsiasi momento", quindi anche oggi, a prescindere dal suddetto termine delle 24 ore. L'amico Eddy Anselmi, autore nel 2009 del pregevole "Almanacco della canzone italiana" dedicato alla storia del Festival di Sanremo, mi fa invece notare che il principale punto chiave è rappresentato dall'uso del verbo "potrà" invece di "dovrà", a sottolineare la discrezionalità dell'Organizzazione. Di certo, si tratta di due cavilli che farebbero la gioia di tanti principi del Foro nostrani. 
I PRECEDENTI - Purtroppo il passato non aiuta a vederci chiaro. Ci sono stati tanti, tantissimi casi simili, e sono stati spesso risolti in maniera diametralmente opposta: quello con più clamore mediatico riguardò Loredana Bertè, squalificata nel 2008 per aver presentato un pezzo, "Musica e parole", addirittura pubblicato vent'anni prima da un'altra cantante, con titolo e testo diversi. In maniera opposta, ossia con notevole indulgenza, venne trattata Chiara Civello, fra i Big nel 2012: "Al posto del mondo" rimase in concorso, ma era un brano che già da tempo circolava su Internet, in quanto era stato presentato da un debuttante (Daniele Magro) alle selezioni per la sezione giovani di Sanremo 2010. Severità eccessiva, invece, per Ornella Vanoni: la melodia della sua "Bello amore", che sarebbe dovuta essere in lizza nel 1996, era già stata eseguita durante una trasmissione radiofonica Rai da un'altra, sconosciuta interprete, e Pippo Baudo la escluse dalla lista, sostituendola con "L'amore è un attimo" di Enrico Ruggeri. Caso accostabile all'affaire Sinigallia potrebbe essere considerato quello di Andrea Mingardi: "Canto per te" restò in gara a Sanremo '98 nonostante lo scoop di Striscia la notizia, che mostrò il filmato dell'esecuzione pubblica del pezzo nel corso di una serata di festa a bordo di una nave da crociera (fonte Corriere della sera)... 
INEDITO, REQUISITO FONDAMENTALE - Casi simili, spesso uguali, ed esiti diversi. Segno che il regolamento, che muta negli anni ma che mantiene nel requisito dell'inedito un suo caposaldo, non è sempre chiarissimo, e interpretabile con una certa elasticità. Si può poi discutere su quanto sia al passo coi tempi l'obbligo di presentare canzoni nuove, nell'epoca del web e delle tante piattaforme comunicative, ma la "multimedialità" c'entra poco col caso in questione e, comunque, su questo punto sono particolarmente intransigente. Uno degli elementi di maggior fascino, alla base della magia di Sanremo, risiede proprio nella possibilità di poter apprezzare in una volta sola, in un unico evento televisivo e canoro, una notevole quantità di proposte musicali nuove di zecca. L'eccezionalità del Festivalone risiede anche in questo. 
Ci sta lo strappo alla regola degli ultimi anni in favore delle Nuove proposte, i cui brani vengono messi online con qualche settimana di anticipo sullo svolgimento della kermesse: ma va bene perché i giovani hanno bisogno di maggior promozione, ancor più nell'ambito di un Festival che oggi li tratta veramente male, relegandoli, nel corso delle dirette delle serate, a orari impossibili. Ma per i big no, assolutamente: senza inediti, sanremo diventa un altro Festival, un Festivalbar o cosa simile, e invece la rassegna rivierasca ha una sua unicità che va difesa ad ogni costo. Casomai si possono fare riflessioni nel senso di dare maggiore elasticità al concetto di "inedito", ma mi pare che già il regolamento di quest'anno conceda più di un distinguo. Però un'esecuzione pubblica come quella cremonese di Sinigallia no, non va bene: e francamente mi domando cosa spinga, anno dopo anno, più di un cantante (e relativi entourage) a sfidare la sorte con queste uscite pre festivaliere: il regolamento di Sanremo, su questo punto, è noto da anni, e se non lo si conosce lo si dovrebbe studiare. Mah!