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domenica 3 dicembre 2017

VERSO SANREMO 2018: GIRO D'ORIZZONTE SUI POSSIBILI BIG IN GARA. IPOTESI E SOGNI


Meno di due settimane di attesa, e poi si compirà il tradizionale rito dell’annuncio del cast del Festivalone. I Big (o Campioni) in lizza verranno svelati, come da fresca consuetudine, nel corso di “Sarà Sanremo”, la serata televisiva (quest'anno in programma il 15 dicembre) che selezionerà anche le Nuove proposte da far sfilare in febbraio all’Ariston: fra sedici ne verranno scelte sei, alle quali si aggiungeranno i due vincitori di Area Sanremo. Degli emergenti avremo modo di riparlare: qui ci preme soprattutto fare il punto sui volti noti in coda per entrare nell’elenco dei magnifici venti. 
NON E’ IL SANREMO PIU’ DIFFICILE - C’è forse più attesa del solito, come testimonia la ridda di nomi e indiscrezioni di questi giorni. Normale: da un direttore artistico come Claudio Baglioni si pretende un “listone” di alto profilo e qualità, più eterogeneo ed equilibrato, sul piano dei generi canori, rispetto all’ultimo di Carlo Conti, che si era caratterizzato per una matrice prettamente pop commerciale (con conseguente successo di mercato, va sottolineato). Quello che alcune voci autorevoli hanno già bollato come il “Sanremo più difficile di tutti i tempi”, in realtà non sarà tale: chiaro che venire dopo il triennio trionfale 2015-2017 rappresenta una sfida impegnativa (e lo sarebbe stato per chiunque), ma il cantautore romano ha spalle larghe, indipendenza di giudizio e gusto musicale in abbondanti dosi; di certo c’è che si è partiti ad handicap, differendo eccessivamente la nomina del responsabile della kermesse, ma il regolamento-garanzia per i cantanti (nessuna eliminazione in entrambe le categorie, tutti arriveranno alle finali di venerdì e sabato) e la conseguente “benedizione” arrivata dalle case discografiche dovrebbero aver spianato la strada a un’edizione quantomeno di buon livello: i veri Sanremo difficili sono stati proprio quelli che non hanno potuto contare sull’appoggio della grande industria di settore, penso ad esempio alle rassegne del 1975 (oltretutto quasi ignorata dalla tv, come tante altre svoltesi nei Settanta) e del 2004. 
CI SARA’ QUALCHE GROSSO CALIBRO? - Veniamo al dunque. Fra i tanti papabili di cui si vocifera ci sono certamente nomi insoliti, come i ricostituiti Decibel di Enrico Ruggeri, Enzo Avitabile con il suo inconfondibile stile etno – partenopeo, la coppia vintage Roby Facchinetti – Riccardo Fogli, il sempre imprevedibile Morgan, oppure Omar Pedrini e Negrita che mancano da diverso tempo dal palco rivierasco; tuttavia il grosso dei candidati pare essere rappresentato da recenti habitué della manifestazione, mentre non è finora uscito il grossissimo personaggio, quello che ci si aspetterebbe da un  selezionatore di peso come Baglioni, che col suo carisma e la sua credibilità dovrebbe almeno tentare di portare in Liguria due o tre artisti spacca-classifiche o comunque di enorme prestigio; una Elisa, una Giorgia o una Carmen Consoli, un Venditti che dopo decenni di ostracismo potrebbe infine sciogliere le sue riserve sulla manifestazione (non avrebbe nulla da perdere), un Renato Zero di ritorno un quarto di secolo dopo “Ave Maria”, un Antonacci o un Cremonini che però sono appena sbarcati nei negozi coi loro ultimi lavori…Comunque, nel caso non arrivasse alcun esponente della nostra élite canora, poco male, visto che Sanremo da sempre rappresenta soprattutto una vetrina importante per l’affollatissima categoria di cantanti della "classe media", eccellenti professionisti che non mobilitano masse oceaniche di fans ma sfornano comunque ottime produzioni, e necessitano di una spinta promozionale maggiore per ottenere visibilità mediatica. 
I RITORNI DAL PASSATO RECENTE - Da sempre, sul blog, in sede di pronostico passo al setaccio i cast degli anni recenti, per cercare di intuire chi potrebbe tornare in lizza a distanza di poco tempo. Riguardo al 2017, si parla di una coppia inedita formata da Ermal Meta e Fabrizio Moro, sicuramente fra i protagonisti più apprezzati dell’edizione passata; possibili i tentativi di Elodie, Bianca Atzei, una Paola Turci meritatamente tornata in auge, Sergio Sylvestre, e quel Michele Bravi che fu la rivelazione più sorprendente e inattesa, dodici mesi fa; probabile ci provino anche Lele, il vincitore della sezione Giovani, che però non ha sfondato sul mercato, e magari i La Rua, esclusi fra le polemiche in sede di “Sarà Sanremo” ma poi premiati da pubblico e critica.
Fra i partecipanti del 2016, candidabili per una ricomparsa sono senz’altro Annalisa, Dolcenera, Noemi, Neffa, Arisa e Lorenzo Fragola (gli ultimi due, con la supervisione di Takagi & Ketra, hanno dato voce a uno dei brani più fortunati dell'estate scorsa, “L’esercito del selfie”), e ancora Deborah Iurato e Giovanni Caccamo. Un nome di spicco sarebbe stato quello di Francesca Michielin, artefice di un clamoroso exploit due anni fa (secondo posto e partecipazione all'Eurovision Song Contest): nel 2018 avrebbe potuto inseguire la definitiva consacrazione personale attraverso il palco sanremese, il suo nuovo album è però in uscita a gennaio, difficile un repackaging a così  breve distanza di tempo. 
Il 2015, prima edizione griffata Conti, propone come papabili Anna Tatangelo, Irene Grandi, Gianluca Grignani, Nina Zilli,  Malika Ayane, Alex Britti, mentre dagli anni di Fazio sarebbe giunto il momento di riemergere per i bravi e sottovalutati Renzo Rubino, Zibba, Diodato e Antonio Maggio,  nonché per Raphael Gualazzi, Max Gazzè, i Modà, la raffinata Simona Molinari e, perché no, Marco Mengoni, che dopo la vittoria del 2013 ha percorso lontano da Sanremo una strada tutto sommato felice, ma che se avesse un pezzo-bomba potrebbe tranquillamente rimettersi in gioco all’Ariston, così come sarebbe piacevole ritrovare Emma, che dopo "Amami" ha raccolto soddisfazioni più televisive che discografiche.
CARTA, BIONDI, AMOROSO... - Parlando di ex trionfatori, Marco Carta si ripresenterebbe in versione più matura rispetto all’immeritato trionfo del 2009, e con un asso in più da giocare, quello della duplice affermazione a “Tale e quale show”, nel torneo 2017 e nella supersfida fra i migliori delle ultime due edizioni del varietà, conclusasi venerdì scorso. Potrebbe essere la volta buona per il “debutto” di Mario Biondi, e a proposito di “esordienti di successo” rilanciamo anche quest’anno il nome di Alessandra Amoroso, campionessa del pop melodico contemporaneo, uno dei prodotti meglio riusciti di sempre, fra i tanti dell’universo talent. Fra i mattatori dei primi anni Duemila, invece, occhio ai Tiromancino e alle ricostituite Vibrazioni di Francesco Sarcina, nonché a L’Aura, tornata alla ribalta di recente con un album che ne ha confermato l'eclettismo artistico. Discorso a parte per altri due protagonisti di diversi Festival recenti, Nek e Francesco Renga, che hanno di recente formato un trio di giganti con Max Pezzali: di loro si parla come di possibili ospiti, ma averli in gara incrementerebbe l’interesse attorno alla kermesse, per un tentativo di ripetere l’exploit di un altro tris d'assi entrato nella storia, il Morandi – Ruggeri – Tozzi del 1987. 
LE VEDETTES DI OGGI, FRA POP E RAP - Fra i “dernier cris” della canzone italiana, non sono da escludersi le proposte dei The Kolors e dei Thegiornalisti, sulla scia del tormentone estivo “Riccione”, così come quelle della scatenata Baby K. o di Mario Venuti, un veterano rilanciatosi prepotentemente nella stagione calda dopo alcuni anni di oblio (grande successo per l'orecchiabilissima "Caduto dalle stelle"); fra i nomi più gettonati dei mesi canicolari ci sono stati anche quelli di Benji & Fede (“Succede tutto per una ragione” assieme ad Annalisa): chissà che non si sentano finalmente pronti per il grande cimento sulla ribalta più importante... E non dimentichiamoci di "Amici" amatissimi dal pubblico più giovane, da Riki, la creatura più recente di Maria De Filippi, a Briga. Si è parlato anche della brava Levante, che sta vivendo un momento di enorme popolarità: pare che nella settimana del Festival sia in tournée, ma mai dire mai, sarebbe un nome forte del cartellone e porterebbe senz'altro una ventata di modernità, col suo originale stile di scrittura.
Sempre in riferimento all’attuale panorama discografico italiano, sarà molto difficile ignorare la galassia rap, che ha letteralmente invaso le chart e portato alla ribalta un nugolo di volti nuovi immediatamente baciati dalla fama. Certo dipenderà da chi, fra gli esponenti di questo settore, deciderà di scendere in campo: i nomi più pregiati sarebbero quelli di personaggi come Emis Killa, Guè Pequeno, Fabri Fibra e Marrakash, ormai veterani del genere, o emergenti di grido come Coez e Ghali, oppure Rocco Hunt già avvezzo ai rischi della gara ligure. 
VETERANI, ANNI '90, ARTISTI FUORI DAL GIRO... - Poi ci sarebbero altre categorie in cui pescare a piene mani: gli interpreti di lunghissimo corso che ogni anno ci riprovano, da Fausto Leali ai nuovi Ricchi e Poveri, da Marcella a Loredana Bertè, da Amedeo Minghi ai Nomadi; i nomi fuori dai circuiti meramente commerciali ma di gran raffinatezza come Sergio Cammariere, Teresa De Sio, Eduardo De Crescenzo, Alice o i più giovani Niccolò Agliardi, Paolo Simoni, Le Luci della Centrale Elettrica, Riccardo Sinigallia, Baustelle e Brunori Sas, tutti artisti lontani dai riflettori ma che con Baglioni potrebbero trovare uno spiraglio mainstream; e infine i tanti reduci degli anni Novanta, da sempre per me un tasto dolente in quanto, nonostante l’indubbio valore di molti, per troppo tempo sono finiti ai margini del mercato: penso a gente come Massimo Di Cataldo, Aleandro Baldi, Paolo Vallesi (ricomparso l’anno passato con una passerella fuori concorso, in coppia con Amara), Mietta, Mariella Nava, Silvia Salemi, Gerardina Trovato (ci ha provato nel 2017, senza fortuna), Gatto Panceri (che ha dichiarato sul suo profilo Facebook di aver presentato un brano alla commissione), i Jalisse e quell’Alexia che è in fase di prepotente rilancio. 

giovedì 20 ottobre 2016

VERSO SANREMO 2017: ECCO IL REGOLAMENTO, CON GARA PIU' "CRUDELE" PER I BIG. ORA CONTI DEVE PUNTARE ALLE VEDETTES


Sanremo 2017, atto primo. Con la pubblicazione on line del regolamento della kermesse, il Festival entra da oggi nel periodo più caldo della fase preparatoria. Novità? Nulla di particolarmente sconvolgente, se non una concessione alle esigenze televisive (o presunte tali) che, dicono gli esperti di cose catodiche, richiedono una gara più tesa e ricca di trappole anche per i nomi noti della canzone, fin dalle battute preliminari, per incrementare l'appeal dello show in sede di Auditel. Carlo Conti e la Rai puntano dunque su un'accentuazione del carattere competitivo della sfida fra i Campioni. I quali, lo si sa già da ora, saranno venti, laddove negli anni scorsi si era giunti a questa quota modificando il regolamento iniziale, che ne prevedeva sedici (2015) e diciotto (2016). 
COMPETIZIONE ESASPERATA - Dopo essersi esibiti tutti insieme nella serata di apertura (7 febbraio), i Campioni daranno vita a due "semifinali" il mercoledì e il giovedì: dieci in lizza in ciascuna di esse, e appena sei per sera ammessi direttamente alla finalissima (tenendo conto anche dei voti ottenuti nel vernissage del martedì). Addirittura otto esclusi in prima istanza, dunque, o meglio rimandati, per i quali scatterà un feroce "playoff" in programma il venerdì: i tre più votati in questa occasione saranno ripescati e parteciperanno alla tenzone conclusiva di sabato 11 assieme ai dodici già promossi. Un'esasperazione di quel "barrage" che l'anno passato era stato sperimentato in versione soft (cinque su venti andavano allo "spareggio", quest'anno ben otto su venti, quasi la metà), e con un'altra differenza sostanziale: se dodici mesi fa era stato il solo televoto a decidere il brano da ripescare, quest'anno il verdetto sarà affidato a un sistema misto formato da televoto, esperti e giuria demoscopica. Tutto uguale per le Nuove Proposte, che come di consueto verranno scelte attraverso il duplice binario di Area Sanremo (due artisti in sboccio) e di "Sanremo giovani" (sei), la selezione autunnale inventata da Pippo Baudo negli anni Novanta e ripristinata l'anno scorso, con una risposta del pubblico a casa non particolarmente incoraggiante.
LE PRIME CANDIDATURE - Queste sono dunque, a grandi linee, le fondamenta dell'edificio Festival che verrà pazientemente eretto da Conti e dal suo staff nei prossimi mesi. In questi giorni Sorrisi & Canzoni TV e altre fonti di informazione hanno cominciato a far filtrare le prime indiscrezioni riguardanti big e ospiti che potrebbero sfilare in Riviera. Ritengo sia abbastanza prematuro parlarne, perché molti giochi sono ancora da fare e il grosso delle candidature verrà fuori a novembre inoltrato, quando, se sarà possibile, tornerò a parlarne sul blog. Di certo i nomi fin qui emersi non sono tali da indurre all'entusiasmo. Intendiamoci, si tratta di esimi rappresentanti di quella "classe media" della musica italiana che, da sempre, trova giustamente nel Festivalone una formidabile ed essenziale vetrina, ciò di cui non necessitano i grossi calibri, quei pochi rappresentanti del canto tricolore che mietono successi oceanici anche fuori dai patri confini (e che, ricordiamolo, a tal livello sono giunti spesso partendo da Sanremo, vedi alle voci Pausini, Ramazzotti e Bocelli). 
CI VUOLE UN PASSO AVANTI - Ben vengano, dunque, Giusy Ferreri e Nina Zilli, Syria (non ammessa lo scorso anno) e Francesco Sarcina, Nesli e un Michele Zarrillo che meriterebbe il ritorno alla ribalta dopo le traversie fisiche che ha vissuto. E tuttavia, mi son formato una convinzione già dai mesi successivi all'edizione 2016: Carlo Conti, all'ultima fatica sanremese di questo suo "primo" triennio (dico "primo" perché non mi sentirei di escludere un suo ritorno in un futuro prossimo, anzi...), ha bisogno di un qualcosa di più. I due Festival fin qui allestiti sono stati baciati da un meritato successo di pubblico televisivo; il primo ha avuto anche un notevole impatto sul mercato discografico, mentre il secondo ha fatto un po' segnare il passo, sotto questo profilo, nonostante alcuni notevoli exploit, soprattutto quelli di Francesca Michielin (l'autentica "vincitrice morale", come si diceva un tempo) e di Francesco Gabbani, trionfatore fra i Giovani e che, verosimilmente, ritroveremo a febbraio nella categoria regina, sorte che potrebbe toccare a un altro "reduce" a cui l'appellativo di "emergente" sta ormai stretto, ossia Ermal Meta. 
A CACCIA DI GRANDI NOMI - Due Sanremo che hanno celebrato l'eccellente gregariato della nostra canzone, consacrato freschi virgulti (Annalisa, Noemi, Fragola, per non parlare del Volo) e rilanciato carriere (Nek soprattutto, ma anche Scanu, che ha avuto riscontri lusinghieri), ma ora bisogna cambiare marcia. La rassegna 2017 dovrebbe, finalmente, partire senza indugio alla caccia di due - tre vedettes assolute. Per la gara, ovviamente: perché sentir parlare di Giorgia o di Tiziano Ferro come possibili super ospiti mette francamente tristezza e fa anche un po' rabbia. Giorgia soprattutto avrebbe potuto rappresentare il vero colpaccio del direttore artistico, una rentrée in grande stile a battersi all'Ariston dopo tre anni di silenzio discografico. Invece il nuovo album è previsto in uscita già a novembre... 
Ma le alternative non mancano: da Carmen Consoli a Cesare Cremonini, dai Modà (ormai autentici riempi-stadi) ad Alessandra Amoroso (un vero asso pigliatutto delle classifiche, forse la più vincente fra i tanti reduci dai talent), da Mario Biondi a, perché no, Biagio Antonacci (che ha annunciato l'uscita di un nuovo lavoro per i primi mesi del 2017), fino a Renato Zero e, perché no, un Antonello Venditti che se ha preso parte al Summer Festival di Canale 5 potrebbe porre fine alla sua tradizionale ostilità nei confronti della manifestazione ligure. Obiettivi difficili, alcuni persino impossibili, sulla carta, ma occorre almeno provarci. Alcuni di questi nomi potrebbero rappresentare una rivoluzione, aprire una breccia nel muro degli irriducibili, dei refrattari alle gare canore (Sanremo in primis), gettare semi che in futuro potrebbero dare frutti copiosi. E pazienza se la competizione rischierebbe di avere un esito scontato: a parte che non è detto, perché i meccanismi di votazione lasciano spazio a qualunque sorpresa, ma Sanremo è sopravvissuto a tante vittorie annunciate, e, nel caso, il minor pathos sarebbe più che bilanciato dal prestigio dato alla rassegna da questi superbig. Il nuovo meccanismo di gara potrebbe tenere lontani i grossi calibri? La paura della competizione l'ho sempre vista come una scusa fondata su labili basi: un settimo, undicesimo o tredicesimo posto nuocerebbe in qualche modo ai vip sopra citati? Suvvia, non scherziamo... 
OLTRE IL POP - Ci pensi, dunque, mister Conti, miri in alto nei suoi corteggiamenti, non si accontenti di ciò che passa il convento discografico. E cerchi di costruire un cast più coraggioso, allargando il ventaglio dei generi musicali rappresentati, non solo pop melodico e rap, aprendo ancor di più ai sound contemporanei, alla nouvelle vague, guardando poi senza preclusioni al mondo degli indipendenti, che ad anni Dieci inoltrati non ha più senso sottostimare. Dopodiché, vengano pure i classici nomi "da Festival", che hanno anche loro un posto di riguardo nel cuore degli appassionati e sono eccellenti professionisti: ma con venti caselle da riempire ci può essere spazio per tutti. Al terzo tentativo e con le spalle copertissime, il toscanaccio di "Tale e quale show" non ha assolutamente alcunché da perdere. 

sabato 14 marzo 2015

FESTIVAL DI SANREMO, UN MESE DOPO: PERCHE' UN "CONTI BIS" E' POSSIBILE


Sanremo 2015, un mese dopo. Il 14 febbraio scorso calava il sipario sull'edizione più riuscita dell'ultimo decennio. Non è ancora tempo di parlare dei riscontri commerciali dei brani in gara: per tracciare un bilancio attendibile mi prendo ancora qualche settimana, in modo da poter lavorare su un arco di tempo più ampio. I dischi stanno andando abbastanza bene, questo si può dire: la presenza nelle classifiche (il dato più importante) è confortante, le ospitate televisive numerose, e la nuova moda - marketing dei "firmacopie" presso gli store sta beneficiando di notevoli adunate di fans (ho partecipato in prima persona, da "osservatore", a quello di Annalisa, alla Feltrinelli di Genova). 
IL FUTURO - Ma, ripeto, ne parleremo meglio più avanti. L'argomento "caldo" in questo momento è un altro: cosa farà Carlo Conti? Il vero trionfatore dell'ultimo Festival, dopo un breve periodo di riposo, è tornato alla guida del pre - serale "L'eredità", come d'accordo con la dirigenza Rai, in linea con la sua volontà di restare un volto televisivo "di famiglia", da incontrare nella quotidianità, e non invece un personaggio da spendere solo per grandi eventi e super produzioni. Riguardo al suo futuro... festivaliero, ha nel frattempo mantenuto la posizione di scetticismo espressa a caldo, a conclusione della kermesse. L'ultima dichiarazione pubblica sul tema è in un'intervista rilasciata a Sorrisi & Canzoni, due settimane fa: " Rifare Sanremo? Per ora non ci penso proprio. Ho bisogno di almeno un mese di tempo per metabolizzare il tutto. Ne riparleremo quando sarà il momento e farò le mie riflessioni. Ma un risultato del genere è irripetibile e potrei fare solo peggio...". 
RISCHI AUDITEL? - Dunque nicchia, il buon Conti. La preoccupazione per eventuali crolli Auditel è comprensibile, anche alla luce del fresco precedente di Fabio Fazio: trionfo nel 2013 (con pompaggio eccessivo di una critica che aveva finalmente trovato il Festival "per palati fini" da tanto tempo auspicato) e brusco ridimensionamento dodici mesi dopo. Credo però che non esistano meccanismi fissi e inevitabili, riguardo alle oscillazioni dell'audience (da un anno all'altro, poi...), e che si debba analizzare caso per caso. Fazio e Littizzetto, nel 2014, fallirono perché riproposero lo stesso schema di spettacolo dell'anno prima, ma ulteriormente appesantito da insopportabili elementi seriosi e retorici, che nulla avevano a che fare con l'amenità e la gioiosità che dovrebbero dominare una rassegna canora. 
IL VORTICE DEI PADRONI DI CASA - Ecco, in questi ultimi anni si è parlato fin troppo, a proposito della manifestazione ligure, di "progetto artistico da costruire attorno al team di presentatori". Si è sempre data per scontata, cioè, la necessità di proporre ogni volta una forma di presentazione nuova, con elementi originali e brillanti, possibilmente con un continuo ricambio di volti; i padroni di casa come "spettacolo nello spettacolo", elemento trainante, quasi primario, per la buona riuscita dell'evento. Deriva inevitabile, nel momento in cui si è data per assodata la trasformazione di Sanremo da gara musicale tout court a show televisivo. Ma, forse nemmeno Conti se ne è accorto, con l'edizione di quest'anno si è compiuto un salto qualitativo storico e fondamentale, che potrebbe mandare a carte quarantotto ogni considerazione legata al "rischio Auditel": l'anchorman toscano ha infatti messo a punto una "formula Festival" che potrebbe risultare buona per tutte le stagioni, o quantomeno per molte delle stagioni a venire. 

                                  Pippo Baudo: Conti può esserne l'erede "sanremese"? 
                                           
LA NUOVA FORMULA SANREMO - Nulla di particolarmente rivoluzionario, quanto piuttosto un ritorno nel solco della tradizione, con gli opportuni aggiornamenti richiesti dall'evoluzione del mezzo catodico. Così, il Sanremo 2015 è risultato un Festival asciutto, snello, ritmato nella conduzione, incentrato sui cantanti in gara: giovani di nuovo in primo piano, ribalta degna di questo nome per i Big, competizione avvincente in entrambe le categorie, buon livello dei pezzi. Questo è il ritratto perfetto del Festival di Sanremo, nel formato in cui si è affermato e ha avuto successo lungo i decenni; nessuna alchimia, nessun meccanismo astruso, nessun coup de théatre (Benigni, Celentano, Madonna...) per assicurarsi i riflettori mediatici: solo tanta musica e pochi tempi morti, pur se con l'inevitabile "tassa" da pagare alle esigenze di rete, leggasi passerelle dei personaggi Rai in promozione di future trasmissioni. E' una struttura spettacolare estremamente funzionale, che non può essere "pensionata" dopo una sola edizione per avventurarsi lungo strade nuove, ma che può reggere a lungo, e Conti è la persona più adatta a mantenerla a regime. Basta, semplicemente, ripetere una buona selezione di brani, come quest'anno, e conservare il medesimo gusto pop nella scelta degli ospiti (con tocco più felice per i comici, questo sì...). 
Perché non pensare a lui come al Pippo Baudo del Duemila? E' vero, i tempi sono cambiati; ed è innegabile che anche il Pippo nazionale abbia conosciuto, nel nuovo secolo, qualche... rovescio sanremese; però nel suo periodo d'oro, dal '92 al '95, inanellò quattro edizioni con riscontri di ascolto sempre positivi, pur fra qualche oscillazione. L'Auditel non deve essere vissuto come una spada di Damocle, e sinceramente non credo che un eventuale bis immediato, se costruito sui presupposti prima elencati, possa portare crolli disastrosi; anche una piccola flessione di spettatori non sarebbe un dramma, visto che comunque conta soprattutto ciò che Sanremo può restituire all'industria discografica in termini di esiti di mercato (lo stesso Conti l'ha ripetuto più volte: "Ho sempre detto che la mia soddisfazione più grande sarebbe stata ascoltare i brani in radio... Li ho scelti bene, stanno passando tutti"). 
CONTINUITA' - Dal mio insignificante pulpito, invito Carlo e la dirigenza di Rai Uno a riflettere su tutto questo, soprattutto sul cambiamento "silenzioso" ma significativo avvenuto nel tessuto del Festivalone: finito il tempo delle rivoluzioni continue, della ricerca affannosa del nuovo ad ogni costo, oggi si può lavorare sulla continuità e sulla stabilità. Sarebbe comunque lecito, è ovvio, prendersi uno o più anni "sabbatici", per poi tornare all'Ariston fresco e riposato, e con qualche idea in più: come Paolo Bonolis, insomma, che ha fatto due Sanremi "super" nel 2005 e nel 2009 (in entrambi i casi da "salvatore della patria" di un evento a rischio di chiusura, o quantomeno di ridimensionamento), o come lo stesso Fazio, tornato dopo ben tredici anni sul... luogo del delitto. Nel caso, però, la scelta del successore sarà dura: il vivaio di viale Mazzini si è prosciugato, non ha più sfornato giovani anchorman di qualità, e magari sarebbe il caso di inventare un talent ad hoc, piuttosto che The Voice (fotocopia sbiadita di X Factor) o l'inconsistente "Forte forte forte". 
I SUCCESSORI - Dietro Conti, chi c'è? Negli anni scorsi ho proposto più volte Milly Carlucci, che era diventata un volto di punta delle prime serate Rai ma che si sta avvitando nella banale routine di trasmissioni in crisi di popolarità. C'è Insinna che però, nell'ultimo evento leggero presentato, il gala di fine anno, non è parso proprio brillantissimo, e che comunque si è legato mani e piedi all'irritante "Affari tuoi". C'è un ritorno di fiamma per Frizzi, al quale Sanremo è stato negato nel periodo d'oro della sua carriera, gli anni Novanta, prima per l'onnipresenza di Baudo e poi per scelte strategiche discutibili, che affidarono la manifestazione a volti Mediaset (Bongiorno e Vianello): oggi Fabrizio sembra anche più maturo, sereno e "sciolto", ma sarebbe comunque un grosso rischio, per uno da troppo tempo a digiuno di conduzioni "pesanti". Fra i giovani, Nicola Savino e Federico Russo sono due opzioni da non trascurare, ma paiono ancora acerbi. Da casa Berlusconi torna il nome di Bonolis, mentre di assoluta affidabilità sarebbe la candidatura Gerry Scotti, ma credo che l'ente tv di Stato voglia giustamente indirizzarsi su lavoratori interni. Un bel rebus. E dunque, Conti?