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venerdì 7 febbraio 2020

SANREMO 2020: SERATA COVER LUNGA E DIMENTICABILE. POCHE GEMME, DA TOSCA A DIODATO - ZILLI, DA GUALAZZI - MOLINARI A GIORDANA ANGI


La serata delle cover è ricomparsa dopo il salutare biennio "baglioniano" di pausa. Siamo sinceri: non se ne avvertiva la mancanza. Giustificata almeno in parte dalle esigenze celebrative del settantesimo compleanno, la rassegna di evergreen liberamente rivisitate non ha regalato momenti particolarmente memorabili, e del resto era prevedibile: se in tante edizioni, l'unico rifacimento ad aver avuto lunga vita fuori dall'Ariston è stato "Se telefonando" di Nek, un motivo ci sarà pure. Il fatto che le esibizioni di ieri debbano incidere sul risultato finale della kermesse rappresenta poi uno dei misteri poco gaudiosi di questo Sanremo 2020: chissà cosa diavolo è passato per la mente di Amadeus nel momento in cui ha deciso di inserire nel regolamento questo meccanismo che, più che astruso, definirei inconcepibile. 
LA SCONFITTA DELLA GARA - Il problema di serate come quella di poche ore fa, in ogni caso, è a monte. Quando questo Festival chiuderà i battenti, sarà d'obbligo prendere seriamente in considerazione un ripensamento generale della struttura, della costruzione dell'evento. Con la doppia sfilata dei big di oggi e domani le cose dovrebbero un po' migliorare, ma al momento posso dire, senza tema di smentite, che la kermesse numero 70 ci ha riportati indietro di almeno una decina d'anni, sul fronte della centralità della gara. L'importanza della ricorrenza e la necessità di allestire attorno ad essa uno show memorabile ha fatto un po' prendere la mano alla Rai e al direttore artistico in carica: il Sanremo in corso è un inno alle ospitate, alle passerelle fuori concorso. Non dico che si debba tornare alla formula in atto fino agli anni Ottanta, ossia prima tutti i cantanti in gara e poi appendice per le star "extra" nella seconda parte della trasmissione (formula peraltro efficace e apprezzata dal pubblico, anche se erano decisamente altri tempi e la battaglia dell'audience vedeva quasi sempre la tv di Stato vincitrice in partenza), ma non si può nemmeno esagerare nel senso opposto. 
STRUTTURA DA RIPENSARE - L'evento Festival 2020 è mal concepito, a livello di scaletta: ieri si è partiti forte con i concorrenti, poi un vistoso rallentamento, tanto che, per un largo tratto di serata, pareva fosse stata vietata per decreto l'esibizione di più di due Campioni di seguito; infine, una volta esaurita la sarabanda delle vedettes, dopo l'una di notte (l'una di notte!) è ricomparso il concorso, proponendo a tambur battente circa la metà degli artisti in lizza. Così, il messaggio che passa è duplice, e doppiamente negativo: ora che abbiam mostrato gli elementi di spettacolo importanti, togliamoci rapidamente il peso della gara; oppure: abbiam fatto tardi, ora sbrighiamoci e buttiamo sul palco uno dopo l'altro i concorrenti rimasti. In entrambi i casi, la Rai non ci fa una bella figura. Tutto questo lo dico a prescindere dagli esiti delle rilevazioni Auditel, sempre confortanti: il successo è scontato perché la concorrenza è quasi inesistente e, in ogni caso, lo spettacolo è di indubbia attrattiva, ma agli organizzatori piace vincere facile. Manca coraggio, il coraggio di fare una manifestazione più innovativa ma al contempo rigorosa, che valorizzi adeguatamente la sua ragione stessa di vita, ossia la competizione. Perché è incredibile: prima della kermesse si parla per mesi, per settimane del possibile cast, dei cantanti papabili per entrare nel listone, segno che agli appassionati fondamentalmente questo interessa, e poi, quando si inizia, i riflettori si accendono sul Sanremo inteso come varietà televisivo. E' una contraddizione in termini che Conti e Baglioni avevano in qualche modo risolto, e che finora Amadeus ha fatto tristemente ricomparire, e ciò rappresenta forse l'unica sua sconfitta (ma una sconfitta non da poco) in una rassegna per il resto bene allestita. 
TOSCA, MOLINARI, ANGI: OK - Scusandomi per il lungo ma necessario sfogo, mi accingo a parlare delle cover: una forma musicale da maneggiare con estrema cura, perché "come fai sbagli". Se sei troppo aderente all'originale mostri scarsa fantasia, se forzi troppo la mano della libera interpretazione diventi un profanatore di classici. L'ideale, in questa come in tante altre situazioni della vita, è la via di mezzo, e questo aspetto è una delle spiegazioni del successo finale di Tosca, che con Silvia Perez Cruz ha dato vita a una brillante rilettura spagnoleggiante di "Piazza grande", la quale peraltro già in originale si prestava a questa particolare rivisitazione. Tenete d'occhio la cantante romana, che ha raggiunto il vertice della maturità artistica e che sabato notte potrebbe ottenere un piazzamento insperato. L'orchestra, per l'occasione nel ruolo di giuria, ha assurdamente maltrattato lo splendido duetto Gualazzi - Molinari in "E se domani" (rivogliamo presto Simona in gara, due sole partecipazioni in curriculum per lei sono inaccettabili), e anche la sobria e intensa performance di Giordana Angi (coi Solis String Quartet) in "La nevicata del '56". Ha fatto molto discutere la "Vacanze romane" di Masini e Arisa, certo lontana dalla versione Matia ma che, nel complesso, mi è parsa rispettosa del capolavoro e dignitosamente interpretata, senza particolari forzature vocali. "Si può dare di più" a cura del trio Levante - Michielin - Maria Antonietta si è fatta apprezzare più per l'arrangiamento morbido che per l'impasto delle voci delle ragazze, mentre Diodato e Nina Zilli hanno offerto una rivisitazione pittoresca e di grande impatto visivo per "24mila baci".
BENE LA RILETTURA DI "LUCE" BY RANCORE - Merita tutto sommato l'inserimento nella lista dei promossi anche Paolo Jannacci in "Se me lo dicevi prima", resa molto efficace dal dialogo con Francesco Mandelli. Pur senza miracol mostrare, ha portato a casa la pagnotta Piero Pelù con una scatenata "Cuore matto", impreziosita dalla voce di Little Tony tratta dal filmato di Sanremo '67, una rarità recuperata dalle Teche tre anni fa di questi tempi. Eleganti pur senza guizzi Irene Grandi e Bobo Rondelli con "La musica è finita", meglio del previsto Achille Lauro, anche se "Gli uomini non cambiano" è stata portata in alto soprattutto da Annalisa, altra bravissima interprete che deve ritornare al più presto in concorso, speriamo già l'anno prossimo. C'è poi la parentesi dei rapper - trapper, che hanno scandalizzato i puristi: personalmente, anche se so di non trovare molti in accordo con me, non considero scandaloso che questi ragazzi diano liberissime interpretazioni dei classici, fino a inserirvi parti ex novo da loro concepite; il duetto Rancore - Rappresentante di Lista per "Luce" di Elisa, ad esempio, mi è parso originale e di notevole impatto, meno un Anastasio sopra le righe in "Spalle al muro" con la PFM, ma qui è questione di gusti. 
DELUDONO MINGHI, LAMBORGHINI, GABBANI - Il "buono" della serata, per quanto mi riguarda, si ferma qui, e non è molto: Alberto Urso poteva cantarsi da solo "La voce del silenzio" senza l'inutile apporto di Ornella Vanoni, Elodie troppo appiattita sulla versione originale di "Adesso tu", leggero e quasi inconsistente il medley dei Pinguini Tattici Nucleari, invece premiato dagli orchestrali, insufficiente "1950", non per colpa della Pavone che ha fatto il suo, quanto per un Minghi che, quando comincia a snocciolare in versione "accelerata" i versi delle sue canzoni, cosa che fa un po' troppo spesso, diventa perfino irritante. Il resto non ha lasciato il segno e non merita nemmeno la citazione, a parte il surreale duetto Lamborghini - Myss Keta che è stato una sfida all'intonazione nettamente perduta (per k.o., direi), e a parte l'evitabilissimo travestimento da astronauta tricolore di Gabbani per "L'italiano" di Cutugno. 
L'EROTISMO DI BENIGNI, LA PARLANTINA DI ALKETA - Non molto da dire anche sul "contorno": quasi mezz'ora di Benigni è un po' troppo anche per gli estimatori del premio Oscar, poche battute all'altezza del suo passato satirico, una pesante introduzione alla lettura di brani del Cantico dei Cantici, il che è stata invece una discreta trovata, che oltretutto ha portato erotismo puro (e di classe, di altissimo spessore letterario) in una prima serata (o giù di lì) della rete ammiraglia, cosa non da poco. Lewis Capaldi ha fatto respirare quell'aria internazionale che sta mancando tremendamente in questo Sanremo 70, Alketa Vejsiu ha mostrato genuino entusiasmo per il traguardo professionale raggiunto: parla a macchinetta come nemmeno il Claudio Cecchetto dei tempi d'oro, e potrebbe essere una soluzione da non scartare per la conduzione di una futura edizione, benché dopo il suo primo intervento un microfono lasciato aperto (ed è successo altre volte durante la diretta) abbia fatto intuire un rimprovero nei suoi confronti per l'eccessivo minutaggio che si era preso: ma non è certo colpa sua se lo show deborda fino alle prime luci del mattino... 
NERVI A FIOR DI PELLE - L'unica giustificazione all'ingaggio di Georgina Rodriguez è stata invece la possibilità di avere in platea Cristiano Ronaldo, presenza comunque d'eccezione. Giunge voce infine di un contrasto fra Fiorello (ieri assente) e Tiziano Ferro, che in chiusura di seconda serata se l'era bonariamente presa con l'entertainer siculo per l'ampio spazio occupato nello spettacolo. Addirittura, pare che Fiore abbia minacciato di mollare il carrozzone. Ipotesi inverosimile e poi rientrata con le scuse del cantante, però sintomatica dei nervi tesi di un'epoca in cui basta una battuta poco felice ma sostanzialmente innocua, e per di più pronunciata a tarda notte, per far saltare la mosca al naso anche a seri professionisti. Camomilla, please. 

lunedì 25 settembre 2017

VERSO SANREMO 2018: BAGLIONI "ANIMA IN GIOCO", DIRETTORE ARTISTICO E "CAPITANO CORAGGIOSO" SUL PALCO

                                              Baglioni "firmerà" Sanremo 2018

E' stato un "parto" lungo e laborioso, forse persino doloroso, anche se non sapremo mai tutto ciò che è accaduto in questi mesi nelle segrete stanze Rai fra dubbi, ansie, trattative più o meno sfiancanti. Di certo c'è che la notizia è finalmente ufficiale: Claudio Baglioni sarà "l'anima in gioco" di Sanremo 2018, per parafrasare il titolo di un suo album del '97 (legato, non a caso, alla sua prima esperienza da personaggio tv, "Anima mia" con Fabio Fazio): direttore artistico e "capitano", com'è stato definito dal comunicato di viale Mazzini, della squadra che animerà sul palco dell'Ariston il Festivalone numero 68. Più che capitano, direi "capitano coraggioso", in onore a un'altra più recente passeggiata del prescelto sul piccolo schermo, quella accanto al collega Morandi. 
L'INUTILE CORSA ALLO SCOOP SANREMESE - Negli ultimi giorni era quasi diventato un segreto di Pulcinella, ma solo ora c'è la notizia, ossia l'incarico con tutti i crismi. Da settimane i media italiani erano in preda a una fregola da scoop francamente sproporzionata e fuori luogo: si è arrivati al fatidico titolo "manca solo la firma", espressione che viene sovente usata negli articoli dedicati al calciomercato per descrivere fantomatici trasferimenti di campionissimi destinati poi a sfumare in extremis. Se l'annuncio, il fatidico "habemus Baglioni", è arrivato solo oggi, nell'ultimo lunedì di settembre, significa che non tutto era così scontato, che ci sono stati diversi particolari da limare e mettere a punto, e soprattutto, ritengo, più di una remora da parte del cantautore romano, per la delicatezza dell'impegno e per il fatto di doversi cimentare anche come padrone di casa di un evento catodico colossale, esperienza inedita per lui. Sempre meglio questi sfiancanti rumors, comunque, rispetto a quelli messi in circolo da chi aveva dato per certo il quarto Festival targato Carlo Conti, notizia del tutto improbabile (il diretto interessato aveva detto e più volte ribadito che stavolta Sanremo era fuori dai suoi programmi) puntualmente ripresa e rilanciata da un'infinità di testate. No comment. 
GRAVE RITARDO - Sanremo 2018 trova dunque il suo deus ex machina alle soglie del mese di ottobre, con un ritardo che rimane grave, incomprensibile e solo parzialmente giustificabile dai tempi lunghi con cui si sta pervenendo alla firma della convenzione fra l'ente tv di Stato e il Comune ligure, documento fondamentale per lo svolgimento della manifestazione. Per carità, si sapeva benissimo che la successione all'anchorman toscano sarebbe stata complessa e da gestire coi piedi di piombo, alla luce degli ottimi risultati conquistati in termini di audience e, tutto sommato, anche sul mercato discografico; ma proprio per questo, la patata bollente Festival era da prendere di petto già pochi giorni dopo la fine dell'ultima edizione, per preparare in tempo utile una soluzione "forte", in grado di reggere il confronto con un così ingombrante passato. 
La soluzione è stata forse trovata, perché il nome è di notevole impatto, ma intanto si son perduti mesi preziosi; e non sono io a dirlo, visto che il direttore generale Rai Mario Orfeo affermò a fine giugno, in occasione della presentazione dei palinsesti Rai autunnali: "Su Sanremo stiamo cominciando a lavorare adesso". Già troppo tardi all'epoca, e nel frattempo son trascorsi altri novanta giorni. Rimangono quattro mesi per lavorare sulla rassegna, in programma dal 6 al 10 febbraio: sarebbero stati considerati pochi già per un Festival anni Ottanta o Novanta, figurarsi oggi, con la manifestazione che è diventata un evento kolossal, una produzione che va ben oltre la mera passerella di canzoni inedite e che richiede dunque un allestimento lungo, accurato, certosino, irto di difficoltà. 
PIU' DEFILATO RISPETTO A MORANDI - E' dunque il momento di mettersi al lavoro. Sul piano della competenza in tema di sette note e di spettacoli musicali, non sono lecite riserve sul professionista prescelto. Le perplessità su Baglioni riguardano semmai il citato ruolo di "capitano", sul palco, di un drappello di presentatori - copresentatori - collaboratori vari, ancora tutto da definire; perché in molti hanno fatto paragoni con un altro cantante che ha recentemente indossato i panni di cerimoniere al Festival, ossia Gianni Morandi, ma va ricordato che quest'ultimo aveva comunque in curriculum già numerose esperienze da conduttore, addirittura fin dagli anni Settanta ("10 Hertz" e "Rete Tre", per gli appassionati vintage). Più scarno, da questo punto di vista, il background dell'autore di "Avrai", "La vita è adesso", "Tu come stai" e tanti altri evergreen: proprio per questo è stato ribadito che non sarà lasciato solo "on stage"; non lo fu neanche Morandi nel 2011 e nel 2012, ma in questo caso il ruolo del buon Claudio potrebbe essere ancora più defilato, diciamo da coordinatore, con maggior spazio per "animali da televisione" da scegliere accuratamente. Chi saranno? Tocca aspettare fino a gennaio: ci attendono dunque settimane di esclusive, notizie bomba, anticipazioni che dureranno lo spazio di un pomeriggio. 
GRANDE INVENTORE DI MEGASHOW - Ampie garanzie Baglioni dovrebbe fornirle come organizzatore, nel senso più ampio che è possibile dare a questa carica: sia sul piano dell'impostazione dello spettacolo (ricordo un suo maestoso e scenografico concerto allo stadio Olimpico di Roma), sia sul piano della scelta degli artisti, pensiamo ad esempio al festival "O' scià" che ha allestito per un decennio a Lampedusa, con la partecipazione di nomi di primo piano dell'ambiente musicale. Ora c'è da vedere il meccanismo di gara che adotterà, e anche in questo caso ci sarebbe parecchio da eccepire su come il progetto Sanremo 2018 è stato fin qui gestito dalla Rai. Il grande ritardo nella nomina del direttore artistico è stato preceduto dall'avvio della "pratica" Sanremo Giovani, con la pubblicazione del regolamento e il via libera alle candidature. Regolamento che ricalca pressoché fedelmente quello adottato lo scorso anno da Carlo Conti. E se Baglioni avesse invece voluto rivoluzionare il volto della competizione, magari addirittura unificando le due categorie, o creandone altre, o riformando le modalità di svolgimento della  tenzone fra i volti nuovi? 
Proprio la sezione delle "nuove proposte" avrebbe necessitato di un ripensamento complessivo, visti i risultati non esaltanti delle ultime edizioni (a parte gli exploit di Francesco Gabbani ed Ermal Meta, rondini che non fanno primavera). Invece, almeno per il momento, questa parte di Festival rimane immutata, anche se nulla vieta che a febbraio i giovani selezionati possano entrare in gioco con modalità differenti rispetto al recente passato. 
I BIG: 22 O MENO? - Per quanto concerne i Big, o Campioni che dir si voglia, tanti gli aspetti da chiarire: rimarranno 22 come l'ultima volta? Dal mio punto di vista sarebbe auspicabile, perché i migliori Sanremo della storia hanno visto sfilare un numero consistente di interpreti affermati, e soprattutto in questa fase congiunturale (col mercato del disco in contrazione, la crisi del settore e via dicendo) è utile allargare il più possibile una vetrina così prestigiosa, dando visibilità a tanti artisti, che siano in decollo, già consacrati o in cerca di rilancio. Il triennio appena trascorso ha dimostrato che l'affollamento di partecipanti non crea disagio o crisi di rigetto presso il pubblico. 
In questo senso, Conti aveva riallacciato i fili con una delle epoche d'oro del Sanremone, il decennio ottantiano con i suoi cast sovente pletorici; prima del suo arrivo sulla tolda di comando, la tendenza era stata invece quella di un cospicuo sfoltimento dei ranghi, operato sotto l'egida di personaggi addentro il mondo della discografia come Gianmarco Mazzi, Morandi e Mauro Pagani: 14 big e non di più. Il timore è che Baglioni, anche lui addetto ai lavori, possa seguire la stessa strada, nel segno del motto "meglio la qualità che la quantità", anche se la storia sanremese racconta che cartelloni più snelli non scongiurano il pericolo di mettere in pista composizioni di modesto livello. 
FRA CLASSIFICHE E "NICCHIA" - La sua particolare sensibilità musicale dovrebbe invece consentirgli di compiere una selezione equilibrata, in grado di portare in concorso canzoni di spessore a prescindere dalla popolarità di chi le propone. Qualcosa di simile, tanto per intenderci, al lavoro realizzato dal citato Pagani, assieme a Fabio Fazio, per le edizioni 2013 e 2014, quando accanto a nomi da classifica come Renga, Arisa, Noemi, Modà, Ferreri, Mengoni, Malika, vennero inseriti artisti tutt'altro che mainstream, da Simona Molinari ai Perturbazione, da Giuliano Palma a Riccardo Sinigallia e ai Marta sui Tubi. E' pur vero che Sanremo ha recuperato una certa solidità sul piano commerciale, sotto la gestione Conti, attraverso dei cast schiettamente pop, glamour, con poco spazio per le proposte di nicchia: basta dare un'occhiata alle certificazioni oro e platino FIMI e alle visualizzazioni in streaming di tanti brani presentati in concorso dal 2015 al 2017... Il nuovo "capitano coraggioso" dovrà dunque muoversi in bilico fra il coraggio di scelte "alte" ma poco consumistiche e la necessità di spingere sia gli ascolti televisivi sia le vendite dei dischi reali e digitali.  

sabato 29 novembre 2014

VERSO SANREMO 2015, LA CORSA A UN POSTO FRA I BIG: I PAPABILI, I POSSIBILI, GLI AUSPICABILI



Verso Sanremo 2015 a ritmo blando, che più blando non si può. Le informazioni trapelano col contagocce, anche da parte di quelle testate solitamente prodighe di anticipazioni più o meno succose e più o meno attendibili; i nomi dei big papabili sono sempre gli stessi (molto pochi) da diverse settimane a questa parte; nella rosa delle possibili co-presentatrici gravitano personaggi di notevole appeal ma piuttosto prevedibili (Cuccarini, Ambra, Incontrada), mentre Carlo Conti smentisce, depista e dice: "Vi stupirò" (starà forse pensando alla poliedrica, fresca vincitrice di "Tale e quale", Serena Rossi?); buio assoluto sul fronte ospiti, al di là del tormentone Al Bano & Romina e di qualche desiderata del direttore artistico (Pink Floyd? Beh, se Fazio può permettersi gli U2 per "Che tempo che fa", perché non sognare in grande?). Riguardo al "totocast", per chi non è strettamente "addetto ai lavori" risulta oltremodo difficile reperire indiscrezioni: gli stessi cantanti, che fanno tanto sfoggio di mentalità 2.0 con una presenza massiccia sui social network, se interrogati in merito ignorano semplicemente le domande, manco custodissero un segreto di Stato... 
RITORNI - Pazienza: faccio da me, cercando di orientarmi tra i pochissimi rumors e formulando ipotesi costruite su ragionamenti che ritengo sufficientemente lineari. Partiamo dalle poche certezze: i Dear Jack sembrano proprio cosa fatta, del resto il loro nome è stato il primo a venire fuori, addirittura l'estate scorsa, così come quelli di Alessandra Amoroso, sulla cui presenza si sono però addensati diversi dubbi (ma questo potrebbe essere davvero l'anno buono, per lei), e di Dolcenera, la cui candidatura rimane invece ben solida. Per il resto, un criterio credibile da seguire è quello di guardare alle ultime edizioni del Festival. Difficile rivedere in gara qualche big presente nel 2014, forse l'unico a poter trarre vantaggio da una nuova presenza sarebbe il solo Renzo Rubino, per completare un percorso triennale di maturazione e consolidare i buoni risultati ottenuti nelle prime due partecipazioni, mentre Rocco Hunt alla fine potrebbe essere della partita, dopo aver manifestato iniziale scetticismo su un suo ritorno a stretto giro di posta. 
Andando a ritroso, è plausibile che chi è sceso in campo negli anni immediatamente precedenti decida di presentare domanda, per rinfrescare la propria visibilità o per lanciare con più forza progetti discografici prossimi alla pubblicazione: ecco quindi che dal 2013 potrebbero riemergere Annalisa Scarrone, Malika Ayane, Chiara Galiazzo (magari con un repackaging del recente album) e Simona Molinari, oltre ad Antonio Maggio, che quell'anno vinse fra i Giovani e che nel 2014 si è confermato su buonissimi livelli (sua la sigla del "Processo del Lunedì" di Rai Sport, suo il gradevole brano estivo "Stanco"). 
Dopo l'esperienza del 2012, i tempi sono nuovamente maturi per Nina Zilli, oltreché per Irene Fornaciari e Pierdavide Carone; mancano dal 2011 Luca Barbarossa e Anna Tatangelo, nomi fatti in questi giorni come quelli di Irene Grandi ed Enrico Ruggeri, la cui ultima partecipazione risale invece al 2010. Rrouge avrebbe proposto un brano assai ispirato, dedicato ad alcuni artisti scomparsi (Gaber, Jannacci, Faletti). Altro nome piuttosto gettonato è quello di Marco Masini, sei anni dopo la buona performance del 2009 con la non del tutto compresa "L'Italia", e di quella edizione targata Bonolis (che segnò il rilancio della manifestazione dopo la profonda crisi del 2008) potremmo ritrovare in gara anche Sal Da Vinci. 
ANNI NOVANTA - Secondo news raccolte in rete, sarebbero in lizza diversi esponenti della bistrattata generazione anni Novanta, che ho spesso strenuamente difeso su questo blog: da Mietta a Syria fino a Massimo Di Cataldo, riemerso da una dolorosa vicenda giudiziaria (con "mostro" regolarmente sbattuto in prima pagina...) e desideroso di riguadagnare il terreno perduto. Mesi fa, gli Zero Assoluto ebbero parole di stima per la kermesse rivierasca, e quell'endorsement portò molti media a ipotizzare un loro ritorno all'Ariston: non so se la cosa abbia un qualche fondamento, ma di certo il duo romano avrebbe bisogno di una grossa ribalta, dopo alcuni anni trascorsi un po' sottotraccia in fatto di presenze sui canali "generalisti". Sicuro è il tentativo di partecipazione di Goran Kuzminac, una sfida difficile da vincere ma che merita tutto il nostro appoggio; meno convincente la coppia Alessandro Safina - Luisa Corna, di cui molto si è scritto.  
REDUCI DALL'ESTATE E GIOVANI RAMPANTI - Ci sarebbe da pescare del buono fra i protagonisti dell'estate canora 2014, contraddistinta da una buona fioritura di canzoni orecchiabili e di facile impatto: da Gianluca Grignani a Nek (il cui ritorno alla kermesse ligure è atteso ormai da ben diciotto anni), da Deborah Iurato all'eccentrico Paolo Simoni, un ragazzo che ha fatto centro con "Che stress" e "15 agosto". A proposito di freschi virgulti della nostra musica leggera, sarebbe interessante rivedere qualcuna delle Nuove Proposte dell'anno passato, come Zibba e quel Diodato che è oggi un volto piuttosto popolare, grazie alle partecipazioni al citato show di Fazio e al recente album di cover anni Sessanta. Andando più indietro, perché non puntare su Erica Mou, voce fra le più interessanti e originali prodotte di recente dal vivaio del Festival, o su Giua, alle prese con la realizzazione di un disco attraverso la strada del crowfunding? Per non parlare degli eternamente bistrattati Jalisse, che una chance prima o poi dovranno pur meritarla... Scommetto qualche spicciolo sul fatto che tenteranno la riscossa recenti vincitori sanremesi amatissimi dal pubblico giovane, come Valerio Scanu (forte delle convincenti performance a "Tale e quale show"), Marco Carta e Alessandro Casillo. 
VETERANI DA SCEGLIERE CON CURA... - Per il resto, detto di un Mario Biondi nuovamente accostato al Festivalone (ove finora non si è mai visto, come concorrente: sarà la volta buona?), ci sono almeno altri tre grandi gruppi in cui pescare: il mondo rap - hip hop, con i vari Moreno e Clementino (ma il vero colpo sarebbe Emis Killa, fresco di tormentone Mundial), i tanti che negli ultimi anni hanno tentato, stando ai giornali, la via dell'Ariston senza fortuna (da Alex Britti ad Alexia, da Paolo Vallesi a Tosca, solo per citarne alcuni), e l'immenso bacino dei veterani, che solitamente presentano domanda in massa: ne fa parte il menzionato Kuzminac, ne fanno parte nomi fin troppo presenti in Riviera nelle più recenti edizioni (su tutti Loredana Bertè, le cui quotazioni vengono date in rialzo). Personalmente, auspico che Conti e la sua commissione artistica si allontanino dal "già visto", dando invece spazio a "grandi vecchi" che, in questo primo scorcio di secolo, di opportunità ne hanno avute ben poche, dai personaggi più nazionalpopolari (Riccardo Fogli, Don Backy) a quelli più "sofisticati" (Eduardo De Crescenzo, Teresa De Sio, Alice...). 
INDIPENDENTI E STRANIERI - Necessaria, inoltre, una maggiore attenzione a quel mondo indipendente che nelle ultime stagioni ha ottenuto riscontri di pubblico non indifferenti: un Brunori Sas o un Dente, ad esempio, porterebbero una bella ventata di freschezza. Mentre, se si vuole cercare il colpaccio, sfumata l'ipotesi Carmen Consoli (con album in uscita a gennaio, ossia poche settimane prima della kermesse, e un singolo rilasciato giusto ieri: peccato davvero), perché non puntare su due grandi rentrée per Negramaro e/o Raf? Personalmente, poi, apprezzerei molto la presenza di Niccolò Fabi e di Neffa, cantautori di valore mai adeguatamente valorizzati dalla rassegna ligure. 
Infine, il discorso stranieri in gara: con sedici posti, ossia sempre pochi, penso che si debba dare la precedenza agli artisti di casa nostra (sarebbe diverso già con sole due caselle in più da riempire), in ogni caso non mi scandalizzerebbe vedere un grande nome internazionale scendere nell'arena: magari uno Stromae, il quale l'anno scorso, ospite all'Ariston, affermò che non si sarebbe tirato indietro di fronte alla possibilità di competere, oppure star onuste di gloria in qualche modo legate all'ex Bel Paese come Anggun, Mick Hucknall, Amii Stewart, o ancora vedettes più o meno sulla cresta dell'onda (Iglesias jr., John Legend...) che accettassero la scommessa di cantare in italiano, cosa che un tempo avveniva con un certa frequenza mentre oggi è rarità assoluta. 

domenica 17 febbraio 2013

SANREMO 2013: IL... PAGELLONE DEL FESTIVALONE

                                   Daniele Silvestri: suo uno dei migliori testi dei Big

Chiudiamo (per il momento) l'annuale, piacevole parentesi sanremese con l'inevitabile "pagellone" dei brani portati in finale dai quattordici Big, qui elencati seguendo l'ordine della classifica finale della gara. 
L'ESSENZIALE - Marco Mengoni: brano che profuma di contemporaneità pur rimanendo nel solco della tradizione melodica all'italiana. Poesia d'amore moderna, vincitrice ideale in quanto sintesi perfetta fra orecchiabilità e complessità compositiva. Impreziosisce il tutto l'eclettismo vocale dell'interprete. Arrivederci all'Eurovision Song Contest. VOTO: 7,5. 
LA CANZONE MONONOTA - Elio e le Storie tese: ho già scritto della genialità di questo brano, un dissacrante divertissement  che è anche lezione di alto profilo sulle infinite vie della costruzione musicale. Un esercizio di stile ma non fine a se stesso. Presenza scenica da istrioni consumati. VOTO: 7,5. 
SE SI POTESSE NON MORIRE - Modà: Silvestre e compagni non hanno rischiato, proponendo uno dei brani più sanremesi dell'edizione, il che non sarebbe affatto un male in sé per sé; però è una canzone che sa di già sentito, poco originale nell'impianto melodico, e tuttavia sostenuta dalla potente voce del solista e da un testo forse semplice ed elementare, ma in grado quantomeno di colpire al cuore il pubblico più giovane. In definitiva, una partecipazione che non aggiunge nulla alla carriera dei Modà: non credo che il loro pezzo serva ad incrementare la schiera dei fans, che è poi uno degli obiettivi da perseguire quando si sale sul palco dell'Ariston. VOTO: 6. 
E SE POI - Malika Ayane: un'altra Big su cui molto si puntava ma che ha parzialmente deluso, presentando un'opera non all'altezza dei suoi due precedenti sanremesi. Una ballata oltremodo delicata, non priva di una certa raffinatezza di scrittura (marchio di fabbrica dell'autore Sangiorgi) e di notevole suggestione, ma forse eccessivamente sofisticata e che paga quindi dazio in quanto a forza d'impatto.  VOTO: 6+. 
SAI (CI BASTA UN SOGNO) - Raphael Gualazzi: ottimo ritorno all'Ariston del vincitore di Sanremo Giovani 2011. Decisamente cresciuto sul piano della sicurezza vocale, il suo è un altro di quei pezzi che sanno coniugare immediatezza e alta qualità artistica, pendendo più da quest'ultima parte. Un jazz leggero e pieno di feeling, al contempo avvolgente e trascinante, interpretato con sicurezza da affermato concertista. VOTO: 7,5. 
A BOCCA CHIUSA - Daniele Silvestri: bella prova autoriale del romanaccio. Il testo più attuale del Festival reso sul palco con una inedita attenzione al mondo dei non udenti. Brano dalla costruzione minimalista eppure di rara efficacia evocativa, destinato a entrare nel repertorio dei migliori classici del cantante. VOTO: 7. 
SOTTO CASA - Max Gazzè: si è rivisto il primo Gazzè, il più genuino e fantasioso, quello in grado di fondere con efficacia ricerca sonora e originali soluzioni testuali. Elettropop e atmosfere vagamente balcaniche, con un ritornello facile da ricordare. Bel rientro in Riviera. VOTO: 7. 
IL FUTURO CHE SARA' - Chiara (Galiazzo): tutto sommato un buon esordio per questa ragazzona made in X Factor. Brano di facile presa, forse il miglior esempio di "easy listening" duro e puro della produzione sanremese di quest'anno, un tango di indubbia presa radiofonica. Il refrain lo ricorderemo ancora a distanza d'anni, con buona pace dei cultori della musica "alta" (che non vuol dire necessariamente musica bella). Vocalità tutto sommato sicura ma da migliorare, a tratti è parsa troppo da compitino nell'interpretazione. VOTO: 6,5. 
SCINTILLE - Annalisa (Scarrone): sorprendente. Voce senza cedimenti e in grado di esplorare diversi registri, canzone "retrò" ma sapientemente costruita, con un arrangiamento piacevolmente variopinto e con le stimmate del tormentone soprattutto nella strofa. VOTO: 6/7. 
E' COLPA MIA - Maria Nazionale: deludente. Si può essere gradevolmente fedeli alla tradizione senza essere datati, ma non è il caso del pezzo scritto da Servillo e Mesolella, che sarebbe risultato già fuori tempo massimo negli anni Ottanta. Vecchio, terribilmente vecchio, e quella chiusura del ritornello in stile "My way" non è decisamente da consegnare ai posteri. VOTO: 5. 
LA PRIMA VOLTA (CHE SONO MORTO) - Simone Cristicchi: anche lui fa parte della schiera dei nomi attesi presentatisi con un'opera tutto sommato minore. Destreggiarsi in precario equilibrio sul sottile filo che separa serietà e ironia è difficile per tutti quando si affrontano temi pesanti come la morte, e il buon Simone vi è riuscito solo in parte. Il suo testo passa con eccessiva disinvoltura da momenti autenticamente strazianti (il decesso improvviso, la vestizione del cadavere) ad altri "leggeri" (gli incontri nell'Aldilà con Pertini e tutti gli altri). Comunque coraggioso. VOTO: 6. 
VORREI - Marta sui Tubi: i meno sanremesi in assoluto assieme agli Almamegretta. Tuttavia, al contrario di quanto aveva fatto dodici mesi fa un'altra band alternativa, i Marlene Kuntz, hanno annacquato solo in parte il loro sound per piegarlo alle esigenze della platea dell'Ariston. Brano che può emergere solo alla lunga, dalla costruzione complessa eppure tutt'altro che poco accessibile. Di grande efficacia il sostegno della batteria. VOTO: 6+. 
LA FELICITA' - Simona Molinari e Peter Cincotti: un duetto azzeccato, per una buona fusione jazz - swing - pop. Un pezzo gradevole, a tratti martellante nel ritornello grazie anche agli scarni ma azzeccati inserimenti vocali dell'americano. VOTO: 6,5. 
MAMMA NON LO SA - Almamegretta: un reggae schietto, discretamente congegnato ma non sostenuto adeguatamente, perlomeno nella versione live, dalla voce di un Raiz un po' sottotono. VOTO: 5,5. 

mercoledì 13 febbraio 2013

SANREMO 2013, PARTENZA IN MINORE: CROZZA SOTTOTONO E POCO EASY LISTENING

                                  Marco Mengoni: ha aperto il Festival con sicurezza

Sanremo 2013 è partito in punta di piedi. Sì, d'accordo, la contestazione a Maurizio Crozza: in realtà una tempesta in un bicchier d'acqua. Come negli stadi calcistici italiani, dove gli ultras sono in netta minoranza ma riescono puntualmente a farsi notare più degli altri per becerume e maleducazione, così all'Ariston sono bastate la paturnie di due - tre esagitati logorroici con tanto fiato in gola per far credere che, contro il comico genovese, si stesse scatenando chissà quale tempesta. Ci ritorneremo, ma va sottolineato come sia stato questo non irresistibile momento di televisione l'unico a regalare qualche brivido autentico. Sì, perché l'avvio del Festivalone è parso decisamente in minore: quasi quattro ore di spettacolo (esagerate, come al solito: quei contenuti potevano benissimo essere concentrati in un tempo più ristretto, tagliando almeno 60 minuti) filate via senza lasciare traccia, come l'acqua di sorgente. 
LO SHOW - L'avevo scritto ieri: non è stata felicissima la distribuzione dei quattordici Big nelle prime due serate. Tutti o quasi tutti i grossi calibri, i nomi più popolari e quelli più forti commercialmente, sono stati dirottati sulla puntata di mercoledì. Questa sera vedremo in lizza, fra gli altri, i Modà, Elio, Malika, Cristicchi. La differenza rispetto al cast del debutto balza agli occhi. Forse si è fatto troppo affidamento sul dato storico   secondo il quale il vernissage può contare in ogni caso su di una platea sconfinata, a prescindere dal nome dei cantanti, e verosimilmente si puntava molto sul sicuro effetto traino garantito da Crozza. Il quale ha solo in parte giustificato la grande attesa.
Il grande showman ha fatto il suo, senza strafare: par condicio rispettata in pieno, qualche battuta e qualche sketch riciclati dalle sue più recenti apparizioni su Rai Due e su La7 (forse perché è stato chiamato in extremis e ha avuto poco tempo per preparare qualcosa di inedito: ma nessuno lo obbligava a presentarsi, se si trattava solo di timbrare il cartellino...). Strano che un istrione come lui si sia trovato in palese difficoltà di fronte agli insulti iniziali: mi sarei aspettato qualche risposta salace ai contestatori, del tipo, chessò, "ditemi quando avete finito il vostro show, così poi posso cominciare il mio", o qualcosa del genere... La goffa protesta ha dimostrato prima di tutto che molti, in Italia, non hanno ancora ben chiaro il significato della parola "satira". Se poi la satira sia un format comico adatto al festivalone è valutazione del tutto soggettiva: per me ci può stare, per altri è avulsa dal contesto e tende a distrarre da tutto il resto: ma non è lo stesso effetto che avevano avuto le osannate performance di Benigni e Celentano, solo per restare agli esempi più recenti? Il fatto che poi dimostrazioni di pubblica insofferenza come quella inscenata ier sera giungano costantemente da esponenti o simpatizzanti della medesima fazione, dovrebbe indurre a più di una riflessione su quanto certi personaggi abbiano invelenito il clima sociale del Paese negli ultimi anni, ma non è questa la sede e quindi soprassediamo. 
LE CANZONI - Confermate le sensazioni della vigilia. Festival "alto" ha significato anche selezionare brani di impatto tutt'altro che immediato. I verdetti finali della doppia giuria sono stati però assolutamente fedeli alla  più consolidata tradizione della kermesse rivierasca: premiati i pezzi dalla linea melodica più convenzionale, quelli più morbidi e soffusi, rispetto alle proposte maggiormente vivaci e ritmate. Mengoni, che ha aperto la serata senza tradire la minima emozione, si avvale comunque di due composizioni dal ritornello destinato a farsi ricordare, mentre il duo tutto pop - jazz - swing Molinari - Cincotti ha fornito la performance col miglior impatto visivo, grazie a due brani ben congegnati, "colorati", orecchiabili e trascinanti. Con Gualazzi siamo su un piano cantautorale di alto profilo, fin troppo raffinato per una rassegna di musica leggera: di primo acchito le sue sembrano due composizioni di spessore notevolissimo, elaborate e complesse: riusciranno a far breccia nel cuore degli ascoltatori prima della fine della manifestazione? Non ci giureremmo... 
Daniele Silvestri porta avanti il suo brano più impegnato, "A bocca chiusa", e lascia a piedi un divertissement che ricorda un po' troppo da vicino il suo più grande successo di sempre, "Salirò", Maria Nazionale e i suoi autori non hanno saputo rinfrescare la più classica tradizione partenopea come, ad esempio, era stato in grado di fare Nino D'Angelo, le cui proposte sanremesi di inizio Duemila (ricordate la superba "'A storia 'e nisciuno"?) erano più avanti di queste datatissime "Quando non parlo" ed "E' colpa mia". Piuttosto convincenti Marta sui Tubi, che ben coniugano sperimentalismo e orecchiabilità non banale, da riascoltare Chiara Galiazzo, che prosegue la gara col pezzo più "radiofonico" dei due, ossia "Il futuro che sarà". Ma mai come quest'anno le impressioni del primo ascolto sono aleatorie e destinate ad essere riviste, magari in meglio, strada facendo: un provvisorietà di giudizio, lo ribadiamo, dovuta al distacco dall'easy listening che era invece stato il marchio di fabbrica (gradito) del Festival 2012. Perché ora come ora, ad esempio, non si intravedono motivi destinati all'immortalità, anche se le stimmate della canzone di respiro internazionale potrebbero venir fuori dalle due proposte firmate Gualazzi. 
I PRESENTATORI - Nota lieta della serata, la conduzione a due Fazio - Littizzetto è filata via senza intoppo alcuno. La coppia è ultra - collaudata, e i due si sono mossi con perfetto sincronismo, intesa totale e abilità da consumati animali da palcoscenico: e la maniera in cui Fabio ha gestito l'incidente - Crozza in diretta lo dimostra ulteriormente. Anche qui nulla di nuovo: lo schema è arcinoto per chi segue questa curiosa "coppia di fatto" a "Che tempo che fa", la pacata ironia di lui a mitigare lo  sferzante sarcasmo di lei (per quanto un po' ingessato dalla liturgia sanremese), ma non era affatto scontato che il meccanismo funzionasse anche su quel pianeta televisivo - spettacolare a sé stante che risponde al nome di "Festival della canzone italiana". 
POLITICA - Gli agitatori in servizio permanente effettivo (e i soliti giornali...) hanno ravvisato nell'intervento di Crozza lo sconfinamento "elettoral - propagandistico" del festivalone. Non accorgendosi che il vero atto politico della serata è stato rappresentato dalla duplice ospitata di Marco Alemanno, compagno di arte e di vita degli ultimi anni di Lucio Dalla, e soprattutto dei due gay in procinto di sposarsi all'estero. E che messaggio politico è stato, quest'ultimo! Un qualcosa di rivoluzionario, altroché, e forse anche, diciamolo, un po' fuori contesto artisticamente: la pagina più "faziana" dell'intero primo atto sanremese, qualcosa che ci saremmo aspettati di vedere più a "Vieni via con me" che all'Ariston, ma se Sanremo 2013 può servire in qualche modo anche a veicolare una spinta alla maturazione civile del popolo italiano (e di chi lo governa), beh, ben venga, no? 

venerdì 14 dicembre 2012

SANREMO 2013: I PIU' E I MENO DEL CAST DEI BIG

                                    Raphael Gualazzi: prima volta fra i Big sanremesi

Habemus cast! Fabio Fazio ha infine estratto dalla manica gli assi del suo Sanremo 2013. L'accoglienza dei critici, degli addetti ai lavori e degli appassionati veri, in queste prime 24 ore, è stata quasi trionfale, mentre non è nemmeno il caso di tener conto delle immancabili grida di dolore dei fans dell'uno o dell'altro cantante non ammesso: basta girare per la rete per trovarsi di fronte ad atteggiamenti da autentici ultras, con offese agli artisti che a Sanremo ci saranno e difese a oltranza dei propri beniamini, esaltati oltre il limite del buon senso e del buon gusto, nonché, naturalmente, ritenuti vittime della cecità e incompetenza degli organizzatori e di chissà quali oscure e losche manovre di corridoio. Vergogniamoci per questi perdigiorno del web, e passiamo oltre. 
CAST ALTERNATIVO - Entusiasmo generalizzato, si diceva, e in linea di massima non si può non essere d'accordo. Fazio e Mauro Pagani hanno messo insieme un cast per certi versi spiazzante, direi quasi alternativo e d'avanguardia, almeno  per quelli che sono i canoni tradizionali della kermesse sanremese; un cast piacevolmente aperto alla gioventù e a territori sonori che non sempre hanno trovato terreno fertile in riviera.
L'attuale conduttore di "Che tempo che fa" era atteso già a fine anni Novanta come potenziale innovatore della liturgia festivaliera, da rivoltare come un calzino per salvarla dalla piattezza e dal declino: ebbene, all'epoca il rinnovamento ci fu, ma più nella forma dello spettacolo, nella struttura del contenitore, che nella sostanza musicale. Il riferimento è alla formula rivoluzionaria del suo primo Festival, quello del '99, del Sanremo presentato da tutti, astronauti, calciatori, attori, casalinghe e premi Nobel. Riguardo al cast dei cantanti, un certo svecchiamento ci fu, con la proposta di nuove leve rampanti e solitamente poco presenti al Festivalone, ma nulla a che vedere con l'invasione di grandissimi nomi della musica italiana che tutti si attendevano. Questa volta è andata un po' diversamente: la rottura dei meccanismi di allestimento del listone dei Big è evidente: basti citare la presenza di Almamegretta, Marta sui Tubi, ma anche il ritorno di Elio e di Simona Molinari, in coppia con Peter Cincotti. Scelte coraggiose, comunque non convenzionali, che meritano un plauso incondizionato.
DOV'E' IL CANTAUTORATO NOBILE? - Certo, oltre ai "più" ci sono anche i "meno". Mancano le star, i volti in grado di far saltare il banco, di monopolizzare i pronostici assicurando nel contempo un sicuro apporto qualitativo: i nomi, tanto strombazzati nelle scorse settimane, di Gino Paoli, Fiorella Mannoia, Carmen Consoli e Mario Biondi sono rimasti lettera morta. Anche quest'anno il tanto atteso cantautorato nobile storico, il clou dell'alta scuola italiana, se ne starà accuratamente lontano dall'Ariston. La presenza di qualche grande cantautore nostrano era una delle "innovazioni" che si chiedevano a Fazio, puntando anche sui contatti ripetuti con quell'ambiente sviluppati dall'anchorman savonese in tante edizioni della sua trasmissione su Rai Tre, ma su questo punto è forse il caso di mettersi una buona volta il cuore in pace: certi personaggi a Sanremo non li vedremo mai (o rarissimamente...). Vale anzi la pena di ricordare che qualcuno di questi mostri sacri ha calcato quel palco proprio quando nessuno se lo aspettava, ossia durante l'ultimo quadriennio, quello gestito da Gianmarco Mazzi e frettolosamente liquidato da molti come il periodo del "Sanremo - talent": ebbene, nel 2011 abbiamo visto esibirsi all'Ariston, in gara, Vecchioni e Battiato, e nel 2012 Lucio Dalla, poche settimane prima della sua improvvisa scomparsa. Il fatto che solo il primo lo abbia fatto da protagonista, laddove gli altri due hanno scelto delle presenze più discrete, come ospiti di altri artisti, cambia di poco il discorso.

                                            Max Gazzè: è al quarto Festival

SEMPRE MENO "VETERANI" - I più e i meno, si diceva. Fra i più possiamo senz'altro inserire l'accantonamento (definitivo?) di certi "ultra - veterani" della nostra musica leggera, ormai da un paio di decenni fuori tempo massimo ma tenuti mediaticamente in vita fino a pochi anni fa proprio da Sanremo. E tuttavia anche in questo caso si fa torto al buon Mazzi, il quale, soprattutto a partire dal 2010 e con rare eccezioni, aveva provveduto a svecchiare il cast del Festival, dando sempre più spazio ai "giovani Big", sia quelli prodotti dal vivaio sanremese sia quelli usciti dai vari talent show. Certo, bravi Fazio e Pagani a seguire il solco, ma la strada l'hanno tracciata altri. Se, comunque, non si può non tirare un sospiro di sollievo di fronte all'assenza dei vari Leali, Al Bano e Patty Pravo, persiste una incomprensibile idiosincrasia alla cosiddetta "generazione di mezzo" della nostra musica, quella dei cantanti emersi negli anni Novanta e ai quali non è più stata data una chance che pure avrebbero meritato, penso a gente come Mariella Nava, Massimo Di Cataldo o Silvia Salemi (non so se avessero presentato brani, ma sono alcuni esempi del buono che la nostra canzone seppe produrre in quel periodo)
PERPLESSITA' SU CHIARA - Come previsto e come ampiamente ribadito su questo blog, il presunto ostracismo di Fazio nei confronti dei talent show era molto, molto.... presunto, per l'appunto. Non ci risultava avesse mai lanciato simili diktat, e la lista diramata ieri lo conferma: c'è Mengoni, talento vero che oltretutto si è ormai sdoganato dal suo passato "X factoresco" e ha già in curriculum una positiva esperienza sanremese (nel 2010), ma ci sono anche Annalisa Scarrone e Chiara Galiazzo. La prima, già accostata al Festival l'anno passato (non si sa se con fondatezza), è ormai entrata abbastanza stabilmente nel circuito discografico che conta e approda a Sanremo per cercare la consacrazione definitiva e il lancio presso un pubblico più ampio; sulla seconda non nascondo qualche perplessità: balzata agli onori delle cronache da pochi giorni, già celebrata come il nuovo fenomeno della canzone italiana degli anni Dieci, mi pare che vi sia stata troppa fretta di farle bruciare le tappe.
Si dirà:  identico percorso negli anni scorsi seguirono lo stesso Mengoni e Nathalie, ma non è una buona ragione per perseverare; in effetti Nathalie, dopo l'esperienza del 2011 (con un brano di buona fattura, oltretutto), è entrata in un pericoloso limbo, mentre il buon Marco, nonostante il consistente exploit di "Credimi ancora" che sfiorò la vittoria, ha faticato non poco per mantenere quei livelli di popolarità e di successo commerciale. In sintesi, credo che almeno un anno preparatorio dopo l'uscita dallo show ex Rai e ora Sky sarebbe un toccasana, sia per la crescita di questi giovani artisti, sia per un ulteriore miglioramento della qualità del prodotto musicale proposto, sia, infine, per farsi quelle "spalle larghe" necessarie per mantenersi a lungo a galla nel sempre più ostico panorama musicale nostrano. Detto questo, poi, magari, ci troveremo di fronte la nuova Pausini, o la nuova Giorgia, e allora tutti zitti...

                                          Simona Molinari: graditissimo ritorno

LE NUOVE LEVE CANTAUTORIALI - In ogni caso, lo ripetiamo, non c'è proprio da strapparsi i capelli. Se non ci sono i cantautori storici della nostra canzone, ci sono quelli di scuola più recente, una scuola della quale Max Gazzè e Daniele Silvestri sono forse i rappresentanti più originali: le loro precedenti apparizioni in riviera non sono mai state banali, così come quelle di Simone Cristicchi, che va atteso con fiducia perché centellina le sue partecipazioni ma quando arriva all'Ariston sa sempre regalare piccole perle, che siano intense e sofferte come "Ti regalerò una rosa" o fortemente ironiche come l'ultima "Meno male".
GUALAZZI E MOLINARI SU, NAZIONALE GIU' - Di solito, quando viene annunciato il listone compaiono, invariabilmente, dei nomi che mai erano stati fatti nella ridda di anticipazioni giornalistiche. Quest'anno, però, il fenomeno si è accentuato: di Elio, di Marta sui Tubi, dello stesso Cristicchi nessuno aveva parlato, così come di Maria Nazionale, la cui presenza fra i Big è estremamente discutibile, ma d'altronde ogni Sanremo ha le sue stranezze (ricordo ancora meteore come Cattivi Pensieri, Alessandro Safina e Piero Mazzocchetti inseriti nella categoria "regina", quindi perché stupirsi?). Il sottoscritto era stato uno dei pochi, nelle settimane scorse, a invocare il ritorno di Gualazzi, ritorno che mi pareva assolutamente "maturo" dopo i successi mietuti su scala internazionale, e sono contento di averci azzeccato; di converso, fino a poche ore dall'annuncio di Fazio, molti davano per certa la presenza in gara dei Musica Nuda, che molto modestamente avevo "sponsorizzato" qualche settimana fa sul mio blog: spero che venga presto anche il loro momento.  Festival aperto a vari generi, si diceva: in questo senso, Marta sui Tubi rappresentano un azzardo, a parer mio, molto più rischioso degli Afterhours o dei Marlene Kuntz visti di recente. Da accogliere con entusiasmo il ritorno di Simona Molinari, uno dei prodotti migliori del vivaio festivaliero degli anni Duemila, abile a ritagliarsi una sua nicchia fra pop, swing e jazz, con risultati assai lusinghieri sul versante critico e, ultimamente, anche presso il grosso pubblico.
SANREMO ED ELEZIONI - Il ritorno di Elio e le Storie Tese è la sorpresa che nessuno, ma proprio nessuno, si aspettava: con i Modà, Malika e almeno uno dei "talent boys", potrebbero giocarsi la vittoria finale, ma parlarne adesso è assolutamente prematuro. Anche perché non si sa nemmeno... quando il Festival si svolgerà. L'ultimo rinvio della manifestazione, che io ricordi, avvenne nel 1974, nientemeno, ma per motivi "interni" alla macchina organizzativa festivaliera. Oggi è diverso, ma se davvero le elezioni venissero fissate per il 17, lo spostamento di una o due settimane sarebbe fondamentale per la buona riuscita della rassegna, che altrimenti verrebbe fagocitata da una settimana di feroce campagna elettorale televisiva.
Lasciamo dunque che la Rai consegni i propri schermi ai tanti talk show, infestati da politici parolai che all'abilità dialettica non hanno mai fatto seguire i fatti: ore e ore di discussioni e soprattutto di battibecchi, in diretta e in differita, che non sono affatto serviti, negli ultimi vent'anni, a fare dell'Italia un Paese migliore (anzi...). Meglio Sanremo, una delle poche cose serie (ebbene sì) rimaste in questa sventurata nazione. Se poi il problema è anche la probabilissima satira di Littizzetto o del possibile ospite Albanese, beh, c'è da rimpiangere il Sanremo di una volta, quello che era soprattutto concorso canoro, con pochi momenti extra - musicali, che sbancava l'Auditel e che faceva il pieno nei negozi di dischi. Ma è un discorso già fatto, e che ci porterebbe comunque troppo lontano...

mercoledì 14 novembre 2012

VERSO SANREMO 2013: NOMI PROBABILI E POSSIBILI, IPOTESI E SOGNI


Raramente, in passato, la ridda di voci sui possibili partecipanti al Festival di Sanremo era cominciata con così largo anticipo. Di nomi ne sono stati fatti già parecchi, ma, contrariamente a quanto sostenuto da qualcuno, di certezze assolute non ve n'è alcuna, al momento. Tutt'altra cosa, ad esempio, rispetto a due anni fa, quando la presenza di Roberto Vecchioni  era già sicura settimane prima dell'ufficializzazione del cast. 
CANTAUTORATO - E dunque, cosa sta bollendo in pentola in Riviera? Ci sono alcuni nomi più gettonati di altri, questo sì: Gino Paoli e Fiorella Mannoia, ad esempio. Rappresenterebbero i quarti di nobiltà di un Festival che, nei desiderata del nuovo deus ex machina Fabio Fazio e del suo braccio destro Mauro Pagani, vorrebbe dare ampio spazio al cantautorato italiano d'élite. Sarebbe un bell'ascoltare: vedremo. Si parla dei Modà, questa volta senza Emma ma pronti a dare l'assalto al gradino più alto del podio sfuggito di un soffio nel 2011, mentre sarebbe giunta l'ora del sospirato ritorno all'Ariston di Simona Molinari, uno dei "virgulti" più interessanti e originali prodotti negli ultimi anni dal vivaio sanremese, una ragazza che ha percorso strade artistiche di non facile presa ma che è pian piano riuscita a far breccia nel cuore di una discreta fetta di pubblico. 
FINALMENTE BIONDI? - Ancora: torna in voga il nome degli Almamegretta, periodicamente accostati al Festivalone senza che mai se ne faccia alcunché: sarà l'anno giusto? Si tenta un colpo gobbo richiamando in lizza Carmen Consoli, la cui ultima partecipazione come concorrente risale proprio a uno dei due precedenti Sanremi targati Fazio, quello del 2000 (con la bella e sottovalutata "In bianco e nero"). Altro nome da urlo sarebbe quello di Mario Biondi: un altro che, nel corso degli anni, è parso più volte a un passo dalla kermesse rivierasca, dopodiché la sua candidatura, non si sa se autentica o solo auspicata,   puntualmente... si dissolveva a pochi giorni dall'ufficializzazione del cast. Ma questa parrebbe proprio essere la volta buona. 
UN PO' DI... TALENT - Lo spettro dei generi musicali proposti si allargherebbe con l'ammissione fra i partecipanti di un Big di fresco conio come Nesli. Sempre in tema di volti giovani ma già noti, le candidature di Marco Mengoni e Annalisa Scarrone dimostrano che il veto "faziano" alla partecipazione di artisti usciti dai talent show era nulla più che presunto, e in effetti il sottoscritto (ma sarà stata una disattenzione mia) non ha mai sentito uscire dalla bocca dell'anchorman ligure parole che riconducessero a un diktat del genere. Sarebbe stato, per inciso, un diktat assai poco intelligente: gli artisti vanno giudicati singolarmente, per le loro qualità e non per la loro provenienza, è una cosa di una banalità e scontatezza incredibili ma viste le voci che erano circolate... Senza contare che la rinuncia aprioristica ai ragazzi di X Factor o di Amici avrebbe rappresentato un autogol mica da ridere, sul piano del seguito popolare del Festival presso la strategica platea dei giovanissimi...

                                          Carmen Consoli: in gara a Sanremo 2013?

MALIKA E GLI ALTRI - Molti danno quasi per certa Malika Ayane: personalmente mi farebbe piacere (la considero tuttora la vincitrice morale del Sanremo 2010), ma un suo cd è da poco nei negozi e ha un tour in corso: altri due brani nuovi per febbraio e ristampa del disco? Tutto può essere, ma allora tanto valeva ritardare di qualche mese l'uscita dell'opera. Discorso che vale a maggior ragione per i Baustelle, pure citati in questo gran calderone di voci: il loro nuovo disco esce a fine gennaio, una partecipazione a Sanremo con due inediti quindici giorni dopo o giù di lì pare al momento improponibile. A meno che non si posticipi la pubblicazione dell'album, beninteso, e allora... 
Vorrebbe tornare in pista Francesco Sarcina, senza le sue Vibrazioni: non facilissimo riproporsi come Big dopo qualche anno di basso profilo commerciale (i tempi di "Dedicato a te", "Raggio di sole" e "Ovunque andrò" sono lontani), ma l'operazione sarebbe di indubbio interesse. Rispunta il nome di Francesco Renga, che  è ormai quasi un habituè del palco sanremese ma è anche la miglior voce maschile italiana su piazza, e vederlo in azione fa sempre piacere. 
Un lista degli altri nomi fatti dovrebbe partire da Al Bano e Annalisa Minetti, i primi a circolare fra gli addetti ai lavori, ma onestamente non so quale appeal possano esercitare sulla commissione artistica, né quale valore aggiunto potrebbero apportare a un Sanremo che vuole essere "diverso" dagli ultimi, magari meno commerciale e meno nazionalpopolare. Poi i Sonohra, non fortunatissimi all'ultima apparizione rivierasca ma sempre nel cuore delle teen agers, una Anna Oxa che tenterebbe l'ennesimo rilancio, Anna Tatangelo, che ben figurò con "Bastardo" nel 2011 ma che fuori dall'Ariston non riesce proprio a trovare una dimensione adeguata e vincente, esponenti della generazione cantautoriale di mezzo come Max Gazzè e Daniele Silvestri, i redivivi Dirotta su Cuba (da troppo tempo, tuttavia, lontani dalla ribalta) e il vincitore dei giovani 2012 Alessandro Casillo, che però, in questi dodici mesi, non mi pare abbia fatto molto per consolidare la sua fresca nomea di Big. 
SOGNI - Dopodiché, spazio alle ipotesi e alle speranze del tutto personali. Nomi non letti né sentiti da nessuna parte, ma che personalmente vedrei con favore sul palco della più importante rassegna canora italiana nel febbraio prossimo. Sarebbe di grande rilievo, ad esempio, un ritorno del sempre valido e amatissimo Raf dopo tempo immemore. O la ricomparsa dei campioni di vendita del primo decennio del Duemila, gli Zero Assoluto. Raphael Gualazzi, poi, ha una sorta di debito morale nei confronti del Sanremone, che lo ha lanciato in orbita nel 2011: quell'anno si impose fra i Giovani e non tornò dodici mesi dopo, ora sarebbe cosa buona e giusta ripresentarsi... 
Sempre nel 2011 assistemmo a una bella e apprezzata performance di Giusy Ferreri, che ultimamente è un po' rimasta al palo e che da Sanremo potrebbe trarre nuovo slancio. Poi, Paolo Meneguzzi, tornato di recente in pista col singolo "Fragile" e con un album che dovrebbe vedere la luce nei prossimi mesi: quale migliore occasione promozionale di un Sanremo per tornare ai vertici delle classifiche? E Alex Britti? Si deciderà prima o poi a rimettersi in gioco, questo poliedrico talento della nostra canzone leggera? Una proposta spiazzante ma di indubbio fascino e raffinatezza sarebbe poi quella di Musica nuda, ossia il duo formato da Petra Magoni (uscita dal Sanremo made in Baudo) e Ferruccio Spinetti, un progetto al di fuori dai circuiti standard ma baciato da successo trionfale nei live. 
ANNI NOVANTA - C'è inoltre lo sterminato popolo dei veterani: si badi, non mi riferisco ai vecchi draghi degli anni Sessanta e Settanta, che ormai hanno davvero fatto il loro tempo e che non vorrei davvero più vedere in Riviera, a meno che non si tratti di nomi poco o nulla considerati dalle precedenti commissioni artistiche, ad esempio gente come Riccardo Fogli o Don Backy, e non invece i soliti Fausto Leali o Al Bano. Penso invece ai veterani degli anni Novanta, quella generazione di mezzo della musica italiana che nelle ultime edizioni del Festival è stata pressoché ignorata. Mietta, ad esempio, in questo autunno 2012 ha avuto un prepotente rilancio grazie alla riuscita partecipazione alla trasmissione di Carlo Conti "Tale e quale show"; Massimo Di Cataldo continua a comporre e morde il freno, Alexia è un volto ancora fresco e brillante, per non parlare di personaggi come Aleandro Baldi e Paolo Vallesi, belle voci e grande sensibilità artistica: lo so, qui si sfiderebbe l'impopolarità, nel senso che questi nomi sono forse, oggi, un po' lontani dai gusti del grandissimo pubblico. Ma se un Festival vuole essere "diverso", credo che anche sfidare in piccola misura le mode ultracommerciali del momento potrebbe essere un modo per differenziarsi dal passato recente e meno recente. Solo sogni? 

giovedì 20 ottobre 2011

SANREMO: COME SARA' IL MORANDI BIS?

Dunque, tocca di nuovo a Morandi. Il padrone di casa del Festival di Sanremo sarà ancora lui. In attesa di vedere come sarà composto il gruppo di lavoro col quale il Gianni nazionale condividerà questa esperienza, ecco qualche valutazione in libertà. 
E' decisamente una scelta in controtendenza rispetto agli standard delle ormai numerose "gestioni Mazzi". I Festival svoltisi sotto l'egida dell'attuale direttore artistico si sono sempre contraddistinti per il vorticoso, continuo ricambio dei presentatori. Di più: non si trattava soltanto di cercare ogni anno un diverso anchorman (o anchorwoman), ma di trovare un personaggio e un'idea di conduzione e di spettacolo sempre nuova, sempre originale, sempre spiazzante anche solo rispetto all'anno precedente. Nulla di male, direte voi: l'effetto novità dev'essere alla base di ogni spettacolo televisivo. Certo, ma il Festival di Sanremo è uno spettacolo sui generis: almeno per noi nostalgici, il festivalone rimane essenzialmente una rassegna canora, una passerella competitiva di cantanti più o meno noti e più o meno giovani, una vetrina per la musica italiana. Tale dovrebbe essere anche oggi, anzi, a maggior ragione, essendo rimasto in pratica l'unico spazio televisivo di un certo spessore dedicato alla promozione della canzone leggera di casa nostra. E tuttavia, tocca accettare il fatto che, da quando la Rai ne cura direttamente l'organizzazione, e ancor più nell'ultimo decennio, l'aspetto spettacolare, le caratteristiche di show di matrice... catodica abbiano preso il sopravvento sulla tenzone canzonettistica. 
Quando Sanremo era veramente Sanremo, non era necessario cercare ogni anno una formula di conduzione diversa e sorprendente: potevano esserci dieci edizioni di seguito con Bongiorno o con Baudo, tanto ciò che contava era il contenuto musicale. Se proprio qualcosa di originale doveva essere inserita nello spettacolo, occorreva cercarla nell'allestimento del cast degli artisti in gara, andando ad esempio a pescare qualche nome distante dagli standard festivalieri. Ecco, la scelta effettuata quest'anno, cioè quella di confermare il mattatore del 2011, potrebbe anche essere incoraggiante in questo senso: meno tempo e meno risorse da impiegare per la scelta di un nuovo padrone di casa (anche se c'è da mettere insieme il suo gruppo di lavoro sul palco, collaboratori e collaboratrici, ma quello è il meno, se così si può dire), e più energie da rivolgere alla composizione di un cast di concorrenti qualitativo e in grado di reggere, da solo o quasi, la sfida dell'audience, anche alla luce di un regime di austerity economica della tv pubblica che, come già si era intuito l'anno passato, renderà assai difficile l'arrivo in forze di costosissime guest stars d'oltrefrontiera. 
Il cast, dunque. Da comporre pazientemente cercando di prendere il meglio delle ultime tre edizioni targate Mazzi, e colmando i buchi neri emersi. L'ultimo triennio della rassegna, che ha visto oltretutto un prepotente rilancio in termini di ascolti televisivi, si è caratterizzato in primis per una cospicua valorizzazione del vivaio sanremese: c'è stato il lancio di artisti di spessore come Arisa, Malika Ayane, Karima, Simona Molinari, Irene Fornaciari, Nina Zilli e Raphael Gualazzi (quest'ultimo addirittura secondo all'ultimo Eurofestival), e c'è stato il coraggio di proporre tanti giovani virgulti, sbocciati in un recente passato sul palco dell'Ariston, anche nella categoria regina del Festival, quella dei Big, fatto avvenuto in maniera massiccia nel 2010, con la partecipazione dei vari Cristicchi, Moro, Sonhora, Povia e le già citate Arisa e Malika. E se nell'ultimo anno sono ricomparsi volti un po' logori (un po' tanto, a dire il vero) come Al Bano e Patty Pravo, è anche vero che Morandi e il suo staff si sono riscattati portando a gareggiare cantautori solitamente allergici alle gare canore, come Vecchioni e Battiato (pur se quest'ultimo con una presenza piuttosto distaccata e sussiegosa e con la rimasticatura di un suo vecchio successo, cosa che personalmente non gli perdono). 
Ecco, questi sono i cardini su cui impostare l'allestimento di un buon "cartellone" per Sanremo 2012. Cercando al contempo di non ripetere gli errori commessi: la gara delle Nuove proposte relegata a orari impossibili e quasi clandestina, in mezzo ai vari momenti di spettacolo; il ricorso, cui si accennava poc'anzi, a cantanti, ci si consenta, passati di cottura, che sarebbero parsi fuori tempo massimo già in un Festival degli anni Ottanta, non dico nel Duemila. Tra l'altro, questa illimitata apertura di credito ai vari Leali, Zanicchi e Patty Pravo ha invece tolto spazio vitale a quella che io chiamo la generazione di mezzo, tutti quei cantanti saliti alla ribalta negli anni Novanta e agli inizi di questo secolo, i vari Di Cataldo, Vallesi, Groff e Salemi che avrebbero avuto, e hanno, tanto bisogno della kermesse rivierasca per mantenersi in quota. Ecco, la speranza è che fra poco più di quattro mesi si trovi un po' di spazio anche per loro.
Dovrebbe invece ridursi l'influsso dei talent, obiettivamente pesantissimo ed eccessivo nelle ultime edizioni.  Amici non ha proposto di recente alla ribalta sensazionali rivelazioni (casomai c'è da vedere se Alessandra Amoroso, talento vero, accetterà finalmente di mettersi in gioco all'Ariston), non si sa ancora quale impatto potrà avere X Factor nella nuova versione "satellitare", anche perché arriva subito dopo il clamoroso fallimento (dove il termine fallimento risulta riduttivo...) del suo erede targato Rai, Star Academy, chiuso per disperazione dopo tre puntate. E un ultimo consiglio: allargare, anche di poco, la schiera dei cantanti in gara (magari portando i Big da 14 a 16) e il numero di concorrenti partecipanti alla finale: l'anno scorso solo in dieci arrivarono al sabato, troppo pochi, e la serata venne riempita con momenti di spettacolo che in realtà lasciarono un grande vuoto (Ranieri bravissimo, per carità, ma inspiegabile la sua esibizione fiume, essendo un artista già massicciamente presente nel corso dell'anno sulla tv pubblica). Perché, ad esempio, non riservare all'atto conclusivo anche la gara finale fra i giovani, che così potrebbero contare su un bel po' di visibilità in più?