domenica 13 dicembre 2015

SANREMO 2016: UN CAST DI BIG SU MISURA PER IL MERCATO. E NON C'E' UN VINCITORE ANNUNCIATO...

                                          Enrico Ruggeri torna in gara a Sanremo

"Un Festival giovane e per i giovani", disse Maria Giovanna Elmi introducendo la rassegna sanremese del lontano 1978. Altri tempi, tempi più grami di quelli attuali per il Festivalone, senza ombra di dubbio. Eppure, quello slogan si adatta perfettamente al cast di Big reso noto poche ora fa dal "patron" Carlo Conti, durante l'ormai rituale appuntamento all'Arena di Massimo Giletti. Il listone dei venti "vip" si presta, come raramente è avvenuto nel passato recente, a un'infinità di considerazioni e riflessioni che coinvolgono l'essenza stessa dell'evento Sanremo.
SANREMO SUL MERCATO - Festival giovane e per i giovani, quello del 2016, proprio così: al passo coi tempi, senza se e senza ma. E' forse uno dei cast maggiormente allineati alle tendenze di mercato dell'intera storia della kermesse, sicuramente il più appiattito sulle esigenze dell'industria musicale da quando lo show è stato preso in gestione diretta dalla Rai tv. Tanti reduci dai talent, anche se penso sia doveroso distinguere fra chi da quei vivai è venuto fuori tempo fa e nel frattempo si è costruito un percorso indipendente (Annalisa, Noemi) e chi invece è ancora troppo "fresco" di nascita artistica per non venire istintivamente accostato ai vari "Amici" e "X Factor" (Fragola, Dear Jack, Bernabei). 
Poi, ragazzi un po' cresciutelli ma che fanno musica assolutamente moderna, come Neffa, ben due rappresentanti di quell'universo rap che non sembra conoscere ridimensionamenti (Clementino, uno degli esclusi dell'anno passato, e Rocco Hunt), un paio di veterani ancora a pieno regime (fra dischi e concerti) e nel cuore di molti appassionati, ossia Stadio e Ruggeri, e un solo "mostro sacro", quella Patty Pravo che è ormai più che altro un'icona di glorie passate (anche i suoi ultimi passaggi sanremesi, ben tre dopo l'exploit di "E dimmi che non vuoi morire", non hanno lasciato traccia) ma che è giusto, in fondo, possa celebrare i suoi cinquant'anni di carriera sul palco più importante della canzone nostrana. 
IL FESTIVAL E L'INDUSTRIA - Due le obiezioni già orecchiate qua e là: "cast imposto dalla discografia" e "la tv schiaccia la musica". Troppi commentatori sembrano cadere dal pero: Sanremo è sempre stato un formidabile strumento promozionale, una vetrina per sostenere l'industria di settore, perché proporre buone canzoni, scoprire giovani in gamba, rivitalizzare artisti col fiato corto e confermarne altri già in rampa di lancio, significa contribuire a migliorare lo stato di salute di tutto quel fragile apparato che è la musica leggera italiana (col suo indotto). La discografia serve a Sanremo (tanto è vero che la rassegna ha conosciuto i suoi anni peggiori quando gli industriali si sono defilati), ma Sanremo serve moltissimo alla discografia, che non a caso dopo i fremiti di ribellione del 2003 - 2004 è tornata ad appoggiare massicciamente l'evento. E con il cast 2016 l'unità di intenti raggiunge il suo apice: a prescindere dalle partner femminili di Conti, i cui nomi sono ancora avvolti nel mistero, e dal prestigio degli ospiti italiani e stranieri che faranno da cornice, con cantanti come quelli selezionati dall'anchorman toscano sarà pressoché impossibile fallire il duplice obiettivo di una buona audience e di una felice resa commerciale dei cd, a meno di non trovarsi di fronte a composizioni inesorabilmente brutte, e allora... 
I NUOVI VIVAI - Insomma, quelli che vedremo all'Ariston dal 9 febbraio prossimo sono una piccola ma qualificata rappresentanza degli artisti sulla cresta dell'onda, ovviamente con diverse gradazioni di popolarità. Solo un direttore artistico folle vi avrebbe potuto rinunciare. "Prodotti televisivi"? Forse, ma non è colpa loro se, in tempi recenti, le migliori produzioni pop leggere sono arrivate dai famigerati talent, che sono oggi ciò che era un tempo Castrocaro. Riguardo al serbatoio di Sanremo Giovani, è notorio che ultimamente abbia segnato il passo (sul piano dei risultati concreti di vendita, non del valore di molti esordienti visti in gara), e anzi va dato atto a Conti di aver comunque inserito fra i Big un Giovanni Caccamo che non ha sfondato nei negozi, piuttosto che dare per l'ennesima volta via libera all'ultimo vincitore di X Factor. 
IL SANREMO RADIOFONICO - Per anni si è rimproverato al Festivalone di essere troppo retrò e poco "radiofonico": ora che, da qualche anno, la radiofonicità è in larga parte assicurata, c'è chi richiede un ritorno a un passato in cui Sanremo aveva smarrito la rotta, proponeva musica spesso senza futuro e artisti ormai senza nulla da dire. Assurdo. Nel dettaglio, Annalisa e soprattutto Lorenzo Fragola sono stati fra gli emergenti più gettonati del 2015, Arisa torna due anni dopo la vittoria con credenziali ancora robuste, Noemi e Dolcenera sono sempre sulla cresta dell'onda, anche se stranamente l'ultimo album della cantante pugliese ha avuto per il momento riscontri inferiori alle aspettative: eppure si tratta di una performer eccellente, e propone un sound contemporaneo, non banale, coraggioso. Forse sarebbe stato opportuno sceglierne uno solo fra i Dear Jack e il loro ex frontman Alessio Bernabei, ma ritorniamo al discorso fatto precedentemente sul "peso" commerciale e sull'impatto mediatico di alcuni volti, fermo restando che la "conditio sine qua non" dev'essere comunque una canzone di buona presa: cioè, fra due composizioni ugualmente belle, la sensazione è che venga selezionata quella proposta dal personaggio più à la page. Crudele, e non necessariamente condivisibile: ma comprensibile. Sanremo ha attraversato quasi settant'anni di mari in tempesta, ed è rimasto indenne anche perché ha saputo giocare, di volta in volta, le carte necessarie per restare a galla. 
I RITORNI DI SCANU E ZERO ASSOLUTO - Arriva la grande occasione per Deborah Iurato (in coppia con Caccamo) e per una Michielin che avevamo inserito fra le più papabili, grazie al boom fatto registrare dai suoi duetti con Fedez. Sentire Neffa fa sempre piacere e, anzi, dovrebbe offrirsi con maggiore prodigalità, mentre non desta scandalo nemmeno il ripescaggio di Valerio Scanu e degli Zero Assoluto: per qualcuno si tratta di "giovani già vecchi", in realtà sono nel momento ideale per tentare di reinserirsi con successo nel giro degli artisti da classifica. Il discusso trionfatore di Sanremo 2010 ha vissuto un importante ritorno di visibilità con l'affermazione a Tale e Quale Show; il duo Maffucci - De Gasperi negli ultimi anni non è stato con le mani in mano, ha continuato a produrre musica e a esibirsi dal vivo, si è messo alla prova in altri campi (hanno fatto gli scrittori e i conduttori radiofonici e televisivi) e possiede le potenzialità per ritornare in primo piano nel circuito mainstream. 
I VETERANI E IRENE - Detto del gradito ritorno di Ruggeri (fuori gara nel 2015) e degli Stadio, sperando che la deliziosa vena compositiva di Curreri e compagnia sia intatta, i colpi di genio e di follia sono rappresentati da Morgan coi ritrovati Bluvertigo e da Elio e Le Storie Tese, che già meriterebbero l'Oscar a prescindere per il titolo del brano, "Vincere l'odio"... Unica scelta davvero imprevedibile, quella di Irene Fornaciari: nulla contro di lei, che anzi non mi è mai dispiaciuta nelle sue precedenti uscite rivierasche, ma è un'artista la cui carriera non è mai decollata pienamente; non certo una big a tutto tondo, insomma. Occhio però: non è mai troppo tardi. 
CHI MANCA - Questo è quanto. In attesa che qualche grande escluso faccia sentire la propria voce (ma Syria e Umberto Napolitano hanno, giustamente, preso la non ammissione con grande filosofia), c'è da rimarcare l'amarezza per l'assenza di alcuni superbig che hanno deciso di anticipare di poche settimane, rispetto al Festival, l'uscita dei loro nuovi lavori. Perché ad esempio Alessandra Amoroso, eterna chimera sanremese, ha ritenuto di non poter aspettare un mesetto scarso, facendo a meno della formidabile vetrina dell'Ariston? Lo stesso dicasi per Emma e per i Modà, che han dato alle stampe i loro album da pochissime settimane. 
Per il resto, ognuno ha il suo criterio personale di scelta, il suo cast perfetto, e guai a chi lo critica: io, ad esempio, avrei cercato di ritagliare qualche spazio per un paio di reduci degli anni Novanta e per almeno altrettanti giovani"alternativi", uno Zibba o una Levante, o anche una Erica Mou, per intenderci. Ma il livello è comunque decorosissimo, e oltretutto non c'è nessuno che possa vantare titoli autenticamente superiori agli altri. L'equilibrio regna sovrano, per la prima volta dopo tante edizioni anche solo tentare un pronostico è pressoché impossibile. Dovessi azzardare un pokerissimo, direi Dolcenera, Noemi, Arisa, Annalisa ed Elio, ma ci vorrebbe davvero la sfera di cristallo.