martedì 13 gennaio 2015

DOPO LA DOPPIETTA NEL DERBY: EVVIVA TOTTI, MALGRADO IL SELFIE


Ma sì, viva Totti! Chi se ne frega se dopo aver deciso un derby corre sotto la curva Sud, si fa consegnare il suo iphone, si scatta un selfie davanti alla sua tifoseria per immortalare l'ennesimo magic moment di una carriera infinita, e in tutto questo l'arbitro Orsato si astiene dall'estrarre un cartellino giallo che, in passato, non è stato risparmiato ad altre esultanze assai meno sopra le righe? No, non c'è ironia in quel che dico, davvero. La mia opinione sul Pupone è spesso emersa da alcuni articoli scritti su questo blog, ed è un'opinione a metà del guado: impossibile, cioè, non riconoscerne la grandezza tecnica, lo spessore indiscusso di simbolo sportivo; altrettanto impossibile dimenticarne le lacune caratteriali, intese sia come inadeguatezza sostanziale ai grandi confronti internazionali, sia come eccessi consumati sul terreno di gioco (dallo sputo a Poulsen, Euro 2004, al fallaccio su Balotelli nella finale 2010 di Coppitalia). 
SIPARIETTI - Però, questa volta, forse non è il caso di cercare troppo il pelo nell'uovo. E' vero, a Totti è stato concesso un vistoso strappo alle regole (non il primo: dopo un altro gol in un altro derby, andò a sostituirsi a un cameraman a bordo campo per riprendere la sua curva....), e poi in quello stadio certi episodi bislacchi non sono una novità: che dire di Florenzi che va a baciare la nonna in tribuna? Tutto molto bello, affettuoso e commovente, per carità, ma un minimo di rigore e morigeratezza in più a partita in corso non guasterebbero, al di là di quanto scritto nei regolamenti. Dire che in passato certe cose non accadevano, che il massimo della trasgressione post - gol poteva essere l'urlo madrileno di Tardelli, non è nostalgia fine a se stessa, ma un dato di fatto, e tuttavia non è forse vero che oggi il pallone non è più sport ma soprattutto show, e come tale deve nutrirsi anche di certi siparietti che fanno schizzare alle stelle audience tv e contatti web? 
INDULGENZA - Tutto ciò precisato, ecco, oggi si può essere un po' più indulgenti: Totti ha 38 anni suonati, alla sua età molti celebrati campioni sono già in pensione agonistica da un po'. Lui, invece, è salito in cattedra in una stracittadina fra le più difficili: perché vedeva confrontarsi due compagini insediate stabilmente nei quartieri altissimi della classifica; perché la sua Roma, da un po' di settimane a questa parte, non è propriamente una corazzata inaffondabile e ha tenuto la linea di galleggiamento anche grazie a più di un episodio fortunato; perché, infine, i giallorossi si erano venuti a trovare sotto di due reti, il che in un derby è sempre un fardello pesantissimo. 
VETERANO DA ELOGIARE - Il numero dieci della Lupa ha preso per mano compagni in debito d'ossigeno ed è diventato l'hombre del partido, per usare la definizione che venne dedicata a Pablito Rossi ai tempi di Spagna '82: due gol decisivi, da bomber consumato, il secondo con una splendida mezza girata sotto misura. Di calciatori longevi, in tempi recenti, ne abbiamo visti parecchi, sopratutto nelle nostre desolate lande pallonare, ma nessuno, forse neanche il Del Piero delle ultime stagioni juventine, ha saputo essere così incisivo e decisivo anche in età avanzata, e anche nei match più impegnativi e delicati. Per questo, stavolta Totti merita l'elogio pieno. Del resto, che sia impastato di classe pura e di personalità non è scoperta di oggi: e non può valere per lui, o può valere solo in parte, ciò che ho più volte scritto a proposito di altri bomber stagionati che animano la Serie A di questi sventurati anni Dieci. Se, infatti, gente come Toni e Di Natale può continuare ad essere risolutiva anche grazie all'enorme regresso qualitativo fatto registrare dal nostro massimo campionato, il discorso - Pupone è del tutto diverso: rispetto ai veterani appena citati, rispettabilissimi campioni, il romanista sta diverse spanne sopra. 
INCOMPIUTO - Mi piace sottolinearlo, dopo non avergli risparmiato critiche: Totti è un patrimonio del nostro football, per quanto detto finora e perché rimane davvero l'ultima bandiera in un calcio in cui i colori, il campanile, il senso di appartenenza, il legame con la piazza hanno perso importanza, e si va a giocare per il club che offre di più, anche se si chiama, chessò, Anzhi. Certo, rimane anche la sensazione di un patrimonio che non ha dato tutti i frutti che poteva: grandissimo sul territorio nazionale, poche volte il giallorosso ha saputo davvero ergersi a protagonista fuori dei confini. A parte il sontuoso Europeo del 2000, la generosa ma limitata partecipazione al trionfo mondiale azzurro del 2006 (complice però il grave infortunio patito pochi mesi prima contro l'Empoli) e qualche luminaria in Champions (gol al Real, recente prodezza a Manchester), il resto è stato un corollario di occasioni mancate. Anche per questo, Francesco mi ha spesso fatto arrabbiare: perché poteva essere il nostro Cristiano Ronaldo di inizio secolo, poteva regalare alla sua Roma e all'Italia trofei di prestigio, e invece si è limitato spesso a un piccolo cabotaggio dorato. Ma oggi non è tempo di critiche. Sì, viva Totti senza ironie (non troppe, almeno...), e pazienza per quel selfie e per quel cartellino mancato. 

1 commento:

  1. Giusto così, mi vien da dire.
    Giusto che dopo una prestazione come la sua (soprattutto da parte sua) ci siano gli elogi. Perché al di là del gesto tecnico, uno dei tanti ormai, nonostante la pregevole fattura, c'è il carattere e la determinazione che alla sua età potrebbero essere consumati e dimenticati.
    Mi unisco all'elogio: viva Totti!

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