sabato 29 novembre 2014

VERSO SANREMO 2015, LA CORSA A UN POSTO FRA I BIG: I PAPABILI, I POSSIBILI, GLI AUSPICABILI



Verso Sanremo 2015 a ritmo blando, che più blando non si può. Le informazioni trapelano col contagocce, anche da parte di quelle testate solitamente prodighe di anticipazioni più o meno succose e più o meno attendibili; i nomi dei big papabili sono sempre gli stessi (molto pochi) da diverse settimane a questa parte; nella rosa delle possibili co-presentatrici gravitano personaggi di notevole appeal ma piuttosto prevedibili (Cuccarini, Ambra, Incontrada), mentre Carlo Conti smentisce, depista e dice: "Vi stupirò" (starà forse pensando alla poliedrica, fresca vincitrice di "Tale e quale", Serena Rossi?); buio assoluto sul fronte ospiti, al di là del tormentone Al Bano & Romina e di qualche desiderata del direttore artistico (Pink Floyd? Beh, se Fazio può permettersi gli U2 per "Che tempo che fa", perché non sognare in grande?). Riguardo al "totocast", per chi non è strettamente "addetto ai lavori" risulta oltremodo difficile reperire indiscrezioni: gli stessi cantanti, che fanno tanto sfoggio di mentalità 2.0 con una presenza massiccia sui social network, se interrogati in merito ignorano semplicemente le domande, manco custodissero un segreto di Stato... 
RITORNI - Pazienza: faccio da me, cercando di orientarmi tra i pochissimi rumors e formulando ipotesi costruite su ragionamenti che ritengo sufficientemente lineari. Partiamo dalle poche certezze: i Dear Jack sembrano proprio cosa fatta, del resto il loro nome è stato il primo a venire fuori, addirittura l'estate scorsa, così come quelli di Alessandra Amoroso, sulla cui presenza si sono però addensati diversi dubbi (ma questo potrebbe essere davvero l'anno buono, per lei), e di Dolcenera, la cui candidatura rimane invece ben solida. Per il resto, un criterio credibile da seguire è quello di guardare alle ultime edizioni del Festival. Difficile rivedere in gara qualche big presente nel 2014, forse l'unico a poter trarre vantaggio da una nuova presenza sarebbe il solo Renzo Rubino, per completare un percorso triennale di maturazione e consolidare i buoni risultati ottenuti nelle prime due partecipazioni, mentre Rocco Hunt alla fine potrebbe essere della partita, dopo aver manifestato iniziale scetticismo su un suo ritorno a stretto giro di posta. 
Andando a ritroso, è plausibile che chi è sceso in campo negli anni immediatamente precedenti decida di presentare domanda, per rinfrescare la propria visibilità o per lanciare con più forza progetti discografici prossimi alla pubblicazione: ecco quindi che dal 2013 potrebbero riemergere Annalisa Scarrone, Malika Ayane, Chiara Galiazzo (magari con un repackaging del recente album) e Simona Molinari, oltre ad Antonio Maggio, che quell'anno vinse fra i Giovani e che nel 2014 si è confermato su buonissimi livelli (sua la sigla del "Processo del Lunedì" di Rai Sport, suo il gradevole brano estivo "Stanco"). 
Dopo l'esperienza del 2012, i tempi sono nuovamente maturi per Nina Zilli, oltreché per Irene Fornaciari e Pierdavide Carone; mancano dal 2011 Luca Barbarossa e Anna Tatangelo, nomi fatti in questi giorni come quelli di Irene Grandi ed Enrico Ruggeri, la cui ultima partecipazione risale invece al 2010. Rrouge avrebbe proposto un brano assai ispirato, dedicato ad alcuni artisti scomparsi (Gaber, Jannacci, Faletti). Altro nome piuttosto gettonato è quello di Marco Masini, sei anni dopo la buona performance del 2009 con la non del tutto compresa "L'Italia", e di quella edizione targata Bonolis (che segnò il rilancio della manifestazione dopo la profonda crisi del 2008) potremmo ritrovare in gara anche Sal Da Vinci. 
ANNI NOVANTA - Secondo news raccolte in rete, sarebbero in lizza diversi esponenti della bistrattata generazione anni Novanta, che ho spesso strenuamente difeso su questo blog: da Mietta a Syria fino a Massimo Di Cataldo, riemerso da una dolorosa vicenda giudiziaria (con "mostro" regolarmente sbattuto in prima pagina...) e desideroso di riguadagnare il terreno perduto. Mesi fa, gli Zero Assoluto ebbero parole di stima per la kermesse rivierasca, e quell'endorsement portò molti media a ipotizzare un loro ritorno all'Ariston: non so se la cosa abbia un qualche fondamento, ma di certo il duo romano avrebbe bisogno di una grossa ribalta, dopo alcuni anni trascorsi un po' sottotraccia in fatto di presenze sui canali "generalisti". Sicuro è il tentativo di partecipazione di Goran Kuzminac, una sfida difficile da vincere ma che merita tutto il nostro appoggio; meno convincente la coppia Alessandro Safina - Luisa Corna, di cui molto si è scritto.  
REDUCI DALL'ESTATE E GIOVANI RAMPANTI - Ci sarebbe da pescare del buono fra i protagonisti dell'estate canora 2014, contraddistinta da una buona fioritura di canzoni orecchiabili e di facile impatto: da Gianluca Grignani a Nek (il cui ritorno alla kermesse ligure è atteso ormai da ben diciotto anni), da Deborah Iurato all'eccentrico Paolo Simoni, un ragazzo che ha fatto centro con "Che stress" e "15 agosto". A proposito di freschi virgulti della nostra musica leggera, sarebbe interessante rivedere qualcuna delle Nuove Proposte dell'anno passato, come Zibba e quel Diodato che è oggi un volto piuttosto popolare, grazie alle partecipazioni al citato show di Fazio e al recente album di cover anni Sessanta. Andando più indietro, perché non puntare su Erica Mou, voce fra le più interessanti e originali prodotte di recente dal vivaio del Festival, o su Giua, alle prese con la realizzazione di un disco attraverso la strada del crowfunding? Per non parlare degli eternamente bistrattati Jalisse, che una chance prima o poi dovranno pur meritarla... Scommetto qualche spicciolo sul fatto che tenteranno la riscossa recenti vincitori sanremesi amatissimi dal pubblico giovane, come Valerio Scanu (forte delle convincenti performance a "Tale e quale show"), Marco Carta e Alessandro Casillo. 
VETERANI DA SCEGLIERE CON CURA... - Per il resto, detto di un Mario Biondi nuovamente accostato al Festivalone (ove finora non si è mai visto, come concorrente: sarà la volta buona?), ci sono almeno altri tre grandi gruppi in cui pescare: il mondo rap - hip hop, con i vari Moreno e Clementino (ma il vero colpo sarebbe Emis Killa, fresco di tormentone Mundial), i tanti che negli ultimi anni hanno tentato, stando ai giornali, la via dell'Ariston senza fortuna (da Alex Britti ad Alexia, da Paolo Vallesi a Tosca, solo per citarne alcuni), e l'immenso bacino dei veterani, che solitamente presentano domanda in massa: ne fa parte il menzionato Kuzminac, ne fanno parte nomi fin troppo presenti in Riviera nelle più recenti edizioni (su tutti Loredana Bertè, le cui quotazioni vengono date in rialzo). Personalmente, auspico che Conti e la sua commissione artistica si allontanino dal "già visto", dando invece spazio a "grandi vecchi" che, in questo primo scorcio di secolo, di opportunità ne hanno avute ben poche, dai personaggi più nazionalpopolari (Riccardo Fogli, Don Backy) a quelli più "sofisticati" (Eduardo De Crescenzo, Teresa De Sio, Alice...). 
INDIPENDENTI E STRANIERI - Necessaria, inoltre, una maggiore attenzione a quel mondo indipendente che nelle ultime stagioni ha ottenuto riscontri di pubblico non indifferenti: un Brunori Sas o un Dente, ad esempio, porterebbero una bella ventata di freschezza. Mentre, se si vuole cercare il colpaccio, sfumata l'ipotesi Carmen Consoli (con album in uscita a gennaio, ossia poche settimane prima della kermesse, e un singolo rilasciato giusto ieri: peccato davvero), perché non puntare su due grandi rentrée per Negramaro e/o Raf? Personalmente, poi, apprezzerei molto la presenza di Niccolò Fabi e di Neffa, cantautori di valore mai adeguatamente valorizzati dalla rassegna ligure. 
Infine, il discorso stranieri in gara: con sedici posti, ossia sempre pochi, penso che si debba dare la precedenza agli artisti di casa nostra (sarebbe diverso già con sole due caselle in più da riempire), in ogni caso non mi scandalizzerebbe vedere un grande nome internazionale scendere nell'arena: magari uno Stromae, il quale l'anno scorso, ospite all'Ariston, affermò che non si sarebbe tirato indietro di fronte alla possibilità di competere, oppure star onuste di gloria in qualche modo legate all'ex Bel Paese come Anggun, Mick Hucknall, Amii Stewart, o ancora vedettes più o meno sulla cresta dell'onda (Iglesias jr., John Legend...) che accettassero la scommessa di cantare in italiano, cosa che un tempo avveniva con un certa frequenza mentre oggi è rarità assoluta. 

mercoledì 19 novembre 2014

INTORNO A ITALIA - ALBANIA: GIOVANI VIZIATI (O FORSE NO), LA FESTOSA INVASIONE DI GENOVA E LA SATIRA DI "MILANO FINANZA"

                                           Conte è preoccupato per il futuro azzurro

Lo sfogo pre Albania di Antonio Conte davanti ai microfoni Rai è, prima di ogni cosa, un piccolo capolavoro giornalistico: dimostra come sia ancora possibile realizzare delle interviste di spessore in un'epoca sconfortante per i media tricolori, boccheggianti fra omologazione dell'informazione e ossequi spudorati al potente di turno. Merito dell'intervistatore (Bruno Gentili), ma merito soprattutto del cittì, che ha saputo dire cose non banali come di rado capita nell'ambiente calcistico, campione del mondo di frasi fatte. Dopodiché, della sua filippica si può discutere senza prendere tutto per oro colato. 
SFATICATI? - Sa un po' di faciloneria, questo improvviso attacco concentrico (poche ore prima, aveva sparato a zero il trainer "albanese" De Biasi) contro i giovani calciatori italiani viziati e lavativi (mia interpretazione delle loro parole, credo non lontana dalla realtà). Senza più la fame atavica dei nostri padri, senza più la voglia e la gioia di faticare. Massimo rispetto per due professionisti che il pallone nostrano lo respirano da una vita (o lo hanno respirato, nel caso del mister ex Torino), e che sulla scorta di tale esperienza sicuramente non parlano a vanvera, però la tesi non mi convince del tutto. I "fancazzisti", per usare un colorito termine oggi assai in voga, sono esistiti in tutte le epoche e in tutti gli ambiti lavorativi, con diverse percentuali: ma mi vien difficile credere che questo imborghesimento abbia toccato solo i ragazzi dello Stivale, visto che gli agi della modernità, dai videogiochi agli smartphone ai tablet cui proprio De Biasi ha fatto riferimento, sono assai diffusi anche in molti altri Paesi, penso all'ultratecnologica Germania, che però ha vinto l'ultimo torneo iridato e che si trova nel pieno di una magnifica fioritura di talentuosi pedatori. 
LE VERE ORIGINI DELLA CRISI - Ritengo che la crisi nasca altrove, e che sia cominciata quando i massimi responsabili del nostro calcio hanno dato la peggiore interpretazione possibile della sentenza Bosman, imbottendo progressivamente le prime squadre (ma anche i settori giovanili) di calciatori stranieri di dubbia qualità, se non di qualità modestissime, abbandonando quasi totalmente gli investimenti sul vivaio locale. Il carico da novanta l'hanno aggiunto proprio i nostri celebrati allenatori, dando scarsissima fiducia (leggasi minutaggio) agli italiani in sboccio, che han finito per intristirsi in panca, in tribuna o nelle categorie inferiori.
Quello che voglio dire è che sì, forse gli "azzurrabili" di questa ultima generazione si sarebbero ugualmente dimostrati non all'altezza, ma non è stato dato loro modo di giocare ad armi pari con gli stranieri: perché senza poter fare esperienza di campo, crescere, sbagliare e imparare dagli errori, ecco, maturare e diventare calciatori veri è onestamente difficile, diciamocelo. La sensazione è che un'intera generazione, quella che sarebbe dovuta esplodere più o meno dopo il Mondiale 2006, sia stata bruciata sull'altare di queste follie tecniche e gestionali: e che non fosse una "nidiata" da buttare lo dimostra il fatto che, alla lunga, gente come Parolo, o Astori, o Candreva, o Antonelli un posto al sole è riuscita in qualche modo a ritagliarselo; ed è pacifico che avrebbero potuto assumere uno spessore calcistico anche maggiore, diventare campioni a tutto tondo, se le grandi società avessero puntato più sollecitamente su di loro. 
IMMOBILISMO AI VERTICI - Conte si aspettava una maggior partecipazione collettiva da parte di tutti, così ha detto. Ci si è focalizzati sull'accusa di scarsa predisposizione al lavoro nei confronti delle nuove leve, ma i danni combinati dai "padroni del vapore" sono sotto gli occhi di tutti, così come è evidente l'immobilismo (prevedibilissimo) che sta caratterizzando la nuova reggenza federale, dalla quale non giungono notizie di atti formali e sostanziali (al di là dei proclami) per un concreto rilancio del movimento. Sbatta i pugni sul tavolo di Tavecchio, il Commissario Tecnico: pretenda innanzitutto almeno una (se non due) amichevoli fra dicembre e febbraio (quattro mesi di sosta, roba da matti), faccia lui stesso da pungolo agli sparagnini tecnici di club, forzi loro la mano, lanciando i giovanissimi prima ancora che questi emergano concretamente in campionato, come fece Prandelli dopo Euro 2012 portando in Nazionale Perin e De Sciglio, quasi vergini di esperienza in Serie A. Il fumantino mister ex Juve è stato preso anche per dare una scossa a un ambiente cloroformizzato: lo faccia, anche bruscamente, perché non c'è tempo da perdere. E se ha notato deficit fisici dei suoi giocatori rispetto agli avversari esteri, si chieda perché fino a una decina di anni fa eravamo all'avanguardia sul fronte della preparazione atletica, mentre oggi soffriamo il ritmo di tutti. Colpa solo della nostra allergia agli allenamenti? 

                                           Bertolacci: ottimo esordio in Nazionale

RAGAZZI IN GAMBA - Dopodiché, sono sicuro che i giovani, sentendosi responsabilizzati e valorizzati, avvertendo fiducia (e pazienza) attorno a loro, non tirino indietro il piede in campo né risparmino il fiato in allenamento. Alcuni di questi lo hanno dimostrato a Marassi: quella contro l'Albania è stata la classica amichevole "utile", succosa, che una traccia sul futuro azzurro la lascerà, sol che la si voglia seguire. Bertolacci ha giocato una gran gara a centrocampo: svelto, sempre nel vivo dell'azione, propositivo, capace di smistare e lanciare di prima, vicino al gol con una delle sue fiondate dalla distanza; Antonelli ha coperto la fascia sinistra con diligenza e discreta applicazione nelle due fasi, Okaka è entrato in campo con piglio aggressivo e ha siglato il gol vittoria; anche il ritrovato Acerbi, nei pochi minuti avuti a disposizione, si è bellamente disimpegnato in difesa; per altre stelline nascenti come Perin e Gabbiadini, che ieri han fatto da comparse, parla il rendimento elevatissimo in campionato, mente è stato un peccato che nemmeno al Ferraris si sia potuto vedere all'opera Rugani, in una retroguardia che ha manifestato più di un impaccio. Sicuri che la Nazionale del 2015 possa fare a meno di questi giovanotti? E si è rivisto persino un Cerci super volitivo, che ovviamente dovrà dire la sua anche all'Atletico Madrid ma che, se non altro, ha avuto l'unico atteggiamento mentale possibile, quello di chi sa di aver già perso troppe occasioni per continuare a cincischiare in un oscuro limbo.
AMICHEVOLE SOPPORTATA - Italia - Albania è filata via così, fra speranze azzurre vagamente rifiorite ed entusiasmo dei nostri ospiti, in un clima quasi Mundial, con quello stadio gonfio di tifosi "rossi". A Genova, è stata una partita più sopportata che accolta con benevolenza: persino prestigiose firme locali si sono schierate nettamente contro un evento ritenuto fuori luogo in una città doppiamente ferita dalle alluvioni. Io, la mia l'avevo detta due settimane fa in questo post, chiedendo, ovviamente inascoltato, che fosse la Federcalcio ad "offrire" il match alla popolazione genovese, facendosi carico dell'acquisto dei biglietti.
Era un'idea come un'altra, accompagnata da un po' di personale perplessità su una forma di beneficenza che non mi ha mai convinto del tutto; di certo non una feroce opposizione, la mia, alla realizzazione di una kermesse che, alla fine, è risultata ben riuscita. Fuori luogo, quelle sì, le polemiche di certi tifosi rossoblucerchiati sulla convocazione per presunta "ruffianeria" di tanti idoli locali: ma Samp e Genoa sono quarta e sesto in classifica, e sono due delle poche squadre di Serie A che puntano ancora su un .nucleo centrale di italiani, molti dei quali giovani; se uno più uno fa due, Conte ha fatto una scelta piacevolmente obbligata, vista la qualità e la quantità del materiale umano offerto dai due sodalizi della Lanterna. 
VOLGARITA' - Ancor più fuori luogo la "puntura di spillo" satirica offerta in mattinata ai suoi lettori da "Milano Finanza", pubblicazione presumibilmente diretta a sofisticati uomini d'affari: in prima pagina, sotto il titoletto "Il rompispread", la seguente frasetta: "Italia - Albania a Genova. Ospiti favoriti: coi gommoni sono esperti". Ritorniamo da dove eravamo partiti: questo è un altro capolavoro giornalistico, capolavoro del cattivo gusto. E a proposito dello stato desolante dell'informazione italiana, ci sono almeno tre domande da porsi: in base a quali criteri vengono scelti i collaboratori di giornali presumibilmente prestigiosi? Chi controlla le pagine, affinché non vadano in stampa certe scempiaggini? E se chi ha fatto i controlli ha ritenuto passabile questa "battuta", quale strano concetto dell'ironia e del sarcasmo possiede? Quesiti che, come sempre, rimarranno senza risposta.


lunedì 17 novembre 2014

IL PARI AZZURRO CON LA CROAZIA: PUNTO GUADAGNATO PER UN'ITALIA "SFAVORITA", IMPROVVISATA E SENZA FOSFORO


Stranezze azzurre, a San Siro. L'Italia gioca di domenica, una consolidata consuetudine fino alla metà del secolo scorso o giù di lì, ma in seguito evento estremamente raro (che accade, quando accade, quasi esclusivamente nelle fasi finali di Mondiali ed Europei). E, fatto ancora più insolito, la nostra Nazionale affronta una sfida interna di qualificazione nelle vesti di sfavorita. Non è il caso di stracciarsi le vesti: le urla di ribellione, casomai, andavano lanciate qualche annetto fa, quando scelte suicide di mercato e strategie sparagnine di tanti celebrati trainer cominciarono a frenare la crescita dei nostri giovani. Oggi, non resta che prenderne atto e adattarsi con umiltà al basso profilo, in attesa di tempi migliori (che però non arriveranno per miracolo divino), cercando di trarre il massimo da un materiale umano non esaltante ma neppure così modesto da indurre alla disperazione.
Tutto questo per dire che, sì, ci stanno gli applausi, i visi soddisfatti e i sospironi di sollievo per l'1 a 1 con la Croazia maturato al Meazza, in un contesto di diffusa inciviltà: italiana (i fischi all'inno, ormai deprecabile tradizione) e soprattutto croata (controfischi, lancio di fumogeni, teppismo assortito sugli spalti, con tanto di sospensione forzata del match). Incivile, o comunque sintomo di inefficienza ai massimi livelli, è anche consentire a questa gentaglia di introdurre certo materiale negli impianti, un mistero poco gaudioso che si trascina da decenni.
TECNICAMENTE INFERIORI - Tornando al calcio, la selezione biancorossa è, al momento, più collaudata, organizzata e tecnicamente dotata della nostra: se poi sei costretto ad affrontarla con l'handicap dell'assenza di due - tre titolari chiave, beh, non puoi pensare di cavartela a buon mercato. Gli azzurri sono stati quasi costantemente in soggezione nella zona nevralgica, là dove prende corpo la manovra, ed era ampiamente prevedibile: i palleggiatori croati hanno irretito con facilità estrema il nostro reparto di mezzo, che non aveva fosforo e lucidità da opporre in quantità sufficienti. Inevitabile: oggi come oggi, Conte non può rinunciare contemporaneamente al suo attempato creatore di gioco, il Pirlo in crescita delle ultime uscite juventine, a un Verratti che potrebbe surrogarlo degnamente, pur con caratteristiche diverse, e a un Bonucci essenziale per la sua capacità di impostare dalle retrovie. 
SQUADRA ACEFALA - Era dunque un Club Italia acefalo, che per le sue scarne luminarie offensive si affidava alle estemporanee giocate del duo Immobile - Zaza: pressoché nullo in fase conclusiva, ma abile (soprattutto col golden boy del Sassuolo) a creare varchi, portar via difensori, appoggiare i compagni in inserimento. Proprio da un'azione simile, difesa della palla di Zaza in area e tocco all'indietro per Candreva, nasceva il vantaggio dei nostri, realizzato dall'esterno laziale con una fiondata dalla distanza finalmente precisa, dopo tanti, troppi tiri fuori bersaglio nelle precedenti uscite azzurre. Prima, i nostri avversari avevano tenuto pallino ma creando un solo autentico pericolo, una ciabattata di Vida altissima da posizione ultra - favorevole; a rovinare tutto ci pensava Buffon, con una delle topiche più clamorose della sua carriera: destro telefonato di Perisic e pallone sotto il ventre. 
DE ROSSI IN TRINCEA - Al di là del colossale infortunio di Gigi, l'undici di Conte non incantava, ma faceva il suo con dignità: superava lo shock dell'infortunio di Pasqual grazie all'ingresso di un Soriano dinamico e intraprendente, e si avvantaggiava dell'uscita di Modric, fondamentale uomo - squadra del team di Kovac. Il trio difensivo, del tutto improvvisato, teneva botta con mestiere, grazie anche alla copertura di un De Rossi che rinunciava pressoché completamente alla propulsione per dirigere il traffico in fase di filtro, mentre Ranocchia trovava il suo momento di gloria con un provvidenziale salvataggio sulla linea su conclusione di Olic, antico nostro castigatore al Mondiale 2002.

                                                  Zaza: troppo solo in avanti

IL RITORNO DEL FARAONE - L'inaudita sofferenza della prima metà della ripresa (ma anche questa, a ben vedere, con pochi veri pericoli per la nostra porta) nasceva, oltreché dall'elevato ritmo impresso al match dagli ospiti, da una mal concepita alchimia tattica del cittì, che immetteva El Shaarawy per Immobile affidandogli però compiti eccessivamente difensivi, col risultato di schiacciare troppo verso Buffon la squadra (anche perché, ripetiamo, non c'erano i titolari maggiormente predisposti a far ripartire l'azione), mentre il povero Zaza pagava un elevato debito atletico all'assurdità di dover tenere botta da solo contro l'intera terza linea croata. Per fortuna, il Faraone made in Genoa era una pentola in ebollizione, dopo un'anticamera troppo lunga: si impadroniva del match e trascinava l'Italia fuori dalla trincea, armando una serie di tiri verso la porta di Subasic (uno dei quali terminava alto di un nulla). L'ingresso di Pellè, centravanti vecchio stampo, abile a impegnare i rivali anche solo su un piano meramente fisico, consentiva ai nostri di rinsaldare ulteriormente il controllo della partita, fatto salvo un inopinato rischio in contropiede corso nel finale, con Perisic che si presentava da solo davanti a Buffon ma calciava a lato. 
CIRO E ZAZA ABBANDONATI A LORO STESSI - Sarebbe stata una punizione eccessiva, per un'Italia in totale emergenza. Senza qualcuno che regga le fila della manovra, che produca idee sulla mediana, difficile andare al di là della prestazione "tutto cuore". Un peccato, perché a tratti si è persino vista più precisione di tocco rispetto al recente passato, in alcuni pregevoli scambi sulla trequarti: ma sono state fiammate, affidate più all'estro dei singoli che frutto di un'organizzazione corale. Se non hai cervelli non puoi batterti ad armi pari con avversari così forniti di classe, soprattutto se l'alternativa tattica, ossia lo sfruttamento delle fasce, rimane un progetto incompiuto: De Sciglio, che pure ha fatto il suo in copertura, non riesce proprio a trovare continuità di spinta, arrivando troppe poche volte al cross.
In un contesto così dimesso è risultata totalmente depotenziata anche la promettente coppia gol Immobile - Zaza: soprattutto il "tedesco" non ha saputo andare oltre il lavoro oscuro: ma erano troppo isolati, in una squadra spezzata in due tronconi. Osservando certe fasi del match, mi sono trovato a pensare che il Balotelli  dei primi tre anni in azzurro, un Mario "a posto" fisicamente e mentalmente, avrebbe potuto, anche in una compagine così precaria, creare qualche preoccupazione in più alla retroguardia di Kovac. Ma è un discorso già trito e ritrito. Casomai, occorrerà valutare se sia opportuno continuare nella costruzione del "monumento Buffon", visto che da almeno un anno il portierone non è più un autentico valore aggiunto. Sirigu e Perin scalpitano... 

lunedì 10 novembre 2014

VERSO ITALIA - CROAZIA: BALOTELLI, CERCI E MORETTI, QUELLE CONVOCAZIONI INSPIEGABILI

                                                  Cerci ai tempi felici del Toro

Fare la tara alle convocazioni in azzurro è molto spesso un esercizio di sterile accademia. Perché la Nazionale non è una selezione All Stars, di quelle che per troppo tempo sono andate di moda nel football del secolo scorso, scimmiottamento delle usanze di altri sport di squadra, raffazzonate accozzaglie dei migliori giocatori del momento messi insieme per disputare improbabili amichevoli di fronte a pochi spettatori. No, la Nazionale, per progetto e filosofia, è qualcosa di assai più serio, molto più assimilabile a un club: certo, in linea di massima deve farvi parte la crema del movimento calcistico locale, ma non sono frequenti i casi in cui riescono a figurarvi elementi magari non di eccellenza sul piano della classe pura, ma utili al cittì di turno per caratteristiche tattiche, disponibilità al sacrificio, importanza psicologica e morale all'interno dello spogliatoio. Dal Casiraghi dell'era Sacchi (portato ai Mondiali americani nel periodo più infelice della sua carriera, quanto a capacità di inquadrare la porta avversaria) al Giaccherini prandelliano, gli esempi si sprecano. 
Però, a volte, capire è veramente difficile. In vista dell'impegno europeo con la Croazia a Milano, e della successiva amichevole benefica (ma dallo scarsissimo appeal tecnico, va onestamente riconosciuto) con l'Albania a Genova, Conte ha inserito nel suo listone Balotelli, Cerci e Moretti, e francamente, per quanto ci si sforzi, non si riescono a scovare motivazioni valide per giustificare tali scelte. La... benevolenza critica di "Note d'azzurro" nei confronti del "Mario non più super" è conosciuta dai miei pochi lettori e non è il caso di spiegarla per l'ennesima volta: mi corre solo l'obbligo di ricordare che questa estate, dopo lo scempio Mondiale, avevo auspicato un momentaneo allontanamento dal Club Italia del fumantino attaccante siculo - bresciano, perlomeno fino al momento in cui egli non avesse dimostrato, con la bontà delle prestazioni e con un miglioramento dell'atteggiamento in campo, di meritare un ritorno nel gruppo. 
Ebbene, non mi pare che questi primi mesi al Liverpool abbiano fatto registrare passi importanti di Balo verso la tanto sospirata maturazione, anzi: i problemi caratteriali sono ben lungi dall'essere risolti (lui non si aiuta, e nessuno pare aver voglia di aiutarlo, già scritto anche questo), il suo rendimento è modesto e la sua incidenza sulle alterne vicende dei Reds pressoché nulla. Situazione ancor più buia per Cerci, la cui luce di abile palleggiatore e buon fromboliere si è spenta col rigore calciato fra le mani di Rosati in quel Fiorentina - Torino di fine campionato, un 2 a 2 che aveva fatto sfumare il sogno europeo dei granata, poi rifiorito esclusivamente per... questioni burocratiche. Da allora, una Coppa del Mondo disastrosa (scarso minutaggio e difficoltà insormontabili nel saltare l'uomo, la sua principale caratteristica), e un ruolo da comparsa nell'Atletico Madrid, poche presenze e tanta panchina. E Moretti? Un difensore non più di primo pelo, ignorato dai predecessori di Conte nella fase migliore della sua carriera, ossia ai tempi della positiva esperienza di Valencia; quest'anno, un primo scorcio di stagione da sufficienza piena, ma nulla di trascendentale, solo ciò che dovrebbe essere la normalità per un medio difensore di una media Serie A. 
Certo, tre casi che meritano letture differenti. Non esiste alcuna giustificazione tecnica per il ripescaggio del buon Alessio, mentre per Mario, lo si sa, il discorso è da sempre assai più complesso. Anche se non tutti sono disposti a riconoscerlo, si tratta pur sempre di uno dei maggiori talenti espressi dall'avaro calcio italiano dell'ultimo decennio, e in azzurro ha uno score di tutto rispetto: in tre stagioni da titolare ha messo a segno tredici gol, quasi tutti decisivi: non molti dei suoi più illustri predecessori son riusciti a fare di meglio. Comprensibile, dunque, che un CT alla prese con un momento delicato del nostro vivaio, e un conseguente laborioso ricambio generazionale, abbia una certa fretta di recuperare alla causa un talentuoso mattocchio che, se adeguatamente disciplinato, potrebbe ancora risultare fondamentale. Ma, ripeto, occorreva un segnale concreto da parte del ragazzo, segnale che invece non è arrivato: doveva essere questa la base per un credibile rilancio di Balotelli, tanto più che, alla luce delle buone prove offerte da Immobile, Zaza e Pellè, non vi era alcuna necessità estrema di accelerare il reinserimento. 
Per quanto riguarda il difensore dei granata, invece, non resta che allargare le braccia sconsolati: sia detto con il massimo rispetto, ma è un elemento di seconda fascia che, nei tempi ormai lontani delle vacche grasse (nel senso di abbondanza di "azzurrabili") non avrebbe mai trovato spazio nella selezione nazionale; oggi, con l'assenza di Bonucci, gli acciacchi di Astori e Romagnoli, i vari Bianchetti e Biraghi non ancora pronti per il grande salto, si è costretti a certe scelte di ripiego che intristiscono assai. La speranza è che, fra San Siro e Marassi, possa finalmente conoscere l'esordio il bravo Rugani, uno dei pochi prospetti di autentico valore in un reparto che un tempo, in Italia, sfornava a getto continuo calciatori di assoluta affidabilità. 

lunedì 3 novembre 2014

LUCCA COMICS AND GAMES 2014: PIU' CHE UNA GITA, UN'AVVENTURA. LE LACUNE ORGANIZZATIVE DELL'EVENTO


Rimane sempre l'amaro in bocca, quando una gita organizzata con discreto anticipo nei minimi dettagli diventa, per motivi indipendenti dalla propria volontà, una sofferta navigazione controcorrente, contro tutto e contro tutti. Sabato scorso, primo novembre, di buon mattino sono partito in direzione Lucca, in compagnia dell'amica Simona, per visitare la kermesse "Lucca Comics and Games", un must per gli appassionati di animazione (giapponese, ma non solo), di fumettistica, di collezionismo. Mancavo dal 2010: in questi quattro anni alterne vicende, personali e non, mi hanno tenuto lontano dall'evento, ma la voglia di tornare laggiù almeno un'altra volta non mi ha mai abbandonato. 
"Lucca Comics" non è una semplice fiera: non a caso la dicitura ufficiale è "Festival internazionale del fumetto, del cinema d'animazione, dell'illustrazione e del gioco". A me piace da sempre definirlo un colossale Carnevale. Tutta la città è in pratica coinvolta: nei giorni della manifestazione (solitamente il periodo del ponte dei Santi) le strade si colorano e si riempiono: di visitatori, certo, ma anche di cosplayer, gli impagabili ragazzi abbigliati coi costumi degli eroi dei cartoni e dei film, uno spettacolo nello spettacolo, genuini esempi di genio artistico e creatività fatti in casa. E poi, ovviamente, stand su stand, per acquistare materiale a tema, e ancora mostre, proiezioni di film, concerti, ospitate di prestigio. 
DISASTRO ORGANIZZATIVO - Potenzialmente una festa meravigliosa, un happening da favola. Ma c'è un però: Lucca non si è dimostrata all'altezza. Colta del tutto impreparata dalla marea umana riversatasi fra le mura, la città è andata in tilt. Lucca Comics è stato, dal mio punto di vista, un disastro organizzativo, soprattutto sul piano dell'accoglienza e della gestione della massa dei visitatori. Non mi interessa, in questa sede, individuare le responsabilità specifiche (non ho elementi sufficienti per indirizzare accuse circostanziate), quanto raccontare ciò che ho visto e vissuto: le stradine lucchesi non chiuse al traffico veicolare, in cui si sono creati ingorghi paurosi di persone, automobili e furgoni, con due effetti: tempi interminabili trascorsi immobilizzati in coda (mezze ore di nulla, di snervanti attese sottratte alla possibilità di visitare le attrazioni del Festival), e gente addossata, compressa, sotto un sole novembrino imprevedibilmente caldo, col rischio concreto di malori (in effetti, ne ho sentite parecchie di sirene d'ambulanze echeggiare nell'aria). 
Con una tale gestione della circolazione nella zona fieristica, si reca danno in primis all'evento stesso, che beneficia di un numero di visitatori inferiore a quello che garantirebbero una migliore ricettività e una più funzionale logistica. Poi, un servizio ferroviario locale assolutamente inadeguato: occorreva un potenziamento delle tratte, le poche corse erano invece gremite all'inverosimile e spesso in ritardo, creando problemi insormontabili relativamente alle coincidenze, indispensabili per chi (e credo fosse la maggioranza) veniva da fuori regione. 
SICUREZZA ASSAI VAGA - I parametri di sicurezza indispensabili quando si verificano colossali assembramenti di persone mi pare siano stati piuttosto lacunosi, in più punti e a più riprese. Sarà pur vero che il sottoscritto non si trova particolarmente a proprio agio in luoghi affollati (concerti in piazza e discoteche, soprattutto), ma ho avuto la sensazione netta, in diverse circostanze, di potermi fare del male. Quella sgradevolissima sensazione in cui non ti senti più del tutto padrone del tuo destino e... del tuo corpo: in uno degli ingorghi stradali di cui sopra, e poi sulla via del ritorno, al momento di salire sul treno Lucca - Viareggio, sono stato spintonato con violenza e sballottato, per un istante quasi sollevato da terra e trasportato dalla massa. Certo, questa è anche una questione di civiltà collettiva, che esula dalle lacune organizzative della giornata: l'assalto al treno in cui sono stato mio malgrado coinvolto è roba da quarto mondo; capisco la fretta e la stanchezza, ma poi? Erano tutti reduci da una giornata di festa, per quanto stressante per i motivi di cui sopra, e non da otto ore di duro lavoro: che bisogno c'era di travolgere chiunque (rischiando di far cadere gente sui binari) per accaparrarsi un posto (in piedi, il più delle volte) sulla vettura? 
RITORNO AVVENTUROSO - Il viaggio di ritorno è stato allucinante, fin dall'approccio alla stazione: per passare da un gruppo di binari a un altro, inibito il collegamento interno, è stato necessario un assurdo giro largo, per raggiungere un provvidenziale sottopassaggio: sempre meglio dell'inquietante passerella sopraelevata in metallo, carica di gente, che ad ogni passo "regalava" vibrazioni da batticuore. Il treno per Viareggio, dove ci aspettava la coincidenza, è giunto in colossale ritardo, e il cambio per Genova non ci ha ovviamente aspettati. Nella città del popolare Carnevale, oltretutto, abbiamo trovato, alle 20 e 30 di sera, una stazione buia (nel senso letterale: luci spente nell'androne), con le biglietterie serrate e la prospettiva di trascorrer la notte lì. L'unico impiegato FS incrociato, pressato da compagni di viaggio più... fumantini di me, si è almeno sbattuto garantendoci che, se avessimo preso il treno per La Spezia, lì ci avrebbe poi pazientemente attesi il sospirato cambio per il capoluogo ligure. 
Scene spiacevoli e al contempo tenere, come la crisi di pianto di una ragazzina, alla sua prima volta al Comics, che ha temuto di non riuscire a tornare a casa  prima del giorno dopo, e che ci siamo premurati di consolare e tenere su di morale, facendole fare il viaggio accanto a noi. E infine l'approdo a casa, con un regionale che ha fatto tutte le fermate possibili e immaginabili, ma a quel punto, nonostante l'ora tarda, non era il caso di fare gli schizzinosi. In sintesi: avvicinatici alla stazione lucchese intorno alla 18 e 15, siamo giunti a destinazione poco prima della mezzanotte. Se questa è l'Italia...
IL FUTURO - Tornando alla situazione in quel di Lucca, ripeto: ho visto tante piccole e grandi mancanze in tema di sicurezza, e sono tornato indietro con la sensazione che, continuando su questo andazzo, prima o poi qualcuno si farà del male, ma del male sul serio. Mi sono, ci siamo sentiti indifesi ed esposti agli eventi, con poche garanzie a tutela della nostra incolumità fisica. Lucca Comics è un evento prestigioso e spettacolare, ma è forse diventato un affare troppo grande, troppo gravoso per la graziosa cittadina toscana. Merita di certo una gestione più accorta, all'interno e nelle aree circostanti: una più idonea regolarizzazione del traffico veicolare, con limitazioni obbligatorie (un sacrificio sopportabile per pochi giorni di una festa che, se riuscita, può recare indubbi ritorni economici e di immagine alla città), maggiore assistenza ai visitatori (luoghi di ristoro, toilette...), trasporto pubblico implementato, migliore sfruttamento di vie di accesso e di fuga alternative, ulteriore decentramento di stand e padiglioni, per alleggerire la congestione di certe zone. 
I primi a ricevere nocumento da una organizzazione come quella che ho visto sabato sono proprio i protagonisti della kermesse, espositori e ospiti a vario titolo: in quel marasma, è possibile visitare solo un 30 - 40 per cento del Festival (certo, l'ideale sarebbe trattenersi lì per più di un giorno, ma non tutti ne hanno la possibilità). E tuttavia rimango del parere che, con una spietata autocritica di responsabili del Comics e di istituzioni locali, con una attenta analisi delle défaillance, niente ci sia di irrimediabile. Irrimediabile, nel breve periodo, è solo l'inciviltà delle orde dei barbari che per un posto in treno calpesterebbero gente e spezzerebbero arti, ma quella rientra nel più generale imbarbarimento del Paese.