domenica 29 novembre 2015

VERSO SANREMO 2016: CHI ENTRERA' NEL CAST DEI BIG? PRONOSTICI, PREVISIONI, DESIDERI


L'ora X scatterà nel pomeriggio del 13 dicembre. Il palcoscenico sarà quello, ormai tradizionale, della domenicale "Arena" di Massimo Giletti, nel corso della quale Carlo Conti annuncerà il cast dei Big di Sanremo 2016, che, come avevo facilmente previsto poche settimane fa in questo post, sarà formato da venti partecipanti, in luogo dei diciotto inizialmente previsti. Terminata la faticosa selezione delle Nuove Proposte (oltre 650 i provini giunti alla commissione), il direttore artistico è ora alle prese col passaggio più delicato nell'allestimento della kermesse. Perché il leit motiv è sempre lo stesso: puoi tirar fuori dal cilindro tre o quattro giovani di buon livello (e la trasmissione di ieri sera, l'ho già scritto nell'articolo dedicato, dovrebbe aver raggiunto l'obiettivo), puoi impreziosire lo show con ospitate di prestigio, ma se non azzecchi il roster dei "campioni" la manifestazione è destinata a trapanare l'acqua. 
TORNARE DOPO UN SOLO ANNO - Anche quest'anno, come dodici mesi fa, le indiscrezioni latitano. Poco male: ancora una volta mi affido all'intuito e a criteri metodologici piuttosto solidi. Ho sempre sostenuto, ad esempio, che è assai importante, per indovinare almeno qualche nome, guardare ai cast delle più recenti edizioni. Ultimamente è accaduto che pochi cantanti abbiano deciso di tornare immediatamente in corsa: di solito ci si concede almeno un anno di pausa... festivaliera, per riordinare le idee, trovare nuove soluzioni artistiche o tentare altre vie promozionali. Per il 2016, però, qualche eccezione potrebbe esserci: è insistente la voce di un ritorno all'Ariston per Annalisa, gratificata di un ottimo piazzamento all'ultimo Festival (quarto posto) e di una buona resa commerciale del suo album "Splende", che anche qui su Note d'azzurro ho positivamente recensito. Potrebbe ricomparire Bianca Atzei, che a Sanremo 2015 non entusiasmò sul piano della performance, ma che ha vissuto un anno assai intenso, fra problemi di salute (fortunatamente superati), sostanziosa attività live e collaborazioni di rilievo (l'ultima con J-.Ax), e che, insomma, deve battere il ferro finché è caldo, per continuare la marcia verso la consacrazione. Personalmente, non mi sorprenderebbe nemmeno una sollecita ricomparsa di Lorenzo Fragola, che ha ben figurato nelle charts con la sua opera prima "1995" e che con un'altra partecipazione azzeccata completerebbe in tempi record la sua ascesa verso i vertici della canzone italiana. Spazio anche per i Dear Jack orfani del loro frontman Alessio Bernabei, il quale a sua volta avrebbe tutto sommato le carte in regola per presentare domanda da solista. 
ARISA, GIUSY, NOEMI E... - A proposito dei più recenti virgulti prodotti dai talent, è evidente che i The Kolors, vero fenomeno dell'anno che sta per chiudersi, si troverebbero la strada spianata se decidessero di convertirsi, anche una tantum, al canto in lingua italiana, mentre buone chances avrebbe sicuramente Briga, altro "Amico di Maria" già popolarissimo e reduce da una felice partecipazione al Coca Cola Summer Festival. Facile prevedere anche un tentativo da parte di Deborah Iurato e di Francesca Michielin, con quest'ultima che può ora inserire in curriculum i riusciti duetti con Fedez (soprattutto "Magnifico").
Tornando invece a gettare lo sguardo sugli ultimi Sanremo, dopo l'intermezzo da presentatrice potrebbe ricomparire Arisa, vincitrice nel 2014; più difficile, ma non impossibile, rivedere in lizza Francesco Renga, che proprio nel 2014 mancò in extremis una vittoria che molti (me compreso) davano per certa, ma che si rifece poi ampiamente con le vendite, tanto che ancora oggi sta godendo dei frutti dello strepitoso album pubblicato dopo quell'edizione, "Tempo reale"; le perplessità sulla sua candidatura riguardano proprio questa super esposizione recente, che potrebbe portare anche a un effetto saturazione, per scongiurare il quale l'ex Timoria dovrebbe trovarsi fra le mani un pezzo epocale. Si approssima una nuova incisione per la rossa Noemi, e allora quale vetrina migliore del Festivalone rivierasco per lanciarla in grande stile? E dovrebbe rivedersi anche Giusy Ferreri, che dopo anni sottotraccia può finalmente presentarsi in una posizione forte, da autentica vedette, grazie al travolgente successo canicolare di "Roma - Bangkok", in coppia con Baby K. Da non escludere neanche una nuova sortita di Francesco Sarcina.

                                Giusy Ferreri: la regina dell'estate non dovrebbe mancare

SPERANZE PER EMMA E CARBONI? - Sarebbe stato l'anno giusto per il ritorno in gara di Emma e dei Modà (separatamente), ma entrambi hanno appena pubblicato i loro nuovi album, che difficilmente faranno flop e non necessiteranno quindi di "rinforzini" promozionali: possibile tuttavia che almeno la grintosa cantante si sia riservata qualche brano extra da sottoporre al giudizio di Carlo Conti. E a proposito di cd freschi di stampa, peccato anche per Luca Carboni, che l'anchorman toscano avrebbe desiderato vedere in corsa all'Ariston, come ebbe a dichiarare in un'intervista rilasciata a Sorrisi e Canzoni TV l'estate scorsa. Senza farsi illusioni, per il cantautore del nuovo tormentone "Luca lo stesso" potrebbe valere lo stesso discorso accennato poc'anzi per Emma, ossia qualche composizione messa da parte al fine di utilizzarla in occasioni speciali... 
POKER DA SOGNO - E visto che parliamo di superbig, buttiamo là un poker di nomi che farebbero la fortuna del Festival: Giorgia sarebbe un colpaccio autentico, occasione per una trionfale rentrée dopo una prolungata pausa produttiva, ma anche per Alessandra Amoroso il momento non potrebbe essere più propizio, dopo che già l'anno scorso la sua partecipazione era stata data per probabilissima; e chissà che non si celebri finalmente il matrimonio fra Sanremo e Mario Biondi, ogni anno annunciato e mai consumato: l'onda lunga di "Love is a temple" andrebbe adeguatamente sfruttata. Infine, un trio che in tempi recenti ha incontrato vastissimi consensi di pubblico e critica: Niccolò Fabi - Max Gazzè - Daniele Silvestri. Perché no? Max è ora nei negozi con un cd nuovo di zecca, ma... 
GIOVANI RAMPANTI, DA ZIBBA A BENJI & FEDE - Da Sanremo 2013 potrebbero riemergere Simone Cristicchi (che però ultimamente pare più che altro preso dai suoi impegni teatrali) e Simona Molinari, oltre a quell'Antonio Maggio che vinse fra le Nuove Proposte per poi confermarsi con alcuni brani di buona presa ("Stanco" su tutti), ma che stranamente non è più riuscito a rimettere piede in Riviera. E parlando di giovani in rampa di lancio, c'è l'ottimo Zibba che ben figurò due anni fa, c'è Renzo Rubino che vanta già un'esperienza (forse prematura) fra i big, proprio nel 2014, quando lottò fino all'ultimo per la vittoria, c'è Erica Mou che dopo il debutto festivaliero del 2012 ha intrapreso una intensa attività artistica ma alla quale manca ancora l'affermazione ad altissimo livello. Senza dimenticare una Levante dalla modernissima vena creativa e i nuovi fenomeni delle hit parade, Benji & Fede. Discorso delicato per Giovanni Caccamo, che dopo l'affermazione sanremese non ha sfondato, ma è comunque un'opzione da considerare.

                                    Arisa: probabile ritorno due anni dopo "Controvento"

CHI RITORNA: DOLCENERA, NEFFA... - Nonostante un album sofferto e di lunga gestazione uscito da pochi mesi ("Le stelle non tremano"), non mi stupirei di trovare nel listone definitivo la bravissima Dolcenera, e chissà che non venga fuori con qualcosa di nuovo anche Gigi d'Alessio, che non calca il palcoscenico ligure dal 2012 e che sarebbe di certo uno dei nomi di richiamo della manifestazione. Ritorni graditi dopo un'assenza un po' troppo prolungata potrebbero essere quelli di Fabrizio Moro, che ha recentemente intrapreso un percorso un po' impegnato ma che si è detto non contrario aprioristicamente alla partecipazione a Sanremo (che del resto gli ha dato tantissimo, indirizzando verso il successo una carriera che ha avuto un decollo laborioso), degli Zero Assoluto (visti di recente in un bel live su Italia Uno), del sottovalutato Neffa, fra i più ascoltati nella stagione calda con "Sigarette", nonché di Samuele Bersani, dei Negrita e dei Subsonica, gli ultimi quattro tutti fra i "desiderata" di Carlo Conti secondo l'intervista prima citata, nella quale parlò anche di Fabri Fibra. Fra i nomi meno à la page ma di gran spessore, non sarebbe male vedere in lizza Niccolò Agliardi, che ha avuto mesi fa un notevole exploit "mainstream" con la sigla di "Braccialetti rossi". 
MONDO RAP - A proposito dell'universo rap, che in questi anni di boom non può mancare all'Ariston, nomi papabili potrebbero essere quelli di Emis Killa, per rinverdire i fasti del tormentone 2014 "Maracanà", di Marrakash e di Guè Pequeno, mentre Rocco Hunt ha appena pubblicato il nuovo disco, ma anche in questo caso mai dire mai. Magari ci riproverà Clementino, dopo la delusione del 2015. Ancora talent: ringalluzzito dal buon esito del singolo "Ho scelto di no", che lo ha proposto in veste più matura, avrebbe buone chances Marco Carta, ed è lecito attendersi qualche sorpresa anche da Valerio Scanu, trionfatore a "Tale e quale show".
GRANDI NOMI DEL PASSATO - Capitolo veterani: Carlo Conti ha avuto, l'anno scorso, il merito di volgere lo sguardo verso i big anni Ottanta e Novanta, troppo spesso lasciati da parte in passato a vantaggio di  reduci dei decenni precedenti che avevano ormai ben poco da dire. Massimo Di Cataldo, Paolo Vallesi, Mietta, Mariella Nava e Alexia sono nomi sempre plausibili, come quelli di Marina Rei, Amedeo Minghi, Syria, Enrico Ruggeri, Stadio, Luca Barbarossa e Paola Turci; andando sul.. difficile si potrebbe invece pensare a personaggi fuori dal giro commerciale come Eduardo De Crescenzo, Alberto Fortis e Alice, e chissà che non decida di scendere di nuovo in pista Michele Zarrillo, dopo essersi lasciato alle spalle il dramma dell'infarto. Si è parlato insistentemente anche di Cristina D'Avena: non pare affatto una boutade, e di certo si tratta di una cantante che avrebbe tutti i titoli per calcare il palco più impegnativo della musica italiana da protagonista, per doti artistiche, riscontri di mercato e una popolarità che non conosce cedimenti, nonostante sia in pista fin dai tempi della "Canzone dei Puffi", e parliamo del tardo 1982!
Andando più indietro nel tempo, c'è l'ennesimo tentativo di Don Backy, e ci prova anche Umberto Napolitano, fedelissimo sanremese negli anni bui (tre partecipazioni fra il '77 e l'81) e deciso a tornare alla ribalta con l'entusiasmo di un ragazzino: sarà durissima, ma merita tutto l'appoggio possibile. Un significativo coup de théatre sarebbe rappresentato dal nome di Fiorella Mannoia.
GLI STRANIERI - Infine: ci sarà anche nel 2016 una casella libera per gli stranieri? Dopo l'esperienza di Lara Fabian dodici mesi fa, si andrebbe sul sicuro puntando su un Tony Hadley o su un Michael Bolton, o anche su Anggun o, perché no, gli Jarabe de palo; ma se si volesse far saltare il banco perché non provarci con Anastacia, di recente esibitasi in Italia?  Di certo c'è che, sulla base di tutti questi nomi, potrebbe venir fuori un cast molto al femminile, ma è una di quelle previsioni destinate a procurare solenni brutte figure a chi le formula. Anche perché, va sempre ricordato, alla fine della selezione spunta sempre fuori qualche personaggio che le indiscrezioni avevano totalmente ignorato. In campana! 

sabato 28 novembre 2015

BILANCIO DI SANREMO GIOVANI: FORMAT SENZA NOVITA', MA TRE - QUATTRO NOMI DA SEGUIRE


Televisivamente parlando, il ripristinato Sanremo Giovani non ha detto granché di nuovo. Nessuna ventata di freschezza nell'ormai fossilizzato mondo dei talent catodici, a meno che non si voglia considerare elemento rivoluzionario la pedana con caselle luminose sulla quale ciascun concorrente doveva indietreggiare, ogni volta che riceveva un voto negativo da parte della giuria. Ci ha provato Piero Chiambretti a smitizzare la pomposa solennità del format, presentandosi con il "manuale del perfetto giurato" dal quale ha pescato, perla dopo perla, le classiche frasi fatte di questi temutissimi gruppi di esperti ("Non mi hai emozionato" e via banalizzando), ma i suoi generosi tentativi sono stati vani: il linguaggio e la sceneggiatura di queste trite trasmissioni hanno avuto largamente il sopravvento, fagocitando anche l'unicità di un evento come la scelta dei debuttanti per il Festivalone ligure, ben altra cosa rispetto a un "The Voice" o a un "X factor". 
GIURIA TROPPO EMOTIVA - Inutile pertanto disquisire sulle opinabili decisioni della commissione, che peraltro nella circostanza ha forse preso una sola, colossale cantonata, con l'eliminazione della bionda Una. Spiace, ma statisticamente parlando è una percentuale che si può tollerare. Casomai, sarebbe stata apprezzabile qualche motivazione tecnica in più a sostenere ogni promozione o bocciatura, onere che si è in pratica accollato il solo Giovanni Allevi. E personalmente avrei gradito un minor coinvolgimento emotivo di certe giurate, che si sono scatenate alzandosi in piedi e ballando durante le esibizioni di alcuni degli artisti in gara. Insomma, il ritorno della preselezione autunnale tredici anni dopo il flop di "Destinazione Sanremo" non ha fatto scattare alcuna scintilla: era di certo più innovativa, piuttosto, la formula adottata nel secondo anno di gestione Mazzi - Morandi, con le audizioni live delle aspiranti Nuove Proposte trasmesse in diretta web, in una maratona sfiancante ma di indubbio fascino. Un'idea perfettibile e tuttavia di grana buona, che infatti è stata sollecitamente accantonata. 
IL TENORE POP - Sul piano degli esiti del concorso, come detto prima, non vi sono stati verdetti tali da far gridare allo scandalo. Meritava forse qualcosa di più Una, col suo cantautorato di stampo moderno e un testo che dimostra come si possa parlar d'amore in maniera non banale pur restando nel solco della tradizione, mentre fra gli ammessi non ha suscitato particolare entusiasmo il giovane Irama, la cui vena compositiva pare ancora acerba. Nessun rimpianto per l'esclusione di Francesco Guasti, con un soft rock di facile presa ma che non brilla per originalità, e per lo sciapo duetto fra Valeria e Piero Romitelli. Era abbastanza scontata la promozione dell'italo - australiano Michael Leonardi, che si inserisce con abilità nel filone ultravincente inaugurato dal Volo ma che nel suo pop tenorile porta un valore aggiunto, con atmosfere che casomai richiamano certe soundtrack dei più recenti episodi di 007. 
CECILE: BRAVA MA SOPRA LE RIGHE - Si può già parlare di papabili per la vittoria finale: la dance trascinante e al passo coi tempi di Francesco Gabbani si sposa con un testo ben congegnato, in "Amen", e con un easy listening non lontano da quello che lanciò dodici mesi fa Giovanni Caccamo. Cecile, con "N.E.G.R.A.", ha la proposta più in linea con la musica che oggi monopolizza gli airplay radiofonici, un rap hip hop ruvido e graffiante sia nella ritmica sia nei versi, magistralmente interpretato; casomai, qualche perplessità si può avanzare sul videoclip nel brano, che lascia ben poco all'immaginazione riguardo al corpo della graziosa cantante. Il testo del pezzo bastava e avanzava per lanciare un messaggio antirazzismo ben concepito e senza giri di parole: non scandalizza la nudità in quanto tale, figurarsi, ma il fatto che in questo caso sia tutto sommato gratuita. La ragazza sembra già fin troppo scafata sul piano della comunicazione, ha capito l'importanza della "musica - immagine" facendo apparire innocue pivelline, al confronto, la Anna Oxa in tutina aderentissima del 1985 e la Bertè col pancione dell'anno dopo. Ma non è detto che ciò abbia una valenza positiva, non per me almeno. 
ERMAL E CHIARA SU ALTI LIVELLI - E' prevedibile un ottimo piazzamento, ma forse non la vittoria, per Ermal Meta, cantautore dallo stile assolutamente contemporaneo che ha il merito di non scimmiottare nessuno dei divi pop attualmente sulla cresta dell'onda, e che in "Odio le favole" ha saputo creare un arrangiamento ricco e variopinto, una fusion fra vaghi richiami anni Ottanta e suoni del terzo millennio. Occhio anche all'essenziale estro poetico di Chiara Dello Iacovo, con un minimalismo nel proporsi che è l'opposto dell'eccessiva esposizione di Cecile, e con una "Introverso" di impianto assolutamente originale. Le delusioni maggiori arrivano da Area Sanremo: senza storia la melodia a voce spiegata della bella Miele, quasi irritante Mahmoud, che "mengoneggia" in maniera discutibile. Ma sono eccezioni: la sensazione è di un, sia pur modesto, innalzamento di tono rispetto alla categoria del 2015; quasi tutti i prescelti hanno messo farina del loro sacco, senza adagiarsi troppo sugli stilemi imperanti. Da questo punto di vista, almeno, Sanremo Giovani ha vinto il confronto con altri talent show fin troppo reclamizzati. 

martedì 24 novembre 2015

IL PUNTO SUL GRIFONE A UN TERZO DEL CAMMINO: GENOA "TRIPALLICO" MA INCOMPIUTO

                                     Perotti: sempre positivo, ma può fare ancor di più

Meno tecnici, ma più... tripallici. Giunti a un terzo del cammino della Serie A, è il momento di fare il primo punto della situazione genoana. Traduco subito il termine "tripallico", forse ignoto ai più giovani e a chi non ha praticato buone letture calcistiche: lo coniò l'immaginifico Gianni Brera, a indicare un atleta, o una compagine, particolarmente dotati di carattere, di determinazione; di "attributi", insomma, per usare un'espressione inflazionata in un ambiente maschilista come quello del pallone. Ma il Grifone attuale questo è: una squadra che insegue l'obiettivo fino all'ultimo secondo di recupero, anche quando tutto sembra congiurare contro. 
FINO ALLA FINE - Tre volte in appena tredici giornate ha fatto risultato in extremis: gol vittoria di Tachtsidis contro il Chievo, pareggio di Laxalt a Torino coi granata, per finire con l'incredibile girandola di emozioni di due giorni fa al Ferraris, col Sassuolo capace di trovare l'immeritato 1-1 oltre il  93esimo e il Genoa che, rimessa palla al centro, è partito all'assalto trovando infine, con un lungo traversone di Cissokho, la testa dell'inesorabile Pavoletti per il successo a fil di sirena. Dove sarebbero gli uomini di Gasperini senza i ben cinque punti raccolti in questo modo è la classifica a dirlo; in questa sede, preferiamo sottolineare la netta inversione di tendenza rispetto al recente passato, quando spesso i rossoblù si sono trovati a pagare dazio in dirittura d'arrivo: l'esempio più clamoroso rimane la sconfitta patita contro i granata due anni fa all'Olimpico, con Cerci e Immobile giustizieri oltre il novantesimo, ma gli episodi son stati numerosi. 
MENO CLASSE - Vincere o pareggiare nei minuti di recupero non è questione di fortuna, come molti sostengono: un gol segnato al 95esimo vale quanto uno fatto al primo minuto o alla mezz'ora. E', anzi, l'espressione più genuina della grinta e dello spirito indomabile di un gruppo che, vivaddio, sa finalmente essere più forte delle avversità. Questo ci voleva, in un'annata che, ormai lo si è capito, ha proposto ai nastri di partenza un Genoa più povero di classe, rispetto a quello della splendida cavalcata 2014/15 parzialmente vanificata dalla défaillance societaria costata l'Europa League; dico parzialmente perché l'ottimo sesto posto, il gran gioco espresso e la supremazia cittadina, quelli nessuno potrà mai cancellarli. Le perdite di Bertolacci e di Falque si sono rivelate purtroppo pesantissime: se pensiamo che questi due campioncini si affiancavano, nell'organico dell'anno scorso, a due potenziali fuoriclasse come Perin e Perotti, avremo il quadro completo della forza d'urto di quella squadra; e non faticheremo a comprendere come fosse pressoché impossibile, con questi chiari di luna, trattenerli tutti e quattro sotto la Lanterna. 
MERCATO NON PREMIATO - Scrissi l'estate scorsa che il non aver ceduto alle lusinghe per il portierino e per il delizioso argentino doveva essere considerato già un successo, e resto della mia idea. Il fatto poi che Bertolacci abbia inizialmente incontrato delle difficoltà a Milano non può sollevare dubbi sulle sue doti: non è un super, ma un centrocampista che, inserito nel contesto giusto, può far impennare il rendimento della squadra e risultare sovente decisivo; certo il Milan di transizione di Mihajlovic non rappresenta il brodo di coltura ideale per un giocatore delle sue caratteristiche. Tornando al Genoa, il calo rispetto all'anno passato (sette punti in meno, al momento) è dunque imputabile anche alla partenza dei due suddetti big, un po' meno agli addii di Kucka, Edenilson e Roncaglia, tutti elementi validi ma rimpiazzabili senza drammi (soprattutto l'ultimo); il problema è che molte scelte di mercato non hanno finora pagato. 
LACUNE DIETRO E DAVANTI - Qui bisogna distinguere fra reparto e reparto. Perché con Perin e Lamanna la sorveglianza della porta non desta preoccupazioni, le fasce laterali e la zona nevralgica risultano blindate sotto tutti i profili, quantità e qualità, garretti e piedi buoni (da Cissokho ad Ansaldi a Laxalt, da Rincon a Tino Costa passando per Dzemaili), mentre in difesa e in attacco è evidente l'errore di valutazione in sede di campagna acquisti, allorquando la società non ha saputo (o potuto?) rimpolpare adeguatamente i due settori con alternative plausibili; così, dietro si è sostanzialmente aggrappati al trio Burdisso - De Maio - Izzo (gli altri sono ripieghi o adattamenti), mentre in avanti tutto ruota attorno a un Pavoletti che ha in canna una media gol anche più alta di quella attuale (cinque segnature, ma tutte fondamentali), ma che è forse troppo solo; Gakpè ha avuto buoni lampi ma può dare di più, mentre Pandev si è giocato male le sue poche chances prima di essere momentaneamente cancellato da un infortunio. 
RIFINITORI A MEZZO SERVIZIO - E i suggeritori, gli assist man? Qui il club aveva fatto il possibile, ma sono i calciatori a dover rispondere diversamente. Pur rischiando di incorrere nel delitto di lesa maestà, credo sia lecito chiedere a Perotti ancora maggiore continuità; il discorso va elevato all'ennesima potenza per Lazovic, devastante e fondamentale nel 2-2 di Frosinone ma per il resto inconsistente, e per l'attesissimo Capel,  che al di là dei problemi fisici ha finora solo regalato qualche sprazzo di gran livello contro il Milan, eppure avrebbe nei piedi il talento per far decollare il Grifone ben oltre l'anonima posizione attuale. 
MENO BRILLANTEZZA - Anche il gioco, al momento, non sgorga sempre brillante come nel precedente campionato (ma col forte Sassuolo è stata fornita una buona dimostrazione di forza, al di là del risicato punteggio). Qualche interprete diverso in campo, certo, ma non basta a spiegare la parziale involuzione, perché quest'anno rivoluzioni vere e proprie non ce ne sono state, lo zoccolo duro della squadra è rimasto pressoché immutato. Consola però il fatto che quattro delle cinque sconfitte finora incassate (troppe) siano arrivate nelle prime cinque giornate, con Gasperini oberato dal peso di un'infermeria assurdamente affollata, che lo ha costretto ad agire a lungo in emergenza. La sensazione è che quando gente come Ansaldi, Tino Costa, Lazovic e Capel, tutti al di sotto delle rispettive possibilità per diversi motivi, prenderanno a marciare a pieno regime, questa compagine possa guadagnare ulteriormente terreno. 
IL FUTURO NEBULOSO - Ma per conquistare stabilmente la parte sinistra della classifica serve altro, non molto: sul campo, uno o due difensori affidabili e un'alternativa credibile a Pavoletti. In società, maggiore chiarezza sulle prospettive di un club che, dopo il pasticciaccio Uefa, naviga in un limbo di incertezza. Cosa avverrà di qui a pochi mesi? Il mio omonimo Calabrò entrerà con nuovi capitali? Ci sono altri investitori all'orizzonte? E senza questi investitori, il solo Preziosi fin dove può spingere i suoi sforzi finanziari per sostenere tecnicamente il team? Il Genoa vive in un tempo sospeso che sembra frenare gli stessi giocatori. Un Genoa al 60 per cento. Tripallico, certo, il che basta a superare gli ostacoli di medio livello, ma con le grandi del torneo ci vuole di più. Perché il vero Grifo, tanto per dire, avrebbe fatto risultato anche contro la modesta Juve di questo avvio di stagione. Un bel passo avanti rispetto all'ultimo campionato, questo va detto in chiusura, è nel rapporto con gli arbitri, tutto sommato: finora, se escludiamo l'inconcepibile espulsione di Perotti domenica scorsa, torti e favori si sono grosso modo bilanciati, e non vi sono nemmeno stati episodi eclatanti. Una rarità, nella storia recente del Vecchio Balordo, soprattutto se torniamo con la memoria a quanto accadde dodici mesi fa da Genoa - Roma in poi. 

mercoledì 18 novembre 2015

CLUB ITALIA VERSO EURO 2016: BELGIO E ROMANIA RIDIMENSIONANO GLI AZZURRI

                                         Marchisio: gol su rigore contro la Romania

E' stato il più tragico intermezzo internazionale calcistico che io ricordi. E scrivo "calcistico" perché il pallone, questa volta, ne è stato suo malgrado protagonista diretto. Prima la strage sventata allo Stade de France, poi la non ancora chiarita minaccia di ieri ad Hannover. Due amichevoli di lusso, Belgio - Spagna e Germania - Olanda, cancellate: la speranza è che certi provvedimenti drastici siano frutto del momento particolare, dei giorni post attentati in cui il quadro della situazione non ha ancora contorni definiti e si devono mettere a punto i nuovi parametri di sicurezza, che saranno ovviamente, d'ora in poi, particolarmente rigorosi. Lo spero, perché se si comincia a sospendere e annullare eventi sportivi ad ogni pié sospinto ci si incammina su una strada pericolosa e piena di incognite. Chiaramente la vita umana viene prima di ogni cosa, e del resto tutti noi nei mesi a venire dovremo essere più attenti e prudenti in ogni fase delle nostre giornate, ma senza concedere troppo campo a chi fa del terrore la propria filosofia di vita. So che a parole sembra tutto facile, ma è l'unica via: a giugno, proprio in Francia, ci sarà Euro 2016, e quella kermesse non potrà trasformarsi in un corollario di partite non disputate. Sarebbe la fine, anche se non si deve nemmeno giungere all'eccesso opposto, agli incontri di calcio disputati poche ore dopo i bombardamenti, come accadeva in Italia durante la Seconda guerra mondiale. 
Proviamo dunque a parlare di football. La nostra Nazionale, in fondo, è stata fortunata, riuscendo a portare a termine entrambi gli impegni in calendario. Non era scontato, e il fatto che ieri a Bologna il minuto di silenzio, forse per la prima volta, sia stato finalmente un minuto di silenzio autentico, senza i consueti, fastidiosi applausi per le vittime di turno, dimostra quanto i luttuosi eventi di Parigi abbiamo lasciato un segno veramente profondo in tutta la comunità internazionale. I calciatori, dal canto loro, si sono comportati da professionisti seri, facendo il loro dovere in campo e regalando momenti di serenità al pubblico: non altro gli si chiede, in fondo. 
TEST PROBANTI CON ESITO DELUDENTE - Le risultanze tecniche e gli spunti di riflessione non sono mancati. Quale peso attribuirgli è il problema che, da sempre, pongono le gare senza posta concreta in palio. Per il Club Italia, forse, sarebbe stato meglio restare al felice esito, di gioco e di risultati, delle ultime due uscite ufficiali, contro Azerbaigian e Norvegia. Ma non si può, perché Belgio e Romania erano due test estremamente probanti, e i nostri mentalmente erano presenti a loro stessi, hanno affrontato entrambe le gare con lo spirito giusto e non con la testa al campionato. Proprio per questo, i troppi campanelli d'allarme suonati vanno tenuti nella massima considerazione. Il bilancio complessivo è ampiamente in rosso: è vero, potevamo uscire imbattuti dall'Heysel (sempre quello è, anche se ha cambiato nome e si è rifatto il trucco) e battere la Romania. 
Due risultati che ci stavano, per il livello delle nostre prestazioni: non averli conseguiti torna a nostro esclusivo demerito. Per circa settanta minuti gli azzurri hanno tenuto bellamente testa, in campo avverso, alla rappresentativa numero uno al mondo (ranking FIFA alla mano), legittimando ampiamente il fulmineo vantaggio di Candreva; poco prima e poco dopo l'1 a 2 hanno avuto, con Eder e Pellè, palle gol nitidissime; hanno giocato con buona disinvoltura, in particolare percuotendo le corsie laterali con apprezzabile efficacia, e mostrando persino una precisione di palleggio che è sovente mancata, negli ultimi anni; c'è stata sofferenza autentica solo nella parte iniziale della ripresa, prima del crollo in dirittura d'arrivo che ha consegnato agli almanacchi un 1-3 bugiardo e oltremodo severo. Invece a Bologna, dopo un primo tempo da arrossire, è arrivato un provvidenziale cambio di marcia che ha portato i nostri a capovolgere meritatamente il risultato, ma per l'ennesima volta è stato fallito il colpo del ko, con immancabile beffa finale fra il tripudio degli oltre 4mila romeni del Dall'Ara. 
TENUTA FISICA, POCA CONCRETEZZA ED ERRORI DIETRO - I problemi emersi, a ben guardare, sono quelli di sempre. Sul piano atletico, l'incapacità di mantenere ritmi alti con continuità, e il verificarsi di troppo frequenti cedimenti fisici alla distanza (a Bruxelles, nel finale, gli uomini di Conte sono letteralmente spariti e il punteggio poteva diventare addirittura più pesante); sul piano del gioco, alla ormai cronica prodigalità offensiva si è aggiunto il ritorno di quei tremori in terza linea che avevano macchiato la fase conclusiva della gestione Prandelli. Alla Romania, tanto per dire, i ragazzi di Conte hanno concesso due gol su quattro conclusioni pericolose, e in entrambe le circostanze i tentennamenti dei nostri difensori sono stati esiziali: scontro Darmian - Barzagli che ha dato il via libera a Stancu per lo 0-1, goffo tentativo di parata di Sirigu per la ribattuta decisiva di Andone. 
Quattro giorni prima, i Diavoli Rossi avevano pareggiato con Vertonghen lasciato libero di colpire di testa a centro area (su calcio d'angolo!), per poi mettere la freccia con De Bruyne, in seguito a un pasticcio di Bonucci, che dovrebbe essere il punto cardine della nostra retroguardia. Ce n'è abbastanza per essere preoccupati. Soprattutto dal momento che, lo ripetiamo, in avanti la concretezza è ancora un miraggio. A Bologna El Shaarawy ha avuto due occasioni clamorose, Marchisio ci ha provato con una bella fiondata da fuori in chiusura di prima frazione (per poi cogliere su rigore il meritato successo personale), imitato nella ripresa da Parolo; delle occasioni di Pellè ed Eder in Belgio si è già detto, e non sono state le uniche, se pensiamo ad altri tentativi andati a vuoto di Candreva, Florenzi e dello stesso Faraone. 
TANTI DUBBI E POCHE CERTEZZE - Proprio per questo non c'è da stare tranquilli: quando si gioca tutto sommato su livelli apprezzabili e si torna a casa con un pugno di mosche, vuol dire che i margini di miglioramento, per quanto esistenti, non sono poi enormi. In ogni caso, qualche certezza questi due test l'hanno pur lasciata: Florenzi e Candreva al top, ad esempio, non possono assolutamente restare fuori dall'undici titolare, ed El Shaarawy si sta lentamente riappropriando delle misure di un tempo, quantomeno come capacità di movimentare la manovra offensiva (la precisione sotto porta è invece ancora uno sbiadito ricordo di quella fulminante parentesi rossonera). Davanti a Buffon, sperando che quello di Bonucci sia solo un momentaneo appannamento, Chiellini continua a non brillare, e tutto il movimento calcistico italiano deve mordersi le mani nel vedere Rugani, il più dotato dei giovani difensori nostrani, ai margini di una Juventus in cui, vista la stagione ormai chiaramente di transizione, potrebbe e dovrebbe esserci lo spazio per qualche sperimentazione (nemmeno troppo ardita perché, lo ripetiamo, il ragazzo ex Empoli è una certezza). Speriamo in una ulteriore crescita di Romagnoli e in un ritorno in auge di Astori: altra alternative in mezzo non ve ne sono, puntare ancora su Ranocchia sarebbe davvero un salto nel buio. 
PEPITO E MANOLO - Nella fascia centrale, Verratti è diventato ormai indispensabile, Bonaventura reclama una chance, mentre qualche metro più avanti si tratterà di trovare spazio per Insigne, Berardi (che all'azzurro ci tengono eccome) e Bernardeschi. Sempre più lontana l'eventualità di una rinascita sul breve periodo di Balotelli, rimane la speranza di un recupero alla causa di Pepito Rossi, ipotesi tutt'altro che peregrina, mentre merita senz'altro un più ampio minutaggio l'inesorabile Gabbiadini (ieri in gol poco dopo l'ingresso in campo): affrontare Euro 2016 con la coppia di punta Pellè - Eder, dignitosa e nulla più, ci escluderebbe a priori dal grosso giro, a meno di non trovare più puntuali rifornitori di palle gol e incrementare al massimo l'efficacia sotto porta della nostra nutrita batteria di potenziali incursori.