martedì 7 agosto 2012

"E STATE CON NOI IN TV": PER PAOLO LIMITI IL TEMPO (TELEVISIVO) SI E' FERMATO AGLI ANNI '90

                                                Paolo Limiti con Floradora

Dal lunedì al venerdì, a mezzogiorno, su Rai Uno, si apre una sorta di varco spazio - temporale, una porta sul passato che proietta il telespettatore direttamente nel bel mezzo degli anni Novanta. Ricordate? Erano i tempi in cui Paolo Limiti impazzava sugli schermi della televisione di Stato con il suo "Ci vediamo in tv": per la verità il programma assunse varie denominazioni nel corso della sua esistenza, ma quello citato è il titolo rimasto più famoso. 
Ebbene: Paolo Limiti è tornato. E già il fatto sarebbe abbastanza triste di suo, perché si continuano a ripescare personaggi avanti con gli anni e fin troppo sfruttati e utilizzati, ad un'età in cui qualsiasi persona senza problemi finanziari dovrebbe, ragionevolmente, lasciare spazio ai giovani e godersi una serena pensione, al di là degli indiscutibili meriti professionali (e le stesse riflessioni le facevo, giorni fa, a proposito dell'adorato Bruno Pizzul, ricomparso su La7 a fare la telecronaca di un preliminare di Europa League). Poi, succede che a queste "glorie catodiche" venga affidata, addirittura, la conduzione di trasmissioni in un periodo dell'anno, la stagione estiva, che dovrebbe essere quello ideale per attuare sperimentazioni, testare nuovi format, lanciare talenti in erba e valorizzare le idee di nuovi autori interni, ossia al di fuori del giro delle multinazionali che esportano i loro programmi in tutto il mondo (già, ma queste idee e questi nuovi autori esistono? Comincio a nutrire seri dubbi...). Ma il fatto è che Limiti è tornato riproponendo, in pratica, la stessa trasmissione del 1996 e dintorni. 
OGGI COME IERI - "Ci vediamo in tv" è diventato, circa tre lustri dopo, "E state con noi in tv", e già il titolo non brilla per fantasia: però è emblematico della continuità, della simbiosi assoluta che il "nuovo" contenitore ha voluto creare col suo antico predecessore. Formula e contenuti sono sostanzialmente gli stessi, come se quindici anni fossero passati invano, come se il tempo si sia fermato, come se il ricambio di personaggi non sia mai avvenuto, come se fosse logico riproporre tematiche e canovacci spettacolari (?) che già mostravano la corda all'epoca del massimo splendore "Limitiano". Sia chiara una cosa: qui non siamo nel campo del vintage, non c'entra quel filone nostalgia che sul piccolo schermo funziona ancora, se ben confezionato (vedi l'esempio de "I migliori anni", che tuttavia si sta anch'esso logorando nella ripetitività, nella riproposizione ad libitum dello stesso "schema narrativo"). No, qui siamo oltre: siamo alla "nostalgia della nostalgia", al "Re-revival". Oggi come quindici anni fa, ecco scorrere davanti ai nostri occhi gli stessi ricordi e aneddoti, gli stessi personaggi, le stesse datatissime canzoni di allora. 
CONSERVATORISMO - Limiti e il suo programma sono invecchiati insieme, e si rivolgono allo stesso pubblico di allora, già attempato all'epoca e oggi incanutito: il che non è un male in sé per sé, ma nemmeno un bene assoluto. In primis, perché in tale maniera Rai Uno abdica totalmente al suo ruolo di emittente generalista, indirizzandosi risolutamente verso il più elevato target di età; in seconda battuta, opera questa scelta in maniera ultraconservatrice, rimanendo ferma, continuando insistentemente a guardare allo stesso passato di sempre, un passato sempre più lontano, non aprendo alcuno spiraglio a qualcosa che sia un po' meno impolverato, un po' meno "immobilista", un po' meno "rimpianto" e un po' più "speranza". E' un andazzo, intendiamoci, che si riscontra anche in altre produzioni dell'emittente, in fasce orarie ben più significative, ma che in questo spaccato pre - prandiale trova, parere mio, la sua sublimazione.
Paolo Limiti è poco più giovane di Pippo Baudo: ma quanta differenza, fra i due! Certo, anche l'anchorman siciliano con gli anni ha accentuato il suo carattere artistico tradizionalista, declinandolo però in maniera diversa, orientandosi verso una valorizzazione degli schemi spettacolari e televisivi del varietà, quelli che hanno decretato il più grande successo di pubblico alla Rai negli anni d'oro, ma non rifuggendo le sperimentazioni (come dimenticare la sua avventura pomeridiana su Rai Tre, a fine anni Novanta, con "Novecento - Giorno dopo giorno"?) e, soprattutto, scandagliando sempre i vari vivai settoriali di sua competenza (televisione e musica) alla ricerca di nuovi e giovani talenti.
LE FACCE DI SEMPRE - Limiti, invece, nel 2012 si ripresenta in tv con tutto il suo gruppo di lavoro dei vecchi tempi: da Giovanna Nocetti (ora promossa a direttrice d'orchestra) a Gilda Giuliani e Stefania Cento (con l'immancabile brano "Evviva il mio papà", tormentone limitiano anni Novanta), dal cane - pupazzo Floradora all'imitatore Gigi Vigliani, uno che non ricordo di aver mai visto in azione al di fuori dei programmi del suo mentore (e in effetti mancava da anni dai teleschermi, perlomeno io non ho memoria di sue recenti performance di rilievo); e mi è parso perfino di rivedere Edoardo Agnelli, cantante di buone doti vocali e fisicamente prestante (diciamo pure: un belloccio), ma di scarso successo commerciale, anche lui un membro fisso della "Compagnia Limiti". Intendiamoci, non è in discussione il valore professionale dei suddetti (della Giuliani, ad esempio, ho grandissima stima), ma la riproposizione di un format e di una struttura davvero fuori tempo.
E sì, perché anche le tematiche sono oltremodo malinconiche: siamo ai livelli del salotto da terza età che evoca antichi momenti gloriosi col classico tono da "quelli sì  che erano tempi, e non torneranno mai più!"; c'è la consueta ricostruzione della vita di Marilyn Monroe, in forma di docufiction alla buona in cui, ovviamente, il ruolo della leggendaria attrice è affidato  alla più recente sosia di Marilyn, quella Justine Mattera lanciata nell'olimpo televisivo proprio da Limiti. Ci sono le vecchie canzoni con sottotitoli alla karaoke, i minishow degli imitatori col consueto pout pourri di voci che si passano parola sullo "slancio" di battute di scarsa efficacia, una modalità recitativa che già risultava irritante negli anni Ottanta e che poteva al limite andar bene in quelle trasmissioni - concorso che cercavano di lanciare giovani imitatori (ricordate? C'era un periodo in cui pareva che tutti gli italiani volessero diventare novelli Gigi Sabani, e io che non riuscivo ad imitare nemmeno Mike Bongiorno e Celentano mi sentivo quasi un "diverso"...). 
FARGO E MARTORELLA DA SALVARE - Ancora: c'è una indefinibile rubrica "di consigli e curiosità" gestita da tal Nancy Squitieri, rubrica che contempla anche talune temerarie incursioni nel campo dei suggerimenti giuridici. E poi ci sono pure i giovani, certo: soprattutto giovani cantanti al femminile, dalla bellezza standardizzata e alle prese con repertori musicali ultradatati. Ho visto momenti di autentico trash involontario: la rievocazione in divisa dei canti militari, o una tristissima esibizione di un gruppo di ragazze in bikini che, guardandosi intorno spaesate e con movenze impacciatissime, mimavano una vecchia (ma va?) canzone di Richard Anthony immerse in una coreografia "impreziosita" da rudimentali effetti speciali. Questo lo spartano, per mezzi e per idee, scenario del mezzodì della tv di Stato. Per fortuna, qualche sprazzo degno di nota c'è, come il ripescaggio di voci e volti dimenticati ingiustamente dai grandi media, su tutte la raffinata cantante Irene Fargo e la bravissima imitatrice Gianna Martorella. 
NOSTALGISMO FINE A SE STESSO - Ripetiamo: il problema non è lo sfruttamento del filone nostalgia, o la rivisitazione del passato glorioso del mondo dello showbiz. Il problema è rendere questi filoni, nobilissimi e potenzialmente ancora produttivi in termini di qualità, televisivamente indigeribili, affidandoli a canovacci, ritmi, modalità spettacolari e personaggi rimasti fermi a quasi due decenni fa, il che, a livello catodico, equivale a dire quasi un secolo. La nostalgia del passato può essere offerta in confezione gradevolmente moderna: senza arrivare a scomodare "Anima mia", trasmissione del tutto fuori degli schemi e avanti anni luce rispetto al periodo di messa in onda, persino "Cocktail d'amore", che pure risale all'ormai lontano 2002, aveva una struttura più agile, frizzante, non conservatrice. "E state con noi in tv" è, invece, solo un rinchiudersi nel nostalgismo fine a se stesso, un rifiuto del tempo che passa. E, last but not least, il sintomo di una pericolosa latitanza di fantasia. 

3 commenti:

  1. ho già scritto su facebook che, come giustamente hai sottolineato tu, il dubbio che esistano davvero queste nuove idee e le nuove leve adatte a portarle avanti si fa sempre più insinuante. Riproporre Limiti è forse peggio che sentire Pizzul, sperando che la sua sia stata in fondo una semplice (e bella) parentesi votata a creare l'effetto nostalgia nei trentenni/quarantenni (così' ci stiamo dentro entrambi :-)) . Limiti invece a mio avviso sapeva di "antico" e poco innovativo già nei '90, assolutamente preparato e competente in determinate questioni che riguardano la storia della nostra tv (che ha certamente contribuito a ridefinire ed è giusto dare a Cesare quel che è di Cesare) e del costume, ma a disagio con nuove forme espressive di comunicazione, peraltro non richieste a quanto pare dall'azienda madre, visto che in pratica si riduce a fare il verso a sè stesso. Boh, scelta davvero discutibile, nemmeno da confrontare con l'altrettanto attempato Baudo che però è stato abile a rinnovarsi nella continuità, per usare un azzeccato slogan. ciaooo

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  2. grande cantante comunque Irene Fargo, che ingiustamente è stata dimenticata dal pubblico

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  3. Mi è capitato di vedere il ritorno di Limiti mentre facevo un po' di zapping, ma a causa del repentino passaggio ad altro canale non avevo notato la presenza di Irene Fargo. Peccato, l'avrei vista volentieri. Bibì.

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