sabato 9 marzo 2013

IL CALCIO DELLA CASTA: LA FARSA GENOA - MILAN E' SOLO LA PUNTA DELL'ICEBERG

                                   Ballardini, trainer di un Genoa tartassato dagli arbitri

Chissà se e quando arriverà il giorno in cui, finalmente, il tifoso italiano medio troverà il coraggio di porsi la fatidica domanda: vale ancora la pena seguire un campionato - farsa? Perché oggi sta toccando al povero Genoa, ma la ruota della persecuzione, prima o poi, gira per tutte le squadre: beninteso, tutte le squadre medio - piccole. In questo, la nostra Serie A rappresenta lo specchio più tristemente fedele di un Paese in sfacelo materiale e morale, raso al suolo dall'inettitudine e dall'arroganza di una casta di pochi eletti, un'oligarchia che si è arricchita alle spalle di un popolo sempre più povero, sempre più in difficoltà, privato di qualsiasi speranza in un futuro migliore. Fateci caso, un quadro desolante applicabile in tutto e per tutto anche all'italico football: c'è una casta formata dalle cinque squadre metropolitane, le milanesi, le romane e la Juve, a cui tutto è concesso e a cui la strada è sempre e comunque spianata, e c'è il popolo dei piccoli club sempre più distante dai "ricchi" per potenzialità economiche, sempre più tartassato, sempre più ridotto al ruolo di fastidiosa comparsa. E, per continuare a esercitare il proprio predominio senza fastidi, questa odiosa élite si avvale della premurosa collaborazione di una classe arbitrale avvilente, nella sua crassa inadeguatezza tecnica e di personalità. 
GIA' DA PECHINO... - Ripeto: non è una questione di vittimismo tifoideo. Perché se oggi nell'occhio del ciclone c'è il bel Genoa di Ballardini, nel passato è toccato a qualcun altro e domani toccherà ad altri ancora. Personalmente, su questo blog avevo denunciato l'esistenza di un problema arbitrale ormai fuori controllo in tempi assolutamente non sospetti: quest'estate, dopo l'orrido spettacolo in Mondovisione fornito dalle nostre "giacchette nere" in occasione della Supercoppa fra Napoli e Juventus, in quel di Pechino. Mentre tutti i media, o quasi, spararono a zero sui partenopei, rei di avere antisportivamente disertato la premiazione, io preferii concentrarmi su una gestione arbitrale assolutamente inaccettabile, che aveva chiaramente indirizzato l'esito del match mettendo i bianconeri in posizione di favore. Qualcuno mi diede persino del "becero", sulla base dell'ottuso dogma per cui le giacchette nere non vanno toccate in quanto rappresentano comunque la componente più sana del sistema, mentre le magagne sono altre. Già all'epoca specificai di non avercela con la Juventus in particolare, poiché la sudditanza psicologica va  a vantaggio, a turno, di tutte le grandi, nessuna esclusa. Ciò che è accaduto in quest'ultima settimana lo dimostra in maniera fin troppo cruda. 
GENOA TARTASSATO - Fino a qualche mese fa, il Genoa era la squadra zimbello del nostro campionato: perdeva, meritatamente, partite in serie, giocando un calcio di infima qualità e facendo sembrare dei colossi anche compagini di totale modestia tecnica, come il Chievo, che sbancò Marassi con irrisoria facilità, o la Samp di Ferrara, che si aggiudicò un derby inguardabile, o il Cagliari, che era in caduta libera e che invece proprio dal successo in rimonta sui liguri trasse linfa per risalire la classifica fino a mettersi nell'attuale posizione di relativa tranquillità. Poi, è successo che il Grifone si sia poderosamente rinforzato nel mercato di gennaio, abbia cambiato provvidenzialmente guida tecnica e sia quindi diventato, finalmente, una squadra di calcio, un gruppo compatto capace di giocare un football quantomeno discreto, di battersi col furore agonistico necessario per le lotte nei bassifondi, di sfoderare una concretezza che gli ha consentito di inanellare una bella striscia di risultati positivi. Ebbene, come era giusto riconoscere l'ineccepibilità dei continui rovesci rossoblù fino alla fine della gestione Del Neri, oggi non si possono chiudere gli occhi sugli scempi arbitrali che hanno costretto Borriello e compagni ad uscire a mani vuote da due partite giocate largamente meglio degli illustri avversari, Roma e Milan. 
ARBITRAGGI DA MATITA BLU - Quella dell'Olimpico, domenica sera, doveva essere la partita di Totti che raggiungeva Nordahl, e c'è da dire che il direttore di gara, Gervasoni, nulla ha fatto per impedirglielo: il rigore con cui il Pupone ha potuto celebrare il suo record di cartapesta dovrebbe essere proiettato nei corsi di formazione per arbitri, come esempio lampante di errore da matita blu. Di contorno, altre decisioni sesquipedali, dall'espulsione burla di Ballardini a quella eccessiva di Kucka, la cui sola colpa è stata quella di reagire alla provocazione del solito Totti, campione sopravvalutatissimo, perché per essere fuoriclasse veri occorre anche essere irreprensibili sul campo, e la carriera del 10 romanista è piena di episodi non proprio edificanti, dallo sputo a Poulsen al fallaccio su Balotelli in una finale di Coppa Italia. 
A seguire, poche ore fa, la farsa del Ferraris: quando ci si vede negare  almeno tre rigori solari, diventa totalmente inutile qualsiasi disquisizione tecnica. E qui una fetta significativa di colpa l'hanno anche i media: perché parlare della concretezza del Milan sotto porta e della scarsa incisività del Genoa, delle belle parate di Abbiati, del palo Di Bovo, di Pazzini che segna con una gamba sola, insomma raccontare la partita come se fosse stata "normale", significa nascondere la realtà di un match che, ancora una volta, è stato deciso dall'arbitro, nella circostanza il signor Damato, e non dai giocatori. Un match falsato, con una delle due contendenti che non è stata messa in grado di giocarsi le proprie chance alla pari con gli avversari. 
PROBLEMA ARBITRALE - Ripeto, non parlo di congiure: il Genoa è solo la vittima occasionale, ma non si può continuare a chiudere occhi e cervello sul fatto che, fra le innumerevoli magagne del football tricolore, ci sia anche una "squadra" di fischietti totalmente inadeguata. Attenzione, non adombrerò mai alcun tipo di sospetto sulla presunta malafede di questi signori, perché non sono abituato a parlare senza prove concrete e schiaccianti: ma una certezza c'è, granitica, ed è rappresentata dal livello bassissimo dei nostri arbitri, anche se qualcuno continua ancora oggi a propalare la favoletta dei "fischietti italiani migliori al mondo", uno dei tanti stupidi mantra inculcatici fin da bambini, come quello, risibile, del "i torti e i favori a fine stagione si compensano per tutti". 
I nostri arbitri sono impreparati tecnicamente (certo, non li aiuta un regolamento sempre più intricato, ma c'è da dire che è il loro lavoro, sono pagati per quello, per studiarlo per benino e applicarlo di conseguenza in campo...) e soprattutto impreparati psicologicamente: incapaci di reggere alla pressione, odiosamente esercitata anche attraverso i media, dei club più potenti, oppure affetti da inguaribile protagonismo, spinti dall'irrefrenabile desiderio di salire in cattedra e di ergersi a primattori di una vicenda agonistica che dovrebbe vederli, invece, solo discreti ma equi custodi delle tavole della legge calcistica: in ogni caso,  sono dei deboli, e i deboli non devono avere la possibilità di gestire partite del campionato italiano di serie A. Ma finché si continuerà a glissare sull'argomento e a parlare del Genoa - Milan di turno come fosse stata una partita "ordinaria", decisa da prodezze ed errori dei giocatori, saremo sempre allo stesso punto. Intanto gli stadi si svuotano: credete davvero sia solo colpa della crisi economica o dell'inadeguatezza degli impianti? O non sarà che non ha più senso spendere soldi, tanti soldi, per assistere a spettacoli privi di qualsiasi credibilità regolamentare e in cui la legge non è più uguale per tutti? 

5 commenti:

  1. non ho visto la partita perchè impegnato con la preparazione del mio reading ma non ho assolutamente motivo per dubitare di ciò che hai scritto. Purtroppo da anni funziona così, altrimenti non staremmo sempre a ricordare l'esempio dello scudetto del mio Hellas come unica concessione alla massima espressione del calcio di provincia. La passione per il calcio riguarda aspetti ben poco legati alla contemporaneità e ormai è abbastanza risaputo. Mettiamoci inoltre che, come dici giustamente tu, gli arbitri attuali sono scarsi e poco collaborativi.. anzi, con 5 in campo si passano la patata bollente tra loro, nessuno ha il coraggio di assumersi le proprie responsabilità. Ma ti immagini Collina? Secondo te lui avrebbe dovuto chiedere consigli a guardalinee, giudici di linea o quarto uomo per prendere delle decisioni magari scomode? Stiamo su col morale, ma non lamentiamoci appunto che la gente diserta gli stadi. a presto amico

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    1. I cinque arbitri sono una delle tante buffonate all'italiana. Nella migliore delle ipotesi sono inutili, nella peggiore accrescono la confusione. E, da quel che diceva ieri Graziano Cesari su un tv privata genovese, i giudici di porta prendono anche dei bei soldoni (non roba da miliardari, ma uno stipendino che oggi farebbe tanto comodo a molti). E chissenefrega se è populista e demagogico fare discorsi sulle retribuzioni altrui: questi sono ulteriori soldi buttati, che si potrebbero impiegare in maniera più utile.
      Per tutto il resto, c'è poco da dire: la situazione è sotto gli occhi di tutti, anche se le fette di prosciutto del tifo impediscono a molti di valutarla con obiettività. Poi quando sento anche un giornalista assolutamente indipendente e sopra le parti come Riccardo Cucchi (per il quale la mia stima è immutata) parlare di Milan in buona forma, di attacco efficace e di grande prova difensiva, cioè sentirlo raccontare la partita di venerdì sera come una partita normale, allora mi rassegno e capisco che non c'è proprio nulla da fare. Ma io, lo ripeto, non mi diverto più.

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  2. certo collina ha aspettato 72 minuti tra il primo ed il secondo tempo della partita a pallanuoto di Perugia!
    De lamentis!

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  3. Napoli: nessun rigore contro da quasi un anno (al san paolo da circa 3 anni) e poi parli di sudditanza psicologica?

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  4. Nessun rigore contro il Napoli, De lamentis... Ma avete capito dove vi trovate? Fra l'altro non so nemmeno se siete la stessa persona, dialogare con degli anonimi non è facile e non dovrei neppure farlo, perché gli anonimi non meriterebbero risposte.. Comunque, questo non è un blog pro Napoli, ma del resto vi capisco, ho notato la tendenza degli juventini, sul web, a seminare commenti astiosi ovunque senza neanche curarsi di controllare in che posto scrivono (probabile che abbiano lasciato qualche traccia anche sul sito del Vaticano, per loro cambia poco...).

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