lunedì 29 dicembre 2014

RECENSIONI DAL TEATRO: "IL CLAN DELLE DIVORZIATE"


La stralunata, la bomba sexy e la mascolina. Tre donne profondamente diverse fra di loro, ma accomunate dalla necessità di dover aprire un nuovo capitolo, affrontando il trauma del ritorno alla vita da single. Sono Lucia Vasini, Jessica Polsky e.... Stefano Chiodaroli, e formano "Il clan delle divorziate", lo spettacolo griffato Alil Vardar in scena nel periodo natalizio al teatro San Babila di Milano. Con tre matrimoni falliti alle spalle e un appartamento da condividere "obtorto collo", le ragazze scoprono strada facendo, fra abitudini agli antipodi, conflitti, contrasti caratteriali, più affinità di quanto loro stesse si aspettassero, e soprattutto il desiderio, dapprima malcelato e poi sempre più prorompente, di vivere nuove avventure di coppia, di ritrovare l'anima gemella. La piéce è un crescendo di umorismo e divertimento, che raramente trascende nella volgarità: forse non "una risata ogni 30 secondi", come con insistenza sottolineano i messaggi promozionali della commedia in giro per il web, ma sicuramente si ride con continuità, soprattutto in una seconda parte a tratti scoppiettante. 
"Il clan delle divorziate" è l'occasione per riscoprire e apprezzare appieno le doti sceniche di tre artisti che poco spazio hanno trovato in altri ambiti. Penso soprattutto a Lucia Vasini, la cui maschera svagata, svampita e insicura richiede tempi comici che forse mal si adattano a contesti più "mordi e fuggi" come il cinema e soprattutto la tv (dove negli anni scorsi è stata brillante spalla di Enrico Bertolino, in una trasmissione peraltro messa in onda a tarda ora), ma che sul palco di un teatro trova adeguata valorizzazione: una recitazione magari a tratti un po' ansiogena, ma che riesce alfine a cogliere l'obiettivo, integrandosi alla perfezione in un ensemble che, sotto la patina ridanciana, nasconde le debolezze, le insicurezze e le nevrosi di donne alle prese con un passaggio delicato delle loro esistenze. 
Poi c'è Jessica Polsky, sempre in forma, bellissima e straripante nonostante non sia più una fanciulla alle prime armi, con quell'accento americano che ricorda un po' tante soubrette dei tempi andati (come Heather Parisi) e fa subito breccia in noi spettatori italiani in fondo un po' provincialotti, sensibili come siamo al fascino della ragazza di fuorivia: per lei poche glorie televisive, eppure oltre al fisico e alla sensualità c'è anche un talento recitativo di grana buona e privo di incertezze. Infine, il Chiodaroli en travesti, "donnone" su di giri, un fascio di nervi in grado di dare vita, quasi da solo, ad alcuni dei momenti più surreali, e per questo esilaranti, dello spettacolo: senz'altro più convincente in queste vesti che in quelle di taluni personaggi caricaturali (ricordate il panettiere?) ad uso e consumo di sitcom e show delle emittenti private. 
La somma delle tre, come detto, produce un mix esplosivo di stramberie, situazioni equivoche, battute salaci. Un'opera godibile, che velatamente smonta il "mito" della gioia di essere single: la compulsiva ricerca, tramite annunci su una rivista, di nuovi appuntamenti galanti è la fase più divertente dello spettacolo, ma anche quella che mette maggiormente a nudo la fragilità e il senso di incompiutezza delle tre protagoniste, arrivando persino a portare alla luce i tratti di femminilità dell'insospettabile Chiodaroli. Insomma, una doppia lettura, ridanciana e riflessiva, che accresce il valore dell'opera anche al di là del suo potenziale comico. Il marchio di fabbrica resta però il sorriso sulle labbra anche per le situazioni più "agrodolci": la chiosa finale, affidata alla lingua tagliente del suddetto "donnone", lo dimostrerà agli spettatori inequivocabilmente. 

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