giovedì 3 novembre 2011

LE MIE RECENSIONI: "BAR SPORT"

Spesso un battage pubblicitario invasivo, capillare, sistematico, serve solo a mascherare un drammatico vuoto di idee. E' una delle riflessioni a cui sono stato indotto dalla visione di "Bar sport", il film tratto dall'omonimo libro di Stefano Benni. La promozione mediatica è da considerarsi come la parte più riuscita della pellicola, il che è tutto dire. Il "tutti al cinema!" urlato dalla grancassa televisiva tramite ospitate - happening come quella di Bisio e Teocoli da Fabio Fazio ha senz'altro avuto il suo effetto, sul piano delle presenze nelle sale, ma dietro la facciata di lustrini e paillettes c'è poco, quasi nulla. 
"Bar sport" rappresenta un passo falso per un cinema di cui, giusto una settimana fa parlando di "Ex", raccontavo la ripresa e la capacità di produrre ancora opere gradevoli e interpreti convincenti. Il film ha bensì delle pretese autoriali, didascaliche, la voglia di tratteggiare uno spaccato di una certa società di una certa provincia italiana collocabile nel periodo fine Sessanta - primi Settanta, ma ci riesce solo in minima parte e comunque attraverso personaggi caratterizzati in maniera caricaturale e tutto sommato abbastanza banale. Dal barista tirchio alle bellone maggiorate (e un po' stagionate) di periferia, fino al  "fo' tutto mì" che vuol dire sempre la sua in ogni occasione, è tutto un dejà vu nemmeno troppo riuscito. 
La sceneggiatura è sostanzialmente debole, e soprattutto non supporta adeguatamente un cast pieno di talenti veri: soprattutto talenti della risata, che però, nella circostanza, di sorrisi ne strappano ben pochi, e si sa che non c'è peggior comico di quello che non fa ridere. E non si venga sa dire che la comicità non fosse l'obiettivo primario del film, perché la scelta degli attori è emblematica  e comunque è palese lo sforzo di suscitare ilarità, solo che non ci si riesce se non raramente. 
Nel dettaglio, Bisio pare un po' al di sotto dei suoi standard, pur se il personaggio del tuttologo da bar che in realtà sa poco o niente sembra essere nelle sue corde e alla fine viene reso in maniera abbastanza dignitosa; Teocoli appare financo malinconico nell'ennesima riproposizione del viveur ballerino avanti con gli anni che racconta di imprese amorose mai realizzate; non si sentiva il bisogno dei ripescaggi di Vito, sempre uguale a se stesso, e di Bob Messini (che non vedevo dai tempi del Drive In, ma è sicuramente un mio demerito). Casomai, più riusciti sono i personaggi del giovane in preda alle pene d'amore e schiavo del telefono (Alessandro Sampaoli), delle due vecchiette che trascorrono la vita al tavolino del bar a "ciattellare", come si dice a Genova (Angela Finocchiaro e la deliziosa Lunetta Savino) e del ragazzino scavezzacollo, potenziale campione di ciclismo perennemente con le ginocchia sbucciate (Michael Galluzzi). Lodevole anche la surreale partecipazione di Cornacchione, che dall'inizio alla fine tenta di far funzionare l'insegna del bar, con risultati che non è difficile immaginare. Abbastanza insignificante il cameo di Claudio Amendola, alla cui comparsa in chiusura è legata anche la soluzione del caso "Luisona", ossia la pasterella enorme ed ipermegacalorica esposta da anni nel bancone del bar e che, per comprensibili ragioni, mai nessuno ha osato mangiare. Anche in questo caso, però, una delusione: il finale della vicenda che è un po' il filo conduttore dell'intera storia risulta un po' troppo banale e scontato, quando ci si sarebbe aspettati una conclusione più bizzarra. 
In definitiva, pochi personaggi azzeccati e valorizzati da prestazioni individuali di tutto rispetto rendono meno fallimentare il bilancio di una sceneggiatura inconsistente. Assieme ad alcun trovate di scrittura che ricordano un po' certe invenzioni di Luciano Salce (in stile "Basta guardarla"): penso soprattutto alle animazioni (disegni originali ed efficaci) degli inverosimili racconti ciclistici e calcistici di Bisio e certi oggetti (come le carte da gioco) che prendono vita anch'essi in forma di cartone o di fumetto. Troppo poco, lo ripeto, per un prodotto iper pubblicizzato come questo. 

4 commenti:

  1. ciao Carlo, mah.. il film devo ancora vederlo e francamente dopo aver tanto apprezzato il romanzo di Benni, uno dei miei autori preferiti, non faccio i salti di gioia per andare al cinema. La trasposizione cinematografica come ben sai, essendo tu un appassionato, è spesso foriera di delusioni. Certo, il cast prometterebbe bene, ma la maestria di Stefano Benni nel tratteggiare personaggi e situazioni pittoresche ma veritiere, non può essere inquinata dalla banalità e dalla caricatura delle stesse.
    Gianni G.

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  2. Ciao Gianni, per la verità non sono un appassionato come forse lo intendi tu, cioè non sono un cinefilo, ma ultimamente mi capita di andare un po' più spesso al cinema e ne sto approfittando per esercitarmi un po' nelle recensioni. Confermo la mia totale delusione di fronte a questa pellicola, condivisa da chi l'ha vista accanto a me, ma forse sono io che non ho capito l'essenza della storia!

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  3. Una curiosita': hai mai letto il libro?

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  4. No Coimbra, non l'ho letto.

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