giovedì 5 marzo 2015

DUE O TRE COSE SU GIGI VESIGNA E SUL SUO "SORRISI"

                              1982: Vesigna ospita il mitico J.R. nella redazione di Sorrisi

Dici Gigi Vesigna e non puoi non pensare, con un collegamento mentale immediato e spontaneo, a TV Sorrisi e Canzoni e alla sua età dell'oro. Nei giorni scorsi se n'è andato per sempre, a 83 anni, il direttore per antonomasia del più diffuso settimanale italiano. Lo guidò per oltre vent'anni, dal 1973 al 1994. Non saprei dire se ne sia stato, come molti asseriscono, il miglior "condottiero" di tutti i tempi, sul piano dei contenuti (i dati di vendita del periodo sono insindacabilmente dalla sua parte, questo sì): occorrerebbe un'analisi dettagliata delle varie fasi editoriali della rivista, che richiederebbe lungo studio e ampia trattazione. Di certo, Vesigna riuscì in un'impresa non da poco: realizzò un giornale di taglio autenticamente popolare, oggi si direbbe "pop", senza però far venire mai meno la qualità del prodotto, intesa come livello di scrittura e "sostanza" delle informazioni fornite. 
SUPERCLASSIFICHE E ALTRO... - Piccola digressione personale. Sorrisi ha segnato una fase fondamentale della mia vita. C'è una data precisa: nel 1984 esplose la mia passione, in verità già "latente" da un po', per il mondo dello spettacolo e soprattutto della musica, passione che trovò nel periodico milanese uno sfogo naturale. Avevo fame di notizie su cantanti e programmi tv: e quella rivista mi soddisfaceva pressoché totalmente. Perché se alla radio potevo ascoltare la hit parade con soltanto i primi venti dischi più venduti in Italia, su Sorrisi c'era addirittura la "Superclassifica" dei primi cinquanta, sia per i singoli sia per gli album. C'era una guida tv dettagliatissima, c'erano le interviste ai personaggi dello showbiz, c'erano le presentazioni delle nuove trasmissioni e di tutte le kermesse canore, c'erano i testi delle canzoni sulla cresta dell'onda. 
UN GIORNALE, UNA FESTA - Già, i testi: solo su Sorrisi potevo trovare in anteprima (come oggi, del resto) quelli dei nuovissimi brani che, di lì a qualche giorno, sarebbero stati lanciati sul palco del Festival di Sanremo. E i numeri speciali che Sorrisi dedicava alla rassegna rivierasca erano per me, ragazzino delle scuole elementari, un appuntamento irrinunciabile, quasi una festa. Ecco, il giornale di Vesigna era una festa, perché sapeva intercettare mirabilmente i gusti "leggeri" del pubblico, ma trattava argomenti in fondo frivoli con rigore e completezza. Un giornale scritto con linguaggio semplice e che, in linea di massima, cercava di stare alla larga dalle polemiche gratuite, sposando i toni moderati anche nei casi più controversi. E se proprio doveva affondare i colpi della critica, lo faceva con eleganza, con punture di spillo. 
IL BOOM DELLE PRIVATE E IL FESTIVAL DI SANREMO - Certo, Vesigna era più che un giornalista, non solo un semplice osservatore e narratore della realtà, un produttore di notizie e commenti. Lui aveva saputo "entrare" nel mondo dello spettacolo, quasi diventandone protagonista di primo piano. Anche per questo, il suo Sorrisi potè raccontare passo dopo passo una delle fasi più ricche di fermenti nella storia della televisione italiana, quella dell'irruzione delle emittenti private e del boom berlusconiano. Vesigna fu il primo a intravedere le enormi potenzialità di Canale 5 e compagnia, e alla produzione di queste neonate reti diede spazio amplissimo, senza riserve. 
Il suo Sorrisi è stato anche, lo si accennava prima, un fondamentale alleato del Festival di Sanremo: lo è stato soprattutto quando, agli inizi della sua gestione, la manifestazione era guardata in cagnesco da quasi tutti gli addetti ai lavori, discografici, cantanti e giornalisti, e in tanti ne auspicavano la chiusura definitiva. In quegli anni, dal '73 all'80, persino il Radiocorriere TV, organo della Rai, ridusse drasticamente lo spazio dedicato all'evento ligure (strano, visto che rimaneva un appuntamento clou del palinsesto della tv pubblica). Sorrisi no: Vesigna continuò a puntare forte sulla kermesse, non lesinando le critiche ma cercando di individuare vie di uscita dalla crisi e soprattutto, correttamente, dando conto dei piccoli e grandi progressi che ogni anno il Festival registrava, nella sua affannosa rincorsa alla gloria perduta. Si può quasi dire che, nel periodo del suo declino, Sanremo sia rimasto comunque nel cuore della gente anche perché il direttore e la sua rivista ne seppero tenere vivo il mito. Anche solo per questo, da parte di un appassionato "sanremista" come me, merita riconoscenza eterna. 
QUEL LIBRO DELUDENTE - Negli anni passati, nelle mie chiacchiere private con amici, non sono stato sempre tenero col buon Gigi, e sarebbe assurdo rinnegare adesso le mie perplessità. Mettevo in discussione non la grandezza del Vesigna giornalista e direttore, sotto gli occhi di tutti, quanto la sua efficacia come storico e scrittore. Non mi era proprio andato giù il suo modesto libro "Vox populi", uscito nel 2010 e dedicato al Festivalone. Un libro superficiale, pieno di errori e povero di quelle rivelazioni autenticamente clamorose che uno come lui, con le spalle rese larghe da anni di onorata militanza professionale e giunto ormai a un'età veneranda, poteva tranquillamente mettere sul piatto, per far saltare il banco. Questo è l'unico rimpianto che mi lascia: avrebbe potuto scrivere il miglior volume di sempre sulla storia di Sanremo, lui che lo aveva vissuto da dentro, sostenuto nei tempi dei malanni e spinto alla resurrezione, invece si limitò a un piccolo cabotaggio. Pazienza. 
GLI EREDI - L'eredità di Vesigna non è comunque andata perduta. Ha trovato in Massimo Donelli e Umberto Brindani degni successori alla guida del suo amato giornale, a inizio secolo. E da qualche anno, dopo la tristissima parentesi Signorini, Aldo Vitali sta tentando, con genuino entusiasmo, di riportare il periodico agli antichi fasti. Impresa difficile, ma lo zoccolo duro di fedelissimi lettori rimane (uno "zoccolo" per il quale molte testate anche prestigiose farebbero carte false) e sfogliando le pagine del nuovo Sorrisi si è tornata in parte a respirare quell'atmosfera pop di qualità, quella leggerezza che non cede mai il passo all'ineleganza, alla volgarità e alla polemica facile. Proprio come piaceva a Gigi. 

2 commenti:

  1. www.pianetasamp.blogspot.com

    Apprendo da questo post della scomparsa di Vesigna, mi sono ritrovato nel tuo entusiasmo verso TV Sorrisi e Canzoni, anche per me era un appuntamento settimanale imperdibile soprattutto per ciò che concerne film e telefilm, che bello leggere l'intervista al cast della tua serie preferita o sapere con una settimana d'anticipo, ad esempio, quale partita la Rai avrebbe trasmesso durante il mercoledì di Coppa...ciao!

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    1. Bello sapere che anche tu eri un "seguace" del Sorrisi storico. Io comunque lo compro anche oggi, pur se non costantemente: i numeri dedicati a Sanremo sono un must e in generale mi piace tenermi aggiornato su novità discografiche e classifiche. E' stato il mio primo giornale "adulto", il Sorrisi di Vesigna, dopo il Corrierino e Tv Junior e prima del Guerin Sportivo.

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