lunedì 6 aprile 2015

DOSSIER GENOA: IL GRIFONE SFIORISCE IN PRIMAVERA, E NON E' SOLO COLPA DEGLI ARBITRI...

                            Perotti: neanche lui riesce a rendere mortifero l'attacco del Genoa

Come l'anno scorso, al medesimo punto della stagione calcistica, il Genoa sfiorisce, diventa brutto anatroccolo, e torna ad essere più croce che delizia per i propri tifosi. Questa volta le premesse parevano radicalmente diverse, rispetto a dodici mesi fa: nel 2013/14, la zavorra iniziale della gestione Liverani (trionfo nel derby a parte) aveva costretto il subentrato Gasperini a una rincorsa ad handicap per rimettere la squadra in carreggiata; una volta approdato brillantemente ad una posizione di classifica tranquilla, il Grifo semplicemente sbracò, "regalando" un finale di campionato da matita blu (tanto da meritarsi la mia insufficienza, come giudizio complessivo sull'annata, voto di cui non mi pento). 
ILLUSIONI - Questa temporada, si diceva, sembrava esser nata sotto auspici diversi: fino a metà dicembre, gioco rossoblù di grana finissima, tale da aver issato il team fino al terzo posto, al termine della gara vinta a Marassi sul Milan. Avevo dedicato un post, a quel trionfo: un pezzo celebrativo, forzando un po' le mie abitudini (nei confronti del Zena preferisco sempre la critica costruttiva all'esaltazione), ma in quel caso avevo ravvisato la presenza di qualcosa di solido, di basi sostanziose sulle quali poter edificare una stagione - gioiello: non un momento di effimera gloria, insomma. Ovviamente, mai previsione fu più fallace: errore gravissimo, il mio, visto che per esperienza so di non dover vaticinare ore liete per il Genoa, per il quale il piccolo - grande disastro è sempre dietro l'angolo. 
PERSECUZIONE ARBITRALE - Dalla settimana dopo, il bel sogno è andato progressivamente in frantumi, e le cause sono state molteplici. Ignorare la vera e propria persecuzione arbitrale abbattutasi sul club di Preziosi fra dicembre e gennaio sarebbe miope: lo scempio del match Genoa - Roma, con direzione di gara da radiazione dall'albo, il rigore negato a Matri a Torino sull'1 a 0 per i liguri, il gol convalidato al Sassuolo dopo un fallo su Perin, l'altro capolavoro del fischietto di turno al San Paolo (Napoli vittorioso con un gol in offside  e un penalty fantasma), fino alla rete del pareggio di Rodriguez in fuorigioco in Genoa - Fiorentina. Chi li chiama episodi mente a se stesso e ai propri interlocutori; e l'occasione è buona per ribadire, qui, un concetto che sul blog ho sottolineato fino alla nausea: l'inadeguatezza della nostra classe arbitrale non è il solo male, né il più grave, del moribondo calcio italiano, ma esiste, e non è nemmeno il più trascurabile, perché mina alla base la credibilità della competizione. 
I PUNTI CHE MANCANO - Da allora in poi, la... tempesta gialla contro il Genoa si è attenuata, tanto che Perotti e compagni sono riusciti a vincere persino una gara a Roma, contro la Lazio, su massima punizione (ineccepibile). Ciò non toglie che, quando c'è da prendere una decisione sbagliata, i genovesi rimangano in pole position, anche se in maniera sporadica e "a random", come accaduto sabato scorso con l'Udinese per l'evidente fallo in area su Borriello, ovviamente non sanzionato. Le classifiche "virtuali" emendate dagli svarioni arbitrali, in primis quella del settimanale Panorama assurta a icona del tifo rossoblù, attribuiscono al Grifone una dozzina di punti sottratti dalle disattenzioni dei vari Calvarese, Banti e compagnia. Forse è troppo, ed è difficile valutare il peso specifico di ogni erroraccio, ma possiamo tranquillamente affermare che sei - sette  punti manchino alla classifica dei Gasperini boys, e a quota 45 invece che 38, con un match da recuperare, si parlerebbe di prospettive radicalmente diverse. 

                                        Matri: con lui in avanti il Grifo era un'altra cosa...

CALENDARIO NON SFRUTTATO - Però non basta: si rischia di sconfinare nel vittimismo fine a se stesso, facendo sempre e solo leva su questo aspetto. Perché dopo Genoa - Milan, la squadra ha messo insieme 12 punti in 14 gare, e la media è da retrocessione; ha vinto solo due volte, oltretutto nell'arco di pochi giorni, con Lazio e Verona; ha perduto un'infinità di occasioni soprattutto sul terreno amico. Ecco, questo è un tasto dolente: in uno degli ultimi pezzi scritti sul tema, avevo detto che, nonostante gli ostacoli esterni, il girone di ritorno proponeva al Vecchio Balordo un calendario estremamente ghiotto fra le mura di casa: dopo il periodo nero (o "giallo", parlando di arbitri), ci sarebbero stati Verona, Parma, Chievo, Udinese, Cagliari, Cesena, Torino e Inter al Ferraris, oltre al derby. Un percorso indubbiamente abbordabilissimo, sulla carta, in grado di portare la squadra tranquillamente oltre i cinquanta punti, consentendole di poter continuare l'inseguimento alla zona europea. E invece, tutte le opportunità sono state fin qui gettate al vento: Verona asfaltato a parte, ecco l'inaccettabile sconfitta coi clivensi e i pari con Samp e Udinese. Errori difensivi assurdi (quello di Roncaglia pro Eder grida ancora vendetta), cali di concentrazione, mancanza di continuità sui novanta minuti, intensità che va e viene, approccio troppo leggero a certe fasi di gioco, scarsissima concretezza in avanti ed elementi tecnicamente non all'altezza. 
MERCATO SBAGLIATO - Mancano cattiveria e convinzione, perché certe gare vanno portate a casa a tutti i costi. Si è poi perso lo spirito del girone di andata, causa mercato invernale sciagurato. Il Genoa aveva costruito, in estate, una rosa imprevedibilmente solida e pressoché completa, fondata su un nucleo centrale italiano; a gennaio si è votato all'esterofilia più spinta, rinunciando ad Antonelli, Sturaro e Matri. Soprattutto il laterale e l'attaccante potevano tranquillamente essere trattenuti, senza grossi sforzi finanziari del club e senza immani sacrifici da parte dei due calciatori. Si è buttato alle ortiche un patrimonio di 15 gol, tanti ne avevano realizzati i partenti nelle prime venti giornate. Sono arrivati giocatori pressoché inutilizzabili (Ariaudo), riemersi solo di recente (il talentuoso ma fragilissimo Tino Costa) o di scarsa utilità (il misterioso Pavoletti e, soprattutto, Borriello, idolo incontrastato della Nord, ma di fatto fin qui assolutamente inconsistente: mancano dieci turni al termine, non ha ancora battuto chiodo mentre il tanto deprecato Matri il suo contributo di sette segnature lo aveva portato: riuscirà, il buon Marco, a metterne dentro due o tre prima della fine della stagione?). 
Insomma, non dimentichiamoci di come il Genoa è stato spinto verso il basso, ma che nessuno si appelli a questa anomalia come comodo alibi. La squadra è arenata in una zona di aurea mediocritas che offre prospettive per nulla esaltanti: e una primavera di bruttezza come quella di dodici mesi fa, o come altre precedenti, sarebbe difficile da digerire, perché questa compagine ha comunque le risorse di classe e le  potenzialità di gioco per entrare tranquillamente fra le prime sette - otto della squallida Serie A 2014/15. 

6 commenti:

  1. Mi duole dirlo ma da appassionato esterno alle vicende del tuo Genoa, la sensazione forte è quella del deja-vu, visto che come sottolinei tu, nonostante vi siano differenze di fondo tra questo in corso e il campionato più recente, il quadro attuale appare abbastanza chiaro. Mi verrebbe da dire che avete buttato alle ortiche una stagione che avrebbe potuto contenere tante promesse. E importa relativamente (credo...) la leadership cittadina, anche perchè mi pare che il giocattolo di Ferrero non sia destinato a durare troppo, nonostante fonti vicine mi dicano che sia ben supportato dal solito Volpi dello Spezia (difatti ha smesso di "investire" da lontano sul Verona...). Al di là di ciò non sono solo certe scellerate scelte del Genoa in fase di mercato a lasciarmi un po' basito ma il fatto (ma qui ci metto dentro altre squadre, compreso di nuovo il mio Hellas, visto che molti in città hanno ritenuto quanto meno "sospetto" l'inatteso crollo casalingo con il Cesena sul 3 a 0 per noi) che si sia già iniziato a dispensare punti in giro ai più bisognosi. Non voglio pensare male ma che ci rimette al solito è l'immagine del calcio nostrano.

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    1. Io sinceramente non penso a queste cose, e pensarlo su Verona - Cesena mi sembra assurdo, così come fu delirante pensarlo, nel 2011, per il famoso derby genovese di Boselli e per una situazione analoga a quella del Bentegodi, Genoa - Roma 4-3: ma ti pare che una squadra va sul 3 a 0 e poi decide di aiutare gli avversari? Certe volte i tifosi assumono atteggiamenti inaccettabili, si fissano su idee che non stanno né in cielo né in terra. L'anno scorso il Genoa staccò semplicemente la spina, senza voler fare regali: non c'era più con la testa. Il rischio concreto è che avvenga lo stesso quest'anno, e sarebbe estremamente più grave perché, ripeto, c'erano le premesse per costruire qualcosa di bello. Ma mancano dieci giornate e non voglio nemmeno pensare a un finale come quello del 2014.

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  2. www.pianetasamp.blogspot.com

    Devo ammettere che dopo un'iniziale fase fortunata ( le vittorie contro Lazio e Juve furono...surreali, almeno a leggere e sentire le cronache ) la ruota vi è poi girata male con tantissimi errori arbitrali che vi hanno senza ombra di dubbio penalizzato...
    Avevi ragione ad essere critico sul mercato invernale, deleterio ad oggi è stato soprattutto lo smembramento del reparto offensivo, Niang è bravino ma forse troppo giovane ( e poi è un esterno o una punta centrale? ) per reggere da solo l'attacco, Perotti mi sembra che dopo la maxi squalifica abbia perso un pò di brillantezza e comunque segna troppo poco...
    Avevo scritto che l'ago della bilancia sarebbe stato Borriello,se fosse tornato quello delle prime due esperienze in rossoblù allora le prospettive avrebbero potuto essere quelle di lottare fino all'ultimo per un piazzamento in Europa League ma ad oggi l'ex romanista sembra ben lontano da quel rendimento e di conseguenza anche per il Grifone certi traguardi diventano improbabili...ciao!

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    1. Con la Lazio molta fortuna, con la Juve fu semplicemente una legittima vittoria "da provinciale", difesa serrata (non per scelta,ma per necessità) e abilità nello sfruttare una delle poche occasioni create: ci sta, succede, non fu uno scandalo. Sul mercato mi sono ritrovato un po' da solo a dire certe cose, guai a obiettare su Borriello e su fenomeni come Niang e Bergdich. Che magari diventeranno dei campioni ma... Appunto, Mah!
      Matri, vissuto con sopportazione da certi tifosi come in parte accadde a Gilardino, era importante per la manovra offensiva di questa squadra, ma non mi starò a ripetere su di lui, soprattutto stasera che ha timbrato anche con in Coppa. Dopo, si è puntato un po' su un attacco "alla spagnola", spesso senza riferimento centrale, gran movimento, gran tecnica ma poca sostanza, in fondo. Niang era partito assai bene, Borriello sarebbe stato a lungo non proponibile, non ci voleva un genio per capirlo... Peccato per tutto.

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  3. www.pianetasamp.blogspot.com

    Devo ammettere che dopo un'iniziale fase fortunata ( le vittorie contro Lazio e Juve furono...surreali, almeno a leggere e sentire le cronache ) la ruota vi è poi girata male con tantissimi errori arbitrali che vi hanno senza ombra di dubbio penalizzato...
    Avevi ragione ad essere critico sul mercato invernale, deleterio ad oggi è stato soprattutto lo smembramento del reparto offensivo, Niang è bravino ma forse troppo giovane ( e poi è un esterno o una punta centrale? ) per reggere da solo l'attacco, Perotti mi sembra che dopo la maxi squalifica abbia perso un pò di brillantezza e comunque segna troppo poco...
    Avevo scritto che l'ago della bilancia sarebbe stato Borriello,se fosse tornato quello delle prime due esperienze in rossoblù allora le prospettive avrebbero potuto essere quelle di lottare fino all'ultimo per un piazzamento in Europa League ma ad oggi l'ex romanista sembra ben lontano da quel rendimento e di conseguenza anche per il Grifone certi traguardi diventano improbabili...ciao!

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  4. In effetti, in una serie A di livello medio ormai ridicolo (quandi si tornerà alle 16 squadre ? Mai, sarà già un miracolo arrivare a 18), il Genoa potrebbe tranquillamente ambire ad un campionato da sesto-settimo posto. Il problema è a mio parere sempre lo stesso: lo scempio del mercato di gennaio. Non è la prima volta che Preziosi disfa ad inizio anno quanto di buono fatto fino a Dicembre, e non è un caso che la sola stagione in cui si riuscì a tenere a freno il vulcanico presidente, ossia il 2008-2009, la squadra fece faville, perdendo solo per la discriminante con la Fiorentina la zona champions. Certo allora Napoli e Roma non erano quelle di adesso, ma anche aggiugendole si arriva comunque al sesto posto in coabitazione col Doria, squadra secondo me equivalente sul piano tecnico, ma con il vantaggio di avere un allenatore che, almeno fino a qualche giornata fa (ora le voci sul suo passaggio al Napoli iniziano a farsi sentire), era riuscito ad imporre alcune scelte a Ferrero.

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