mercoledì 10 febbraio 2016

SANREMO 2016, LA PRIMA SERATA: CONTI BAUDIANO, VIRGINIA SUPER, ELTON E LAURA EMOZIONANTI, ROCCO HUNT IN POLE POSITION

                                                    Rocco Hunt: ha convinto 

Non basta certo il solo, primo ascolto per valutare la bontà o la mediocrità delle canzoni sanremesi. E' bastata invece la sola prima serata del Festivalone per capire quanto sia stata azzeccata la scelta della Rai di confermare Carlo Conti sulla tolda di comando. I buonissimi ascolti del debutto, certo, ma non è solo una questione di meri dati numerici, perché la settimana è lunga e potrà benissimo esserci un calo fisiologico, così come è da tenere in considerazione il "pericolo" Juventus - Napoli per la finale di sabato. Ma per una volta andiamo oltre l'Auditel: la Rai ha fatto centro perché Carlo Conti è ormai padrone assoluto della kermesse. In senso buono, ovviamente: nessuna "dittatura", ma semplicemente la capacità di gestire con mano ferma e senza cedimenti la più complessa e delicata macchina spettacolare della tv italiana. E' alla seconda esperienza, l'anchorman toscano, ma pare un veterano, pare essere nato su quel palco: il paragone con Pippo Baudo, numero uno degli anfitrioni rivieraschi, ormai ci sta a pieno titolo, fatte salve le differenze di personalità fra i due. 
VIRGINIA E ANNA - L'impronta di Conti è visibilissima: lo show scorre via con buon ritmo, si arriva oltre la mezzanotte senza avvertire quella stanchezza dovuta a pause e tempi morti eccessivi, che invece abbondavano in tante edizioni precedenti. Show godibile e di buon gusto, con sana alternanza fra concorrenti e ospiti e un solo siparietto gratuito e dimenticabile, quello a notte fonda con Kasia Smutniak e Anna Foglietta in promozione del nuovo film: peraltro la mia personale adorazione per la Foglietta fa passare la cosa in secondo piano, tanto più che abbiamo anche potuto scoprire la notevoli doti canore della ragazza, alle prese con la sua canzone di Sanremo preferita, "Un'emozione da poco"... A proposito di miti personali, Virginia Raffaele potrebbe anche recitare l'elenco telefonico (un po' come si diceva qualche anno fa di Giorgia) ma risulterebbe ugualmente bravissima e sul pezzo: quella di Sabrina Ferilli è un'altra caricatura riuscita, l'ennesima della sua ormai lunga collezione, con qualche alto e basso nelle battute (non è facile tenere il palco per un'intera serata con un unico personaggio) ma nel complesso di buon livello. 
NOEMI, STADIO, RUGGERI E ARISA: NON MALE - Sulle canzoni in gara, come accennato in apertura, è opportuno sospendere il giudizio. Non so se l'organizzazione del Festival si muova come accadeva in passato, quando, a quel che si racconta, spesso le composizioni migliori venivano gettate in pista nella seconda serata per mantenere vivo l'interesse del pubblico, dal momento che l'ouverture, in automatico, convoglia sempre davanti al video milioni di spettatori a prescindere dai contenuti. Non che quanto ascoltato ieri sia da buttare, anzi: al primo impatto non ho avvertito la sensazione di trovarmi davanti a qualche potenziale evergreen, ma diversi pezzi mi hanno favorevolmente colpito. Ad esempio Noemi, con "La borsa di una donna", ha portato all'Ariston un Marco Masini dalla poetica particolarmente felice, ma non sorprende del tutto il piazzamento dell'artista in "zona pericolo" (ossia nelle ultime quattro posizioni), perché il brano non è immediatissimo e perché forse la brava "rossa" era un po' emozionata e non ha reso al cento per cento. I veterani Stadio e Ruggeri sono ancora in piena ispirazione: si son presentati con proposte più moderne e al passo coi tempi, per dire, di quella del ventenne Lorenzo Fragola, che mi è parso attestarsi su una prudenziale linea melodica in perfetto stile sanremese. Abbastanza orecchiabili pur se non innovativi i Dear Jack col nuovo vocalist Leiner Riflessi, mentre Arisa non sorprende più con la sua voce limpida, cristallina, senza sbavature: "Guardando il cielo" ha un testo interessante e un sound piacevole, anche se, di primo acchito, sembra mancare di un ritornello di grandissima efficacia. 
ROCCO HUNT PUNTA AL COLPACCIO - "Semplicemente" dei Bluvertigo è canzone di discreta fattura, ma ha scontato l'afonia di Morgan, di cui in effetti ricordavo alcune difficoltà vocali in certe recenti apparizioni: la speranza è che possa risolvere la situazione come avvenne per Grignani l'anno scorso, partito male e poi risollevatosi strada facendo; il contrario sarebbe un peccato perché, ripetiamo, l'opera proposta ha una sua dignità, pur non attingendo vette particolari di genio. Giuliano Sangiorgi ha saputo dare una veste non troppo banale e piuttosto elegante a "Via di qui", che comunque porta Deborah Iurato e Giovanni Caccamo nel solco dei classici duetti in stile festivaliero. Spiace per Irene Fornaciari, che continua a incontrare strane difficoltà nel far breccia presso il grande pubblico: anche stavolta parte ad handicap (anche lei è fra le ultime quattro), nonostante un brano teso ed emozionante come "Blu", nello stile di una precedente apparizione sanremese, quella del 2010 con "Il mondo piange". Gira che ti rigira, il più autorevole candidato al successo finale messo in mostra dalla prima serata potrebbe essere Rocco Hunt, che ho trovato enormemente maturato rispetto al retorico esordio di due anni fa: ancora impegno sociale, ma messo in musica con maggior perizia tecnica, e un ritmo trascinante. Altri "papabili" espressi dalla soirée d'apertura sono di certo gli Stadio, con la loro classe infinita. 
SULLE ALI DELLA NOSTALGIA - Per il resto, i picchi emozionali della serata sono stati tre: in primis l'ouverture nel segno della nostalgia, con la carrellata di tutti i vincitori sanremesi, un'emozione che non tutti possono comprendere. Personalmente, dai primi anni Ottanta in poi ogni filmato mi ha riportato alla memoria precisi momenti della mia vita, perché Sanremo può essere anche questo, può ravvivare ricordi, farli riaffiorare, sottolineare eventi belli e meno belli della nostra esistenza. Peccato che alcune clip non fossero di provenienza sanremese, come quelle del 1967, 1973 e 1976: chi si occupa del Festivalone sa che le registrazioni di quelle edizioni sono al momento irreperibili nell'archivio Rai, speriamo che la cosa venga sanata al più presto. Identiche sensazioni avrà senz'altro suscitato in molti miei coetanei il breve recital di Laura Pausini: perché noi quarantenni l'abbiam vista nascere artisticamente, e chiunque capisse un po' di musica si era reso ben conto, già nel '93, che non sarebbe stato un fuoco di paglia, anche se il sottoscritto di certo mai avrebbe pronosticato per lei successi planetari. 
SOLO MUSICA PER ELTON - Di grande efficacia la performance di Elton John, con un Conti bravo a tenere rigorosamente la conversazione su tematiche strettamente musicali: le polemiche e le discussioni senza fine lasciamole ai politicanti e ai giornalisti a caccia di effimeri scoop. Caspita, solo in Italia accade di avere sul palco un fuoriclasse di prima grandezza come Elton rischiando di buttare tutto in vacca parlando di faccende private: all'Ariston, per fortuna, non è accaduto. Menzione d'onore per Rocco Tanica, momentaneamente fuori dagli Elii per regalarci un'edicola certo più briosa di quella di Gianni Ippoliti, un classico dei Sanremo baudeschi, mentre speriamo che la divertente coppia di sposini "in Salamoia" Marta Zoboli - Gianluca De Angelis, già ammirata fugacemente l'anno scorso in chiusura di Festival, possa avere più spazio nelle prossime serate. Meglio loro, sicuramente, di Aldo, Giovanni e Giacomo, che potevan proporre qualcosa di nuovo invece della solita solfa di "Pdor figlio di Kmer". 

1 commento:

  1. analisi perfetta e condivisibile in quasi ogni suo punto. A me sono piaciuti tantissimo Stadio e Noemi, e poi in ordine Bluvertigo e la coppia Iurato-Caccamo, ai quali manca tanta personalità ancora per emergere. Così così il mio giudizio su Ruggeri e Hunt, di cui ovunque leggo commenti entusiasti. Belle canzoni, testi discreti, meglio di altri, ma quella che tu intendi come freschezza musicale a me non ha trasmesso molto. Monumentali Virginia Raffaele ed Elton John, ottimo Carlo Conti, godibilissimo il dopo Festival. Ps anche per me grande emozione durante la sigla!

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