giovedì 7 febbraio 2013

BRUTTA ITALIA IN OLANDA: RIPARTIRE DAL "VECCHIO" BUFFON E DALLO SCRICCIOLO VERRATTI

                                Osvaldo: fra le poche note liete azzurre ad Amsterdam 

Possono bastare dieci minuti all'arma bianca per riscattare una partita che più grigia non sarebbe potuta essere? No, ragionevolmente no, anche se quel finale in cui gli azzurri han messo a ferro e fuoco l'area olandese è valso perlomeno a rompere l'incantesimo statistico, scongiurando in extremis la sesta sconfitta consecutiva in amichevole, un'onta francamente inaccettabile per la squadra vicecampione d'Europa pur trattandosi di partite senza nulla di concreto in palio. L'1 a 1 di Amsterdam soddisfa dunque le esigenze degli almanacchi, mentre rappresenta un passo falso clamoroso sul piano della qualità della prestazione, nonché su quello dell'immagine che, negli ultimi due anni, la Nazionale italiana ha saputo trasmettere al mondo intero. 
AZZURRI AI MINIMI TERMINI - Guai, in occasioni del genere, a farsi condizionare dal risultato positivo, e soprattutto dall'ultima impressione, quella lasciata dagli assalti finali alla porta Oranje, coronati dal gol gioiello di Verratti. Dieci minuti, o giù di lì, sono solo una debole fiammella accesasi in un'ora e mezza di buio pressoché totale. Parliamoci chiaro: una partita così brutta, l'Italia non la giocava probabilmente dagli albori dell'era Prandelli, penso ad esempio allo squallido 1 a 1 di Klagenfurt con la Romania. Non ha funzionato alcunché o quasi, e fino ai fuochi d'artificio sul filo del rasoio era emersa solo la grandezza di Buffon, uno a cui occorre solo augurare di percorrere fino in fondo l'identica parabola agonistica dell'illustre predecessore Dino Zoff: chi Iddio lo conservi ancora a lungo su certi standard, il buon Gigi, rimasto da solo per larga parte del match ad opporsi alle bordate olandesi: unico a tenerci in partita, sventando almeno tre palle gol, unico ad aver interpretato questa sfida col piglio giusto, il piglio del professionista che, ovviamente entro i limiti dettati dagli stimoli e dalla consistenza della posta in palio, non deve far distinzione fra impegno amichevole e incontro coi tre punti in palio. 
LE AMICHEVOLI SONO UN IMPICCIO? - C'è chi dirà che, nel pieno della stagione agonistica, col campionato che sta entrando nel vivo e la ripresa delle Coppe ormai alle porte, questi "test match" risultino più un impiccio che altro, per i calciatori. Storia vecchia, che l'ardore agonistico dell'Olanda ha smentito in corso d'opera e della cui infondatezza, del resto, gli stessi azzurri hanno dato dimostrazione più volte, anche in tempi recenti (ultimi esempi, le gare di Dortmund contro la Germania nel febbraio 2011, o contro la Spagna a Bari nell'agosto dello stesso anno, e persino quella di pochi mesi fa con la Francia a Parma, persa immeritatamente). Non esiste una regola in tal senso, se non quella che la concentrazione massima, per partite di questo genere, a volte è presente e a volte no. Dipende da tanti fattori, non necessariamente dalle distrazioni provenienti dai club. Resta il fatto che si è trattato di un'occasione buttata via, un autobus perso sulla strada della maturazione, del perfezionamento del profilo internazionale del gruppo. 
FALLIMENTARI - Quasi nulla ha funzionato, dicevamo, a partire da una difesa costantemente in affanno, più sul piano collettivo che su quello individuale: perché Astori, ad esempio, non ha fatto male, offrendo alcune chiusure effettuate con gran tempismo, ma è mancato il sincronismo nei movimenti di tutto il reparto. Centrocampo di carta velina, nel filtro come in fase di rilancio e impostazione, tanto che la costruzione del gioco d'attacco, per larghissimi tratti dell'incontro, semplicemente non è esistita. E la prima linea, soprattutto in Balotelli ed El Shaarawy, ha risentito di questa assoluta inconsistenza della manovra, rimanendo abbandonata a se stessa e affidandosi a sporadici spunti individuali quasi costantemente frustrati da una retroguardia arancione rimpolpata e rinvigorita, nemmeno lontana parente della banda del buco di Euro 2012. Più in generale, il modulo 4-3-3, per la verità piuttosto "spurio" visto il tridente atipico con Candreva, non mi pare il più funzionale per una rappresentativa cresciuta e consolidatasi percorrendo altre strade tattiche. Ma è stato l'atteggiamento complessivo sul terreno di gioco ad essere da squadra modesta, involuta, svogliata, priva di personalità: timorosi in ogni fase del gioco, i nostri, rinunciatari e remissivi, tanto da consentire più volte agli avversari di giungere senza contrasto fino ai limiti dell'area, dove Van Persie, Lens e compagni venivano poi affrontati senza decisione e con scarsa reattività. 
Insomma, una partitaccia che, oltre ai citati Buffon e Astori, di buono ha mostrato solo l'intraprendenza di Abate nelle sue sgroppate offensive, retaggio di un passato da esterno alto ai tempi dell'Under 21, inserimenti peraltro non supportati da adeguata precisione in fase di cross, e un Balotelli che, pur al 30 per cento delle proprie possibilità, è stato l'unico, nel desolante primo tempo, a minacciare la porta di Krul con un destro potente ma impreciso. Sugli altri, meglio stendere il classico velo pietoso. Poi, i i tanti cambi e la svolta, tardiva sul piano del gioco ma efficace ai fini del risultato: Florenzi ha portato intraprendenza e coraggio, Diamanti tanto movimento anche se, alla resa dei conti, poca lucidità e incidenza nulla in avanti, mentre Osvaldo e Gilardino sono andati a costituire una coppia estemporanea ma imprevedibilmente efficace, col romanista a sfiorare due volte la marcatura di testa e il bolognese a chiamare il portiere a una deviazione prodigiosa su tocco ravvicinato. 
GILA C'E'! - Gila non è il futuro di questa nostra Nazionale, ma la mini - prestazione di stasera è importante per la sua autostima, e rappresenta in fondo una sonora, simbolica rivincita nei confronti di chi troppo frettolosamente, alle prime avversità, appiccica etichette di "giocatore in declino" o "da pensione". Già nella disgraziata parentesi genoana, prima dell'infortunio, aveva mostrato la sua grandezza di centravanti completo, abile a far gol ma anche a giocare per i compagni, a tenere su la squadra, a creare varchi e fornire assist. A Bologna, pur in un contesto complessivamente modesto, si è ritrovato, dopodiché è chiaro che il domani azzurro passa principalmente attraverso Supermario, il Faraone e altri giovanotti, magari anche quel Borini appena riemerso da un lungo stop. Ma, dietro le quinte, lui c'è ancora, pronto per mortiferi blitz part time. 
VERRATTI, BATTESIMO DEL GOL - Da Amsterdam, Prandelli riporta in patria una sola, autentica gemma, il battesimo del gol di Verratti, talento purissimo che ancora fatica a uscire dal bozzolo in azzurro, che dispensa le sue geometrie con discontinuità (ma, del resto, con discontinuità viene utilizzato, e in spezzoni di gara non è che si possa sempre dare il meglio di sé, soprattutto quando si ricopre un ruolo così delicato), ma che non si risparmia e sa votarsi al sacrificio, se necessario, vista la capacità di far legna e interdizione. Un bel segnale, il suo sinistro morbido e chirurgico a fil di sirena, l'unico di una serata che non ha dato né lustro all'albo d'oro, né indicazioni importanti e definitive al cittì. Un'Olanda - Italia che, in definitiva, non aggiunge nulla al percorso di formazione del gruppo azzurro sulla strada di Brasile 2014. Un'occasione gettata alle ortiche, lo ribadiamo.
SPERIMENTARE - Forse è sbagliata la concezione di fondo: ai tempi della gestione Bearzot, c'era un famosissimo e bravo giornalista, Gualtiero Zanetti, che contestava il trainer perché, nelle amichevoli, schierava quasi sempre i titolari, gli stessi, noti e stranoti, che disputavano le gare ufficiali, da Zoff a Cabrini, da Scirea a Tardelli, da Causio a Paolo Rossi; la celebre prima firma del Guerin Sportivo (e opinionista della Domenica Sportiva) sosteneva che nei test match sarebbe stato più giusto sperimentare, cercare alternative valide ai mostri sacri della prima squadra. Ecco, forse ora come ora il criterio da seguire sarebbe questo. Si badi, non come regola aurea, ma adatta al momento storico, alla contingenza che sta vivendo la nostra selezione: all'alba del 2013, la Nazionale ha ormai una sua fisionomia sufficientemente definita, delineatasi in due anni e mezzo di gare ad alto livello e sublimatasi in un ottimo Europeo. E' una squadra che, per l'80 - 90 per cento della sua abituale formazione tipo, può tranquillamente reggere fino al Mondiale, necessitando solo di alcuni ritocchi e di un gruzzolo di "titolari aggiunti". Bene, si utilizzino allora questi test match in tal senso, dando ampio spazio alle attuali seconde linee: sugli esiti tecnici e tattici non garantiamo, ma lo spirito giusto per affrontare l'impegno non mancherà, e i subentrati di questa sera, con la loro voglia e la loro aggressività, lo hanno dimostrato in maniera inequivocabile. 

1 commento:

  1. beh, Carlo, non posso argomentare come hai fatto tu, in quanto (come purtroppo spesso mi capita, guardando le amichevoli azzurre in tv) ho cambiato canale ogni 10 minuti ma alcune cose mi piace sottolinearle.
    Innanzitutto è deprimente lo spirito con cui vengono affrontate queste situazioni... su sky trasmettevano Brasile - Inghilterra e, per quanto fossero sperimentali le due formazioni, si sono impegnati, specie gli uomini di Hodgson, visto che si giocava a Wembley. I Nostri invece sono scesi in campo svuotati da ogni motivazione. Il centrocampo è male assortito, bisogna studiare qualche altra mossa, la difesa raffazonata, dove ho visto un buon Abate, l'attacco sterile a dir poco. E ricordo che giocavamo con l'Olanda Under 20 mascherata, visto che in attacco c'era comunque il big Van Persie e a centrocampo l'emergente Strootman. Una delusione, una palla, meglio nemmeno giocarle queste partite. Dovrebbero guardare cosa fa l'Under 21. lì sì che Mangia ha creato un gruppo splendido, di giocatori ambiziosi che non perdono occasioni per mettersi in mostra.. ieri favolosi Donati (terzino destro cresciuto nell'Inter in forza al Grosseto.. che cross al bacio che confeziona per le punte!), Immobile, Borini (bentornato) e strepitoso Insigne.

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