lunedì 7 settembre 2015

CLUB ITALIA: CON LA BULGARIA BUON GIOCO, MA L'ATTACCO LANGUE. NESSUNO LO AMMETTE, MA BALOTELLI E' INDISPENSABILE

                                              De Rossi: gol ed espulsione per lui

Buona la seconda? Potremmo dire di sì, a patto di non esser troppo schizzinosi. Anzi, una visione largamente ottimistica della situazione azzurra mi spingerebbe ad affermare di avere assistito, ieri sera, alla miglior prestazione dell'Italia di Antonio Conte dai tempi dell'esordio settembrino del 2014, con quelle due brillanti affermazioni su Olanda (in amichevole) e Norvegia, quella stessa Norvegia imprevedibilmente assurta al ruolo di mina vagante del nostro girone europeo, con concrete chances di qualificazione al torneo francese del giugno 2016. 
ATTACCO SOTTO ZERO - Ebbene sì: contro la Bulgaria, a Palermo, tutt'altra musica rispetto al fiasco fiorentino di giovedì. Si è vista una squadra equilibrata, organizzata, volitiva. Un undici con le idee sufficientemente chiare e in grado di ridurre a sostanziale impotenza i non irresistibili avversari, davvero pericolosi solo in un paio di circostanze (assolo di Mitsanski nel primo tempo e tiraccio centrale da fuori di Milanov in chiusura: in entrambe le occasioni ci ha pensato un Buffon reattivo e decisivo come ai bei tempi). Onestamente, anche per il più arcigno dei critici sarebbe impossibile bocciare un team che ha saputo costruirsi una decina di palle gol nitide nell'arco dei novanta minuti. E' luogo comune del football dire che l'importante sia crearle, le occasioni, ché tanto prima o poi le reti arriveranno. Vero in larga parte, ma non del tutto: minacciare ripetutamente la porta avversaria significa aver prodotto una manovra efficace, significa avere un progetto di gioco e saperlo tradurre in pratica: significa, in poche parole, essere una squadra "viva". Ma la prodigalità nei sedici metri finali, la pervicacia con cui si sono fallite opportunità anche clamorose, rappresentano la fotografia definitiva, e impietosa, di una congiuntura storica fra le più sfavorevoli di sempre, quanto a qualità delle nostre presunte "bocche da fuoco".
BALO - PEPITO - FARAONE: ERA QUESTA LA STORIA... - Scarsa prontezza di riflessi, incapacità di intuire in anticipo il passaggio del compagno, mancanza di precisione o di potenza in fase di tiro: al Barbera i nostri uomini di attacco hanno sfoggiato il campionario completo della più assoluta modestia offensiva. Eppure, gli Dei del pallone avevano scritto un'altra storia, per questa Nazionale degli anni Dieci: una storia i cui protagonisti dovevano essere il devastante Balotelli, il guizzante e tecnico Pepito Rossi, il furetto El Shaarawy. Il destino ha deciso diversamente, per tutta una serie di motivi. Piangersi addosso è inutile, sperare in un recupero di elementi utili alla causa è invece doveroso. 
In attesa di verificare la tenuta fisica del puntero fiorentino, torno a insistere sul "Mario non più super", come lo definii l'anno scorso: rimango convinto che, anche solo al cinquanta per cento della condizione fisica e psicologica, da solo possa riassumere, e forse anche incrementare, il potenziale d'attacco sciorinato (si fa per dire) in questi due impegni europei dai vari Eder, Pellè, Zaza e Gabbiadini. Per il neo (ehm) milanista parla il ruolino di marcia in azzurro, fatto di tredici gol disseminati in tre stagioni, quasi tutti belli, e soprattutto quasi tutti decisivi. L'abbiamo (momentaneamente?) perso soprattutto per colpe sue, ma anche per responsabilità di trainer e dirigenti che non si sono mostrati in grado di "educare" un ragazzone indubbiamente esuberante e fuori dagli schemi, ma non certo un atleta "dissipato" come se ne sono visti in passato. Ripeto: un Balotelli vero anche solo per metà ieri avrebbe chiuso la pratica bulgara in men che non si dica. 
ZAZA E PELLE', NON BENE - Dopodiché, è chiaro, il talento esiste anche al di là dei grandi assenti: Gabbiadini, in particolare, è un ragazzo dai piedi buoni e dalle doti balistiche notevoli, e meriterebbe più spazio. Continua invece a lasciarmi perplesso una prima linea incentrata su un Pellè che si muove tanto ma è raramente lucido; sempre in attesa del riscatto di Immobile, che non può aver perso il suo guizzo sotto rete, ieri ha gettato al vento un'ottima chance Zaza, parso fuori fase nelle poche occasioni in cui è stato chiamato in causa. 
DE SCIGLIO RISORTO - Il meglio, a Palermo, è venuto dalle retrovie: terza linea sicura con un Bonucci rivisto nella duplice veste di... serratura difensiva e punto di partenza delle controffensive, e fasce percosse dalle sollecitazioni di Darmian (più attento in copertura) e soprattutto di un ritrovato De Sciglio, la più piacevole sorpresa del match, abile nelle chiusure, inizialmente restìo a sganciarsi per poi invece proporsi in numerose discese, alcune chiuse con cross di buona fattura. Parolo e Verratti (il parigino con maggiore continuità) hanno fatto interdizione con altissimo profitto, filtrando e rallentando il gioco quando necessario, e questo spiega la quasi inesistente pericolosità dei bulgari, mentre De Rossi, rigore doppiamente trasformato a parte, non ha particolarmente brillato, trovando anche il modo di scadere in una reazione da debuttante (stile Sturaro all'Euro Under 21) con conseguente espulsione.  
EL SHAARAWY SULLA BUONA STRADA - In avanti, creatività affidata a un Candreva diventato un po' monocorde col passare dei minuti (ma rimane elemento da cui non si può prescindere, anche se deve assumersi maggiori responsabilità in fase di tiro) e soprattutto a El Shaarawy, uno dei tre "gioielli smarriti" di cui si diceva poco sopra, di certo il più vicino al recupero completo. Ha fatto il diavolo a quattro sulla sinistra, ha giocato per sé e per i compagni, e tuttavia anche lui sembra aver smarrito il senso del gol che ne caratterizzò la splendida, prima parte di esperienza in rossonero (non a caso proprio in quei mesi trovò anche il primo e unico acuto azzurro, in amichevole con la Francia): ma è evidente che il Faraone sia uno su cui vale la pena insistere. E chissà che alla lunga non possa finalmente ricomporsi il tridente con Balo e Pepito, per riallacciare i fili di una vicenda bruscamente interrotta.

2 commenti:

  1. posso condividere la tua analisi ma il problema è che balotelli al momento è si e no al... 20%. Direi impresentabile e di fatto non so in che modo potrà ridiscutere le gerarchie, tenendo conto che i due attaccanti stranieri sono tra le pochissime note liete di questo discutibile nuovo corso milanista. Perciò davvero ha ancora senso "aspettare" Balo? Lo dico davvero a malincuore, avendolo apprezzato tantissimo e avendo "scommesso" non poco su di lui agli albori della carriera... mai avrei pensato che a 25 anni si sarebbe ritrovato così... non c'è niente da fare, la serietà e la professionalità alla fine pagano.. i vari Ibra, testa caldissima, Messi e Ronaldo sono ineccepibili in questo... Lui se la rideva in tribuna a Liverpool, beato e strapagato.. che valori vuoi che abbia? Tu denigri spesso Pellè ma in Premier se la cava benissimo, e non mi sembra che un Immobile destinato a imperitura panchina a Siviglia possa diventare il nuovo faro dell'attacco azzurro! Almeno giocasse con continuità Belotti... credo che su di lui e Berardi si possano nutrire valide e legittime nuove speranze

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    1. Ecco, Berardi soprattutto, e Belotti vanno aspettati con fiducia. Per il resto, preciso con non è che io denigri Pellè (ci mancherebbe), solo che non mi sembra la soluzione offensiva in grado di farci fare il salto di qualità decisivo, ecco tutto. Mi dirai, almeno tre gol li ha messi dentro in azzurro, e in campionato fa il suo, però non mi convince, penso che potenzialmente abbiamo di meglio. Certo, se poi gli aspiranti titolari non si dimostrano all'altezza... Proprio come nel caso di Immobile, che sulla carta valuterei meglio di Pellè, e tuttavia ha perso un anno per difficoltà di ambientamento che nel 2015, per un giovane europeo, non dovrebbero esistere. Vediamo cosa succede a Siviglia...
      Riguardo a Balo, il mio è un discorso di prospettiva, in questo momento non è chiaramente proponibile in Nazionale, però, rispondendo alla tua domanda, io credo che sì, valga ancora la pena aspettarlo. Non come campionissimo in pectore, ormai lo abbiamo capito che come tale ha fallito, ma come attaccante che, in determinate condizioni e in determinati contesti, è assolutamente in grado di innalzare esponenzialmente il potenziale d'attacco dell'Italia. Ho citato spesso il suo score, ma i numeri sono pietre, e i 13 gol messi a segno dal 2011 al 2014, spesso decisivi, sono tanta roba, altri attaccanti più referenziati di lui (e sicuramente più validi) in passato hanno impiegato più tempo per mettere insieme un simile bottino, che non è affatto da sottovalutare, viste anche le medie gol storicamente basse delle punte azzurre. E continua a sembrarmi impossibile che, con uno sforzo suo e uno sforzo di chi lo gestisce, non si possa giungere a smussarne gli angoli caratteriali. Nella sua vicenda ha sbagliato lui, e tanto, ma stanno sbagliando anche allenatori e dirigenti che se lo trovano fra le mani, ne sono convinto.

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