domenica 13 marzo 2016

IL NUOVO GUERIN SPORTIVO: COSA VA E COSA NON VA



Settimane di cambiamenti radicali, in casa Guerin Sportivo. Il primo, autenticamente epocale, è stato il ripristino, a partire dal numero attualmente in edicola, della testata storica: Guerin Sportivo, per l'appunto, con tanto di guerriero armato di penna - staffile. Da fine 2009, da quando cioè la rivista aveva dovuto affrontare il traumatico ma obbligato passaggio da settimanale a mensile, il marchio che appariva in copertina era un freddo e asettico "GS", con la scritta per esteso "Guerin Sportivo" visibile a malapena sotto. L'altro cambiamento è avvenuto nella stanza dei bottoni: c'è un nuovo direttore, con Alessandro Vocalelli che è subentrato a Matteo Marani. Evento non di poco conto: il giovane Marani era in sella dall'inizio del 2008, nientemeno; una reggenza lunga in generale, ma un autentico record per il giornale in questione, quantomeno relativamente al periodo dal 1975 in poi, ossia da quando il "vecchio guerriero" ha assunto il formato magazine moderno: da allora, solo Italo Cucci ebbe una "resistenza" analoga, sette anni abbondanti, dal '75 all'82. 
Una svolta doppiamente significativa, dunque, che merita un'analisi articolata, con focus sui più e i meno. Perché è vero che solo sulla lunga distanza si potranno apprezzare appieno le caratteristiche della nuova linea editoriale, ma qualcosa emerge già fin da ora, e sono convinto, forte di un'esperienza quasi trentennale da lettore del Guerin, che gli aggiustamenti di rotta, se ci saranno, saranno minimi. Volendo cominciare con qualche "puntura di spillo", si potrebbe partire proprio dal ritorno della testata storica. Intendiamoci: sono felicissimo, strafelice, di rivedere in prima pagina, a caratteri pieni, la scritta "Guerin Sportivo", e sarei proprio curioso di sapere se esiste qualche lettore che abbia apprezzato la dicitura "GS", perché in questi sette anni io non ne ho conosciuti, né dal vivo né sul web, eppure gli scambi di idee fra noi guerinetti non sono mancati... 
TESTATA STORICA: ANDATA E RITORNO - Però non capisco una cosa, ed è senz'altro colpa mia. Quando si attuano innovazioni così radicali, direi traumatiche, come fu il cambiamento di testata nel 2009, alla base ci sono senz'altro ragioni di marketing: forse il "vecchio nome" era considerato troppo legato al passato, nella fattispecie a un passato che stava probabilmente portando alla scomparsa della rivista (il cambio di periodicità, per quel poco che ci è dato sapere, andrebbe considerato alla stregua di un salvataggio, che scongiurò il peggio e allungò la vita del periodico). Ebbene, cos'è cambiato, in questi ultimi mesi, al punto di poter tornare a quel passato? La testata "GS" non è mai stata troppo amata, ma per quali motivazioni il nome storico oggi avrebbe riconquistato il prestigio che nel 2009 non gli veniva più riconosciuto? Mistero. La mia opinione è che il Guerino poteva tranquillamente conservare la sua... identità anagrafica, e con essa in questo settennato avrebbe anche guadagnato qualche lettore in più, facendo leva sulla tradizione. Ma io di marketing non so nulla.
IL "GS" ERA UN BEL GIORNALE - Ho trovato un tantino inelegante il saluto di Italo Cucci su Facebook, segnalatomi dall'amico Paolo, altro guerinetto DOC: "Il GS è andato in pensione, è tornato il Guerin Sportivo". In realtà il GS è sempre rimasto il Guerin Sportivo, nella forma e nella sostanza: Marani l'ha diretto con mano ferma, gestendo il delicato passaggio da settimanale a mensile, e l'ha riempito di contenuti interessantissimi, confermandone e rafforzandone la dimensione di miglior pubblicazione calcistica attualmente sul mercato italiano, con diverse lunghezze di vantaggio sulle concorrenti. Spazio al vintage ma senza nostalgismo fine a se stesso, e un viaggio continuo nei meandri del pallone moderno, con inchieste mai banali: gli ultimi due numeri completi, usciti a novembre e dicembre 2015 (i primi due del 2016 erano in versione ridotta, per via di alcuni allegati che da sempre portano a una riduzione tecnica della foliazione del giornale) presentavano, fra gli altri servizi, un'analisi tattica delle venti di A, un'inchiesta sui vivai italiani e un reportage sullo spinoso caso Nocerina. Il tutto all'insegna di un elevato livello qualitativo. Dimenticarlo sarebbe ingeneroso. 
IL PASSATO VISTO DA CUCCI - Proprio il ritorno di Cucci è uno degli elementi che destano maggiori perplessità. La premessa, ovviamente, è il rispetto assoluto per questo personaggio totem della storia del Guerin, giornale che rinnovò e rivoltò come un calzino nella seconda metà dei Settanta portandolo a livelli di diffusione sensazionali. Gli è stata affidata la rubrica della posta, che in questo primo numero affronta attingendo ampiamente ai suoi trascorsi nel mondo del calcio. Bello, ma forse sarebbe meglio non abusarne, perché alla lunga la figura del "decano saggio", del "padre nobile", può stancare: "Il Mancini che ho visto nascere a Bologna e crescere a Genova", "rammento cosa successe a Sivori quando attaccò Heriberto Herrera in un'intervista rilasciatami per 'Stadio' " e addirittura un Boskov che fece esordire Totti "anche per farmi un piacere". Un modo un po' egocentrico di guardare al bel tempo che fu: il Guerino è specialista nella riscoperta e valorizzazione del passato, e lo sa fare in maniera decisamente più stimolante, ad esempio attraverso la meravigliosa storia del calcio italiano di Carlo F. Chiesa, le interviste di Nicola Calzaretta (questo mese a Mario Corso) e le retrospettive di Alec Cordolcini (in questo numero l'ultima URSS di alto livello, quella di Lobanovski), tre pilastri che non dovranno assolutamente venir meno nel Guerin del futuro prossimo. 
COSA VA - Per il resto, in linea generale, non c'è da strapparsi i capelli come avevano paventato molti lettori, a giudicare dai messaggi allarmati letti in questi giorni sulla pagina Facebook del Guerin e sul sito - blog ufficiale. La grafica risulta più moderna e brillante, c'è un interessante servizio sugli stipendi della nostra Serie A (mentre forse si poteva approfondire un po' meglio il discorso sui migliori Under 20 del globo),  i ritratti di Pogba e Hamsik sono sostanzialmente ben fatti, la cosa più riuscita è forse l'intervista a Giampaolo. A proposito del fuoriclasse francese della Juve: c'è anche un suo poster allegato. Ritorniamo ai misteri del marketing: nel 2016 ci sono ancora ragazzini che appendono in camera il "manifesto" (così si diceva una volta)  dei campioni preferiti? E' una domanda, chiariamo, perché io la risposta non la posseggo, ma qualche dubbio ce l'ho. Comunque ci può stare, il poster, finché non toglie pagine alla rivista (come a volte avviene per iniziative del genere). Discreta nel contenuto testuale, ma povera di foto, la presentazione del campionato argentino. In tema di foto, da segnalare che le immagini delle partite di Serie A inserite nelle "Pagine gialle", la sezione dedicata al riepilogo dei risultati dei campionati, paiono scelte con maggior cura e soprattutto sono più grandi rispetto ai "francobolli" della gestione Marani. 
COSA NON VA: TROPPE... CURVE - Inconcepibili, invece, le otto pagine dedicate a Melissa Satta, con tanto di richiamo in copertina della fanciulla a figura piena. L'unico "merito" sportivo di costei sarebbe quello di essere compagna di Boateng. C'è chi, anche in questo, ha ravvisato un piacevole ritorno ai fasti del passato: le belle figliole furono protagoniste assolute, in prima pagina e all'interno, proprio dei Guerin diretti da Cucci, soprattutto il primo (1975 - 1982) e l'ultimo (1996 - 1998). Oserei dire che i tempi sono cambiati, e il ricorso alla beltà femminile per incrementare l'appeal di un giornale di sport lo trovo ben poco glamour e un tantino triste, figlio di concezioni obsolete, fuori dal tempo. Del resto, persino nel bel libro del compianto Paolo Facchinetti "Un secolo di Guerino", uscito nel 2012 in occasione del centenario della rivista, si sottolineava tale aspetto con qualche perplessità: "Le donne di Cucci. Aveva sempre pensato che potessero essere il condimento giusto per dare sapore allo sport, e nella sua terza direzione esasperò questa convinzione. Forse, con ciò che mostrava Internet ormai a portata di molti, le 'guerinette' sembravano come i vecchi calendarietti regalati dai barbieri, e non avevano più tanta presa sui lettori smaliziati... E a chi a un certo punto aveva qualcosa da obiettare, Cucci rispondeva sbrigativamente: 'Ho spiegato mille volte che un tocco di bellezza femminile, in questo giornale pieno di uomini in mutande, ci sta bene. C'è sempre stato. Con le solite proteste dei moralisti' ". 
VIVA FEDE, VIVA "GLI ALTRI SPORT" - Ebbene, mi iscrivo anch'io al partito dei "moralisti" (termine spesso abusato, per uscire da contrasti di opinione che sarebbe invece interessante approfondire): il tocco femminile, in questo numero del Guerino, c'è già, ed è rappresentato dal bel servizio dedicato a Federica Pellegrini. Ecco, viva le donne sul Guerin, se sono le donne che tengono alto il nome dello sport, e non solo di quello italiano. Oltretutto, lo spazio dedicato a Fede segna anche una riapertura del vecchio guerriero alle discipline extracalcistiche, che nel mensile erano di recente sparite ma che sul Guerino ci sono quasi sempre state, anche se in misura sempre più ridotta dagli anni Novanta in poi, e che sarebbe bello tornare a rivedere costantemente, magari con servizi mirati su personaggi, squadre ed eventi. Mentre le pagine oggi dedicate alla Satta potrebbero essere un domani sfruttate per approfondimenti sul calcio estero, che era un cardine del giornale di Marani e che risulta invece un po' ridimensionato, a parte il duello Messi - Cristiano Ronaldo che, per carità, è anche ben sviluppato, ma il football mondiale propone una miriade di spunti assai meno banali. E Il Guerino è sempre stato nemico della banalità. 
COSA SI PUO' FARE - Questo è quanto. Fermo restando che ogni tanto un cambio di timone ci vuole, perché anche le migliori direzioni di giornale finiscono con il logorarsi e appiattirsi (in effetti di recente le novità latitavano), confido in qualche aggiustamento di rotta (del resto lo stesso Cucci iniziò la sua ultima avventura da direttore dedicando uno sproposito di pagine ai suggerimenti per i pronostici sportivi, e poi tornò saggiamente sui propri passi), nel recupero di qualche collaboratore che ha illustrato il GS di Marani con servizi di ottimo spessore (Gardon, Del Bianco), nell'imprescindibile ripristino della rubrica sulle novità librarie (la cui eliminazione definitiva rappresenterebbe un neo gravissimo), nel potenziamento del sito, che negli ultimi mesi è migliorato ma, parere mio, continua a languire, soprattutto con la comparsa sporadica di pezzi non in linea con la tradizione del periodico, per spirito, contenuti, qualità (l'ultimo, quello sulla "maledizione del Palermo": meglio stendere un pietoso velo). Io, poi, vorrei più esteri, più approfondimenti tecnico - tattici, più attenzione ai giovani nostrani, ma ogni lettore ha un suo giornale ideale e mettere d'accordo tutti non è semplice. Un auspicio: recuperare appieno Carlo F. Chiesa, confinato alla pur impegnativa storia del calcio italiano. Chi, come me, legge il Guerin da tempo immemore, sa quale importanza abbia avuto il suo apporto nel periodo 1986 - 1996. 

1 commento:

  1. Che dire? Articolo davvero ben scritto, che mette in luce in modo credibile pregi e difetti di una rivista storica che, come sempre accade quando ci sono degli autentici scossoni ai piani alti, ha il dovere di continuare con le pubblicazioni di qualità. Grazie della citazione, io in quanto (ex?) collaboratore e soprattutto fedele lettore non posso che augurarmi che le cose da qui in avanti si rimettano in carreggiata, logo storico a parte (bella la tua riflessione al riguardo)

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