mercoledì 30 marzo 2016

L'ITALIA VERSO L'EUROPEO: ANALISI DELLA DISFATTA TEDESCA. LA RINASCITA PASSA DAVVERO ATTRAVERSO THIAGO MOTTA?

                              Verratti: urge un suo recupero per rivitalizzare il gioco azzurro

Due anni per cercare di lasciarsi alle spalle lo scempio del Mondiale brasiliano, ed ecco che a due mesi e mezzo dall'Europeo, appuntamento chiave per cominciare a ricostruire la credibilità del nostro football, Antonio Conte non trova di meglio che ripescare Thiago Motta, uno dei principali responsabili di quel fallimento (molto più del bistrattato Balotelli, per dire), e piazzarlo addirittura in mezzo al campo a dirigere il traffico, titolare nei due test - maturità contro Spagna e Germania. Se queste sono le conclusioni a cui il nostro CT in scadenza è giunto dopo quasi due stagioni di sperimentazioni, è poi perfettamente inutile sorprendersi di un cappotto come l'1 a 4 incassato ieri sera all'Allianz Arena. Perché già, al momento, il confronto coi campioni iridati per noi è improponibile, ma per ridurre il divario bisognerebbe almeno mettersi nelle migliori condizioni tecniche, tattiche e fisiche. 
IL CASO MOTTA - Esagero, naturalmente, perché l'italo - brasiliano non è certo la causa unica del disastro in terra tedesca, ma il suo utilizzo è comunque la spia di un certo disagio nella gestione di questa fase d'approccio alla kermesse continentale: nel momento decisivo, sta forse mancando il coraggio di voltare pagina, di guardare al futuro, per tornare invece ad ancorarsi ad antiche certezze che peraltro, come nel caso dell'ex Genoa e Inter, certezze non sono affatto. Mi si potrà obiettare che Thiago era in campo anche a Udine, quando al cospetto della Roja l'orchestra azzurra suonò una musica ben diversa: ma giovedì scorso la Nazionale ha cambiato veramente passo soltanto con l'ingresso in campo di Insigne e Bernardeschi. La squadra scaturita dal biennio "contiano" ha bisogno di ben altro, che non i placidi ritmi e lo scarso spirito d'iniziativa del centrocampista del Paris Saint Germain,  e viene fra l'altro da chiedersi perché a giocatori tutt'altro che fondamentali vengano date ripetute chances anche dopo conclamate delusioni, mentre a certi giovani virgulti le porte vengano sbarrate dopo le prime incertezze: modus operandi che, beninteso, riguarda tutto il calcio tricolore, non solo la rappresentativa, la quale del resto può solo raccogliere i magri frutti del campionato. 
VERRATTI, TI ASPETTIAMO - Fortunatamente, in Francia i titolari nella zona mediana dovrebbero essere Verratti (se supererà bene la pubalgia da cui è afflitto) e Marchisio, e le alternative non mancheranno, dal Montolivo che nei primi venti minuti di Monaco pareva ritrovato a buoni livelli, dinamismo ed efficacia nelle due fasi, ad elementi duttili come Soriano e Bonaventura, oppure all'altro oriundo Jorginho. Speriamo dunque, almeno in questo caso, in un sollecito ravvedimento del trainer, dopodiché sottolineiamo per l'ennesima volta che i problemi del Club Italia non sono tanto di classe complessiva, quanto di squilibri qualitativi. Perché fra centrocampisti, trequartisti, laterali di spinta e incursori le pedine valide sono numerose, mentre in difesa andiamo in sistematica sofferenza non appena dobbiamo rinunciare a qualche pilastro, come Chiellini (che pure ha i suoi grossi limiti): ieri sera, in posizione centrale, Darmian ha pur regalato qualche giocata di spessore in copertura, ma è stato il reparto a fallire nel suo insieme, come tenuta e come collettivo. Il 3-4-3 è un modulo che, in queste condizioni, l'Italia attuale non può permettersi, la difesa a quattro rimane la prima scelta, con la possibilità poi di variare gli schemi di approccio alla fase offensiva; in un quadro del genere, potrebbe avere meno spazio Giaccherini, altro ripescaggio dal passato motivato da un rendimento eccezionale col Bologna, e i cui esiti sono stati però poco convincenti, in questa settimana azzurra: molto movimento, grande intraprendenza, ma risultati pratici zero.
ATTACCO SOTTOZERO - Ma il vero dramma tecnico, si sa, è in attacco. Spagna e Germania sono state due "esaminatrici" toste e attendibili, e hanno certificato l'assoluta mancanza di spessore internazionale delle nostre punte: Eder e Pellè inesistenti a Udine, tanto fumo e poco arrosto per Zaza poche ore fa. Le alternative sulla carta più credibili, Pavoletti e Gabbiadini, sono quasi fuori dai giochi per ragioni già evidenziate in questo mio post; rimane da provare Okaka con più convinzione, oppure insistere su Immobile che nelle ultime settimane pare un po' rivitalizzato, ma che in tutte le sue esperienze di alto livello, fra club e Nazionale (Siviglia, Borussia Dortmund, Mondiali), ha finora sistematicamente trapanato l'acqua. La sensazione è che, chiunque verrà piazzato al centro della prima linea, difficilmente farà la differenza. Le nostre uniche possibilità di percorrere un po' di strada in terra francese sono dunque legate alla batteria di "guastatori", questa sì veramente ricca: Candreva, Insigne, Bernardeschi e soprattutto l'ultimo esplosivo El Shaarawy potrebbero fare impazzire le difese avversarie, se verranno messi nelle condizioni di pungere da un centrocampo mobile e propositivo. Ma per risultare veramente decisivi dovranno incrementare, e di molto, la loro efficacia nei sedici metri finali: altrimenti, anche nelle sue migliori espressioni di gioco, questa rappresentativa non potrà andare oltre la "vittoria ai punti", come accaduto la settimana scorsa contro la Spagna. 
GAP FISICO - Poi, certo, c'è dell'altro, come ad esempio la sistematica sofferenza atletica che affligge i nostri calciatori nei confronti internazionali. Prandelli aveva già denunciato questa nostra deficienza due anni fa, alla vigilia di Brasile 2014, dopo un'altra amichevole di lusso con le Furie Rosse, che fu sconfortante nel livello di prestazione assai più che nel punteggio (0 a 1); e altri campanelli d'allarme giungono ripetutamente dai continui tonfi dei club italiani nelle coppe europee. La Germania, che era reduce da una poco fortunata amichevole con gli inglesi giocata due giorni dopo la nostra in Friuli, ieri andava a doppia velocità rispetto agli azzurri, per tacere della precisione assoluta nel palleggio, cosa che nella Penisola, ormai, è merce sempre più rara. Insomma, parlare di approccio mentale sbagliato, come hanno fatto in molti, è riduttivo ed estremamente pericoloso: credo che nessun calciatore nostrano sia mai sceso in campo contro i tedeschi senza la dovuta concentrazione, e del resto l'inizio di gara era parso assolutamente promettente. I difetti, dunque, sono strutturali, ma chi legge questo blog lo sa da tempo, così come sa che con un assetto più razionale e con gli uomini giusti questa "Azzurra" può puntare a qualcosina in più del semplice passaggio del primo turno a Euro 2016. 

4 commenti:

  1. chiaramente il titolo è un po' fuorviante, inutile dare addosso al solo centrocampista ex Inter ma il senso del tuo accurato articolo è pienamente condivisibile. Inserire Motta a questo punto del percorso (stando maligni, si potrebbe pensare allora se sia mai partito questo percorso) è davvero indice di mancanza di idee di Conte, come se non ci fossero altri su cui puntare o investire, al di là delle pesanti assenze. Mi ero illuso, ammetto, dopo la convincente prova contro le Furie Rosse ma evidentemente una rondine non fa primavera e c'hanno pensato i Campioni del Mondo (non a caso) a riportarci bruscamente e spietatamente coi piedi per terra. Pur sconfitti contro l'Inghilterra (che può vantare su due attaccanti di razza, in formissima come Kane e Vardy), i tedeschi ci sono superiori in tutto. Salvo la difesa, forte nei titolarissimi, carente per il momento nelle alternative, ma sempre meglio di mediana e attacco. Gli interpreti come giustamente dici non mancherebbero, specie sulle fasce o sulla trequarti, ma quanti hanno spessore dei nostri talenti dei decenni scorsi? Giusto forse l'emergente Bernardeschi, dalla tecnica sopraffina ma dallo score misero, anche in campionato. Fortunatamente si è recuperato Insigne ma come punte siamo proprio giù, considerati persi per il grande salto Balotelli, Destro e forse persino Immobile, sul quale però potrebbe pesare il buon impatto avuto in granata da gennaio. Gabbiadini e Pavoletti per me non sono molto credibili, il primo non è una punta centrale, il secondo ha quasi 30 anni, gioca in A (bene) da un anno e mezzo, ma non ha nemmeno esordito in azzurro, difficile ipotizzarlo alla guida dell'attacco in una manifestazione così importante. Spero di sbagliarmi, ma c'è il serio rischio di andare incontro all'ennesima delusione e di sancire inequivocabilmente questo periodo storico come uno tra i peggiori della nostra storia.. perchè non si vedono semi pronti a maturare, come avvenne dopo la seconda metà dei 60. Gianni

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  2. Chiaramente il titolo era una provocazione, un'esagerazione, ma sottolineava comunque una scelta del CT che, come dici anche tu, in questo momento del percorso verso l'Europeo ho trovato infelice e poco coraggiosa, oltreché priva di attendibili basi tecniche. Le ultime partite convincenti di Motta in azzurro risalgono forse al 2011, o 2012. Visto che si trattava di due test probanti, e visto che mancavano i titolari Verratti e Marchisio, si poteva cogliere la palla al balzo per provare qualcuno a corto di esperienza, come quelli citati nell'articolo. Su tutto il resto, l'evidenza ci inchioda a una drammatica assenza di carte vincenti da giocarci in attacco, senza le quali di strada non se ne può che fare poca: l'ultimo azzardo sarebbe quello di provare con una squadra senza riferimenti fissi in avanti, con una batteria di incursori col vizio del gol, Insigne e il Faraone in testa, che però segnano molto in Serie A ma pochissimo a livello internazionale, e questo non me lo spiego, perché è vero che il campionato italiano ha perso di competitività, ma rimane comunque uno dei primi cinque - sei d'Europa, e quindi abbastanza impegnativo. Oppure creare una cooperativa del gol come lo fu l'Italia del 2006, che però aveva in prima linea i migliori Toni e Gilardino.

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  3. Provo a collegare due punti: Thiago Motta e l'incapacità di palleggiare.
    L'ex Inter e Genoa al PSG è un uomo chiave nel centrocampo di Blanc, anche per le sue capacità di smistare il gioco con piccoli tocchi. Motta, infatti, rende molto bene in una squadra che (come il PSG) cerca un palleggio insistito, quasi fine a se stesso o addirittura sterile in alcuni casi. I parigini si passano la palla anche come strategia difensiva, del tipo: se ho il possesso non posso subire gol. Ed in questo Thiago è un maestro. Con Verratto, David Luiz, Ibra e compagnia di contorno è tutto più semplice.
    L'italobrasiliano non è un elemento poco valido in assoluto, ma arrivato alla sua età, in una squadra che punta sul dinamismo c'entra ben poco.

    Ben diversa e decisamente più complessa è la questione attacco. Mi togli le parole di bocca quando dici che chiunque scenderà in campo ad Euro2016 non sarà in grado di fare la differenza.
    Faccio fatica a trovare un "NOVE" degno di questa definizione. Forse solo Pavoletti, ma non sembra nella margherita che sfoglierà il CT. Zaza mi sembra il più completo: più dinamico di Pellè, più punta di Eder. Ma non è un titolarissimo, se siamo arrivati a questo.
    Vorrei dire che ripongo molte speranze in Immobile, ma non è vero. Non dopo un anno e mezzo a vuoto in giro per l'Europa.

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    1. Certamente. Vidi Thiago Motta fare cose strepitose qui a Genova, e comunque fu molto importante nella prima metà della gestione azzurra di Prandelli, fino all'Europeo. Dopo, non ha lasciato il segno, e al Mondiale fu tra i peggiori. Non riesco a vedere quale contributo possa dare oggi nel contesto della squadra di Conte, dal quale mi aspetterei più coraggio nelle scelte, soprattutto ora che sa già di essere in ogni caso fuori dalla Nazionale, da luglio in poi.
      Sull'attacco, come detto sopra, vista la situazione si potrebbe puntare su un reparto di schegge offensive senza riferimenti centrali, senza punte propriamente dette nell'accezione antica del termine, anche se un modulo del genere sarebbe estremamente dispendioso, richiederebbe un equilibrio assoluto di assetto e, soprattutto, incursori implacabili nelle conclusioni, ma i più prolifici fra i nostri "movimentatori", ossia Candreva, El Shaarawy e Insigne, dovranno incrementare la loro prolificità internazionale, finora assai contenuta. Comunque probabile che si parta con Pellè, mentre al momento, parliamoci chiaro, Eder non meriterebbe nemmeno la convocazione: puntare su un attaccante a secco in campionato da tempo immemorabile è un bel rischio.

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