mercoledì 16 novembre 2011

EUROPEI: VINCERE SEMPRE NELLE QUALIFICAZIONI NON E' GARANZIA DI TRIONFO FINALE

A conclusione della fase eliminatoria di Euro 2012, e in attesa del sorteggio, una considerazione sui due rulli compressori del calcio del Vecchio Continente. Prima e seconda a Euro 2008, prima e terza a Sudafrica 2010, e ora protagoniste di un sensazionale percorso netto nelle qualificazioni al torneo che vivrà la sua fase finale in Polonia e Ucraina. Parliamo, è chiaro, di Spagna e Germania: per entrambe, solo vittorie nei rispettivi gironi, dieci su dieci per i panzer, otto su otto per le Furie Rosse. Bene, a pensarci non è nemmeno clamoroso: che siano le più forti lo si sapeva, che poi vincere generi convinzione e autorevolezza ulteriori in chi già ne possiede in quantità fa parte di ogni vicenda agonistica. Tali ingredienti, immessi in un calcio, quello teutonico, da sempre abituato a vincere, e in un altro, quello iberico, da quasi sempre abituato a perdere e quindi con una fame arretrata di decenni, non può che produrre effetti devastanti (per gli avversari). 
Gli annali del calcio raccontano però storie un po' diverse: prima di oggi, fare bottino pieno nelle qualificazioni europee ha rappresentato spesso un pessimo viatico per la fase conclusiva. Ne sa qualcosa la Francia: che vinse sempre nella  corsa a Euro '92 (otto vittorie) e si ripetè in quella a Euro 2004 (dieci successi). Risultati: nella prima occasione, le selezione guidata da Michel Platini, che si presentò alle finali in Svezia nel ristretto novero delle favorite, trapanò l'acqua in maniera imbarazzante: pareggio coi padroni di casa nel mach inaugurale, pareggio con l'Inghilterra in una delle partite più noiose nella storia del calcio, e clamorosa sconfitta con la matricola Danimarca, che da lì prese il volo verso il titolo. Risultato: eliminazione al primo turno e, per Roi Michel, la fine precoce della carriera di allenatore. 
Nel viaggio verso Euro 2004, i Bleus si ripetono: dieci vittorie dieci, in un gruppo peraltro non irresistibile (l'avversario più duro era la Slovenia). Dopo l'imprevisto fallimento al Mondiale nippocoreano, la Francia pareva pronta se non altro a confermare lo scettro di massima potenza continentale, e all'inizio nella fase finale in Portogallo tutto sembrò andare per il meglio: Zidane vinse da solo la sfida con l'Inghilterra, poi arrivarono un pari con la Croazia e un'altra vittoria con la Svizzera, per il primo posto nel girone. Ma tutta crollò nei quarti, al cospetto della Grecia miracolo di quel giugno di sette anni fa. 
Non solo Francia, comunque: una simile doccia fredda dopo i precoci entusiasmi toccò alla Repubblica Ceca che, nel 2000, si presentò in Belgio - Olanda non solo da vicecampione europea, ma anche come unica squadra capace di vincere tutte le gare del turno eliminatorio (la Scozia ne fu l'avversaria più irriducibile). Nella fase conclusiva, però, il sogno andò in frantumi: inseriti in un girone di ferro, anzi, di acciaio inossidabile, i cechi persero le prime due gare con Olanda e Francia (e quella coi tulipani padroni di casa, va detto, in maniera del tutto ingiusta) e, subito eliminati, dovettero accontentarsi di una pleonastica vittoria sulla Danimarca. 
Cosa vuol dire tutto questo? Solo rilievi storico - statistici, che a volte hanno riflessi sulla realtà, a volte no. E, di certo, la Spagna e la Germania attuali valgono sicuramente di più, come caratura complessiva, delle tre selezioni di cui abbiamo narrato la parabola. Occhio però: non capita di rado che, a Mondiali ed Europei, chi entra Papa esca poi cardinale. Ergo... 

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