mercoledì 29 febbraio 2012

AMARCORD - GLI AZZURRI A GENOVA: L'ADDIO DI BAGGIO E LE FIRME D'AUTORE DI PIRLO E GROSSO

La Nazionale italiana di calcio torna dunque a Genova, un anno e quattro mesi dopo la sciagurata partita non giocata (se non per pochi minuti) con la Serbia, e anzi a mo' di risarcimento per ciò che lo stadio e la città avevano dovuto sopportare in quella triste serata. Fatti arcinoti, sui quali vorrei non soffermarmi più di tanto, se non per sommari flash: le intemperanze dei tifosi ex jugoslavi capitanati da "Ivan il terribile", la gara iniziata e poi sospesa dopo pochi giri di lancette, la guerriglia scatenata dai teppisti, gli arresti in piena notte. Vien la nausea solo a pensarci, e allora concentriamoci sulle cose positive. Nella fattispecie, sul fatto che, per gli azzurri, il test del Ferraris con gli Stati Uniti rappresenti la prima tappa dell'abbrivio che condurrà a Euro 2012, l'evento calcistico dell'anno.
In attesa della sfida di questa sera, torniamo indietro di qualche anno per rivisitare le ultime uscite azzurre allo stadio di Genova, esclusa ovviamente la "non - partita" dell'ottobre 2010. Prendiamo in esame due precedenti, entrambi a loro modo assai significativi. Cominciamo dall'aprile 2004: l'Italia di Trapattoni sta preparando l'Europeo del 2004 in Portogallo, dove, tanto per cambiare, è attesa come una delle favorite. C'è da riscattare la magra figura al Mondiale di due anni prima, maturata non solo per demeriti della nostra rappresentativa, ma anche per un atteggiamento arbitrale sostanzialmente ostile ai colori italiani. Rimasto in sella più che altro per mancanza di alternative nell'immediato, il buon Trap, dopo una falsa partenza, è riuscito a riprendere saldamente in mano il timone e a strappare la qualificazione alla fase finale grazie anche all'innesto nel gruppo di forze fresche, pescate nelle file dei protagonisti "silenziosi" e delle squadre di seconda schiera del campionato: la scelta creò una "concorrenza interna" che rivitalizzò i mostri sacri della formazione azzurra, a lungo sotto i loro standard (ne avevo parlato in questo articolo:  amarcord-serbia-italia-del-2003 ).
Il ciclo di amichevoli preparatorie è assai impegnativo: dopo un pari interno con la Repubblica Ceca (all'epoca una delle squadra più competitive del continente), con battesimo del gol per Totò Di Natale, e una insperata vittoria proprio in casa del Portogallo, futuro anfitrione del torneo (altro battesimo del gol "d'autore", questa volta tocca a Miccoli, direttamente dalla bandierina!), si va a Genova per affrontare la giovane e tecnicissima Spagna di Inaki Saez. Ma è più di un test di preparazione: l'occasione viene colta per offrire al grande Roby Baggio l'ultima esibizione in maglia azzurra. Il Divin Codino non è mai entrato, incomprensibilmente, nei piani del Trap, e nemmeno vi entrerà per Euro 2004: però, vuoi per la sua strepitosa carriera, a lungo uomo simbolo della Nazionale e del calcio italiano in tutto il mondo, vuoi perché comunque in Serie A sta continuando a fare mirabilie col Brescia, merita eccome quest'ultima passerella. Così è, anche se la sua recita risulta forzatamente accademica e priva di giocate di autentica sostanza: normale, perché Roby è, in quel gruppo, un corpo estraneo. Non va al di là di qualche sapiente tocco di palla e di una punizione senza esito, ma basta la sua presenza a mandare in visibilio il pubblico di un Ferraris gremito, che, al momento dell'uscita dal terreno, all'87', gli tributa l'ovvia ma sacrosanta standing ovation. Riguardo al match, l'Italia non convince più di tanto, pochi lampi al cospetto di una Spagna che pare più squadra nell'organizzazione e dotata di maggior classe. I nostri avversari passano per primi grazie a un diagonale di Fernando Torres, poi Peruzzi evita il raddoppio su pallonetto dello stesso giocatore e un'inzuccata di Vieri da distanza ravvicinata, su cross di Fiore,  fissa l'1 a 1 finale.
Balzo in avanti di tre anni e mezzo: siamo nell'ottobre 2007, la Nazionale è campione del mondo in carica ma non è ancora sicura di poter acciuffare il pass per l'Europeo del 2008. Sconta un inizio al rallentatore, con pari interno con la Lituania e sconfitta in Francia. Poi, il nuovo CT Donadoni ha rimesso la squadra in carreggiata, ma, quando mancano tre gare alla fine del girone eliminatorio, non sono ammessi sconti: bisogna vincere sempre, a cominciare dalla sfida di Genova con la Georgia. Che è tutt'altro che proibitiva, ma, come quasi sempre accade, proprio contro squadre non propriamente "d'acciaio" gli azzurri offrono prove sottotono: gli avversari, ovvio, giocano al primo non prenderle, intasano gli spazi e i nostri, privi di guizzi autentici di fantasia e scarsamente rapidi, non riescono a creare gli spazi per far male. C'è ancora un Toni in forma splendida (In quella stagione sarà devastante in Bundesliga nelle file del Bayern Monaco): è lui a creare gli unici pericoli, sempre di testa, prima un palo su traversone di Di Natale, poi incornata alta di poco su punizione di Pirlo. Già, Pirlo: è necessario uno dei suoi tiri piazzati per sbloccare il risultato nel finale del primo tempo, ma la parabola è centrale e il portiere avversario Lomaia oppone una goffa e inefficace risposta. Il vantaggio non mette le ali ai piedi dei nostri, che continuano a giocare senza troppa cattiveria e convinzione e limitandosi a controllare la situazione: la ripresa, di basso profilo, è impreziosita da una firma d'autore, quella di Fabio Grosso che, in uno dei suoi rari inserimenti offensivi, raddoppia con un liftato pallonetto di sinistro. Finisce lì, dopodiché gli azzurri coglieranno la qualificazione grazie a uno storico successo in Scozia, bissato dall'inevitabile vittoria nell'ormai inutile match con le Far Oer.  E ora, sotto con gli States!




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